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mercoledì 29 aprile 2020

Cinghiali, cosa sta succedendo senza l'uomo in giro

Parco di Veio
Dovunque, nel Lazio, si segnala la presenza di ungulati, e soprattutto cinghiali, in zone dove solo molto raramente erano stati avvistati: le misure contenitive dell'epidemia da Covid-19 hanno reso sporadica la presenza nell'uomo anche in aree rurali, e così la natura si sta riprendendo i propri spazi a dispetto dei cambiamenti di copertura ed uso del suolo (che sono le alterazioni uomo mediate più importanti della superficie terrestre).

Nella foto qui a sinistra, ad esempio, ci troviamo in zona Sorbo, a Formello: in pieno giorno una nutrita famiglia di cinghiali "si mostra" relativamente vicino alla strada. Sebbene nel territorio del Parco di Veio i cinghiali siano tutt'altro che rari, un avvistamento di questo tipo è stato ritenuto estremamente rilevatorio della sicurezza acquisita anche da questi ungulati che solitamente durante il giorno sono soliti tenersi ben a distanza dalle radure.

Il video qui sotto, invece, ci giunge da una zona dei Monti Tiburtini immediatamente a ridosso dell'abitato di Tivoli: qui gli avvistamenti di cinghiali anche nell'abitato periferico non sono rari, però da marzo si segnala una presenza significativamente maggiore.


In Italia il cinghiale (Sus scrofa L.) è l'ungulato selvatico più consistente ed ampiamente distribuito (con circa 700.000 unità), presente su oltre il 65% del territorio nazionale: proprio in virtù della sua presenza diffusa e consistente, della sua plasticità ecologica e dell'opportunismo alimentare (al punto che si parla di "inurbimento" [1] ) è ritenuto la specie maggiormente responsabile del danno economico al comparto produttivo agro-zootecnico-forestale, per non parlare degli incidenti stradali e delle predazioni. Secondo l'Arsial, nel Lazio l'areale di distribuzione si è quintuplicato rispetto agli
anni '50 e risulta presente in oltre il 62% del territorio regionale: la presenza non è stata ovviamente accertata ai laghi ed alle aree fortemente antropizzate (sia in termini di edificato che di agricoltura intensiva).

Ma quali sono i motivi di quello che appare a tutti gli effetti uno squilibrio? Sicuramente una serie di concause: 
  • i processi di riforestazione delle aree marginali con un incremento di superfici che rientrano nell'optimum ecologico [2];
  • i cambiamenti nelle pratiche di gestione forestale [3] e territoriale [4]; 
  • i cambiamenti climatici [5]; 
  • i limiti spaziali e temporali all'attività venatoria [6]; 
  • l'assenza di gestione attiva all'interno delle aree protette di cui alla L.394/91 e nel Lazio L.R. 29/97;
  • l'immissione illegale di soggetti provenienti dall'Europa centro-orientale [7] che si sono incrociati con il maiale domestico [8];
  • il foraggiamento artificiale (operato illegittimamente dalle squadre di caccia per limitare l'erratismo dei cinghiali e legarli alle zone di caccia assegnate) e dissuasivo (per prevenire i danni all'agricoltura;
  • la formazione di cosiddette zone di rifugio, come aree protette o comunque non gestite [9];
  • la mancanza di predatori naturali.
Tale esplosione della diffusione comporta un rilevante rischio ecologico rispetto a diverse specie segnalate nei SIC-ZPS del Lazio: anfibi e rettili (All. 2 Dir Habitat); invertebrati (All. 2 Dir Habitat); uccelli nidificanti a terra o in sua prossimità (All. I Dir Uccelli); lepre italica; e finanche orso bruno marsicano.

A tali criticità di aggiungono l'incombente peste suina africana (una malattia virale che colpisce suini e cinghiali: altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, non è, invece, trasmissibile agli esseri umani) e già due casi di ritrovamento di larve di Trichinella in cinghiali abbattuti a caccia ad Atina (in provincia di Frosinone) e Monte San Biagio (in provincia di Latina), segnalate dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana (la Trichinellosi è una zoonosi parassitaria del genere Trichinella che può essere trasmessa sia ad altri esemplari che all'uomo il quale, poco dopo l’ingerimento del pezzo di carne contaminata, sviluppa sintomi quali diarrea, febbre, cefalea e malessere).


[1] Podgórski, T., Baś, G., Jȩdrzejewska, B., Sönnichsen, L., Śniezko, S., Jȩdrzejewski, W., Okarma, H., (2013). Spatiotemporal behavioral plasticity of wild boar (Sus scrofa) under contrasting conditions of human pressure: Primeval forest and metropolitan area. Journal of Mammalogy, 94 (1), pp. 109‐119. 
Cahill, S., Llimona, F., Cabañeros, L., Calomardo, F., (2012). Characteristics of wild boar (Sus scrofa) habituation to urban areas in the collserola natural park (Barcelona) and comparison with other locations. Animal Biodiversity and Conservation, 35 (2), pp. 221‐233. 
Kotulski, Y., König, A., (2008). Conflicts, crises and challenges: Wild boar in the Berlin City ‐ A social empirical and statistical survey. Natura Croatica, 17 (4), pp. 233‐246.
[2] Delibes‐Mateos M., Farfán MÁ., Olivero J., Márquez AL., Vargas JM., (2009) Long‐term changes in game species over a long period of transformation in the iberian Mediterranean landscape. Environ Manage 43 (6).
[3] Bobek B., Boyce MS., Kosobucka M. (1984) Factors affecting Red Deer (Cervus elaphus) population density in south‐eastern Poland. J Appl Ecol. 
[4] Milner JM., Bonenfant C., Mysterud A., Gaillard JM., Csanyi S., Stenseth NC., (2006) Temporal and spatial development of red deer harvesting in Europe: biological and cultural factors. J Appl Ecol. 
[5] Mysterud A., Stenseth NC., Yoccoz NG., Langvatn R., Steinheim G., (2001). Nonlinear effects of large‐scale climatic variability on wild and domestic herbivores. Nature.
[6] Servanty S., Gaillard JM., Toïgo C., Brandt S., Baubet E., (2009) Pulsed resources and climate‐induced variation in the reproductive traits of wild boar under high hunting pressure. J Appl Ecol.
[7] Saez‐Royuela C., Telleriia JL., (1986) The increased population of the wild boar (Sus scrofa L.) in Europe. Mammal Rev 16:97‐101. 
Apollonio M., Randi E., Toso S., (1988). The systematic of the wild boar (Sus scrofa L.) in Italy. B Zool.
[8] Herrero J., Fernández De Luco D. (2002). Wild boars (Sus scrofa L.) in Uruguay: scavengers or predators? Mammalia 67 (4).
[9] Amici A., Serrani F., Rossi C.M., Primi R. (2012). Increase in crop damage caused by wild boar (Sus scrofa L.): the "refuge effect". Agron. Sustain. Dev..

sabato 25 aprile 2020

Disinfettanti, l'ECHA dà il via libera alla produzione in deroga

Per aumentare la produzione e la fornitura di disinfettanti sul mercato europeo a seguito della forte richiesta per far fronte all'epidemia da COVID-19, l'ECHA (l’Agenzia europea delle sostanze chimiche, un'agenzia dell'Unione europea con sede a Helsinki) ha espresso il proprio via libera all'applicazione di deroghe ai normali requisiti di autorizzazione per i biocidi.

Le aziende che adesso desiderano accedere rapidamente al mercato con i loro disinfettanti che contengono una sostanza attiva già approvata  (come ipoclorito di sodio, perossido di idrogeno e acido peracetico [1] ) possono richiedere l'autorizzazione all'autorità nazionale competente facendo affidamento sull'articolo 55, paragrafo 1, del regolamento sui biocidi (BPR [2] ). Questa disposizione consente alle autorità nazionali di concedere deroghe limitate nel tempo ai requisiti standard di autorizzazione del prodotto in situazioni in cui vi sia una minaccia per la salute pubblica (previsti dall'articolo 19 del BPR e in particolare l'obbligo di equivalenza tecnica di cui all'articolo 19, paragrafo 1, lettera c) [3]: una decisione strettamente legata alla contingenza, ma che proprio per la sua innata rischiosità (ci sono anche prodotti candidati alla sostituzione, come l'ossido di etilene) e per le generali pressioni che giungono dall'industria (ad esempio, la DBI, la federazione delle industrie tedesche, ha già chiesto deroghe sulla normativa relativa ai PFOA [4] ) riteniamo come associazione di dover monitorare con attenzione, dal momento che diversi paesi dell'Unione hanno già concesso tali autorizzazioni alle aziende che hanno la capacità di produrre disinfettanti.

L'ECHA ha infatti raccomandato alcuni requisiti produttivi per due principi attivi approvati per l'utilizzo come disinfettanti, l'1-propanolo e il 2-propanolo [5] (base per la produzione del comune alcool di colore rosa presente nelle case di tanti italiani), riferite al grado delle impurità presenti e al loro impatto con particolare riguardo al benzene: tali raccomandazioni consentiranno alle autorità nazionali di verificare rapidamente la qualità delle domande in arrivo prima di decidere una deroga.

