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domenica 30 agosto 2020

Disastro di Aprilia: valori rientrati, ma i danni? E i veri responsabili?

Il livello degli inquinanti a seguito del gravissimo incendio doloso che il 9 agosto scorso ha coinvolto l’impianto LOAS sito nella zona industriale Aprilia (in provincia di Latina) e di proprietà di un'azienda già pochi anni fa attenziata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per gravissimi reati ambientali e smaltimento illegale di rifiuti, sta pian piano rientrando nella normalità. L’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Il monitoraggio è stato avviato nelle prime ore del 10 agosto e sospeso il 19 agosto. In data 26 agosto il campionatore è stato nuovamente posizionato, su richiesta della ASL, per una nuova misura dei valori di diossina. I risultati delle analisi, riportati nella seguente tabella, mostrano un progressivo ritorno alla normalità:

Valutazioni generali sui risultati di ARPA Lazio: 

Diossine: non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3 , anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate. I valori dei campioni dal 10 agosto al 14-15 agosto sono superiori al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano. I valori dei campioni dal 15-16 al 17-18 agosto sono ancora superiori al valore di riferimento, sebbene di poco. Il valore del campione del 18-19 agosto è vicino al valore di riferimento. Il valore del campione del 26-27 agosto è inferiore al limite. 

IPA: il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. I valori dei primi quattro campioni sono superiori al valore limite annuale previsto dalla normativa. I valori dei campioni dal 14-15 al 18-19 agosto sono inferiori al limite. 

PCB: a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio alla Eco X di Pomezia nei giorni 05-06 maggio 2017 (394 pg/m3 ) e quelli rilevati durante l’incendio del TMB Salario a Roma nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3 ).

Va precisato che i Vigili del Fuoco di Latina hanno comunicato che “(…) nel pomeriggio del 13/08/2020, nell'arco temporale compreso fra le ore 13.45 e le ore 18.30 circa sono stati effettuati dei lanci d'acqua, mediante l'impiego di un nostro elicottero. Conseguentemente, oltre a quella di abbassare la temperatura dell'incendio, non risulta possibile escludere la concomitante produzione di vapore acqueo oltre all'incremento in sospensione di particelle di materiale combusto.” La presenza sul filtro di elevate quantità di interferenti derivanti da questo specifico intervento dei Vigili del Fuoco ha determinato difficoltà analitiche che non hanno permesso di effettuare una quantificazione completa ed efficace degli inquinanti oggetto di analisi.

L’Agenzia sulla base delle informazioni disponibili e di alcune ipotesi ha realizzato una mappa per evidenziare le aree di probabile massima ricaduta di una generica sostanza inquinante emessa durante l’incendio del 9 agosto 2020 dell’impianto LOAS.

Aree di probabile impatto

Occorre tuttavia evidenziare che l’esecuzione di un modello di dispersione degli inquinanti in atmosfera (attività ad elevata complessità e che necessita di un significativo impegno di risorse e di informazioni inerenti all’evento) assume significatività e utilità nei casi in cui l’incendio interessi una significativa quantità di materiale ed abbia una durata prolungata nel tempo (in generale maggiore di 24 ore). In tali condizioni (lunga durata temporale e significativa quantità di materiale combusto), infatti la quantità di materiale disperso in atmosfera è tale per cui può essere utile verificare l’eventuale ricaduta al suolo di inquinanti e l’estensione delle aree che hanno avuto probabilità di essere coinvolte.

Il caso in esame, non presenta tutte le caratteristiche sopra richiamate, la simulazione e la mappa, che presentano quindi limiti di significatività, sono state comunque realizzate per fornire elementi a supporto delle attività di approfondimento degli effetti dell’incendio da parte dei vari enti.  

Tuttavia si è trattato di una vera e propria bomba ecologica in un territorio martoriato da incuria e malaffare e dalla già compromessa situazione ambientale: i picchi di emissioni di Tetracloro- dibenzo - diossina (Tcdd), associata a idrocarburi policiclici aromatici, hanno di fatto e di gran lunga superato l’incendio doloso della EcoX di Pomezia del 2017.

Ma a noi GRUPPI RICERCA ECOLOGICA non bastano più le indagini giudiziarie postume, anche perchè nessuna sentenza di condanna potrà mai ristorare il territorio, l'ambiente, la salute della gente dai danni causati da questi disastri. Chiediamo quindi una vera prevenzione: ad esempio le azioni previste nel Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC) che di fatto è parte integrante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, erano idonee? Sono state realizzate e verificate o ci si è limitati a formali adempimenti burocratici?  E questo PMC è stato successivamente valutato con l’autorità competente,  che avrebbe dovuto acquisire il parere di ARPA (art. 11 c. 3 D. Lgs 59/2005) con lo scopo di chiarire quali sono gli aspetti ambientali che necessitano di monitoraggio e controllo da parte del gestore dell’impianto?

Sono aspetti che a breve verranno trattati in un apposito approfondimento, perchè nel Lazio si ha la percezione di un'inaccettabile accondiscendenza da parte di istituzioni che qualora accertata sarebbe a tutti gli effetti "complicità morale".

CONTINUATE A SEGUIRCI!!!

venerdì 10 luglio 2020

Tevere: individuata la causa della nuova moria di pesci, tocca trovare il colpevole

In relazione alla nuova moria di pesci che si è verificata nel fiume Tevere a Roma il 5 luglio scorso, l’ARPA Lazio è subito intervenuta per un primo campionamento nei pressi di Ponte Vittorio Emanuele già nel pomeriggio di domenica 5 luglio ed è poi tornata sul posto lunedì 6 luglio per un sopralluogo più approfondito assieme al personale della ASL RM1 e alla Polizia di Roma Capitale; nel corso del sopralluogo è stato prelevato un secondo campione all'altezza di Ponte Umberto. 

Le analisi chimiche e microbiologiche sono effettuate dai laboratori di Roma dell’Agenzia. Nelle tabelle seguenti sono riportati i risultati parziali delle analisi relative a entrambi i campioni.



Per quanto concerne il campione prelevato il 5 luglio (quindi quello temporalmente più prossimo all’evento), i risultati analitici parziali, relativi principalmente ai parametri chimici di base e microbiologici, hanno evidenziato una concentrazione notevolmente elevata dei nutrienti dell’azoto (principalmente ammoniaca) e del fosforo (principalmente ortofosfato). Notevole è anche la presenza di materiale in sospensione, del COD e dell’indicatore microbiologico di contaminazione fecale Escherichia coli. Tali valori sono nettamente più elevati di quelli generalmente riscontrati durante il monitoraggio delle acque superficiali condotto nel 2019 presso le stazioni del fiume Tevere F4.06 (Ripetta) e F4.62 (Marina di Roma). Viceversa, i valori analitici parziali riscontrati nel campione prelevato il 6 luglio sono notevolmente più bassi rispetto a quelli riscontrati il giorno precedente e sono più in linea con quelli generalmente riscontrati durante le attività di monitoraggio. 

I dati fin qui analizzati danno conto di un notevole carico organico – secondo ARPA potenzialmente legato alle forti precipitazioni verosimilmente intervenute il 4 luglio 2020 – che ha interessato il Tevere, con l’innesco di possibili fenomeni di anossia. Questo fenomeno è anche suggerito dalla relativamente bassa percentuale di ossigeno disciolto, rilevata il 6 luglio nella stazione F4.62 (Marina di Roma, ricadente nella parte finale del corso del fiume) durante le ordinarie attività di monitoraggio. ARPA Lazio precisa che tali considerazioni qui riportate sono solo ipotetiche e che valutazioni più complete saranno possibili solo alla conclusione delle attività analitiche ancora in corso.

