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giovedì 10 settembre 2020

Salone, le immagini del rogo

Ennesimo rogo divampato nei pressi del Campo Nomadi di Via Salone. Nell’incendio, scoppiato l'8 settembre scorso intorno alle ore 22:00, sono andati a fuoco enormi cumuli di materiale abbandonato, rifiuti di varia natura e copertoni di auto. L'area di tutto il quadrante Est di Roma è stata resa pestilenziale da una densa colonna di fumo, creando non pochi disagi agli abitanti. 

Una situazione assolutamente prevedibile da parte delle Istituzioni che hanno tollerato per mesi l'inammissibile formarsi di una discarica totalmente abusiva. Fortunatamente il rogo non ha coinvolto nè case nè persone, però ancora una volta come Gruppi Ricerca Ecologica riteniamo non più rinviabile la risoluzione di una degrante problematica che è giunta fino in Parlamento.

Guarda le foto 

domenica 30 agosto 2020

Disastro di Aprilia: valori rientrati, ma i danni? E i veri responsabili?

Il livello degli inquinanti a seguito del gravissimo incendio doloso che il 9 agosto scorso ha coinvolto l’impianto LOAS sito nella zona industriale Aprilia (in provincia di Latina) e di proprietà di un'azienda già pochi anni fa attenziata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per gravissimi reati ambientali e smaltimento illegale di rifiuti, sta pian piano rientrando nella normalità. L’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Il monitoraggio è stato avviato nelle prime ore del 10 agosto e sospeso il 19 agosto. In data 26 agosto il campionatore è stato nuovamente posizionato, su richiesta della ASL, per una nuova misura dei valori di diossina. I risultati delle analisi, riportati nella seguente tabella, mostrano un progressivo ritorno alla normalità:

Valutazioni generali sui risultati di ARPA Lazio: 

Diossine: non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3 , anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate. I valori dei campioni dal 10 agosto al 14-15 agosto sono superiori al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano. I valori dei campioni dal 15-16 al 17-18 agosto sono ancora superiori al valore di riferimento, sebbene di poco. Il valore del campione del 18-19 agosto è vicino al valore di riferimento. Il valore del campione del 26-27 agosto è inferiore al limite. 

IPA: il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. I valori dei primi quattro campioni sono superiori al valore limite annuale previsto dalla normativa. I valori dei campioni dal 14-15 al 18-19 agosto sono inferiori al limite. 

PCB: a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio alla Eco X di Pomezia nei giorni 05-06 maggio 2017 (394 pg/m3 ) e quelli rilevati durante l’incendio del TMB Salario a Roma nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3 ).

Va precisato che i Vigili del Fuoco di Latina hanno comunicato che “(…) nel pomeriggio del 13/08/2020, nell'arco temporale compreso fra le ore 13.45 e le ore 18.30 circa sono stati effettuati dei lanci d'acqua, mediante l'impiego di un nostro elicottero. Conseguentemente, oltre a quella di abbassare la temperatura dell'incendio, non risulta possibile escludere la concomitante produzione di vapore acqueo oltre all'incremento in sospensione di particelle di materiale combusto.” La presenza sul filtro di elevate quantità di interferenti derivanti da questo specifico intervento dei Vigili del Fuoco ha determinato difficoltà analitiche che non hanno permesso di effettuare una quantificazione completa ed efficace degli inquinanti oggetto di analisi.

L’Agenzia sulla base delle informazioni disponibili e di alcune ipotesi ha realizzato una mappa per evidenziare le aree di probabile massima ricaduta di una generica sostanza inquinante emessa durante l’incendio del 9 agosto 2020 dell’impianto LOAS.

Aree di probabile impatto

Occorre tuttavia evidenziare che l’esecuzione di un modello di dispersione degli inquinanti in atmosfera (attività ad elevata complessità e che necessita di un significativo impegno di risorse e di informazioni inerenti all’evento) assume significatività e utilità nei casi in cui l’incendio interessi una significativa quantità di materiale ed abbia una durata prolungata nel tempo (in generale maggiore di 24 ore). In tali condizioni (lunga durata temporale e significativa quantità di materiale combusto), infatti la quantità di materiale disperso in atmosfera è tale per cui può essere utile verificare l’eventuale ricaduta al suolo di inquinanti e l’estensione delle aree che hanno avuto probabilità di essere coinvolte.

Il caso in esame, non presenta tutte le caratteristiche sopra richiamate, la simulazione e la mappa, che presentano quindi limiti di significatività, sono state comunque realizzate per fornire elementi a supporto delle attività di approfondimento degli effetti dell’incendio da parte dei vari enti.  

Tuttavia si è trattato di una vera e propria bomba ecologica in un territorio martoriato da incuria e malaffare e dalla già compromessa situazione ambientale: i picchi di emissioni di Tetracloro- dibenzo - diossina (Tcdd), associata a idrocarburi policiclici aromatici, hanno di fatto e di gran lunga superato l’incendio doloso della EcoX di Pomezia del 2017.

Ma a noi GRUPPI RICERCA ECOLOGICA non bastano più le indagini giudiziarie postume, anche perchè nessuna sentenza di condanna potrà mai ristorare il territorio, l'ambiente, la salute della gente dai danni causati da questi disastri. Chiediamo quindi una vera prevenzione: ad esempio le azioni previste nel Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC) che di fatto è parte integrante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, erano idonee? Sono state realizzate e verificate o ci si è limitati a formali adempimenti burocratici?  E questo PMC è stato successivamente valutato con l’autorità competente,  che avrebbe dovuto acquisire il parere di ARPA (art. 11 c. 3 D. Lgs 59/2005) con lo scopo di chiarire quali sono gli aspetti ambientali che necessitano di monitoraggio e controllo da parte del gestore dell’impianto?

Sono aspetti che a breve verranno trattati in un apposito approfondimento, perchè nel Lazio si ha la percezione di un'inaccettabile accondiscendenza da parte di istituzioni che qualora accertata sarebbe a tutti gli effetti "complicità morale".

CONTINUATE A SEGUIRCI!!!

lunedì 20 luglio 2020

Erosione costiera, in Regione Lazio tutto tace

Era lo scorso 10 febbraio quando la XII Commissione consiliare permanente della Regione Lazio si riunì in pubblica audizione sul tema dell'erosione costiera. All'incontro parteciparono anche i GRE LAZIO, che ebbero modo di evidenziare i limiti dell'approccio regionale al fenomeno, suggerendo
 le seguenti indicazioni:
  • piena applicazione delle Linee Guida Nazionali per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici elaborate nel 2016 dal MATTM con Regioni e Ispra, in particolare studiando e monitorando le forzanti che contribuiscono al fenomeno dell’erosione costiera nel Lazio e migliorando la resilienza costiera per promuovere la sostenibilità
  • sperimentazione in siti a forte erosione del BMS e di altri sistemi innovativi (attenuatori d’onda, barriere in geosacchi), anche coinvolgendo – ove presenti – gli operatori balneari;
  • salvaguardia dei litorali liberi da strutture e opere di difesa e conservazione ambienti dunali costieri del Lazio riducendo ulteriormente la pressione antropica;
  • estensione ZPS marine per ridurre la pressione sull'habitat marino (i GRE hanno proposto osservazioni in tal senso in occasione della revisione delle perimetrazioni di 16 Z.S.C. marine di cui all’avviso della Direzione Ambiente della Regione Lazio pubblicato il 29/10/2019);
  • laddove interventi a forte impatto ambientale non hanno sortito risultati (barriere, pennelli), bisogna valutarne la bonifica ripristinando il flusso di sedimenti che alimenterebbe le spiagge e riducendo al minimo il loro impatto ambientale.
Da quell'incontro, tuttavia, non si è avuta più alcuna notizia: non un'informativa, non un'aggiornamento, non un progetto. Niente di niente. Ed è per questo che i Gre Lazio hanno deciso di prende l'iniziativa e scrivere al Presidente della XII Sergio Pirozzi per sapere se almeno risultano presentati progetti per interventi di ripascimento nei Comuni costieri laziali ed in particolare nel Comune di Fiumicino, che maggiormente ne aveva posto l'esigenza nonostante la contrarietà delle organizzazioni ambientaliste presenti.

