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lunedì 18 ottobre 2021

Pubblicato lo studio «Una coccinella salverà i pini di Roma»

Exochomus quadripustulatus
Agenti patogeni di provenienza estera minacciano i pini di Roma e di numerose altre zone d’Italia; i pini a Roma, così come in tanti altri luoghi, costituiscono - seppur con alcune note criticità - le alberature presenti sulle strade, un fondamentale elemento del paesaggio.

Occorre una seria politica urbanistica che eviti ulteriori consumi di suolo, poiché la  superficie impermeabile - la più importante variabile dell'habitat - aumenta l'abbondanza di cocciniglie e degli agenti patogeni.

Ma senza i professionisti del settore non saremo in grado di affrontare le minacce: oltre ad adeguate risorse e a linee guide efficaci per il verde urbano vanno organizzate politiche di controllo e contrasto  perché agronomi, agrotecnici, ed in generale gli esperti del settore, diventino figure presenti nelle amministrazioni comunali, lasciate sole ad affrontare argomenti tecnico naturalistici che riguardano il benessere dell’ambiente che ci circonda.

SCARICA LO STUDIO SCIENTIFICO DEI GRE


 

lunedì 27 settembre 2021

GRE: bird watching nella riserva Tevere - Farfa

Splenda giornata di birdwatching dei GRE Lazio nella Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa, la prima area naturale protetta istituita dalla Regione Lazio nel lontano 1979 a seguito della realizzazione da parte dell’ENEL negli anni ’50 di uno sbarramento che creò una vasta area di terreni inondati, citata per la sua rilevanza internazionale nella Convenzione di Ramsar per la protezione delle aree umide.

I numerosi volontari che hanno partecipato hanno potuto osservare, in questo tratto in cui il fiume Tevere scorre lentamente formando ampie anse e meandri al punto da essere stato soprannominato il “regno dell’acqua”, la ricca presenza d'uccelli di cui pullula l’habitat lacustre.

Oltre agli anatidi come il germano reale, l'alzavola, il fischione e la moretta, nella riserva è possibile osservare lo svasso maggiore, la folaga, il martin pescatore e rapaci come il falco di palude e il falco pescatore.

Il canneto, costituito prevalentemente dalla cannuccia e dalla tifa, è talvolta impreziosito dalla gialla fioritura dell'iris di palude mentre, sui terreni argillosi, troviamo la bardana e l'equiseto tra le radici di salici bianchi e rossi. È questo il regno di moltissimi uccelli come il cannareccione, la cannaiola, il porciglione, la gallinella d'acqua e la nutria, mammifero alloctono d'origine americana naturalizzatosi da alcuni decenni in molte zone umide italiane.

L’ultimo tratto di bosco ripariale dell'intero basso corso del Tevere ospita la garzetta, l'airone bianco maggiore e l'airone cenerino.

La riserva è distante poco più di 30 minuti da Roma, ed il mezzo migliore per raggiungerla è l’auto. Da Roma si possono usare alternativamente la Strada Provinciale Tiberina fino al km 28,100, dove si trova la località Meana (frazione di Nazzano), oppure l’autostrada A1 in direzione Firenze, uscita Fiano Romano, seguendo poi le indicazioni per Nazzano e Torrita Tiberina. Da Rieti, invece, bisognerà percorrere la via Salaria in direzione Roma, uscendo sulla Strada Statale 313 in località Passo Corese. In treno, la stazione più vicina è quella di Poggio Mirteto Scalo.


 

giovedì 15 luglio 2021

Utilizzo idrico, richiesto incontro ai Presidenti delle provincie


I GRE LAZIO, fortemente preoccupati per l'utilizzo (potenzialmente improprio) delle risorse idriche sul territorio regionale da parte dei concessionari, hanno chiesto un incontro alla Sindaca della Città Metropolitana di Roma Capitale ed ai Presidenti delle Provincie di Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina.

Di seguito il testo della lettera notificata.