A nostra avviso, tuttavia, il carico organico può solo parzialmente giustificare quanto accaduto ed andrebbe invece indagata la notevole presenza di ammoniaca, ortofosfati e COD, indirizzandola soprattutto verso gli scarichi (sia di impianti che non). 

Il COD ad esempio, indica la domanda chimica di ossigeno e valuta il grado di inquinamento mediante l'ossidazione chimica (anzichè biologica) dei composti presenti nelle acque con una soluzione di bicromato di potassio: poichè si tratta di un'analisi chimica, questo test misura anche le sostanze non biodegradabili che non sono determinate con altri tipi di analisi. 

L'ammoniaca, invece, può essere un composto dell'azoto, mentre gli ortofosfati indicano la presenza di fosforo, individuato convertendo mediante idrolisi acida i polifosfati e i fosfati precipitati, poi determinati con metodo colorimetrico. Fosforo ed azoto si definiscono "nutrienti" perché indispensabili alla crescita sia di molti organismi unicellulari, sia di vegetali pluricellulari: affinché si abbia anossia in un corpo d'acqua a enorme ricambio come è il Tevere, la quantità riversata deve necessariamente essere stata considerevole. 

giovedì 11 giugno 2020

Tevere, ancora ignota la causa della moria di pesci

Lo scorso 1 giugno, a seguito delle segnalazioni della Polizia di Stato e dalla Polizia di Roma Capitale per la presenza di molte carcasse di pesci, il personale dell’ARPA Lazio è intervenuto assieme al personale della ASL RM1 ed ha effettuato un campionamento di acque superficiali nei pressi di ponte Vittorio Emanuele sul fiume Tevere.

Nel corso del sopralluogo è stata riscontrata la presenza nel punto di campionamento di circa una settantina di carcasse tutte di taglia medio grande, dai 40 ai 130 cm circa e comprendenti le famiglie dei Ciprinidi, Mugilidi e Siluridi.

Le specie presenti riconosciute sono state in ordine di abbondanza:
  • Barbus barbus – Barbo europeo
  • Liza sp. – Presumibilmente Cefalo calamita
  • Squalius squalus – Cavedano
  • Silurus glanis - Siluro
  • Bramis brama – Abramide comune
  • Cyprinus carpio – Carpa
  • Carassius sp. – Carassio
Al momento del sopralluogo e del campionamento nell'alveo del Tevere erano presenti numerosi esemplari vivi di piccole dimensioni e le misure dei principali parametri chimico-fisici rilevabili in campo con sonda multiparametrica hanno mostrato una situazione normale.


Si è avuta notizia di un evento meteorico intenso che avrebbe interessato la zona di Roma Nord e, pertanto, come prima ipotesi del fenomeno si è ipotizzato che le acque piovane avessero potuto dilavare il materiale particolato, ricco di sostanza organica degradabile, accumulato nel letto di fossi e sulle superfici e convogliato in tempi piuttosto rapidi la massa degradabile nel fiume, che, subendo una rapida degradazione, avrebbe potuto consumare l’ossigeno disciolto nelle acque. In queste condizioni le morie di pesci possono avvenire sia per “anossia” che per l’ostruzione meccanica delle branchie dovuta alla presenza di sostanze colloidali provenienti dal repentino dilavamento dei terreni circostanti: un evento acuto e di breve durata i cui effetti potevano essere rapidamente rientrati.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi chimiche di base eseguite sul campione prelevato il 1° giugno e su quello prelevato successivamente l’8 giugno:


L’area di campionamento ricade all'interno della rete di monitoraggio delle acque superficiali che ARPA Lazio esegue ai sensi del D. Lgs. 152/06, che prevede nel tratto urbano del fiume Tevere due punti di campionamento e nello specifico l’F4.06 Ripetta (circa 1 Km a monte del punto campionato) e l’F4.62 Marina di Roma (circa 25 Km a valle del punto campionato). Pertanto, per una valutazione più significativa dei dati rilevati nei campionamenti effettuati è stato ritenuto utile effettuare un confronto con la serie di risultati ottenuti nel 2019 presso le stazioni anzidette: da tale confronto è emerso un modesto innalzamento dei principali indicatori microbiologici di contaminazione fecale e un lieve aumento di Fosforo Totale e Ortofosfato mentre per gli altri parametri di base non si evidenziano alterazioni significative.

Inoltre, sui campioni prelevati a seguito dell’evento, sono stati eseguiti, oltre alle analisi di base, esami approfonditi sulla possibile presenza residua di altre sostanze.

Per quanto riguarda la presenza di sostanze potenzialmente tossiche per la fauna ittica, le analisi hanno evidenziato la presenza di Cipermetrina, in concentrazioni maggiori (0.014 μg/l) rispetto a dati medi dei monitoraggi periodici che l’Agenzia svolge sul fiume Tevere, nonché la presenza di un altro fitofarmaco: il Clothianidin.

La CIPERMETRINA è un insetticida universale usata da alcuni Comuni per la profilassi antizanzara nelle caditoie stradali, ma anche nelle irrorazioni mediante atomizzazione, nonché contro numerosi insetti infestanti le coltivazioni. Ma la Cipermetrina è tossica per i pesci: in test di laboratorio LC50 96-h (concentrazione letale per il 50% degli organismi esposti dopo 96 h di esposizione) è generalmente nell'intervallo di 0,7-350 μg/l. La tossicità acuta su Trota iridea (LC50) è in media 0, 82 mg/l (dati ISPRA – Quaderni 10/2015).


L’altro fitofarmaco riscontrato a seguito del campionamento del 1° giugno è il CLOTHIANIDIN (0.67 μg/l). Appartiene al un gruppo dei neo-nicotinoidi, il cui utilizzo comprende la concia delle sementi di mais, del cotone, della colza, della bietola e del girasole, trattamenti fogliari di molti fruttiferi e di piante ornamentali e trattamenti granulari al terreno. Il prodotto è altamente tossico per le api. Pertanto ne è stato definitivamente vietato l’uso dalla fine del 2018.

Il Clothianidin non è facilmente biodegradabile. Può permanere legato ai sedimenti e quindi può essere considerato persistente nei sistemi acquatici, ove comunque mostrerebbe scarso potenziale di accumulo negli organismi; ha una tossicità verso i pesci più bassa della Cipermetrina (LC50 96h > 100 mg/L).

La concentrazione rilevata nel campionamento del 1° giugno, risultata pari a 0.67 μg/l, può essere confrontata con la seguente tabella (fonte Regulation (EU) No 528/2012 concerning the making available on the market and use of biocidal products):



La presenza di tali sostanze non consente di escludere cause tossiche dovute a fenomeni temporanei e localizzati di contaminazione. Per questo motivo Arpa Lazio ha avviato un approfondimento in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, al fine di incrociare i dati analitici riscontrati nelle acque con quelli che sono in corso di determinazione sugli esemplari delle carcasse dei pesci campionate nel fiume.

L’Agenzia ha inoltre effettuato ulteriori campionamenti delle acque fluviali al fine di seguire l’evoluzione del fenomeno. I dati fin qui analizzati tuttavia non forniscono ancora indicazioni chiare sulle possibili cause della moria di pesci rilevata e valutazioni più complete si potranno effettuare solo alla conclusione delle analisi ancora in corso, che prevedono i seguenti parametri: 
  • BOD5
  • Metalli
  • IPA
  • Solventi
  • Pesticidi
Vi terremo aggiornati!

sabato 2 maggio 2020

Acque di balneazione, i limiti dei controlli effettuati dall'ARPA Lazio

In attesa che partano i campionamenti pre-stagionali per il monitoraggio 2020 delle acque di balneazione (attività sospesa anche nel Lazio a seguito di una comunicazione del Ministero della Salute che ha subordinato l'inizio di tali attività all'evolversi della pandemia e alle disposizioni del governo riguardanti le attività ludiche e sportive da svolgere all'aperto), il report 2019 dell'ARPA fa il punto sulla situazione nel Lazio ma fa anche sorgere numerose perplessità sulla completezza degli indicatori che la normativa comunitaria richiede di misurare affinché venga valutata la qualità delle acque ai fini della loro balneabilità.

