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venerdì 31 gennaio 2020

Per la Corte Costituzionale i Piani dei Parchi del Lazio possono essere approvati con silenzio-assenso


Il Consiglio regionale del Lazio con la legge regionale n.7 del 22 ottobre 2018, concernente “Disposizioni per la semplificazione e lo sviluppo regionale”, aveva modificato radicalmente l’articolo 26 (Piano dell'area naturale protetta) della legge regionale 6 ottobre 1997, n. 29, concernente “Norme in materia di aree naturali protette regionali”, introducendo una sorta di silenzio assenso nel procedimento di approvazione del Piano dell'area naturale protetta: tale meccanismo è stato ritenuto incostituzionale dal Consiglio dei Ministri in quanto l'articolo 25 della legge quadro sulle aree protette prevede che la Regione approvi ciascun Piano del parco formalmente, ed in tal senso ha deliberato il 21 dicembre 2018 proponendo impugnativa.

La giurisprudenza costituzionale, infatti, ha ripetutamente ricondotto la legge quadro alla materia «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» e quindi le Regioni devono adeguarvisi per non invadere un campo di esclusiva spettanza statale e venir meno al vincolo della tutela del patrimonio ambientale rappresentato dai parchi e dalle riserve naturali regionali.

La Suprema Corte, tuttavia, incredibilmente non ha rilevato nella modifica apportata dal Consiglio regionale del Lazio alcun meccanismo di approvazione del Piano delle Aree Naturali Protette in silenzio assenso. Ecco, pertanto, il confuso iter previsto dalla Regione Lazio e ritenuto legittimo:
  1. l'Ente Parco trasmette alla Giunta regionale il Piano adottato, le osservazioni ed il parere;
  2. la Giunta regionale esamina complessivamente tale documentazione (eventualmente modificandola o integrandola), si pronuncia sulle osservazioni pervenute ed emana la “Delibera di proposta della Giunta” al Consiglio regionale;
  3. il Consiglio regionale può esaminare e approvare la suddetta "Delibera di proposta della Giunta", oppure, trascorsi 120 giorni dall'iscrizione all'ordine del giorno dell'Aula, la proposta della Giunta diventa il provvedimento di approvazione del Piano.
La competenza dell'approvazione del Piano delle Aree Naturali Protette è pertanto assegnata congiuntamente sia alla Giunta che al Consiglio: indubbiamente un singolare unicum rispetto alle leggi delle altre Regioni che invece sono chiarissime.

E' evidente che il legislatore regionale voleva semplificare il procedimento di approvazione dei Piani delle Aree Protette, ma lo Statuto regionale ha impedito il pieno trasferimento di questa competenza esclusivamente alla Giunta regionale: infatti la legge statutaria 11 novembre 2004, n. 1, concernente “Nuovo Statuto della Regione Lazio”, e s.m.i. all’articolo 23 (Funzioni del Consiglio) comma 2 lettere f) e g) dispone che il Consiglio regionale delibera, ovvero approva, su proposta della Giunta, gli obiettivi generali di sviluppo economico-sociale della Regione ed i relativi piani settoriali ed intersettoriali, nonché il piano territoriale generale dell’uso e dell’assetto del territorio ed i relativi piani settoriali. Indipendentemente dalla creativa sentenza della Suprema Corte, pertanto, sui Piani delle Aree Naturali Protette del Lazio che non dovessero essere approvati dal Consiglio continuerebbe a pesare un gravissimo vulnus.

Ma leggiamo la sentenza:


mercoledì 29 gennaio 2020

Max Bianco tra i 22 Caschi verdi per l'Unesco

Il Ministro Costa con i Caschi verdi per l'Unesco
Pietro Massimiliano Bianco, famoso tecnologo ricercatore del Dipartimento Monitoraggio Tutela dell’Ambiente e Conservazione della Biodiversità Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che da tanto tempo collabora con i Gruppi Ricerca Ecologica, è tra i primi 22 ‘Caschi verdi per l’Unesco’, la task force ambientale frutto di un protocollo di collaborazione sottoscritto tra il MATTM (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) e l’ISPRA con l'obiettivo di garantire la salvaguardia e la valorizzazione dei siti Unesco tramite gli esperti qualificati che forniranno supporto nelle aree protette e nei territori italiani riconosciuti in ambito internazionale  nonché - come dichiarato stamattina dal Ministro Sergio Costa - in "tutti quei Paesi, soprattutto quelli più in difficoltà, come quelli dell’Africa Centrale, della fascia subsahariana del Sahel, le piccole isole del Pacifico e alcuni Paesi asiatici, che già ce li hanno chiesti. Noi pagheremo tutte le spese perché l’intento è di salvaguardare la natura, in Italia e nel mondo. Siamo i primi al mondo a farlo". 

In Italia invece sono già pervenute richieste di supporto da 7 soggetti gestori: si tratta di 4 Riserve MAB (Tepilora, Rio Posada e Montalbo; Cilento, Vallo di Diano, Alburni; Sila; Collina Po), 2 Patrimoni mondiali (Etna; Sito di Elea Velia; Parco Nazionale Cilento, Vallo di Diano e Alburni) e 1 Geoparco (Adamello Brenta). Il supporto riguarderà la definizione di piani di gestione, attività di salvaguardia e valorizzazione, di comunicazione ed educazione ambientale.

Il Ministro Sergio Costa
con il Direttore Generale Unesco, Audrey Azouley
Max (che è ecologo, naturalista, ricercatore, educatore) nell’ambito delle attività istituzionali di Carta della Natura partecipa da tempo alla realizzazione di numerose banche dati nonché all'aggiornamento delle stesse schede degli habitat di Carta della Natura ed alla realizzazione sperimentale di carte della Natura all’1:10.000. Inoltre è membro del Gruppo di Lavoro per l’attuazione della convenzione MATTM - ISPRA del 27 dicembre 2016, “Adempimenti connessi all'attuazione del Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari relativamente alle aree individuate ai sensi del Decreto del Presidente della repubblica del 13 marzo 1976, n. 448 “Esecuzione della convenzione relativa alle zone umide d’importanza internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici" (firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971).


Teorico delle reti neurali e della cooperazione multidisciplinare, Max Bianco ha acquisito competenze per la creazione di sistemi di interrelazioni personali in base alle competenze acquisite e nel rispetto dell’altrui persona e professionalità. Queste capacità si sono sviluppate attraverso la partecipazione a numerosi gruppi di lavoro in ambito ISPRA e APAT e, in precedenza, durante l’esperienza universitaria. Queste qualità sono state costantemente evolute grazie anche alla vasta esperienza nel campo dell’associazionismo, della divulgazione ambientale e della partecipazione a gruppi di lavoro su argomenti specifici. Ha acquisito in particolare capacità di coordinamento attraverso le attività svolte sulla moria delle api, sull’uso delle api come bioindicatori, nell’ambito del Progetto Funghi, del Progetto Carta della Natura, delle attività per la lotta ecocompatibile agli insetti molesti, per l’identificazione dei profili di rischio dei pesticidi, degli impatti sugli habitat naturali e della loro sostituzione con prodotti biologici. Inoltre come membro di numerosi consigli scientifici e direttivi di associazioni impegnate nel campo culturale e ambientale: attualmente è membro del Direttivo di PAN-Italia, del Comitato Tecnico Scientifico di Gruppi di Ricerca Ecologica Lazio, del Comitato Tecnico Scientifico del Gruppo Micologico dell’Etruria Meridionale dell’Associazione Micologica Bresadola ed è consulente di ISDE – Medici per l’ambiente e European Consumers. 



martedì 21 gennaio 2020

Monterano, solidarietà al Guardiaparco travolto e ferito

Domenica 19 gennaio un Guardiaparco della Riserva Naturale Monterano (che con i suoi 900 ettari in uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Romana costituisce un particolare connubio tra aspetti geologici, floristici, faunistici e presenze storiche), intervenuto con i colleghi per bloccare alcune moto da cross che circolavano furiostrada nell'area protetta (contravvenendo sia la legge regionale sulle aree naturali protette n. 29 del 1997 sia al divieto di circolazione sulla strada vicinale comunale il cui transito è riservato ai soli autorizzati), è stato intenzionalemente investito e travolto da uno dei motociclisti.

