Horizontal Popup Menù with Images
consigli e idee dalla rete news dalle Istituzioni aree protette energie in circolo
Visualizzazione post con etichetta magliano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta magliano. Mostra tutti i post

martedì 26 novembre 2019

Magliano Romano, i GRE in audizione presso la Regione


Un momento dell'intervento di Tullio Carbonetti (GRE)
Convocata dal Presidente della X Commissione consiliare della Regione Lazio, Marco Cacciatore, si è tenuta questa mattina una partecipata audizione sulla Discarica di Magliano Romano. 

Oltre al Sindaco di Magliano Romano Francesco Mancini, i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio e le altre associazioni ricorrenti al TAR, sono intervenuti i sindaci di Castelnuovo di Porto e Riano, oltre ad un comitato di Albano che da anni si batte contro l’inceneritore sito nel Comune.

Sia l’esaustiva prefazione del Presidente Cacciatore, che gli interventi del Sindaco di Magliano Romano, e di quelli di Riano e Castelnuovo hanno potuto evidenziare come i comuni vivano da anni nell’incertezza amministrativa di procedimenti autorizzativi infiniti, anche dove le condizioni sembrano evidenziare l’impossibilità di un esito positivo.

L’associazione Ecologica  Monti Sabatini ha riassunto, per voce del nuovo Presidente, l’Ingegner Amendolea quanto avvenuto fino ad oggi, mentre i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio (rappresentati dal vicepresidente Tullio Carbonetti) ed il Comitato No discarica hanno sottolineato come la Regione Lazio sia stata sia commissariata dal Ministero dell’Ambiente, quanto costretta più volte al risarcimento delle spese di giudizio.

Una condizione che l’Assessorato si è impegnato a considerare con ulteriore attenzione, vista l’imminente chiusura della Conferenza dei Servizi in attesa degli ultimi 3 pareri.

Hanno chiuso la seduta gli interventi del Consigliere Daniele Giannini, che ha richiesto una moratoria sulle nuove autorizzazioni, e specialmente di quelle richieste da privati,  nelle more dell’approvazione del Piano Rifiuti regionale mentre il Consigliere Emiliano Minnucci ha comunicato l’imminente trattazione del Piano Rifiuti presso la competente commissione

venerdì 22 novembre 2019

Discarica di Magliano Romano: i GRE invitati in audizione in Regione Lazio

Il Presidente della X Commissione permanente "Urbanistica, politiche abitative, rifiuti" Marco Cacciatore ha invitato i Gruppi Ricerca Ecologica all'Audizione n.27 calendarizzata per il prossimo martedì 26 novembre alle ore 12 presso la sala Latini del Consiglio regionale del Lazio, in via della Pisana 1301.

All'incontro saranno presenti anchè l'arch. Flaminia Tosini della Direzione Regionale Politiche Ambientali e Ciclo dei rifiuti della Regione Lazio, il Sindaco di Magliano Romano dott. Francesco Mancini, il Presidente dell'Associazione Raggio Verde avv. Alessandro Di Matteo, il Presidente del Comitato No Discarica Magliano Romano dott. Alessio de Guttry, il Presidente dell'Associazione Ecologica Monti Sabatini ing. Giuseppe Amendolea.

giovedì 3 ottobre 2019

Magliano Romano, le motivazioni del NO del Comune alla nuova richiesta di ampliamento della discarica

Non trova serenità la comunità di Magliano Romano, ancora chiamata a difendersi dall'istanza di modifica sostanziale della discarica di inerti presente sul suo territorio.

Questa volta l'intenzione della proprietà è ottenere un'autorizzazione in deroga per realizzare un impianto di trattamento chimico fisico del percolato.

Ferma, però, l'opposizione dell'Amministrazione comunale retta dal sindaco Francesco Mancini, la quale il 26 settembre ha inviato al Dipartimento Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio le proprie osservazioni.