Inoltre, per facilitare il lavoro delle autorità e delle aziende alla ricerca di informazioni, l'ECHA sta mettendo a disposizione tre elenchi con informazioni su:
  • sostanze attive biocide approvate o in fase di revisione per il loro uso nei prodotti disinfettanti;
  • prodotti disinfettanti autorizzati ai sensi del regolamento sui biocidi (BPR);
  • prodotti disinfettanti autorizzati dai regimi nazionali in Spagna, Paesi Bassi e Svizzera.

La Commissione europea ha inoltre preparato un documento sulle misure che le autorità nazionali potrebbero utilizzare (o che hanno già utilizzato) per consentire la vendita di prodotti disinfettanti e contribuire a ridurre la diffusione del nuovo coronavirus [6].

Una nuova pagina web dedicata al COVID-19 raccoglie informazioni sulle azioni di supporto dell'Agenzia durante la pandemia e verrà aggiornata man mano che verranno siglati nuovi accordi [7].


[5] BDI - Federation of German Industries, Lettera all'ECHA (25 marzo 2020)
[7] ECHA, Covid-19 Updates

giovedì 23 aprile 2020

5 domande insidiose a... Francesco Figliomeni

Francesco Figliomeni
Vice Presidente
dell'Assemblea Capitolina
A poco più di un anno dalla fine del mandato della Sindaca Raggi, torna il nostro appuntamento con gli amministratori di Roma Capitale.

Questa volta, le 5 domande insidiose sull'ambiente le rivolgiamo all'avvocato Francesco Figliomeni (Fratelli d'Italia), vicepresidente dell'Assemblea capitolina e componente della commissione Politiche sociali. Ma in passato l'avvocato Figliomeni ha già rivestito nel VII Municipio della Capitale la carica di Presidente della Commissione Trasparenza per poi ricoprire nel 2012, il ruolo di Assessore alle Politiche Sociali e del Lavoro del Comune di Civitavecchia. 

Sidernese di origini, da oltre trenta anni vive a Roma dove, grazie al suo impegno politico e sociale, ha imparato a conoscere le mille difficoltà che vive questa metropoli e i cittadini che popolano i diversi quartieri della Città Eterna. Perché come ci tiene a sottolineare: “Non puoi occuparti di una città ferita e oltraggiata come Roma se non vivi da vicino, e in maniera viscerale, le sue complesse dinamiche quotidiane”.

martedì 21 aprile 2020

Via Francigena, i dati da cui ripartire dopo la pandemia

Una fotografia sull'andamento della Via Francigena nel 2019 attraverso l’analisi a campione di 2.000 credenziali AEVF (cui aderiscono i GRE Lazio): si tratta di stime, non esaustive, ma utili per stimolare riflessioni sulle potenzialità della Via Francigena che, insieme al sistema degli itinerari culturali e cammini, rappresenta un esempio ideale per il turismo post-pandemia.

E’ stata fatta l’analisi su un campione di 2.000 credenziali AEVF distribuite nel 2019 nel tratto Canterbury-Roma. Si tratta di un campione che ci fornisce alcune stime ed indicazioni: dati utili per capire in quale direzione sta andando il cammino, avere inoltre indicazioni sul profilo, motivazioni del viaggio e bisogni dei pellegrini. Ma anche per fare alcune considerazioni finali.

IN EVIDENZA
  • La Via Francigena diventa sempre più internazionale: le persone provengono da oltre 60 Paesi! In Europa, oltre l’Italia, i grandi frequentatori del cammino sono francesi, tedeschi e svizzeri;
  • Dall’America incrementano Sati Uniti e Canada. In Asia emergono Cina, Corea del Sud, Giappone;
  • A piedi l’80%, in bicicletta il 19,7%, a cavallo lo 0,3%;
  • La scelta dell’accoglienza si conferma al 50% presso ostelli, l’altro 50% presso strutture che offrono maggiori servizi;
  • I luoghi preferiti per la partenza: Passo del Gran San Bernardo, Lucca , Siena, Fidenza e Pavia
  • in Italia. Canterbury in Inghilterra, km zero del cammino. Losanna in Svizzera;
  • La Via Francigena abbraccia un pubblico tra 16 e 80 anni. Cresce la fascia 25-34 anni;
  • Il profilo del pellegrino: istruito, appassionato di cultura e natura, curioso, alla ricerca di esperienzialità, amante del buon cibo lungo il cammino;
  • Aumentano il numero di servizi ed imprese che sostengono la Via Francigena;
  • La Via Francigena favorisce lo sviluppo dell’economia dei territori;
  • La stima dei camminatori 2019 è di 50.000, suddivisi sul percorso europeo;
  • Sul sito www.viefrancigene.org oltre 4 milioni di pagine visitate e registrati 620.000 utenti.

CREDENZIALI. Sono aumentati i punti di distribuzione delle credenziali AEVF, grazie anche alla collaborazione di molti uffici del turismo e associazioni locali. Si è passati da 52 a 74 unità lungo tutto il tratto europeo. Tra i nuovi punti di distribuzione si segnalano, tra gli altri, Canterbury, in Inghilterra, Parigi, in Francia, Orsières, in Svizzera, Aosta, Milano, Viterbo in Italia. Per il tratto sud le new entry sono Monte Sant’Angelo e Barletta. I punti di distribuzione delle credenziali rappresentano un luogo molto significativo perché sono di fatto il primo punto di contatto dei pellegrini con il mondo della Francigena.

IL PROFILO DI CHI VIAGGIA. Il mezzo di trasporto? A piedi per l’80%, in bicicletta per il
19,7% e a cavallo per lo 0,3%.
L’età media dei partecipanti è così suddivisa: 8% tra 18-24; 21% tra 25-34, 18% tra 35-44, 19% tra 45-54, 22% tra 55-64, 10%> 65 . I giovani sotto i 17 anni il 2%. La percentuale di uomini e donne registrata è stata rispettivamente di 52% e 48%. 
I mesi di partenza preferiti sono stati, nell'ordine, agosto (19%) e settembre (16%), aprile (12%) e ottobre (12%). I mesi invernali, da dicembre a febbraio, hanno raccolto oltre il 10% di camminatori.
La nazionalità di riferimento rilevata dalla credenziali AEVF è stata in prevalenza italiana (70%) a conferma di tre fattori: una tendenza in crescita nella Penisola di un turismo fatto di esperienzialità, outdoor e di cammini; la poca conoscenza della Via Francigena al di fuori dell’Italia; in alcuni Paesi, come Germania e Paesi Bassi, i tour operator e associazioni distribuiscono una loro propria credenziale. 
Per quanto riguarda le nazionalità più presenti sulla Via Francigena, in Europa si segnalano, in ordine decrescente: Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Inghilterra, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio. Dall’America sono in prevalenza gli Stati Uniti e Canada i Paesi di riferimento per la parte nord, Brasile e Argentina per la parte sud. Dall’Asia, è rilevante l’incremento di pellegrini dalla Cina, Corea del Sud e Giappone. L’Australia si conferma un continente “amico” della Via Francigena con un flusso costante di pellegrini verso tutto il tratto europeo del cammino. In totale si contano oltre 60 Paesi rappresentati sul cammino, tra i quali Singapore,
Nuova Zelanda, Taiwan. Si evidenzia un enorme spazio di crescita che, con un’adeguata azione
promozionale, può arrivare a decuplicare i numeri attuali della Via Francigena.

LA PARTENZA, UNA META, TANTE METE. Interessanti i dati relativi ai diversi punti di partenza della Via Francigena in Italia. In ordine sono: il Passo del Colle del Gran San Bernardo 17%, Lucca 15%, Siena, Fidenza e Pavia 6%. Seguono poi Siena, Acquapendente, Viterbo. 
Sono comunque molteplici i luoghi scelti per la partenza in ognuno dei quattro Paesi e sono tutti ben collegati con i mezzi di trasporto che consentono di raggiungere facilmente una località. In Inghilterra, il punto simbolico è Canterbury, km zero del percorso. In Svizzera, si conferma Losanna come luogo più gettonato per iniziare il cammino.
Per quanto riguarda la meta finale del viaggio, la città di Roma e la Basilica di San Pietro in Vaticano sono stati il punto di arrivo per il 48% dei viandanti. 
Le altre mete intermedie sono in primis quelle toscane, come Monteriggioni, Siena, Lucca, Pontremoli, oppure Ivrea in Piemonte o Viterbo nel Lazio. 
In prospettiva dello sviluppo della Via Francigena nel sud, si potranno sedimentare altre mete come Monte Sant’Angelo, Bari, Brindisi, Santa Maria di Leuca in Puglia.

LE MOTIVAZIONI. Quali sono le motivazioni dei pellegrini? Si confermano quelle spirituali, legate alla ricerca e a un contesto immateriale che ben si coniuga con l’esperienza del cammino. La motivazione spirituale, per la maggior parte, viene abbinata a quella del turismo culturale. Tra le principali motivazioni espresse ci sono quelle della condivisione. A seguire quelle legate al turismo, natura e sport, religione.