Il Guardiaparco ha riportato diversi traumi ed è al momento ricoverato in ospedale per le cure del caso: i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio gli esprimono la piena solidarietà e gli augurano una celere e piena guarigione.

Fortunatamente gli altri Guardiaparco sono riusciti ad impedire la fuga dell'aggressore, che, grazie alla collaborazione dei Carabinieri del Comando Stazione di Manziana, è stato prontamente arrestato e processato per direttissima presso il Tribunale di Civitavecchia.

I GRE ringraziano tutti i Guardiaparco del Lazio che con il proprio per prezioso lavoro contribuiscono ogni giorno alla conservazione, alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio naturale.

venerdì 17 gennaio 2020

Biomasse legnose, la pericolosità per la salute

Una ricerca pubblicata sul Lancet, estesa a livello mondiale negli ambienti urbani e rurali, ha stimato in circa 4,2 milioni ogni anno le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico, principalmente a causa del PM2,5. Secondo gli autori, la maggior parte delle morti premature avvengono in Asia (soprattutto in India e Cina) e sono dovute all’inquinamento causato dalla combustione di residui fossili (carbone); tuttavia, vi sono importanti emissioni dannose anche negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto a causa del traffico veicolare, della produzione energetica e industriale e delle attività agricole.
 
A settembre 2019, il dott. Ugo Corrieri, Coordinatore di ISDE-Medici per l'Ambiente per il Centro Italia, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Epidemiologia e Prevenzione lo studio "Le biomasse legnose non sono vere energie rinnovabili e il loro uso causa gravi effetti sulla salute": basandosi essenzialmente su dati ufficiali forniti dall’Agenzia ambientale europea (EEA), dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dal Gestore servizi energetici (GSE, società integralmente controllata dal Ministero italiano dell’economia), lo studio ha inteso mostrare come in Italia sia grande l’impatto sulla salute della popolazione dovuto alle emissioni di PM2,5 da parte della combustione di tutte le biomasse legnose, e come una parte non trascurabile di questo impatto sia dovuta alle centrali a biomasse incentivate con denaro pubblico per la produzione di energia elettrica. Si analizzano, inoltre, altri problemi che le biomasse causano all’ambiente e alla salute umana.

Ringraziamo il dott. Ugo Corrieri per averci inviato il seguente prezioso stralcio del suo studio (che ci sentiamo di condividere in toto), autorizzandoci alla divulgazione dello stesso:


1) le Biomasse sono gravemente climalteranti: per ogni kW ora di elettricità prodotta con biomasse legnose viene emessa 1,5 volte la CO2 emessa col carbone e 3 volte la CO2 emessa con gas naturale. Tale CO2 viene emessa in pochi secondi bruciando un albero di 100 anni e occorreranno altri 100 anni perché un nuovo albero (sempre che venga piantato!), crescendo, la assorba. E noi questo tempo non lo abbiamo: proseguendo con questo aumento, tra 100 anni le emissioni di CO2 avranno reso impossibile la vita umana sulla terra. Soprattutto, secondo il rapporto dell’8.10.2018, redatto a Incheon (Corea del Sud) dall’Intergovernmental Panel for Climate Change, IPCC (Gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), frutto di due anni di lavoro di 91 ricercatori di 44 paesi che hanno esaminato 6.000 studi e valutato 42.000 dichiarazioni di colleghi e governi, il riscaldamento globale supererà la soglia di +1,5 gradi nel 2030. Quindi sono disponibili solo pochi anni per invertire la tendenza e per diminuire significativamente le quantità di CO2 emesse in atmosfera non dobbiamo più bruciare combustibili fossili, e in primo luogo le biomasse legnose, che ne emettono più degli altri!
Oltre alle emissioni dirette della combustione, vi sono ulteriori importanti emissioni dovute al taglio e trasporto a distanza delle biomasse.
Infine, gli accordi internazionali prevedono che la biomassa importata per la combustione non venga conteggiata nel bilancio delle emissioni del paese importatore e ciò aggrava notevolmente il bilancio effettivo della CO2 emessa dalle nostre centrali.