Ecco quanto puntualmente è scritto nel documento, inviato anche ai Gruppi Ricerca Ecologica Lazio che da anni affiancano in questa battaglia, insieme all'associazione Raggio Verde, l'Amministrazione e il Comitato No Discarica Magliano Romano:
  1. si fa notare che la società [omissis] sostiene che: "...il nuovo progetto proposto prevede i livelli di tutela di una discarica di non pericolosi e che pertanto solo formalmente risulta essere una discarica di rifiuti ineri..." e ancora "...la Regione ha imposto e ben volentieri è stata assecondata da [omissis] la realizzazione della suddetta discarica, con caratteristiche superiori rispetto alle condizioni poste dal D.Lgs.36/03 per le discariche di rifiuti inerti...". Tali circostanze sembrano essere poste dalla stessa società come fattori che possano favorire il rilascio dell'autorizzazione in deroga, mentre al contrario trattasi di presidi ambientali prescritti dalla Regione al momento del rilascio dell'autorizzazione. Si esprimono pertanto forti perplessità rispetto all'idoneità dell'attuale sistema di impermeabilizzazione del sito all'accoglimento di rifiuti aventi valori limite superiori a quelli oggetto della V.I.A. a corredo dell'autorizzazione in essere e della V.I.A. ad essa collegata. Si esprime pertanto parere sfavorevole non essendo presente alcuno studio di impatto ambientale che chiarisca l'idoneità del sito rispetto ai nuovi valori limite;
  2. la deroga non specifica i singoli codici CER per cui è stata richiesta, né risulta prodotta dal gestore documentazione che dimostri l'impossibilità di rispettare gli attuali criteri di ammissibilità per i codici presenti in autorizzazione. La deroga ex art.10 deve essere motivata in ordine ai singoli codici CER, riscontrati allo stato inammissibili e non astrattamente tali, e non può essere applicata all'intero impianto senza alcuna valutazione in merito alle possibili interazioni all'interno del corpo di discarica dei rifiuti abbancati anche alla luce del numero discutibile di codici CER autorizzati per una discarica di inerti. A tal proposito si segnala che lo stesso Ministero dell'Ambiente a seguito del commissariamento (non validazione) esprimeva forti perplessità rispetto al numero di codici autorizzati e sollecitava la Regione ad una puntuale verifica rispetto alla natura inerte degli stessi; si esprime pertanto parere sfavorevole non essendo presente alcuna valutazioni in merito ai singoli CER per i quali è stata richiesta la deroga, né rispetto alle possibili interazioni dei rifiuti conferibili e posto che prima di autorizzare tali deroghe occorre conoscere con la massima precisione la composizione, la capacità di produrre colaticcio, il comportamento a lungo termine e le caratteristiche generali dei rifiuti da collocare in discarica; è quindi necessario considerare anche le caratteristiche dei rifiuti per i quali sono richieste le deroghe ai criteri di ammissibilità;
  3. l'analisi del rischio elaborata dalla società [omissis] dovrebbe riferirsi anche ai valori della risorsa idrica della falda e non ai valori di fondo naturale geochimico dei terreni circostanti la discarica che tra le altre cose sono stati posti in discussione nel recente procedimento V.I.A. di riclassificazione della discarica di inerti peraltro mai concluso; inoltre l'analisi del rischio è del tutto generica e carente non essendo presenti indicazioni sulla composizione dei rifiuti da allocare in discarica, sulla loro capacità di produrre percolato, sul comportamento a lungo termine e sulle caratteristiche chimico fisiche degli stessi. Si esprime parere sfavorevole in quanto la valutazione di rischio risulta carente rispetto alle caratteristiche chimico - fisiche e merceologiche dei rifiuti da ammettere allo smaltimento, in particolare a:
  • idoneità del sito;
  • caratteristiche, possibili effetti sulle emissioni della discarica in termini di produzione di percolato;
  • idoneità dei presidi ambientali della discarica;
  • idoneità delle modalità gestionali della discarica.
Per quanto concerne l'istanza di modifica sostanziale della autorizzazione ex art.208 D.Lgs.152/2006 e artt.15 e 16 L.R.27/98 costituita da impianto di trattamento chimico fisico del percolato, come già precedentemente esposto si osserva quanto segue:
  1. l'impianto oggetto di autorizzazione risulta essere a tutti gli effetti un nuovo ed autonomo impianto di smaltimento rifiuti, autorizzato in D9 e D15, e non come un mero impianto di depurazione a servizio dell'attuale discarica di inerti. Peraltro rende perplessi l'asserita e certificata da A.R.P.A. assenza di produzione di percolato tale da giustificare la realizzazione di un impianto connesso all'attuale discarica di inerti di dimensioni sproporzionate rispetto alla produzione storica di percolato dell'impianto. Si ritiene necessario sottoporre il progetto a V.I.A. . Si esprime parere sfavorevole in quanto risulta assente agli atti uno studio di impatto ambientale atto a verificare la compatibilità del nuovo impianto di smaltimento con l'area in oggetto.
  2. Richiamato il D.lgs.152/2006, art.124 (Criteri generali) che testualmente recita:
9. Per gli scarichi in un corso d'acqua nel quale sia accertata una portata naturale nulla per oltre centoventi giorni annui, oppure in un corpo idrico non significativo, l'autorizzazione tiene conto del periodo di portata nulla e della capacità di diluizione del corpo idrico negli altri periodi, e stabilisce prescrizioni e limiti al fine di garantire le capacità autodepurative del corpo ricettore e la difesa delle acque sotterranee.
10. in relazione alle caratteristiche tecniche dello scarico, alla sua localizzazione e alle condizioni locali dell'ambiente interessato, l'autorizzazione contiene le ulteriori prescrizioni tecniche volte a garantire che lo scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse, avvenga in conformità alle disposizioni della parte terza del presente decreto e senza che consegua alcun pregiudizio per il corpo ricettore, per la salute pubblica e l'ambiente.