Vi terremo aggiornati...

Rocca di Papa, via i tralicci televisivi abusivi

Il TAR del Lazio, con una serie di sentenze speculari pubblicate la settimana scorsa, ha rigettato tutti i ricorsi presentati contro i provvedimenti del Comune di Rocca di Papa per rimuovere una serie di tralicci abusivi sul Monte Cavo. La Sezione Seconda Quater della giustizia amministrativa sposta pertanto il consolidato orientamento del Consiglio di Stato, in base al quale in un ordinamento costituzionale ove non militano valori “tiranni” l’uno sull'altro, l’interesse all’esercizio del pubblico servizio non si sottrae al dovuto coordinamento con l’altrettanto vitale interesse all'armonico sviluppo del territorio, e alla preservazione di ambiente e paesaggio. Nel ricondurre a legalità l’assetto edilizio, urbanistico e ambientale, perciò, non vi è una incostituzionale compressione della libertà di iniziativa economica, ma piuttosto la necessaria premessa affinché essa sia esercitata in forma compatibile con l’utilità sociale (art. 41 Cost.). Quindi, la circostanza che l’amministrazione non abbia rinvenuto un sito alternativo dal quale irradiare il segnale potrà rilevare ad altri fini, ma non certo elidere l’abusività delle opere. 

Ma leggiamo una delle sentenze...

martedì 14 luglio 2020

Prenestino, scoperta discarica abusiva con 25 tonnellate di rifiuti


Un terreno della superficie di circa 1000 metri quadrati in cui erano stoccate oltre 25 tonnellate di rifiuti, anche speciali, è stato sequestrato dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma nel quartiere Prenestino.

La discarica abusiva, gestita da tre cittadini italiani, è stata individuata nel corso del pattugliamento del territorio dalle Fiamme Gialle del 3° Nucleo Operativo Metropolitano che, dopo alcuni accertamenti preliminari, sono entrate in azione.   Tra i rifiuti rinvenuti batterie esauste di veicoli, plastiche parzialmente bruciate, materiale legnoso, detriti provenienti da lavori di ristrutturazione edilizia, vecchi pneumatici, materassi e scarti di mobili, i quali, con il passare del tempo e l’esposizione agli agenti atmosferici, avrebbero potuto inquinare le falde acquifere sottostanti, con notevoli rischi per l’ambiente e la salute. 

L’area è stata cautelata in attesa delle operazioni di bonifica e le tre persone dovranno rispondere del reato di gestione di rifiuti pericolosi non autorizzata.

La notizia ha avuto ampio risalto giornalistico. Riportiamo i link al Giornale Radio Rai (dal minuto 4:20) e al TGR Lazio RAI (dal minuto 5:30) i quali citano anche i GRUPPI RICERCA ECOLOGICA: oltre un anno fa, infatti, mappammo tutte le discariche del Quadrante Est censendone 122 e dando il via a numerose indagini.

mercoledì 8 luglio 2020

Il DL Semplificazioni cancellerà la biodiversità in Italia

Il Governo lo ha presentato come un provvedimento green, ma in uno dei 48 articoli del nuovo Decreto Semplificazioni si potrebbe nascondere il definitivo colpo di spugna contro la tutela dell'ambiente e della biodiversità. A farci accapponare la pelle è l'articolo 47, recante «Piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano»: leggendo tra le righe, infatti, la vegetazione ripariale dei fiumi (che, caratterizzata da piante idrofile, riveste importante significato nella selvicoltura, nell'ecologia, nella gestione ambientale e nell'ingegneria civile a causa del suo ruolo nella conservazione del suolo, della biodiversità e dell'influenza che ha sugli ecosistemi acquatici) ed il sottobosco potrebbero scomparire del tutto (ma «salvo intese» con le Regioni).

Rrivolgiamo il nostro appello al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare affinchè il provvedimento venga modificato in quanto in palese contrasto gli articoli 3, 11 e da 191 a 193 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nonchè con la direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (Direttiva Habitat), nonchè con la direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque – DQA), nonchè  con la Strategia Nazionale per la Biodiversità.


Decreto Semplificazioni, Articolo 47

(Piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano, interventi infrastrutturali irrigui e bacini di raccolta delle acque).

1. Al fine del miglioramento della funzionalità delle aree forestali ubicate nelle aree montane ed interne, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa della Conferenza permanente tra lo Stato le Regioni e le Province autonome, elabora entro 180 giorni un programma straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano, in coerenza con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dall’ONU per il 2030 e del Green new deal europeo. Il programma straordinario è composto da due sezioni, la Sezione A e la Sezione B; la Sezione A contiene un elenco ed una descrizione di interventi selvicolturali intensivi ed estensivi, di prevenzione selvicolturale degli incendi boschivi, di ripristino e restauro di superfici forestali degradate o frammentate, secondo quanto previsto dall’articolo 7 del Decreto legislativo 3 aprile 2018 n 34 “Testo unico delle foreste e delle filiere forestali” da attuare da parte di imprese agricole e forestali su iniziativa del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e delle Regioni e province autonome. La Sezione B del programma è destinato al sostegno della realizzazione di piani forestali di area vasta di cui all’articolo 6 del Decreto legislativo 34 del 2018, nell’ambito di quadri programmatici regionali almeno decennali, che consentano di individuare le vocazioni delle aree forestali e organizzare gli interventi migliorativi e manutentivi nel tempo.

2. Nell’ambito del Parco progetti degli interventi irrigui del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministro, con proprio decreto, approva un Piano straordinario di interventi prioritariamente esecutivi, di manutenzione, anche ordinaria, dei canali irrigui primari e secondari, di adeguamento funzionale delle opere di difesa idraulica, di interventi di consolidamento delle sponde dei canali o il ripristino dei bordi danneggiati dalle frane, di opere per la laminazione delle piene e regimazione del reticolo idraulico irriguo e individua gli Enti attuatori.

3. Il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di cui al comma 4, è adottato previa intesa espressa ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e dispone il riparto delle risorse necessarie alla realizzazione degli interventi individuati, da attribuire alle Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi.

4. I fondi assegnati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per la realizzazione di opere infrastrutturali irrigue e di bonifica idraulica sulla base di una pianificazione nazionale, ad Enti irrigui con personalità di diritto pubblico o che svolgono attività di pubblico interesse, riconosciuti con le modalità di cui all’articolo 863 del codice civile, non possono essere sottoposte ad esecuzione forzata da parte dei terzi creditori di tali Enti nei limiti degli importi gravati dal vincolo di destinazione alle singole infrastrutture pubbliche. A tal fine l'organo amministrativo degli Enti di cui al primo periodo, con deliberazione adottata per ogni semestre, quantifica preventivamente le somme oggetto del vincolo. È nullo ogni pignoramento eseguito in violazione del vincolo di destinazione e la nullità è rilevabile anche d'ufficio dal giudice. La impignorabilità di cui al presente comma viene e meno e non è opponibile ai creditori procedenti qualora, dopo la adozione da parte dell'organo amministrativo della deliberazione semestrale di preventiva quantificazione delle somme oggetto del vincolo, siano operati pagamenti o emessi mandati per titoli di spesa diversi da quelli vincolati, senza seguire l'ordine cronologico delle fatture così come pervenute per il pagamento o, se non è prescritta fattura, delle deliberazioni di impegno da parte dell'Ente stesso.

5. Al fine di portare a termine le opere di realizzazione di bacini di accumulo prevalentemente ad uso irriguo, non concluse per carenza di fondi, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali previa intesa espressa ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, individua le opere il cui completamento è ammissibile a finanziamento ed il piano di riparto delle risorse necessarie.

