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sabato 8 agosto 2020

Biomasse a via Prenestina, continua il braccio di ferro

La seconda riunione della Conferenza dei Servizi  relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale del progetto di “impianto per riciclo di biomasse” in Roma alla Via Prenestina 1280, svoltasi in modalità telematica lo scorso 16 luglio, ha confermato il braccio di ferro tra il Proponente Azienda Agricola Salone a.r.l. e le varie istituzioni che hanno individuato molteplici criticità anche alla luce delle integrazioni presentate successivamente alla prima riunione del 14 maggio scorso.

Il Comune di Roma Capitale, ad esempio, ha rilevato che: “In merito al procedimento di V.I.A. si evidenzia che in data 14.04.2020 la Regione Lazio ha pubblicato le ulteriori integrazioni relative al procedimento in oggetto, presentate dal proponente oltre la scadenza dei termini concessi (rif. D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. art 27-bis co.5). Si ricorda che ai sensi del co. 8 dell’art. 27-bis del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. “Tutti i termini del procedimento si considerano perentori ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2, commi da 9 a 9-quater, e 2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241”. Pertanto tali integrazioni non erano accoglibili poiché presentate successivamente alla scadenza dei termini di ricevimento delle integrazioni (la prima seduta della Conferenza dei Servizi decisoria è stata indetta con protocollo R.U.U. 0147212 del 19/02/2020). La Regione ha confermato che dal punto di vista giuridico, di fatto, come Autorità Competente non avrebbe dovuto accoglierle potendo rendete direttamente improcedibile l’istanza, ma ai fini delle attività dei lavori della conferenza sono comunque state ritenute utili ad approfondire l’assetto impiantistico proposto, oltre che ad evidenziare le eventuali problematiche ambientali potenziali ed oggettive connesse, che non risulterebbero essere superabili dagli accorgimenti tecnici e/o da soluzioni tecnologiche possibili.

Su proposta del rappresentante del SUAP - Attività produttive agricole del Comune di Roma Capitale, tutti gli Enti coinvolti nella Conferenza di servizi hanno ritenuto necessario di dover coinvolgere la Commissione Agraria comunale, avendo già negli atti del Comune di Roma Capitale tutta la documentazione progettuale dell’impianto, ai fini dell’espressione del parere tecnico specifico di competenza sul progetto nel nuovo assetto impiantistico e di attività in relazione all'Autorizzazione Unica rilasciata dal Comune per il P.A.M.A. del 2018. 

Inoltre la Regione, dal punto di vista della valutazione di impatto ambientale, in riferimento agli approfondimenti tecnici di competenza urbanistica derivanti dai pareri sia del Comune di Roma Capitale che dell’Area regionale Urbanistica Copianificazione Programmazione Negoziata Roma Capitale e Città Metropolitana, evidenzia che il progetto, come proposto dalla Società, prevede che verranno lavorati anche “materiali organici” che rientrano nell’ambito legislativo della categoria “rifiuti” (diversamente dall’uso esclusivo delle sole “biomasse”, di cui all’ambito di applicazione dell’art. 185 co. 1 del D.lgs. 152/06 e sm.i., previsto per l’Autorizzazione unica acquisita nel 2018 dalla Società), trattandosi in effetti di un “impianto di trattamento e gestione di rifiuti”: la realizzazione di tale tipologia d’impianto richiederebbe, nel caso, una “variante urbanistica” (da zona agricola, “Agro romano” ai sensi dell’art.75, a zona di “reti tecnologiche”, in particolare “infrastrutture tecnologiche” di cui all’art.106 delle NTA del PRG). Inoltre, rileva infatti una forte criticità della componente ambientale del “suolo e territorio”, come consumo di suolo e sottrazione del territorio, e che nel caso di “variante” urbanistica sarebbe necessario includere in conferenza anche l’Area Valutazione Ambientale Strategica, competente per la VAS, come indicato nelle modalità di cui al §6.7.3 della D.G.R.n.132 del 27/02/2018, “al fine di contribuire ad assicurare che la valutazione della sostenibilità dell’intervento comprenda anche gli effetti sull’ambiente derivanti dalle modifiche al piano”.

Sebbene il proponente , anche richiamando i pareri legali presentati nonché l’istanza di autotutela da ultimo presentata nei confronti del parere di Roma Capitale (dei quali si è data parziale lettura), abbia rappresentato che non è stata presentata una richiesta specifica di “variante urbanistica” in quanto l’impianto era già approvato all’interno del P.A.M.A. ed inoltre è già autorizzato a ritirare anche matrici vegetali dall’esterno (non autoprodotte) per circa 1/3 della potenzialità autorizzata, pari a 75.000 ton/anno; successivamente è stata presentata istanza P.A.U.R. per poter ritirare rifiuti organici prevalentemente riconducibili alla tipologia di vegetali derivanti da colture agricole (rifiuti ortofrutticoli e industrie alimentari e conserviere) e, accogliendo le osservazioni dei partecipanti alla CDS, sono stati eliminati i rifiuti non riconducibili direttamente a vegetali, il rappresentante del SUAP ha ricordato che il precedente progetto di P.A.M.A. era stato rilasciato nel 2018 correttamente e coerentemente alle norme del PRG ma la natura gestionale attualmente non è più la stessa del P.A.M.A. precedente: nel nuovo assetto impiantistico e progetto, in esame, vengono introdotte nuove matrici, rilevando altresì che l’aspetto di produzione di energia è più importante della produzione di compost con l’attività multi imprenditoriale e pertanto l’assetto dell’impianto va rivalutato con nuovo elenco dei codici CER. 