Per quanto riguarda la valutazione della portata naturale del corso d'acqua in cui devono essere effettuati gli scarichi, sul punto non risulta attualemente nessun nuovo parere dalla Città Metropolitana di Roma Capitale (ovvero risulta agli atti esclusivamente il precedente parere negativo) né acquisito l'assenso da parte dell'Ente gestore del corso d'acqua CBTAR.

Si precisa che la valutazione della portata, questa deve essere effettuata su uno studio del bacino di alimentazione del corso d'acqua in relazione alle osservazioni e ai dati disponibili in letteratura. Il fosso che passa a fianco della discarica è considerato un fosso effimero, con una portata estremamente ridotta e con lunghi periodi di secca (figura 1).

Figura 1 - carta idrogeologica della Regione Lazio
 Si esprime pertanto parere sfavorevole in quanto l'istanza risulta cartente delle soprarichiamate autorizzazioni.

Inoltre si fa notare che l'istanza in oggetto è stata riattivata d'ufficio e istruita dalla Regione Lazio come modifica sostanziale, con l'asserito obiettivo di valutare complessivamente le due istanze coeve, già oggetto di annullamento del TAR, al fine di evitare il frazionamento delle autorizzazioni e l'elusione di una complessa V.I.A.. Pertanto come più volte ribadito e come espresso dal TAR, si segnala la necessità di sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale le modifiche sostanziali proposte.

Ad ogni buon fine, si evidenzia che da un esame cartografico delle Tavole elaborate dalla Città Metropolitana di Roma Capitale finalizzare alla localizzazione degli impianti di gestione rifiuti secondo quanto disciplinato dal Piano di Gestione dei Rifiuti del Lazio approvato con D. C.R. n.14/2012 (Tavola 1 - Tavola 2), l'area interessata rientra nel fattore escludente totale, pertanto non idonea alla realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento rifiuti (figura 2).

