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domenica 15 marzo 2020

I rifiuti al tempo dell'epidemia

Come ovvio che fosse, la lotta all'epidemia non comporta una riduzione dei rifiuti prodotti: anzi questi sono differenti per tipologia e localizzazione rispetto a quanto i gestori avevano previsto nei piani organizzativi del servizio di raccolta dei RSU, che adesso necessitano di adeguamenti.

Mentre nella gestione dei rifiuti ospedalieri si stanno riscontrando diverse criticità non solo logistiche ma anche amministrative (quali la necessità effettuare le annotazioni sui registri aziendali delle movimentazioni dei rifiuti, le dichiarazioni MUD e PRTR, il pagamento dei diritti dell’Albo Gestori Ambientali), i cittadini che restano nelle proprie abitazioni devono continuare a fare normalmente la raccolta differenziata. Che, anzi, può essere anche un'occasione di educazione ambientale in cui coinvolgere i più piccoli.

Gli unici esentati sono i soggetti risultato positivo al coronavirus: come indicato dall'Istituto superiore di sanità, "in quarantena obbligatoria non va fatta la raccolta differenziata, ma l'immondizia va chiusa con due o tre sacchetti resistenti (uno dentro l'altro) all'interno del contenitore utilizzato per la raccolta indifferenziata, se possibile a pedale, facendo attenzione che gli animali domestici non accedano nel locale in cui sono presenti i sacchetti", mentre "se non si è positivi la raccolta differenziata può continuare come sempre, usando però l'accortezza, se si è raffreddati, di smaltire i fazzoletti di carta nella raccolta indifferenziata", raccomanda l'Iss.

In compenso, le esigenze igieniche e sanitarie stanno rendendo le città mediamente più pulite: le Amministrazioni stanno compiendo massicce opere di pulizia e sanificazione (in merito alle quali tuttavia abbiamo forti preoccupazioni sia ambientali che di efficacia, di cui tratteremo in uno specifico approfondimento) e - anche grazie all'azzeramento del traffico stradale - la raccolta dei rifiuti è più regolare nonostante nei grandi centri urbani come Roma ci sono giunte molte segnalazioni di rovistamento e spargimento rifiuti da parte di nomadi.

A Roma, ad esempio, i Centri di Raccolta Ama riservati ai rifiuti ingombranti, elettrici, elettronici e “particolari” fino al prossimo 3 aprile rimarranno aperti esclusivamente di mattina (dalle 7 alle 12, mentre solo la domenica fino alle 13) e con accessi scaglionati per consentire il mantenimento delle adeguate distanze di sicurezza, mentre resta comunque attivo il servizio di ritiro a domicilio dei materiali ingombranti “Riciclacasa” (anche se esclusivamente al piano stradale). A Civitavecchia la società CSP ha chiuso l'ecocentro comunale ed ha sospeso il servizio di raccolta di materiali ingombranti. A Fiumicino  è disposta la chiusura di tutti i cimiteri comunali e dei centri raccolta comunali, nonchè la sospensione di tutte le isole ecologiche itineranti. A Tivoli, l’incontro informativo sulla nuova raccolta dei rifiuti con i bidoni intelligenti a Villa Adriana è stata rinviata a data da destinarsi. Ad Anzio, la società Camassambiente sta operando una massiccia igienizzazione di mezzi e cassonetti. A Velletri  il centro di raccolta (isola ecologica) di via Troncavia 4 resta chiuso fino a nuova comunicazione. A Pomezia, Nettuno, Ardea Guidonia non si segnalano variazioni particolari.

A Rieti, l'Amministrazione ha chiesto al gestore ASM di intensificare la sanificazione dei mezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti nonchè degli autobus cittadini. 

Anche a Latina l’Azienda per i Beni Comuni di Latina ha già intensificato le attività di pulizia e di sanificazione dei mezzi utilizzati quotidianamente sui diversi servizi e degli spazi adibiti a spogliatoi e docce. A Terracina sono sospese fino al 3 aprile, invece, l’apertura dell’Infopoint di Piazza Mazzini; il conferimento presso le isole ecologiche di Via Morelle a Terracina e Via Pantani da Basso a Borgo Hermada; il servizio delle isole ecologiche itineranti. Mentre è incrementato fino al 3 aprile il servizio di ritiro a domicilio degli ingombranti, fino ad un massimo di 40 ritiri giornalieri. Ad Aprilia il Comune ha deciso di chiudere da questo pomeriggio l’Ecocentro comunale di via Portogallo e l’Ecosportello. Sospesi anche il servizio di raccolta degli sfalci d’erba del sabato in via Bulgaria e quello di raccolta domiciliare degli ingombranti. Garantito, invece, il servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta, che rientra tra i servizi essenziali.

