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domenica 30 agosto 2020

Disastro di Aprilia: valori rientrati, ma i danni? E i veri responsabili?

Il livello degli inquinanti a seguito del gravissimo incendio doloso che il 9 agosto scorso ha coinvolto l’impianto LOAS sito nella zona industriale Aprilia (in provincia di Latina) e di proprietà di un'azienda già pochi anni fa attenziata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per gravissimi reati ambientali e smaltimento illegale di rifiuti, sta pian piano rientrando nella normalità. L’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Il monitoraggio è stato avviato nelle prime ore del 10 agosto e sospeso il 19 agosto. In data 26 agosto il campionatore è stato nuovamente posizionato, su richiesta della ASL, per una nuova misura dei valori di diossina. I risultati delle analisi, riportati nella seguente tabella, mostrano un progressivo ritorno alla normalità:

Valutazioni generali sui risultati di ARPA Lazio: 

Diossine: non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3 , anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate. I valori dei campioni dal 10 agosto al 14-15 agosto sono superiori al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano. I valori dei campioni dal 15-16 al 17-18 agosto sono ancora superiori al valore di riferimento, sebbene di poco. Il valore del campione del 18-19 agosto è vicino al valore di riferimento. Il valore del campione del 26-27 agosto è inferiore al limite. 

IPA: il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. I valori dei primi quattro campioni sono superiori al valore limite annuale previsto dalla normativa. I valori dei campioni dal 14-15 al 18-19 agosto sono inferiori al limite. 

PCB: a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio alla Eco X di Pomezia nei giorni 05-06 maggio 2017 (394 pg/m3 ) e quelli rilevati durante l’incendio del TMB Salario a Roma nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3 ).

Va precisato che i Vigili del Fuoco di Latina hanno comunicato che “(…) nel pomeriggio del 13/08/2020, nell'arco temporale compreso fra le ore 13.45 e le ore 18.30 circa sono stati effettuati dei lanci d'acqua, mediante l'impiego di un nostro elicottero. Conseguentemente, oltre a quella di abbassare la temperatura dell'incendio, non risulta possibile escludere la concomitante produzione di vapore acqueo oltre all'incremento in sospensione di particelle di materiale combusto.” La presenza sul filtro di elevate quantità di interferenti derivanti da questo specifico intervento dei Vigili del Fuoco ha determinato difficoltà analitiche che non hanno permesso di effettuare una quantificazione completa ed efficace degli inquinanti oggetto di analisi.

L’Agenzia sulla base delle informazioni disponibili e di alcune ipotesi ha realizzato una mappa per evidenziare le aree di probabile massima ricaduta di una generica sostanza inquinante emessa durante l’incendio del 9 agosto 2020 dell’impianto LOAS.

Aree di probabile impatto

Occorre tuttavia evidenziare che l’esecuzione di un modello di dispersione degli inquinanti in atmosfera (attività ad elevata complessità e che necessita di un significativo impegno di risorse e di informazioni inerenti all’evento) assume significatività e utilità nei casi in cui l’incendio interessi una significativa quantità di materiale ed abbia una durata prolungata nel tempo (in generale maggiore di 24 ore). In tali condizioni (lunga durata temporale e significativa quantità di materiale combusto), infatti la quantità di materiale disperso in atmosfera è tale per cui può essere utile verificare l’eventuale ricaduta al suolo di inquinanti e l’estensione delle aree che hanno avuto probabilità di essere coinvolte.

Il caso in esame, non presenta tutte le caratteristiche sopra richiamate, la simulazione e la mappa, che presentano quindi limiti di significatività, sono state comunque realizzate per fornire elementi a supporto delle attività di approfondimento degli effetti dell’incendio da parte dei vari enti.  