Figura 2 - determinazione dirigenziale R.U.5545 del 20/12/2018 - Città Metropolitana di Roma Capitale
In attesa di un Vs. riscontro, il Comune di Magliano Romano osserva quanto sopra esposto e rappresentato e rimette a Codesto spett. Ente gli adempimenti di competenza.

martedì 11 dicembre 2018

Magliano Romano, il punto sulla discarica

Sabato 15 convegno dei GRE, Raggio Verde, Comitato No Discarica e Amministrazione comunale


"La tutela del territorio: la discarica di Magliano Romano, risultati raggiunti e prospettive future": questo il titolo dell'appuntamento previsto per sabato 15 dicembre 2018 alle ore 17.00 presso la sala consiliare Comune di Magliano Romano, sita a Piazza Risorgimento, 1. Interverranno gli avvocati dell’Associazione Raggio Verde Vittorina Teofilatto, Daniela Terracciano, Alessandro Di Matteo, il sindaco di Magliano Romano Francesco Mancini, il vicepresidente del Gre Lazio Tullio Carbonetti, il presidente del Comitato “No Discarica Magliano Romano” Alessio de Guttry.
 

mercoledì 10 ottobre 2018

La lezione del Ministero dell'Ambiente alla Regione Lazio

...ancora in merito alle autorizzazioni alla discarica di Magliano Romano...
La discarica di Magliano Romano è una discarica di rifiuti inerti, vale a dire di rifiuti che non dovrebbero subire trasformazioni fisiche, chimiche e biologiche significative, non dovrebbero essere oggetto di reazioni fisiche o chimiche, non dovrebbero, in poche parole, inquinare. Per tale motivo i rifiuti indicati dalla normativa europea come inerti e da non sottoporre a trattamento prima di essere conferiti in discarica sono pochissimi.
La Regione Lazio ha invece consentito al gestore della discarica di Magliano Romano, nel corso degli anni e talora addirittura con il silenzio assenso, di accettare in discarica ben 94 codici CER, un numero di codici CER che non si vede nemmeno nelle discariche di rifiuti non pericolosi!
Alla reiterata “modifica non sostanziale” di ampliamento dei conferimenti con altri 21 codici CER, autorizzata dalla Regione Lazio con determinazione n. G09137 del 2015, il Comitato No discarica di Magliano Romano e il Gre Lazio hanno impugnato tale determinazione, che è stata annullata dal TAR del Lazio con sentenza n. 5274/2016.
Non paga, la Regione Lazio ha, con determinazione n. G12156 del 20 Ottobre 2016, sostanzialmente reiterato il provvedimento di autorizzazione dei 21 codici CER annullato dal TAR, disattendendo i principi indicati nella citata sentenza, una vera pietra miliare del diritto ambientale.
Il Comitato No discarica di Magliano Romano e il Gre Lazio hanno quindi incardinato un giudizio di ottemperanza, ottenendo dal TAR del Lazio, con sentenza n. 9428/2017, la declaratoria di nullità del provvedimento del 20 Ottobre 2016, elusivo del giudicato e la nomina del Ministero dell'Ambiente quale commissario ad acta incaricato ad ottemperare alla sentenza n. 5274/2016.
Nel mese di Agosto 2018, la Commissione ad acta nominata dal Ministero dell'Ambiente, della quale ha fatto parte la dott.ssa Rosanna Laraia dell'ISPRA, ha terminato il suo lavoro. 
La Commissione ha stabilito che dei 21 codici CER, che la Regione Lazio autorizzava con grande facilità, solo 6, potessero essere autorizzati. 
Dunque, la Regione Lazio, con diabolica perseveranza, per ben due volte, autorizzava 15 codici CER che non erano rifiuti inerti, esponendo il territorio a rischi di inquinamento per l'ambiente, difficilmente riparabili con la ridicola garanzia finanziaria di € 211.830 che il gestore ha presentato alla Regione Lazio.

Non solo.
La Commissione ha anche accertato l'illegittimità di una autorizzazione mediante silenzio-assenso (!) per due codici CER, fanghi di dragaggio e fanghi prodotti dalle operazioni di bonifica, avvenuta con Determinazione G04580 del 10 Aprile 2014.
Non si comprende come possa avere la Regione Lazio autorizzato mediante silenzio assenso il conferimento di rifiuti in discarica. Mistero tutto laziale!
La Commissione, sui due codici CER autorizzati con tale anomala procedura, ha raccomandato l'applicazione del protocollo di accettazione, elaborato per gli altri 6 codici CER autorizzati. 
Non sappiamo se la Regione Lazio, che non ha finora ancora provveduto a pubblicare il provvedimento della Commissione come era invece onerata a fare, vorrà recepire tale raccomandazione.

