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giovedì 12 agosto 2021

Regione Lazio: l’opaca gestione delle concessioni idroelettriche

Il Lazio non fa nulla per contribuire a far uscire l’Italia da una procedura di infrazione comminata dall’Unione Europea per una norma che doveva essere emanata già da ottobre 2020: «In questi giorni la Regione Lazio ha tentato far approvare dalla Commissione Ambiente una proposta di legge urgente – ha affermato Tullio Carbonetti, Presidente dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio - che le avrebbe consente di acquisire tutti i manufatti mobili ed immobili con relative pertinenze degli impianti di produzione di energia idro-elettrica, al fine di poter dare in concessione con maggiore trasparenza le grandi concessioni idriche. Tuttavia, la Commissione Ambiente si è dichiarata incompetente in materia ed ha rinviato la norma alla Commissione Infrastrutture del medesimo Consiglio per un nuovo esame». «L’Unione europea – continua Carbonetti - ha prescritto in varie direttive e leggi, non ultima la “Direttiva habitat”, che gli Stati membri devono avere per l’acqua la massima cura ed attenzione, ma in Italia, e specialmente nel Lazio, alcuni la ritengono solamente un elemento chimico-fisico da sfruttare per i più svariati scopi, principalmente potabile ed idroelettrico, mentre per altri deve essere declinata come ambiente acquatico da cristallizzare. Va invece sottolineato che alcune regioni, come Lombardia e Veneto, hanno legiferato da tempo in materia di tutela del “patrimonio acquatico” e con risultati apprezzabili. Invece, nella Regione Lazio il tema dell’acqua non è stato né discusso né tantomeno legiferato».

La storica associazione ambientalista invita pertanto a porsi alcune domande, anche perché tra gennaio e marzo 2021 nel Lazio si sono verificate ben due inondazioni che hanno visto la città di Atina e la valle del Liri da una parte e la valle reatina dall’altra andare praticamente sott’acqua, con danni, paura e rabbia tra la popolazione: «In primis occorre ricordare – sostiene Carlo De Falco, Presidente nazionale dei GRE - che la concessione idrica prevede obbligatoriamente che venga redatto il cosiddetto disciplinare di concessione, in cui sono disposti gli obblighi che sottendono la concessione a pena di revoca da parte della Regione. Perciò, non si può in alcun modo parlare di eventi imprevedibili, dal momento che siamo di fronte ad anni di incuria da parte sia di chi gestisce le concessioni che della stessa Regione Lazio, in quanto principale responsabile dell’attività di polizia idraulica e di controllo delle concessioni e dei loro manufatti attraverso gli uffici del Genio Civile».

Ma chi conosce queste regole del gioco, o meglio, chi le dovrebbe conoscere, oltre al concedente (Regione) ed al concessionario (società / consorzi di bonifica)? «Anzitutto, i comuni nei cui territori sono stati costruiti i manufatti o, comunque, i cosiddetti enti rivieraschi visto che in caso di eventi calamitosi devono essere messi in condizione di tutelare i cittadini, le imprese ecc. – afferma l’avv. Antonio Cruciani, consulente dei GRE per le concessioni idroelettriche - in secondo luogo, gli attuali Enti di Area Vasta o Province che hanno competenza sui bacini idrografici minori, ma hanno anche compiti di controllo, seppur in maniera ridotta sui concessionari di grandi derivazioni idriche, ed ai quali è destinato un canone di concessione dovuto dal concessionario, ed hanno competenza esclusiva sulla fauna ittica e sul relativo habitat. Ma questi comuni e province conoscono fino in fondo i propri diritti ed i doveri che gli sono stati assegnati dalle leggi»?

Ad esempio, è recente la notizia che la società concessionaria per lo sfruttamento idroelettrico dei laghi del Salto e del Turano, da cui è arrivata l’acqua che ha sommerso parte del territorio reatino tra gennaio e febbraio del 2021, ha ceduto la propria concessione ad Enel: alcuni hanno visto la vendita che, si badi bene, deve essere perfezionata e quindi non è di fatto conclusa, come un’occasione per far partire un vero dialogo tra territorio e società per contemperarne gli interessi, altri come l’ennesima ingiustizia perché nessuno pagherà i danni per quanto accaduto.

Al momento la situazione è la seguente: «La Regione Lazio sta cercando in tutta fretta di far passare una norma in materia di idroelettrico che non tutela in alcun modo l’ambiente inteso come ecosistema acquatico, né il territorio in cui insistono queste concessioni – continua Cruciani - Va anche sottolineato che la norma in approvazione non menziona i manufatti che producono energia elettrica utilizzando i salti delle condotte dell’acqua potabile e lo fanno in barba alla Direttiva comunitaria sul libero mercato dell’energia. Si aggiunga che non esiste alcun richiamo ai poteri di controllo e verifica della corretta conduzione di opere e manufatti di proprietà della regione che verranno dati alle società che faranno affari con l’uso dell’acqua. Inoltre, va detto che i tempi di realizzazione di questo subentro della regione sono in alcuni casi talmente stretti che già da domani mattina gli uffici dovrebbero attivarsi per verificare, controllare, inventariare il tutto, tacendo stranamente sul fatto che altri uffici della medesima regione avrebbero dovuto controllare nel corso degli anni il corretto rispetto del disciplinare. Ci sembra che, volutamente o per sciatteria amministrativa, alla Regione Lazio la mano destra non sappia cosa faccia la mano sinistra».

