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consigli e idee dalla rete news dalle Istituzioni aree protette energie in circolo
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mercoledì 8 luglio 2020

Nuove norme sulle discariche: gli ultimi aggiornamenti

Vi comunichiamo che lo schema di decreto legislativo discariche che conteneva alcune pericolose modifiche dei criteri costruttivi delle discariche è stato riformulato a seguito della consultazione della Conferenza Stato Regioni da parte del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. 

E' stata tolta la pericolosa modifica che stabiliva l'equivalenza tra barriera geologica naturale e barriera di confinamento artificiale, con ciò violando quanto previsto dalla direttiva 1999/31, non innovata sul punto dalla direttiva 2018/850, che prevede che una barriera geologica naturale impermeabile debba essere sempre presente, quando si costruisce una discarica e che non possa essere sostituita da una barriera di confinamento artificiale, ma, al più, integrata o completata da essa.  

Tale fondamentale principio è ribadito anche dalla decisione della Commissione UE 2018/1147 sull'applicazione delle migliori tecniche disponibili negli impianti di rifiuti e dal resoconto di missione della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo del 11.04.2019 a Valladora (Piemonte), nel quale è stato raccomandato (punto 3) di non autorizzare discariche in zone prive di barriera geologica naturale.

Permangono tuttavia dei “refusi”, che per chiarezza e coerenza col dettato legislativo, il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente ha chiesto di eliminare, anche al fine di evitare infrazioni comunitarie.  

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente osserverà l'iter legislativo riportando ai cittadini l'esito dei suoi sforzi. 

Gruppi Ricerca Ecologica
Raggio Verde 
Forum Ambientalista
Comitato Valle Galeria Libera
Comitato Residenti Colleferro
Ambiente Futuro Lombardia 

venerdì 27 marzo 2020

I Gre aderiscono alla campagna social #ricicloincasa

I Gruppi Ricerca Ecologica feriscono alla campagna social del Ministero dell’Ambiente #ricicloincasa rivolta a tutti i cittadini italiani. In questo periodo in cui #iorestoacasa è un imperativo, bisognerebbe approfittare del tempo a disposizione per adottare comportamenti green nel proprio appartamento, come ha già ricordato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in occasione della giornata del riciclo. Chi vuole, quindi, può partecipare alla campagna pubblicando sul proprio profilo Facebook o Twitter una foto che lo ritragga mentre fa una corretta raccolta differenziata o dopo aver creato un oggetto riutilizzando gli scarti o durante la concimazione delle piante con il fondo del caffè e così via.

Spazio alla creatività, insomma, all’“artista” che c’è in ognuno di noi, all’arte di saper riutilizzare quello che apparentemente potrebbe essere subito buttato via, un po’ come facevano le nostre nonne. E’ importante mettere l’hashtag #ricicloincasa, così che il Ministero possa condividerlo.

Restiamo uniti e vicini, seppur a distanza, in questo periodo difficile per il nostro Paese – afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Con questa nuova campagna social del ministero vogliamo unire idealmente l’Italia, da nord a sud, e darle l’occasione di mostrare il bello che c’è in lei, che c’è nei cittadini italiani. Il tempo che stiamo vivendo nelle nostre case, chi in famiglia, chi da solo, potrebbe essere ben speso adottando comportamenti amici dell’ambiente, a partire da una corretta e intelligente gestione dei rifiuti. Io #ricicloincasa. E voi?”.

mercoledì 29 gennaio 2020

Max Bianco tra i 22 Caschi verdi per l'Unesco

Il Ministro Costa con i Caschi verdi per l'Unesco
Pietro Massimiliano Bianco, famoso tecnologo ricercatore del Dipartimento Monitoraggio Tutela dell’Ambiente e Conservazione della Biodiversità Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che da tanto tempo collabora con i Gruppi Ricerca Ecologica, è tra i primi 22 ‘Caschi verdi per l’Unesco’, la task force ambientale frutto di un protocollo di collaborazione sottoscritto tra il MATTM (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) e l’ISPRA con l'obiettivo di garantire la salvaguardia e la valorizzazione dei siti Unesco tramite gli esperti qualificati che forniranno supporto nelle aree protette e nei territori italiani riconosciuti in ambito internazionale  nonché - come dichiarato stamattina dal Ministro Sergio Costa - in "tutti quei Paesi, soprattutto quelli più in difficoltà, come quelli dell’Africa Centrale, della fascia subsahariana del Sahel, le piccole isole del Pacifico e alcuni Paesi asiatici, che già ce li hanno chiesti. Noi pagheremo tutte le spese perché l’intento è di salvaguardare la natura, in Italia e nel mondo. Siamo i primi al mondo a farlo". 

In Italia invece sono già pervenute richieste di supporto da 7 soggetti gestori: si tratta di 4 Riserve MAB (Tepilora, Rio Posada e Montalbo; Cilento, Vallo di Diano, Alburni; Sila; Collina Po), 2 Patrimoni mondiali (Etna; Sito di Elea Velia; Parco Nazionale Cilento, Vallo di Diano e Alburni) e 1 Geoparco (Adamello Brenta). Il supporto riguarderà la definizione di piani di gestione, attività di salvaguardia e valorizzazione, di comunicazione ed educazione ambientale.

Il Ministro Sergio Costa
con il Direttore Generale Unesco, Audrey Azouley
Max (che è ecologo, naturalista, ricercatore, educatore) nell’ambito delle attività istituzionali di Carta della Natura partecipa da tempo alla realizzazione di numerose banche dati nonché all'aggiornamento delle stesse schede degli habitat di Carta della Natura ed alla realizzazione sperimentale di carte della Natura all’1:10.000. Inoltre è membro del Gruppo di Lavoro per l’attuazione della convenzione MATTM - ISPRA del 27 dicembre 2016, “Adempimenti connessi all'attuazione del Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari relativamente alle aree individuate ai sensi del Decreto del Presidente della repubblica del 13 marzo 1976, n. 448 “Esecuzione della convenzione relativa alle zone umide d’importanza internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici" (firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971).


Teorico delle reti neurali e della cooperazione multidisciplinare, Max Bianco ha acquisito competenze per la creazione di sistemi di interrelazioni personali in base alle competenze acquisite e nel rispetto dell’altrui persona e professionalità. Queste capacità si sono sviluppate attraverso la partecipazione a numerosi gruppi di lavoro in ambito ISPRA e APAT e, in precedenza, durante l’esperienza universitaria. Queste qualità sono state costantemente evolute grazie anche alla vasta esperienza nel campo dell’associazionismo, della divulgazione ambientale e della partecipazione a gruppi di lavoro su argomenti specifici. Ha acquisito in particolare capacità di coordinamento attraverso le attività svolte sulla moria delle api, sull’uso delle api come bioindicatori, nell’ambito del Progetto Funghi, del Progetto Carta della Natura, delle attività per la lotta ecocompatibile agli insetti molesti, per l’identificazione dei profili di rischio dei pesticidi, degli impatti sugli habitat naturali e della loro sostituzione con prodotti biologici. Inoltre come membro di numerosi consigli scientifici e direttivi di associazioni impegnate nel campo culturale e ambientale: attualmente è membro del Direttivo di PAN-Italia, del Comitato Tecnico Scientifico di Gruppi di Ricerca Ecologica Lazio, del Comitato Tecnico Scientifico del Gruppo Micologico dell’Etruria Meridionale dell’Associazione Micologica Bresadola ed è consulente di ISDE – Medici per l’ambiente e European Consumers. 



venerdì 17 gennaio 2020

Biomasse a via Prenestina, i GRE ammessi alla Conferenza di Servizi

La Regione Lazio ha comunicato che i GRE potranno partecipare all'eventuale Conferenza di Servizi in merito alla alla proposta di allocazione di un impianto a biomasse al civico 1280 di via Prenestina, tra i quartieri Colle Prenestino e Colle Monfortani ed immediatamente a ridosso dell'Istituto Tecnico Agrario Statale Emilio Sereni, presentata da un imprenditore privato.