La Commissione, infine, ha espresso forti dubbi sulle precedenti autorizzazioni affermando che “l'ammissione nel corpo della discarica di rifiuti di diversa natura e provenienza può alterare gli equilibri e quindi generare reazioni chimiche durante la vita dell'impianto” e ha quindi disposto l'effettuazione da parte dell'ARPA di controlli onde verificare l'adeguatezza dei presidi ambientali progettati e realizzati in base alla natura dei rifiuti ammessi. 
Anche sul punto non risulta che siano stati fatti passi avanti dalla Regione Lazio.

Da questo resoconto si può trarre dunque una lezione, che ci deve tutti far riflettere. 
Solo a seguito dell'iniziativa di un comitato e di un'associazione è stato possibile richiamare la Regione Lazio all'adempimento della sua funzione di tutela del territorio. E' una constatazione triste, perché evidenzia quanto non si possa fare affidamento sulle istituzioni, ma il risultato ottenuto, nonostante tutto, dal Comitato No discarica Magliano Romano e Gre Lazio che il ricorso alla Giustizia può dare i suoi frutti. 


Roma, 09.10.2018
Gre Lazio
Raggio Verde
Comitato No discarica di Magliano Romano

martedì 15 maggio 2018

Domenica 20 maggio, Frutti Antichi del Lazio in mostra


mercoledì 10 gennaio 2018

I percorsi dell'identità: un viaggio alla riscoperta del territorio e delle nostre radici con i GRE Lazio

I Gruppi Ricerca Ecologica del Lazio sono lieti di presentare il programma delle escursioni organizzate per il 2018: dopo il grande successo delle uscite del 2017, ecco sei tappe per riscoprire la storia e i paesaggi che ci circondano.

Si parte il 15 aprile sul Monte Soratte (in provincia di Roma), dove percorreremo l'anello della montagna "sacra" ai romani. 

Il 20 maggio percorreremo gli antichi sentieri dei popoli Falisci nel Parco del Treja (in provincia di Viterbo). 

Il 17 giugno domineremo dall'alto del Picco di Circe (in provincia di Latina) le isole ponziane, l'intera costa laziale meridionale ed il litorale domitio

Il 16 settembre andremo lungo la via dei monasteri fino al lago di San Benedetto, nella Valle dell'Aniene (in provincia di Roma). 

Il 28 ottobre scaleremo il Monte Giano fino a sovrastare le gole del fiume Velino (in provincia di Rieti). 

Il 10 novembre riscopriremo il sentiero Coleman ed il sentiero del lupo sui Monti Lucretili, da Tivoli in direzione di San Polo dei Cavalieri (in provincia di Roma).

Uscita per uscita forniremo tutte le informazioni utili sui percorsi e per la partecipazione. Quasi tutti gli appuntamenti, ad ogni modo, sono di livello turistico e programmati per essere accessibili anche alle famiglie con bambini.

Il trekking è in notevole crescita negli ultimi anni: soddisfare la necessità di fuggire dagli schemi quotidiani della città, ritrovare quel senso di appartenenza alla nostra storia e ai nostri paesaggi, ripercorrere i passi dei nostri padri fino ai giorni nostri, in un territorio che racchiude le radici del nostro presente e della nostra identità.

Le nostre escursioni, oltre ad essere portatrici di benessere psicofisico ed occasione per il monitoraggio e lo studio degli ecosistemi, contribuiscono a riscoprire quel sentimento comunitario e di condivisione con chi marcia al nostro fianco, sul nostro cammino, di valori e sensazioni che ci legano l'un l'altro indissolubilmente.

In poche parole un ritorno a casa,  perché come diceva Tolkien: "Le radici profonde non gelano".

lunedì 27 novembre 2017

La Festa dell'Albero a Magliano Romano (Rm)


mercoledì 22 novembre 2017

La Festa dell'Albero a Formello (Rm)


sabato 18 novembre 2017

Festa dell'Albero, doppio appuntamento con i GRE

Quest'anno la celebriamo a Formello, in collaborazione con Fare Verde e con il patrocinio del Parco di Veio,  dell'Ordine dei Dottori agronomi e forestali della provincia di Roma e del Comune di Formello.

