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martedì 26 marzo 2019

Via Francigena nel Lazio, dai Gre la proposta di una cabina di regia


La Via Francigena è stato un itinerario utilizzato dal VII al XIII secolo: prima una via per i pellegrini diretti a Roma (e da qui, poi, verso i porti di imbarco per la Terra Santa), poi un veicolo per gli scambi economici e culturali. Il Lazio e Roma furono il punto di arrivo di questo percorso da nord, ed il punto di partenza verso il Mediterraneo orientale.
 
Sebbene ricostruire per intero il percorso esatto è praticamente impossibile, riteniamo che i soggetti amministrativamente deputati al governo dei "luoghi", ovvero dei territori attraversati da quella che fu la Via Francigena, debbano adoperarsi per riscoprire questa esperienza storica valorizzandola attraverso il turismo sostenibile.
 
Nel Lazio purtroppo questo processo sta avvenendo in maniera scoordinata e non continuativa, senza porre al centro i reali obiettivi individuati dal Consiglio d’Europa, che ha individuato l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) quale soggetto abilitato ufficialmente al dialogo con istituzioni europee, regioni, collettività locali per promuovere i valori dei cammini e dei pellegrinaggi, partendo dallo sviluppo sostenibile dei territori attraverso un approccio culturale, identitario, turistico.
 
Luca De Felice interviene al forum regionale Via Francigena
Per questo riteniamo che i soci laziali dell'AEVF  debbano promuovere la costituzione di una cabina di regia che coinvolga in primis i soggetti associativi riconosciuti come "Amici dell'AEVF" (tra cui i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio, che svolgono attività in sostegno del progetto complessivo di valorizzazione delle Vie Francigene e che hanno sottoscritto con l'associazione un protocollo di intesa) e che magari coinvolga in questo processo i vari stakeholder.
 
Intanto sta proseguendo la progettazione delle eco-escursioni 2019, che - dopo l'edizione 2018 intitolata "I percorsi dell'identità" - quest'anno non poteva non essere: "I cammini spirituali: attraverso la via Francigena".

Restate collegati :)

lunedì 25 marzo 2019

Rocca Cencia e Salone, due simboli di un approccio da cambiare

Rocca Cencia, fuoco e fiamme dal Tmb di AMA
In una sola serata altri due roghi di vaste proporzioni hanno avvelenato l’aria del già provato quadrante Est: prima l’impianto Tmb di Rocca Cencia, poi il campo rom di via di Salone. In entrambi i casi si sospetta che gli incendi siano stati di origine dolosa. 

Il che avvalora quanto i Gruppi Ricerca Ecologica sostengono da tempo, ovvero che l’approccio alla gestione dei rifiuti ed alle problematiche ambientali vada immediatamente cambiato: «i due episodi rappresentano, infatti, due facce della stessa medaglia – sostengono i Gre Lazio - da un lato quella di un’Amministrazione che tra continui insuccessi si affanna a tentare di trovare una soluzione alle decine di tonnellate che ogni giorno i romani producono ma rifugge dall’unica scelta che possa condurre a qualche successo, ovvero la raccolta differenziata spinta; dall’altra quella dello smaltimento illegale di rifiuti urbani, speciali, pericolosi e tossici, accumulati su un’area di almeno 19 ettari, ovvero 190.000mq, nell’indifferenza più totale delle istituzioni nonostante la mappatura da noi effettuata ed inviata a tutti i livelli e liberamente consultabile da chiunque al seguente link: https://bit.ly/2F41J2Z

«Sono infatti 125 i siti di sversamento da noi censiti - affermano i GRE – tra cui ben 16 discariche abusive, inclusa quella a ridosso del campo rom di via di Salone: ma perché le Istituzioni si ostinano a non voler ripristinare le minime condizioni di salvaguardia della salute e tutela dell’ambiente? Perché si acconsente a far accumulare illegalmente montagne di rifiuti? Quali interessi ci sono? La situazione nel quadrante Est di Roma Capitale non è più sostenibile, ed anche i dati epidemiologici del servizio regionale confermano l’incidenza di patologie gravi e mortali in misura ben superiore alla media della Regione Lazio: adesso chiediamo che ARPA monitori attentamente gli inquinanti diffusi nell’aria da questi due incendi, come fatto nel caso del Tmb Salario o della Eco-X di Pomezia».