OSTELLI: Sono stati analizzati a campione i dati sui pernottamenti raccolti in alcuni ostelli italiani per comprendere l’andamento in queste strutture sulla base del confronto con l’anno precedente: Ivrea e Vercelli 1204 (+5%), Senna Lodigiana 600 (+20%), Fidenza 880 (+6%), Cassio, Aulla e Gambassi Terme 5000 (+25%). Va sottolineato che ormai dappertutto esistono più tipi di strutture che ospitano pellegrini e viandanti. Un primo gruppo è composto da quelle religiose / ostelli / case accoglienza; il secondo gruppo da B&B / Hotel. Mediamente si considera che il 50% di pellegrini predilige il primo gruppo, l’altra metà il secondo.

DURATA CAMMINO E BUDGET. Qual è la durata media del viaggio? I giorni che vengono trascorsi sul cammino sono in media 7. Molte persone ritornano successivamente sul cammino ogni anno, riprendendo dal punto dove avevano interrotto. In questo caso viene riutilizzata la stessa credenziale degli anni precedenti. La stima dei pellegrini, viandanti e camminatori del 2019 lungo tutto l’asse Canterbury-Roma, è di 50.000. La spesa media di chi viaggia a piedi à stata di 50€/giorno, mentre di 60€/giorno per chi ha viaggiato in bicicletta. L’indotto economico che ne è possibile stimare intorno alla Via Francigena è di circa 20 milioni di euro .

LE RISPOSTE A CHI CAMMINA - UNO STAFF A DISPOSIZIONE DEL PELLEGRINO. Nel 2019 sono state distribuite 19.100 credenziali AEVF (nel 2018 sono state distribuite 16.900) grazie alla collaborazione con numerose associazioni locali. Al lavoro di coordinamento, monitoraggio e distribuzione credenziali, si aggiunge un’attività importante di back office dello staff AEVF per dare risposte ai pellegrini fornendo loro informazioni, materiali, indicazioni utili sul percorso nelle varie lingue. Lo scorso anno sono pervenute presso la segreteria 505 richieste alle quali si sommano ulteriori 460 richieste specifiche presso l’indirizzo email dedicato per il “percorso” in merito a risposte sul tracciato; infine, oltre 250 richieste sono arrivate dalla pagina Facebook dell’Associazione.

Siccità in arrivo per colpa dell'inverno secco?

C'è preoccupazione per la situazione di sorgenti e bacini imbriferi dell'Italia centrale i quali, seppur non ai livelli del 2017, mostrano segni di sofferenza: ciò è, in estrema sintesi, quanto emerso della riunione di ieri in teleconferenza dell'Osservatorio permanente sugli usi idrici dell'Autorità di Distretto Appennino Centrale, a cui i Gruppi Ricerca Ecologica hanno partecipato con il loro consulente ing. Roberto Iodice.

La causa principale di tale situazione è dovuta alle scarse piogge: ad una scala di aggregazione delle precipitazioni più ampia (SPI3, ovvero l'indice standardizzato di precipitazione nei precedenti tre mesi) si sono registrate anomalie nei mesi di gennaio e febbraio, mentre il mese di marzo è risultato maggiormente nella norma. Tali anomali hanno comportato un deficit tanto sul versante tirrenico quanto su quello adriatico (e maggiormente nelle Marche).

Allargando la scala di aggregazione (SPI6) il segnale di anomalia si attenua sensibilmente, anche per l'elevata piovosità di novembre 2019, ma si evidenzia una zona di anomalia negativa lungo tutta la dorsale carbonatica appenninica. Ad una scala biannuale (SPI24) la condizione di anomalia nelle aree di ricarica delle sorgenti risulta ancora più evidente.
Anche osservando la situazione delle risorse idriche superficiali, ad un livello SPI3 si rilevano forti anomalie, ma anche nel lungo periodo (SPI24) si rilevano anomalie che potrebbero impattare finanche sulle sorgenti più resilienti.

E' altresì emerso che, in vista dell'estate, elementi elementi di previsione da tenere in considerazione sono anche una possibile minore pressione aree costiere ed una maggiore pressione aree urbane. Il fabbisogno idrico delle Regioni va infatti esaminato anche alla luce dell'emergenza COVID-19: in alcuni casi si potranno registrare aumenti di consumi, in altri minori seppur compensati con l'interruzione di attività commerciali e industriali.

Vediamo però la situazione regione per regione, riservandoci in coda l'esame della situazione laziale.

In Umbria, territorio particolarmente importante dal punto di vista delle riserve idrica, la portata minima di tutte le sorgenti è ben sotto la media di lungo periodo con tendenza al peggioramento ed addirittura per 4 sorgenti su 5 si hanno segnali di possibile severità idrica (inteso come rapporto tra fabbisogno e portata minima prevista, calcolato utilizzando il metodo SAI - Spring Anomaly Index elaborato da ISPRA-IRSA). La situazione delle piogge a gennaio e febbraio è stata infatti un -70% rispetto alla media: ciò ha comportato, ad esempio, che il lago Trasimeno sia sceso ad uno dei livelli inferiori degli ultimi anni (appena 65 cm sul livello igrometrico). Gli effetti del deficit pluviometrico sono importanti anche sul Lago di Montedoglio (un bacino artificiale in territorio toscano ma cogestito con l'Umbria, che sbarra il fiume Tevere regolandone il flusso) che registra un deficit di 20 milioni di metri cubi e da giugno tutte le sorgenti appenniniche potrebbero essere al minimo. Nè le piogge di marzo hanno comportano alcun recupero nei livelli piezometrici acquiferi. 

Anche nelle Marche la situazione piovosità è inferiore alla media: il periodo siccitoso estivo si è esteso all'autunno inoltrato e l'apporto della ricarica nivale invernale è stato meno significativo. L'AATO 5 registra una severità elevata (tra l'altro la portata della sorgente Rocca di Montemonaco si è ridotta sensibilmente dopo il sisma del 2017), mentre nel resto del territorio la severità è media tendente al peggioramento. Anche nei cinque invasi, il livello della portata disponibile si avvicina ai livelli di portata minima del periodo 2016 - 2019. I gestori hanno pertanto previsto importanti interventi per migliorare le interconnessioni reti/sorgenti/impianti anche in base al fabbisogno idrico e completare l'anello dei Sibillini.

Anche in Abruzzo si registrano criticità, tra cui quella rete idrica nella Piana del Cavaliere (nella Marsica ma che serve anche 9 comuni della Regione Lazio) e la quale è in corso di potenziamento con la realizzazione di un pozzo idropotabile. Analogamente occorrerebbero nuovi pozzi anche tra Oricola e Carsoli, nonché a Capistrello. Per fortuna, quelle abruzzesi sono sorgenti molto sensibili a  piogge improvvise, le quali hanno la capacità di riportare la portata a valori nella media. Preoccupante anche la situazione dell'ambito chietino (in particolare nel vastese) e ancor di più dell'ambito pescarese, dove la criticità per mancata ricarica delle sorgenti per deficit pluviometrico potrebbe portare a distribuzione alternata in caso di persistenza della situazione attuale fino all'estate prossima, con una carenza di 350 litri/secondo (10%): l'ERSI ha pertanto avviato campagne di riduzione delle pressioni, di ricerca delle perdite e di sensibilizzazione sulla popolazione per la riduzione consumi. La giunta regionale presieduta dal presidente Marco Marsilio ha comunque deliberato per risolvere le criticità tramite lo Sblocca Italia, attivando il fondo di garanzia da parte del gestore del servizio idrico integrato (Arera), mentre con la legge regionale 6 aprile 2020 si è fatto fronte fronte all'aumento di morosità dovuta alla pandemia.

E veniamo al Lazio, il tuo territorio è suddiviso in 5 ambiti territoriali ottimali, cioè quell'insieme di Comuni geograficamente vicini ed omogenei tra loro che vengono riforniti dalle stesse fonti e che quindi coincidono, salvo piccole differenze, con le 5 Province della regione. Il dato metereologico omogeneo è che si registra un aumento delle temperature massime e minime stagionali e che il range medio di temperatura tra massima e minima stagionale risulta in aumento nella maggior parte dei casi analizzati in tutte le stagioni.

L'ATO 1 Lazio Nord - Viterbo (gestore della rete di distribuzione è la Talete S.p.a.) registra un deficit pluviometrico significativo nei primi tre mesi del 2020 anche più gravoso del 2017 (anche 60% rispetto alle serie storiche) , seppure l'anno 2019 sia stato abbastanza piovoso. Le criticità afferiscono a problemi di natura strutturale risolvibili nel medio lungo periodo. Inoltre in alcune zone c'è presenza di arsenico e fluoro nelle acque di uso potabile, che tende ad aggravarsi quando le falde sono soggette a prelievi maggiori per soddisfare i fabbisogni idrici.