«Appare ancora più anomalo che il dirigente degli uffici che seguono l’iter per la concessione idrica sia lo stesso che gestisce gli uffici del Genio Civile, nelle cui funzioni dovrebbe controllare proprio il rispetto queste concessioni – incalza De Falco - I concessionari, dal canto loro, devono mantenere in perfetta efficienza le opere per la produzione elettrica, e qui riteniamo lecito porsi altre domande: se un concessionario per vent’anni non ha mai fatto manutenzione straordinaria, non ha mai tolto sedimenti dai fiumi interessati o non ha mai sfangato una diga e ora compie investimenti per milioni di euro, quando le dighe transiteranno alla Regione Lazio la restante parte dei soldi non ammortizzati verranno pagati dalla Regione come previsto dalla norma in approvazione? Ma non erano opere che comunque andavano fatte e controllate dal Genio Civile? Ad esempio, se si dovesse verificare che un concessionario non faccia tutto quanto prescritto e nessuno controlli, e successivamente ci si accorge che vanno spesi soldi per ristrutturare quelle dighe, i lavori saranno finanziati dal famoso Piano Nazionale con fondi pubblici? E chi subentra nelle concessioni, peraltro soggetto quotato in borsa, dovrebbe essere messo al corrente di queste situazioni»?

Ha concluso Carbonetti: «Abbiamo fondati motivi di ritenere che solo alcuni Comuni conoscano il loro diritto di essere ascoltati quando si tratta di concessioni idriche, ma, e di questo siamo sicuri, nessun Comune o Provincia sa che i soldi spesi per fermare frane, smottamenti, rifare strade, ponti ecc., in molti casi non dovevano uscire dai propri bilanci, ma dalle società che hanno la concessione idrica, che si guardano bene dal mitigare gli effetti meteorici sui manufatti, le strade, i ponti intervenendo direttamente a proprie spese come previsto dai disciplinari di concessione».

Sull’argomento, i GRE hanno già inviato una lettera a tutti i presidenti di Provincia per informarli della situazione, nonché chiesto un’audizione alla Commissione Ambiente della regione Lazio sulla materia e la trattazione del tema in seno alla prossima riunione dell’Osservatorio Permanente per gli Utilizzi Idrici presso l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appenino Centrale, rendendosi disponibili per approfondimenti nei confronti qualsiasi Istituzione.

giovedì 15 luglio 2021

Utilizzo idrico, richiesto incontro ai Presidenti delle provincie


I GRE LAZIO, fortemente preoccupati per l'utilizzo (potenzialmente improprio) delle risorse idriche sul territorio regionale da parte dei concessionari, hanno chiesto un incontro alla Sindaca della Città Metropolitana di Roma Capitale ed ai Presidenti delle Provincie di Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina.

Di seguito il testo della lettera notificata.

 

Ill.ssimo Presidente,

con la presente, siamo a chiederLe un incontro al fine di poterLa informare sugli aspetti legati al tema dell’utilizzo idrico, sia nella declinazione di elemento fisico, sia come ecosistema acquatico.

Ciò alla luce della stratificazione normativa vigente, frutto sia dell’accoglimento delle direttive comunitarie, sia delle norme espresse dal legislatore nazionale e regionale.

Allo stato attuale, sul territorio da Lei amministrato, sono presenti utilizzatori del bene acqua (concessionari), che svolgono il proprio ruolo in virtù della concessione idrica rilasciata sia dalla Sua amministrazione, che dalla Regione Lazio (grandi derivazioni). Anche a valle della riforma della Provincia quale Ente di Area Vasta sono rimaste in capo all’amministrazione provinciale compiti di vigilanza e controllo su tale ambito, tali compiti hanno una importante ripercussione sul controllo del territorio e sul bilancio dell’Ente provincia, come anche sui bilanci dei comuni interessati da tali concessioni (cd. Enti rivieraschi).

Si tratta, nel dettaglio, del dovere di verifica e controllo riguardo all’assolvimento di tutti gli obblighi previsti sia dalla concessione, che dal disciplinare di concessione.

In capo al concessionario sussiste, infatti, il rispetto degli obblighi contenuti nell’atto di concessione, mentre in capo alle amministrazioni, tanto su quella concedente (es. regionale), sia sull’amministrazione nel cui territorio insiste la concessione ricade l’obbligo della verifica di tale assolvimento.

In capo alla Sua Amministrazione, pertanto, sussistono obblighi di controllo e verifica sia del rispetto delle norme civili, penali e amministrative, ma anche di verifica del pagamento delle somme da introitare quale canone addizionale della concessione o del canone ambientale annuale. Inoltre, tale controllo deve esercitarsi anche sull’effettivo svolgimento dei lavori, volti a prevenire e/o risanare danni a strade, terreni ecc. di competenza provinciale o comunale causati da eventi meteorici.

Tali obblighi, posti in capo ai concessionari svolgono il duplice effetto sia di contenere il rischio idrogeologico, sia di fare in modo che dai bilanci degli enti interessati vengano liberate importanti somme di denaro pubblico da impiegare nelle altre attività istituzionali.

Tutto ciò include il potere da parte del Presidente dell’Ente di Area Vasta di imporre all’Ente che ha rilasciato la concessione di sospenderla o revocarla.

Pertanto, stante l’importanza e la complessità della materia sin qui descritta e in considerazione di una nuova proposta di legge depositata presso la Regione Lazio, Le chiediamo un incontro volto ad approfondirne gli aspetti, a cui parteciperanno i nostri esperti in nelle materie idriche ed ambientali.