I GRE non fanno sconti anche su Rocca Cencia: «quell’impianto è sbagliato e non avrebbe mai dovuto sorgere, rappresentando esclusivamente il sogno visionario di chi forse aveva interesse esclusivamente a far ‘circolare’ i rifiuti in giro per l’Italia a peso d’oro pagato dai romani e dall’Amministrazione Capitolina. Da anni siamo vicini ai comitati di quartiere che denunciano le irregolarità, le emissioni, i misteri di uno stabilimento che tra l’altro è più impenetrabile di una caserma nonostante sia funzionale ad un servizio pubblico così sensibile come la gestione dei rifiuti solidi urbani. Ed adesso siamo vivamente preoccupati perché uno stop di Rocca Cencia potrebbe o far ripiombare la città del caos delle mancate raccolte o riportare sulla scena soluzioni che speravamo fossero state abbandonate da tempo, ovvero il conferimento in discarica».

venerdì 22 marzo 2019

Contratti di fiume, il 9 aprile tavolo tecnico

L’Osservatorio Nazionale dei Contratti di Fiume del Ministero dell’Ambiente ha organizzato un incontro tecnico su "LA PARTECIPAZIONE PUBBLICA NELLA GESTIONE DEI CORPI IDRICI - Il coinvolgimento dei portatori di interesse nei Contratti di Fiume".

L'iniziativa, che si svolgerà martedì 9 aprile 2019 a partire dalle ore 9:00 e fino alle 17:00 presso il Centro Congressi Fontana di Trevi (sito a Roma in Piazza della Pilotta, 4), è organizzata dall’Osservatorio Nazionale dei Contratti di Fiume, è volta all’approfondimento del tema della partecipazione pubblica nella gestione dei corpi idrici, con particolare riferimento ai processi di governance dei Contratti di Fiume.

L’evento intende favorire lo scambio di esperienze e il confronto tra vari soggetti pubblici e privati ed è articolato in sessioni plenarie e tre sessioni parallele tematiche, organizzate in tavoli di discussione con l’ausilio di facilitatori sui seguenti aspetti connessi alla partecipazione nei processi di Contratti di Fiume:
  • analisi e messa in rete dei portatori di interesse;
  • informazione e comunicazione;
  • partecipazione e responsabilità.
L’incontro è finalizzato, inoltre, all’acquisizione di spunti e informazioni per la definizione di un documento di indirizzo sull’argomento. La partecipazione attiva ai tavoli di discussione rappresenta, quindi, un’occasione per contribuire ai lavori dell’Osservatorio Nazionale dei Contratti di Fiume.

I Gruppi Ricerca Ecologica saranno presenti.

giovedì 21 marzo 2019

I vantaggi del riciclaggio di carta e cartone: ricapitoliamo #differenziAMOci 21/28


mercoledì 20 marzo 2019

I vantaggi del riciclaggio di carta e cartone: l'energia #differenziAMOci 20/28

#differenziAMOci 20/28

Oltre ad un enorme risparmio di acqua, il riciclo è estremamente vantaggioso anche rispetto all'energia. Produrre una tonnellata di carta da fibra vergine richiede 7.600 kWh di energia, mentre partendo da carta riciclata questi valori si riducono del 64% (2.700 kilowatt). 

La quantità di carta raccolta e riciclata dalle famiglie italiane equivale al risparmio energetico del blocco del traffico per 6 giorni e 6 notti, auto, camion, mezzi pubblici compresi: secondo le stime dell’Agenzia statunitense EPA (United States Environmental Protection Agency) il riciclo della carta riduce del 74% l’inquinamento atmosferico. 

Anche l'analisi comparativa rispetto a modalità differenti di trattamento dimostra la vantaggiosità: infatti l'energia che si risparmia riciclando la carta è molta di più di quella che si produrrebbe bruciandola e, di conseguenza, le emissioni di CO2 (che sono tra le principali responsabili dell'effetto serra) si riducono a circa la metà: si stima che il riciclo di una tonnellata di carta e di cartone determina un risparmio di circa 210 kg CO2 eq. (risultanza della differenza tra le emissioni generate dalla produzione di carta e cartone utilizzando come materia prima la carta da macero, e quelle che sarebbero state generate utilizzando fibre vergini).