L'ATO 2 Lazio Centrale -  Roma (gestito da ACEA S.p.a. ed includente 112 comuni per un bacino di utenza di circa 4 milioni di cittadini) registra un trend negativo nel periodo gennaio - marzo 2020, anche in questo caso superiore al 2017 (anno dell'ultima crisi idrica): sono in corso interventi strutturali per mitigare tali effetti ed interventi gestionali (bonifica reti e razionalizzazione dei consumi). Nella zona dei Colli Albani, alimentati dagli acquedotti Simbrivio e Doganella che hanno minore resilienza rispetto ai dati pluviometrici, potrebbe esserci sofferenza estiva: sono state pertanto avviate azioni mitigatorie come l'incremento temporaneo delle derivazioni dalle sorgenti Pertuso (come già fatto nel 2017) e l'utilizzo del potabilizzatore di Grottarossa (ulteriori 500 litri / sec di acqua potabile), oltre l'efficentamento rete, la gestione delle pressioni, e le ispezione di rete. Tenendo conto che lo SPI3 rileva il primo trimestre del 2020 come il periodo più secco degli ultimi 40 anni, la situazione sorgente per sorgente è la seguente:

  • Simbrivio (portata minima a settembre, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): è una sorgente molto sensibile a siccità che sta attraversando una situazione non favorevole con rischio di criticità (portate intorno ai 70/80 litri sec rispetto ad una media di 150)
  • Pertuso (portata minima a settembre, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): le piogge sono state al di sotto del 25° percentile, tuttavia si stima che la portata non arriverà ai limiti inferiori, e pertanto è stata richiesta alla Regione la possibilità di pompare ulteriori 150 litri / sec;
  • Acqua Marcia (portata minima a luglio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): novembre è stato un mese favorevole per questa sorgente, con una situazione nella media e addirittura un piccolo surplus e quindi con una previsione di portata minima 3400l/sec
  • Peschiera (portata minima a febbraio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): la situazione è buona, ma potrebbero esserci problemi nel 2021 dal momento che il deficit di precipitazioni per raggiungere le condizioni di cumulata media nel periodo è di 633mm;
  • Le Capore (portata minima a luglio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): situazione meno buona del Peschiera. 

Ricordiamo che le sorgenti Peschiera e Le Capore, pure essendo ubicate nel territorio dell’ATO 3, sono risorse idriche utilizzate in misura preponderante dagli utenti dell’ATO 2, Nonostante ciò, è comunque prevista su Roma una moderata criticità nel periodo estivo qualora dovesse continuare a non piovere, con necessità di ricorrere all'impianto di potabilizzazione di Grottarossa (di cui si sta progettando un ampliamento per ulteriori 3.000 l/sec e la realizzazione di un impianto dissalatore).

L'ATO 3 Lazio Centrale – Rieti (l'unica per la quale ancora non è stato individuato il Gestore Unico pur prevedendo che l’affidamento del S.I.I. avrà luogo, includente 74 Comuni della provincia di Rieti e 8 in provincia di Roma) non presenta particolari criticità eccetto problemi strutturali legati alla vetustà degli impianti.

L'ATO 4 Lazio Meridionale – Latina (Acqualatina S.p.a. ed includente 38 comuni) è suddiviso in due zone: a nord la zona dei Monti Lepini e nella parte meridionale il Sud Pontino (dove sono site le sorgenti Mazzoccolo e Capodacqua che, nonostante perdite che arrivano fino al 75%, costituiscono i due gruppi sorgivi principali della rete di approvvigionamento idrico dell’area meridionale dell’ATO 4). Tanto la stazione meteorologica Maenza quanto quella Esperia registrano un deficit pluviometrico molto significativo ma al momento non ci sono particolari criticità. Tuttavia qualora la prossima estate si manifestasse un deficit idrico analogo a quello del 2017 soprattutto nel Sud Pontino si renderebbero necessarie misure mitigatorie come la messa in esercizio dell'interconnessione con la rete di Cellole Campania (manca esclusivamente l'attraversamento del fiume Garigliano per una lunghezza di 250 metri da realizzarsi con stringitubo in quanto i lavori sono stati interrotti in una prima fase per indagini archeologiche e successivamente per le difficoltà connesse all'epidemia: l'ultimazione dei lavori, inizialmente prevista per la prima decade di aprile, è stata riprogrammata a inizio giugno) e la captazione del campo pozzi "25 Ponti" a Formia. Tuttavia tale

ultimo sito è oggetto di un forte contenzioso con la comunità locale sin dall'attivazione, nel 2017, del pozzo 1, in quanto dal monitoraggio della qualità dell'acqua prelevata si è rilevato un aumento progressivo dei valori di anioni e cationi confermati a luglio 2018 da uno studio del prof. Sappa della Facoltà di Ingegneria Civile dell'Università La Sapienza in cui veniva riportato un valore di CI/HCO3 (cloruro/bicarbonato) "leggermente affetto" indicando una potenziale intrusione salina nel caso in cui l'emungimento di acqua dovesse prolungarsi per maggiori intervalli di tempo. Ulteriori approfondimenti sull'origine dall'acqua emunta dai pozzi ha comunque escluso il cuneo salino e accertato che trattasi di acqua di falda profondo. Inoltre, oltre al problema della salinità, il pozzo 3 ha rilevando anche problemi microbiologici che potrebbero rendere l'acqua non potabile


L'ATO 5 Lazio Meridionale - Frosinone (anch'esso gestito da Acea ed includente 86 Comuni della provincia di Frosinone) vede una situazione abbastanza negativa nelle 5 sorgenti di maggiore rilevanza per l'approvigionamento idrico e se il deficit pluviometrico verrà confermato nel periodo primaverile potrebbero esserci criticità nel prossimo periodo estivo 2020. Ad oggi non ci sono particolari problematiche di disponibilità, ma solo problematiche strutturali risolvibili nel medio lungo periodo. La situazione delle tre sorgenti principali è la seguente:
  • Posta Fibreno (la più importante in termini di qualità prelevate): il trend molto prossimo alla portata del 2019, ed inoltre il focus sul periodo considerato critico (ovvero quello estivo) mostra che la portata emunta per il 2020 sarà comunque migliorativa (grazie anche a regolazioni in diminuzione apportate alla fonte);
  • Carpello: la previsione per l'estate è una riduzione della portata, anche in virtù dei dati registrati nel primo trimestre dell'anno corrente;
  • Capo d'acqua di Castrocielo: ad esclusione del 2018 (che evidentemente ha risentito del regime pluviometrico del 2017) i successivi trend sono migliorati anno in anno e tale andamento positivo si prevede anche quest'anno.

Passando alle fonti "minori" dell'ATO 5, mentre nel campo pozzi Tufano e San Giorgio a Liri non si rilevano criticità sulle portate, le sorgenti Capofiume, Cippone - Collelungo, Madonna di Canneto registrano riduzioni di portata importanti (fino a -50%) ma sono molto soggette alle piogge primaverili. Anche Capodacqua di Veroli e Val San Pietro registrano leggeri decrementi. Si stima che 1/4 della popolazione servita (circa 130.000 abitanti, quasi totalmente dei Comuni di Alatri e Frosinone) risentirebbe di questa scarsità in mancanza delle azioni di mitigazione programmate dal gestore.

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I lavori dell'Osservatorio permanente sugli usi idrici continueranno a fine maggio, allorquando verrà presentato il censimento delle acque per distretto e per regione (prelievi e consumi). Inoltre in quell'occasione si ritornerà sul piano infrastrutturale nazionale e verrà analizzata la situazione degli utilizzi in agricoltura alla luce dello sviluppo meteorologico.

sabato 18 aprile 2020

ARPA, i dati dell'inquinamento dell'aria a marzo

L'ARPA Lazio ha realizzato una prima analisi dei dati raccolti dalla rete di monitoraggio della qualità dell'aria nel mese di marzo 2020 per valutare l'effetto sull'inquinamento determinato dalla sospensione di tutte le attività socio-economiche, produttive e culturali in conseguenza dei provvedimenti da parte del Governo e delle Regioni per l'emergenza sanitaria COVID-19 con il fine di limitare la trasmissione dell’infezione tra gli individui, e hanno conseguentemente diminuito gli spostamenti sul territorio incidendo sul traffico veicolare determinandone una notevole riduzione. Gli effetti dei provvedimenti del lockdown e i profondi cambiamenti dello stile di vita delle persone hanno certamente influito sulla qualità dell’aria della regione Lazio. L’analisi dovrà essere necessariamente approfondita alla luce di ulteriori dati e informazioni, delle analisi di laboratorio che saranno effettuate sui campioni di particolato e della definizione degli scenari di emissione.

E’ necessario evidenziare che la concentrazione degli inquinanti in atmosfera è determinata da una serie di elementi tra i quali le emissioni dirette dovute alle diverse sorgenti (trasporto, riscaldamento civile, industria, agricoltura, …), la trasformazione chimico-fisica delle sostanze presenti in aria e la meteorologia. L’influenza di questi fattori è ancora più marcata quando si analizzano gli inquinanti che presentano anche una natura secondaria.

Analisi semplificate e basate sul confronto di periodi temporali diversi sia per quanto riguarda le emissioni che le caratteristiche meteorologiche, possono portare a conclusioni poco solide e talvolta in contrasto con la “comune convinzione” che alla riduzione delle emissioni debba corrispondere una drastica diminuzione delle concentrazioni delle sostanze inquinanti.