La CDS è stata pertanto rinviata alla terza riunione, che si terrà sempre in modalità telematica il prossimo 1 settembre ed a cui i Gruppi Ricerca Ecologica saranno presenti.


venerdì 29 maggio 2020

Biomasse a via Prenestina: tutti contro!


Lunedì 25 maggio si è svolta in forma simultanea e in modalità sincrona, la Conferenza di Servizi convocata dalla Regione Lazio per discutere del Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi dell’art. 27 bis, parte II del D.lgs.152/06 e s.m.i. e D.M.52/2015 relativo al progetto di “impianto per riciclo di biomasse” che la Società proponente – la Soc. Azienda Agricola Salone a.r.l. - intenderebbe realizzare a Roma in Via Prenestina 1280 (Km 13,00).
Più precisamente quello che si vuole realizzare è un impianto di riciclo di 75.000 tonnellate all'anno di biomasse per la produzione di energia elettrica da immettere nella rete nazionale e ammendante compostato di qualità da commercializzare e/o impiegare per la fertilizzazione dei terreni agricoli e del verde annesso al sito.
Alla riunione, coordinata dall'ing. Flaminia Tosini e dell'Arch. Paola Giorgioli dell'Area Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio ed a cui i GRE LAZIO sono intervenuti come auditori insieme al Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona ed al Comitato Raccolta Fondi (CRF) per la Tutela della Salute e dell’Ambiente del VI Municipio di Roma, era ovviamente presente la Società proponente, incredibilmente assistita anche dall'ex assessora capitolina all'Ambiente Paola Muraro che il 12 dicembre 2016 consegnò alla sindaca Virginia Raggi le proprie dimissione in quanto aveva ricevuto un avviso di garanzia e risultava indagata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dal pm Alberto Galanti per presunti reati ambientali legati al periodo in cui era consulente in Ama, l’azienda municipalizzata per l’ambiente.
Sul proponente, che usufruendo di una proroga ha fornito le integrazioni ed i chiarimenti richiesti, è però piombato subito un macigno: l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale che con una nota inviata pochi minuti prima della Conferenza di Servizi ha rilevato che “l’attività di progetto sembrerebbe rientrare nelle attività vietate che comportano pericolo per la risorsa idrica, come indicato al co.4 dell’art.94 del D.lgs.152/2006” ed ha pertanto richiesto ulteriore specifica documentazione tecnica integrativa.
Un parere negativo, quest'ultimo, che pone anche pesanti interrogativi sui pareri di altri 3 Enti: in primis sul parere inviato il 17 marzo da parte dell’Area Vigilanza e Bacini Idrografici della Direzione Regionale Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa Del Suolo (con cui comunicava che “in considerazione che l’area medesima risulta esterna alle aree soggette ai vincoli idraulici imposti dal vigente P.A.I. – Piano di Assetto idrogeologico ed a distanza dal fiume Aniene superiore ai limiti prescritti dal R.D. n.523 del 25.07.1904, questa Direzione Regionale non è tenuta e/o competente al rilascio di pareri in merito.” e pertanto non sarebbe stata coinvolta nel prosieguo dei lavori della conferenza di servizi); poi su quello inviato il 20 marzo dall’Area Tutela del Territorio – Servizio Geologico e Sismico Regionale della Direzione Regionale Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa del Suolo (con cui comunicava la non attinenza del progetto in esame alle tipologie in carico all’Area); ed infine sul parere inviato il 9 aprile dalla Direzione Operazioni Investimenti e Ingegneria della Manutenzione dell’ACEA ATO2 S.p.A. con cui “rilascia parere favorevole vincolato al recepimento delle suddette prescrizioni in fase di redazione del progetto esecutivo, che dovrà essere preventivamente inviato a questa Società per il rilascio del parere definitivo”.
Ancora assente, invece, l'ARPA Lazio sebbene il 23 marzo avesse rappresentato che “al fine di esprimere il parere di competenza (PAUR-AIA), è richiesto che sia prodotta documentazione tecnica che riscontri, in modo univoco ed esaustivo, le criticità evidenziate e che la medesima risulti complessivamente revisionata allo scopo di renderla coerente con le specificazioni fornite nella valutazione”.