Certi di un positivo riscontro, ed in attesa di definire la data  dell’incontro, porgiamo distinti saluti.

martedì 21 aprile 2020

Siccità in arrivo per colpa dell'inverno secco?

C'è preoccupazione per la situazione di sorgenti e bacini imbriferi dell'Italia centrale i quali, seppur non ai livelli del 2017, mostrano segni di sofferenza: ciò è, in estrema sintesi, quanto emerso della riunione di ieri in teleconferenza dell'Osservatorio permanente sugli usi idrici dell'Autorità di Distretto Appennino Centrale, a cui i Gruppi Ricerca Ecologica hanno partecipato con il loro consulente ing. Roberto Iodice.

La causa principale di tale situazione è dovuta alle scarse piogge: ad una scala di aggregazione delle precipitazioni più ampia (SPI3, ovvero l'indice standardizzato di precipitazione nei precedenti tre mesi) si sono registrate anomalie nei mesi di gennaio e febbraio, mentre il mese di marzo è risultato maggiormente nella norma. Tali anomali hanno comportato un deficit tanto sul versante tirrenico quanto su quello adriatico (e maggiormente nelle Marche).

Allargando la scala di aggregazione (SPI6) il segnale di anomalia si attenua sensibilmente, anche per l'elevata piovosità di novembre 2019, ma si evidenzia una zona di anomalia negativa lungo tutta la dorsale carbonatica appenninica. Ad una scala biannuale (SPI24) la condizione di anomalia nelle aree di ricarica delle sorgenti risulta ancora più evidente.
Anche osservando la situazione delle risorse idriche superficiali, ad un livello SPI3 si rilevano forti anomalie, ma anche nel lungo periodo (SPI24) si rilevano anomalie che potrebbero impattare finanche sulle sorgenti più resilienti.

E' altresì emerso che, in vista dell'estate, elementi elementi di previsione da tenere in considerazione sono anche una possibile minore pressione aree costiere ed una maggiore pressione aree urbane. Il fabbisogno idrico delle Regioni va infatti esaminato anche alla luce dell'emergenza COVID-19: in alcuni casi si potranno registrare aumenti di consumi, in altri minori seppur compensati con l'interruzione di attività commerciali e industriali.

Vediamo però la situazione regione per regione, riservandoci in coda l'esame della situazione laziale.

In Umbria, territorio particolarmente importante dal punto di vista delle riserve idrica, la portata minima di tutte le sorgenti è ben sotto la media di lungo periodo con tendenza al peggioramento ed addirittura per 4 sorgenti su 5 si hanno segnali di possibile severità idrica (inteso come rapporto tra fabbisogno e portata minima prevista, calcolato utilizzando il metodo SAI - Spring Anomaly Index elaborato da ISPRA-IRSA). La situazione delle piogge a gennaio e febbraio è stata infatti un -70% rispetto alla media: ciò ha comportato, ad esempio, che il lago Trasimeno sia sceso ad uno dei livelli inferiori degli ultimi anni (appena 65 cm sul livello igrometrico). Gli effetti del deficit pluviometrico sono importanti anche sul Lago di Montedoglio (un bacino artificiale in territorio toscano ma cogestito con l'Umbria, che sbarra il fiume Tevere regolandone il flusso) che registra un deficit di 20 milioni di metri cubi e da giugno tutte le sorgenti appenniniche potrebbero essere al minimo. Nè le piogge di marzo hanno comportano alcun recupero nei livelli piezometrici acquiferi. 

Anche nelle Marche la situazione piovosità è inferiore alla media: il periodo siccitoso estivo si è esteso all'autunno inoltrato e l'apporto della ricarica nivale invernale è stato meno significativo. L'AATO 5 registra una severità elevata (tra l'altro la portata della sorgente Rocca di Montemonaco si è ridotta sensibilmente dopo il sisma del 2017), mentre nel resto del territorio la severità è media tendente al peggioramento. Anche nei cinque invasi, il livello della portata disponibile si avvicina ai livelli di portata minima del periodo 2016 - 2019. I gestori hanno pertanto previsto importanti interventi per migliorare le interconnessioni reti/sorgenti/impianti anche in base al fabbisogno idrico e completare l'anello dei Sibillini.

Anche in Abruzzo si registrano criticità, tra cui quella rete idrica nella Piana del Cavaliere (nella Marsica ma che serve anche 9 comuni della Regione Lazio) e la quale è in corso di potenziamento con la realizzazione di un pozzo idropotabile. Analogamente occorrerebbero nuovi pozzi anche tra Oricola e Carsoli, nonché a Capistrello. Per fortuna, quelle abruzzesi sono sorgenti molto sensibili a  piogge improvvise, le quali hanno la capacità di riportare la portata a valori nella media. Preoccupante anche la situazione dell'ambito chietino (in particolare nel vastese) e ancor di più dell'ambito pescarese, dove la criticità per mancata ricarica delle sorgenti per deficit pluviometrico potrebbe portare a distribuzione alternata in caso di persistenza della situazione attuale fino all'estate prossima, con una carenza di 350 litri/secondo (10%): l'ERSI ha pertanto avviato campagne di riduzione delle pressioni, di ricerca delle perdite e di sensibilizzazione sulla popolazione per la riduzione consumi. La giunta regionale presieduta dal presidente Marco Marsilio ha comunque deliberato per risolvere le criticità tramite lo Sblocca Italia, attivando il fondo di garanzia da parte del gestore del servizio idrico integrato (Arera), mentre con la legge regionale 6 aprile 2020 si è fatto fronte fronte all'aumento di morosità dovuta alla pandemia.