A Viterbo, l'azienda Viterbo Ambiente ha chiuso all'utenza i Centri di Raccolta Comunale di Viterbo – Grotte Santo Stefano – Via Lucca e Montefiascone – Strada Calandrelli snc, come anche sospesa è la distribuzione di sacchi per la raccolta delle frazioni “Imballaggi in plastica/metallo” e “Organico - rifiuto biodegradabile proveniente da mense e cucine” presso i locali della sede di Viterbo Ambiente in Viterbo – Strada Poggino 63 e presso le frazioni (primo venerdì del mese).

A Frosinone, la Saf non ha comunicato variazioni al servizio.

Ma che fine faranno i rifiuti raccolti, dal momento che la perenne emergenza della Regione Lazio è ben lontana da una soluzione? Dopo la chiusura dell'accordo con la Regione Toscana per accogliere 13.500 tonnellate di indifferenziata capitolina, che si aggiungono alle 90.000 tonnellate che complessivamente verranno inviate sempre da Ama nelle Marche e in Abruzzo, attualmente i rifiuti indifferenziati regionali vengono indirizzati ai tre impianti di Viterbo, Pomezia e Castel Forte, ma in teoria potrebbero andare (in deroga) a quelli di Frosinone e Civitavecchia che hanno ottenuto la deroga rispetto alle autorizzazioni originarie. Alcuni di questi però hanno solo la possibilità di effettuare il trattamento meccanico del rifiuto e non quello biologico. Critica resta invece la gestione dell'organico, per la gestione del quale al momento non c'è soluzione. 

giovedì 13 febbraio 2020

Incendio Gemafar Colleferro: i primi dati ARPA sull'inquinamento

In relazione all’incendio che si è verificato sabato 1 febbraio 2020 e che ha coinvolto l’azienda Gemafar di Colleferro, l’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi:


Per quanto riguarda le diossine, non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate.

A causo di un guasto allo strumento, il valore delle diossine relativamente al campione non è ancora disponibile.

Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili, il benzo(a)pirene è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite, pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del campione è superiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.

Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo e di confronto, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).

mercoledì 23 gennaio 2019

Com'è l'aria nel Lazio? Ce lo dice l'ARPA

Al di là dei luoghi comuni, la valutazione della qualità dell'aria di una determinata zona deve essere sempre operata secondo metodo scientifico ed in base a rilevazioni affidabili. L'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente (in acronimo ARPA) è l'ente della pubblica amministrazione italiana, gestito dalla Regione Lazio, preposto a tale scopo. E l'Arpa ha diffuso la valutazione preliminare della qualità dell’aria laziale relativa all’anno 2018. 

Si tratta dei risultati ottenuti dalla rete automatica di monitoraggio della qualità dell’aria del Lazio dal 01/01/2018 al 31/12/2018 con riferimento alla verifica del rispetto dei limiti di legge previsti dal D.Lgs. n. 155/2010. A breve, Arpa Lazio rilascerà la versione definitiva della valutazione della qualità dell’aria, che conterrà anche le ricostruzioni modellistiche dei campi di concentrazione degli inquinanti sull’intero territorio regionale ottenute assimilando tutte le informazioni dei monitoraggi da punti di misura fissi o mobili e i risultati delle analisi di laboratorio per quanto riguarda metalli e benzapirene.
 
Nel 2018, la rete di monitoraggio della qualità dell’aria in gestione all’ARPA Lazio è stata costituita da 52 postazioni chimiche di misura, di cui 45 appartenenti al programma di valutazione della qualità dell’aria Regionale (DGR n.478/2016)
Tabella tratta dal rapporto ARPA
Relativamente al PM10, gli unici superamenti dei valori limite sono stati registrati  nella zona Valle del Sacco: il numero di superamenti del limite giornaliero è risultato superiore al valore consentito dalla norma nelle postazioni di Cassino, Ceccano, Colleferro Europa e Frosinone Scalo. Nell’Agglomerato di Roma sono stati registrati valori più elevati, sia per le medie annue che per il numero di superamenti del limite giornaliero di PM10, rispetto alle zone Appenninica e Litoranea ma in nessuna delle tre zone si ha un superamento dei limiti normativi. Il limite annuo relativo al PM2.5 invece non è mai stato superato in nessuna delle stazioni della rete regionale di monitoraggio.
Rispetto al biossido di azoto, invece, le criticità rilevate hanno riguardato il valore medio annuale e sono state maggiori nell’Agglomerato di Roma seppur presenti anche in zona Valle del Sacco: in particolare, la concentrazione media annuale ha superato il valore prescritto dalla legge nell’Agglomerato di Roma nelle stazioni di Cipro, Fermi, Francia, Magna Grecia e Tiburtina mentre, nella zona Valle del Sacco, solo nella stazione di Frosinone Scalo. Nella zona Litoranea è stata invece la stazione di monitoraggio di Civitavecchia “via Roma” a registrare la concentrazione media annua di biossido di azoto più elevata mentre in zona Appenninica il massimo è stato registrato a Viterbo. Ad ogni modo, i superamenti del valore limite orario sono sporadici, massimo uno per centralina, tre in totale nella regione: decisamente inferiori al massimo numero consentito in un anno (18).