L’analisi dei dati della rete di monitoraggio della qualità dell’aria dell’ARPA Lazio durante il mese di marzo 2020 mostra un andamento di diminuzione degli inquinanti che è frutto dei diversi fattori descritti (riduzione delle emissioni, meteorologia, reazioni chimico-fisiche degli inquinanti in aria).

La quantificazione del peso di un fattore rispetto all’altro, alla luce delle attuali conoscenze, non può essere definito ed è comunque variabile a seconda dell’inquinante e dell’arco temporale dell’analisi (la distribuzione percentuale dei pesi può essere diversa da un giorno all’altro).

Tenendo conto di quanto sopra esposto l’analisi dei dati evidenzia che il lockdown ha determinato una significativa riduzione delle emissioni legate al settore dei trasporti, che risulta chiaramente dalla diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico (monossido di azoto, benzene e in parte biossido di azoto).

Confrontando i dati misurati con le medie del mese di marzo degli ultimi 4 anni (2016-2019) emerge che la riduzione del biossido di azoto misurata nelle stazioni urbane da traffico varia da un minimo del 20% a un massimo pari al 73%. Si riporta di seguito l’andamento orario di NO2 della stazione di Tiburtina (Roma) dal 1 al 31 marzo degli ultimi cinque anni, e per rendere più chiare le differenze sono riportate come area (colore verde) delimitata dai valori minimo e massimo per gli anni 2016- 2019 e in rosso (linea continua) i valori monitorati per l’anno in corso. 


Analizzando la distribuzione delle medie orarie degli ossidi di azoto della stazione di monitoraggio del comune di Roma “Fermi” che nel corso degli ultimi anni, ha mostrato i valori più elevati sia in termini di media annuale che di medie orarie, si ha un netto spostamento verso concentrazioni più basse in corrispondenza della diminuzione delle attività antropiche.

Nella figura è riportata la distribuzione del logaritmo delle medie orarie di NOX rilevate presso la stazione di misura nei mesi di gennaio, febbraio e marzo tra il 2009 ed il 2019 e quella dello stesso periodo del 2020. 


Nelle 8 stazioni urbane da traffico della rete regionale di monitoraggio si ha nel mese di marzo un’evidente riduzione del benzene rispetto agli anni 2016-2019 in tutte le stazioni ad eccezione di quelle zona Litoranea.


Per quanto riguarda il particolato (PM10), confrontando le concentrazioni giornaliere con quelle caratteristiche del periodo misurate negli anni precedenti e osservando l’andamento delle stesse nel mese di marzo 2020, non sembra emergere la stessa drastica diminuzione osservata invece per gli inquinanti gassosi. Si riportano, a titolo di esempio, gli andamenti giornalieri del PM10 del quinquennio 2016-2020 nella stazione di Fermi (Roma). Si può notare un andamento legato alla stagionalità del periodo e si notano i due picchi dovuti al fenomeno delle polveri naturali che ha interessato l’Italia a fine marzo.


Da una prima analisi dei dati del comune di Roma, prendendo in considerazione in particolare le stazioni da traffico, sembra tuttavia emergere un avvicinamento delle concentrazioni rilevate nell’area urbana con quelle rilevate in aree rurali più prossime all’urbe. 
Per approfondire ulteriormente gli effetti delle limitazioni sulle concentrazioni delle polveri nell’aria urbana di Roma è stata effettuata una diversa analisi considerando le peculiarità sito-specifiche di alcune. Sono stati analizzati dati di due stazioni di monitoraggio del territorio del comune di Roma: la stazione di monitoraggio da traffico di Fermi, e la stazione di tipo rurale di Castel di Guido, situata in un’area scarsamente antropizzata. 
Nel mese di marzo la stazione Fermi ha messo in evidenza, rispetto allo stesso periodo dei quattro anni precedenti, una concentrazione media più bassa, la stazione di Guido ha evidenziato una concentrazione media più alta.



Nel corso del 2020 la differenza percentuale tra le due stazioni, in particolare a partire dalla seconda metà di marzo, si è ridotta notevolmente, ad indicare una minore differenza tra una stazione le cui concentrazioni di PM10 sono fortemente condizionate dalle emissioni locali ed un’altra che non presenta sorgenti locali significative, più legata al fondo regionale. 

La dipendenza del particolato dalle variabili meteorologiche, la sua natura di inquinante primario e secondario, i fenomeni di trasporto e risollevamento dello stesso rendono sicuramente necessari ulteriori approfondimenti. Il prolungarsi del periodo del lockdown e lo spegnimento degli impianti di riscaldamento (15 aprile) potranno sicuramente contribuire a uno studio più dettagliato del fenomeno e ad una stima migliore del contributo delle diverse attività antropiche alla concentrazione delle polveri in aria. La particolare situazione generata dall’emergenza COVID-19 rappresenta un evento mai verificato in precedenza, che permetterà - al termine di questo periodo - di approfondire lo studio della qualità dell’aria e potrà fornire utili elementi per la valutazione dei provvedimenti a breve e medio termine che vengono adottati dalle diverse Autorità per la riduzione dell’inquinamento.


domenica 12 aprile 2020

Residui di pesticidi negli alimenti, lo studio dell'EFSA

L'EFSA ha pubblicato il suo annuale rapporto sui residui di pesticidi rilevati negli alimenti nell'Unione Europea. Il rapporto si basa sui dati dei controlli ufficiali effettuati dagli Stati membri dell'UE, dall'Islanda e dalla Norvegia ciascuno nei propri Paesi, e include risultanze sia del campionamento mirato che di quello casuale.

Nel 2018 sono stati analizzati complessivamente 91.015 campioni, il 95,5% dei quali rientrava nei livelli ammessi dalla legge. Per il sottoinsieme di 11.679 campioni analizzati nell'ambito del programma di controllo coordinato dall'UE (raccolta casuale), il 98,6% dei campioni rientrava nei limiti di legge.


Il rapporto dà uno spaccato della presenza dei residui di pesticidi negli alimenti nell'UE e degli eventuali rischi per la salute dei consumatori. Fornisce anche ai gestori del rischio informazioni importanti su cui basare le decisioni in ordine alle misure di controllo future.

La sezione sui dati raccolti in modo casuale è particolarmente utile in quanto considera lo stesso paniere di prodotti a rotazione triennale, il che significa che è possibile individuare tendenze al rialzo o al ribasso per beni specifici.

Ad esempio tra il 2015 e il 2018 la percentuale di campioni con sforamenti nei residui è aumentata nelle banane (dallo 0,5% all'1,7%), nei peperoni dolci (dall'1,2% al 2,4%), nelle melanzane (dallo 0,6% all'1,6%) e nell'uva da tavola (dall'1,8% al 2,6%). Nel 2018, invece, rispetto al 2015 gli sforamenti sono diminuiti per i broccoli (dal 3,7% al 2%), l'olio vergine di oliva (dallo 0,9% allo 0,6%) e le uova di gallina (dallo 0,2% allo 0,1%).


Quest'anno l'EFSA ha trasformato le risultanze del programma coordinato in grafici e diagrammi consultabili, la cui visualizzazione rende i dati più accessibili ai non specialisti.

I programmi nazionali di controllo sono concepiti in base al rischio e sono mirati ai prodotti con presenza probabile di residui di pesticidi o nei quali negli anni precedenti sono state individuate violazioni alle norme. Questi programmi forniscono informazioni importanti ai gestori del rischio ma, a differenza dei dati del programma coordinato dall'UE, non forniscono un quadro statisticamente rappresentativo dei livelli di residui che ci si aspetterebbe di trovare negli alimenti in vendita sugli scaffali dei negozi di tutta Europa.


All'EFSA è stata chiesta una valutazione dei rischi alimentari nel contesto della propria analisi delle risultanze. Questa analisi conforta la probabilità che i prodotti alimentari analizzati nel 2018 non rappresentino un problema per la salute dei consumatori. Vengono tuttavia avanzate alcune raccomandazioni per aumentare l'efficienza dei sistemi di controllo europei, al fine di garantire come sempre un elevato livello di tutela dei consumatori.

venerdì 10 aprile 2020

Il piano paesaggistico prevale sempre sui piani comunali

Il Consiglio di Stato ha ulteriormente ribadito il rapporto di primazia dei piani paesaggistici (e di controllo funzionali alla tutela degli interessi di conservazione dell’ambiente e del paesaggio) rispetto agli altri strumenti di governo del territorio.
Tale principio, declinato dalla giurisprudenza di ogni grado [1] sin dall'entrata in vigore della legge Galasso ed espresso da ultimo dall’art.145, comma 3, del d.lgs. n. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), è preordinato ad assicurare una salvaguardia del paesaggio di tipo dinamico che non tenga conto delle eventuali modifiche della pianificazione urbanistica preesistente ma che possa anche prevedere il coordinamento di interventi di miglioramento della situazione anche mediante il recupero di aree degradate ricomprese fra quelle da conservare [2] ed opera anche nei confronti delle disposizioni previste negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale delle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette, né tantomeno sono suscettibili di deroga da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico. 
Pertanto i contenuti dei piani paesaggistici sono prevalenti sugli strumenti urbanistici che sono tenuti a conformarvisi: la necessità di coordinamento, tuttavia, fa sì che tale prevalenza non si traduca in una mera imposizione di vincoli e limiti che paralizzino le attività economico-sociali in virtù della tutela paesaggistica ma sia rivolta alla proposizione di progetti e attività di incentivazione e recupero dei valori ambientali, anche ai sensi della Convenzione europea del paesaggio che vede una pianificazione in grado di aggiungere utilità e prospettive di sviluppo.
Ai Comuni tocca la funzione di completare, alla luce delle caratteristiche del territorio, le previsioni conformative dettate dalla Regione, laddove siano limitate a tratteggiare per ampie linee prescrizioni ed indirizzi. Alla Regione, invece, spetta non solo il compito di tipizzare, ma anche individuare in modo puntuale ed inequivoco gli immobili o le aree da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione.
Ma leggiamo la sentenza del Consiglio di Stato.