Le attività di sopralluogo, campionamento ed analisi ai fini del monitoraggio della balneazione vengono condotte ai sensi del Decreto legislativo 116/2008, del Decreto Attuativo Interministeriale del 30 marzo 2010 modificato dal Decreto del Ministero della Salute del 19 aprile 2018 e - nel nostro territorio per il 2019 - del Decreto del Presidente della Regione Lazio del 29 aprile 2019 n. T00105. Ma a monte di tutte queste norme c'è la Direttiva 2006/7/CE, la quale stabilisce disposizioni in materia di:
  • monitoraggio e classificazione della qualità delle acque di balneazione;
  • gestione della qualità delle acque di balneazione;
  • informazione al pubblico in merito alla qualità delle acque di balneazione.

Tale direttiva, recepita dall'Italia con il D.lgs n.116 del 30 maggio 2008, avrebbe dovuto essere finalizzata al raggiungimento, sulla base di standard comuni a tutti i Paesi, di una buona qualità delle acque di balneazione ed un livello di protezione elevato nella Comunità. Si applica a qualsiasi parte di acque superficiali nella quale l'autorità competente prevede che un congruo numero di persone pratichi la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione, né emesso un avviso che sconsiglia permanentemente la balneazione. I controlli devono avvenire almeno ogni 4 settimane durante la stagione balneare, secondo un calendario prestabilito, per un numero minimo di 4 campioni all'anno per punto di prelievo.

Ai fini di sorvegliare e valutare la qualità delle acque di balneazione nonché della loro classificazione, mentre la precedente Direttiva 76/160/CEE dell'8 dicembre 1975 individuava ben 19 parametri di analisi (ma anche una maggiore frequenza di campionamento), la Direttiva 2006/7/CE fissa solo due parametri di analisi ritenuti più specifici come indicatori di contaminazione fecale: l'enterococchi intestinali e l'escherischia coli. Possono inoltre essere presi in considerazione altri parametri, come la presenza di cianobatteri o di microalghe.

Ma quali erano i 19 parametri di valutazione della qualità delle acque marine di balneazione previsti in precedenza? La Direttiva 76/160/CEE prevedeva parametri di analisi microbiologici, fisico - chimici nonché la ricerca di altre sostanze ritenute fonti di inquinamento:

Microbiologici:
  • Coliformi totali 
  • Coliformi fecali 
  • Streptococchi 
  • Salmonelle 
  • Enterovirus PFU / 10 l  

Fisico-chimici:
  • pH
  • Colorazione 
  • Oli minerali 
  • Sostanze tensioattive che reagiscono al blu di metilene 
  • Fenoli ( indici fenoli ) mg/l C2H2OH 
  • Trasparenza m  
  •  Ossigeno % disciolto saturazione O2 
  • Residui bituminosi e materiale galleggiante come legno, plastica, bottiglie, recipienti di vetro, plastica, gomma o di qualsiasi altra materia 
  • Ammoniaca mg/l NH2 
  • Azoto Kjeldahl mg/l N 

Altre sostanze considerate come indici di inquinamento:
  • Antiparassitari mg/l ( paration , HCH , dieldrina ) 
  • Metalli pesanti quali: Arsenico mg/l AS, Cadmio CD, Cromo IV Cr VI, Piombo Pb, Mercurio Hg
  • Cianuri mg/l CN
  • Nitrati e fosfati mg/l NO2 PO2 

Eppure quanta ipocrisia c'era nelle premesse della Direttiva 2006/7/CE: "(14) ... la qualità complessiva delle acque di balneazione è migliorata sensibilmente da quando è entrata in vigore la direttiva 76/160/CEE. Detta direttiva rispecchia, tuttavia, lo stato delle conoscenze e delle esperienze dei primi anni settanta. Da allora le modalità d'uso delle acque sono cambiate, così come sono evolute le conoscenze scientifiche e tecniche. Detta direttiva dovrebbe pertanto essere abrogata". Ma anche laddove si dice: "2. La presente direttiva è finalizzata a preservare, proteggere e migliorare la qualità dell'ambiente e a proteggere la salute umana integrando la direttiva 2000/60/CE" (mentre, invece, la Direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque persegue il raggiungimento del migliore stato ecologico e chimico possibile).

Mentre quindi in passato l'esame delle acque di balneazione era sicuramente più completo, attualmente oltre ai due parametri microbiologici (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) la normativa ne prevede altri, quali la proliferazione di cianobatteri, macro-alghe, fitoplancton, e la presenza di residui bituminosi, vetro, plastica, gomma o altri rifiuti, che non vengono considerati ai fini della classificazione, ma sono tenuti in considerazione in quanto, qualora giungano a rappresentare un rischio per la salute, fanno scattare misure di gestione atte a prevenirne l'esposizione, inclusa un´adeguata informazione ai cittadini.

A nostro avviso, limitare la valutazione della qualità delle acque di balneazione ai risultati di solo due parametri microbiologici e conseguentemente basare solo su di essi la classificazione delle acque (le categorie di qualità sono: scarsa, sufficiente, buona o eccellente) espone i bagnanti e la loro salute a potenziali rischi dovute all'esposizione con gli inquinanti non ricercati, falsa la percezione della qualità reale delle acque ed influisce negativamente sull'adozione di misure di mitigazione dell'inquinamento da parte degli amministratori.

L'Escherichia coli e gli Enterococchi intestinali sono comunque due indicatori di contaminazione fecale di provata rilevanza sanitaria: in genere non causano direttamente disturbi (specificamente di tipo gastro-intestinale), ma sono buoni indicatori della presenza di patogeni (virus, protozoi, batteri) nelle acque. Si tende a ricercare i batteri indicatori anziché i singoli agenti patogeni potenzialmente presenti nell'ambiente a causa del rilevante numero di quest´ultimi, la loro diversa natura e metodi di ricerca più impegnativi che renderebbero molto più lunga e laboriosa la diagnosi di laboratorio. Il loro ritrovamento segnala la presenza di inquinamento fecale di provenienza da reflui umani (scarichi fognari) o da allevamenti di animali riversati direttamente nei fiumi, nei laghi o nelle falde acquifere, o dalle acque di dilavamento del territorio in occasione delle piogge.

Nel Lazio, dal punto di vista microbiologico lo stato di qualità delle aree di balneazione per la stagione 2019 non ha mostrato criticità eccetto alcuni superamenti riconducibili principalmente ad eventi di inquinamento di breve durata (Relazione annuale 2019 dell'ARPA). 

La fioritura di alghe potenzialmente tossiche (ed in particolare di Ostreopsis cf. ovata, dovuta alla presenza in acqua di azoto e fosforo apportati al mare dai fiumi, al ristagno di acqua, o alla mancanza di correnti, o per la costruzioni di pennelli a difesa della costa, o all'aumento di temperatura già da 22-23 °C) è invece stata rilevata, come negli anni precedenti, in tutte le stazioni monitorate lungo la costa laziale, con concentrazioni elevate a Civitavecchia, Santa Marinella e Formia: l'intossicazione di tale alga genera "sindrome influenzali", con irritazione aspecifica sulle mucose respiratorie e congiuntivali e conseguente irritazione congiuntivale, rinorrea (raffreddore), difficoltà respiratorie (tosse, respiro sibilante, broncospasmo con moderata dispnea) e febbre. 