Anche il mancato smaltimento in discarica produce un sensibile risparmio delle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, pari a ben 1.098 kg CO2 eq. In una parola, per ogni tonnellata di prodotti cellulosici avviati a riciclo si realizza un taglio di ben 1.308 kg CO2 eq.

Riportati questi dati alle reali proporzioni della raccolta differenziata nel nostro paese si verifica che la riduzione di potenziali emissioni nocive per l'atmosfera raggiunge un totale di ben 1,9 milioni di tonnellate, pari a circa lo 0,37% di tutte le emissioni di CO2 eq. italiane. 

Via Francigena, se ne parla a Formello

L'Assessorato alla Cultura e Tradizioni del Comune di Formello (Rm) e Formae Srl Impresa Sociale hanno organizzato per il giorno Lunedì 25 Marzo 2019 alle ore 16:00 presso Palazzo Chigi di Formello l'incontro "Forum della Via Francigena nel Lazio", che vuole essere anche un momento di racconto e programmazione.

L'incontro sarà caratterizzato dalla formula dello Speach Day e gli intervenuto potranno prenotare il proprio spazio di racconto: nei 5 minuti a disposizione si può raccontare un aneddoto, un'eccellenza, un menù, fare una proposta o una critica, raccontare una poesia o una piccola messa in scena che evidenzino la propria esperienza con la Via Francigena.

I Gruppi Ricerca Ecologica Lazio, Amici della via Francigena, saranno presenti.

martedì 19 marzo 2019

I vantaggi del riciclaggio di carta e cartone: l'acqua #differenziAMOci 19/28

 #differenziAMOci 19/28

L'Aniene è il motivo della storica presenza di cartiere a Tivoli
I principali vantaggi del riciclo, tuttavia, sianno nella fase produttiva. 

Storicamente le cartiere sono localizzate nei pressi di corso d'acqua proprio perchè questo è un fattore produttivo fondamentale per il ciclo produttivo. Nel tempo, tuttavia, l'utilizzo dell'acqua si è molto ridotto: oggigiorno nelle cartiere i cicli sono ‘chiusi’ mediamente al 90%. Questo vuol dire che le sia pur ingenti quantità d’acqua richieste per produrre la carta (riciclata o vergine) vengono riutilizzate per iniziare un nuovo ciclo di preparazione degli impasti: contrariamente a questa procedura, una cartiera prosciugherebbe un lago in breve tempo!
 
In macchina continua vengono utilizzati impasti fibrosi alla concentrazione di circa lo 0.2% pertanto per produrre una tonnellata di carta da fibra vergine richiede 440 mila litri di acqua , mentre partendo da carta riciclata questi valori si riducono del 99%: "appena" 1.800 litri. 

In pratica ogni kg di carta riciclata consente un risparmio di 438,2 litri d'acqua! Moltiplicando i kg di carta raccolta per 438,2 si ottengono quindi i litri risparmiati. 

Ogni cittadino italiano consuma in media 90.000 litri l’anno; dividendo i litri ottenuti per 90.000 si ottiene dunque il numero di cittadini il cui consumo annuo equivale all'acqua risparmiata. 

 ...e per finire, domani esaminiamo i vantaggi energetici


lunedì 18 marzo 2019

I vantaggi del riciclaggio di carta e cartone: le foreste #differenziAMOci 18/28

#differenziAMOci 18/28

La carta è un prodotto di natura organica: le materie prime da cui si ricava sono il legno e la carta riciclata. L'avvio a riciclo di carta e cartone consente di risparmiare risorse ed energia.

Ma quanto legno occorre? Un chilo di carta comune (come quella delle risme per stampante o fotocopiatrice) viene prodotto con circa 0,7kg di cellulosa. Un chilo di cellulosa viene prodotto con 0,0036 metri cubi di legno. Da un pino alto 15 metri e di diametro medio si ricava un metro cubo di legno.