6. Al tal fine, le Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi, verificano che l’interruzione non sia avvenuta per colpevole comportamento dell’Ente attuatore, che su di esso non gravino procedure esecutive che possano pregiudicare la realizzazione dell’investimento distogliendo le risorse dall’investimento cui sono destinare e che la parte già realizzata dell’opera non sia ammalorata al punto da non consentire la messa a regime dell’intervento quando anche completato.

7. Agli oneri derivanti dal presente articolo pari a 100 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante riprogrammazione di una quota parte dei Fondi per lo sviluppo e la coesione per il ciclo di programmazione 2014-2020 del Piano Operativo Agricoltura 2014-2020 attraverso apposita Delibera CIPE e per gli oneri relativi agli anni 2021-2027, oggetto di successiva quantificazione, si fa fronte con le dotazioni messe a disposizione del Fondo sviluppo e coesione per il ciclo di programmazione post 2020.

Nuove norme sulle discariche: gli ultimi aggiornamenti

Vi comunichiamo che lo schema di decreto legislativo discariche che conteneva alcune pericolose modifiche dei criteri costruttivi delle discariche è stato riformulato a seguito della consultazione della Conferenza Stato Regioni da parte del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. 

E' stata tolta la pericolosa modifica che stabiliva l'equivalenza tra barriera geologica naturale e barriera di confinamento artificiale, con ciò violando quanto previsto dalla direttiva 1999/31, non innovata sul punto dalla direttiva 2018/850, che prevede che una barriera geologica naturale impermeabile debba essere sempre presente, quando si costruisce una discarica e che non possa essere sostituita da una barriera di confinamento artificiale, ma, al più, integrata o completata da essa.  

Tale fondamentale principio è ribadito anche dalla decisione della Commissione UE 2018/1147 sull'applicazione delle migliori tecniche disponibili negli impianti di rifiuti e dal resoconto di missione della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo del 11.04.2019 a Valladora (Piemonte), nel quale è stato raccomandato (punto 3) di non autorizzare discariche in zone prive di barriera geologica naturale.

Permangono tuttavia dei “refusi”, che per chiarezza e coerenza col dettato legislativo, il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente ha chiesto di eliminare, anche al fine di evitare infrazioni comunitarie.  

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente osserverà l'iter legislativo riportando ai cittadini l'esito dei suoi sforzi. 

Gruppi Ricerca Ecologica
Raggio Verde 
Forum Ambientalista
Comitato Valle Galeria Libera
Comitato Residenti Colleferro
Ambiente Futuro Lombardia 

giovedì 11 giugno 2020

Norme sulle discariche, le iniziative promosse dal Coordinamento

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente, a cui aderiscono i Gruppi Ricerca Ecologica e con capofila l'associazione Raggio Verde ha, dopo soli pochi giorni dalla sua costituzione, provveduto a sensibilizzare i parlamentari, i presidenti di Regione, il Ministero dell'Ambiente e la Presidenza del Consiglio sulla pericolosità della modifica dei criteri costruttivi delle discariche, contenuta nell'allegato 1 dello schema di decreto n. 168 che dovrebbe modificare il decreto legislativo 36/2003 sulle discariche.

La modifica, che si vorrebbe introdurre, stabilisce l'equivalenza tra barriera geologica naturale e barriera di confinamento artificiale, con ciò violando quanto previsto dalla direttiva 1999/31, non innovata sul punto dalla direttiva 2018/850, che prevede che una barriera geologica naturale impermeabile debba essere sempre presente, quando si costruisce una discarica.

Tale presenza, secondo la decisione della Commissione UE 2018/1147, è imprescindibile al fine di rispettare le migliori tecniche disponibili. La direttiva 1999/31 prevede infatti all'allegato I punto 3 la necessità della presenza della barriera geologica naturale, che può essere completata artificialmente e rinforzata ma MAI sostituita con una barriera di confinamento artificiale.

Anche la Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo, nel resoconto di missione a Valladora (Piemonte) in data 11 aprile 2019, ha raccomandato (punto 3) di non autorizzare discariche in zone prive di barriera geologica naturale.

L'iter di modifica è tutt'altro che concluso e si confida nell'accoglimento della richiesta del Coordinamento Nazionale per l'Ambiente.

Se dovesse passare tale modifica, infatti, verrà violata la direttiva comunitaria 1999/31, il che, oltre a determinare l'avvio di una procedura d'infrazione, avrà pesanti conseguenze sulle condizioni delle acque di falda, sulla catena alimentare e sulla salute dei cittadini.

L'attuale compagine governativa si renderebbe dunque responsabile di futuri scempi ambientali, con tutte le ricadute sulla salute dei cittadini e sull'ambiente.

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente osserverà l'iter legislativo riportando ai cittadini l'esito dei suoi sforzi.

lunedì 25 maggio 2020

Nuove norme sulle discariche: nasce un coordinamento nazionale

Sulla spinta dell'ennesimo attacco che si è voluto sferrare all'ambiente  con la proposta di modifica (atto di Governo n. 168) del decreto legislativo 36/2003 sulle discariche, motivata dalla presunta attuazione della direttiva discariche 2018/850, è sorto un coordinamento nazionale per l'ambiente, con capofila l'associazione Raggio Verde, a cui hanno aderito i Gre Lazio e di cui fa parte il Forum Ambientalista e numerosi comitati laziali temprati da anni di lotta contro le discariche, come il Comitato Residenti Colleferro, il Comitato Valle Galeria Libera e tutte le associazioni e i comitati che intendono portare avanti una battaglia giusta per l'ambiente.

Obiettivo del Coordinamento Nazionale per l'Ambiente è quello di sensibilizzare i parlamentari e tutte le istituzioni sulla pericolosità della modifica dei criteri costruttivi delle discariche, contenuta nell'allegato 1 dello schema di decreto, laddove si stabilisce l'equivalenza tra barriera geologica naturale e barriera di confinamento artificiale, con ciò violando quanto previsto dalla direttiva 1999/31, non innovata sul punto dalla direttiva 2018/850, che prevede che una barriera geologica naturale impermeabile debba essere sempre presente, quando si costruisce una discarica. Tale presenza, secondo la decisione della Commissione UE 2018/1147, è imprescindibile al fine di rispettare le migliori tecniche disponibili. La direttiva 1999/31 prevede infatti all'allegato I punto 3 la necessità della presenza della barriera geologica naturale, che può essere completata artificialmente e rinforzata ma MAI sostituita con una barriera di confinamento artificiale.

Anche la Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo, nel resoconto di missione a Valladora (Piemonte) in data 11.04.2019, ha raccomandato (punto 3) di non autorizzare discariche in zone prive di barriera geologica naturale.

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente e molti cittadini hanno dunque provveduto a scrivere ai parlamentari. L'iniziativa del Coordinamento Nazionale per l'Ambiente era oltremodo necessaria, atteso che, nella documentazione ufficiale allegata per l'esame dello schema, non vi era alcun riferimento a tale pericolosissima modifica!

Ci auguriamo che i Ministeri, la Conferenza Stato Regioni, le Commissioni Ambiente parlamentari provvedano ad accogliere le richieste di associazioni e cittadini.

Se dovesse passare tale modifica, infatti, verrà violata la direttiva comunitaria 1999/31, il che, oltre a determinare l'avvio di una procedura d'infrazione, avrà pesanti conseguenze sulle condizioni delle acque di falda, sulla catena alimentare e sulla salute dei cittadini.

L'attuale compagine governativa si renderebbe dunque responsabile di futuri scempi ambientali, con tutte le ricadute sulla salute e sull'ambiente.

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente osserverà l'iter parlamentare riportando ai cittadini l'esito dei loro sforzi. 

domenica 10 maggio 2020

Orti urbani: appello alla Sindaca Raggi per la trasparenza e la partecipazione

Horto Urbis - Parco Appia Antica
La proposta “Coltiviamo la città, un orto per quartiere”, presentata da Zappata Romana e sostenuta attivamente anche dai GRE Lazio, è risultato il secondo progetto più votato a Roma nel Bilancio Partecipativo 2019 del Comune di Roma da attuarsi nel 2020, con un budget di 550 mila euro.