[1] la Corte Costituzionale ha affermato, nella nota sentenza n. 367/2007, la rilevanza del valore primario e assoluto del paesaggio, in grado, per queste sue proprietà di sovrapporsi e prevalere rispetto alle pianificazioni urbanistiche ed è in siffatta più ampia prospettiva che, dunque, si colloca il principio della gerarchia degli strumenti di pianificazione dei diversi livelli territoriali, espresso dall’art.145 del d.lgs. n. 42 del 2004, che, al tempo stesso, è considerata norma interposta in riferimento all’art.117 Cost. in materia di “conservazione ambientale e paesaggistica” ed esprime un principio fondamentale in materia di “governo del territorio” è valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Tale sentenza richiama nella definizione del paesaggio quale valore “primario” alle sentenze n. 151/1986 e n. 182 e n. 183 del 2006, ed anche “assoluto”, se si tiene presente che il paesaggio indica essenzialmente l’ambiente (sentenza n. 641/1987).

[2] TAR Lazio, sez. I, sent. n. 1270/1989.

giovedì 9 aprile 2020

Pesticidi per uso non professionale, il MinSalute ne prolunga ancora la libera vendita

Ancora un colpo di spugna da parte del Governo rispetto alla tutela della salute e della biodiversità: il Ministero della Salute ha pubblicato sul proprio sito l'attesa nota informativa che salva quasi 500 registrazioni di agrofarmaci per hobbisti e piccoli agricoltori (un mercato che in Italia si stima abbia un valore di oltre 50 milioni di euro), una delle maggiori zone d'ombra proprio perché sottratta al controllo ed al possesso del certificato di abilitazione all'acquisto e all'utilizzo dei prodotti fitosanitari (il cosiddetto «patentino», che in futuro sarà finalmente indispensabile per acquistare ed usare  tanto i pesticidi quanto i prodotti ammessi in agricoltura biologica).

L'esigenza del "patentino per tutti" nasceva proprio dalla presa d'atto che l'utilizzatore non professionale non è sottoposto ad obbligo di formazione e non è comunemente in possesso di un'adeguata conoscenza dei potenziali effetti dannosi per la salute e per l’ambiente connessi all'uso di tali prodotti, non avendo neppure le necessarie competenze per una corretta applicazione di particolari misure di protezione dell’uomo e dell’ambiente che esulino dalle consuete pratiche di igiene e pulizia.

Tali prodotti sono immediatamente identificabili attraverso l’acronimo PFnPO, se destinati solo a colture ornamentali (ad esempio piante ornamentali in appartamento, balcone e giardino domestico e per il diserbo di specifiche aree all'interno del giardino domestico), e PFnPE, se destinati anche a colture edibili (ad esempio quelle destinate al consumo alimentare come pianta intera o in parti di essa, e per il diserbo di specifiche aree all'interno della superficie coltivata), posto in etichetta di seguito alla denominazione commerciale del prodotto e attraverso la frase posta di seguito al n. di registrazione: “Prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali con validità fino al (…)”.

Ma per effetto della Legge n.157 del 19 dicembre 2019, art.55-ter, la durata delle "Misure transitorie" previste dal DMn 33/2018, relativo ai prodotti fitosanitari per uso non professionale è stata prolungata di ulteriori 18 mesi (portando quindi l'utilizzabilità da 24 mesi a 42 mesi). 

Il termine del 2 maggio 2020 che figura nelle etichette dei prodotti consentiti, in via transitoria, per uso non professionale (PFnPO oppure PFnPE) è pertanto da intendersi automaticamente prorogato fino al 2 novembre 2021: salva dunque anche la vendita, dal momento che il Ministero ha chiarito che la presenza in commercio di tali prodotti anche successivamente al prossimo 2 maggio di prodotti che recano in etichetta il termine di validità, non costituirà dunque un illecito, fermo restando che l’etichetta sul prodotto in commercio dovrà essere conforme a quella pubblicata nella banca dati del Ministero della salute e consultabili immettendo il criterio di ricerca “Prodotti PFnPO” oppure “Prodotti PFnPE".

Le imprese devono provvedere all'aggiornamento dell’etichetta con inserimento della nuova data di validità, 2 novembre 2021, nell'ambito di eventuali successive procedure di modifica tecnica o amministrativa del prodotto che rendano necessaria la revisione dell’etichetta e la sua sostituzione.

giovedì 2 aprile 2020

Roma e ambiente, 5 domande insidiose a... Dario Pulcini

Rifiuti e pulizia delle strade, mobilità ed inquinamento, aree verdi e decoro sono da sempre criticità della Capitale. A cui si sono aggiunti i grandi problemi mondiali e la presa di consapevolezza della necessità di una maggiore sostenibilità: stili di vita, consumi, produzioni, salute.  
Dario Pulcini - Assessore all'Ambiente
Municipio V di Roma Capitale

Ma cosa sta cambiando a Roma rispetto a queste sfide vecchie e nuove, a cui si è adesso aggiunta anche l'epidemia da Covid-19? Fin dal 1978 i Gruppi Ricerca Ecologica sono spina nel fianco delle amministrazioni sulle tematiche ambientali, e da oggi avviamo un nuovo confronto a viso aperto con chi questa città la amministra o intende farlo in futuro. 

Le prime 5 domande (provocatorie ma, a nostro avviso, stimolanti) le abbiamo rivolte a Dario Pulcini, dinamico Assessore all'Ambiente del Municipio V di Roma Capitale. Che ovviamente ringraziamo per la disponibilità.



D. - Il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha lanciato la sfida della campagna #ricicloincasa (a cui ha aderito anche la nostra associazione GRE LAZIO), provando a cogliere l'occasione del restare a casa per provare a cambiare atteggiamento verso i consumi e superare la logica dell'usa e getta. Ma i romani hanno notato che in questo periodo la città è particolarmente pulita e la raccolta dei rifiuti estremamente efficiente. Come è stato possibile questo cambio di rotta? E cosa ci attende sul versante rifiuti, una volta terminata l'emergenza?

#ricicloincasa, la campagna social lanciata
dal Ministro dell'Ambiente Sergio Costa
R. - Gli attuali provvedimenti governativi che obbligano a permanere il maggior tempo possibile in casa e la chiusura di molte attività commerciali hanno provocato una diminuzione della produzione dei rifiuti. La riflessione che deve scaturire da questo fatto, che ha come conseguenza una città più pulita, a mio parere deve essere che il problema dei rifiuti è un problema tutto umano (in natura non esistono) e che sono proprio gli esseri umani a doverlo risolvere, innanzitutto producendone il meno possibile. D'altronde nella legislazione europea e in quella italiana, che la recepisce, nel trattamento dei rifiuti il primo punto è prevenire, quindi ridurre la produzione. Poi vengono riuso, riciclo e recupero. Nel 1988 i romani producevano in media 388 kg di rifiuti pro capite annui, oggi quasi 600 kg. Oltre ai costi che implica raccogliere e smaltire tale enorme mole di rifiuti, ci sono costi ambientali e quindi sanitari che sono ben maggiori, soprattutto a medio e lungo termine. Ogni cittadino oggi può approfittare di questa situazione di emergenza per riflettere se vuole lasciare alle generazioni future un pianeta vivibile o invivibile: e questo dipende dalle scelte di consumo che si fanno. 

Ha senso comprare 30 grammi di prosciutto in una confezione di 40 grammi di plastica?  È così difficile mettere un cestino sul balcone o in giardino in cui conferire i rifiuti organici (che rappresentano il 30% del totale) e produrre del fertilizzante naturale? Bere l’acqua del rubinetto invece che acquistarla in bottiglia di plastica, avendo la fortuna di averla potabile, è un sacrificio così elevato? 