Insieme a noi ci saranno anche il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona (con il quale abbiamo collaborato alla preparazione delle osservazioni ostative al progetto), il Comitato di Quartiere Colle Monfortani, l'Associazione Case Rosse 2014 ed il Comitato Raccolta Fondi per la Tutela della salute e dell'Ambiente del VI Municipio di Roma.

La data della Conferenza non è stata ancora fissata e ci verrà tempestivamente comunicata dalla Regione. Ad onor del vero, continuamo a confidare che, per la totale incompatibilità del progetto con il sito individuato (come ben fatto rilevare anche dal Municipio VI), la Regione archivi direttamente la proposta senza nemmeno arrivare a convocare la Conferenza di Servizi nè comprenderemmo l'ostinazione a proseguire l'iter amministrativo; tuttavia, siamo pronti a rappresentare con determinazione le istanze a tutela dei cittadini e dell'ambiente e contro questo scempio che infliggerebbe un'ulteriore piaga al già martoriato quadrante Est di Roma Capitale!

mercoledì 13 novembre 2019

Biomasse a via Prenestina, anche il Municipio VI dice NO!

L'Assessore Katia Ziantoni del Municipio VI a La7 - Piazzapulita
Si allarga il fronte dell'opposizione alla realizzazione di un impianto a biomasse a via Prenestina: dopo le osservazioni che come Gruppi Ricerca Ecologica abbiamo presentato alla Regione Lazione insieme ai Comitati di Quartiere*, anche il Municipio Roma VI delle Torri ha preso una netta presa di posizione a tutela dei cittadini e dell'ambiente.

L'11 novembre il presidente Roberto Romanella e l'assessore Katia Ziantoni hanno infatti inviato all'Ufficio VIA della Regione le proprie osservazioni ostative alla realizzazione dell'impianto proposto dalla Società Agricola Salone e il parere negativo del Municipio VI, che verranno depositate anche in sede di conferenza dei servizi nonchè inviate alla Procura della Repubblica per tutti gli ulteriori accertamenti che si riterranno opportuni a tutela dei cittadini e nel rispetto delle vigenti normative ambientali.

Il Municipio VI ha eccepito in primis l'incompatibilità del progetto rispetto alle prescrizioni del Piano Rifiuti Regionale che cita tra i fattori escludenti la vicinanza di "siti sensibilI" come le scuole (nella fattispecie l'Istituto Tecnico Agrario Emilio Sereni e l'IC Maria Grazia Cutuli), oltre alla preesistenza di nuclei abitativi consolidati (Colle Prenestino e Colle Monfortani) e casa sparse localizzate a meno di 1000 metri dall'impianto in questione.

La realizzazione del progetto inoltre potrebbe costituire violazione alla direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio (che stabilisce un quadro giuridico per il trattamento dei rifiuti all'interno dell'Unione e mira a proteggere l'ambiente e la salute umana attraverso la prevenzione degli effetti nefasti della produzione e della gestione dei rifiuti), nonchè della Direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente. Parimenti, la realizzazione del progetto sarebbe contraria al principio dello Sviluppo Sostenibile così come enunciato nell'art.3 quater del D.Lgs.152/2006 in virtù della vicinanza all'impianto di Rocca Cencia.

L'allarme del Municipio è anche dovuto agli effetti del'impatto cumulato tra emissioni dell'impianto (in termini di traffico veicolare, inquinamento acustico e stato della qualità dell'aria intesa sia per le sostanze odorigene sia per gli inquinanti gassosi e particellari) e le attività preesistenti. Urbanisticamente, inoltre, l'area in questione ricade nell'Agro Romano (destinanzione incomapatibile con il quanto si vorrebbe realizzare), è prossima alla via Prenestina che è ad elevata probabilità di presenza di preesistenze archeologiche nel sottosuolo, ed è nelle immediate vicinanze del reticolo idrografico principale nonchè in pieno nella zona di ricarica delle acque di falda idrica destinata al consumo umano (Acqua Vergine, Colle Mentuccia, Torre Angela e Finocchio) per la quale deve essere privilegiata la destinazione agroforestale del suolo. 

Il Municipio evidenzia altresì che le previsioni dei mezzi pesanti in transito presentate dalla società Agricola Salone sono del tutto prive degli studi sui flussi di traffico che interessano la via Prenestina, che comporterebbero un peggioramento della viabilità ben più grave rispetto alle ipotesi avanzate dal proponente, come supposto anche in uno studio di Roma Servizi per la Mobilità.

Ma non è tutto, perchè le osservazioni entrano direttamente nel merito dell'impianto, e precisamenente:
  • relativamente all'analisi dei prodotti inquinanti, si osserva che la scelta della digestione anaerobica ha un impatto complessivo importante sull'ambiente, è economicamente in perdita ed è sostenuta e motivata esclusivamente dalla possibilità di attingere agli incentivi di legge previsti e/o di soddisfare le esigenze energetiche;
  • relativamente agli inquinanti gassosi, i composti aromatici e alogenati possono avere impatti ambientali importanti sul peggioramento della qualità dell'aria a livello locale;
  • relativamente agli inquinanti liquidi, la relazione tecnica dell'impianto non chiarisce come verrebbe smaltito il percolato prodotto facendo emergere ulteriori criticità in merito all'impatto ambientale su una zona di ricarica delle falde;
  • relativamente al bilancio ambientale per l'impianto proposto, ritiene che sia negativo nonostante i crediti generati dalla produzione di energia elettrica;
  • infine si rileva che su via Torrenova 700 insiste già un'attività di trattamento degli sfalci e delle potature a servizio delle utenze domestiche.
 E dulcis in fundo (ma non per chi vorrebbe realizzare il progetto) è stato ricordato ancora una volta che il dipartimento epidemiologico del Servizio Sanitario Regionale ha posto l'area del VI Municipio (ex VIII) al primo posto nella classifica di mortalità per tumori nel Lazio.


 

* l'Unione dei Comitati del VI Municipi, il Comitato di Quartiere di Torre Angela, il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona, il Comitato di Quartiere Belvedere, l'Associazione di Quartiere Fontana Candida, il Comitato di Quartiere di Villaggio Breda, ilComitato di Quartiere Torrenova – Tor Vergata, il Comitato di Quartiere di Villaverde, il Comitato di Quartiere di Colle Mattia, il Comitato di Quartiere Colle Prenestino.

giovedì 31 ottobre 2019

Osservatorio idrico, l'ingegnere Iodice designato a rappresentare i GRE

Roberto Iodice (GRE) e Giulio Tufarelli (ANBI)


Novità in seno all'Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici nel Distretto dell'Appennino Centrale: dopo l'ottimo lavoro svolto da Vincenzo Stabile (per il quale lo ringraziamo), chiamato dal presidente nazionale a coordinare il Comitato Scientifico dell'organizzazione, in rappresentanza dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio è stato designato l'ingegner Roberto Iodice, il quale si è insediato in occasione della riunione del 30 ottobre 2019.