La proliferazione di cianobatteri potenzialmente produttori di tossine è particolarmente elevata e dominante nel lago di Vico (P.. rubescens; L. redekei; Aphanizomenon sp.) e nel lago Albano (P. rubescens; Aphanizomenon sp.; Anabaena sp.), confermata anche dalla presenza periodica di schiume e addensati algali rilevabile anche visivamente, al punto che è stato necessario vietare la balneazione: anche i cianobatteri sono dovuti alla forte presenza nei bacini di azoto e fosforo causati dallo sversamento di detergenti e pesticidi. L'esposizione - in primis per via orale, ma anche cutanea o inalatoria - alle tossine che possono generare (raggruppabili a seconda degli effetti che producono in: epatotossine, citotossine, neurotossine e tossine irratitive) è particolarmente pericolosa per l'uomo e potrebbe dar luogo ad effetti acuti.



sabato 18 aprile 2020

ARPA, i dati dell'inquinamento dell'aria a marzo

L'ARPA Lazio ha realizzato una prima analisi dei dati raccolti dalla rete di monitoraggio della qualità dell'aria nel mese di marzo 2020 per valutare l'effetto sull'inquinamento determinato dalla sospensione di tutte le attività socio-economiche, produttive e culturali in conseguenza dei provvedimenti da parte del Governo e delle Regioni per l'emergenza sanitaria COVID-19 con il fine di limitare la trasmissione dell’infezione tra gli individui, e hanno conseguentemente diminuito gli spostamenti sul territorio incidendo sul traffico veicolare determinandone una notevole riduzione. Gli effetti dei provvedimenti del lockdown e i profondi cambiamenti dello stile di vita delle persone hanno certamente influito sulla qualità dell’aria della regione Lazio. L’analisi dovrà essere necessariamente approfondita alla luce di ulteriori dati e informazioni, delle analisi di laboratorio che saranno effettuate sui campioni di particolato e della definizione degli scenari di emissione.

E’ necessario evidenziare che la concentrazione degli inquinanti in atmosfera è determinata da una serie di elementi tra i quali le emissioni dirette dovute alle diverse sorgenti (trasporto, riscaldamento civile, industria, agricoltura, …), la trasformazione chimico-fisica delle sostanze presenti in aria e la meteorologia. L’influenza di questi fattori è ancora più marcata quando si analizzano gli inquinanti che presentano anche una natura secondaria.

Analisi semplificate e basate sul confronto di periodi temporali diversi sia per quanto riguarda le emissioni che le caratteristiche meteorologiche, possono portare a conclusioni poco solide e talvolta in contrasto con la “comune convinzione” che alla riduzione delle emissioni debba corrispondere una drastica diminuzione delle concentrazioni delle sostanze inquinanti.

L’analisi dei dati della rete di monitoraggio della qualità dell’aria dell’ARPA Lazio durante il mese di marzo 2020 mostra un andamento di diminuzione degli inquinanti che è frutto dei diversi fattori descritti (riduzione delle emissioni, meteorologia, reazioni chimico-fisiche degli inquinanti in aria).

La quantificazione del peso di un fattore rispetto all’altro, alla luce delle attuali conoscenze, non può essere definito ed è comunque variabile a seconda dell’inquinante e dell’arco temporale dell’analisi (la distribuzione percentuale dei pesi può essere diversa da un giorno all’altro).

Tenendo conto di quanto sopra esposto l’analisi dei dati evidenzia che il lockdown ha determinato una significativa riduzione delle emissioni legate al settore dei trasporti, che risulta chiaramente dalla diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico (monossido di azoto, benzene e in parte biossido di azoto).

Confrontando i dati misurati con le medie del mese di marzo degli ultimi 4 anni (2016-2019) emerge che la riduzione del biossido di azoto misurata nelle stazioni urbane da traffico varia da un minimo del 20% a un massimo pari al 73%. Si riporta di seguito l’andamento orario di NO2 della stazione di Tiburtina (Roma) dal 1 al 31 marzo degli ultimi cinque anni, e per rendere più chiare le differenze sono riportate come area (colore verde) delimitata dai valori minimo e massimo per gli anni 2016- 2019 e in rosso (linea continua) i valori monitorati per l’anno in corso. 


Analizzando la distribuzione delle medie orarie degli ossidi di azoto della stazione di monitoraggio del comune di Roma “Fermi” che nel corso degli ultimi anni, ha mostrato i valori più elevati sia in termini di media annuale che di medie orarie, si ha un netto spostamento verso concentrazioni più basse in corrispondenza della diminuzione delle attività antropiche.

Nella figura è riportata la distribuzione del logaritmo delle medie orarie di NOX rilevate presso la stazione di misura nei mesi di gennaio, febbraio e marzo tra il 2009 ed il 2019 e quella dello stesso periodo del 2020. 


Nelle 8 stazioni urbane da traffico della rete regionale di monitoraggio si ha nel mese di marzo un’evidente riduzione del benzene rispetto agli anni 2016-2019 in tutte le stazioni ad eccezione di quelle zona Litoranea.


Per quanto riguarda il particolato (PM10), confrontando le concentrazioni giornaliere con quelle caratteristiche del periodo misurate negli anni precedenti e osservando l’andamento delle stesse nel mese di marzo 2020, non sembra emergere la stessa drastica diminuzione osservata invece per gli inquinanti gassosi. Si riportano, a titolo di esempio, gli andamenti giornalieri del PM10 del quinquennio 2016-2020 nella stazione di Fermi (Roma). Si può notare un andamento legato alla stagionalità del periodo e si notano i due picchi dovuti al fenomeno delle polveri naturali che ha interessato l’Italia a fine marzo.


Da una prima analisi dei dati del comune di Roma, prendendo in considerazione in particolare le stazioni da traffico, sembra tuttavia emergere un avvicinamento delle concentrazioni rilevate nell’area urbana con quelle rilevate in aree rurali più prossime all’urbe. 
Per approfondire ulteriormente gli effetti delle limitazioni sulle concentrazioni delle polveri nell’aria urbana di Roma è stata effettuata una diversa analisi considerando le peculiarità sito-specifiche di alcune. Sono stati analizzati dati di due stazioni di monitoraggio del territorio del comune di Roma: la stazione di monitoraggio da traffico di Fermi, e la stazione di tipo rurale di Castel di Guido, situata in un’area scarsamente antropizzata. 
Nel mese di marzo la stazione Fermi ha messo in evidenza, rispetto allo stesso periodo dei quattro anni precedenti, una concentrazione media più bassa, la stazione di Guido ha evidenziato una concentrazione media più alta.



Nel corso del 2020 la differenza percentuale tra le due stazioni, in particolare a partire dalla seconda metà di marzo, si è ridotta notevolmente, ad indicare una minore differenza tra una stazione le cui concentrazioni di PM10 sono fortemente condizionate dalle emissioni locali ed un’altra che non presenta sorgenti locali significative, più legata al fondo regionale. 

La dipendenza del particolato dalle variabili meteorologiche, la sua natura di inquinante primario e secondario, i fenomeni di trasporto e risollevamento dello stesso rendono sicuramente necessari ulteriori approfondimenti. Il prolungarsi del periodo del lockdown e lo spegnimento degli impianti di riscaldamento (15 aprile) potranno sicuramente contribuire a uno studio più dettagliato del fenomeno e ad una stima migliore del contributo delle diverse attività antropiche alla concentrazione delle polveri in aria. La particolare situazione generata dall’emergenza COVID-19 rappresenta un evento mai verificato in precedenza, che permetterà - al termine di questo periodo - di approfondire lo studio della qualità dell’aria e potrà fornire utili elementi per la valutazione dei provvedimenti a breve e medio termine che vengono adottati dalle diverse Autorità per la riduzione dell’inquinamento.


lunedì 30 marzo 2020

Covid-19, i risultati dei test ARPA sulle mascherine

L’esperienza dell’ARPA Lazio e del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” nel testare l’efficienza delle mascherine chirurgiche nell'abbattere l’aerosol atmosferico. 