2) soprattutto, le biomasse uccidono circa 20.000 italiani ogni anno. Il calcolo è semplice e preciso: l’Agenzia Ambientale Europea-EEA (Air Quality in Europe, Report 2018) attribuisce all’Italia (dati riferiti al 2015) 60600 morti precoci ogni anno per il PM2,5 atmosferico. Secondo ISPRA, circa la metà del PM2,5 è secondario e circa la metà è primario emissivo e sempre secondo ISPRA oltre il 68% del PM2,5 primario emissivo è emesso dalla combustione di tutte le biomasse solide (dalle stufe alle centrali). Le biomasse, quindi, causano con certezza circa 20.000 morti precoci ogni anno. Ci sono poi malattie e morti in più, difficili da stimare come numero, dovute alle emissioni di diossina e furani, mercurio, arsenico, IPA ecc. che vengono emessi bruciando legno. Una parte di queste morti precoci sono dovute alle emissioni di PM2,5 delle centrali a biomasse direttamente incentivate con denaro pubblico dal GSE (causando come minimo circa 1500 morti/anno), ma di fatto tutta la combustione del legno viene incentivata in vari modi (IVA agevolata ecc.) e ciò è assolutamente inammissibile. I dati sono costanti: ad esempio, l’Air Quality in Europe, Report 2019, da poco uscito, certifica una lieve diminuzione, cioè 58600 morti precoci/anno in Italia per PM2,5 (dati riferiti al 2016), ma ISPRA, che è avanti un anno rispetto all’EEA, nel suo “Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera 1990-2017, Informative Inventory Report 2019”, anch’esso da poco uscito, certifica che nel 2017 vi è stato un aumento del PM2,5 emissivo in atmosfera, totalmente dovuto alle emissioni delle biomasse, che sono incrementate del 9,4% ripeto al 2016, e di conseguenza si può prevedere che le morti precoci stimate per il PM2,5, nel prossimo Report EEA che sarà riferito al 2017, nuovamente per l’Italia aumenteranno.
Non è ammissibile che per le pressioni delle “lobby del legno”, cioè di AIEL (le industrie che producono plettes, caldaie, centrali a Biomasse ecc.) e degli Agronomi che traggono lauti guadagni dai progetti di taglio degli alberi, lo Stato Italiano debba incentivare la combustione del legno che uccide, dati alla mano, ogni anno oltre 20.000 suoi cittadini: quando ad esempio l’uso del gas naturale, che produce 2.000 volte meno pm2,5, produrrebbe 2.000 volte meno morti precoci, cioè 10 (dieci) morti/anno anziché ventimila!
Ed è parimenti inammissibile che la Società pubblica partecipata “Ricerca Sistema Energetico, RSE S.p.A.”, in data 25/11/2019 su un dossier concernente “Energia delle Biomasse legnose” possa impunemente sostenere tesi opposte alle concordi evidenze scientifiche affermando a) che le emissioni di CO2 delle biomasse siano “del tutto equivalenti al fotovoltaico (clamoroso falso, come vedasi sopra); b) che le emissioni di particolato siano drasticamente ridotte dai filtri a maniche (è vero l’opposto: ISPRA, nell’Italian Emission Inventory 1990-2017: Informative Inventory Report 2019 riferito alle emissioni 2017, da poco pubblicato, mostra come nel settore M2, composto al 99% dalla combustione di tutte le biomasse legnose, le emissioni di PM2,5 siano aumentate di quasi il 10% rispetto al 2016 e direttamente, sempre ISPRA ha comunicato come il fattore di emissione attuale delle biomasse legnose sia 388 g di PM2,5 per ogni Gj di energia prodotto (312g/Gj le centrali a biomasse), a conferma del fatto, anch’esso scientificamente verificato, che le dimensioni delle polveri sottili emesse dal legno siano dell’ordine della nanoparticelle (diametro dell’elica del DNA), che nessun filtro è in grado di trattenere. Non è possibile che interessi economici debbano portare ad affermazioni false da parte di società partecipate dallo Stato, tacendo inammissibili rischi per la vita delle persone!