L'Osservatorio è il tavolo istituzionale di cooperazione e coordinamento costituito dagli Enti competenti e dai portatori d’interesse del settore idrico allo scopo di affrontare e contrastare efficacemente le situazioni di siccità e/o carenza idrica nel territorio del distretto:
  • promuove la realizzazione di un sistema condiviso di monitoraggio in tempo reale del bilancio idrico, di previsione delle siccità ed allerta precoce, sulla base delle migliori pratiche delle tecnologie appropriate e di costi ragionevoli;
  • individua le azioni necessarie alla gestione proattiva delle siccità a livello distrettuale, anche definendo le grandezze critiche per la classificazione della condizione climatica in atto (indicatori, variabili climatiche e soglie);
  • Remo Pelillo (a sx. nella foto), Dirigente dell'Area Risorse Idriche
    e Erasmo D'Angelis (a dx), Segretario Generale dell'Autorità di bacino
  • definisce i criteri ed indirizzi per lo sviluppo di piani regionali e/o comprensoriali finalizzati alla conservazione della risorsa idrica.
Classe 1955, Iodice, che è di origini casertane ma da decenni a Roma, è ingegnere idraulico e vanta un'attività ininterrotta dal 1981 nel campo delle Opere Pubbliche e specificamente nel settore costruzioni idrauliche, con esperienza nell’istruttoria tecnico economica di progetti di irrigazione e sistemazioni idrauliche e nelle procedure delle singole fasi di gestione dell’appalto, dall’approvazione del progetto al collaudo ed alla risoluzione del contenzioso.

In particolare, l'ingegnere Iodice è stato Commissario ad acta per le attività ex Agensud dal 2003 al 2015, gestendo, tra l’altro, i programmi di interventi infrastrutturali irrigui di rilevanza nazionale di competenza del Ministero delle Politiche Agricole, gli interventi in relazione a situazioni di crisi nel settore agricolo ed in favore di organismi di valorizzazione e tutela di produzioni agricole di qualità nonchè il fondo per la progettazione di infrastrutture irrigue nelle aree sottoutilizzate.

All'ing. Iodice rivolgiamo i nostri auguri di buon lavoro.

giovedì 3 ottobre 2019

Magliano Romano, le motivazioni del NO del Comune alla nuova richiesta di ampliamento della discarica

Non trova serenità la comunità di Magliano Romano, ancora chiamata a difendersi dall'istanza di modifica sostanziale della discarica di inerti presente sul suo territorio.

Questa volta l'intenzione della proprietà è ottenere un'autorizzazione in deroga per realizzare un impianto di trattamento chimico fisico del percolato.

Ferma, però, l'opposizione dell'Amministrazione comunale retta dal sindaco Francesco Mancini, la quale il 26 settembre ha inviato al Dipartimento Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio le proprie osservazioni.

Ecco quanto puntualmente è scritto nel documento, inviato anche ai Gruppi Ricerca Ecologica Lazio che da anni affiancano in questa battaglia, insieme all'associazione Raggio Verde, l'Amministrazione e il Comitato No Discarica Magliano Romano:
  1. si fa notare che la società [omissis] sostiene che: "...il nuovo progetto proposto prevede i livelli di tutela di una discarica di non pericolosi e che pertanto solo formalmente risulta essere una discarica di rifiuti ineri..." e ancora "...la Regione ha imposto e ben volentieri è stata assecondata da [omissis] la realizzazione della suddetta discarica, con caratteristiche superiori rispetto alle condizioni poste dal D.Lgs.36/03 per le discariche di rifiuti inerti...". Tali circostanze sembrano essere poste dalla stessa società come fattori che possano favorire il rilascio dell'autorizzazione in deroga, mentre al contrario trattasi di presidi ambientali prescritti dalla Regione al momento del rilascio dell'autorizzazione. Si esprimono pertanto forti perplessità rispetto all'idoneità dell'attuale sistema di impermeabilizzazione del sito all'accoglimento di rifiuti aventi valori limite superiori a quelli oggetto della V.I.A. a corredo dell'autorizzazione in essere e della V.I.A. ad essa collegata. Si esprime pertanto parere sfavorevole non essendo presente alcuno studio di impatto ambientale che chiarisca l'idoneità del sito rispetto ai nuovi valori limite;
  2. la deroga non specifica i singoli codici CER per cui è stata richiesta, né risulta prodotta dal gestore documentazione che dimostri l'impossibilità di rispettare gli attuali criteri di ammissibilità per i codici presenti in autorizzazione. La deroga ex art.10 deve essere motivata in ordine ai singoli codici CER, riscontrati allo stato inammissibili e non astrattamente tali, e non può essere applicata all'intero impianto senza alcuna valutazione in merito alle possibili interazioni all'interno del corpo di discarica dei rifiuti abbancati anche alla luce del numero discutibile di codici CER autorizzati per una discarica di inerti. A tal proposito si segnala che lo stesso Ministero dell'Ambiente a seguito del commissariamento (non validazione) esprimeva forti perplessità rispetto al numero di codici autorizzati e sollecitava la Regione ad una puntuale verifica rispetto alla natura inerte degli stessi; si esprime pertanto parere sfavorevole non essendo presente alcuna valutazioni in merito ai singoli CER per i quali è stata richiesta la deroga, né rispetto alle possibili interazioni dei rifiuti conferibili e posto che prima di autorizzare tali deroghe occorre conoscere con la massima precisione la composizione, la capacità di produrre colaticcio, il comportamento a lungo termine e le caratteristiche generali dei rifiuti da collocare in discarica; è quindi necessario considerare anche le caratteristiche dei rifiuti per i quali sono richieste le deroghe ai criteri di ammissibilità;
  3. l'analisi del rischio elaborata dalla società [omissis] dovrebbe riferirsi anche ai valori della risorsa idrica della falda e non ai valori di fondo naturale geochimico dei terreni circostanti la discarica che tra le altre cose sono stati posti in discussione nel recente procedimento V.I.A. di riclassificazione della discarica di inerti peraltro mai concluso; inoltre l'analisi del rischio è del tutto generica e carente non essendo presenti indicazioni sulla composizione dei rifiuti da allocare in discarica, sulla loro capacità di produrre percolato, sul comportamento a lungo termine e sulle caratteristiche chimico fisiche degli stessi. Si esprime parere sfavorevole in quanto la valutazione di rischio risulta carente rispetto alle caratteristiche chimico - fisiche e merceologiche dei rifiuti da ammettere allo smaltimento, in particolare a:
  • idoneità del sito;
  • caratteristiche, possibili effetti sulle emissioni della discarica in termini di produzione di percolato;
  • idoneità dei presidi ambientali della discarica;
  • idoneità delle modalità gestionali della discarica.
Per quanto concerne l'istanza di modifica sostanziale della autorizzazione ex art.208 D.Lgs.152/2006 e artt.15 e 16 L.R.27/98 costituita da impianto di trattamento chimico fisico del percolato, come già precedentemente esposto si osserva quanto segue:
  1. l'impianto oggetto di autorizzazione risulta essere a tutti gli effetti un nuovo ed autonomo impianto di smaltimento rifiuti, autorizzato in D9 e D15, e non come un mero impianto di depurazione a servizio dell'attuale discarica di inerti. Peraltro rende perplessi l'asserita e certificata da A.R.P.A. assenza di produzione di percolato tale da giustificare la realizzazione di un impianto connesso all'attuale discarica di inerti di dimensioni sproporzionate rispetto alla produzione storica di percolato dell'impianto. Si ritiene necessario sottoporre il progetto a V.I.A. . Si esprime parere sfavorevole in quanto risulta assente agli atti uno studio di impatto ambientale atto a verificare la compatibilità del nuovo impianto di smaltimento con l'area in oggetto.
  2. Richiamato il D.lgs.152/2006, art.124 (Criteri generali) che testualmente recita:
9. Per gli scarichi in un corso d'acqua nel quale sia accertata una portata naturale nulla per oltre centoventi giorni annui, oppure in un corpo idrico non significativo, l'autorizzazione tiene conto del periodo di portata nulla e della capacità di diluizione del corpo idrico negli altri periodi, e stabilisce prescrizioni e limiti al fine di garantire le capacità autodepurative del corpo ricettore e la difesa delle acque sotterranee.
10. in relazione alle caratteristiche tecniche dello scarico, alla sua localizzazione e alle condizioni locali dell'ambiente interessato, l'autorizzazione contiene le ulteriori prescrizioni tecniche volte a garantire che lo scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse, avvenga in conformità alle disposizioni della parte terza del presente decreto e senza che consegua alcun pregiudizio per il corpo ricettore, per la salute pubblica e l'ambiente.