Si prospetta che il progetto sia attuato, senza partecipazione dei cittadini e delle realtà territoriali, come mera opera pubblica. 

Zappata Romana auspica invece che vi sia da più parti il sostegno perché il progetto si attui attraverso la partecipazione, trasparenza, valorizzazione delle realtà territoriali, patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione, concezione degli orti come centralità locali, non solo come luoghi di autoproduzione. Ma anche che il progetto sia inserito in una visione di più ampio respiro per la città.

Condividendo pienamente, i GRE LAZIO hanno aderito al seguente appello, ed invitano chiunque lo condividesse a fare altrettanto mandando una email, come singola persona o come associazione, a zappataromana@gmail.com 


giovedì 23 aprile 2020

5 domande insidiose a... Francesco Figliomeni

Francesco Figliomeni
Vice Presidente
dell'Assemblea Capitolina
A poco più di un anno dalla fine del mandato della Sindaca Raggi, torna il nostro appuntamento con gli amministratori di Roma Capitale.

Questa volta, le 5 domande insidiose sull'ambiente le rivolgiamo all'avvocato Francesco Figliomeni (Fratelli d'Italia), vicepresidente dell'Assemblea capitolina e componente della commissione Politiche sociali. Ma in passato l'avvocato Figliomeni ha già rivestito nel VII Municipio della Capitale la carica di Presidente della Commissione Trasparenza per poi ricoprire nel 2012, il ruolo di Assessore alle Politiche Sociali e del Lavoro del Comune di Civitavecchia. 

Sidernese di origini, da oltre trenta anni vive a Roma dove, grazie al suo impegno politico e sociale, ha imparato a conoscere le mille difficoltà che vive questa metropoli e i cittadini che popolano i diversi quartieri della Città Eterna. Perché come ci tiene a sottolineare: “Non puoi occuparti di una città ferita e oltraggiata come Roma se non vivi da vicino, e in maniera viscerale, le sue complesse dinamiche quotidiane”.

venerdì 27 marzo 2020

Roma Capitale, il particolato non diminuisce nonostante il blocco

Dopo aver mostrato grazie all'elaborazione grafica operata dai Gruppi Ricerca Ecologica sui nuovi dati inviati dal satellite Copernicus Sentinel-5P come, a seguito del blocco voluto come misura di contenimento dell'epidemia da Covid-19, su Roma Capitale si sia avuto un calo del diossido di azoto (l'NO2 è un gas tossico di colore giallo-rosso, dall'odore forte e pungente e con un forte potere irritante, la cui origine primaria nei bassi strati dell'atmosfera è costituita dai processi di combustione e, nelle aree urbane, dai gas di scarico degli autoveicoli e dal riscaldamento domestico), grazie ad un'elaborazione in esclusiva GRE operata sulle misurazioni della qualità dell'aria rese disponibili da ARPA LAZIO, abbiamo indagato l'andamento di altri tre inquinanti:
  • il PM10 che identifica una delle numerose frazioni in cui viene classificato il particolato, ovvero il materiale presente nell'atmosfera in forma di particelle microscopiche che è pari al al 50% per il diametro aerodinamico di 10 micron. Le sorgenti legate all'attività umana sono soprattutto i processi di combustione (tra cui quelli che avvengono negli impianti di riscaldamento principalmente a biomasse, in molte attività industriali, negli inceneritori, nei motori a scoppio e nelle centrali termoelettriche), ma anche l'usura di pneumatici, dei freni e dell'asfalto. Il PM10 è in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso e laringe), aumentando l'asma tutto l'anno e le bronchiti in inverno (a causa degli idrocarburi policiclici aromatici);
  • il PM2,5 che rappresenta circa il 60% dei PM10 ed è composto dalle particelle più piccole. E' una polvere toracica, cioè in grado di penetrare profondamente nei polmoni, specie durante la respirazione dalla boccale, in grado di raggiungere in 30 giorni le porzioni alveolari dei polmoni  e attraverso questi trasmettersi nel sangue. Il PM2,5 è un probabile fattore di rischio per l'insorgenza di tumori;
  • l'anidride solforica (SO2) che è stata in passato l'inquinante principale nelle zone industriali, soprattutto a causa della combustione di carboni ad alto tenore di zolfo: tale sostanza è un gas incolore, irritante, non infiammabile, molto solubile in acqua e dall'odore pungente, che reagisce facilmente con tutte le principali biomolecole. Essendo più pesante dell'aria, tende a stratificarsi nelle zone più basse. Le sorgenti antropiche sono date dalla combustione di materiali in cui sia presente zolfo quale contaminante, ad esempio gasolio, nafta, carbone, legna e altro, utilizzati in misura molto maggiore sino a qualche anno fa, per la produzione di calore, vapore ed energia elettrica.

Ricordiamo inoltre due tappe nella lotta all'epidemia da Covid-19, anch'esse tenute in considerazione:
  • il Dpcm 4 marzo 2020, che ha decretato lo stop all'attività didattica in tutta Italia dal 5 marzo inizialmente fino al 15 marzo nelle scuole e nelle università;
  • il Dpcm 9 marzo 2020, che ha esteso a tutto il territorio nazionale le misure di cui all'art. 1 del Dpcm 8 marzo 2020 "zona rossa". Ha inoltre vietato ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, gli eventi e le manifestazioni sportive. Tali disposizioni hanno prodotto effetti dal 10 marzo e saranno efficaci fino al 3 aprile (ma tutto lascia presupporre che tale data verrà ampiamente superata).

Dalla nostra rielaborazione rappresentata sul grafico seguente, è confermato che a seguito della chiusure delle scuole e delle università si è avuto una forte riduzione del biossido di azoto (linea azzurra), chiaramente dovuta alla significativa contrazione del numero di veicoli circolanti. 

Di contro né il particolato (linee marrone e verde) né l'anidride solforica (linea gialla) sembrerebbero aver risentito delle misure adottate per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19, ed anzi successivamente al 21 marzo (convenzionalmente considerato il giorno di inizio della primavera) si è avuto un picco, evidentemente connesso ad un forte ricorso al riscaldamento domestico in conseguenza dell'instabilità metereologica con temperature quasi invernali. E ciò ha influito finanche sui livelli di biossido di azoto.



Nelle prossime settimane, in cui è previsto un rialzarsi delle temperature ed un miglioramento metereologico complessivo, vedremo come varieranno i livelli di inquinanti stante il permanere del blocco degli spostamenti nonchè verosimilmente una riduzione del ricorso ai riscaldamenti domestici.

martedì 24 marzo 2020

Fungicidi SDHI, appello al Parlamento europeo

Ci sono voluti più di due anni di intensa battaglia, in cui ci si è dovuto difendersi dalle campagne diffamatorie orchestrate dagli agrochimici, per far si che l'ANSES, l'autorità sanitaria francese, finalmente riconoscesse che gli scienziati dell'Inserm e CNRS avevano ragione sin dal loro primo allarme: i test di pericolosità necessari per autorizzare la vendita di pesticidi non sono più adatti alle modalità di azione ultra complesse di nuove sostanze e i fungicidi ad ampio spettro SDHI (di cui in Europa vengono vendute centinaia di migliaia di tonnellate, ad esempio per l'impiego in  colture come viti, grano duro, orzo, fragole, insalate e mele) sono pericolosi assassini di api e in alcuni casi presentano persino rischi per la salute umana che le agenzie sanitarie non sono ancora in grado di misurare!

Questa è una svolta particolarmente preoccupante:

>>> ottobre 2017: gli scienziati Pierre Rustin, Paule Bénit e i loro colleghi del CNRS, dell'Inserm e dell'INRA avvisarono l'agenzia sanitaria francese dei rischi indotti dall'uso massiccio di pesticidi SDHI.