3) Senza incentivi, produrre energie da biomasse può essere antieconomico e l’energia utilizzata può addirittura superare l’energia prodotta! Lo dimostrano vari studi che riporto nel mio articolo allegato.

4) Le biomasse comportano rischi di incendi e di infiltrazioni mafiose. Secondo il Procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo e il Capo della Protezione civile regionale calabrese Carlo Tansi (Avvenire.it del 9.8.2017), dietro gli incendi nel Parco della Sila ci sono aziende forestali, che riforniscono di legname le centrali elettriche a biomasse: gli alberi bruciati mantengono un 70% di potere calorico e vengono cippati e bruciati nelle centrali, mentre senza incendi, essendo in un Parco nazionale, nessuno avrebbe potuto toccarli.

5) Le biomasse sono responsabili del taglio generalizzato degli alberi. Stanno causando la distruzione delle nostre foreste e delle alberature delle nostre città. Il consumo italiano di biomasse forestali vergini, secondo GSE (2017), tra elettrico e termico è circa 52 Mton/anno mentre secondo ENEA (2017) disporremo “solo” di 26 Mton/anno di biomasse vergini: la metà! Per mantenere accese le centrali stiamo deforestando e tagliando alberi dappertutto con le più varie motivazioni, ovviamente surrettizie…

6) Cominciamo ad avere anche evidenze scientifiche dirette di danni alla salute: danni respiratori, neurotossici e aumento del rischio cancerogeno sono mostrati nei lavoratori e negli abitanti vicino alle centrali a biomasse da vari studi scientifici, che riporto nel mio articolo allegato.

Biomasse a via Prenestina, i GRE ammessi alla Conferenza di Servizi

La Regione Lazio ha comunicato che i GRE potranno partecipare all'eventuale Conferenza di Servizi in merito alla alla proposta di allocazione di un impianto a biomasse al civico 1280 di via Prenestina, tra i quartieri Colle Prenestino e Colle Monfortani ed immediatamente a ridosso dell'Istituto Tecnico Agrario Statale Emilio Sereni, presentata da un imprenditore privato.

Insieme a noi ci saranno anche il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona (con il quale abbiamo collaborato alla preparazione delle osservazioni ostative al progetto), il Comitato di Quartiere Colle Monfortani, l'Associazione Case Rosse 2014 ed il Comitato Raccolta Fondi per la Tutela della salute e dell'Ambiente del VI Municipio di Roma.

La data della Conferenza non è stata ancora fissata e ci verrà tempestivamente comunicata dalla Regione. Ad onor del vero, continuamo a confidare che, per la totale incompatibilità del progetto con il sito individuato (come ben fatto rilevare anche dal Municipio VI), la Regione archivi direttamente la proposta senza nemmeno arrivare a convocare la Conferenza di Servizi nè comprenderemmo l'ostinazione a proseguire l'iter amministrativo; tuttavia, siamo pronti a rappresentare con determinazione le istanze a tutela dei cittadini e dell'ambiente e contro questo scempio che infliggerebbe un'ulteriore piaga al già martoriato quadrante Est di Roma Capitale!

giovedì 16 gennaio 2020

In ricordo di Christopher Tolkien, il 3° figlio di J.R.R. venuto a mancare stanotte

Con dolore abbiamo appresa della dipartita di Christopher Tolkien, figlio dell’autore del Signore degli Anelli nonché esecutore letterario di tutte le opere del padre (morto nel 1973): grazie a lui, ad esempio, è stata conosciuta la Storia della Terra-di-mezzo (i cui 12 volumi alla base del Signore degli Anelli e del Silmarillion sono stati pubblicati tra il 1983 e il 1996), il Silmarillion (questo pubblicato nel 1977), i Racconti Incompiuti (1980), I Figli di Hùrin (2007) e Beren e Lùthien (2017).