Per quanto riguarda la valutazione della portata naturale del corso d'acqua in cui devono essere effettuati gli scarichi, sul punto non risulta attualemente nessun nuovo parere dalla Città Metropolitana di Roma Capitale (ovvero risulta agli atti esclusivamente il precedente parere negativo) né acquisito l'assenso da parte dell'Ente gestore del corso d'acqua CBTAR.

Si precisa che la valutazione della portata, questa deve essere effettuata su uno studio del bacino di alimentazione del corso d'acqua in relazione alle osservazioni e ai dati disponibili in letteratura. Il fosso che passa a fianco della discarica è considerato un fosso effimero, con una portata estremamente ridotta e con lunghi periodi di secca (figura 1).

Figura 1 - carta idrogeologica della Regione Lazio
 Si esprime pertanto parere sfavorevole in quanto l'istanza risulta cartente delle soprarichiamate autorizzazioni.

Inoltre si fa notare che l'istanza in oggetto è stata riattivata d'ufficio e istruita dalla Regione Lazio come modifica sostanziale, con l'asserito obiettivo di valutare complessivamente le due istanze coeve, già oggetto di annullamento del TAR, al fine di evitare il frazionamento delle autorizzazioni e l'elusione di una complessa V.I.A.. Pertanto come più volte ribadito e come espresso dal TAR, si segnala la necessità di sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale le modifiche sostanziali proposte.

Ad ogni buon fine, si evidenzia che da un esame cartografico delle Tavole elaborate dalla Città Metropolitana di Roma Capitale finalizzare alla localizzazione degli impianti di gestione rifiuti secondo quanto disciplinato dal Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio approvato con D. C.R. n.14/2012 (Tavola 1 - Tavola 2), l'area interessata rientra nel fattore escludente totale, pertanto non idonea alla realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento rifiuti (figura 2).

Figura 2 - determinazione dirigenziale R.U.5545 del 20/12/2018 - Città Metropolitana di Roma Capitale
In attesa di un Vs. riscontro, il Comune di Magliano Romano osserva quanto sopra esposto e rappresentato e rimette a Codesto spett. Ente gli adempimenti di competenza.

giovedì 5 settembre 2019

Appello per la realizzazione del Parco Lineare Roma Est

Richiesta di stipula ed attuazione della “Convenzione Nodo” come primo step tra RFI e Comune di Roma Capitale, a compensazione delle opere per la TAV; attuazione del progetto di percorso ciclo-pedonale Porta Maggiore Gabii, finanziato nella legge 396/90 interventi per Roma Capitale, e degli interventi di rigenerazione e valorizzazione dei territori attraversati.

[documento inviato il 4 settembre 2019 al Sindaco di Roma, al Gabinetto, al Segretariato Generale, alle Commissioni Capitoline Ambiente / Patrimonio e Bilanci / Mobilità, ai Municipi IV / V / VI]
 
Gentilissimi,
nel territorio della periferia orientale di Roma Capitale (IV, V e VI Municipio) insiste una vasta area che viene comunemente denominata Parco Lineare Roma est, che potenzialmente può fornire un importante contributo per una necessaria e improcrastinabile riqualificazione ambientale dei tre municipi e offrire all’intera città una risorsa ambientale e culturale straordinaria.

L’area è localizzata nel tratto urbano dell’autostrada A 24, tra la via Tiburtina a nord e la linea ferroviaria AV Roma-Napoli a sud, e si estende dal quartiere di Casalbertone a ovest fino all’area della Cervelletta ad est (parte costituente della Riserva naturale dell’Aniene) per arrivare poi all’area di Ponte di Nona e del Parco di Gabii [1].

Risulta ora abbandonata e, senza nessuna tutela, è diventata ormai una enorme discarica di rifiuti a cielo aperto. Numerosi sono stati i roghi tossici che nel tempo si sono sviluppati, fino a culminare in quello devastante del 25 aprile u.s.. Il territorio del Parco, per i cittadini dei tre Municipi, riveste un ruolo molto importante e suscita forte interesse ma è, al contempo, fonte di preoccupazione crescente.

L’inerzia delle Amministrazioni succedutesi nel tempo è del tutto evidente nonostante esistano fondi, pari a oltre € 6.000.000, stanziati da RFI a compensazione dell’impatto delle opere per la TAV.

Nel corso degli anni si è formato un comitato spontaneo di cittadini (Comitato ‘Il Parco che non c'è Roma Est), con lo scopo valorizzare le aree verdi e archeologiche attraversate dalla linea TAV, attraverso manifestazioni ciclopedonali, attività informative e di proposta per il recupero delle aree all'interno del futuro Parco.

Delle proposte fa parte anche il “Percorso ciclopedonale integrato”, opera del “Parco Lineare dell’antica via Collatina, dal Parco archeologico Tiburtino-Collatino al Parco di Gabii”, il cui studio di fattibilità è stato finanziato dal Comune di Roma grazie alla Legge 396/90 - Interventi per Roma Capitale.

Il percorso previsto attraverserebbe cinque aree urbane, dentro e fuori il G.R.A. (Portonaccio-Serenissima, Tor Sapienza-Colli Aniene, La Rustica, Ponte di Nona, Castelverde), per raggiungere il Parco archeologico di Gabii, consentendo di riqualificare e riconnettere i territori frammentati, urbanizzati e non urbanizzati, dalla linea TAV e dall'autostrada A24, ed in continuità con il Parco dell’Aniene. Costituirebbe anche l’entrata a Roma da est della ciclovia europea n. 5 Francigena, che dopo aver attraversato Roma proseguirà fino a Brindisi.

Il V Municipio sta cercando di favorire la sottoscrizione della Convenzione Nodo relativa all’accordo quadro tra Comune di Roma e RFI. che richiede una Delibera di Assemblea Capitolina, e risulta adesso sospesa presso il Segretariato Generale del Comune di Roma per ulteriori controlli.

Allo stato attuale la sottoscrizione della Convenzione Nodo diventa dirimente per il trasferimento delle aree e dei fondi al Comune di Roma e quindi per la realizzazione del Parco Lineare e delle necessarie opere di valorizzazione e di bonifica del territorio interessato.

Recentemente, a seguito del degrado delle aree del futuro Parco e dei frequenti roghi tossici che in esso si sono sviluppati, ma anche della consapevolezza della potenziali qualità delle risorse ambientali, anche altri Comitati di Quartiere e associazioni interessati con spirito collaborativo, hanno manifestato la volontà di unirsi alla serie di attività intraprese dal Comitato ‘Il Parco che non c'è Roma Est.
 
Tra questi, il Comitato di Quartiere Cittadini di Colli Aniene - Bene Comune, che ha accolto subito il progetto ed ha coordinato un primo incontro molto partecipato che si è svolto in data 8 luglio 2019 presso la sede temporanea del CdQ, riunendo diverse realtà civiche interessate e che sono intervenute.