Tuttavia si è trattato di una vera e propria bomba ecologica in un territorio martoriato da incuria e malaffare e dalla già compromessa situazione ambientale: i picchi di emissioni di Tetracloro- dibenzo - diossina (Tcdd), associata a idrocarburi policiclici aromatici, hanno di fatto e di gran lunga superato l’incendio doloso della EcoX di Pomezia del 2017.

Ma a noi GRUPPI RICERCA ECOLOGICA non bastano più le indagini giudiziarie postume, anche perchè nessuna sentenza di condanna potrà mai ristorare il territorio, l'ambiente, la salute della gente dai danni causati da questi disastri. Chiediamo quindi una vera prevenzione: ad esempio le azioni previste nel Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC) che di fatto è parte integrante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, erano idonee? Sono state realizzate e verificate o ci si è limitati a formali adempimenti burocratici?  E questo PMC è stato successivamente valutato con l’autorità competente,  che avrebbe dovuto acquisire il parere di ARPA (art. 11 c. 3 D. Lgs 59/2005) con lo scopo di chiarire quali sono gli aspetti ambientali che necessitano di monitoraggio e controllo da parte del gestore dell’impianto?

Sono aspetti che a breve verranno trattati in un apposito approfondimento, perchè nel Lazio si ha la percezione di un'inaccettabile accondiscendenza da parte di istituzioni che qualora accertata sarebbe a tutti gli effetti "complicità morale".

CONTINUATE A SEGUIRCI!!!

Dall'alba al tramonto [Cammino dei Briganti] - Ep. 4


Quarto giorno sul Cammino dei Briganti e questa volta Luca lascia Cartore incamminandosi verso una meta indefinita, finché tengono le gambe.

Nella prima parte di questa tappa ha la compagnia di nuovi Briganti con cui camminerò insieme fino a Casale le Crete, successivamente proseguirà da solo fino al colle che sovrasta San Donato, di fianco ai ruderi di un castello, dove un fantastico tramonto farà da protagonista mentre monto il suo accampamento per la notte.

Su questo Cammino Luca documenta la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.


SABATO PROSSIMO, ALLE ORE 13:00, USCIRÀ L'ULTIMO DEI CINQUE EPISODI CHE RACCONTERANNO L'INTERA ESPERIENZA SUL CAMMINO DEI BRIGANTI.

lunedì 24 agosto 2020

Droni vietati in area protetta ma i controlli sono pochi

Riprendere la natura attraverso le immagini ne svela la magia. Tuttavia l'utilizzo dei droni per riprendere gli animali ne provoca sicuramente la fuga durante le loro attività di sosta, alimentazione, riproduzione: pur non essendo inquinante, infatti, è comunque fonte di rumore e un potenziale disturbo che suscita sempre e comunque un “fastidio” a prescindere. E quantomeno è un fattore di forte stress, che può finanche allontanare gli animali da aree sicure, rischiando di morire in zone dove l’attività venatoria, spesso illecita, è la prassi. 

E' principalmente per questo che il sorvolo del territorio delle aree protette da parte di velivoli, di qualsiasi genere, è proibito ai sensi della Legge quadro nazionale sulle aree protette 394/91 e delle altre normative da essa derivanti (leggi regionali e/o provinciali e regolamenti degli enti che gestiscono le aree protette, ai sensi dell'art.11, comma 3h della medesima Legge quadro). Le uniche eccezioni possono essere situazioni di studio, emergenza e controllo: ma il sorvolo per tali ragioni deve essere preventivamente autorizzato dall'Ente Gestore dell'area protetta.

La maggioranza delle Aree Naturali Protette sono interdette al volo di aeromobili al di sotto dei 1500 piedi (circa 500 metri) dal livello del suolo (eccetto ai mezzi di soccorso e di emergenza, e quelli autorizzati dall’Ente Parco per attività specifiche, coerenti con il fine istituzionale dell’Ente stesso): sulle riserve naturali, sui SIC (Siti d’Importanza Comunitaria), sulle ZPS (Zone a Protezione Speciale) è pertanto categoricamente vietato il sorvolo a bassa quota (ma su questo argomento e relativamente al territorio del Lazio i GRE stanno preparando uno specifico studio che a breve verrà pubblicato).