L’ARPA Lazio e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” collaborano nell'ambito di un protocollo di intesa su temi di comune interesse che riguardano tecniche analitiche innovative in campo ambientale. Allo scopo di favorire la produzione di DPI in questa fase di emergenza e di notevole richiesta da parte della popolazione a rischio di infezione, l’Università ha reperito mascherine chirurgiche prodotte in stabilimenti industriali nazionali riconvertiti. Le mascherine quindi non dispongono delle certificazioni di legge e necessitano di collaudo prima dell’utilizzo. Già in altre regioni si è andati incontro ad una situazione analoga e istituti di ricerca e universitari hanno approntato test per valutare in maniera fisica l’efficacia delle mascherine chirurgiche misurando la percentuale di particelle che oltrepassano i DPI.

Sulla scorta di tali esperienze, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” si è rivolto all’ARPA Lazio, che dispone di contatori di particelle basati sul principio del light scattering, per condividere la sperimentazione di un metodo di prova simile a quelli già utilizzati nelle altre regioni e la conseguente analisi dei DPI da utilizzare. 

Parte Sperimentale

La linea di analisi prevede una pompa a portata costante Analitica Strumenti Air Cube Gas settata a 6 L/min, un contatore di particelle FAI OPC, un sistema costruito in laboratorio su cui montare la mascherina da testare dove la mascherina rappresenta una parete filtrante tra una camera aperta ed una chiusa collegata alla pompa da vuoto (Fig.1).

Il metodo permette di determinare la percentuale di particelle trattenute dalla mascherina nelle diverse frazioni granulometriche misurate dal contatore. La procedura prevede il riempimento della camera aperta di aerosol acquoso prodotto da un vaporizzatore ad ultrasuoni commerciale (Fase1). Una piccola parte del volume viene misurato dal contatore di particelle (Fase2), successivamente viene accesa la pompa da vuoto per 2 secondi simulando un profondo atto respiratorio (Fase3).


Le particelle di aerosol nella camera aperta sono quindi filtrate transitando parzialmente nella camera chiusa, dove si esegue quindi la misura (Fase4). Il contatore fornisce conteggi per 8 intervalli dimensionali a partire da 0.28, 0.4, 0.5, 0.7, 1.1, 2.0, 3.0, 5.0 µm. Per ogni taglio dimensionale si può eseguire il semplice calcolo %Eff= (Ni – Nf)/Ni * 100 che rappresenta l’efficienza percentuale della mascherina. (Ni=conteggio iniziale, Nf=conteggio nella camera aspirante) Le mascherine sono state testate valutando il passaggio di aerosol sia nel senso dell’aspirazione che nel senso dell’espirazione, cioè montandole sulla linea nel senso naturale di utilizzo e capovolte. Le condizioni di analisi sono state scelte in maniera da simulare l’azione protettiva del DPI in una atmosfera fortemente contaminata da particelle di aerosol. E’ stata pertanto scelta la portata di 6L/min in riferimento ai valori medi di ventilazione polmonare reperiti in letteratura. Il tempo di 2 secondi è quello necessario a riempire il volume della camera di analisi evitando di rimuovere le particelle transitate attraverso la mascherina. Il tempo di acquisizione del contatore è quello di default (1 min) che garantisce misure riproducibili.

Le caratteristiche costruttive dei sette lotti di mascherine (Fig.2) sono riportati in tab.1, le mascherine con lotto, A, B, C, D, E, F sono state fornite da Consorzio mediterraneo Co.Med, Via per Torricella zona P.I.P. lotto 22, 74022 Fragagnano (TA). 

Risultati 

Su ogni lotto di mascherine si sono eseguite almeno 2 prove nei 2 sensi di aspirazione su 2 pezzi distinti per un totale di 8 prove per lotto. Avendo verificato che le mascherine chirurgiche certificate forniscono nelle condizioni descritte valori medi di efficienza di filtrazione pari a 97% o migliori, i lotti che hanno fornito valori medi minori del 95% sono stati scartati, mentre quelli che hanno dato valori maggiori o uguali al 95 % sono stati sottoposti di nuovo alle otto misure per confermarne il valore.

In tabella sono riportati i valori medi dei risultati ottenuti sulla frazione granulometrica totale (>0.28 µm).


A titolo di esempio si presentano i risultati di misura per i singoli intervalli dimensionali di un campione con %Eff a >0.28 µm minore del 95 % in confronto con l’aerosol in ingresso. 



I dati mostrano che per i lotti analizzati le mascherine con %Eff>95% in entrambi i sensi di aspirazione sono realizzate con tre strati di tessuto di cui di almeno due strati di tessuto non tessuto.

venerdì 27 marzo 2020

Roma Capitale, il particolato non diminuisce nonostante il blocco

Dopo aver mostrato grazie all'elaborazione grafica operata dai Gruppi Ricerca Ecologica sui nuovi dati inviati dal satellite Copernicus Sentinel-5P come, a seguito del blocco voluto come misura di contenimento dell'epidemia da Covid-19, su Roma Capitale si sia avuto un calo del diossido di azoto (l'NO2 è un gas tossico di colore giallo-rosso, dall'odore forte e pungente e con un forte potere irritante, la cui origine primaria nei bassi strati dell'atmosfera è costituita dai processi di combustione e, nelle aree urbane, dai gas di scarico degli autoveicoli e dal riscaldamento domestico), grazie ad un'elaborazione in esclusiva GRE operata sulle misurazioni della qualità dell'aria rese disponibili da ARPA LAZIO, abbiamo indagato l'andamento di altri tre inquinanti:
  • il PM10 che identifica una delle numerose frazioni in cui viene classificato il particolato, ovvero il materiale presente nell'atmosfera in forma di particelle microscopiche che è pari al al 50% per il diametro aerodinamico di 10 micron. Le sorgenti legate all'attività umana sono soprattutto i processi di combustione (tra cui quelli che avvengono negli impianti di riscaldamento principalmente a biomasse, in molte attività industriali, negli inceneritori, nei motori a scoppio e nelle centrali termoelettriche), ma anche l'usura di pneumatici, dei freni e dell'asfalto. Il PM10 è in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso e laringe), aumentando l'asma tutto l'anno e le bronchiti in inverno (a causa degli idrocarburi policiclici aromatici);
  • il PM2,5 che rappresenta circa il 60% dei PM10 ed è composto dalle particelle più piccole. E' una polvere toracica, cioè in grado di penetrare profondamente nei polmoni, specie durante la respirazione dalla boccale, in grado di raggiungere in 30 giorni le porzioni alveolari dei polmoni  e attraverso questi trasmettersi nel sangue. Il PM2,5 è un probabile fattore di rischio per l'insorgenza di tumori;
  • l'anidride solforica (SO2) che è stata in passato l'inquinante principale nelle zone industriali, soprattutto a causa della combustione di carboni ad alto tenore di zolfo: tale sostanza è un gas incolore, irritante, non infiammabile, molto solubile in acqua e dall'odore pungente, che reagisce facilmente con tutte le principali biomolecole. Essendo più pesante dell'aria, tende a stratificarsi nelle zone più basse. Le sorgenti antropiche sono date dalla combustione di materiali in cui sia presente zolfo quale contaminante, ad esempio gasolio, nafta, carbone, legna e altro, utilizzati in misura molto maggiore sino a qualche anno fa, per la produzione di calore, vapore ed energia elettrica.