Tutti i compresenti, firmatari di questo appello, hanno aderito all’iniziativa con lo scopo di intraprendere azioni organiche e condivise per la realizzazione del progetto elaborato da Roma Capitale per il Parco lineare nella convenzione Nodo e per la indispensabile bonifica delle aree.

Con l’obiettivo di:
  • organizzare attivamente incontri e manifestazioni finalizzati a condividere gli obiettivi, i tempi e le modalità di realizzazione del progetto del Parco Lineare, al fine di sensibilizzare e stimolare l'opinione pubblica per un suo attivo coinvolgimento;
  • sollecitare gli Uffici competenti ad adempiere al completamento e sottoscrizione della Convenzione attuativa dell’Accordo Quadro tra il Comune e la TAV SpA;
  • sollecitare i procedimenti per utilizzare anche altri programmi di finanziamento per la valorizzazione ambientale e sociale integrata dei territori contermini l’asse TAV/A24.
  • monitorare e controllare le attività svolte ed in corso.
La finalità comune è di sollecitare l’amministrazione di Roma Capitale a procedere nella realizzazione dell’intero Parco lineare.

AZIONI NECESSARIE
 
Per la realizzazione del Parco, a partire dal progetto di percorso ciclopedonale già redatto dalla Amministrazione Comunale nel 2012, occorrono una serie di opere:
  • le connessioni esterne, che mettono la ciclopedonale in comunicazione con il territorio metropolitano (anche incrociandosi con il futuro GRAB e con la Francigena ciclabile);
  • gli interventi puntuali, le aree dei servizi di base (sociali, per i ciclisti, per sostare, mangiare, giocare, fare cultura, sport ecc.), dove si accede alla ciclabile ma ben connessi anche con i quartieri limitrofi;
  • gli interventi estesi di bonifica, piantumazione e riforestazione del territorio, in continuità anche con il Parco dell’Aniene;
  • gli interventi d’area, di riqualificazione e rigenerazione, che mettono insieme aree libere e quartieri limitrofi, per fare parchi locali, aree archeologiche, orti, zone 30, isole ambientali, reti di percorsi ciclopedonali di connessione locale ecc. .
E’ indispensabile pertanto il completamento del progetto di fattibilità per poi procedere alla redazione del progetto definitivo.
 
Poiché si dovranno fare interventi di diverso tipo (parchi e percorsi ciclabili, opere pubbliche, sviluppo delle economie locali, valorizzazione delle risorse sociali, culturali ecc.), il progetto richiede il coinvolgimento di più attori di competenza, quali Assessorati/direzioni Ambiente, Mobilità, Urbanistica, Lavori pubblici, Sviluppo economico e sociale, Cultura, Soprintendenza ecc. unitamente alla partecipazione dei tre Municipi coinvolti, quali rappresentanti dei cittadini che risiedono nei luoghi del progetto.
 
Riteniamo per questo che si debba individuare un Assessore/Unità Organizzativa responsabile di una Cabina di regia e un gruppo “tecnico” di lavoro interdipartimentale incaricato del completamento del progetto di fattibilità.

A fianco di questa cabina di regia, è fondamentale la partecipazione diretta dei cittadini prima e durante la messa in cantiere del progetto. In questo senso, i Comitati offrirebbero la loro spontanea collaborazione al gruppo tecnico istituzionale.

Alla luce di quanto detto si chiede alle Istituzioni in indirizzo:
  • a) un incontro formale tra le Associazioni con il Sindaco e suo Gabinetto o Segretariato Generale e con i Presidenti delle Commissioni in indirizzo, al fine di concordare sul percorso da seguire per dare attuazione al progetto del Parco lineare Roma Est;
  • b) la costituzione della cabina di regia per sviluppare il programma di attuazione, anche prima di sapere quante risorse ci saranno (oltre ai 6 milioni di RFI e ad altri ipotizzabili con diversi fondi [3]), per progettare gli interventi necessari, con il coinvolgimento inter-istituzionale e interdisciplinare di ordine tecnicooperativo, amministrativo e giuridico, unitamente alla collaborazione dei cittadini rappresentativi delle realtà civiche.
In attesa di Vostro cortese sollecito riscontro, con ossequi

I firmatari

Comitato 'Il parco che non c'è Roma Est CdQ Cittadini di colli Aniene Bene Comune
CdQ Torraccia
CdQ Rebibbia CdQ Colline e Valli di Pietralata
CdQ Area Verde Pescosolido
CdQ Comprensorio Prato Lungo
ASSC Casal Monastero
CdQ Nuova Ponte di Nona
CdQ Kant-Nomentano
GRE - Gruppi Ricerca Ecologica Lazio
VAS Verdi Ambiente e Società - sezione di Roma
Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio
CO.CO.QUI.
Insieme per Aguzzano
Uniti per la Cervelletta
ACRI gente di Aguzzano
Insieme per L'Aniene onlus
Agenzia di Quartiere Tor Sapienza
Associazione culturale Rinascita
Associazione  Calliope Onlus
WWF Roma e Area Metropolitana
ANFEC - Associazione Nazionale Famiglie Edilizia Convenzionata




Note:

[1]  E’ composta da sei territori:
  1. Parco archeologico Tiburtino;
  2. Area tra Casalbertone ad ovest e Via dei Fiorentini ad est;
  3. Area tra Via dei Fiorentini ad ovest e Via Grotta di Gregna ad est;
  4. Area tra Via Grotta di Gregna ad ovest e Viale Togliatti ad est;
  5. Area ad est di Viale Togliatti (Tor Sapienza, La Rustica e Cervelletta).
  6. Area di Ponte di Nona fino al parco di Gabii
[2]  Si riporta di seguito la cronologia degli atti amministrativi precedenti:
  • a seguito della Delibera del C.C. n. 108 del 24/25 giugno 2004 è stato approvato il modello di Accordoche, in data 28/02/2005, è stato sottoscritto tra TAV SpA e il Comune di Roma per la realizzazione di operedi mitigazione dell'impatto socio- ambientale della linea AV/AC nel Nodo di Roma, denominato "Accordo tra Comune di Roma e TAV SpA – Opere di mitigazione dell’impatto socio-ambientale della linea AV/AC nel Comune di Roma”.
  • nella Mozione n. 34 dell’11 aprile 2017 del Consiglio Capitolino è stato ricordato che nel programma triennale opere pubbliche del Bilancio 2015-2017 è stato inserito l'intervento “Parco della Serenissima” identificabile con il n. progr. 106 — O0P1502750001 — Tipologia 01 — Categoria A02/99 — Euro 6.336.400,00, impegnando la Sindaca e la Giunta Capitolina ad indire una Conferenza dei Servizi, presso la quale invitare i Dipartimenti competenti (Ambiente, Mobilità, Patrimonio e Bilancio), al fine di giungere in tempi brevissimi alla firma della Convenzione e al successivo trasferimento tanto di Euro 6.336.400,00 quanto delle opere di mitigazione d’impatto socio- ambientale già realizzate nel corso dei lavori della linea ferroviaria ad Alta Velocità.
  • il Consiglio del Municipio Roma V, attraverso la Risoluzione n. 17 del 20 luglio 2017, ha impegnato la Sindaca e la Giunta Capitolina ad attivarsi presso gli uffici e i Dipartimenti competenti al fine di:
    a) completare e sottoscrivere l’Istruttoria della Convenzione attuativa, con valenza contrattuale, dell’Accordo Quadro approvato con Delibera di Consiglio del 24/25 giugno 2004, reso esecutivo il 28 febbraio 2005;
    b) promuovere tutte le iniziative necessarie a garantire la realizzazione delle "opere compensative aggiuntive richieste per la mitigazione dell'impatto socio-ambientale TAV", anche attraverso un percorso partecipato da associazioni e cittadini;
    c) non disperdere la risorsa dei tre percorsi funzionali di pista ciclabile presenti nei tre Parchi che verranno consegnati all'interno della Convenzione Nodo, ricongiungendo la pista con due nuovi tratti funzionali al fine di completarla, facendo in modo che la medesima pista possa al più presto far parte di un sistema integrato.
  • il Consiglio del Municipio Roma V, con l'Ordine del giorno n. 29 del 20 luglio 2017 ha impegnato il Presidente, gli Assessori e gli uffici competenti ad attivarsi affinché una volta prese in consegna le suddette aree ricadenti nel Municipio, si proceda ad un computo economico relativo alla manutenzione dei siti in oggetto e che questa stima venga inserita all’interno del bilancio municipale nella relativa voce di gestione, oppure che questi luoghi vengano inseriti in un bando pubblico, con finalità sociali, per la gestione tramite terzi, per scongiurare il degrado ed eventuali atti vandalici.
  • il 4 settembre 2018, la Giunta Capitolina, con la Memoria di Giunta Comunale con oggetto: "Regolamentazione del trasferimento delle aree ed opere di mitigazione socio-ambientale della linea AC/AV nel nodo di Roma", ha conferito mandato alla Vice Direzione Generale Servizi al Territorio di coordinare i Dipartimenti ed i Municipi competenti, con lo scopo di:
    a) verificare, eventualmente perfezionandola, la bozza di convenzione predisposta dagli uffici;
    b) predisporre e sottoporre ad approvazione la proposta di Delibera da parte dell’Assemblea Capitolina relativa allo schema di convenzione da sottoscrivere con RFI per il trasferimento a Roma Capitale delle aree ed opere di mitigazione socio-ambientale relative alla linea AV/AC nel Comune di Roma.
[3]  Ad esempio con i programmi integrati previsti all’art. 14 delle norme del PRG e con i programmi di rigenerazione urbana, previsti dalla legge regionale 18 luglio 2017, n. 7, ma anche con le risorse del PUMS, risorse di programmi regionali, nazionali ed europei, altri che vengono da progetti già finanziati come il GRAB…).

venerdì 14 giugno 2019

Vi presentiamo il lago di Roma

Lago Sandro Pertini o exSnia (foto Gre Lazio)
Il lago di Roma... ma a Roma non ci sono laghi, direte: c'è il "biondo" Tevere (famoso nel mondo), l'impetuoso Aniene, il quasi sconosciuto Almone. Ma dove sta questo lago? E invece c'è, si trova tra via Prenestina e via di Portonaccio, ed i volontari del GRE lo hanno visitato per presentarvelo, dal momento che rappresenta una rivincita della natura sul cemento. Ha anche un nome ufficiale: lago Sandro Pertini, seppur nella zona dove si trova (tra il Pigneto, il Prenestino e Casalbertone) è più conosciuto come lago ex-Snia.

Snia sta per Snia Viscosa, ma facciamo un passo indietro di quasi un secolo. E' il 5 settembre 1923 quando, tra il fosso della Marranella (proveniente dai vulcani laziali e scorrente da sud a nord verso l'Aniene) e una collina, la Cisa Viscosa di Padova apre un grosso complesso industriale di 120.000mq che per cinquant'anni avrebbe dato lavoro fino ad oltre 2500 operai, quasi tutti originari di altre regioni e di cui oltre la metà donne, dediti alla produzione di rayon, una seta artificiale derivata dalla cellulosa che, al contrario del nylon, assorbe l'acqua, rendendo i tessuti ottenuti molto più confortevoli per essere indossati. Ma la crisi del chimico italiano non perdonò questo insediamento, e dopo una progressiva riduzione delle maestranze impiegate, nel 1954 i cancelli dell'opificio si chiusero definitivamente.

Nel 1968 il Ministero della pubblica istruzione (all'epoca competente per le antichita' e belle arti, per la sicurezza del patrimonio culturale) appose un vincolo munumentale [1] sulla collina dei vecchi dormitori motivato dalle "numerose alberature prevalentemente pini di notevole sviluppo, che forma una attraente zona verde in una località cittadina che ne è priva". Ma 14 ettari al centro di una delle zone urbane più densamente popolate d'Europa, stretti tra la via Prenestina via di Portonaccio, i binari della Roma-Sulmona e lo scalo ferroviario Prenestino, non potevano però restare abbandonati per troppo tempo: nel 1969 la Cisa Viscosa si fonde con la Snia Viscosa (eccola!), che poi nel 1982 cederà i suoi immobili alla Società Immobiliare Snia per liquidare i beni dopo pochi anni.

(foto Gre Lazio)
Nel 1990 la società Pinciana 188 srl (con sede a Frosinone) acquistò dalla Snia il complesso dell’ex fabbrica di largo Preneste, presentando subito un progetto per la realizzazione di centro commerciale di sei piani e una palazzina ASL (sebbene il piano regolatore del 1965, il cosiddetto SDO Tiburtino immaginato dal Comune di Roma guidato dal sindaco Nicola Signorello, vi prevedesse un ministero). Ottenuta la concessione edilizia dalla Regione Lazio [2], nello stesso anno la società confluisce nella società Ponente 1978 Srl, con sede a Roma, di proprietà del costruttore Antonio Pulcini, che immediatamente avvia i lavori.
E' il 1992, quando - non potendo abbattere lo scheletro dell'opificio, le ruspe iniziano uno scavo nelle aree non edificate per la realizzazione dei parcheggi interrati. Arrivati a 10 metri di profondità, dal sottosuolo inizia magicamente la fuoriuscire acqua frizzante in grande quantità [3]: gli operai avevano involontariamente intercettato la falda storica dell'Acqua Vergine, che attraversa tutta la parte orientale di Roma. Il fossato inizia a riempirsi, e il Pulcini - per salvare il cantiere - tenta improvvidamente di canalizzare le acque nelle fognature, le quali non reggono e comportano uno storico allagamento di largo Preneste: il clamore dettato da questo evento accende un faro sui lavori, la cui illegittimità viene accertata velocemente. 

(foto Gre Lazio)
La concessione edilizia viene annullata [4],  la Circoscrizione VI ordina la demolizione delle opere [5]. Pulcini rifiuta la demolizione ed avvia un lungo contenzioso giudiziario che, nonostante le pressioni dei Comitati, a causa della pessima difesa dell'Amministrazione comunale nel 2010, si chiude con l'accoglimento della richiesta di non demolire i manufatti [6]. Anche su sollecitazione dei cittadini, nel 2011 il Sindaco Gianni Alemanno presenta ricorso al Consiglio di Stato da parte dell'Amministrazione capitolina.

Parallelamente all'iter giudiziario, ma anche agli innumerevoli tentativi di Pulcini di realizzare qualcosa nel quadrato di sua proprietà [7], l'abbandono dell'area ne favorisce la rinaturalizzazione: attorno al bacino di 500 metri di perimetro per 10 mila metri quadri di superficie e 10 metri di profondità sono state censite 180 specie di piante, nonché 50 di uccelli, molti dei quali protetti a livello europeo. Ci sono martin pescatori, cormorani che spesso sostano sul mostro di cemento, i germani reali che vivono stabilmente nell’area, una coppia di tuffetti, gallinelle d’acqua che nidificano tra i canneti, poiane, ranocchie, almeno tre esemplari di gheppio, picchi rossi, pettirossi, fringuelli, verdoni, verzellini, capinere, e gli immancabili gabbiani reali che scorazzano indisturbati, soprattutto di notte [8], a dimostrazione che l'area è anche parte dei corridoi migratori che attraversano Roma [9]: indubbiamente un biotipo da preservare, quindi, anche perchè essendo alimentato esclusivamente dalla falda [10], è stata certificata la natura permanente del lago.