 

Ill.ssimo Presidente,

con la presente, siamo a chiederLe un incontro al fine di poterLa informare sugli aspetti legati al tema dell’utilizzo idrico, sia nella declinazione di elemento fisico, sia come ecosistema acquatico.

Ciò alla luce della stratificazione normativa vigente, frutto sia dell’accoglimento delle direttive comunitarie, sia delle norme espresse dal legislatore nazionale e regionale.

Allo stato attuale, sul territorio da Lei amministrato, sono presenti utilizzatori del bene acqua (concessionari), che svolgono il proprio ruolo in virtù della concessione idrica rilasciata sia dalla Sua amministrazione, che dalla Regione Lazio (grandi derivazioni). Anche a valle della riforma della Provincia quale Ente di Area Vasta sono rimaste in capo all’amministrazione provinciale compiti di vigilanza e controllo su tale ambito, tali compiti hanno una importante ripercussione sul controllo del territorio e sul bilancio dell’Ente provincia, come anche sui bilanci dei comuni interessati da tali concessioni (cd. Enti rivieraschi).

Si tratta, nel dettaglio, del dovere di verifica e controllo riguardo all’assolvimento di tutti gli obblighi previsti sia dalla concessione, che dal disciplinare di concessione.

In capo al concessionario sussiste, infatti, il rispetto degli obblighi contenuti nell’atto di concessione, mentre in capo alle amministrazioni, tanto su quella concedente (es. regionale), sia sull’amministrazione nel cui territorio insiste la concessione ricade l’obbligo della verifica di tale assolvimento.

In capo alla Sua Amministrazione, pertanto, sussistono obblighi di controllo e verifica sia del rispetto delle norme civili, penali e amministrative, ma anche di verifica del pagamento delle somme da introitare quale canone addizionale della concessione o del canone ambientale annuale. Inoltre, tale controllo deve esercitarsi anche sull’effettivo svolgimento dei lavori, volti a prevenire e/o risanare danni a strade, terreni ecc. di competenza provinciale o comunale causati da eventi meteorici.

Tali obblighi, posti in capo ai concessionari svolgono il duplice effetto sia di contenere il rischio idrogeologico, sia di fare in modo che dai bilanci degli enti interessati vengano liberate importanti somme di denaro pubblico da impiegare nelle altre attività istituzionali.

Tutto ciò include il potere da parte del Presidente dell’Ente di Area Vasta di imporre all’Ente che ha rilasciato la concessione di sospenderla o revocarla.

Pertanto, stante l’importanza e la complessità della materia sin qui descritta e in considerazione di una nuova proposta di legge depositata presso la Regione Lazio, Le chiediamo un incontro volto ad approfondirne gli aspetti, a cui parteciperanno i nostri esperti in nelle materie idriche ed ambientali.

Certi di un positivo riscontro, ed in attesa di definire la data  dell’incontro, porgiamo distinti saluti.

domenica 1 novembre 2020

Tor Paterno, il tesoro marino di Roma

In pochi conoscono la straordinaria vita sottomarina delle Secche di Tor Paterno. Oggi vogliamo questa area marina protetta di 14 chilometri quadrati sita proprio davanti la spiaggia della splendida tenuta presidenziale di Castelporziano (ad una distanza di appena 4 miglia nautiche) attraverso le splendide foto che ci ha inviato in esclusiva Ilaria Panzironi del Blue Marlin Diving Center, il più grande centro di attrazione per l’attività subacquea e punto di riferimento per il litorale romano.

Le Secche di Tor Paterno sono l'unica Area Marina Protetta italiana completamente sommersa e non includente alcun tratto emerso di costa (e di cui i Gruppi Ricerca Ecologica hanno chiesto alla Regione Lazio l'ampliamento proprio a tutela e salvaguardia dell'ecosistema). Costituita da un'ampia formazione rocciosa, coperta da una sorprendente quantità di vita animale e vegetale, l'area rappresenta una vera e propria isola sul fondo del mar Tirreno, la cui sommità giunge a 18 metri sotto il livello del mare, mentre la profondità massima tocca i meno 60 metri, costituendo così una vera e propria "oasi" in grado di attirare moltissime specie ittiche. 