Ricordiamo inoltre due tappe nella lotta all'epidemia da Covid-19, anch'esse tenute in considerazione:
  • il Dpcm 4 marzo 2020, che ha decretato lo stop all'attività didattica in tutta Italia dal 5 marzo inizialmente fino al 15 marzo nelle scuole e nelle università;
  • il Dpcm 9 marzo 2020, che ha esteso a tutto il territorio nazionale le misure di cui all'art. 1 del Dpcm 8 marzo 2020 "zona rossa". Ha inoltre vietato ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, gli eventi e le manifestazioni sportive. Tali disposizioni hanno prodotto effetti dal 10 marzo e saranno efficaci fino al 3 aprile (ma tutto lascia presupporre che tale data verrà ampiamente superata).

Dalla nostra rielaborazione rappresentata sul grafico seguente, è confermato che a seguito della chiusure delle scuole e delle università si è avuto una forte riduzione del biossido di azoto (linea azzurra), chiaramente dovuta alla significativa contrazione del numero di veicoli circolanti. 

Di contro né il particolato (linee marrone e verde) né l'anidride solforica (linea gialla) sembrerebbero aver risentito delle misure adottate per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19, ed anzi successivamente al 21 marzo (convenzionalmente considerato il giorno di inizio della primavera) si è avuto un picco, evidentemente connesso ad un forte ricorso al riscaldamento domestico in conseguenza dell'instabilità metereologica con temperature quasi invernali. E ciò ha influito finanche sui livelli di biossido di azoto.



Nelle prossime settimane, in cui è previsto un rialzarsi delle temperature ed un miglioramento metereologico complessivo, vedremo come varieranno i livelli di inquinanti stante il permanere del blocco degli spostamenti nonchè verosimilmente una riduzione del ricorso ai riscaldamenti domestici.

giovedì 13 febbraio 2020

Incendio Gemafar Colleferro: i primi dati ARPA sull'inquinamento

In relazione all’incendio che si è verificato sabato 1 febbraio 2020 e che ha coinvolto l’azienda Gemafar di Colleferro, l’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi:


Per quanto riguarda le diossine, non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate.

A causo di un guasto allo strumento, il valore delle diossine relativamente al campione non è ancora disponibile.

Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili, il benzo(a)pirene è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite, pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del campione è superiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.

Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo e di confronto, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).

venerdì 17 gennaio 2020

Biomasse a via Prenestina, i GRE ammessi alla Conferenza di Servizi

La Regione Lazio ha comunicato che i GRE potranno partecipare all'eventuale Conferenza di Servizi in merito alla alla proposta di allocazione di un impianto a biomasse al civico 1280 di via Prenestina, tra i quartieri Colle Prenestino e Colle Monfortani ed immediatamente a ridosso dell'Istituto Tecnico Agrario Statale Emilio Sereni, presentata da un imprenditore privato.

Insieme a noi ci saranno anche il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona (con il quale abbiamo collaborato alla preparazione delle osservazioni ostative al progetto), il Comitato di Quartiere Colle Monfortani, l'Associazione Case Rosse 2014 ed il Comitato Raccolta Fondi per la Tutela della salute e dell'Ambiente del VI Municipio di Roma.

La data della Conferenza non è stata ancora fissata e ci verrà tempestivamente comunicata dalla Regione. Ad onor del vero, continuamo a confidare che, per la totale incompatibilità del progetto con il sito individuato (come ben fatto rilevare anche dal Municipio VI), la Regione archivi direttamente la proposta senza nemmeno arrivare a convocare la Conferenza di Servizi nè comprenderemmo l'ostinazione a proseguire l'iter amministrativo; tuttavia, siamo pronti a rappresentare con determinazione le istanze a tutela dei cittadini e dell'ambiente e contro questo scempio che infliggerebbe un'ulteriore piaga al già martoriato quadrante Est di Roma Capitale!

venerdì 13 dicembre 2019

Inquinamento dell'aria nel Lazio, ARPA mette online i dati giorno per giorno

L'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente, ARPA, rende pubbliche e disponibili giorno per giorno le misure, le elaborazioni e le valutazioni dello stato di qualità dell’aria del territorio regionale e delle cause meteorologiche che la determinano. 

Tutte queste informazioni sono organizzate secondo le scale temporali previste dalla Normativa Vigente, rispettando quanto previsto dal D.Lgs.195/2005 (che recepisce la Direttiva 2003/4/CE) e per questo totalmente disponibili al pubblico.

Va ricordato che col termine valutazione si intende (Direttiva 2008/50/CE) l’attribuzione, concettualmente ad ogni punto del territorio, di livelli di concentrazione al suolo degli inquinanti previsti dalla normativa e delle principali variabili meteorologiche (cioè la ricostruzione dei relativi campi spaziali degli stessi) sulla base dell’uso combinato (assimilazione) delle misure disponibili e delle simulazioni modellistiche. I domini territoriali considerati nella realizzazione delle valutazioni sono l’intero territorio regionale (con cella di 4x4 km) e la città di Roma (con cella 1x1 km).

In particolare, le informazioni attualmente disponibili sono:
  • le analisi meteorologiche a grande scala,
  • le misure meteorologiche al suolo rilevate nelle postazioni dell’Aeronautica Militare, raccolte dalla Base Dati dell’Università del Wyoming,
  • i radiosondaggi giornalieri realizzati dall’Aeronautica Militare a Pratica di Mare , raccolte dalla Base Dati dell’Università del Wyoming,
  • le misure micrometeorologiche e la stima dell’altezza di rimescolamento realizzate dalla rete micrometeorologica di Arpa Lazio,
  • le misure di concentrazione di CO, SO2, NOx, NO2, O3, PM10, PM2.5, Benzene, Toluene, Xyleni ottenute dagli analizzatori automatici presenti nelle stazioni di misura della rete regionale della qualità dell’aria,
  • le misure di Piombo, metalli pesanti ed IPA ottenute analizzando periodicamente in laboratorio i filtri di particolato,
  • i bollettini giornalieri prodotti dalle Sezioni Provinciali di Arpa Lazio,
  • i bollettini settimanali prodotti dal Centro Regionale della Qualità dell’Aria,
  • le sintesi annuali di tutte le informazioni e la determinazione degli eventuali superi rispetto dei limiti di legge.
 

mercoledì 13 novembre 2019

Biomasse a via Prenestina, anche il Municipio VI dice NO!

L'Assessore Katia Ziantoni del Municipio VI a La7 - Piazzapulita
Si allarga il fronte dell'opposizione alla realizzazione di un impianto a biomasse a via Prenestina: dopo le osservazioni che come Gruppi Ricerca Ecologica abbiamo presentato alla Regione Lazione insieme ai Comitati di Quartiere*, anche il Municipio Roma VI delle Torri ha preso una netta presa di posizione a tutela dei cittadini e dell'ambiente.

L'11 novembre il presidente Roberto Romanella e l'assessore Katia Ziantoni hanno infatti inviato all'Ufficio VIA della Regione le proprie osservazioni ostative alla realizzazione dell'impianto proposto dalla Società Agricola Salone e il parere negativo del Municipio VI, che verranno depositate anche in sede di conferenza dei servizi nonchè inviate alla Procura della Repubblica per tutti gli ulteriori accertamenti che si riterranno opportuni a tutela dei cittadini e nel rispetto delle vigenti normative ambientali.

Il Municipio VI ha eccepito in primis l'incompatibilità del progetto rispetto alle prescrizioni del Piano Rifiuti Regionale che cita tra i fattori escludenti la vicinanza di "siti sensibilI" come le scuole (nella fattispecie l'Istituto Tecnico Agrario Emilio Sereni e l'IC Maria Grazia Cutuli), oltre alla preesistenza di nuclei abitativi consolidati (Colle Prenestino e Colle Monfortani) e casa sparse localizzate a meno di 1000 metri dall'impianto in questione.