Ed il 24 si replica a Magliano Romano, in collaborazione con l'Associazione di Promozione Sociale Territorio.

Ma cos'è la Festa dell'Albero?

Ecco come la descriveva il disciolto Corpo Forestale dello Stato:

La "Festa dell' albero" è una delle più antiche cerimonie nate in ambito forestale e rappresenta la celebrazione che meglio dimostra come il culto ed il rispetto dell'albero affermino il progresso civile, sociale, ecologico ed economico di un popolo. 

Fin dai tempi più antichi all'Albero ed ai boschi veniva attribuita una grande importanza, e già nella primissima epoca romana gli alberi erano classificati in olimpici, monumentali, divinizzanti, eroici, ferali, felici, infausti; i boschi erano suddivisi in sacri, divinizzanti e profani. 

Si può dire che i Romani, con le loro usanze ed i loro culti precorsero l'odierna festa degli alberi; questi erano tutelati e conservati anche per motivi legati alla religione ed era consuetudine consacrare i boschi al culto delle divinità dell'epoca. Con l'esempio di pubbliche piantagioni si volle poi insinuare nel popolo l'importanza della coltivazione degli alberi, imitando peraltro in quest'aspetto le usanze ancora più antiche dei greci e dei popoli orientali presso i quali erano già diffuse la pratica dell'albericoltura e dell'impianto di boschi. 

Numerosi sono i documenti del passato che testimoniano quanto diffuso fosse l'impianto di nuove piantine in occasione di feste, ricorrenze ed avvenimenti. La più grande festa silvana in epoca romana era la "Festa Lucaria" che cadeva il 19 luglio, nel corso della quale, oltre ai riti propiziatori si festeggiavano le particelle di bosco impiantate nei mesi precedenti.

Numerosi erano inoltre i numi e i geni tutelari dei boschi e delle selve come Silvano che veniva rappresentato in procinto di collocare a dimora una piantina di cipresso.

In epoca moderna la necessità di educare la popolazione al rispetto ed all'amore degli alberi anche attraverso una celebrazione si concretizzò per la prima volta in alcuni stati del Nord America intorno alla seconda metà dell'Ottocento quando, in conseguenza di spaventose inondazioni, larga parte del territorio fu colpita da disastrosi disboscamenti. Per questo motivo, nel 1872, il Governatore dello Stato del Nebraska, Sterling Morton, pensò di dedicare un giorno all'anno alla piantagione di alberi per creare una coscienza ecologica nella popolazione e per accrescere, così, anche il patrimonio forestale del proprio paese. 

Quel giorno fu chiamato Arbor day e la sua risonanza giunse anche in Europa dove trovò molti estimatori che diffusero l'iniziativa.

In Italia la prima "Festa dell'albero" fu celebrata nel 1898 per iniziativa dallo statista Guido Baccelli, quando ricopriva la carica di Ministro della Pubblica Istruzione. Nella legge forestale del 1923, essa fu istituzionalizzata nell'art. 104 che recita: "E' istituita la Festa degli alberi. Essa sarà celebrata ogni anno nelle forme che saranno stabilite di accordo fra i Ministri dell'Economia Nazionale e dell'Istruzione Pubblica" con lo scopo di infondere nei giovani il rispetto e l'amore per la natura e per la difesa degli alberi.

Nel 1951 una circolare del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste stabiliva che la "Festa degli alberi" si dovesse svolgere il 21 Novembre di ogni anno, con possibilità di differire tale data al 21 marzo nei comuni di alta montagna.

La celebrazione si è svolta con regolarità e con rilevanza nazionale fino al 1979; successivamente è stata delegata alle Regioni che hanno provveduto e provvedono localmente ad organizzare gli eventi celebrativi. 