Ma, oltre a cavallucci marini, murene, polpi, cosa si cela in questo scrigno di biodiversità a due passi da Roma? Iniziamo con la fauna:

  • Corallo nero (Antipathes): un esacorallo, parente delle attinie, ma che non ha nessun valore commerciale. Le sue colonie, di un tenue colore giallo, si fissano spesso sugli scheletri di altre gorgonie, sia morte che vive, e possono raggiungere i due metri di altezza. E' una delle specie più rare presenti sulle Secche di Tor Paterno, ed è protetta dalle Convenzioni di Berna e di Barcellona.
  • Aquila di mare (Myliobatis aquila): parente di squali, mante e razze, sembra volare al di sopra dei fondali marini. Può giungere ad oltre un metro di larghezza ed è dotato di un aculeo velenoso, posto all’attaccatura della coda, pericoloso anche per l’uomo. Si nutre di molluschi ed è inoffensivo. Per le sue abitudini è vittima di cacciatori subacquei e della pesca a strascico.
  • Gorgonie (Alcyonacea): sono animali coloniali, parenti stretti del più famoso corallo rosso, ma a differenza di questo presentano uno scheletro corneo e quindi flessibile. Possono raggiungere dimensioni anche relativamente grandi e hanno colorazione e portamento diversi a seconda della specie. Nell'Area delle Secche si trovano frequentemente a partire dai 25 metri di profondità e raggiungono oltre mezzo metro d'altezza, principalmente le coloratissime specie Paramuricee e Eunicelle.
  • Margherita di mare (Parazoantus zoanthus axinellae): è un antozoo caratterizzato da un colore giallo intenso o aranciato, che cresce sia sul substrato roccioso sia su altri organismi, quali spugne, gorgonie e ascidie. Preferisce l’entrata di grotte o pareti poco illuminate, sempre in presenza di correnti. In condizioni favorevoli può ricoprire molti decimetri quadrati.
  • Tartaruga caretta (Caretta caretta): fortemente minacciata di estinzione, è l'unica specie a nidificare in Italia. Ha un carapace lungo 70-140 cm, con 5 placche dorsali centrali e 5 placche dorsal centrali e 5 placche su ogni lato; il colore è rosso-marrone e la testa è grande con un rostro ("becco") molto pronunciato. La sua dieta, onnivora, varia con l'età: plancton, poi meduse e prede del fondo (peci, molluschi, crostacei, ricci di mare).
  • Tartaruga verde (Chelonia mydas): ha un carapace lungo fino a 140 cm, più tondeggiante di Caretta, con 5 placche dorsali centrali e 4 placche costali per ogni lato. E' di colore marrone-verde oliva, spesso con chiarezze e strie più scure, e il rostro è poco pronunciato. Ha una dieta in genere erbivora in acqua basse e calde. E' comune lungo le coste nord-africane, dove nidifica.
  • Tartaruga Liuto (Dermochelys coriacea): lunga oltre 2 metri e con il peso di 500-800 kg, è l'indiscusso gigante tra i Cheloni. Inconfondibile è anche il carapace, in cui le piccole placche ossee sono impiantate nella pelle durissima, simile al cuoio e ornata da lunche carene, che ricordano un liuto. Si ciba di pesci e meduse, tra cui la velenosissima caravella portoghese, spesso in acque profonde (il record attuale è di circa 1280 m) e nidifica anch'essa sulle coste africane.
  • Tursiope (Tursiops truncatus): è il più conosciuto tra i delfini, che può giungere fino a tre metri e mezzo di lunghezza. Di colore generalmente grigio, più o meno uniforme, questo mammifero marino si incontra di tanto in tanto nelle acque dell'Area Marina Protetta in branchi composti da circa una decina di animali. La specie è protetta dalle Convenzioni di Berna, di Barcellona, dalla Direttiva Habitat e dalla legge italiana n. 157/92.

Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving
Secche di Tor Paterno
foto di Ilaria Panzironi - Blue Marlin Diving

La flora marina è invece costituita da Posidonia oceanica (L.) Delile, protetta ai sensi della Direttiva Habitat 92/43 CEE (habitat prioritario 1120): è caratterizzata da foglie di forma nastriforme che possono arrivare anche ad un metro di lunghezza, larghe un centimetro circa e che si originano dal un rizoma formando fasci di circa 5-8 foglie. Il rizoma, che rappresenta il fusto della pianta, si fissa al fondo per mezzo delle radici e può essere immerso nel sedimento marino o ancorarsi sulla roccia, formando vere e proprie praterie dalla superficie fino ai 40 m di profondità in acque limpide: le praterie di Posidonia oceanica vengono considerate tra i più rappresentativi e importanti ecosistemi costieri del Mediterraneo per la notevole importanza ecologica, in quanto costituiscono un complesso ecosistema dove trovano cibo e riparo numerosi organismi. Nel corso del XX secolo tuttavia questo habitat è andato incontro ad un notevole deterioramento, soprattutto in prossimità dei più importanti centri industriali e portuali. I fattori che ne hanno determinano la regressione sono numerosi e soprattutto di origine antropica, come la diminuzione della trasparenza dell’acqua, l’alterazione del regime sedimentario causato talvolta dal ripascimento delle spiagge, l’ancoraggio delle imbarcazioni, le attività di pesca a strascico, l’inquinamento e la competizione di specie algali invasive non indigene.

Per tali motivi, nell'Area marina protetta delle Secche di Tor Paterno sono vietate la pesca con sistemi ad alto impatto ambientale, la caccia subacquea, la navigazione non autorizzata, mentre l'Ente gestore Roma Natura ha regolamentato le attività subacquee e la pesca sportiva.

Ed ora ti va di giocare con noi? Componi il puzzle e scopri il simpatico amico... un aiutino: inizia con i pezzi laterali (quelli con un bordo liscio) e poi con i cuori:

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lunedì 19 ottobre 2020

I GRE invitati all'assemblea della Federparchi

L'avv. Amilcare Troiano, responsabile Parchi
e riserve naturali dei Gruppi Ricerca Ecologica
Importante appuntamento, giovedì 15 ottobre, quando  nel pieno rispetto del protocollo anti-Covid si è celebrata l'annuale assemblea della Federparchi, la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali (Federparchi) che riunisce e rappresenta gli Enti gestori delle aree protette naturali italiane e che da giugno 2008 si è inoltre costituita quale sezione italiana di Europarc Federation.

E quest'anno erano presenti anche i Gruppi Ricerca Ecologica, grazie all'invito del presidente di Federparchi Giampiero Sammuri il quale ha speso bellissime parole nei confronti della nostra organizzazione, e di Amilcare Troiano che ne è il responsabile nazionale per le problematiche inerenti i Parchi e le riserve naturali.

L'avv. Troiano, tra l'altro, oltre ad essere stato Presidente prima del Parco nazionale del Vesuvio e poi del Parco nazionale del Cilento - Vallo di Diano e Alburni, è stato anche vice-presidente della Federparchi.

A monopolizzare il dibattito, l'ipotesi di una agenzia centralizzata per i parchi nazionali avanzata dal

Un momento dell'assemblea Federparchi
Ministero dell’Ambiente: il Presidente Sammuri ha ricordato come Federparchi storicamente sia sempre stata  contraria a qualunque ipotesi centralistica di gestione delle aree protette,  le cui governance devono essere espressione dei territori e delle comunità oltre che delle competenze tecnico-scientifiche, e anche noi Gruppi Ricerca Ecologica sposiamo in pieno questa tesi.