Novantacinquenne, Christopher si è spento in un ospedale a Draguignan, nel sud della Francia, dove da tempo si era riservatamente trasferito con la moglie ed i due figli dopo aver insegnato lingua inglese al New College di Oxford dal 1964 al 1975: era l'ultimo membro vivente degli Inklings, un gruppo di discussione letteraria riunitosi durante il periodo tra gli anni trenta e cinquanta presso l'Università di Oxford per la riconquista dell’epica nella modernità e la cui eredità è stata (in parte) raccolta dalla Mythopoeic Society (finalizzata allo studio e discussione della letteratura fantastica, specialmente nelle opere di Tolkien, Lewis e Charles Williams, i tre membri più famosi degli Inkilings).

Ma è grazie a Cris se abbiamo potuto godere della Natura Vivente tanto amata dal padre (“La natura deve essere rispettata perché è di tutti e se la distruggiamo, staremo tutti peggio”), della sacralità per ogni albero (alla domanda "Da che parte stai?", Barbalbero risponde laconicamente: "Non sto dalla parte di nessuno, perché nessuno sta dalla mia parte, non so se mi capite. Nessuno si dà pena per i boschi quanto me, neanche gli Elfi oggigiorno"), dello spirito (in via di scomparsa) della campagna, dell'amore per la natura in generale e per la flora in particolare nonché del maltrattamento sociale ed umano come conseguenza del maltrattamento ecologico.

J.R.R. amava profondamente Cristopher ed a lui ha affidato il testimone. In una delle tante Lettere che gli ha indirizzato, scrisse: «In realtà io sono uno hobbit (in tutto tranne che nella statura). Amo i giardini, gli alberi e le fattorie non meccanizzate; fumo la pipa e apprezzo il buon cibo semplice (non surgelato), ma detesto la cucina francese; mi piacciono, e oso persino indossarli anche in questi giorni cupi, i panciotti ornati. Vado matto per i funghi (raccolti nei campi); ho un senso dell’umorismo molto semplice (che anche i miei critici più entusiasti trovano noioso); vado a letto tardi e mi alzo tardi (quando mi è possibile). Non viaggio molto».

Addio, Cristopher!

Non marcerò per strade spente e piatte
per formule precise, frasi fatte
nel mondo immutabile ove chi fa
con l'arte di creare
nul parte ha.
Non chinerò il capo al Dominio di Ferro,
interrando il mio piccolo scettro d'oro.
                     Mitopoeia - da Albero e Foglia


venerdì 10 gennaio 2020

Circeo, giù i fucili dai daini

La notizia diffusa dall'ex sindaco di Ponza, il giornalista Pietro Vigorelli, in base alla quale nel Parco nazionale del Circeo si starebbe per procedere all'abbattimento di un considerevole numero di daini è estremamente preoccupante. 

Nelle more di acquisire i documenti che abbbiamo richiesto all'Ente Gestore con un'istanza di accesso civico (e cioè il Piano di gestione degli ungulati approvato nel 2017, con i relativi pareri del Ministero dell'Ambiente e della Regione Lazio a riguardo della procedura di Valutazione di Incidenza), riteniamo che qualunque eventuale attività tendente alla riduzione del numero dei daini presenti nell'area protetta tramite  la loro soppressione vada immediatamente sospesa.

Siamo consapevoliche la presenza del daino, che è un cervide scomparso in Europa con l'ultima glaciazione e reintrodotto in Italia da oltre 1.000 anni,  ha impatto sulla vegetazione del Parco Nazionale del Circeo e particolarmente all’interno della Foresta demaniale soprattutto d'inverno e d'estate; tuttavia probabilmente la situazione è diventata emergenza perchè per anni non sono state adottate politiche gestionali della popolazione di daini sufficientemente idonee. 

Qualora dovesse effettivamente essere necessaria la riduzione della popolazione di daini presenti all'interno del Parco Nazionale del Circeo in luogo di una gestione faunistica e terrioriale che utilizzi un approccio ecobioevolutivo e che possa tendere alla progressiva diminuzione degli ungulati in un ragionevole periodo temporale, a nostro avviso l'unica strada percorribile è la cattura in vivo (tramite corral) e successivo spostamento, e giammai tramite sparo da punti fissi di appostamento.