Oltre agli aeromodelli a scopo ludico, anche l’utilizzo dei velivoli radiocomandati, cioè con pilotaggio remoto come i droni, è soggetto, per ragioni di sicurezza e privacy sociale, ma soprattutto protezione animale, ad espressa autorizzazione che può essere concessa esclusivamente per motivi scientifici o di monitoraggio ambientale.

Anche un pilota di APR  (aeromobile a pilotaggio remoto usato con rilevanza economica) certificato ENAC, quindi, per far alzare il drone in un’area soggetta a protezione faunistica deve relazionarsi con il Parco e, se autorizzato all’Ente, evitare in assoluto il sorvolo di assembramenti di persone (oltre ovviamente rispettare quanto altro sancito da ENAC), ad esempio nel corso di una escursione guidata.

L’utilizzo senza autorizzazioni di detti velivoli comporta la denuncia del responsabile nonché il sequestro penale del velivolo, oltre al pagamento di una pesante sanzione amministrativa. Allo stesso modo anche la diffusione di riprese aeree sulle piattaforme social e video, riconducibili in modo evidente al territorio dell'Area Protetta sorvolata, potranno essere oggetto di controllo e verifica di legittimità e di responsabilità.

Più difficile però garantire il rispetto della suddetta normativa: il personale di sorveglianza degli Enti Gestore (ove presente e in numero adeguato) ed i Carabinieri (soprattutto del CITES) non possono infatti materialmente garantire un controllo capillare del territorio per reprimere attività illegali che durano appena qualche minuto. Come fare, allora? Indubbiamente, trattandosi di contenuti illeciti, una leva su cui agire maggiormente dovrebbe essere la responsabilità di social network e provider: la stragrande maggioranza dei video realizzati utilizzando riprese aeree di droni è infatti destinata alla diffusione e divulgazione tramite social, pertanto la tutela ambientale operata dalla Regione Lazio e dagli Enti Gestore dovrebbe perseguire tali illeciti anche tramite il social media monitoring.

Americo e il Lago della Duchessa [Cammino dei Briganti] - Ep. 3


In questo terzo giorno sul Cammino dei Briganti Luca lascia la tenda montata a Cartore, da Fabio, nell'area campeggio "La sosta del Brigante" per dirigersi ad esplorare il Lago della Duchessa con il meraviglioso scenario naturalistico che lo circonda. Leggero e veloce; in poco tempo ha raggiunto il Lago e conosciuto il pastore Americo, con cui ci ha scambiato due chiacchiere.

L'itinerario sale per la Val di Fua, supera il lago, e riscende per la Val di Teve fino a tornare a Cartore.

Su questo Cammino, Luca sta documentando la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.

OGNI SABATO, ALLE ORE 13:00, USCIRÀ UN NUOVO EPISODIO PER UN TOTALE DI 5 EPISODI, CHE RACCONTERANNO L'INTERA ESPERIENZA SUL CAMMINO DEI BRIGANTI.

lunedì 17 agosto 2020

All'insegna de "La sosta del brigante" - Ep.2


Secondo giorno sul Cammino dei Briganti. L'itinerario della giornata porterà Luca De Felice di Vivi Avventure a Cartore partendo da Nesce, dove ha dormito in tenda in una piccola area verde del borgo Reatino.