Il presidente si è comunque riservato un giudizio più  completo nel momento in cui la proposte sarebbe stata avanzata in forma più dettagliata dal Ministero competente. Sull’argomento la discussione è stata ricca ed ampia e l’orientamento unanime dell’assemblea è stato quello di respingere immediatamente qualunque ipotesi di interventi centralistici che  potrebbero determinare un  enorme salto indietro riportando le lancette dell’orologio addirittura a prima del varo della legge quadro 394. 

venerdì 2 ottobre 2020

Il Sant'Andrea rileva la correlazione tra COVID-19 e inquinamento

La pandemia COVID-19 / SARS-CoV-2 ha colpito i sistemi sanitari, sociali ed economici di tutto il mondo e rappresenta una sfida aperta per gli scienziati, che devono far fronte all'elevata variabilità interindividuale dell'epidemia, e per i responsabili politici, che dal canto loro devono fare i conti con la responsabilità di comprendere i fattori ambientali che influenzano la sua gravità nelle diverse aree geografiche. 

L'inquinamento atmosferico è stato segnalato come una variabile che contribuisce alla diffusione differenziale della SARS-CoV-2, ma i meccanismi biologici alla base del fenomeno sono ancora sconosciuti. Gli scienziati dell'ospedale Sant'Andrea di Roma hanno studiato mediante analisi di correlazione i dati sulla qualità dell'aria ed i dati epidemiologici relativi al COVID-19 di 110 province italiane, per valutare l'associazione tra le concentrazioni di particolato (PM)2.5 e l'incidenza, il tasso di mortalità e il rischio di mortalità del caso di COVID-19 nel periodo 20 febbraio-31 Marzo 2020. 

L'analisi bioinformatica della sequenza di DNA che codifica per l'enzima 2 di conversione dell'angiotensina (ACE-2) del recettore cellulare SARS-CoV-2 è stata eseguita per identificare i motivi di consenso per i fattori di trascrizione che mediano la risposta cellulare all'esposizione degli inquinanti. 

Sono state evidenziate correlazioni positive tra i livelli di PM2,5 e l'incidenza (r = 0,67, p <0,0001), il tasso di mortalità (r = 0,65, p <0,0001) e il tasso di letalità (r = 0,7, p <0,0001) del COVID-19. L'analisi bioinformatica del gene ACE-2 ha identificato nove presunti motivi di consenso per il recettore degli idrocarburi arilici (AHR). I risultati del Sant'Andrea, pertanto, confermano il presunto legame tra l'inquinamento atmosferico e il tasso e l'esito dell'infezione da SARS-CoV-2 e supportano l'ipotesi che la sovraespressione di ACE-2 indotta dall'inquinamento sulle vie aeree umane possa favorire l'infettività di SARS-CoV-2.

 Scarica l'articolo scientifico cliccando qui

venerdì 18 settembre 2020

Tivoli e le capitozzature: siamo tornati sul luogo del delitto

Lo scorso 5 maggio scorso denunciammo l'ennesimo scempio di platani capitozzati, questa volta effettuato a Tivoli sulla S.P. 51/ab Maremmana Inferiore II che termina a Ponte Lucano: decine e decine di platani furono potati con un taglio del tutto irrazionale, indefinibile, eseguito tra l'altro in uno momento totalmente sbagliato giacché si era in piena ripresa vegetativa e nonostante tali alberi abbiano a disposizione lo spazio sufficiente per svilupparsi. 
Ovviamente, come spesso accade in questa triste Italia, nessuno se ne è fregato: non la Città Metropolitana di Roma Capitale (a cui, avendo appaltato i lavori, avevamo chiesto spiegazioni urgenti), non il Comune di Tivoli (sul cui territorio comunque insistono le piante), non le Autorità competenti (nemmeno quelle preposte a prevenire i reati ambientali).

Ma noi siamo tornati sul luogo del delitto, dove abbiamo riscontrato che si è verificato esattamente quanto avevamo previsto (non siamo indovini, sono semplici basi di dendrologia, la scienza che si occupa dello studio delle piante che producono legno): dopo il taglio drastico delle branche principali, che come in questo caso avevano visto totalmente eliminata la chioma, gli alberi, avendo troppo poca energia rispetto a quella di cui necessitavano, hanno reagito emettendo rapidamente nuovi rami che, sviluppandosi molto in fretta, hanno sopperito la carenza di energia provando a ricreare la chioma persa. 