Produrre rifiuti non è un diritto, garantire un pianeta vivibile è un obbligo etico e morale. Scelte consapevoli negli acquisti, fatte con attenzione, impegnandosi a conoscere l’impatto ambientale che hanno e gli scarti che producono, sono essenziali per garantire un pianeta vivibile, per permettere alla vita di esistere nel migliore dei modi. Oggi ci sono tante filiere virtuose: dai mercati contadini bio ai gruppi d’acquisto solidale, dai produttori diretti ai mercati rionali, in cui è possibile acquistare riducendo i rifiuti prodotti, l’inquinamento determinato dai trasporti, acquistare prodotti più freschi, coltivati con metodi a basso impatto ambientale di imprese che rispettano i diritti dei lavoratori, mantenendo la la ricchezza nel territorio. L’esempio per capire quest’ultimo fattore è semplice: io produco mele e tu produci pere; io ho bisogno di 10 euro di pere e tu di 10 euro di mele; se io acquisto le tue pere e tu le mie mele tutti e due abbiamo il prodotto che desideriamo e 10 euro in tasca. Il sostegno all'economia locale non può che essere di beneficio per tutti. La prosperità di una comunità dipende dai comportamenti delle persone che la compongono.

Sanificazione stradale operata da AMA
D. ...ed anche le strade della Capitale sono state oggetto di una pulizia "particolare": quali prodotti sono stati spruzzati? In mancanza di evidenze che le superfici calpestabili siano implicate nella trasmissione del CoViD-19, come confermato da Ispra e Iss, non si rischia forse di far inutili danni alla biodiversità nonché agli animali d'affezione?

R. - Ad AMA abbiamo dato indicazioni per scegliere un prodotto per il lavaggio delle strade e la sanificazione dei cassonetti del tutto non nocivo per l’ambiente: la scelta difatti è ricaduta su Micropan, un composto enzimatico e batterico, che facilita la biodegradazione delle sostanze organiche, del tutto naturale, efficace e conforme alle normative.

D. - Non si può affermare con certezza che vi sia un legame tra corovanirus e climate change, ma potrebbe esserci un'interconnessione tra l'inquinamento e la diffusione della pandemia da Covid-19. A Roma la situazione nel quadrante est è da anni particolarmente critica, sia per i roghi tossici sia per le attività industriali: la crisi che stiamo vivendo sarà da stimolo verso scelte maggiormente sostenibili?

R. - L’iterconnessione tra la salute umana e quella dell’ambiente (di cui siamo parte integrante) è ormai accertata da tempo da tutta la comunità scientifica. Un recente report divulgato dal WWF denominato “Pandemie e distruzione degli ecosistemi” dimostra con dati scientifici che la correlazione tra la diffusione di alcune malattie infettive e l’impatto sull'ambiente delle attività umane è indubbio. I cosiddetti roghi tossici nel Municipio, grazie ai nostri numerosi interventi, sono nettamente diminuiti, sia grazie al maggior presidio da parte delle forze dell’ordine in luoghi strategici, sia rimuovendo tonnellate di rifiuti che abbiamo trovato sparsi per tutto il territorio, sia grazie ai nuovi strumenti di controllo, videocamere e fototrappole che abbiamo installato e stiamo installando. Il lavoro non è ancora concluso, ma posso dire che non ci sono più discariche abusive in aree pubbliche, ad esclusione dei rifiuti sotterrati al Parco di Centocelle, a seguito degli interventi di chiusura del 2010 dei due più grandi campi RSC d’Europa, il Casilino 700 e 900. Abbiamo provveduto alla rimozione di tutti i rifiuti in superficie nel 2018. Con ulteriori 500.000 euro fondi stanziati, grazie al lavoro congiunto con la Direzione Rifiuti del Dipartimento Tutela Ambientale, che ha sottoscritto un accordo con il Provveditorato alle Opere Pubbliche, provvederemo anche a togliere quelli interrati. Mi auguro comunque che, a distanza di 10 anni, la magistratura faccia presto luce sulle responsabilità dell’amministrazione e degli organi di governo dell’epoca al riguardo. Come è possibile che nessuno abbia visto nulla, mentre tonnellate di rifiuti venivano interrate? Come è possibile che chi ha visto non abbia denunciato? All'ultima Commissione capitolina congiunta Ambiente e Cultura sul Parco di Centocelle del 17 febbraio 2020 ho chiesto ai due politici presenti, Francesco Figliomeni di FDI, all'epoca consigliere municipale e oggi vice-presidente dell’assemblea capitolina, nonché a Alessandro Moriconi, ex assessore e consigliere municipale, cosa fecero al riguardo: nessuno dei due ha risposto. 

Per ciò che concerne invece le produzioni industriali ho chiesto alle autorità competenti i controlli per verificare il rispetto della normativa. Di certo c’è bisogno di un cambiamento di mentalità e culturale, sia nel consumo da parte dei cittadini (che deve divenire uso consapevole) sia da parte delle industrie e delle imprese: per questo ho elaborato il piano d’azione municipale sull'ambiente “Comincio io”, in cui ho inserito le azioni e i comportamenti virtuosi che possiamo adottare, ad ogni livello e per ogni settore della comunità, per la sostenibilità ambientale. Credo vada fatta una riflessione comunque sull'intero sistema economico dominante: la ricerca del profitto e la crescita infinita sono paradigmi di un modello i cui sostenitori considerano fonte di benessere, ma che sono stati smentiti oggettivamente dalla realtà dei fatti che viviamo. Oggi al centro delle scelte politiche a mio parere va messa la qualità della vita e non più la crescita economica. Non può più essere il PIL l’indicatore del benessere di una nazione, di una comunità. Abbiamo tutti gli strumenti tecnologici e scientifici per costruire una società prospera, solidale, equa. Serve una rinnovata volontà determinata da una mentalità nuova, fondata sui concetti di interdipendenza e sostenibilità ambientale, solidarietà e cooperazione. Il riduzionismo e il pensiero convergente dei secoli passati e ancora oggi dominante nella mentalità dei più, è superato, ha dimostrato ampiamente tutti i suoi limiti: oggi serve un approccio sistemico e un pensiero divergente per superare le sfide della nostra epoca ed evolvere come comunità umana. Perché il paradiso qui sulla terra può già esistere, si tratta solo di divenire consapevoli delle scelte corrette da prendere per realizzarlo.

D. - Da quando è iniziata l'emergenza, il Governo ha attuato misure restrittive in tutto il paese: i livelli di smog sembrano essersi attenuati ed anche a Roma è stata evidenziata una riduzione del biossido di azoto, un inquinante legato principalmente agli scarichi degli autoveicoli. Tuttavia, come anche l'Arpa Lazio ha confermato, i valori di Pm10, di Pm2,5 e di anidride solforica (legati più al riscaldamento domestico ed alle attività industriali) non sembrano aver subito riduzioni, ed anzi in alcuni giorni sono in aumento. Quale insegnamento trae, da Amministratore, rispetto al modello di Capitale che immaginate di dover (e poter) realizzare?

R. - Entro l’anno concluderemo i lavori della ciclabile su Via Prenestina, abbiamo aperto la stazione metro C di San Giovanni collegandola quindi alla Metro A. Abbiamo acquistato centinaia di nuovi autobus salvando una società, ATAC, che tutti davano per spacciata. Stiamo insomma investendo nella mobilità sostenibile, come da programma politico. Però i cittadini devono seguirci su questa strada, se vogliamo rapidamente ridurre gli inquinanti prodotti a Roma e migliorare quindi la qualità della vita nella città. Di recente ho chiesto ai cittadini di attenersi ai 20 gradi imposti dalla legge per i riscaldamenti negli uffici, nei negozi e nelle abitazioni, proprio constatando che la diminuzione del traffico veicolare ha ridotto l’inquinamento, ma ancora non a sufficienza. 

Ci sono poi anche le condizioni climatiche ovviamente che influiscono, ma la direzione deve essere verso un maggior efficientamento energetico degli edifici e quindi una riduzione dei consumi. Noi stiamo iniziando dall’efficientamento energetico delle scuole e degli edifici pubblici, con progetti a breve, medio e lungo termine proprio per tale ragione. In questi 3 anni abbiamo piantato centinaia di alberi su tutto il territorio, grazie anche ad associazioni e cittadini virtuosi e proseguiremo senza sosta, visto che in pochi decenni abbiamo ridotto il patrimonio arboreo planetario del 50%, passando da 6.000 miliardi di alberi a 3.000. Gli alberi e il verde non hanno una funzione meramente estetica, ma ecosistemica, assorbendo diversi inquinanti e purificando l’aria. 

Sto lavorando molto su questo nuovo concetto del verde urbano, con progetti anche innovativi, come “Il Sogno Trasformato” a Parco G. De Chirico, i cui lavori inizieranno a breve, il più grande progetto in Europa con fondi pubblici di riqualificazione del verde ispirato ai principi della permacultura. Continueremo poi con le iniziative culturali legate all'ambiente che abbiamo istituzionalizzato, giunte al quarto anno: la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, FESTAM, il festival sull'ambiente del Municipio V, il più grande festival sull'ecologia mai realizzato a Roma.

D. - Manca poco più di un anno alla fine della sindacatura di Virginia Raggi: a suo avviso, da un punto di vista ambientale quali sono i principali risultati raggiunti (sia a livello di Campidoglio che municipali) e quali i rammarichi per quanto non si è riuscito a fare?