Gli alberi da carta sono le conifere (pino, larice, abete) che forniscono fibre lunghe, e le latifoglie (pioppo, faggio, betulla) che forniscono fibre corte. Paesi ricchi di foreste, come la Svezia, la Finlandia o il Canada, sono i massimi produttori mondiali di paste di carta. Di contro, in paesi poveri di foreste come l'Italia si prediligono legnami di recupero a basso costo, come scarti di segherie, tronchi piccoli, cime, alberi a crescita rapida (es. pioppo).

Il 35% degli alberi abbattuti è destinato all’estrazione di cellulosa per poi produrre la carta: riciclare una tonnellata di carta di giornale permette un risparmio di circa una tonnellata di legno mentre è sufficiente produrre 70 kg di carta mandata al riciclo per evitare l’abbattimento di un albero. 


...domani vedremo il risparmio idrico

domenica 17 marzo 2019

Riciclaggio della carta, l'inchiostro che fine fa? #differenziAMOci 17/28

 #differenziAMOci 17/28
 
Cosa succede all'inchiostro una volta rimosso dalla carta?
Il processo di riciclaggio di materiali cellulosici prevede la rimozione di tutte le impurità: per ridurre il materiale fibroso in fibre elementari è necessaria la sua flottazione o spappolamento in acqua.
 
La pulitura del materiale fibroso avviene per via meccanica / chimica (generalmente impiegando una o più resine sintetiche scelte in funzione del tipo di carta da macerare e un solvente altobollente) e, da qualche tempo, per via enzimatica (ad esempio tramite l’uso di composti specifici come i surfattanti non ionici): tramite dei depastigliatori (il cui scopo è quello di sciogliere grumi o nodi di fibre che non si sono completamente aperti nella fase si spappolatura) e la successiva depurazione fine, i contaminanti chimici vengono separati dalle fibre a cui sono saldamente ancorati.
 
Oltre alle graffette,inchiostri, adesivi, resine e oli siccativi vengono intrappolati nella schiuma prodotta durante la disinchiostrazione. Per rendere più facile il loro allontanamento, è necessario che le particelle di inchiostro vengano agglomerate tra loro: a tal fine si ricorre a un processo chimico-fisco che si basa sul diverso grado di bagnabilità (idrofilia) delle particelle disperse nella massa. Un agitatore meccanico introduce aria nell’elemento rotante provocando la formazione di bolle. L’ambiente che si crea, favorisce, per le diverse proprietà superficiali, l’attrazione delle particelle inquinanti e dei pigmenti sulle bolle generate, favorendone il galleggiamento. Questo materiale viene raccolto e gran parte dell'acqua utilizzata vien recuperata e reimmessa in circolo.
 
Nel caso di disinchiostrazione per via enzimatica vi sono due metodi per liberare le particelle d’inchiostro dalle fibre: per idrolisi dei carboidrati come le cellulose e le pectine, oppure con l’idrolisi degli oli siccativi presenti negli inchiostri. Inoltre, anche gli enzimi degradanti della lignina e l’idrolisi dell’amido possono contribuire positivamente nel distacco delle particelle inquinanti. Quale conseguenza del miglioramento del distacco e la maggior efficienza della flottazione ottenuta con il trattamento enzimatico, può essere ridotto l’uso di chimici alcalini nel processo della disinchiostrazione con possibile riduzione dei costi.
 
Il materiale rimanente, che è ancora il 30% -50% di acqua, contiene anche fibre molto piccole che sono state lavate via dalla polpa durante il processo di disinchiostrazione: i fanghi inviati allo smaltimento e sottoposti a trattamenti che li rendano completamente inerti rispetto all’ambiente.

Lo smaltimento dei fanghi avviene attraverso il processo d’incenerimento, ottenendo calore, primaria fonte energetica per ogni cartiera. I residui della combustione che si ricavano vengono poi utilizzati per gli usi più disparati, come la realizzazione di sottofondi di drenaggio, la produzione di malte cementizie, ecc.
 