L'architetto Maria Luisa Mutschlechner del MIBACT ha sottolineato che le precedenti autorizzazioni erano riferite ad un progetto diverso da questo attualmente proposto in quanto non prevedevano interventi nel suolo e/o sottosuolo, vista la rilevanza delle preesistenze archeologiche del sito, tra cui i resti dell’Acquedotto Vergine, nonché la norma di tutela del "paesaggio agrario di rilevante valore", che prevede una normativa stringente che non sembra possa essere rispettata adeguatamente dal progetto proposto in esame: il contesto presenta il sistema dei Casali e la Tenuta del Cavaliere, che sono sistemi di paesaggio che dovrebbero essere tutelati sia dal punto di vista paesaggistico che dal punto di vista dell’agricoltura storica tradizionale. Gravissimo invece quanto dichiarato dalla Dr.ssa Cristina D’Agostini, per la parte archeologica di competenza, in quanto parrebbe non essere stata ancora coinvolta nel sopralluogo dovuto per l’avvio delle indagini conoscitive preventive nel sito: il Proponente ha però smentito che i lavori sarebbero già iniziati.
La Città Metropolitana di Roma, rappresentata dalla dr.ssa. Maria Zagari, ha preannunciato ulteriori integrazioni in relazione alle emissioni in atmosfera nonchè chiarimenti per il riutilizzo delle acque dal punto di vista industriale (nonché sul trattamento delle acque di prima e seconda pioggia) dal momento che l’area di intervento ricade nella fascia di attenzione dell’acquedotto Vergine, secondo la perimetrazione approvata con DG.R.n. 537/2012 “Individuazione delle aree di salvaguardia degli impianti di captazione dei Colli Albani: Acqua Vergine, Torre Angela, Finocchio, Pantano Borghese. Attuazione della DGR 5817 del 14/12/1999” e sembrerebbe esserci uno scarico idrico sul suolo di competenza della Regione Lazio.
Il Comune di Roma Capitale, Dipartimento di Tutela Ambientale, ha invece trasmesso un parere con esito negativo in quanto il parere della Sovrintendenza Capitolina, di fatto, non è superabile. Analogamente il dott. Massimiliano Cafaro per il SUAP - Attività produttive agricole del Comune di Roma, ha evidenziato che sebbene il progetto dal punto di vista architettonico sia uguale al precedente rilasciato, invece dal punto di vista amministrativo è diverso in quanto la produzione di compost non è prevista né nella NTA del PRG né da parte della norma paesaggistica regionale e che soltanto nel caso della variante urbanistica per gli impianti dei rifiuti potrebbe essere possibile l’attuazione (compresi impianti di compostaggio): a tal proposito ha inoltre suggerito che l’azienda Salone verifichi la possibilità o meno di avvalersi delle attività nella multi imprenditorialità sancita all’art.57 bis della L.R.38/1999.
Il Responsabile Unico per la Regione Lazio, il dott. Fabio Genchi, ha rilevato la mancanza di alcuni pareri regionali per poter esprimere il parere unico regionale ed in particolare: Area V.A.S. dell’Urbanistica regionale, Area Qualità Ambientale, Area Bonifica Siti inquinati, Area Rifiuti, ARPA Lazio e ASL Roma 2 - Dipartimento di Prevenzione (competenza regionale): SIAN, SPRESAL, SISP, Servizi Veterinari, Dipartimento di Epidemiologia del Serv. Sanitario Regionale. Ha inoltre chiesto di chiarire se l’attività di vendita del compostato e la produzione dell’energia siano svolte direttamente dall’azienda agricola o da altro soggetto/gestore. Ai fini della conservazione dei requisiti del produttore agricolo, a livello normativo, ha rilevato la necessità di chiarire l’attività prevalente dell’attuale attività agricola, oppure se l’azienda stessa ha intenzione in futuro di vendere compostato o produrre energia (art.2 bis della L.R.14/2006).
Il Municipio VI delle Torri del Comune di Roma, rappresentato dalla Presidente Katia Ziantoni e dall’Assessore all’Urbanistica Sergio Nicastro, ha rilevato che sussistono le criticità già evidenziate all’interno delle osservazioni presentate, risultando sostanziale che l’impianto autorizzato non è ancora stato realizzato ad oggi, ed il nuovo progetto cambia totalmente i codici CER già autorizzati e cambia la natura progettuale del progetto autorizzato originariamente; per quanto ai codici CER, oltre gli sfalci verdi vengono aggiunti diverse tipologie di fanghi, ed altri CER: il nuovo impianto ha natura industriale, è un impianto di biogas. L’Assessore all’Urbanistica ha altresì ribadito la forzatura della normativa urbanistica vigente del nuovo impianto di natura industriale all’interno di una zona in cui sussistono nuclei abitati ed edifici sensibili, come l’istituto Agrario Sereni, zone edificate e densamente popolate, oltre che la criticità della zona di captazione dell’acqua ad uso potabile.