La realizzazione del progetto inoltre potrebbe costituire violazione alla direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio (che stabilisce un quadro giuridico per il trattamento dei rifiuti all'interno dell'Unione e mira a proteggere l'ambiente e la salute umana attraverso la prevenzione degli effetti nefasti della produzione e della gestione dei rifiuti), nonchè della Direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente. Parimenti, la realizzazione del progetto sarebbe contraria al principio dello Sviluppo Sostenibile così come enunciato nell'art.3 quater del D.Lgs.152/2006 in virtù della vicinanza all'impianto di Rocca Cencia.

L'allarme del Municipio è anche dovuto agli effetti del'impatto cumulato tra emissioni dell'impianto (in termini di traffico veicolare, inquinamento acustico e stato della qualità dell'aria intesa sia per le sostanze odorigene sia per gli inquinanti gassosi e particellari) e le attività preesistenti. Urbanisticamente, inoltre, l'area in questione ricade nell'Agro Romano (destinanzione incomapatibile con il quanto si vorrebbe realizzare), è prossima alla via Prenestina che è ad elevata probabilità di presenza di preesistenze archeologiche nel sottosuolo, ed è nelle immediate vicinanze del reticolo idrografico principale nonchè in pieno nella zona di ricarica delle acque di falda idrica destinata al consumo umano (Acqua Vergine, Colle Mentuccia, Torre Angela e Finocchio) per la quale deve essere privilegiata la destinazione agroforestale del suolo. 

Il Municipio evidenzia altresì che le previsioni dei mezzi pesanti in transito presentate dalla società Agricola Salone sono del tutto prive degli studi sui flussi di traffico che interessano la via Prenestina, che comporterebbero un peggioramento della viabilità ben più grave rispetto alle ipotesi avanzate dal proponente, come supposto anche in uno studio di Roma Servizi per la Mobilità.

Ma non è tutto, perchè le osservazioni entrano direttamente nel merito dell'impianto, e precisamenente:
  • relativamente all'analisi dei prodotti inquinanti, si osserva che la scelta della digestione anaerobica ha un impatto complessivo importante sull'ambiente, è economicamente in perdita ed è sostenuta e motivata esclusivamente dalla possibilità di attingere agli incentivi di legge previsti e/o di soddisfare le esigenze energetiche;
  • relativamente agli inquinanti gassosi, i composti aromatici e alogenati possono avere impatti ambientali importanti sul peggioramento della qualità dell'aria a livello locale;
  • relativamente agli inquinanti liquidi, la relazione tecnica dell'impianto non chiarisce come verrebbe smaltito il percolato prodotto facendo emergere ulteriori criticità in merito all'impatto ambientale su una zona di ricarica delle falde;
  • relativamente al bilancio ambientale per l'impianto proposto, ritiene che sia negativo nonostante i crediti generati dalla produzione di energia elettrica;
  • infine si rileva che su via Torrenova 700 insiste già un'attività di trattamento degli sfalci e delle potature a servizio delle utenze domestiche.
 E dulcis in fundo (ma non per chi vorrebbe realizzare il progetto) è stato ricordato ancora una volta che il dipartimento epidemiologico del Servizio Sanitario Regionale ha posto l'area del VI Municipio (ex VIII) al primo posto nella classifica di mortalità per tumori nel Lazio.


 

* l'Unione dei Comitati del VI Municipi, il Comitato di Quartiere di Torre Angela, il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona, il Comitato di Quartiere Belvedere, l'Associazione di Quartiere Fontana Candida, il Comitato di Quartiere di Villaggio Breda, ilComitato di Quartiere Torrenova – Tor Vergata, il Comitato di Quartiere di Villaverde, il Comitato di Quartiere di Colle Mattia, il Comitato di Quartiere Colle Prenestino.

mercoledì 6 novembre 2019

Incendio zona ASI Frosinone, i dati ARPA

In relazione all’incendio che si è verificato il 2 novembre e che ha coinvolto un capannone industriale nella zona ASI di Frosinone, l’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi.



Per quanto riguarda le diossine non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate.

Il valore del primo campione è inferiore al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano.

Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del primo campione è inferiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.

Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).

mercoledì 30 ottobre 2019

Impianto a biomasse a via Prenestina: perchè diciamo NO!

Una follia! Non intendiamo usare mezzi termini rispetto alla proposta di allocazione di un impianto a biomasse a via Prenestina, tra i quartieri Colle Prenestino e Colle Monfortani ed immediatamente a ridosso dell'Istituto Tecnico Agrario Statale Emilio Sereni, presentata in Regione Lazio da un imprenditore privato.

Ieri abbiamo inviato all'Area Valutazione di Impatto Ambientale le osservazioni che abbiamo predisposto in qualità di associazione di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente e presentate insieme ai Comitati di Quartiere rappresentanti un territorio di oltre 250.000 romani: l'Unione dei Comitati del VI Municipi, il Comitato di Quartiere di Torre Angela, il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona, il Comitato di Quartiere Belvedere, l'Associazione di Quartiere Fontana Candida, il Comitato di Quartiere di Villaggio Breda, ilComitato di Quartiere Torrenova – Tor Vergata, il Comitato di Quartiere di Villaverde, il Comitato di Quartiere di Colle Mattia, il Comitato di Quartiere Colle Prenestino.

In questa sede vi sintetizziamo le ragioni della nostra ferma opposizione, rimandando alla corposa relazione presentata per tutti gli approfondimenti:


  1. in base alla vigente Disciplina regionale della Gestione dei Rifiuti del Lazio (Deliberazione del Consiglio Regionale 18 gennaio 2012, n. 14), ma anche in base alle modifiche allo stesso in corso di approvazione, il progetto in esame non appare coerente con le previsioni del Piano e con l’analisi dei fabbisogni.
  2. non è presente alcuno studio in merito alla compatibilità dell’impianto in questione sia con l’edificato esistente residenziale e non residenziale, sia con le trasformazioni in corso di programmazione all’interno dell’area vasta, sia con la vocazione alla produzione di prodotti a D.O. delle aree agricole in esame;
  3. non è presente alcun approfondimento in merito vulnerabilità sismica dell’impianto in relazione a quanto previsto per l’UAS di riferimento, ed anzi erroneamente riferendo le considerazioni finali ad una classificazione sismica differente da quella del sito in cui si vorrebbe realizzare l’impianto.
  4. i codici CER richiesti rendono urbanisticamente l’impianto non compatibile con il paesaggio e il tessuto agricolo circostante.
  5. non è presente alcuno studio attendibile delle previsioni di aumento del traffico né la definizione di uno scenario di esercizio dell’attività del nuovo impianto che evidenzi gli effetti che si avranno sulla rete stradale, sul rumore, sulle emissioni atmosferiche, e conseguentemente l’individuazione di possibili azioni di mitigazione.
  6. trattandosi di nuovo impianto ed essendo dichiarata la previsione della realizzazione di una strada interna al fondo (il cui tracciato viene per giunta ben evidenziato nella tavola “I03- Viabilità.pdf” presentata il 27 agosto 2019 ad integrazione dell’istanza originale), si ritiene indispensabile acquisire l’autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza Belle Arti e Paesaggio.
  7. non è presente alcuna valutazione in merito ai singoli CER per i quali è stata richiesta l’autorizzazione, né rispetto alle possibili interazioni dei rifiuti conferibili e posto che prima di concedere alcuna autorizzazione occorre conoscere con la massima precisione la composizione, la capacità di produrre colaticcio, il comportamento a lungo termine e le caratteristiche generali dei rifiuti da trattare, valutandone l’ammissibilità anche in funzione delle specifiche caratteristiche;
  8. la valutazione di rischio risulta carente rispetto alle caratteristiche chimico - fisiche e merceologiche dei rifiuti da ammettere al trattamento, in particolare a: idoneità del sito; caratteristiche, possibili effetti sulle emissioni dell’impianto in termini di produzione di percolato; idoneità dei presidi ambientali dell’impianto; idoneità delle modalità gestionali dell’impianto.
  9. lo studio dell’impatto ambientale non è stato effettuato riferendosi ai dati della centralina metereologica più prossima e pertanto i dati utilizzati risultano totalmente non riconducibili al sito oggetto del progetto.
  10. l’impatto ambientale complessivo dell’impianto proposto non è assolutamente sostenibile in un territorio già devastato dall’inquinamento e la cui popolazione presenta la più elevata incidenza di patologie tumorali dell’intera Regione Lazio.