Non appena specialisti in malattie mitocondriali (che colpiscono la catena respiratoria delle cellule) e ricercatori del Robert-Debré Hospital scoprirono l'esistenza di questi pesticidi utilizzati MASSIVAMENTE in campo agricolo per sbarazzarsi dei funghi, avvertirono immediatamente avvertito l'ANSES su due criticità principali:
  1. queste sostanze non risparmiano altri organismi: gli SDHI inibiscono la respirazione cellulare di tutti gli organismi viventi - i funghi che dovrebbero sradicare naturalmente, ma anche api, lombrichi ...e gli esseri umani, in cui potrebbero innescarsi alcune malattie neurologiche, miopatie e tumori.
  2. i test normativi che hanno permesso di immettere queste sostanze sul mercato - e molti altri attualmente in circolazione - presentano gravi carenze perchè non tengono conto delle modalità di azione degli SDHI (assenza di test di mitotossicità), né di un gran numero di potenziali conseguenze identificate dai ricercatori (come gli effetti sulle cellule fetali nell'utero della madre esposta, o malattie epigenetiche, interrompendo l'espressione del patrimonio genetico o riprogrammazione metabolica, ad esempio uno dei principali attori della trasformazione del tumore). Né hanno in programma di studiare l'esposizione cronica di api e altri impollinatori essenziali per la riproduzione delle piante e degli alimenti di cui ci nutriamo, nonostante l'enorme evoluzione delle conoscenze scientifiche in questo settore.

Nonostante la serietà dell'allerta e la reputazione dei ricercatori che hanno sottoposto queste argomentazioni, il silenzio dell'ANSES è durato più di 7 mesi - nessuna risposta, nessuna posizione ufficiale!

>>> 15 aprile 2018: i ricercatori sono costretti a lasciare la loro riserva scientifica e denunciare pubblicamente l'esistenza e le modalità di azione degli SDHI in un forum pubblicato sulla rivista Liberation - per costringere ANSES a reagire.

L'industria agrochimica, preoccupata per la loro attività, ha immediatamente aperto i firewall e coordinato una prima serie di attacchi contro i ricercatori e la loro reputazione attraverso la propria rete di media compiacenti e trolls su Internet.

È l'inizio di una battaglia a lungo termine, che vede contrapposti:

  • da un lato, le lobby agrochimiche che difendono i loro interessi economici e si nascondono dietro una "scienza regolatoria" che essi stessi hanno contribuito a plasmare per la commercializzazione delle proprie sostanze;
  • dall'altro, gli scienziati della ricerca pubblica francese che difendono l'obiettivo della salute pubblica e la protezione della biodiversità minacciata e che sostengono una riforma normativa urgente affinché i progressi scientifici che hanno scoperto siano presi in considerazione prima che centinaia di tonnellate di sostanze dannose per l'ambiente vengano diffuse!
  • nel mezzo, l'autorità sanitaria francese (ANSES), che decide, nonostante il buon senso, di concedere il beneficio del dubbio agli industriali e di mettere un interesse economico davanti all'interesse generale che dovrebbe comunque proteggere. .

>>> 14 giugno 2018 - Posta sotto i riflettori, l'ANSES decide di riunire un GECU (gruppo di esperti collettivi di emergenza) per analizzare l'allerta lanciata dai ricercatori, i quali vengono finalmente ricevuti presso la sede dell'ANSES per presentare i loro studi ma restano sbalorditi per l'atteggiamento sprezzante e risolutamente non scientifico dei membri del GECU: 4 tossicologi che non erano a conoscenza né dell'enzima succinato deidrogenasi (SDH) né dei suoi inibitori (SDHI), uno dei quali addirittura "esperto" direttamente collegato agli interessi dei produttori di fungicidi!

>>> 15 gennaio 2019: quindici mesi dopo, la GECU presenta il proprio rapporto: gli SDHI (i pesticidi più utilizzati in Europa!) “Non fanno parte delle famiglie chimiche analizzate (nei programmi di monitoraggio dei pesticidi in Francia ed Europa ) ... Nessun dato sul biomonitoraggio umano ... nessun dato disponibile sull'esposizione professionale in agricoltura ... In questa fase, non ci sono piani per aggiungerli al programma ... " [1]

>>> 3 giugno 2019 - i nostri amici dell'associazione POLLINIS, i ricercatori dell'Inserm e quelli del CNRS decidono di presentare ricorso al Parlamento europeo e di presentare una petizione ufficiale (n°0548/2019) per il ritiro immediato di tutte le sostanze fungicide della classe SDHI fino a quando studi indipendenti non abbiano valutato in modo trasparente i pericoli reali derivanti dall'uso di questi pesticidi [2]. La petizione è stata dichiarata ricevibile a novembre 2019: con l'aiuto di migliaia di europei verrà fatta pressione sui parlamentari affinché la adottino con urgenza, dando vita a una proposta legislativa che eliminerebbe rapidamente dal mercato europeo questi fungicidi estremamente pericolosi per le api e per gli altri impollinatori.

>>> 7 novembre 2019: un importante studio francese, che ANSES ha rifiutato di finanziare, viene reso possibile grazie alla mobilitazione e al sostegno finanziario dei membri di POLLINIS. [3]

I risultati hanno confermato le peggiori paure dei ricercatori: dopo aver esaminato 8 sostanze della famiglia SDHI, hanno dimostrato che TUTTI hanno avuto preoccupanti effetti negativi sulle cellule di api, lombrichi e umani ... ma anche peggio: 2 di questi, tra i più utilizzati, SONO ANCHE PIÙ EFFICIENTI per fermare la respirazione cellulare delle api - quindi per uccidere le api stesse! - esclusivamente per uccidere muffe e funghi sulle colture!

Questi risultati sono stati approvati dal CNRS e da 450 scienziati a livello internazionale [4] ma immediatamente sono stati attaccati dall'industria, che ha finanziato una campagna di video su Internet con il tentativo di screditare lo studio ...

>>> Nello stesso mese, la Commissione nazionale per l'etica e gli avvertimenti professionali in materia di salute pubblica e ambiente (cnDApse) ha convalidato l'allerta lanciata nel 2018 dai ricercatori, contraddicendo efficacemente ANSES.

>>> 23 gennaio 2020 - l'Assemblea nazionale e il Senato hanno deciso di approfondire l'argomento e intervistare i ricercatori e il direttore dell'ANSES. Quest'ultimo ha riconosciuto che i test di approvazione a livello europeo sono insufficienti, ma ha rifiuta di mettere in discussione la valutazione degli SDHI ... [5]

>>> 28 febbraio 2020 - Un mese dopo, il direttore dell'ANSES ha ammesso che i "test di tossicità mitocondriale" dovrebbero essere rafforzati ... [6]

... Ma tuttora queste sostanze molto diffamate sono ancora commercializzate e utilizzate nei campi!

È essenziale riformare urgentemente le procedure di registrazione che consentono a tali pesticidi tossici di essere registrati e diffusi in natura, in modo da prevedere test adattati alle modalità  d'azione specifiche per questi pesticidi!

Con il tuo aiuto, dobbiamo costringeremo i deputati europei a risolvere il problema: ti preghiamo di dedicare qualche minuto per fare pressione sui tuoi deputati facendo clic di seguito:


L'Europa rappresenta oltre un terzo del mercato globale degli SDHI, con un fatturato di quasi un miliardo di dollari nel 2018. Il mercato è così promettente che le aziende prevedono di raddoppiare questa cifra nei prossimi 5 anni . Il loro obiettivo: raggiungere un fatturato globale di 6,4 miliardi di dollari nel 2024 ...

Se i cittadini non si uniscono ora in un fronte unito e determinato per chiedere ai loro rappresentanti parlamentari un ritiro immediato di questi nuovi assassini di api nulla impedirà alle aziende di raddoppiare o addirittura triplicare le quantità di fungicidi SDHI venduti in Europa e rilasciati nei campi.