R. - Abbiamo trovato una città in macerie: la frase che ripeto più spesso ai cittadini, ai miei collaboratori e colleghi è “ancora non abbiamo trovato una sola cosa fatta bene nel Municipio”. Perché questa è la realtà. Abbiamo utilizzato buona parte del nostro tempo a risolvere i danni creati nel passato, di una città che non sembra proprio essere stata governata o che comunque è stata governata da una politica che non ha messo al centro la qualità della vita dei cittadini, ma interessi personali o privati e azioni determinate dall'unico obiettivo di accaparrarsi voti. Noi non abbiamo agito così. Abbiamo sistemato il bilancio, approvato per tempo e in ordine, liberando così risorse importanti per gli interventi strutturali sul territorio. Il bilancio municipale, per fare un esempio concreto, è passato da 1 milione di euro di investimenti nel 2016, quindi prima del nostro arrivo, ai 10 milioni del 2020, con un aumento costante anno dopo anno. Solo per il settore ambientale siamo passati da zero euro ad oltre un milione di questo anno. I fondi per la manutenzione ordinaria del verde municipale, che è principalmente verde scolastico, sono passati dai 50.000 euro del 2016 al 620.000 euro di questo anno, con un aumento costante. Abbiamo potenziato l’ufficio del verde municipale, da due dipendenti a sei. Sto facendo effettuare le verifiche di stabilità di tutte le alberature, perché non erano mai state fatte prima, per garantire la sicurezza e la pubblica incolumità.
Parco Caduti di Marcinelle dopo la manutenzione
Non c’era programmazione, pianificazione e su questo ho lavorato. Ora abbiamo una programmazione accurata per il verde, sia per la manutenzione ordinaria che straordinaria. Su quest’ultima partiranno a breve i lavori della gara da 400.000 euro dei fondi 2019, su diverse aree del territorio stabilite con direttiva di giunta e già ho pianificato le aree per la straordinaria del 2020, da 600.000 euro su cui stiamo confrontandoci con la maggioranza. Abbiamo rifinanziato i lavori per il secondo stralcio del Parco di Centocelle, per un importo di 2.400.00 euro, stiamo progettando il polo espositivo mussale, perché possa diventare finalmente un parco archeologico a tutti gli effetti. Non abbiamo rinnovato le licenze alle attività di auto demolizione presenti, prive dei requisiti oggettivi e soggettivi, grazie all'ottimo lavoro svolto congiuntamente con la Direzione Rifiuti del Dipartimento Tutela Ambientale. Partiranno questo anno i lavori di restauro delle rilevanze archeologiche di Villa Gordiani, per un importo di 1.200.000 euro. Abbiamo già abbattuto immobili abusivi anche contenenti amianto nella villa e proseguiremo anche questo anno, per darle il lustro e la dignità che merita. 

La riqualificazione del verde, dei parchi, dei giardini, è un nostro obiettivo fondamentale. Abbiamo portato l’illuminazione al Parco Delle Energie e al Parco Biavati e stiamo lavorando per illuminarne altri, sempre con impianti a basso consumo. Partiranno a breve i lavori a Parco De Chirico del progetto “Il Sogno Trasformato”, partiremo con gli orti urbani in questo primo stralcio di lavori, per un importo di 250.000 euro stanziato nel 2019. Abbiamo già finanziato il secondo stralcio di lavori per altri 250.000 euro. Sul fronte rifiuti abbiamo pianificato l’avvio del nuovo modello di raccolta porta a porta tecnologico (primi in Europa tra le capitali) su diverse zone e quartieri, ci auguriamo di poter iniziare questo anno, essendo slittato rispetto alla programmazione che avevamo stabilito. Abbiamo attivato il nuovo modello di raccolta porta a porta per le utenze non domestiche, passando da 1.000 servite a 6.000. Abbiamo inserito anche le strade private aperte al pubblico transito nelle vie in cui devono essere eseguiti i servizi di pulizia da parte di AMA, inspiegabilmente escluse nel contratto 2016-18 che abbiamo ereditato. Consideriamo che il 40% delle strade del Municipio V sono strade private aperte al pubblico transito che non ricevevano alcun servizio di pulizia. 

Abbiamo acquisito al patrimonio comunale Parco Prampolini e Parco Casale Rosso, aumentando il verde pubblico: era da oltre dieci anni che i cittadini attendevano l’acquisizione. Abbiamo recuperato l’area verde di Via Anagni, in cui volevano fare l’ennesimo parcheggio interrato, ma erano 13 anni che, con la ditta fallita, non si era fatto nulla. Stiamo realizzando una nuova area verde. Sono intervenuto con l’Ufficio Aree Ludiche del Dipartimento Ambiente per riqualificare, mettere in sicurezza e programmare interventi per tutte le 35 aree ludiche presenti, che erano in condizioni indecorose. Ne stiamo per creare 8 nuove, ne abbiamo già realizzata una nuova con anche il campo sportivo, in collaborazione con il CONI, a Tor Tre Teste. Abbiamo messo a dimora centinaia di alberi e di nuove essenze, nei parchi, nei giardini, nelle aiuole, nelle scuole, anche in collaborazione con cittadini e associazioni. Abbiamo sistemato la maggior parte delle panchine dei parchi e delle strade, centinaia, insieme ai cittadini, agli attivisti del M5S e al Servizio Giardini: abbiamo lavorato anche personalmente insieme ad alcuni consiglieri, Monia Maria Medaglia Vice-presidente della Commissione Cultura, Scuola e Sport, Alessandro Stirpe Presidente della Commissione Cultura, Scuola e Sport, per sistemare le panchine. E proseguiremo anche questo anno, per finire di sistemarle tutte. Abbiamo acquistato 270 nuove panchine in cemento che metteremo nelle aree verdi e sui marciapiedi a breve, 46 bici elettriche che stiamo dando in gestione ad enti del no profit, con regolare bando, per promuovere il territorio attraverso tour culturali, naturalistici, archeologici, enogastronomici tramite la mobilità sostenibile. Abbiamo acquistato come Municipio 170 stalli per le bici nuovi che posizioneremo a breve, oltre a quelli che abbiamo già installato con il Dipartimento. Stiamo per installare i primi apiari pubblici d’Italia a Parco De Chirico, grazie ad un lavoro complesso che abbiamo portato avanti con la Commissione Cultura e con la Commissione Ambiente municipali. E non ci fermeremo solo a quel parco. Grazie al lavoro congiunto con il Presidente Alessandro Stirpe e la vice Monia Maria Medaglia della Commissione Cultura e l’Assessore alle Politiche Culturali Maria Teresa Brunetti abbiamo istituzionalizzato la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile (SEMS), la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, con decine di iniziative e laboratori in tutto il territorio, coinvolgendo imprese, associazioni, scuole e cittadini, questo anno entrambe alla quarta edizione. Abbiamo realizzato il primo festival sull'ambiente del Municipio, FESTAM, il più grande festival sull'ambiente mai realizzato a Roma, con film, presentazioni di libri, concerti, piantumazioni partecipate, progetti di riuso e riciclo, laboratori e molto altro. Questo anno sarà alla sua quarta edizione. Con la Vice Presidente della Commissione Scuola Monia Maria Medaglia abbiamo effettuato sopralluoghi in tutte le 46 scuole comunali, nidi e infanzia, per rilevare le criticità e gli interventi necessari, sia per le aree esterne e a verde, che per gli interni. Grazie a questo lavoro stiamo per installare nuovi giochi nelle scuole che abbiamo già acquistato, con l’utilizzo di colata in gomma anti-trauma, molto più facile da mantenere e che garantisce maggior sicurezza e durata rispetto ad altre soluzioni. Abbiamo già acquistato e installeremo diversi nuovi gazebo nelle scuole e abbiamo già piantato diversi nuovi alberi da frutto, per far sì che le aree esterne diventino sicure e idonee ad attività ecopedagogiche, in collaborazione con le POSES e le educatrici. Sempre nelle scuole stiamo per riqualificare diverse aree verdi con 200.000 euro di fondi per la manutenzione straordinaria 2020, insieme al Centro di Educazione Ambientale del Municipio, inserendo anche nella progettazione anche i giovani del Servizio Civile. Stiamo per realizzare il primo Centro di Cultura e Educazione Ecologica e Ambientale di Roma (CREA), dentro Villa Gordiani, recuperando degli immobili abusivi con coperture in amianto, che stiamo per rimuovere a breve.

Nessun rammarico quindi, il nostro lavoro di 4 anni è stato nettamente superiore sia nella quantità che nella qualità a quello di tutti i nostri predecessori degli ultimi 30 anni messi insieme. E tutto con gare regolari, senza affidamenti diretti o somme urgenze, lavorando anche personalmente con spirito di servizio nei confronti della cittadinanza. Roma e il nostro Municipio stanno inesorabilmente arrivando ad una normalità che non c’era prima. C’è ancora da fare, ma quello che ci hanno chiesto i cittadini, ossia la manutenzione ordinaria e dove necessario straordinaria, la stiamo portando avanti, per ciò che concerne gli spazi verdi e per il settore ambientale, su tutto il territorio, dialogando costantemente con la comunità, con costanza e perseveranza.