Ma quelle che sono state prodotte sono particolari tipi di gemme, chiamate avventizie (che si sviluppano solo in situazioni di stress) e da cui si sono originati velocemente moltissimi rami attaccati al tronco dei platani in modo precario e formati da legno debole: l'obiettivo della piante sottoposte a stress è infatti il nutrirsi il prima possibile e non creare una struttura solida, e per questi motivi i rami saranno soggetti a facili rotture in occasione di forti piogge o vento che risulteranno particolarmente pericolose dal momento che le chiome di questi platani si estendono su due carreggiate con intenso traffico veicolare.

Per il momento ribadiamo che l'intervento operato a Tivoli ha deturpato e compromesso questi giganti della flora arborea caratterizzati da un notevole sviluppo in altezza e da una chioma folta ed estesa. Ma non finisce qua, perchè al primo violento temporale invernale andremo a verificare quanto solidi sono i rami prodotti dai platani capitozzati: e là, sempre sperando che nessuno si faccia male, emergeranno tutte le responsabilità di chi ha fatto e di chi non ha controllato.


Restate con noi!

sabato 5 settembre 2020

L'ultima camminata [Cammino dei Briganti] - Ep. 5

Ultimo giorno sul Cammino dei Briganti e dopo aver passato una notte fredda sul colle di San Donato, Luca si è alzato all'alba, ha preparato velocemente lo zaino e si è rimesso in cammino raggiungendo Sante Marie in un paio d'ore, concludendo così questa fantastica esperienza.

Su questo Cammino Luca De Felice ha documentato la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.

E noi vogliamo ringraziarlo con questo particolare "alla prossima":

“La Via prosegue senza fine lungi dall'uscio dal quale parte. Ora la Via è fuggita avanti, devo inseguirla a ogni costo rincorrendola con piedi stanchi sin all'incrocio con una più larga dove si uniscono piste e sentieri. E poi dove andrò? Nessuno lo sa.”

J.R.R. TOLKIEN


Guarda l'ultima tappa del Cammino dei Briganti

Rivedi le tappe precedenti

domenica 30 agosto 2020

Disastro di Aprilia: valori rientrati, ma i danni? E i veri responsabili?

Il livello degli inquinanti a seguito del gravissimo incendio doloso che il 9 agosto scorso ha coinvolto l’impianto LOAS sito nella zona industriale Aprilia (in provincia di Latina) e di proprietà di un'azienda già pochi anni fa attenziata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per gravissimi reati ambientali e smaltimento illegale di rifiuti, sta pian piano rientrando nella normalità. L’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Il monitoraggio è stato avviato nelle prime ore del 10 agosto e sospeso il 19 agosto. In data 26 agosto il campionatore è stato nuovamente posizionato, su richiesta della ASL, per una nuova misura dei valori di diossina. I risultati delle analisi, riportati nella seguente tabella, mostrano un progressivo ritorno alla normalità:

Valutazioni generali sui risultati di ARPA Lazio: 

Diossine: non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3 , anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate. I valori dei campioni dal 10 agosto al 14-15 agosto sono superiori al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano. I valori dei campioni dal 15-16 al 17-18 agosto sono ancora superiori al valore di riferimento, sebbene di poco. Il valore del campione del 18-19 agosto è vicino al valore di riferimento. Il valore del campione del 26-27 agosto è inferiore al limite. 

IPA: il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. I valori dei primi quattro campioni sono superiori al valore limite annuale previsto dalla normativa. I valori dei campioni dal 14-15 al 18-19 agosto sono inferiori al limite. 

PCB: a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio alla Eco X di Pomezia nei giorni 05-06 maggio 2017 (394 pg/m3 ) e quelli rilevati durante l’incendio del TMB Salario a Roma nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3 ).