Il danno alle api domestiche e selvatiche, e a tutti gli ecosistemi, potrebbe essere catastrofico ...

... Per non parlare dell'impatto sulla salute di migliaia di persone, in particolare i bambini e quelli vulnerabili alle malattie mitocondriali. Per questi pazienti, i ricercatori descrivono l'SDHI come una "bomba a orologeria" ...

Gli SDHI sono ovunque nell'ambiente, fino all'acqua che beviamo e all'aria che respiriamo. E nei nostri piatti: il boscalid, l'SDHI più venduto, prodotto dall'agroindustriale BASF, si trova in metà dei campioni di fragole testati, 71% di insalate, 86% di muesli non biologici ... [7]  Ci sono tracce di SDHI nei capelli del 63% delle donne in gravidanza studiate e dei loro bambini dopo la nascita. In totale, circa 600 tonnellate di SDHI vengono scaricate ogni anno nei campi francesi e migliaia di tonnellate in tutta Europa.

Gli scienziati avvertono: "È pazzesco usare i pesticidi SDHI in modo massiccio. Li abbiamo testati in laboratorio, uccidono l'enzima di lombrichi, api e anche umani, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per l'ambiente e la salute ", avverte il professor Pierre Rustin, direttore presso il CNRS e Inserm, specialista in istiopatologia e terapia delle malattie mitocondriali presso l'ospedale Robert-Debré.

Cerchiamo di fermare il massacro prima che sia troppo tardi: chiedete ai vostri deputati il ​ritiro immediato dei fungicidi assassini delle api e la rivalutazione di questi pesticidi con test appropriati.

domenica 15 marzo 2020

I rifiuti al tempo dell'epidemia

Come ovvio che fosse, la lotta all'epidemia non comporta una riduzione dei rifiuti prodotti: anzi questi sono differenti per tipologia e localizzazione rispetto a quanto i gestori avevano previsto nei piani organizzativi del servizio di raccolta dei RSU, che adesso necessitano di adeguamenti.

Mentre nella gestione dei rifiuti ospedalieri si stanno riscontrando diverse criticità non solo logistiche ma anche amministrative (quali la necessità effettuare le annotazioni sui registri aziendali delle movimentazioni dei rifiuti, le dichiarazioni MUD e PRTR, il pagamento dei diritti dell’Albo Gestori Ambientali), i cittadini che restano nelle proprie abitazioni devono continuare a fare normalmente la raccolta differenziata. Che, anzi, può essere anche un'occasione di educazione ambientale in cui coinvolgere i più piccoli.

Gli unici esentati sono i soggetti risultato positivo al coronavirus: come indicato dall'Istituto superiore di sanità, "in quarantena obbligatoria non va fatta la raccolta differenziata, ma l'immondizia va chiusa con due o tre sacchetti resistenti (uno dentro l'altro) all'interno del contenitore utilizzato per la raccolta indifferenziata, se possibile a pedale, facendo attenzione che gli animali domestici non accedano nel locale in cui sono presenti i sacchetti", mentre "se non si è positivi la raccolta differenziata può continuare come sempre, usando però l'accortezza, se si è raffreddati, di smaltire i fazzoletti di carta nella raccolta indifferenziata", raccomanda l'Iss.

In compenso, le esigenze igieniche e sanitarie stanno rendendo le città mediamente più pulite: le Amministrazioni stanno compiendo massicce opere di pulizia e sanificazione (in merito alle quali tuttavia abbiamo forti preoccupazioni sia ambientali che di efficacia, di cui tratteremo in uno specifico approfondimento) e - anche grazie all'azzeramento del traffico stradale - la raccolta dei rifiuti è più regolare nonostante nei grandi centri urbani come Roma ci sono giunte molte segnalazioni di rovistamento e spargimento rifiuti da parte di nomadi.

A Roma, ad esempio, i Centri di Raccolta Ama riservati ai rifiuti ingombranti, elettrici, elettronici e “particolari” fino al prossimo 3 aprile rimarranno aperti esclusivamente di mattina (dalle 7 alle 12, mentre solo la domenica fino alle 13) e con accessi scaglionati per consentire il mantenimento delle adeguate distanze di sicurezza, mentre resta comunque attivo il servizio di ritiro a domicilio dei materiali ingombranti “Riciclacasa” (anche se esclusivamente al piano stradale). A Civitavecchia la società CSP ha chiuso l'ecocentro comunale ed ha sospeso il servizio di raccolta di materiali ingombranti. A Fiumicino  è disposta la chiusura di tutti i cimiteri comunali e dei centri raccolta comunali, nonchè la sospensione di tutte le isole ecologiche itineranti. A Tivoli, l’incontro informativo sulla nuova raccolta dei rifiuti con i bidoni intelligenti a Villa Adriana è stata rinviata a data da destinarsi. Ad Anzio, la società Camassambiente sta operando una massiccia igienizzazione di mezzi e cassonetti. A Velletri  il centro di raccolta (isola ecologica) di via Troncavia 4 resta chiuso fino a nuova comunicazione. A Pomezia, Nettuno, Ardea Guidonia non si segnalano variazioni particolari.

A Rieti, l'Amministrazione ha chiesto al gestore ASM di intensificare la sanificazione dei mezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti nonchè degli autobus cittadini. 

Anche a Latina l’Azienda per i Beni Comuni di Latina ha già intensificato le attività di pulizia e di sanificazione dei mezzi utilizzati quotidianamente sui diversi servizi e degli spazi adibiti a spogliatoi e docce. A Terracina sono sospese fino al 3 aprile, invece, l’apertura dell’Infopoint di Piazza Mazzini; il conferimento presso le isole ecologiche di Via Morelle a Terracina e Via Pantani da Basso a Borgo Hermada; il servizio delle isole ecologiche itineranti. Mentre è incrementato fino al 3 aprile il servizio di ritiro a domicilio degli ingombranti, fino ad un massimo di 40 ritiri giornalieri. Ad Aprilia il Comune ha deciso di chiudere da questo pomeriggio l’Ecocentro comunale di via Portogallo e l’Ecosportello. Sospesi anche il servizio di raccolta degli sfalci d’erba del sabato in via Bulgaria e quello di raccolta domiciliare degli ingombranti. Garantito, invece, il servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta, che rientra tra i servizi essenziali.

A Viterbo, l'azienda Viterbo Ambiente ha chiuso all'utenza i Centri di Raccolta Comunale di Viterbo – Grotte Santo Stefano – Via Lucca e Montefiascone – Strada Calandrelli snc, come anche sospesa è la distribuzione di sacchi per la raccolta delle frazioni “Imballaggi in plastica/metallo” e “Organico - rifiuto biodegradabile proveniente da mense e cucine” presso i locali della sede di Viterbo Ambiente in Viterbo – Strada Poggino 63 e presso le frazioni (primo venerdì del mese).

A Frosinone, la Saf non ha comunicato variazioni al servizio.