E veniamo al Lazio, il tuo territorio è suddiviso in 5 ambiti territoriali ottimali, cioè quell'insieme di Comuni geograficamente vicini ed omogenei tra loro che vengono riforniti dalle stesse fonti e che quindi coincidono, salvo piccole differenze, con le 5 Province della regione. Il dato metereologico omogeneo è che si registra un aumento delle temperature massime e minime stagionali e che il range medio di temperatura tra massima e minima stagionale risulta in aumento nella maggior parte dei casi analizzati in tutte le stagioni.

L'ATO 1 Lazio Nord - Viterbo (gestore della rete di distribuzione è la Talete S.p.a.) registra un deficit pluviometrico significativo nei primi tre mesi del 2020 anche più gravoso del 2017 (anche 60% rispetto alle serie storiche) , seppure l'anno 2019 sia stato abbastanza piovoso. Le criticità afferiscono a problemi di natura strutturale risolvibili nel medio lungo periodo. Inoltre in alcune zone c'è presenza di arsenico e fluoro nelle acque di uso potabile, che tende ad aggravarsi quando le falde sono soggette a prelievi maggiori per soddisfare i fabbisogni idrici.

L'ATO 2 Lazio Centrale -  Roma (gestito da ACEA S.p.a. ed includente 112 comuni per un bacino di utenza di circa 4 milioni di cittadini) registra un trend negativo nel periodo gennaio - marzo 2020, anche in questo caso superiore al 2017 (anno dell'ultima crisi idrica): sono in corso interventi strutturali per mitigare tali effetti ed interventi gestionali (bonifica reti e razionalizzazione dei consumi). Nella zona dei Colli Albani, alimentati dagli acquedotti Simbrivio e Doganella che hanno minore resilienza rispetto ai dati pluviometrici, potrebbe esserci sofferenza estiva: sono state pertanto avviate azioni mitigatorie come l'incremento temporaneo delle derivazioni dalle sorgenti Pertuso (come già fatto nel 2017) e l'utilizzo del potabilizzatore di Grottarossa (ulteriori 500 litri / sec di acqua potabile), oltre l'efficentamento rete, la gestione delle pressioni, e le ispezione di rete. Tenendo conto che lo SPI3 rileva il primo trimestre del 2020 come il periodo più secco degli ultimi 40 anni, la situazione sorgente per sorgente è la seguente:

  • Simbrivio (portata minima a settembre, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): è una sorgente molto sensibile a siccità che sta attraversando una situazione non favorevole con rischio di criticità (portate intorno ai 70/80 litri sec rispetto ad una media di 150)
  • Pertuso (portata minima a settembre, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): le piogge sono state al di sotto del 25° percentile, tuttavia si stima che la portata non arriverà ai limiti inferiori, e pertanto è stata richiesta alla Regione la possibilità di pompare ulteriori 150 litri / sec;
  • Acqua Marcia (portata minima a luglio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): novembre è stato un mese favorevole per questa sorgente, con una situazione nella media e addirittura un piccolo surplus e quindi con una previsione di portata minima 3400l/sec
  • Peschiera (portata minima a febbraio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): la situazione è buona, ma potrebbero esserci problemi nel 2021 dal momento che il deficit di precipitazioni per raggiungere le condizioni di cumulata media nel periodo è di 633mm;
  • Le Capore (portata minima a luglio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): situazione meno buona del Peschiera. 

Ricordiamo che le sorgenti Peschiera e Le Capore, pure essendo ubicate nel territorio dell’ATO 3, sono risorse idriche utilizzate in misura preponderante dagli utenti dell’ATO 2, Nonostante ciò, è comunque prevista su Roma una moderata criticità nel periodo estivo qualora dovesse continuare a non piovere, con necessità di ricorrere all'impianto di potabilizzazione di Grottarossa (di cui si sta progettando un ampliamento per ulteriori 3.000 l/sec e la realizzazione di un impianto dissalatore).

L'ATO 3 Lazio Centrale – Rieti (l'unica per la quale ancora non è stato individuato il Gestore Unico pur prevedendo che l’affidamento del S.I.I. avrà luogo, includente 74 Comuni della provincia di Rieti e 8 in provincia di Roma) non presenta particolari criticità eccetto problemi strutturali legati alla vetustà degli impianti.

L'ATO 4 Lazio Meridionale – Latina (Acqualatina S.p.a. ed includente 38 comuni) è suddiviso in due zone: a nord la zona dei Monti Lepini e nella parte meridionale il Sud Pontino (dove sono site le sorgenti Mazzoccolo e Capodacqua che, nonostante perdite che arrivano fino al 75%, costituiscono i due gruppi sorgivi principali della rete di approvvigionamento idrico dell’area meridionale dell’ATO 4). Tanto la stazione meteorologica Maenza quanto quella Esperia registrano un deficit pluviometrico molto significativo ma al momento non ci sono particolari criticità. Tuttavia qualora la prossima estate si manifestasse un deficit idrico analogo a quello del 2017 soprattutto nel Sud Pontino si renderebbero necessarie misure mitigatorie come la messa in esercizio dell'interconnessione con la rete di Cellole Campania (manca esclusivamente l'attraversamento del fiume Garigliano per una lunghezza di 250 metri da realizzarsi con stringitubo in quanto i lavori sono stati interrotti in una prima fase per indagini archeologiche e successivamente per le difficoltà connesse all'epidemia: l'ultimazione dei lavori, inizialmente prevista per la prima decade di aprile, è stata riprogrammata a inizio giugno) e la captazione del campo pozzi "25 Ponti" a Formia. Tuttavia tale