Va precisato che i Vigili del Fuoco di Latina hanno comunicato che “(…) nel pomeriggio del 13/08/2020, nell'arco temporale compreso fra le ore 13.45 e le ore 18.30 circa sono stati effettuati dei lanci d'acqua, mediante l'impiego di un nostro elicottero. Conseguentemente, oltre a quella di abbassare la temperatura dell'incendio, non risulta possibile escludere la concomitante produzione di vapore acqueo oltre all'incremento in sospensione di particelle di materiale combusto.” La presenza sul filtro di elevate quantità di interferenti derivanti da questo specifico intervento dei Vigili del Fuoco ha determinato difficoltà analitiche che non hanno permesso di effettuare una quantificazione completa ed efficace degli inquinanti oggetto di analisi.

L’Agenzia sulla base delle informazioni disponibili e di alcune ipotesi ha realizzato una mappa per evidenziare le aree di probabile massima ricaduta di una generica sostanza inquinante emessa durante l’incendio del 9 agosto 2020 dell’impianto LOAS.

Aree di probabile impatto

Occorre tuttavia evidenziare che l’esecuzione di un modello di dispersione degli inquinanti in atmosfera (attività ad elevata complessità e che necessita di un significativo impegno di risorse e di informazioni inerenti all’evento) assume significatività e utilità nei casi in cui l’incendio interessi una significativa quantità di materiale ed abbia una durata prolungata nel tempo (in generale maggiore di 24 ore). In tali condizioni (lunga durata temporale e significativa quantità di materiale combusto), infatti la quantità di materiale disperso in atmosfera è tale per cui può essere utile verificare l’eventuale ricaduta al suolo di inquinanti e l’estensione delle aree che hanno avuto probabilità di essere coinvolte.

Il caso in esame, non presenta tutte le caratteristiche sopra richiamate, la simulazione e la mappa, che presentano quindi limiti di significatività, sono state comunque realizzate per fornire elementi a supporto delle attività di approfondimento degli effetti dell’incendio da parte dei vari enti.  

Tuttavia si è trattato di una vera e propria bomba ecologica in un territorio martoriato da incuria e malaffare e dalla già compromessa situazione ambientale: i picchi di emissioni di Tetracloro- dibenzo - diossina (Tcdd), associata a idrocarburi policiclici aromatici, hanno di fatto e di gran lunga superato l’incendio doloso della EcoX di Pomezia del 2017.

Ma a noi GRUPPI RICERCA ECOLOGICA non bastano più le indagini giudiziarie postume, anche perchè nessuna sentenza di condanna potrà mai ristorare il territorio, l'ambiente, la salute della gente dai danni causati da questi disastri. Chiediamo quindi una vera prevenzione: ad esempio le azioni previste nel Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC) che di fatto è parte integrante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, erano idonee? Sono state realizzate e verificate o ci si è limitati a formali adempimenti burocratici?  E questo PMC è stato successivamente valutato con l’autorità competente,  che avrebbe dovuto acquisire il parere di ARPA (art. 11 c. 3 D. Lgs 59/2005) con lo scopo di chiarire quali sono gli aspetti ambientali che necessitano di monitoraggio e controllo da parte del gestore dell’impianto?

Sono aspetti che a breve verranno trattati in un apposito approfondimento, perchè nel Lazio si ha la percezione di un'inaccettabile accondiscendenza da parte di istituzioni che qualora accertata sarebbe a tutti gli effetti "complicità morale".

CONTINUATE A SEGUIRCI!!!

Dall'alba al tramonto [Cammino dei Briganti] - Ep. 4


Quarto giorno sul Cammino dei Briganti e questa volta Luca lascia Cartore incamminandosi verso una meta indefinita, finché tengono le gambe.

Nella prima parte di questa tappa ha la compagnia di nuovi Briganti con cui camminerò insieme fino a Casale le Crete, successivamente proseguirà da solo fino al colle che sovrasta San Donato, di fianco ai ruderi di un castello, dove un fantastico tramonto farà da protagonista mentre monto il suo accampamento per la notte.

Su questo Cammino Luca documenta la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.