martedì 19 maggio 2020

Biomasse a via Prenestina, nuova Conferenza dei servizi

🔴 A V V I S O 🔴

In Regione Lazio non perdono certo tempo quando si tratta di arrecare danno ai cittadini: il 25 maggio prossimo presso gli uffici della regione è stata infatti convocata la nuova Conferenza dei servizi in merito al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale relativo al progetto di impianto per riciclo di biomasse che un privato vorrebbe realizzare a Roma in Via Prenestina 1280. 


Avremmo auspicato l'archiviazione del progetto per le gravissime lacune progettuali non sanate dai proponenti ma soprattutto perché tra i fattori escludenti la realizzabilità in quello specifico sito ci sono la vicinanza di "siti sensibili" come le scuole (nella fattispecie l'Istituto Tecnico Agrario Emilio Sereni e l'IC Maria Grazia Cutuli) e la preesistenza di nuclei abitativi consolidati (Colle Prenestino e Colle Monfortani) e casa sparse localizzate a meno di 1000 metri: tuttavia alla Regione ciò non pare essere bastato e ha dato il via ad un iter che inevitabilmente condurrà alla carta bollata.




* l'Unione dei Comitati del VI Municipi, il Comitato di Quartiere di Torre Angela, il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona, il Comitato di Quartiere Belvedere, l'Associazione di Quartiere Fontana Candida, il Comitato di Quartiere di Villaggio Breda, il Comitato di Quartiere Torrenova – Tor Vergata, il Comitato di Quartiere di Villaverde, il Comitato di Quartiere di Colle Mattia, il Comitato di Quartiere Colle Prenestino.

giovedì 23 aprile 2020

5 domande insidiose a... Francesco Figliomeni

Francesco Figliomeni
Vice Presidente
dell'Assemblea Capitolina
A poco più di un anno dalla fine del mandato della Sindaca Raggi, torna il nostro appuntamento con gli amministratori di Roma Capitale.

Questa volta, le 5 domande insidiose sull'ambiente le rivolgiamo all'avvocato Francesco Figliomeni (Fratelli d'Italia), vicepresidente dell'Assemblea capitolina e componente della commissione Politiche sociali. Ma in passato l'avvocato Figliomeni ha già rivestito nel VII Municipio della Capitale la carica di Presidente della Commissione Trasparenza per poi ricoprire nel 2012, il ruolo di Assessore alle Politiche Sociali e del Lavoro del Comune di Civitavecchia. 

Sidernese di origini, da oltre trenta anni vive a Roma dove, grazie al suo impegno politico e sociale, ha imparato a conoscere le mille difficoltà che vive questa metropoli e i cittadini che popolano i diversi quartieri della Città Eterna. Perché come ci tiene a sottolineare: “Non puoi occuparti di una città ferita e oltraggiata come Roma se non vivi da vicino, e in maniera viscerale, le sue complesse dinamiche quotidiane”.

venerdì 17 gennaio 2020

Biomasse a via Prenestina, i GRE ammessi alla Conferenza di Servizi

La Regione Lazio ha comunicato che i GRE potranno partecipare all'eventuale Conferenza di Servizi in merito alla alla proposta di allocazione di un impianto a biomasse al civico 1280 di via Prenestina, tra i quartieri Colle Prenestino e Colle Monfortani ed immediatamente a ridosso dell'Istituto Tecnico Agrario Statale Emilio Sereni, presentata da un imprenditore privato.

Insieme a noi ci saranno anche il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona (con il quale abbiamo collaborato alla preparazione delle osservazioni ostative al progetto), il Comitato di Quartiere Colle Monfortani, l'Associazione Case Rosse 2014 ed il Comitato Raccolta Fondi per la Tutela della salute e dell'Ambiente del VI Municipio di Roma.

La data della Conferenza non è stata ancora fissata e ci verrà tempestivamente comunicata dalla Regione. Ad onor del vero, continuamo a confidare che, per la totale incompatibilità del progetto con il sito individuato (come ben fatto rilevare anche dal Municipio VI), la Regione archivi direttamente la proposta senza nemmeno arrivare a convocare la Conferenza di Servizi nè comprenderemmo l'ostinazione a proseguire l'iter amministrativo; tuttavia, siamo pronti a rappresentare con determinazione le istanze a tutela dei cittadini e dell'ambiente e contro questo scempio che infliggerebbe un'ulteriore piaga al già martoriato quadrante Est di Roma Capitale!

venerdì 29 novembre 2019

Caos rifiuti: la Regione mette tutti contro tutti!


Comuni contro Regione. Commissioni e consiglio regionale contro la Giunta. Cittadini contro istituzioni. Impianti che vanno a fuoco nemmeno fossero autobus dell’Atac e progetti di nuovi siti in aree assurde. È questo il quadro desolante della fallimentare gestione del ciclo rifiuti nel Lazio. Dal 2013, anno in cui finalmente fu messo uno stop ai 240 ettari della discarica di Malagrotta, è emergenza continua. Ed il nuovo piano rifiuti atteso dal 2012 e proposto da Zingaretti ad agosto 2018 sembra essersi arenato. Nel frattempo i privati si sfregano le mani per il business generato dal caos e decine di comunità locali sulle barricate per evitare che in zone salubri vengano realizzati nuovi impianti al servizio del grande male del Lazio, ovvero Roma: eggià, perché il vero problema sono le quasi 1.700.000 tonnellate di rifiuti prodotti annualmente nella Capitale e che in passato venivano fatte “nascondere sotto il tappeto” da Cerroni. Il piano del Campidoglio di recupero dei materiali post-consumo è sostanzialmente fallito, con una raccolta differenziata che non arriva nemmeno al 45%, e quindi ogni giorno bisogna trovare posto ad oltre 2.560 tonnellate di rifiuti prodotti. E, seppur parrebbe che i primi mesi del 2020 saranno quelli buoni per la calendarizzazione del nuovo piano regionale di gestione rifiuti, i nuovi fronti aperti (che si sommano a quelli storici come Rocca Cencia, Malagrotta, Colleferro, o Civitavecchia) sono innumerevoli:

  • Roma, Via Prenestina 1280 – l’Agricola Salone Spa vorrebbe realizzare un impianto a biomasse, nonostante la vicinanza all’Istituto Emilio Sereni e agli abitati di Colle Monfortani e Colle Prenestino: il sito, inoltre, è urbanisticamente ed ambientalmente incompatibile. Il Municipio VI di Roma Capitale e le associazioni (tra cui i Gre Lazio) si sono espressi in maniera nettamente contraria e così anche la Commissione regionale Ambiente. Si attende la decisione dell’Ufficio competente circa l’ammissibilità o meno del progetto
  • Tarquinia (Viterbo) – la multiutility bresciana A2A ha presentato un progetto di realizzazione di un inceneritore, nonostante l’incompatibilità urbanistica del sito, che ricade anche in zona IBA. Le Amministrazioni comunali interessate (Tarquinia, Civitavecchia, Allumiere, Tolfa) e le associazioni (tra cui i Gre Lazio) si sono espresse in maniera nettamente contraria e così anche il Consiglio regionale del Lazio, nonostante l’Ufficio competente abbia ammesso il progetto ed avviato la Conferenza dei Servizi.
  • Roma Capitale, Cesano Osteria Nuova – qui la Eco Demolizioni Srl vorrebbe realizzare un impianto di gestione di rifiuti urbani e speciali non pericolosi. Contrari i Comuni braccianesi, il Municipio, i comitati, le associazioni (tra cui i Gre Lazio)
  • Roma Capitale, Casal Selce – qua AMA dovrebbe realizzare un mega impianto di compostaggio di qualità. Nonostante l’opposizione dei comitati locali, la Conferenza dei Servizi ha dato il proprio via libera
  • Roma Capitale, Pian dell’Olmo – la società Torre di Procoio Srl (riconducibile alla famiglia abruzzese Maio, imprenditori nel mondo dei rifiuti) vorrebbe realizzarvi una discarica in una cava nella località Pian dell’Olmo, sulla via Tiberina, formalmente nel comune di Roma ma a un tiro di schioppo dal comune di Riano. I più netti contro il progetto sono stati i sindaci di Riano, Castelnuovo di Porto, Monterotondo, Formello e Sacrofano (comuni limitrofi all’area interessata dell’eventuale discarica), insieme alle associazioni (tra cui i Gre Lazio)
  • Magliano Sabina (Rieti) – la Regione parrebbe intenzionata a realizzarvi una discarica per accogliere 2200 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati provenienti da Roma e che la Capitale non potrà più smaltire dopo la chiusura dell’impianto di Colleferro
  • Magliano Romano (Roma) – il braccio di ferro tra Regione da una parte e Comune, comitati, Raggio Verde e Gre Lazio dall’altra dura da anni. Ora però anche la Commissione Ambiente della Regione ha detto di no all’ampliamento di una discarica di inerti a ridosso dal Parco di Veio.
  • Roma Capitale, Divino Amore – a soli 3 km e poco meno dalla Falcognana, i cittadini sono in allarme rosso per l'ipotesi circolata in Campidoglio di “punire” il territorio andando ad individuare nell'Agro Romano la discarica di Roma

mercoledì 13 novembre 2019

Biomasse a via Prenestina, anche il Municipio VI dice NO!

L'Assessore Katia Ziantoni del Municipio VI a La7 - Piazzapulita
Si allarga il fronte dell'opposizione alla realizzazione di un impianto a biomasse a via Prenestina: dopo le osservazioni che come Gruppi Ricerca Ecologica abbiamo presentato alla Regione Lazione insieme ai Comitati di Quartiere*, anche il Municipio Roma VI delle Torri ha preso una netta presa di posizione a tutela dei cittadini e dell'ambiente.

L'11 novembre il presidente Roberto Romanella e l'assessore Katia Ziantoni hanno infatti inviato all'Ufficio VIA della Regione le proprie osservazioni ostative alla realizzazione dell'impianto proposto dalla Società Agricola Salone e il parere negativo del Municipio VI, che verranno depositate anche in sede di conferenza dei servizi nonchè inviate alla Procura della Repubblica per tutti gli ulteriori accertamenti che si riterranno opportuni a tutela dei cittadini e nel rispetto delle vigenti normative ambientali.

Il Municipio VI ha eccepito in primis l'incompatibilità del progetto rispetto alle prescrizioni del Piano Rifiuti Regionale che cita tra i fattori escludenti la vicinanza di "siti sensibilI" come le scuole (nella fattispecie l'Istituto Tecnico Agrario Emilio Sereni e l'IC Maria Grazia Cutuli), oltre alla preesistenza di nuclei abitativi consolidati (Colle Prenestino e Colle Monfortani) e casa sparse localizzate a meno di 1000 metri dall'impianto in questione.

La realizzazione del progetto inoltre potrebbe costituire violazione alla direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio (che stabilisce un quadro giuridico per il trattamento dei rifiuti all'interno dell'Unione e mira a proteggere l'ambiente e la salute umana attraverso la prevenzione degli effetti nefasti della produzione e della gestione dei rifiuti), nonchè della Direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente. Parimenti, la realizzazione del progetto sarebbe contraria al principio dello Sviluppo Sostenibile così come enunciato nell'art.3 quater del D.Lgs.152/2006 in virtù della vicinanza all'impianto di Rocca Cencia.