ultimo sito è oggetto di un forte contenzioso con la comunità locale sin dall'attivazione, nel 2017, del pozzo 1, in quanto dal monitoraggio della qualità dell'acqua prelevata si è rilevato un aumento progressivo dei valori di anioni e cationi confermati a luglio 2018 da uno studio del prof. Sappa della Facoltà di Ingegneria Civile dell'Università La Sapienza in cui veniva riportato un valore di CI/HCO3 (cloruro/bicarbonato) "leggermente affetto" indicando una potenziale intrusione salina nel caso in cui l'emungimento di acqua dovesse prolungarsi per maggiori intervalli di tempo. Ulteriori approfondimenti sull'origine dall'acqua emunta dai pozzi ha comunque escluso il cuneo salino e accertato che trattasi di acqua di falda profondo. Inoltre, oltre al problema della salinità, il pozzo 3 ha rilevando anche problemi microbiologici che potrebbero rendere l'acqua non potabile


L'ATO 5 Lazio Meridionale - Frosinone (anch'esso gestito da Acea ed includente 86 Comuni della provincia di Frosinone) vede una situazione abbastanza negativa nelle 5 sorgenti di maggiore rilevanza per l'approvigionamento idrico e se il deficit pluviometrico verrà confermato nel periodo primaverile potrebbero esserci criticità nel prossimo periodo estivo 2020. Ad oggi non ci sono particolari problematiche di disponibilità, ma solo problematiche strutturali risolvibili nel medio lungo periodo. La situazione delle tre sorgenti principali è la seguente:
  • Posta Fibreno (la più importante in termini di qualità prelevate): il trend molto prossimo alla portata del 2019, ed inoltre il focus sul periodo considerato critico (ovvero quello estivo) mostra che la portata emunta per il 2020 sarà comunque migliorativa (grazie anche a regolazioni in diminuzione apportate alla fonte);
  • Carpello: la previsione per l'estate è una riduzione della portata, anche in virtù dei dati registrati nel primo trimestre dell'anno corrente;
  • Capo d'acqua di Castrocielo: ad esclusione del 2018 (che evidentemente ha risentito del regime pluviometrico del 2017) i successivi trend sono migliorati anno in anno e tale andamento positivo si prevede anche quest'anno.

Passando alle fonti "minori" dell'ATO 5, mentre nel campo pozzi Tufano e San Giorgio a Liri non si rilevano criticità sulle portate, le sorgenti Capofiume, Cippone - Collelungo, Madonna di Canneto registrano riduzioni di portata importanti (fino a -50%) ma sono molto soggette alle piogge primaverili. Anche Capodacqua di Veroli e Val San Pietro registrano leggeri decrementi. Si stima che 1/4 della popolazione servita (circa 130.000 abitanti, quasi totalmente dei Comuni di Alatri e Frosinone) risentirebbe di questa scarsità in mancanza delle azioni di mitigazione programmate dal gestore.

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I lavori dell'Osservatorio permanente sugli usi idrici continueranno a fine maggio, allorquando verrà presentato il censimento delle acque per distretto e per regione (prelievi e consumi). Inoltre in quell'occasione si ritornerà sul piano infrastrutturale nazionale e verrà analizzata la situazione degli utilizzi in agricoltura alla luce dello sviluppo meteorologico.

venerdì 20 dicembre 2019

La nuova Malagrotta sarà a Tragliatella (XIV municipio)

Il dado è tratto... pare: la nuova discarica di Roma dovrebbe sorgere nel territorio del Municipio XIV e precisamente in una cava dismessa a Tragliatella Campitello, una frazione contigua all'omonima. 

Se questa decisione del Campidoglio potrebbe avviare la pax con la Regione, non possiamo tuttavia non biasimare la scelta, dal momento che Tragliatella tutto è fuorchè una zona non abitata. 

Tra l'altro è un sito estrememente vicino al complesso lacuale Bracciano - Martignano (che è SIC, ZPS e parco naturale) ed al Monumento naturale di Galeria Vecchia, in una zona idrogeologicamente estremamente delicata, cosa che desta non poche preoccupazioni. 

Nelle more di leggere i documenti ufficiali e valutare le azioni conseguenti a difesa del territorio e dell'ambiente, nell'immagine predisposta dai GRE riportiamo l'inquadramento territoriale dell'area scelta dal Campidoglio per ospitare la nuova discarica di Roma Capitale:

Fonte: elaborazione dei Gre Lazio da Google Maps

giovedì 31 ottobre 2019

Osservatorio idrico, l'ingegnere Iodice designato a rappresentare i GRE

Roberto Iodice (GRE) e Giulio Tufarelli (ANBI)


Novità in seno all'Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici nel Distretto dell'Appennino Centrale: dopo l'ottimo lavoro svolto da Vincenzo Stabile (per il quale lo ringraziamo), chiamato dal presidente nazionale a coordinare il Comitato Scientifico dell'organizzazione, in rappresentanza dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio è stato designato l'ingegner Roberto Iodice, il quale si è insediato in occasione della riunione del 30 ottobre 2019.