Ma che fine faranno i rifiuti raccolti, dal momento che la perenne emergenza della Regione Lazio è ben lontana da una soluzione? Dopo la chiusura dell'accordo con la Regione Toscana per accogliere 13.500 tonnellate di indifferenziata capitolina, che si aggiungono alle 90.000 tonnellate che complessivamente verranno inviate sempre da Ama nelle Marche e in Abruzzo, attualmente i rifiuti indifferenziati regionali vengono indirizzati ai tre impianti di Viterbo, Pomezia e Castel Forte, ma in teoria potrebbero andare (in deroga) a quelli di Frosinone e Civitavecchia che hanno ottenuto la deroga rispetto alle autorizzazioni originarie. Alcuni di questi però hanno solo la possibilità di effettuare il trattamento meccanico del rifiuto e non quello biologico. Critica resta invece la gestione dell'organico, per la gestione del quale al momento non c'è soluzione. 

mercoledì 29 gennaio 2020

Max Bianco tra i 22 Caschi verdi per l'Unesco

Il Ministro Costa con i Caschi verdi per l'Unesco
Pietro Massimiliano Bianco, famoso tecnologo ricercatore del Dipartimento Monitoraggio Tutela dell’Ambiente e Conservazione della Biodiversità Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che da tanto tempo collabora con i Gruppi Ricerca Ecologica, è tra i primi 22 ‘Caschi verdi per l’Unesco’, la task force ambientale frutto di un protocollo di collaborazione sottoscritto tra il MATTM (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) e l’ISPRA con l'obiettivo di garantire la salvaguardia e la valorizzazione dei siti Unesco tramite gli esperti qualificati che forniranno supporto nelle aree protette e nei territori italiani riconosciuti in ambito internazionale  nonché - come dichiarato stamattina dal Ministro Sergio Costa - in "tutti quei Paesi, soprattutto quelli più in difficoltà, come quelli dell’Africa Centrale, della fascia subsahariana del Sahel, le piccole isole del Pacifico e alcuni Paesi asiatici, che già ce li hanno chiesti. Noi pagheremo tutte le spese perché l’intento è di salvaguardare la natura, in Italia e nel mondo. Siamo i primi al mondo a farlo". 

In Italia invece sono già pervenute richieste di supporto da 7 soggetti gestori: si tratta di 4 Riserve MAB (Tepilora, Rio Posada e Montalbo; Cilento, Vallo di Diano, Alburni; Sila; Collina Po), 2 Patrimoni mondiali (Etna; Sito di Elea Velia; Parco Nazionale Cilento, Vallo di Diano e Alburni) e 1 Geoparco (Adamello Brenta). Il supporto riguarderà la definizione di piani di gestione, attività di salvaguardia e valorizzazione, di comunicazione ed educazione ambientale.

Il Ministro Sergio Costa
con il Direttore Generale Unesco, Audrey Azouley
Max (che è ecologo, naturalista, ricercatore, educatore) nell’ambito delle attività istituzionali di Carta della Natura partecipa da tempo alla realizzazione di numerose banche dati nonché all'aggiornamento delle stesse schede degli habitat di Carta della Natura ed alla realizzazione sperimentale di carte della Natura all’1:10.000. Inoltre è membro del Gruppo di Lavoro per l’attuazione della convenzione MATTM - ISPRA del 27 dicembre 2016, “Adempimenti connessi all'attuazione del Piano d’Azione Nazionale (PAN) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari relativamente alle aree individuate ai sensi del Decreto del Presidente della repubblica del 13 marzo 1976, n. 448 “Esecuzione della convenzione relativa alle zone umide d’importanza internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici" (firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971).


Teorico delle reti neurali e della cooperazione multidisciplinare, Max Bianco ha acquisito competenze per la creazione di sistemi di interrelazioni personali in base alle competenze acquisite e nel rispetto dell’altrui persona e professionalità. Queste capacità si sono sviluppate attraverso la partecipazione a numerosi gruppi di lavoro in ambito ISPRA e APAT e, in precedenza, durante l’esperienza universitaria. Queste qualità sono state costantemente evolute grazie anche alla vasta esperienza nel campo dell’associazionismo, della divulgazione ambientale e della partecipazione a gruppi di lavoro su argomenti specifici. Ha acquisito in particolare capacità di coordinamento attraverso le attività svolte sulla moria delle api, sull’uso delle api come bioindicatori, nell’ambito del Progetto Funghi, del Progetto Carta della Natura, delle attività per la lotta ecocompatibile agli insetti molesti, per l’identificazione dei profili di rischio dei pesticidi, degli impatti sugli habitat naturali e della loro sostituzione con prodotti biologici. Inoltre come membro di numerosi consigli scientifici e direttivi di associazioni impegnate nel campo culturale e ambientale: attualmente è membro del Direttivo di PAN-Italia, del Comitato Tecnico Scientifico di Gruppi di Ricerca Ecologica Lazio, del Comitato Tecnico Scientifico del Gruppo Micologico dell’Etruria Meridionale dell’Associazione Micologica Bresadola ed è consulente di ISDE – Medici per l’ambiente e European Consumers. 



martedì 21 gennaio 2020

Monterano, solidarietà al Guardiaparco travolto e ferito

Domenica 19 gennaio un Guardiaparco della Riserva Naturale Monterano (che con i suoi 900 ettari in uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Romana costituisce un particolare connubio tra aspetti geologici, floristici, faunistici e presenze storiche), intervenuto con i colleghi per bloccare alcune moto da cross che circolavano furiostrada nell'area protetta (contravvenendo sia la legge regionale sulle aree naturali protette n. 29 del 1997 sia al divieto di circolazione sulla strada vicinale comunale il cui transito è riservato ai soli autorizzati), è stato intenzionalemente investito e travolto da uno dei motociclisti.

Il Guardiaparco ha riportato diversi traumi ed è al momento ricoverato in ospedale per le cure del caso: i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio gli esprimono la piena solidarietà e gli augurano una celere e piena guarigione.

Fortunatamente gli altri Guardiaparco sono riusciti ad impedire la fuga dell'aggressore, che, grazie alla collaborazione dei Carabinieri del Comando Stazione di Manziana, è stato prontamente arrestato e processato per direttissima presso il Tribunale di Civitavecchia.

I GRE ringraziano tutti i Guardiaparco del Lazio che con il proprio per prezioso lavoro contribuiscono ogni giorno alla conservazione, alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio naturale.

venerdì 17 gennaio 2020

Biomasse legnose, la pericolosità per la salute

Una ricerca pubblicata sul Lancet, estesa a livello mondiale negli ambienti urbani e rurali, ha stimato in circa 4,2 milioni ogni anno le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico, principalmente a causa del PM2,5. Secondo gli autori, la maggior parte delle morti premature avvengono in Asia (soprattutto in India e Cina) e sono dovute all’inquinamento causato dalla combustione di residui fossili (carbone); tuttavia, vi sono importanti emissioni dannose anche negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto a causa del traffico veicolare, della produzione energetica e industriale e delle attività agricole.
 
A settembre 2019, il dott. Ugo Corrieri, Coordinatore di ISDE-Medici per l'Ambiente per il Centro Italia, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Epidemiologia e Prevenzione lo studio "Le biomasse legnose non sono vere energie rinnovabili e il loro uso causa gravi effetti sulla salute": basandosi essenzialmente su dati ufficiali forniti dall’Agenzia ambientale europea (EEA), dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dal Gestore servizi energetici (GSE, società integralmente controllata dal Ministero italiano dell’economia), lo studio ha inteso mostrare come in Italia sia grande l’impatto sulla salute della popolazione dovuto alle emissioni di PM2,5 da parte della combustione di tutte le biomasse legnose, e come una parte non trascurabile di questo impatto sia dovuta alle centrali a biomasse incentivate con denaro pubblico per la produzione di energia elettrica. Si analizzano, inoltre, altri problemi che le biomasse causano all’ambiente e alla salute umana.

Ringraziamo il dott. Ugo Corrieri per averci inviato il seguente prezioso stralcio del suo studio (che ci sentiamo di condividere in toto), autorizzandoci alla divulgazione dello stesso:


1) le Biomasse sono gravemente climalteranti: per ogni kW ora di elettricità prodotta con biomasse legnose viene emessa 1,5 volte la CO2 emessa col carbone e 3 volte la CO2 emessa con gas naturale. Tale CO2 viene emessa in pochi secondi bruciando un albero di 100 anni e occorreranno altri 100 anni perché un nuovo albero (sempre che venga piantato!), crescendo, la assorba. E noi questo tempo non lo abbiamo: proseguendo con questo aumento, tra 100 anni le emissioni di CO2 avranno reso impossibile la vita umana sulla terra. Soprattutto, secondo il rapporto dell’8.10.2018, redatto a Incheon (Corea del Sud) dall’Intergovernmental Panel for Climate Change, IPCC (Gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), frutto di due anni di lavoro di 91 ricercatori di 44 paesi che hanno esaminato 6.000 studi e valutato 42.000 dichiarazioni di colleghi e governi, il riscaldamento globale supererà la soglia di +1,5 gradi nel 2030. Quindi sono disponibili solo pochi anni per invertire la tendenza e per diminuire significativamente le quantità di CO2 emesse in atmosfera non dobbiamo più bruciare combustibili fossili, e in primo luogo le biomasse legnose, che ne emettono più degli altri!
Oltre alle emissioni dirette della combustione, vi sono ulteriori importanti emissioni dovute al taglio e trasporto a distanza delle biomasse.
Infine, gli accordi internazionali prevedono che la biomassa importata per la combustione non venga conteggiata nel bilancio delle emissioni del paese importatore e ciò aggrava notevolmente il bilancio effettivo della CO2 emessa dalle nostre centrali.