Relativamente a Benzene, Biossido di zolfo e Monossido di carbonio, nel 2018 non sono stati rilevati superamenti dei valori limite in nessuna delle stazioni della rete di monitoraggio regionale.


venerdì 21 dicembre 2018

Ambiente, Roma ai piedi di Pilato!

Il TMB Salario andato a fuoco l'11 dicembre scorso

Chi aspettava la tempesta perfetta, è servito: l’incendio del TMB Salario ha al tempo stesso fatto esplodere un’altra bomba ecologica su Roma (un’altra perché Roma ha “diverse” criticità che i Gre Lazio denunciano da tempo, in primis i roghi tossici nei quadranti est e sud) ma anche messo a nudo l’inesistenza della gestione del ciclo dei rifiuti. Mentre toccherà alla magistratura provare a individuare un colpevole, mentre la politica continuerà il teatrino delle reciproche accuse e i continui scaricabarile, la nostra preoccupazione al termine di questo annus horribilis dal quanto di vista ambientale è duplice: gli effetti dell’incendio dell’impianto di AMA sulla salute e sull’ecosistema di Roma, e la soluzione alla catastrofe-rifiuti che ne seguirà inevitabilmente entro qualche giorno.

Sin dalle primissime ore di quel nefasto 11 dicembre, l’Arpa Lazio (l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente deputata, tra gli altri compiti, al controllo di fonti e di fattori di inquinamento) si è immediatamente adoperata per effettuare delle attività di campionamento dei microinquinanti che, tenuto conto dell’evoluzione dell’evento, sono state programmate su un arco temporale di 24 ore. Al fine di avere delle informazioni in tempi rapidi sullo spostamento della nube generata a seguito dell’incendio, l’Arpa ha verificato attraverso i modelli la direzione prevalente del vento a partire dalle prime ore di martedì 11 dicembre nonché verificato i dati rilevati dalle tre centraline della rete fissa di monitoraggio più vicine all’impianto Salario: Bufalotta, Villa Ada, e Francia.

Mentre parametri di biossido di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo sono sostanzialmente in linea con i dati precedenti all’evento, il particolato (PM10) ne è stato sicuramente influenzato, con valori che si sono incrementati nel tempo e che nella zona di Villa Ada hanno sforato i limiti posti dal d.lgs. n.155/2010 (la norma per la qualità dell’aria ambiente): da un approfondimento sui dati rilevati da questa centralina, in particolare sono aumentati benzene e etilbenzene.

Ma ad allertare i romani, è stato sin da subito il forte odore acre che ha accompagnato la nube rossastra: tale molestia è pertanto da ascriversi ai numerosi composti chimici che si sono dispersi nell’aria a seguito dell’incendio, sebbene non ascrivibili agli inquinanti normalmente rilevati dall’Agenzia. Martedì 11, pertanto, Arpa ha installato due campionatori mobili: il primo a ridosso dell’impianto andato a fuoco, il secondo in un istituto sito a piazza Minucciano, scuola Piaget Majorana (ad 1 km dall’impianto). Se da un lato i metalli pesanti, presenti in atmosfera sotto forma di particolato aerotrasportato e per questo motivo misurati nelle polveri sospese, non hanno sforato i limiti di legge (previsti però solo per arsenico, cadmio, nichel e piombo) in nessuno dei due campionatori, i valori degli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) sono stati particolarmente elevati ed in particolare quello del benzo(a)pirene, l’unico fissato dal d.lgs. n.155/2010.

Elaborazione GRE Lazio su dati diffusi da Arpa Lazio
A destare preoccupazione è però il dato rilevato per le diossine, i furani ed i policlorobifenili (PCB), soprattutto in prossimità dell’impianto, che hanno iniziato a decrescere solo venerdì 14 perché ormai dispersi in aria; per quanto riguarda le diossine non esiste un riferimento normativo in aria ambiente, e pertanto ci si riferisce ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che nel documento Guidelines for Europe 2000 stima le concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani ad un livello pari a circa 100 fg/m3. 