L'Osservatorio è il tavolo istituzionale di cooperazione e coordinamento costituito dagli Enti competenti e dai portatori d’interesse del settore idrico allo scopo di affrontare e contrastare efficacemente le situazioni di siccità e/o carenza idrica nel territorio del distretto:
  • promuove la realizzazione di un sistema condiviso di monitoraggio in tempo reale del bilancio idrico, di previsione delle siccità ed allerta precoce, sulla base delle migliori pratiche delle tecnologie appropriate e di costi ragionevoli;
  • individua le azioni necessarie alla gestione proattiva delle siccità a livello distrettuale, anche definendo le grandezze critiche per la classificazione della condizione climatica in atto (indicatori, variabili climatiche e soglie);
  • Remo Pelillo (a sx. nella foto), Dirigente dell'Area Risorse Idriche
    e Erasmo D'Angelis (a dx), Segretario Generale dell'Autorità di bacino
  • definisce i criteri ed indirizzi per lo sviluppo di piani regionali e/o comprensoriali finalizzati alla conservazione della risorsa idrica.
Classe 1955, Iodice, che è di origini casertane ma da decenni a Roma, è ingegnere idraulico e vanta un'attività ininterrotta dal 1981 nel campo delle Opere Pubbliche e specificamente nel settore costruzioni idrauliche, con esperienza nell’istruttoria tecnico economica di progetti di irrigazione e sistemazioni idrauliche e nelle procedure delle singole fasi di gestione dell’appalto, dall’approvazione del progetto al collaudo ed alla risoluzione del contenzioso.

In particolare, l'ingegnere Iodice è stato Commissario ad acta per le attività ex Agensud dal 2003 al 2015, gestendo, tra l’altro, i programmi di interventi infrastrutturali irrigui di rilevanza nazionale di competenza del Ministero delle Politiche Agricole, gli interventi in relazione a situazioni di crisi nel settore agricolo ed in favore di organismi di valorizzazione e tutela di produzioni agricole di qualità nonchè il fondo per la progettazione di infrastrutture irrigue nelle aree sottoutilizzate.

All'ing. Iodice rivolgiamo i nostri auguri di buon lavoro.

giovedì 26 settembre 2019

Crisi lago di Bracciano, la Commissione Europea se ne lava le mani

Dopo oltre due anni dalla presentazione della nostra segnalazione, la Direzione Generale dell'Ambiente della Commissione Europea ha assunto una ponziopilatesta decisione: non decidere!

Secondo la nostra organizzazione, l'Ordinanza del 28 luglio 2017 della Direzione regionale risorse idriche, difesa del suolo e rifiuti della Regione Lazio, emendativa e sospensiva dell’ordinanza del 20 luglio 2017 (Reg. Uff.U.0375916) ad oggetto “R.D. n. 726 del 01.12.1895 (regime e polizia dei laghi pubblici)” e concernente la regolamentazione del livello idrometrico del Lago di Bracciano violava sia la DIRETTIVA n. 92/43/CEE DEL CONSIGLIO EUROPEO del 21 maggio 1992 concernente la Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, detta Direttiva "Habitat", sia la DIRETTIVA n.2009/147/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici, detta Direttiva “Uccelli”.

Il lago di Bracciano (SIC IT6030010, coperto al 35% dall'habitat 3150 e al 30% dall'habitat 3140, nonché ZPS IT6030085) era da mesi oggetto di una crisi idrica (tutt'ora in atto) in parte causata dall’approvvigionamento di acque per la città di Roma: il 23 luglio 2017 il livello idrometrico del lago segnava ben -164 cm rispetto alla soglia di sfioramento all’incile, la quale contraddistingue la linea di confine con il fiume Arrone, unico emissario drenante del lago: le rive si erano allungate per decine di metri, la flora ripariale a vegetazione macrofitica sommersa non esisteva praticamente più e la riproduzione delle tre famiglie di Ciprinidi che caratterizzano l'ittiofauna meritevole di protezione ai sensi della Direttiva Habitat (la rovella - Rutilus rubilio, il varione - Leuciscus souffia, ed il barbo italico - Barbus plebejus) era ormai a serio rischio, con enormi ricadute sulla biodiversità. 

Considerato che un ulteriore e progressivo abbassamento del livello idrometrico del lago di Bracciano, stante l’assenza di continua rigenerazione, avrebbe potuto determinare l’abbassamento delle capacità auto depurative, con progressivo deperimento della qualità delle acque del lago e conseguente danno irreversibile all’ecosistema lacustre, il 20 luglio 2017 la Regione Lazio aveva ordinato alla Acea ATO 2 S.p.a. (soggetto che opera la captazione di cui al DM n. 1170/1990) di azzerare ogni prelievo della risorsa idrica dal bacino del Lago di Bracciano, onde consentire il ripristino del livello naturale delle acque del lago e della loro qualità. Tuttavia il 28 luglio 2017 la Regione Lazio, con una nuova ordinanza, emendò e sospese il proprio provvedimento del 20 luglio 2017 senza che vi fosse stata né vi fosse in prospettiva alcuna modifica dei presupposti della stessa (né riduzione dell'evaporazione, né riduzione degli emungimenti abusivi, né riduzione della siccità), autorizzando il proseguo della captazione, seppur in misura ridotta, ma mettendo al rischio di danni irreparabili l'intero ecosistema lacustre protetto.