(foto Gre Lazio)
Ed anche le istituzioni si accorgono del miracolo in corso:  nel 1994 il Consiglio Comunale di Roma approva [11] un progetto della sistemazione a verde pubblico attrezzato di parte dell’area  SNIA Viscosa avviando la procedura di esproprio [12] e, a seguito di tali lavori, nel 1997 viene inaugurato il Parco delle Energie. Nel 1995 viene apposto il vincolo archeologico "Ad duos lauros" [13]. Nel 2008 l'area ex Snia è destinata a verde e servizi dal PRG del Comune di Roma che la indica come parte della Rete ecologica cittadina, mentre la fabbrica figura tra i beni di Archeologia industriale tutelati dalla Sovrintendenza Capitolina che il PRG riconosce tra le invarianti strutturali da preservare. Parallelamente a queste tutele crescenti, però, ecco un secondo tentativo di speculazione, da realizzarsi tramite la realizzazione di una piscina in vista dei Mondiali di Nuoto del 2009 [14] affidata ad un'associazione sportiva dilettantistica [15]: la rivolta della cittadinanza, dei comitati, delle forze politiche, indurrà il Commissario Delegato per i Mondiali di Nuoto al ritiro della proprio delibera. Nel 2012, l'Archivio dello stabilimento di Roma della Snia Viscosa viene dichiarato di importante interesse storico e dunque vincolato [16] e dopo qualche mese la Soprintendenza Archivistica per il Lazio presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali autorizza il trasferimento dell’Archivio storico Viscosa presso i  locali della Casa del Parco delle Energie, dove è aperto dal 16 ottobre 2013.

Nel frattempo la ricolonizzazione spontanea dell'area viene operata dalle specie autoctone di maggior pregio: le cannucce Phragmites australis sulle sponde, Salix alba e Populus alba nelle fasce riparielecci, allori e alaterni nel microclima più fresco a ridosso della collina [17], dando origine a consociazioni di alberi e cespugli, proprio perché cresciute spontaneamente, formano popolazioni in particolare equilibrio con il substrato e le condizioni ambientali del contesto. A sua volta, il lago, grazie alla compresenza di acqua e di vegetazione spondale, ha permesso l'instaurarsi di catene alimentari complesse di grande utilità per la fauna, mentre nell'area più vicina alla fabbrica, malgrado la povertà dei terreni, le condizioni di fatto indisturbate (la fabbrica a un certo punto verrà occupata diventando un accampamento, ma dopo un incendio che devastò il grande reparto tessile venne sgomberata e nel 2004 parzialmente demolita) hanno consentito lo sviluppo di esemplari di platani, bagolari, olmi e fichi selvatici di grandi dimensioni, che fungono da riparo e rifugio per l'avifauna [18].

(foto Gre Lazio)
Giuridicamente il lago appartiene al Demanio pubblico delle acque [19], anche grazie alla c.d. Legge Galli 36/1994. Sebbene la proprietà dei terreni non ha inoltrato alcuna richiesta di concessione nei tempi entro i quali si sarebbero potute ammettere le relative domande di prelievo, e pertanto è indubbia la piena disponibilità del Demanio lacuale, fino ad ora non c'era ancora stata la presa d'atto di tale patrimonio da parte delle istituzioni responsabili e la definizione di livelli di tutela adeguati tanto all'interesse pubblico del bene quanto alla sua rilevanza ambientale. Nella rete ecologica individuata dal PRG di Roma [20], l'area ex Snia risulta parte del sistema ambientale ancorato ai parchi dell'Aniene e dell'Appia Antica, attraverso i comparti rimasti inedificati dei comprensori SDO Centocelle, Casilino e, in misura inferiore, Tiburtino: la vegetazione cresciuta nell'area dell'ex Snia, tra l'altro, è riconducibile alle formazioni rilevate nel '800 lungo i fossi dell'Agro [21] o nelle vicinanze dei ruderi antichi [22], fatto rarissimo che ne arricchisce il valore storico oltre che quello ambientale.

Tuttavia nel 2013 di avrà un quarto tentativo di speculazione a seguito della riproposizione del Bando cognitivo per l’individuazione di aree ed edifici degradati o dismessi [23]: questa volta Pulcini prevede la copertura del lago e la costruzione di quattro torri di 100 metri l’una. Ciò riaccende la mobilitazione popolare finchè il 27 dicembre 2013, con una Memoria di Giunta del Comune di Roma, il Bando Relitti Urbani viene rigettato. A giugno 2014, il Forum Territoriale Permanente presenta la richiesta di vincolo di tutela ex D.lsg 42/04 per il complesso industriale exSnia alla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma, e contestualmente  per la prima volta  il Municipio V  prende atto che l’area dal lago a via di Portonaccio è proprietà del Comune di Roma e chiede che sia attrezzata a verde pubblico [24]. Ad agosto 2014 il Consiglio regionale si è impegnato a fare dell'area un Monumento Naturale [25] (nel 2018 seguirà un'analoga espressione di volontà), e forse siamo vicini al traguardo: gli Lago ex Snia, verso il monumento naturale: dalla Regione al Comune, commissioni al lavoro
uffici regionali della Direzione parchi stanno per chiudere l'istruttoria Lago ex Snia, verso il monumento naturale: dalla Regione al Comune, commissioni al lavoro
e a quel punto mancherebbe solo la firma del governatore Nicola Zingaretti. Contestualmente le Commissioni consiliari di via della Pisana stanno anche lavorando per ottenere la demanializzazione delle acque del lago.

Speriamo, a breve, di annunciarvi la notizia della definitiva vittoria della natura sul cemento.