Sebbene l’andamento dei valori di diossine e furani potrebbe essere riconducibile alla consistente presenza di aerosol dovuto all’acqua utilizzata per lo spegnimento dell’incendio e alla ricaduta a terra delle polveri dovuta all’abbassamento delle temperature di emissione e quindi alla riduzione della spinta verso l’alto delle polveri stesse, i valori di diossina e furani misurati presso la scuola il giorno 12 dicembre (campionatore basso volume) nonché quelli rilevati a Villa Ada i giorni 11 e 12 dicembre sono risultati dello stesso ordine di grandezza del valore guida definito dal WHO. I valori di diossina e furani misurati presso la scuola il giorno 13 dicembre (campionatore basso volume) sono risultati invece inferiori al valore guida definito dall’OMS. Anche per i policlorobifenili (PCB) non esistono valori di riferimento: tuttavia, l’Arpa ha rilevato un valore dei PCBs totali relativo al campione di martedì 11 dicembre di gran lunga superiore ai valori misurati in seguito agli incendi in cui è intervenuta negli ultimi anni, come ad esempio quello che ha interessato lo stabilimento Eco X di Pomezia il 5 e 6 maggio 2017.
Il possibile fall-out secondo Arpa Lazio (previsioni al 19 dicembre)

Infine l’Arpa Lazio ha anche operato una primissima simulazione delle aree di massima potenziale ricaduta degli inquinanti al suolo (senza alcuna informazione legata alla concentrazione), tendenzialmente individuate nella zona verso Ponte Milvio, Balduina, Boccea, Aurelia e comunque in direzione del quadrante ovest sud-ovest. 

Questo per quanto riguarda il drammatico inquinamento. Ma veniamo al secondo problema che rischia di affliggere la martoriata Roma durante le festività natalizie, quando storicamente si è sempre registrata qualche difficoltà nella raccolta a causa dell’aumento della produzione di rifiuti nonché delle maggiori turnazioni tra i dipendenti. Il sempre contestatissimo TMB Salario lavorava circa 400 tonnellate di rifiuti al giorno: se non si individuerà velocemente una soluzione, una mole enorme di scarti rischia di restare quindi per terra.  


Discarica e tmb di Malagrotta viste da Google Maps
Il Campidoglio ha ipotizzato diverse soluzioni, oltre al rinnovo la convenzione con l’Abruzzo, relative all’aumento della capacità di trattamento dei TMB privati presenti sul territorio laziale: a iniziare dai due impianti di Malagrotta (del Consorzio Colari, ma in relazione al presunto malfunzionamento dei quali tra il 2006 e il 2013 la Procura ha appena chiesto il rinvio a giudizio per l’ex patron Manlio Cerroni e altre sei persone), quello di Colfelice (della SAF), Casale Bussi a Viterbo (della Ecologia Viterbo) e Aprilia (della RIDA). Come era ovvio, tuttavia, nei vari territori ci sono anche vere e proprie levate di scudi: il sindaco di Aprilia Antonio Terra, ad esempio, si è detto contrario all’accoglimento dei rifiuti della Capitale nell’impianto di RIDA di Campoverde, che dovrebbe assorbire 300 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno per sei mesi, cioè fino al 30 aprile 2019. Ma comunque sussisterebbe il problema degli scarti di lavorazione di tale impianto e del tmb di Colfelice, che la Regione Lazio ha ipotizzato di portare nella discarica di Colle Fagiolara a Colleferro (gestita da Lazio Ambiente, una società controllata dalla Regione stessa) che però dovrà chiudere definitivamente i battenti a fine 2019 e contro l’ampliamento della quale si è già espresso categoricamente il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna.



Poi ci sono le soluzioni fuori regione, seppur iniziano a fioccare i dinieghi: come quello della A2A di Brescia, che già riceve dal Lazio poco meno di 35mila tonnellate l’anno di rifiuti, ma ritiene ormai saturo il termoutilizzatore di Brescia. O quello della Regione Toscana, che dopo una disponibilità iniziale ha precisato che nei propri impianti non c’è più spazio. Trattativa in corso con l’Abruzzo, invece, mentre il Piemonte aspetta ancora una richiesta ufficiale.

Quello che però continua a mancare da parte di Roma Capitale è una programmazione seria e coraggiosa, continuando a procedere in maniera insensata e sconnessa.

martedì 16 ottobre 2018

Colleferro (Rm), colpo di spugna giudiziario sui gravi fatti dell'inceneritore

L'inceneritore di Colleferro (Roma)
Nel marzo 2009 ebbe grande clamore la notizia dell'arresto dei dirigenti del Consorzio che gestiva l'inceneritore di Colleferro e di alcuni dirigenti dell'AMA, arresto scaturito da indagini che avevano evidenziato come all'interno dell'inceneritore venisse bruciato di tutto, tranne il CDR, unico rifiuto che avrebbe dovuto essere conferito al suo interno.