A seguito di tale nostra denuncia del 9 agosto 2017, protocollata con numero CHAP(2017)02539 - Italia, la Commissione ha ritenuto di non dover avviare un procedimento d’infrazione. Ciò però non in funzione del preannunciato esame secondo il pertinente diritto dell’Unione, ma - sostanzialmente - perchè "in considerazione dell'elevato numero di denunce ricevute ogni anno dalla Commissione in generale, e dalla DG Ambiente in particolare, la Commissione ha adottato un appoccio strategico (sic!), al fine di garantire che ogni procedura d'infrazione abbia il più ampio impatto possibile su obiettivi importanti di politica dell'UE, e che la risoluzione influenzi positivamente altri casi di cattiva applicazione del diritto dell'Unione. La Commissione ha pertanto deciso di avviare procedure di infrazione per singoli casi solo se sussistono elementi sufficienti per pensare i) che la pratica sia generale, ii) che la legislazione nazionale abbia un problema di conformità con il diritto dell'UE, o iii) che l'inosservanza del diritto dell'UE sia sistematica".
 
Certo, non ci aspettavamo un istantaneo avvio di un procedimento d’infrazione, in base al quale la Commissione avrebbe dovuto trasmettere allo Stato membro in questione una lettera di “costituzione in mora” in cui intimare alle autorità del paese interessato di presentare osservazioni entro un termine stabilito, ma almeno raccogliere complementi d’informazione che aiutassero a determinare gli elementi di fatto e di diritto del caso.  Nemmeno i documenti che abbiamo dichiarato di avere (e che veniva chiesto di non allegare nella fase iniziale), hanno richiesto: Interrogazione con richiesta di risposta scritta P-003714-17 alla Commissione presentata da Dario Tamburrano (EFDD) e Laura Agea (EFDD); l'interrogazione a risposta scritta 4-15499 presentato dall'on. Emiliano Minnucci (PD) l'8 febbraio 2017; una relazione scientifica del ricercatore dell'ISPRA Pietro Massimiliano Bianco.

Ed invece, dopo due anni di inerzia, la Commissione rimanda tutto ai giudici nazionali. Che dire: abbiamo quattro settimane di tempo per provare ad evitare l'archiviazione producendo nuovi elementi che possano indurre un riesame della pratica... e, poichè il 23 settembre 2019 il rilevamento della quota idrometrica del Lago di Bracciano segnava ancora -143cm, foss'anche solo per dare un pò da fare a questi euroburocrati, noi ci proveremo!

martedì 9 luglio 2019

Bracciano, si procede verso il Contratto di Lago

L'incontro tenutosi presso la sede di Parco il 27 giugno scorso, a cui hanno partecipato i GRE Lazio, ha definito la partecipazione all'Avviso pubblico della Regione Lazio "Sostegno al processo per la partecipazione dei Contratti di Fiume".

L'Ente Parco è stato inividuato quale soggetto coordinaotre, nell'ambito della costituzione dell'organismo collegiale dei promotori.

I partecipanti all'incontro hanno condiviso il concetto che il Contratto di lago sia un processo partecipativo volto all'indiviuazione di azioni mirate all'interesse della collettività ovvero allo sviluppo sostenibile della "risorsa idrica" del lago, che crei opportunità di crescita economica del territorio.

In particolare sono stati sottolineati i seguenti punti:
  • necessità di incentivare le risorse a disposizione presenti, quali: turismo, artigianato, agricoltura, pesca, prodotti tipici, ecc.;
  • separazione delle acque chiare dalla acque scure confluenti nel COBIS ed immissine delle prime nel lago;
  • inserimento del lago di Martignano e del Fiume Arrone nel Contratto di Lago;
  • necessità di costituire una piattaforma operativa al fine di condividere dati, informazioni, lavori;
  • necessità di definire un calendario delle attività;
  • predisposizione di un monitoraggio ambientale mediante satellite;
  • recupero dell'hangar Rossi come base operativa per scopi scientifici e ricreativi.
Inoltre, il Contratto di Lago potrà essere l'occasione per fornire un utile contributo alla disamina, tutt'ora in essere, pressi gli organi competenti della Regione Lazio per le riforme delle Autorità di Bacino e rispettivi ambiti.

venerdì 31 maggio 2019

Perchè il lago di Bracciano non si riempie?

Ricordate la crisi idrica del lago di Bracciano? Era l'anno della siccità, il 2017, quando le immagini dello splendido bacino interno a nord di Roma fecero il giro del mondo: l'acqua si ritirava, lasciando spazio alla spiaggia e ad una linea di costa sempre più avanzata, mentre i pontili si ritrovavano praticamente sulla terra ferma. Il braccio di ferro tra Regione Lazio e comunità locali da un lato, e Comune di Roma ed Acea dall'altro fu durissimo, giungendo fino allo stop delle captazioni imposto dal Presidente Zingaretti alla multiservizi capitolina [1].

Ma a preoccuparci furono soprattutto i danni al sistema ecologico del lago di Bracciano, ed in particolare alla distruzione della flora ripariale a vegetazione macrofitica sommersa e alla compromissione della riproduzione delle tre famiglie di Ciprinidi che caratterizzano l'ittiofauna meritevole di protezione ai sensi della Direttiva Habitat (la rovella - Rutilus rubilio, il varione - Leuciscus souffia, ed il barbo italico - Barbus plebejus) e che avviene in acque base tra maggio e luglio è ormai messa a serio rischio. 