[1] decreto di vincolo del 23 marzo 1968, n.120325, attualmente afferente alla Direzione generale per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
[2] concessione edilizia del 30 maggio 1990, n. 958/1990, rilasciata dall’assessorato all’Urbanistica della Regione Lazio
[3] successivamente gli studi geologici propedeutici al PRG del 2008 chiariranno che l'alveo della marana nel tempo ha occupato l'avvallamento corrispondente alla faglia che separa gli strati pozzolane dai tufi più orientali: tale discontinuità ha consentito all'acquifero in pressione, di norma confinato alle quote inferiori dei substrati argillosi prevulcanici, di risalire a livelli prossimi alla falda superficiale, posta in quest'area a 5 metri dal piano di campagna
[4] decreto di annullamento della Regione Lazio del 22 giugno 1992, n. 1402
[5] ordinanza del 9 febbraio 1993, n. 155, della VI circoscrizione di Roma 
[6] sentenza del TAR del Lazio del 1 luglio 2010, n. 22076/2010
[7] Pulcini presenta un progetto per la realizzazione di 4 torri, alte 30 piani l'una: Roma Capitale “Bando Relitti Urbani” Verbale di Giunta 23 maggio 2012 e Determinazione Dirigenziale del 6 giugno 2012, n.445; Roma Municipio V, Commissione congiunta Lavori Pubblici-Urbanistica Verbale del 22 gennaio 2014, n.3 
[8]http://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2016/04/19/a-roma-e-nato-un-lago-e-resiste_35361ffa-5844-422d-a3aa-7aa0a9ae93cc.html 
[9] AA.VV L'ecosistema Roma, Palombi 1995; Atlante degli uccelli nidificanti a Roma, Palombi 1996; Anfibi e Rettili a Roma, Stilgrafica 2003; Roma Capitale di Biodiversità, Ministero dell'Ambiente 2010
[10] analisi microbiologiche eseguite sulle acque del lago nel 2006 e nel 2014 - Antonio Boccia, Indagine ambientale nell'area dell'ex fabbrica Snia: Rilievi bio-chimico-fisici delle acque del lago, Roma La Sapienza 1° Facoltà di Medicina 2006; Analisi microbiologiche e rilievo dei metalli pesanti, Laboratorio Alimentazione-Ambiente srl, via dei Marsi 46 Roma, marzo 2014
[11] delibera del 28 dicembre 1994, n.314, del Consiglio Comunale di Roma 
[12]  seguiranno: il decreto del 13 marzo 2000, n.163, del Presidente della Giunta regionale del Lazio, che dispone l’esproprio definitivo dell’area del Parco delle Energie; la Deliberazione del 9 settembre 2003, n.533, della giunta comunaledi Roma relativa ad un progetto unitario di utilizzazione del Parco Prenestino – ex SNIA Viscosa prevedente l'insediamento nei ruderi di alcune Facoltà dell'Università "La Sapienza"; l'ordinanza del Sindaco del 3 agosto 2004, n.194, decretante l’esproprio definitivo dell’area sita fra il lago e via di Portonaccio, per la realizzazione del Parco Prenestino, l’attuale Parco delle Energie
[13] Decreto del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali del 21 ottobre 1995 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 10.02.1996)
[14] autorizzazione del 9 febbraio 2009 del Commissario Delegato per lo svolgimento dei Mondiali di Nuoto "Roma 2009"
[15] delibera di Giunta comunale del 29 ottobre 2008, n.354, di affisamento alla ASD Laurus Nuoto dell'area di proprietà comunale sita all'interno del Comprensorio Tiburtino
[16] decreto del Mibac del 3 luglio 2012
[17] AA.VV. Scienziati e studiosi per l'ex-Snia Viscosa, Atti Convegno, “Parco delle Energie” 1 dic.13
[18] G.Fanelli Il contesto ambientale dell’ex Snia Viscosa e del lago, Università Tor Vergata gen. 2014
[19] Codice Civile, art.822: “appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico (..) i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia”
[20] Comune di Roma, PRG vigente 2008, Elaborati Prescrittivi n.4 Carta della Rete ecologica, foglio 18
[21] Vittoria Calzolari Storia e natura come sistema: un progetto per il territorio libero di Roma, Argos 1999
[22] Italo Insolera Frondose arcate: il Colosseo prima dell'archeologia, Electa 2000; gli esemplari floristici raccolti all'interno del Colosseo a inizio 800 e conservati al Museo Herbarium de la Sapienza, includono Geranium rotundifolium, Inula viscosa e Hordeum leporinum presenti anche nell'area ex Snia
[23] delibera della Giunta Capitolina  n.154/2012
[24] Memoria della Giunta del Municipio V del 17 giugno 2014, n.20  
[25] Consiglio Regionale del Lazio, Odg “Misure per l’apposizione del vincolo di “Monumento naturale” all’area del lago dell’ex Snia Viscosa” approvato all'unanimità il 6 agosto 2014

mercoledì 12 giugno 2019

Vie Francigene, l'assemblea a Besancon ed il progetto della Via Eurasia



L'Associazione Europea delle Vie Francigene (a cui aderiscono i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio) torna in Francia per l'appuntamento con l'assemblea generale. Dopo Champlitte nel 2018, i soci AEVF si ritrovano il 14 giugno a Besançon (Doubs, Bourgogne-Franche-Comté), comune membro AEVF e tappa dell'itinerario.

L'assemblea associativa sarà preceduta dal convegno dedicato al tema: “La Via Francigena, strumento di valorizzazione dei nostri territorio”, organizzato dall'Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) in collaborazione con: Association Champlitte, Patrimoine et Via Francigena, Communauté d’Agglomération du Grand-Besançon, Région Bourgogne-Franche-Comté, Département du Doubs, in partenariato con il periodico “Le Pèlerin”.

Il convegno, in programma venerdì 14 giugno alle 9.30, offrirà un momento di confronto e condivisione su buone pratiche e opportunità, accoglienza e animazione nel territorio. La Via Francigena GR®145 si trova infatti all'incrocio di altri grandi itinerari come il Cammino di Santiago, la GR®5, l’Échappée Bleue, l’Eurovelo 6. L'incontro sarà anche occasione per parlare dello stato di avanzamento del dossier l’UNESCO e altri progetti.

L'iniziativa vedrà l'intervento dei rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, mondo dell'associazionismo e numerosi esperti. Tra i relatori ci saranno il Ministero della Cultura francese, Atout France, la rivista Pèlerins e i rappresentanti delle 3 regioni francesi attraversate dalla Via Francigena (Hauts-de-France, Grand Est et Bourgogne-Franche-Comté).

Un'importante vetrina per la Francigena che incontra proprio a Besançon un altro grande evento: il festival outdoor “Grandes heures nature” in programma nello spazio esposizione e congressi Micropolis della cittadina francese dal 13 al 16 giugno. AEVF è presente con un proprio stand per far conoscere la Via Francigena.


Nel frattempo, a partire dal 1 aprile, l'Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) è impegnata nell'ambizioso progetto UE "Italia, Grecia e Turchia a piedi" che mira a sviluppare un percorso pedonale che colleghi Europa e Asia - Via Eurasia.

La Via Eurasia collegherà l'Europa e l'Asia e permetterà agli escursionisti di godere dei paesaggi in continuo cambiamento, apprendere nuove tradizioni e incontrare le comunità locali lungo il percorso. Il percorso inizierà a Roma e seguirà la Via Francigena del Sud, quindi attraverserà la Grecia, l'Albania e la Macedonia settentrionale sulla Via Egnatia e attraverserà la Turchia con il punto finale a Demre.

Questo progetto è guidato dall'organizzazione non governativa della Turkish Culture Routes Society (CRS) in partenariato con l'AEVF e l'associazione Grecia Trace Your Eco. L'idea di creare la Via Eurasia è nata dalla cooperazione tra la società di percorsi culturali della Turchia (CRS) e l'AEVF. Nel 2016 le due organizzazioni hanno iniziato a collaborare a un progetto "dall'Europa alla Turchia a piedi".

I partner e i collaboratori del progetto stanno lavorando alla preparazione e alla presentazione del dossier di richiesta per certificare Via Eurasia come rotta culturale europea del Consiglio d'Europa nel 2020. Una volta certificata, la Via Eurasia, con una lunghezza totale di circa 6000 km, sarà la il più lungo percorso a piedi nel programma europeo di itinerari culturali.

L'incontro iniziale del progetto si è svolto dal 16 al 18 aprile 2019 a Istanbul, in Turchia. L'obiettivo dell'incontro è stato quello di presentare reciprocamente le parti interessate e definire i ruoli e le responsabilità di ciascun co-candidato e associati. Mirava anche ad aumentare lo scambio e il dialogo tra i partner, portando al sostegno continuo della rotta futura da parte degli organismi pubblici e privati.


Il progetto è avviato nell'ambito del programma "Dialogo della società civile V", finanziato dall'UE e attuato dalla direzione turca per gli affari dell'UE sotto il Ministero degli affari esteri mentre l'amministrazione aggiudicatrice è l'unità centrale delle finanze e dei contratti (CFCU).