L'allarme del Municipio è anche dovuto agli effetti del'impatto cumulato tra emissioni dell'impianto (in termini di traffico veicolare, inquinamento acustico e stato della qualità dell'aria intesa sia per le sostanze odorigene sia per gli inquinanti gassosi e particellari) e le attività preesistenti. Urbanisticamente, inoltre, l'area in questione ricade nell'Agro Romano (destinanzione incomapatibile con il quanto si vorrebbe realizzare), è prossima alla via Prenestina che è ad elevata probabilità di presenza di preesistenze archeologiche nel sottosuolo, ed è nelle immediate vicinanze del reticolo idrografico principale nonchè in pieno nella zona di ricarica delle acque di falda idrica destinata al consumo umano (Acqua Vergine, Colle Mentuccia, Torre Angela e Finocchio) per la quale deve essere privilegiata la destinazione agroforestale del suolo. 

Il Municipio evidenzia altresì che le previsioni dei mezzi pesanti in transito presentate dalla società Agricola Salone sono del tutto prive degli studi sui flussi di traffico che interessano la via Prenestina, che comporterebbero un peggioramento della viabilità ben più grave rispetto alle ipotesi avanzate dal proponente, come supposto anche in uno studio di Roma Servizi per la Mobilità.

Ma non è tutto, perchè le osservazioni entrano direttamente nel merito dell'impianto, e precisamenente:
  • relativamente all'analisi dei prodotti inquinanti, si osserva che la scelta della digestione anaerobica ha un impatto complessivo importante sull'ambiente, è economicamente in perdita ed è sostenuta e motivata esclusivamente dalla possibilità di attingere agli incentivi di legge previsti e/o di soddisfare le esigenze energetiche;
  • relativamente agli inquinanti gassosi, i composti aromatici e alogenati possono avere impatti ambientali importanti sul peggioramento della qualità dell'aria a livello locale;
  • relativamente agli inquinanti liquidi, la relazione tecnica dell'impianto non chiarisce come verrebbe smaltito il percolato prodotto facendo emergere ulteriori criticità in merito all'impatto ambientale su una zona di ricarica delle falde;
  • relativamente al bilancio ambientale per l'impianto proposto, ritiene che sia negativo nonostante i crediti generati dalla produzione di energia elettrica;
  • infine si rileva che su via Torrenova 700 insiste già un'attività di trattamento degli sfalci e delle potature a servizio delle utenze domestiche.
 E dulcis in fundo (ma non per chi vorrebbe realizzare il progetto) è stato ricordato ancora una volta che il dipartimento epidemiologico del Servizio Sanitario Regionale ha posto l'area del VI Municipio (ex VIII) al primo posto nella classifica di mortalità per tumori nel Lazio.


 

* l'Unione dei Comitati del VI Municipi, il Comitato di Quartiere di Torre Angela, il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona, il Comitato di Quartiere Belvedere, l'Associazione di Quartiere Fontana Candida, il Comitato di Quartiere di Villaggio Breda, ilComitato di Quartiere Torrenova – Tor Vergata, il Comitato di Quartiere di Villaverde, il Comitato di Quartiere di Colle Mattia, il Comitato di Quartiere Colle Prenestino.

mercoledì 30 ottobre 2019

Impianto a biomasse a via Prenestina: perchè diciamo NO!

Una follia! Non intendiamo usare mezzi termini rispetto alla proposta di allocazione di un impianto a biomasse a via Prenestina, tra i quartieri Colle Prenestino e Colle Monfortani ed immediatamente a ridosso dell'Istituto Tecnico Agrario Statale Emilio Sereni, presentata in Regione Lazio da un imprenditore privato.

Ieri abbiamo inviato all'Area Valutazione di Impatto Ambientale le osservazioni che abbiamo predisposto in qualità di associazione di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente e presentate insieme ai Comitati di Quartiere rappresentanti un territorio di oltre 250.000 romani: l'Unione dei Comitati del VI Municipi, il Comitato di Quartiere di Torre Angela, il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona, il Comitato di Quartiere Belvedere, l'Associazione di Quartiere Fontana Candida, il Comitato di Quartiere di Villaggio Breda, ilComitato di Quartiere Torrenova – Tor Vergata, il Comitato di Quartiere di Villaverde, il Comitato di Quartiere di Colle Mattia, il Comitato di Quartiere Colle Prenestino.

In questa sede vi sintetizziamo le ragioni della nostra ferma opposizione, rimandando alla corposa relazione presentata per tutti gli approfondimenti:


  1. in base alla vigente Disciplina regionale della Gestione dei Rifiuti del Lazio (Deliberazione del Consiglio Regionale 18 gennaio 2012, n. 14), ma anche in base alle modifiche allo stesso in corso di approvazione, il progetto in esame non appare coerente con le previsioni del Piano e con l’analisi dei fabbisogni.
  2. non è presente alcuno studio in merito alla compatibilità dell’impianto in questione sia con l’edificato esistente residenziale e non residenziale, sia con le trasformazioni in corso di programmazione all’interno dell’area vasta, sia con la vocazione alla produzione di prodotti a D.O. delle aree agricole in esame;
  3. non è presente alcun approfondimento in merito vulnerabilità sismica dell’impianto in relazione a quanto previsto per l’UAS di riferimento, ed anzi erroneamente riferendo le considerazioni finali ad una classificazione sismica differente da quella del sito in cui si vorrebbe realizzare l’impianto.
  4. i codici CER richiesti rendono urbanisticamente l’impianto non compatibile con il paesaggio e il tessuto agricolo circostante.
  5. non è presente alcuno studio attendibile delle previsioni di aumento del traffico né la definizione di uno scenario di esercizio dell’attività del nuovo impianto che evidenzi gli effetti che si avranno sulla rete stradale, sul rumore, sulle emissioni atmosferiche, e conseguentemente l’individuazione di possibili azioni di mitigazione.
  6. trattandosi di nuovo impianto ed essendo dichiarata la previsione della realizzazione di una strada interna al fondo (il cui tracciato viene per giunta ben evidenziato nella tavola “I03- Viabilità.pdf” presentata il 27 agosto 2019 ad integrazione dell’istanza originale), si ritiene indispensabile acquisire l’autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza Belle Arti e Paesaggio.
  7. non è presente alcuna valutazione in merito ai singoli CER per i quali è stata richiesta l’autorizzazione, né rispetto alle possibili interazioni dei rifiuti conferibili e posto che prima di concedere alcuna autorizzazione occorre conoscere con la massima precisione la composizione, la capacità di produrre colaticcio, il comportamento a lungo termine e le caratteristiche generali dei rifiuti da trattare, valutandone l’ammissibilità anche in funzione delle specifiche caratteristiche;
  8. la valutazione di rischio risulta carente rispetto alle caratteristiche chimico - fisiche e merceologiche dei rifiuti da ammettere al trattamento, in particolare a: idoneità del sito; caratteristiche, possibili effetti sulle emissioni dell’impianto in termini di produzione di percolato; idoneità dei presidi ambientali dell’impianto; idoneità delle modalità gestionali dell’impianto.
  9. lo studio dell’impatto ambientale non è stato effettuato riferendosi ai dati della centralina metereologica più prossima e pertanto i dati utilizzati risultano totalmente non riconducibili al sito oggetto del progetto.
  10. l’impatto ambientale complessivo dell’impianto proposto non è assolutamente sostenibile in un territorio già devastato dall’inquinamento e la cui popolazione presenta la più elevata incidenza di patologie tumorali dell’intera Regione Lazio.

Adesso la palla è nelle mani della Regione Lazio, che potrà archiviare il progetto o avviare l'iter convocando la Conferenza dei Servizi, a cui abbiamo già chiesto di essere presenti.

Vi terremo aggiornati!


giovedì 12 settembre 2019

Frigoriferi, è acora ecomafie a Roma

Non volevamo crederci quando i nostri volontari ci hanno mostrato le foto: Roma è di nuovo invasa da elettrodomestici abbandonati ed in particolare frigoriferi dismessi. Nonostante gli sforzi dell'Amministrazione Capitolina ed in particolare all'incessante opera di prevenzione e repressione della Polizia di Roma Capitale, gli eco-criminali si sono velocemente liberati di quanto evidentemente accumulato in diversi mesi.

E così in numerose zone di Roma è improvvisamente tornato il degrado. Già a marzo scorso avevamo denunciato il fenomeno, a cui oggettivamente Roma Capitale e Ama diedero pronta risposta, ma a questo punto dobbiamo necessariamente iniziare a pensare, se non proprio al complotto contro agli sforzi ambientali del Campidoglio, almeno alla presenza di un sistema criminale organizzato.

Senza voler aggiungere altro, Sportello dei Diritti: " Cassazione Conferma. Frigoriferi e Lavatrici sono Rifiuti Speciali e Pericolosi, Multa da € 3.000 ad un Cittadino"
ricordiamo che l'abbandono alla rinfusa degli apparecchi provenienti dalla cosiddetta "filiera del grigio" (carcasse di frigoriferi e lavatrici, sportelli di congelatori, fili elettrici e chi più ne ha più ne metta) viene considerato abbandono di rifiuti speciali e pericolosi, elencati nell'allegato D alla parte quarta del D.lgs 152/06.
Ed elevato è anche il rischio per l’ambiente in quanto frigoriferi particolarmente vecchi possono ancora contenere freon, un fluido refrigerante ritenuto estremamente dannoso per l’ozono ed il cui utilizzo sarebbe stato vietato dal protocollo di Montreal (firmato il 16 settembre 1987, entrato in vigore il 1º gennaio 1989 e sottoposto alle revisioni del 1990 a Londra, 1992 a Copenaghen, 1995 a Vienna, 1997 a Montréal e 1999 a Pechino).

Ecco le foto che abbiamo scattato (nella fattispecie a via Emilio Longoni, nel quadrante Est, nelle immediate prossimità dell'INPS Casilino Prenestino e del Rome American Hospital):






venerdì 30 agosto 2019

Rifiuti, a Roma è guerra!


Altri quattro mesi di emergenza, poi sarà il caos. Tanto ha accordato la Regione Lazio a Roma Capitale in materia di gestione rifiuti. Dopodiché, senza soluzioni strutturali che punteranno all’autosufficienza, sarà crisi. Ma almeno da qui a gennaio gli impianti del resto della Regione dovranno accollarsi i rifiuti prodotti nell’Urbe. 

Facciamo un passo indietro, esattamente al 5 luglio, quando a fronte di una Roma sommersa di rifiuti il Presidente della Regione Lazio emise un’ordinanza [1] valida fino al 20 settembre con cui obbligava Ama a “mettere in campo mezzi e risorse straordinarie per togliere i sacchetti di immondizia dalle strade “, quasi commissariandola. 