La "Festa degli Alberi", oggi, mantiene inalterato il valore delle sue finalità istitutive che sono ancor più attuali di un secolo fa e rappresenta un importante strumento per creare una sana coscienza ecologica nelle generazioni future che si troveranno ad affrontare problemi ed emergenze ambientali sempre nuovi e su scala globale. 

lunedì 28 agosto 2017

Dopo 4 giorni, un'altra vittoria dei GRE salva il Treja

Stamattina il TAR LAZIO ha annullato anche le determinazioni della Regione Lazio concernenti la deroga ai valori limite e l'impianto di percolato di Magliano Romano (determinazione del 31 marzo 2016 n. G03100, pubblicata sul BURL Lazio il 7 aprile 2016). 

Dopo questa nuova vittoria a difesa dell'ambiente, del territorio, della comunità locale e dell'economia, resa possibile grazie alla professionalità degli avvocati Vittorina Teofilatto, Daniela Terracciano e Alessandro Di Matteo, ripercorriamo la storia giudiziaria - amministrativa della discarica di Magliano , autorizzata nel 2012 dalla Regione Lazio (determinazione 8006167 del 17 settembre 2012) per ricevere rifiuti inerti di oltre 92 diversi codici CER, la cui natura inerte, in base al provvedimento autorizzativo, deve essere attestata dal conferitore e controllata dal gestore della discarica.

Nel 2015 la Regione aveva provato (con una modifica non sostanziale approvata con determinazione G09137 del 22 luglio 2015) ad ampliare la gamma di codici CER ricevibile da parte della discarica, ma il provvedimento fu stato annullato dal T.A.R. del Lazio su ricorso dei GRE, del Comitato No Discarica, e dell'Amministrazione Comunale (sentenza n. 5274 del 6 maggio 2016).

Il 14 agosto 2014, tuttavia, Idea 4 S.r.l. (la società proprietaria della discarica) presentò alla Città metropolitana di Roma Capitale una domanda per ottenere l'autorizzazione alla realizzazione di un impianto di trattamento chimico-fisico del percolato prodotto dalla discarica, dopo che la Regione Lazio (con determinazione dirigenziale n. G11128 del 31 luglio 2014) ne aveva escluso l'assoggettabilità alla procedura di V.I.A. a condizione che fossero rispettate le prescrizioni contenute nella Relazione Istruttoria. Ma dopo quattro mesi la Città metropolitana di Roma Capitale si dichiarò incompetente, sostenendo che l'impianto fosse connesso alla discarica di inerti già autorizzata con determinazione n. A06398 dalla Regione Lazio.

Il 7 maggio 2015 Idea 4 presentò alla Regione Lazio un nuovo progetto, a suo dire oggetto solo di alcune precisazioni e piccole modifiche rispetto al progetto presentato in Provincia e all'area V.I.A., ma che in realtà tendeva a realizzare un impianto di trattamento del percolato prodotto dalla stessa discarica per rifiuti inerti (costituenti rifiuti portanti codici CER 190206, fanghi prodotti da trattamento chimico-fisico, e CER 190814, fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque Industriali diverse da 190803 - non pericolose - questi ultimi smaltibili nella stessa discarica, in base alla determinazione G09137 del 22 luglio 2015, annullata dal T.A.R. del Lazio con sentenza n. 5274/2016) nonché allo scarico delle c.d. "acque reflue" prodotte dall'impianto, in misura di 48 mc/giorno, nel fosso di Monte Pizio, (che afferisce al fosso Passetto Morlupo e al fosso della Selva, affluente del fiume Treja che attraversa il Parco Suburbano della Valle del Treja), dopo essere passate per un filtro a carbone e sabbia e per un pozzetto di campionamento fiscale. Le attività autorizzate ai fini della gestione di tale impianto erano le operazioni D15 (deposito preliminare di CER 190703) e D9 (trattamento chimico-fisico di CER 190703).

Ma la discarica si trova a meno di un chilometro dal centro abitato di Magliano Romano, a circa 1,5 km da due scuole (elementare - media e materna) ad aree agricole di particolare pregio (al confine esistono aziende agricole), nonché delicata dal punto di vista idrogeologico in quanto vicina al parco regionale di Veio (distanza KM 1,3) e al Parco suburbano Valle del Treja (Km 0,8). 