Il metodo di smaltimento scelto è anche in funzione del tipo di materiale. In un tipico impianto di disinchiostrazione, ogni 50 tonnellate secche di carta recuperata posta nel pulper, genereranno risulterà fino a 17 tonnellate secche di inchiostro, collanti e piccola fibra da smaltire.

sabato 16 marzo 2019

Di quanti tipi di "carta e cartone" si può parlare? #differenziAMOci 16/28

#differenziAMOci 16/28

Cosa si intende nell'aggregato definito "carta e cartone"? In primis si parla di cartone quando il peso per metro quadro supera i 220 grammi. Sostanzialmente le tipologie di prodotto sono tre: carta da giornale, carta da scrivere e da stampa, altra carta e cartone.

CARTA DA GIORNALE
E' una carta non patinata con almeno il 60% di pasta di legno meccanica e di solito con un peso tra i 40 e i 60 grammi per metro quadrato.

CARTA DA SCRIVERE E DA STAMPA
Viene utilizzata per differenti fini e si ottiene da miscele di pasta di legno. Incluse le carte usate per libri e periodici, rotocalchi, carte da parati, etichette, banconote, carta per fotocopie.

ALTRA CARTA E CARTONE
Include:
  • carte per usi domestici e sanitari (carta assorbente, carta iginenica, pannolini, tovaglioli): si ottengono da pasta di legno chimica, imbianchita o no, talvolta da un misto di carta straccia e pasta meccanica;
  • carte speciali sottili, si ottengono da pasta di legno chimica o meccanica, imbianchita o no, e talvolta dapaste contenenti lino, canapa o cotone: per la loro uniformità, assenza di fori, permeabilità e purezza chimica vengono usate ad esempio come carta carbone, carta per le sigarette o carta per le bustine da the;
  • carte e cartoni da involgere e da imballo, utilizzate princiapalmente ad uso alimentare;
  • carte e cartoni da costruzioni, ottenute dal raffinamento di materiali come pasta di legno, carta straccia, altra passa vegetalee  fibre minerali: hanno bassa conducibilità termica, resistono bene a umidità, fuoco, insetti e parassiti;
  • carte e cartoni non altrove specificati (tipo carta kraft, carta filtro, carte fotografiche)

(fonte: Daniele Bernabei - L'evoluzione del mercato mondiale della carta dal secondo dopoguerra a oggi)

venerdì 15 marzo 2019

Rifiuti, la mappa dei 122 siti inquinati a Roma est

Rifiuti a Via Salviati (foto di Roberto Torre)

Da anni si parla del quadrante Est di Roma come una nuova Terra dei Fuochi. Adesso i Gruppi di Ricerca Ecologica hanno provato a quantificare il fenomeno, e i risultati sono inquietanti: nei Municipi III, IV, V, VI e VII sono stati infatti individuati ben 122 siti che rappresentano delle vere e proprie bombe ambientali. Si va dallo sversamento di calcinacci all’abbandono di elettrodomestici, dallo smaltimento abusivo di amianto all’abbandono di fusti di vernici, fino ad arrivare a vere e proprie discariche abusive. La mappa, in continuo aggiornamento, è stata elaborata sulla base delle segnalazioni dei cittadini nonché dei rilevamenti direttamente effettuati dai volontari del GRE LAZIO, e si riferisce esclusivamente a quanto presente fuori terra ed è visibile: «complessivamente si parla di oltre 19 ettari, ovvero 190.000mq – si legge nella nota dei GRE - ma riteniamo che i numeri reali siano ancora più drammatici dal momento che oltre a quanto nascondono la vegetazione o i cavalcavia, andrebbero censiti anche i rifiuti interrati, come nel caso dei terreni adiacenti all’ex pastificio di via Collatina andato a fuoco e su cui oggi pascolano liberamente dei cavalli».

Il Codice dell’Ambiente prevede all’art. 255 comma 1 che la condotta di abbandono di rifiuti o deposito incontrollato di rifiuti o di immissione degli stessi nelle acque superficiali o sotterranee costituisce un illecito amministrativo punito con sanzione pecuniaria, mentre all’art. 256 comma 2 stabilisce che le medesime condotte qualora compiute da titolari di imprese o da responsabili di enti integrano un reato contravvenzionale punito alternativamente con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o dell’ammenda da 2 600 a 26 000 euro se si tratta di rifiuti non pericolosi oppure congiuntamente con arresto e ammenda di uguale entità se si tratta di rifiuti pericolosi. Il comma 3 dell’art. 256 inoltre sanziona l’illecito della realizzazione o gestione della cd. “discarica abusiva”, ovvero della discarica effettuata e gestita in assenza dell’autorizzazione prescritta dalla legge. 