Con pesanti ricadute sulla biodiversità: questo, infatti, è il principale lago del complesso Sabatino, che ospita anche i laghi di Martignano e Monterosi, e dal 1995 è un SIC (il sito di interesse comunitario IT6030010), con un perimetro di 31,5 km ed un'estensione di 5.864 ettari e coperto al 35% dall'habitat 3150 (Laghi eutrofici naturali con vegetazione del tipo Magnopotamion o Hydrocharition) e al 30% dall'habitat 3140 (Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp.), sulla base di Natura 2000, la rete di aree destinate alla conservazione della biodiversità sul territorio dell'Unione Europea, istituita dall'Art. 3 della Direttiva 92/43/CEE del 12 maggio 1992, nota con il nome di "Direttiva Habitat", relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche.Ed il lago di Bracciano è anche all'interno della zona di protezione speciale denominata "Comprensorio Bracciano - Martignano" (ZPS IT6030085),  estesa per ben 19.554 ettari.

Al 28 maggio 2019, il livello delle acque del lago si presenta ancora eccessivamente basso: in particolare, infatti, le acque  sono a -128cm rispetto al valore di riferimento, ovvero lo zero idrometrico fissato a 163,04 metri sul livello del mare che è il limite per lo sversamento naturale del lago nel fiume Arrone. Poichè l'apporto dei piccoli fossi immissari al bacino della caldera è molto limitato, il lago di Bracciano può essere sostanziamente ritenuto come alimentato esclusivamente dalle sorgenti sotterranee e dlle acque meteoriche. In molti, già nel 2018 e ancor di più in questo piovoso inizio di 2019, si sono chiesti se la situazione fosse migliorata.

I nostri analisti hanno pertanto ricercato correlazioni tra l'indicatore della crisi idrici (rappresentato appunto dallo scostamento dallo zero idrometrico) e la pioggia caduta copiosa (ovvero la pioggia cumulata mensile espressa in millimetri, come rilevata dalla Stazione del SIARL di Bracciano localizzata in Prato Pianciano).

I dati analizzati sono quelli resi disponibili dall'Ente Parco e dal Siarl, pertanto l'indagine è possibile dal gennaio 2016. Tuttavia, nel grafico che segue si è ritenuto comunque di indicare i valori a partire dal 1 maggio 2015 in quanto è in quel periodo che il livello delle acque si trovava in corrispondenza dello zero idrometrico.

Elaborazione Gruppi Ricerca Ecologica da dati SIARL e Parco di Bracciano
I risultati dell'analisi sembrano mostrare con significativa evidenza l'assenza di correlazione duratura tra i due fenomoni. In particolare le piogge (certo non particolarmente elevate) cadute per tutto il 2016 e fino alla metà del 2017 sembano non aver avuto alcun impatto con il tendenziale abbassamento del livello del lago, con il valore record negativo di -198cm raggiunto il 29 novembre 2017.

L'intensificazione delle precipitazioni nel corso del 2018 (decisamente più piovoso sia del 2017 che del 2016) potrebbe aver arrestato la discesa, sicuramente congiuntamente allo stop dei prelievi operati da ACEA: rispetto all'entità di tali captazione non risultano disponibili dati storici indipendenti nel periodo di osservazione, Lago di Bracciano, continua lo stop ai prelievi: la Regione fa installare un misuratore per controllare Acea
sebbene con l'entrata in funzione del misuratore installato dall'Ente Parco in collaborazione con la Regione presso il nuovo acquedotto di Bracciano in località Marmotta o di Bracciano, continua lo stop ai prelievi: la Regione fa installare un misuratore per controllare Ace(ed inaguurato lo scorso 22 marzo in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua) sarà possibile controllare quanta acqua prenderà la via di Roma d'ora in avanti (il lago garantisce l'8% del fabbisogno idrico della Capitale) [2].

Nei primi cinque mesi del 2019 le precipitazioni sono state copiose: la pioggia cumulata è stata pari ad oltre l'81% di quanta caduta in tutto il 2018. Se questo "aiuto" sosterrà la ripresa del livello del lago di Bracciano potremo dirlo solo nei prossimi mesi. Nel frattempo sebbene il livello continui a mantersi al di sotto di -125cm, sembrebbe esserci una tendenziale ripresa e ci si avvicina alla quota di 161,90 metri sul livello del mare [3].


Nel frattempo Acea si è dotata di un potabilizzatore di acqua del Tevere in zona Fidene-Castel Giubileo, subito a valle del depuratore di Roma-Nord, che tendenzialmente potrebbe anch'esso contribuire a ridurre il soddisfacimento del fabbisogno idrico con l'acqua del lago di Bracciano: sebbene ritenuta una fonte emergenziale (ma anche Bracciano lo è), l'impianto, infatti, dovrebbe immettere in rete una quantità di circa 500 litri al secondo. Tuttavia riteniamo che la soluzione da percorrere sia in primis quella della riduzione degli sprechi: restare ad un livello di perdite di rete pari al 44,5% come attualmente accade a Roma (a fronte di una media nazionale del 35%), resta inaccettabile e pertanto auspichiamo in un piano infrastrutturale che vada in primis nella direzione di dare una concreta risposta a tale fenomeno.


[1] la struttura azionaria del Gruppo ACEA è detenuta per il 51% da Roma Capitale, per il 23,33% da Suez, il 20,66% è collocato sul mercato mentre il 5,01% è di Catagirone (fonte www.gruppo.acea.it)
[2] fonte ACEA
[3] testo della convenzione con ACEA