La calda giornata si è articolata tra camminate in mezzo ad animali al pascolo su grandi praterie e incontri inaspettati con persone caratteristiche dei borghi presenti sul Cammino, insieme a nuovi simpaticissimi compagni di viaggio che arricchiranno questa giornata con canti e birra. Su questo Cammino Luca documenta la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.

sabato 8 agosto 2020

I GRE lungo il Cammino dei Briganti


Il Cammino dei Briganti è un cammino a quote medie (tra gli 800 e i 1300 m. di quota) percorribile in sette giorni sulle orme dei briganti della Banda di Cartore tra la Val de Varri, la Valle del Salto e le pendici del Monte Velino. La Marsica e il Cicolano sono  terre di boschi, montagne e storie di briganti: in particolare il territorio attraversato da questo cammino è un territorio di confine, oggi tra Abruzzo e Lazio, ieri tra Stato Pontificio e Regno Borbonico. I briganti vivevano sul confine per passare da una parte all'altra a seconda della minaccia. I briganti non erano malviventi, lottavano contro l’invasione dei Sabaudi che avevano costretto il popolo a entrare nell'esercito: erano spiriti liberi, che non volevano assoggettarsi ai nuovi padroni, e per questo erano entrati in clandestinità. Una storia fatta anche di rapimenti, riscatti, e tanta violenza. Una storia di 150 anni fa. Oggi l’esperienza dei viaggiatori antichi viene riproposta basata sul viaggiare a piedi da paese a paese lungo questo cammino di 7 giorni, tutto ben percorribile, segnato e con posti tappa attrezzati. 

Lungo questo Cammino, Luca De Felice (ViviAvventure) ha documentato la sua prima esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.

Partenza con prima tappa l'itinerario che da Sante Marie raggiunge Nesce, oltrepassano Santo Stefano. Prima giornata caratterizzata dall'euforia di iniziare un nuovo cammino, con scenari naturalistici non troppo contaminati e da piccoli borghi poco abitati, silenziosi, che non conoscono i rumori della frenesia di città.

OGNI SABATO, ALLE ORE 13:00, USCIRÀ UN NUOVO EPISODIO PER UN TOTALE DI 5 EPISODI, CHE RACCONTERANNO L'INTERA ESPERIENZA SUL CAMMINO DEI BRIGANTI.

VIDEO 1

VIDEO 2

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VIDEO 4 

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Biomasse a via Prenestina, continua il braccio di ferro

La seconda riunione della Conferenza dei Servizi  relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale del progetto di “impianto per riciclo di biomasse” in Roma alla Via Prenestina 1280, svoltasi in modalità telematica lo scorso 16 luglio, ha confermato il braccio di ferro tra il Proponente Azienda Agricola Salone a.r.l. e le varie istituzioni che hanno individuato molteplici criticità anche alla luce delle integrazioni presentate successivamente alla prima riunione del 14 maggio scorso.

Il Comune di Roma Capitale, ad esempio, ha rilevato che: “In merito al procedimento di V.I.A. si evidenzia che in data 14.04.2020 la Regione Lazio ha pubblicato le ulteriori integrazioni relative al procedimento in oggetto, presentate dal proponente oltre la scadenza dei termini concessi (rif. D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. art 27-bis co.5). Si ricorda che ai sensi del co. 8 dell’art. 27-bis del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. “Tutti i termini del procedimento si considerano perentori ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2, commi da 9 a 9-quater, e 2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241”. Pertanto tali integrazioni non erano accoglibili poiché presentate successivamente alla scadenza dei termini di ricevimento delle integrazioni (la prima seduta della Conferenza dei Servizi decisoria è stata indetta con protocollo R.U.U. 0147212 del 19/02/2020). La Regione ha confermato che dal punto di vista giuridico, di fatto, come Autorità Competente non avrebbe dovuto accoglierle potendo rendete direttamente improcedibile l’istanza, ma ai fini delle attività dei lavori della conferenza sono comunque state ritenute utili ad approfondire l’assetto impiantistico proposto, oltre che ad evidenziare le eventuali problematiche ambientali potenziali ed oggettive connesse, che non risulterebbero essere superabili dagli accorgimenti tecnici e/o da soluzioni tecnologiche possibili.