Ma è la Cassazione ad aver chiarito in numerose sentenza la differenza tra discarica abusiva e illecito smaltimento è stato oggetto di ripetute interpretazioni: l’ultima sentenza della Suprema Corte è del 2018 (sez. III penale, sentenza del 31 gennaio 2018, n. 4573) ha tratteggiato in maniera piuttosto chiara gli elementi e le ragioni di fondo che connotano una discarica. In particolare “…l’abbandono differisca dalla discarica abusiva per la mera occasionalità, desumibile dall’unicità ed estemporanea della condotta – che si risolve nel semplice collocamento dei rifiuti in un determinato luogo, in assenza di attività prodromiche o successive – e dalla quantità dei rifiuti abbandonati, mentre nella discarica abusiva la condotta o è abituale – come nel caso dei plurimi conferimenti – o, per quando consiste in un’unica azione, è comunque finalizzata alla definitiva collocazione di una ingente quantità di rifiuti in loco”.

Sulla base di questa interpretazione, i GRE hanno individuato nella parte Est di Roma 106 tra micro-discariche o accampamenti dove i rifiuti vengono smaltiti tramite abbandono, più addirittura 16 aree in cui sembrerebbero configurarsi a tutti gli effetti – in base alla legislazione vigente ed alla giurisprudenza consolidata - delle discariche abusive. Gran parte delle aree è collocata a ridosso dei confini tra i Municipi o del fiume Aniene e dei fossi che vi si immettono (letteralmente in barba alla Direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE), ma la situazione è drammatica in particolare in alcune zone: «Nel Municipio IV abbiamo censito ben 54 siti di sversamento cui si aggiungono addirittura 6 potenziali discariche abusive estese complessivamente più di 8,5 ettari - affermano i GRE – si può quindi parlare di vera e propria emergenza in quanto oltre alle immissioni atmosferiche dei fumi prodotti dal continuo incendio dei rifiuti per differenti motivi, c’è anche un elevatissimo rischio di inquinamento dei suoli e della falda acquifera. Alcune zona sembrano letteralmente terra di nessuno, dove chiunque sversa quello che vuole: è il caso di via di Salone (da entrambi i lati della A24), di via di Tor Cervara (all’altezza di via Vannina, strada di collegamento con via Tivoli realizzata e mai aperta al traffico per diversi motivi), Ponte Mammolo o il tratto stretto tra la A24 e la TAV (dalla clamorosa situazione del campo nomadi di via Salviati che abbiamo portato finanche all’attenzione del Parlamento Europeo e dove finalmente sembrerebbe che qualcosa stia iniziando a muoversi, fino quasi alla stazione di via Prenestina)».

E la situazione è ai limiti dell’incredibile anche nel Municipio V, dove sono ben tre le aree in cui si può parlare di vere e proprie discariche abusive: «A ridosso delle attività di rottamazione di via Palmiro Togliatti – continuano i GRE – ci sono quasi 4 ettari in cui viene sversato di tutto: da anni i cittadini e i comitati di quartiere denunciano questa discarica in pieno Parco di Centocelle, ma a tutt’oggi la soluzione del problema e soprattutto la bonifica dell’area sono ancora lontane (sebbene confidiamo nella discussione approdata in Aula Giulio Cesare e calendarizzata per martedì 19 marzo). Come d’altronde nel caso degli immobili occupati e poi sgombrati di via Raffaele Costi e via Cesare Tallone, dove ci sono tutt’ora cumuli di rifiuti alti anche tre metri. Un’altra discarica l’abbiamo rinvenuta nel Municipio III, all’altezza dell’intersezione tra via Salaria e la Tangenziale Est, dove lungo le sponde dell’Aniene e a meno di 500 metri in linea d’area con la confluenza nel Tevere, c’è un’area di quasi mezzo ettaro in cui viene gettato di tutto, come anche in zona Val d’Ala. Nel Municipio VI i problemi sono principalmente legati al campo nomadi di via di Salone (dove, a ridosso del perimetro, sono accumulati rifiuti per un’area di oltre 1 ettaro e 20), ma tra via Ponte di Nona e via Massa di San Giuliano abbiamo rilevato numerosissimi punti di abbandono. Nel Municipio VII, oltre alla ben nota emergenza legata al campo nomadi La Barbuta (tra l’ippodromo di Capannelle e l’aeroporto di Ciampino) c’è un’intera zona a ridosso del capolinea Anagnina della Metro A in via Walter Procaccini in cui ci sono così tanti piccoli sversamenti da far apparire l’area quasi come una discarica»