Per non far scoprire l'illegale traffico di rifiuti, i dirigenti usavano il “pugno di ferro” nei confronti dei dipendenti ed erano arrivati, assieme agli operatori di sistema, a manomettere gli strumenti di rilevazione e monitoraggio in continuo delle emissioni, penetrando nel sistema, cancellando i valori che superavano le soglie di contaminazione e sostituendoli con valori falsi. Le associazioni ambientaliste radicate nel territorio speravano in una giustizia celere, che accertasse le responsabilità ed applicasse pene severe, attesa la pericolosità sociale dei comportamenti posti in essere dagli imputati.

Tale speranza è stata definitivamente infranta, andandosi a scontrare con una pronuncia di prescrizione anche degli ultimi due capi di imputazione che avevano resistito fino a quel momento: i capi di imputazione che riguardavano la manomissione dei sistemi di monitoraggio in continuo e la cancellazione dei relativi dati. La cosa grave è che questo processo non ha mai visto una pronuncia nel merito, rimanendo incagliato nella fase di udienza preliminare per ben 7 anni.

Ma procediamo con ordine.
Il PM titolare dell'indagine iscritta al nr. 2574/2008 NR presentava la richiesta di rinvio a giudizio al Tribunale di Velletri. All'inizio del 2011 (dunque dopo 4 anni di indagini) aveva inizio l'udienza preliminare, durante la quale veniva anche eccepita l'incompetenza territoriale, eccezione rigettata dal GUP dott. A. Morgigni.

Dopo ben due anni e una ventina di udienze, cambi di giudici, problemi di notifica, problemi di trascrizioni delle intercettazioni, ed altri ostruzionismi vari, a fine 2013, veniva disposto il giudizio. Il 04.03.2014, dunque a distanza di ben 6 anni dall'inizio delle indagini cominciava il dibattimento dinanzi al Tribunale di Velletri in composizione collegiale, pres. Monastero, cui subentrava dopo due udienze, il Giudice Roberti. Solo dopo un anno di rinvii, ed esattamente all'udienza del 23.03.2015, il Tribunale di Velletri dichiarava la nullità degli atti del processo, dovendo il Tribunale di Roma decidere la fase dell'udienza preliminare in luogo del Tribunale di Velletri.

Dunque a marzo 2015, dopo 7 anni di processo, ci si rendeva conto che una fase processuale, quella dell'udienza preliminare durata ben due anni, avrebbe dovuto svolgersi dinanzi ad un diverso Tribunale. Se si considera che i reati puniti con una pena massima inferiore ai 6 anni si prescrivono in 7 anni e mezzo e che molti dei 14 capi di imputazione erano puniti con una pena inferiore ai sei anni, il provvedimento del Tribunale di Velletri equivaleva già allora e di per sé ad una declaratoria di fallimento della Giustizia.

Non solo.
La trasmissione del fascicolo dal Tribunale di Velletri a quello di Roma era così complicata e laboriosa che solo dopo un anno e mezzo e precisamente in data 12.10.2016, si teneva la prima udienza preliminare dinanzi al GUP Fattori del Tribunale di Roma, il quale il 13.02.2017 escludeva tutte le parti civili dal processo. La fase dell'udienza preliminare terminava nel 2017, veniva disposto il giudizio per soli due capi di imputazione e dopo un altro anno e mezzo di laboriosa trasmissione del fascicolo da Roma a Velletri, all'udienza del 04.10.2018, il Tribunale di Velletri dichiarava l'estinzione definitiva del processo per intervenuta prescrizione anche dei capi di imputazione più gravi.

Ci sono volute circa 40 udienze per arrivare a questo risultato. Lascia l'amaro in bocca dover constatare come fatti di una simile gravità per gli effetti sull'ambiente e sulla salute dei cittadini siano stati gestiti in maniera tale da non consentire la tutela delle parti offese e l'accertamento dei fatti. Triste è il messaggio che passa con la storia di questo processo: gli inquinatori, con una simile gestione della Giustizia, non hanno nulla da temere.

I costi collettivi dell'inquinamento, dalle spese sanitarie alla malagiustizia, alle spese di bonifica li sostiene la collettività. Da noi chi inquina, non paga.

Colleferro, 15.10.2018

Firmato:
Retuvasa
UGI
Comitato Residenti Colleferro