SABATO PROSSIMO, ALLE ORE 13:00, USCIRÀ L'ULTIMO DEI CINQUE EPISODI CHE RACCONTERANNO L'INTERA ESPERIENZA SUL CAMMINO DEI BRIGANTI.

lunedì 24 agosto 2020

Droni vietati in area protetta ma i controlli sono pochi

Riprendere la natura attraverso le immagini ne svela la magia. Tuttavia l'utilizzo dei droni per riprendere gli animali ne provoca sicuramente la fuga durante le loro attività di sosta, alimentazione, riproduzione: pur non essendo inquinante, infatti, è comunque fonte di rumore e un potenziale disturbo che suscita sempre e comunque un “fastidio” a prescindere. E quantomeno è un fattore di forte stress, che può finanche allontanare gli animali da aree sicure, rischiando di morire in zone dove l’attività venatoria, spesso illecita, è la prassi. 

E' principalmente per questo che il sorvolo del territorio delle aree protette da parte di velivoli, di qualsiasi genere, è proibito ai sensi della Legge quadro nazionale sulle aree protette 394/91 e delle altre normative da essa derivanti (leggi regionali e/o provinciali e regolamenti degli enti che gestiscono le aree protette, ai sensi dell'art.11, comma 3h della medesima Legge quadro). Le uniche eccezioni possono essere situazioni di studio, emergenza e controllo: ma il sorvolo per tali ragioni deve essere preventivamente autorizzato dall'Ente Gestore dell'area protetta.

La maggioranza delle Aree Naturali Protette sono interdette al volo di aeromobili al di sotto dei 1500 piedi (circa 500 metri) dal livello del suolo (eccetto ai mezzi di soccorso e di emergenza, e quelli autorizzati dall’Ente Parco per attività specifiche, coerenti con il fine istituzionale dell’Ente stesso): sulle riserve naturali, sui SIC (Siti d’Importanza Comunitaria), sulle ZPS (Zone a Protezione Speciale) è pertanto categoricamente vietato il sorvolo a bassa quota (ma su questo argomento e relativamente al territorio del Lazio i GRE stanno preparando uno specifico studio che a breve verrà pubblicato).

Oltre agli aeromodelli a scopo ludico, anche l’utilizzo dei velivoli radiocomandati, cioè con pilotaggio remoto come i droni, è soggetto, per ragioni di sicurezza e privacy sociale, ma soprattutto protezione animale, ad espressa autorizzazione che può essere concessa esclusivamente per motivi scientifici o di monitoraggio ambientale.

Anche un pilota di APR  (aeromobile a pilotaggio remoto usato con rilevanza economica) certificato ENAC, quindi, per far alzare il drone in un’area soggetta a protezione faunistica deve relazionarsi con il Parco e, se autorizzato all’Ente, evitare in assoluto il sorvolo di assembramenti di persone (oltre ovviamente rispettare quanto altro sancito da ENAC), ad esempio nel corso di una escursione guidata.

L’utilizzo senza autorizzazioni di detti velivoli comporta la denuncia del responsabile nonché il sequestro penale del velivolo, oltre al pagamento di una pesante sanzione amministrativa. Allo stesso modo anche la diffusione di riprese aeree sulle piattaforme social e video, riconducibili in modo evidente al territorio dell'Area Protetta sorvolata, potranno essere oggetto di controllo e verifica di legittimità e di responsabilità.

Più difficile però garantire il rispetto della suddetta normativa: il personale di sorveglianza degli Enti Gestore (ove presente e in numero adeguato) ed i Carabinieri (soprattutto del CITES) non possono infatti materialmente garantire un controllo capillare del territorio per reprimere attività illegali che durano appena qualche minuto. Come fare, allora? Indubbiamente, trattandosi di contenuti illeciti, una leva su cui agire maggiormente dovrebbe essere la responsabilità di social network e provider: la stragrande maggioranza dei video realizzati utilizzando riprese aeree di droni è infatti destinata alla diffusione e divulgazione tramite social, pertanto la tutela ambientale operata dalla Regione Lazio e dagli Enti Gestore dovrebbe perseguire tali illeciti anche tramite il social media monitoring.