Su proposta del rappresentante del SUAP - Attività produttive agricole del Comune di Roma Capitale, tutti gli Enti coinvolti nella Conferenza di servizi hanno ritenuto necessario di dover coinvolgere la Commissione Agraria comunale, avendo già negli atti del Comune di Roma Capitale tutta la documentazione progettuale dell’impianto, ai fini dell’espressione del parere tecnico specifico di competenza sul progetto nel nuovo assetto impiantistico e di attività in relazione all'Autorizzazione Unica rilasciata dal Comune per il P.A.M.A. del 2018. 

Inoltre la Regione, dal punto di vista della valutazione di impatto ambientale, in riferimento agli approfondimenti tecnici di competenza urbanistica derivanti dai pareri sia del Comune di Roma Capitale che dell’Area regionale Urbanistica Copianificazione Programmazione Negoziata Roma Capitale e Città Metropolitana, evidenzia che il progetto, come proposto dalla Società, prevede che verranno lavorati anche “materiali organici” che rientrano nell’ambito legislativo della categoria “rifiuti” (diversamente dall’uso esclusivo delle sole “biomasse”, di cui all’ambito di applicazione dell’art. 185 co. 1 del D.lgs. 152/06 e sm.i., previsto per l’Autorizzazione unica acquisita nel 2018 dalla Società), trattandosi in effetti di un “impianto di trattamento e gestione di rifiuti”: la realizzazione di tale tipologia d’impianto richiederebbe, nel caso, una “variante urbanistica” (da zona agricola, “Agro romano” ai sensi dell’art.75, a zona di “reti tecnologiche”, in particolare “infrastrutture tecnologiche” di cui all’art.106 delle NTA del PRG). Inoltre, rileva infatti una forte criticità della componente ambientale del “suolo e territorio”, come consumo di suolo e sottrazione del territorio, e che nel caso di “variante” urbanistica sarebbe necessario includere in conferenza anche l’Area Valutazione Ambientale Strategica, competente per la VAS, come indicato nelle modalità di cui al §6.7.3 della D.G.R.n.132 del 27/02/2018, “al fine di contribuire ad assicurare che la valutazione della sostenibilità dell’intervento comprenda anche gli effetti sull’ambiente derivanti dalle modifiche al piano”.

Sebbene il proponente , anche richiamando i pareri legali presentati nonché l’istanza di autotutela da ultimo presentata nei confronti del parere di Roma Capitale (dei quali si è data parziale lettura), abbia rappresentato che non è stata presentata una richiesta specifica di “variante urbanistica” in quanto l’impianto era già approvato all’interno del P.A.M.A. ed inoltre è già autorizzato a ritirare anche matrici vegetali dall’esterno (non autoprodotte) per circa 1/3 della potenzialità autorizzata, pari a 75.000 ton/anno; successivamente è stata presentata istanza P.A.U.R. per poter ritirare rifiuti organici prevalentemente riconducibili alla tipologia di vegetali derivanti da colture agricole (rifiuti ortofrutticoli e industrie alimentari e conserviere) e, accogliendo le osservazioni dei partecipanti alla CDS, sono stati eliminati i rifiuti non riconducibili direttamente a vegetali, il rappresentante del SUAP ha ricordato che il precedente progetto di P.A.M.A. era stato rilasciato nel 2018 correttamente e coerentemente alle norme del PRG ma la natura gestionale attualmente non è più la stessa del P.A.M.A. precedente: nel nuovo assetto impiantistico e progetto, in esame, vengono introdotte nuove matrici, rilevando altresì che l’aspetto di produzione di energia è più importante della produzione di compost con l’attività multi imprenditoriale e pertanto l’assetto dell’impianto va rivalutato con nuovo elenco dei codici CER. 

La CDS è stata pertanto rinviata alla terza riunione, che si terrà sempre in modalità telematica il prossimo 1 settembre ed a cui i Gruppi Ricerca Ecologica saranno presenti.