Adesso la palla è nelle mani della Regione Lazio, che potrà archiviare il progetto o avviare l'iter convocando la Conferenza dei Servizi, a cui abbiamo già chiesto di essere presenti.

Vi terremo aggiornati!


mercoledì 9 ottobre 2019

Ecco il pesticida trovato nelle scuole di Sabaudia (LT)

Mai avremmo voluto leggere la notizia di un interferente endocrino che causa effetti neurotossici sull'uomo all'interno di una scuola, ed invece, a seguito dei malori di docenti ed alunni nel primo giorno di lezione ed alla tempestiva segnalazione della dirigente scolastica l'11 settembre scorso, l'ARPA Lazio ha accertato che a contaminare ben 11 plessi  degli istituti «Cencelli» e «Giulio Cesare» nel Comune di Sabaudia, in provincia di Latina, è stato il potente insetticida clorpirifos metile (clicca qua per i dettagli commerciali).

L'EPA, l'Agenzia statunitense per la protezione ambientale, dal 2000 ha vietato l'utilizzo domestico di tale pesticida, purtroppo ancora ampiamente utilizzato in agricoltura (soprattutto per trattare barbabietole, frumento, cotone, arachidi, verdure, meli, viti), ma anche nei sui campi da golf e come antiparassitario su alcuni animali, tra cui tacchini, pecore e cani. Un recente studio della medesima agenzia americana, denuncerebbe che il clorpirifos metile causerebbe ritardo mentale nei bambini esposti di età tra i 2 e i 3 anni, disturbi pervasivi dello sviluppo e deficit d’attenzione nei bambini più grandi e ridotto livello di intelligenza nei bambini in età scolare che sono stati esposti nel grembo materno.

Sembra che ormai si vada verso il divieto globale di tale prodotto: il 9 agosto 2018 la Corte di appello di San Francisco ha ordinato all'EPA di mettere al bando il clorpirifos, mentre in Europa (dove già l'8 marzo del 2013 l'europarlamentare Sergio Silvestris aveva presentato un'interrogazione , cui a maggio dello stesso anno seguì un divieto da parte della Regione Puglia) il 2 agosto scorso l'EFSA (l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare) ha formalmente affermato che il clorpirifos non possiede i requisiti per il rinnovo dell'autorizzazione e sembrerebbe finanche che la Commissione stia preparando un regolamento per vietare sia il clorpirifos che il clorpirifos metile, le cui autorizzazioni scadranno il 31 gennaio 2020.
Intanto, a Sabaudia, mentre la Procura della Repubblica sta indagando su come possa essere accaduto ciò a seguito dell'esposto del Sindaco Giada Gervasi, il CTU, sentito il dirigente Asl competente, ha suggerito di trattare pareti e pavimenti con una soluzione e successiva tinteggiatura anche dei soffitti trattando i pavimenti sempre con la medesima soluzione. Per banchi e suppellettili, il consiglio è stato invece di lavare con soluzione di bicarbonato di sodio, asciugare, poi ulteriore lavaggio per strofinio con alcool denaturato

A testimonianza dell'assoluta gravità di quanto accaduto a Sabaudia, pubblichiamo quanto scritto sul clorpirifos da Roberta Tassinari e Sabrina Tait, entrambe dell'Istituto Superiore di Sanità - Reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria, Dipartimento di Salute Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare.

L’INSETTICIDA CLORPIRIFOS UN NUOVO INTERFERENTE ENDOCRINO
 
Tra i pesticidi utilizzati in agricoltura e per usi non agricoli (disinfestazioni, giardinaggio) i più diffusi sono gli insetticidi organofosforici, di cui il Clorpirifos (CPF) è un importante rappresentante. Del CPF sono noti gli effetti neurotossici tanto che la U.S. Environmental Protection Agency ne ha bandito l’uso domestico. Il CPF infatti, come tutti i pesticidi organofosforici, è un inibitore dell’acetilcolinesterasi, enzima che controlla i livelli del neurotrasmettitore acetilcolina nel sistema nervoso centrale e periferico. L’esposizione cronica agli organofosforici può portare a perdita di memoria, depressione ed insonnia. Gli effetti del CPF sono particolarmente rilevanti quando ad essere esposti sono gruppi di popolazione maggiormente vulnerabili come le donne in gravidanza, e di conseguenza il feto ed i bambini; studi sperimentali mostrano come, in queste fasi, il CPF può interferire in maniera permanente con lo sviluppo neurocomportamentale (Veronesi et al, 2008).
Diversi pesticidi hanno la capacità di agire come Interferenti Endocrini (IE) (Mantovani et al 2008), ma non era ancora chiaro se una classe importante come gli organofosforici avesse la capacità di alterare i meccanismi di regolazione ormonale. Studi condotti all’interno del nostro reparto dimostrano che l’esposizione in gravidanza e/o neonatale nel topo provoca:
  1. ipotiroidismo nelle madri esposte, con riduzione dei livelli degli ormoni tiroidei e danni visibili a livello del tessuto. Nella prole è evidente un’alterazione del tessuto tiroideo e dei livelli ormonali in modo simile a quanto osservato nelle madri, sia in epoca perinatale sia a piena maturità sessuale (De Angelis et al, 2009);
  2. effetti permanenti relativi alla produzione di ossitocina e vasopressina, due regolatori neuroendocrini sintetizzati nell’ipotalamo. In particolare, l’ossitocina risulta aumentata mentre i livelli di vasopressina diminuiscono (Tait et al, 2009).
Tali alterazioni si osservano a dosi di CPF al di sotto della soglia di tossicità per il sistema nervoso. Le evidenze da noi riscontrate riguardano principalmente animali in età adulta, ma esposti solo nelle prime fasi della vita, e soprattutto in gravidanza: si tratta quindi di un’alterata programmazione, persistente, dell’organismo; inoltre, i maschi appaiono essere più suscettibili per entrambi gli effetti. È importante sottolineare che l’alterazione a livello tiroideo sia nelle madri sia nella prole, può implicare una disregolazione nei processi di crescita e sviluppo con probabili ricadute anche su altri sistemi, compreso quello riproduttivo, che sinora non risulta un bersaglio importante per l’azione del CPF.

Inoltre, l’alterazione dei livelli dei neurotrasmettitori ipotalamiche suggerisce un effetto sui meccanismi di regolazione ed in particolare sul dialogo fra ipotalamo e altre componenti del sistema endocrino, a partire dall’ipofisi.

I nostri risultati dimostrano, per la prima volta, che il pesticida organofosforico CPF è un IE, con meccanismi inediti ed inattesi ed effetti a lungo termine sulla regolazione neuro-endocrina e tiroidea.

Altri pesticidi organofosforici potrebbero condividere lo stesso meccanismo, con ricadute per la tutela della sicurezza alimentare, da almeno due punti di vista:

- è importante tenere conto delle recenti acquisizioni scientifiche nella definizione dei limiti massimi di residui per i pesticidi negli alimenti, tutelando sempre di più il feto e il bambino, che possono essere maggiormente suscettibili;
- occorre valutare attraverso appropriati modelli sperimentali gli effetti congiunti dovuti alla presenza contemporanea negli alimenti di più pesticidi con lo stesso meccanismo.
Riferimenti bibliografici
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