2) soprattutto, le biomasse uccidono circa 20.000 italiani ogni anno. Il calcolo è semplice e preciso: l’Agenzia Ambientale Europea-EEA (Air Quality in Europe, Report 2018) attribuisce all’Italia (dati riferiti al 2015) 60600 morti precoci ogni anno per il PM2,5 atmosferico. Secondo ISPRA, circa la metà del PM2,5 è secondario e circa la metà è primario emissivo e sempre secondo ISPRA oltre il 68% del PM2,5 primario emissivo è emesso dalla combustione di tutte le biomasse solide (dalle stufe alle centrali). Le biomasse, quindi, causano con certezza circa 20.000 morti precoci ogni anno. Ci sono poi malattie e morti in più, difficili da stimare come numero, dovute alle emissioni di diossina e furani, mercurio, arsenico, IPA ecc. che vengono emessi bruciando legno. Una parte di queste morti precoci sono dovute alle emissioni di PM2,5 delle centrali a biomasse direttamente incentivate con denaro pubblico dal GSE (causando come minimo circa 1500 morti/anno), ma di fatto tutta la combustione del legno viene incentivata in vari modi (IVA agevolata ecc.) e ciò è assolutamente inammissibile. I dati sono costanti: ad esempio, l’Air Quality in Europe, Report 2019, da poco uscito, certifica una lieve diminuzione, cioè 58600 morti precoci/anno in Italia per PM2,5 (dati riferiti al 2016), ma ISPRA, che è avanti un anno rispetto all’EEA, nel suo “Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera 1990-2017, Informative Inventory Report 2019”, anch’esso da poco uscito, certifica che nel 2017 vi è stato un aumento del PM2,5 emissivo in atmosfera, totalmente dovuto alle emissioni delle biomasse, che sono incrementate del 9,4% ripeto al 2016, e di conseguenza si può prevedere che le morti precoci stimate per il PM2,5, nel prossimo Report EEA che sarà riferito al 2017, nuovamente per l’Italia aumenteranno.
Non è ammissibile che per le pressioni delle “lobby del legno”, cioè di AIEL (le industrie che producono plettes, caldaie, centrali a Biomasse ecc.) e degli Agronomi che traggono lauti guadagni dai progetti di taglio degli alberi, lo Stato Italiano debba incentivare la combustione del legno che uccide, dati alla mano, ogni anno oltre 20.000 suoi cittadini: quando ad esempio l’uso del gas naturale, che produce 2.000 volte meno pm2,5, produrrebbe 2.000 volte meno morti precoci, cioè 10 (dieci) morti/anno anziché ventimila!
Ed è parimenti inammissibile che la Società pubblica partecipata “Ricerca Sistema Energetico, RSE S.p.A.”, in data 25/11/2019 su un dossier concernente “Energia delle Biomasse legnose” possa impunemente sostenere tesi opposte alle concordi evidenze scientifiche affermando a) che le emissioni di CO2 delle biomasse siano “del tutto equivalenti al fotovoltaico (clamoroso falso, come vedasi sopra); b) che le emissioni di particolato siano drasticamente ridotte dai filtri a maniche (è vero l’opposto: ISPRA, nell’Italian Emission Inventory 1990-2017: Informative Inventory Report 2019 riferito alle emissioni 2017, da poco pubblicato, mostra come nel settore M2, composto al 99% dalla combustione di tutte le biomasse legnose, le emissioni di PM2,5 siano aumentate di quasi il 10% rispetto al 2016 e direttamente, sempre ISPRA ha comunicato come il fattore di emissione attuale delle biomasse legnose sia 388 g di PM2,5 per ogni Gj di energia prodotto (312g/Gj le centrali a biomasse), a conferma del fatto, anch’esso scientificamente verificato, che le dimensioni delle polveri sottili emesse dal legno siano dell’ordine della nanoparticelle (diametro dell’elica del DNA), che nessun filtro è in grado di trattenere. Non è possibile che interessi economici debbano portare ad affermazioni false da parte di società partecipate dallo Stato, tacendo inammissibili rischi per la vita delle persone!

3) Senza incentivi, produrre energie da biomasse può essere antieconomico e l’energia utilizzata può addirittura superare l’energia prodotta! Lo dimostrano vari studi che riporto nel mio articolo allegato.

4) Le biomasse comportano rischi di incendi e di infiltrazioni mafiose. Secondo il Procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo e il Capo della Protezione civile regionale calabrese Carlo Tansi (Avvenire.it del 9.8.2017), dietro gli incendi nel Parco della Sila ci sono aziende forestali, che riforniscono di legname le centrali elettriche a biomasse: gli alberi bruciati mantengono un 70% di potere calorico e vengono cippati e bruciati nelle centrali, mentre senza incendi, essendo in un Parco nazionale, nessuno avrebbe potuto toccarli.

5) Le biomasse sono responsabili del taglio generalizzato degli alberi. Stanno causando la distruzione delle nostre foreste e delle alberature delle nostre città. Il consumo italiano di biomasse forestali vergini, secondo GSE (2017), tra elettrico e termico è circa 52 Mton/anno mentre secondo ENEA (2017) disporremo “solo” di 26 Mton/anno di biomasse vergini: la metà! Per mantenere accese le centrali stiamo deforestando e tagliando alberi dappertutto con le più varie motivazioni, ovviamente surrettizie…

6) Cominciamo ad avere anche evidenze scientifiche dirette di danni alla salute: danni respiratori, neurotossici e aumento del rischio cancerogeno sono mostrati nei lavoratori e negli abitanti vicino alle centrali a biomasse da vari studi scientifici, che riporto nel mio articolo allegato.

Biomasse a via Prenestina, i GRE ammessi alla Conferenza di Servizi

La Regione Lazio ha comunicato che i GRE potranno partecipare all'eventuale Conferenza di Servizi in merito alla alla proposta di allocazione di un impianto a biomasse al civico 1280 di via Prenestina, tra i quartieri Colle Prenestino e Colle Monfortani ed immediatamente a ridosso dell'Istituto Tecnico Agrario Statale Emilio Sereni, presentata da un imprenditore privato.

Insieme a noi ci saranno anche il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona (con il quale abbiamo collaborato alla preparazione delle osservazioni ostative al progetto), il Comitato di Quartiere Colle Monfortani, l'Associazione Case Rosse 2014 ed il Comitato Raccolta Fondi per la Tutela della salute e dell'Ambiente del VI Municipio di Roma.

La data della Conferenza non è stata ancora fissata e ci verrà tempestivamente comunicata dalla Regione. Ad onor del vero, continuamo a confidare che, per la totale incompatibilità del progetto con il sito individuato (come ben fatto rilevare anche dal Municipio VI), la Regione archivi direttamente la proposta senza nemmeno arrivare a convocare la Conferenza di Servizi nè comprenderemmo l'ostinazione a proseguire l'iter amministrativo; tuttavia, siamo pronti a rappresentare con determinazione le istanze a tutela dei cittadini e dell'ambiente e contro questo scempio che infliggerebbe un'ulteriore piaga al già martoriato quadrante Est di Roma Capitale!