L'area di Malagrotta
Subito dopo, il 9 luglio, la cabina di regia costituita dal Sindaco di Roma, dal Presidente della Regione e dal Ministro dell’Ambiente aveva individuato nell’invio all’estero la principale via d’uscita alla crisi: premesso che questa opzione è di per sé una follia economica, Ama non ha trovato nessuno (o quasi) disposto a siglare contratti. La risposta dal resto d’Italia è stata anche peggiore: dopo il no di Abruzzo ed Emilia, che si è aggiunto a quello interno della Rida di Aprilia ed allo stop del Tmb di Ama di Rocca Cencia per manutenzione, le speranze residue sarebbero legate alle Marche (ma solo per il trattamento di 5mila tonnellate al mese, per giunta senza alcuno smaltimento, quando Roma produce ogni giorno una tale enorme quantità di rifiuti). L’azienda capitolina per il trattamento dei rifiuti è in enorme ed ingiustificabile ritardo anche rispetto ad altri “obblighi”: come dotarsi di altri impianti mobili di trattamento (i tritovagliatori, di cui è operativo solo quello di Ostia per giunta a scartamento ridotto per l’ostilità della popolazione e degli amministratori municipali), attivare centri di trasbordo e individuare stazioni di trasferenza. Ed anche la situazione nei due impianti privati di Malagrotta getta benzina sul fuoco: dovevano essere in manutenzioni fino a metà settembre, ci resteranno fino a metà novembre (almeno) per motivi giudiziari.

Sul fronte raccolta va anche peggio: grazie ad un’ordinanza della Sindaca del 5 agosto [2], al rientro dalle vacanze agostane i romani hanno dovuto fare i conti con il divieto di conferire la frazione multimateriale leggero (plastica e metalli) e la frazione indifferenziata/secco residuo in sacchi non trasparenti, ciò sia al fine di facilitare i controlli di Ama sia per favorire una maggiore coscienza ambientale dei cittadini dal momento che la differenziata langue. Le prime multe (dai 25 ai 500 euro) hanno scatenato il panico tra i troppo riottosi abitanti della Capitale, infastiditi dall’obbligo ma anche dalla necessità di procurarsi nei supermercati i sacchetti idonei (trasparenti o semi-trasparenti, come la Direzione Rifiuti ha annunciato che chiarirà a breve con una circolare). 

Ovviamente ciò che altrove è normale da anni, a Roma viene messo in discussione in Tribunale, dal momento secondo il III Municipio - Montesacro a luglio 2005 il sacchetto trasparente sarebbe stato censurato dal garante della privacy! E via a sacchetti vengono infilati alla chetichella nei bagagliai delle auto, per essere conferiti ad esempio in un territorio adiacente dove magari i controlli sono meno stringenti o addirittura la raccolta porta a porta non è nemmeno ancora partita: già, perché da anni i GRE LAZIO denunciano l’assurdità di sperimentazioni avviate a macchia di leopardo, che appunto generano comportamenti patologici come il conferimento dei rifiuti nei territori confinanti in aggiunta quelli che per lo stesso motivo vengono portati a Roma dai pendolari direttamente da Comuni dell’Area Metropolitana più virtuosi dell’Urbe (come denunciato dalla stessa Sindaca).

Su tutto ciò pesa anche il nuovo Governo tra forze politiche che invece sono da mesi in aperto contrasto sul territorio, dal momento che oltre al possibile cambio dei decisori istituzionali, c’è finanche l’ipotesi di una nuova discarica che la Regione Lazio ha chiesto di localizzare al Campidoglio nonostante le recenti direttive europee fissino nel 10% il tetto massimi di rifiuti urbani che possono finire in discarica: e mentre l’amministrazione di Roma Capitale vorrebbe puntare su economia circolare e digestori anaerobici, una discarica senza adeguati impianti per il riciclo a monte rischia di essere un’inaccettabile “soluzione Malagrotta” (tra l’altro Cerroni già ha messo le mani più o meno su tutti i potenziali siti sul tavolo). E se PD e M5S sembrano avviati verso l’unità nel Governo Conte, da una parte Nicola Zingaretti e dall’altra la coppia Davide Barillari / Virginia Raggi hanno una visione diametralmente opposta delle soluzioni da adottare, al punto da rendere altamente improbabile un compromesso. 

Nel frattempo, dopo la nostra denuncia della formazione di oltre 125 discariche abusive nell’arco del 2018 nel solo quadrante est [3], Ama e Campidoglio si aspettano che dal 1 settembre almeno la soluzione all’abbandono di rifiuti arrivi dal cielo: non in senso spirituale, ma grazie al monitoraggio del territorio tramite i satelliti ottici ed ai satelliti radar della costellazione Cosmo-SkyMed (Ama ha siglato un accordo con e-GEOS, una joint venture tra Telespazio, Gruppo Leonardo e Agenzia Spaziale Italiana). Una soluzione di concreta difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini che anche i Gre Lazio suggeriscono da anni, ma che andrà sicuramente integrata con altre misure di prevenzione e controllo direttamente sul territorio. Oltre che di una seria bonifica, dal momento che gli inquinanti di origine antropica dispersi nell’ambiente (soprattutto metalli pesanti e particolato) ha raggiunto livelli impressionanti, come anche recentemente confermato da uno studio sui licheni condotto dall’INGV (l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e dall’ARPA Lazio (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Regione Lazio) pubblicato sulla rivista scientifica “Science of the Total Environment” [4].