La giurisprudenza ha precisato che una discarica può effettuarsi attraverso il ripetitivo accumulo nello stesso luogo di sostanze oggettivamente destinate all’abbandono o anche mediante un unico conferimento di ingenti quantità di rifiuti che faccia assumere alla zona interessata l’inequivoca destinazione di ricettacolo di rifiuti:  «è evidente che queste attività trovano una criticità negli insediamenti nomadi, sia autorizzati che non, ma di frequente è il sintomo ultimo e più evidente di vere e proprie attività illecite a carattere imprenditoriale che si celano a monte e che conducono all’ultimo atto dell’abbandono dei rifiuti su suolo pubblico o privato: piccole imprese che operano nel sommerso e che, quindi, poi non conferiscono nelle discariche o nei centri di stoccaggio o di recupero autorizzati abbandonandoli a ridosso della strada o in terreni abbandonati in prossimità di aree già degradate per motivi connessi a problematiche sociali. Il colpevole dell’abbandono è “tenuto alla rimozione, all’avvio a recupero e allo smaltimento dei rifiuti e al ripristino dei luoghi”, ma lo stesso obbligo ricade sul proprietario o conduttore dell’area, che spesso risulta essere proprio Roma Capitale, che in realtà subisce questi atti criminali: è un controsenso, perché ogni Sindaco ha l’obbligo di disporre “con ordinanza le azioni a questo fine necessarie e il termine entro il quale provvedere” in base all’articolo 192, comma 3 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n.152. Oltre al danno per il territorio e il rischio per la salute dei cittadini, l’Amministrazione Capitolina deve accollarsi anche i costi per eliminare i rifiuti, dovere tra l’altro derivante dall’obbligo di custodia connesso alla proprietà e appartenenza di strade e fondi. È per questo che la mappatura dei siti che abbiamo operato è in primis una denuncia rivolta alle Autorità politiche che per troppi anni si sono voltate da un’altra parte, non ponendo al centro delle proprie priorità la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini».

I Gruppi Ricerca Ecologica Lazio hanno infatti indirizzato una nota di notifica della mappa anche al Ministro dell’Interno, al Ministro dell’Ambiente, al Prefetto di Roma ed al Sindaco di Roma Capitale: «poiché riteniamo che gli Open Data favoriscano la presa di coscienza dell’opinione pubblica e la consapevolezza dei cittadini, esattamente come la trasparenza delle informazioni stimola il cambiamento di atteggiamento della Pubblica Amministrazione – continuano i GRE: per questi motivi abbiamo deciso di rendere disponibile la mappa liberamente a chiunque, così da poter ricevere anche contributi correttivi o integrativi. Per consultarla è sufficiente cliccare sul link:

Riteniamo che sia dovere delle Istituzioni intervenire per garantire – attraverso il pieno esercizio delle funzioni di vigilanza sul territorio - il rispetto delle norme, la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute dei cittadini: poiché infatti un numero così elevato di discariche clandestine, più o meno estese ma in un territorio tutto sommato limitato e in un’unica area amministrativa, non sbuca fiori dall’oggi al domani (e nemmeno in un paio di anni), sembrerebbe quasi che - esattamente come accaduto nella Terra dei Fuochi campana - negli anni sia stata permessa la devastazione del territorio consentendo impunemente lo sversamento di rifiuti pericolosi, speciali e tossici».