A poca distanza dalla discarica, inoltre, si trovano alcuni punti di approvvigionamento idrico dei Comuni siti nelle vicinanze della discarica (il pozzo comunale di emungimento dei Comuni di Magliano Romano e di Rignano Flaminio distano solo 600 metri dalla discarica) e, come se non bastasse, alcuni terreni sui quali si trova la discarica sono indicati nel PTPR (adottato con Delibera della Giunta Regionale 356/2007) come terreni costituenti paesaggi naturali di continuità, nei quali in base agli obiettivi di qualità la Regione Lazio deve attivarsi per eliminare la presenza di discariche realizzate e non sono consentite opere di ampliamento di discariche, essendo al contrarlo consentite le opere finalizzate al miglioramento della qualità del paesaggio.

L'autorizzazione della Regione, pertanto, violava il PTPR, il tutto senza sottoporre a procedimento di V.I.A. nonostante lo scarico nel Fosso di Monte Pizio (che, perlomeno per alcuni periodi dell'anno, è a portata nulla) non è mai stato autorizzato dalla Città metropolitana di Roma, che ha classificato come rifiuto le acque reflue prodotte dall'impianto.

Ma se la discarica di Magliano avrebbe dovuto essere destinata solo a materiali inerti, da dove proveniva il percolato da trattare (rifiuto definito col codice CER 190703), per giunta in quantità ritenute elevate dallo stesso Tar (48 tonnellate)?

In ricorso, inoltre, sono stati articolati due motivi di violazione di legge ed eccesso di potere:

  1. il primo motivo ripropone, con riferimento all'intero procedimento, le censure formulate nel primo motivo del ricorso introduttivo, deducendo l’illegittimità derivata del provvedimento di autorizzazione alla messa in esercizio dall’illegittimità del provvedimento di autorizzazione della modifica sostanziale dell’impianto;
  2. il secondo motivo è diretto a censurare il provvedimento con cui la Regione Lazio ha determinato di: a) prendere atto del certificato di collaudo; b) accettare le garanzie finanziarie prestate mediante polizza fideiussoria n. 201607251090307104 del 28 novembre 2016 emessa dalla Gable Insurance AG per un importo pari ad € 80.700,00; c) prendere atto degli esiti positivi del sopralluogo effettuato in data 29 luglio 2016 e quindi di consentire l'esercizio dell'impianto di trattamento di chimico fisico di percolato a servizio della discarica per inerti nel rispetto di quanto previsto nella determinazione del 31 marzo 2016.

Quanto alle garanzie finanziarie la Regione, ancora una volta, non avrebbe effettuato alcun controllo, avendo accettato la garanzia finanziaria emessa da una società, la lussemburghese Gable Insurance AG, poi sottoposta a divieto di concludere nuovi contratti e di disporre del proprio patrimonio dal 9 settembre 2016 e, in data 10 ottobre 2016, posta in amministrazione straordinaria. Quindi la Regione avrebbe accettato supinamente una polizza nulla, con ciò vanificando l’utilità stessa delle garanzie imposte per legge anche a tutela dell’ambiente.
La discarica di Magliano vista da Google maps

La determinazione impugnata sarebbe omissiva anche con riguardo al collaudo, essendosi limitata la Regione ad una mera presa d'atto del certificato di parte per di più per un impianto che rende concreto il rischio di inquinamento dell'ambiente.

Secondo il Tar del Lazio è fondata la nostra censura di eccesso di potere per difetto di istruttoria, laddove abbiamo rilevato, da un punto di vista formale, che il progetto autorizzato è diverso da quello su cui l’ARPA si era espressa nel senso della non assoggettabilità a V.I.A. e, sotto il profilo sostanziale, che la Città metropolitana di Roma non ha rilasciato l'autorizzazione per lo scarico nel Fosso di Monte Pizio (che afferisce al fosso Passetto Morlupo e al fosso della Selva, affluente del fiume Treja che attraversa il Parco Suburbano della Valle del Treja) delle acque reflue prodotte dall'impianto, classificandole come rifiuto e che, in ogni caso, il Fosso di Monte Pizio è spesso a portata nulla, situazione che renderebbe serissimo il rischio di inquinamento del suolo e delle acque sotterranee.

A tal proposito il Collegio  ha rilevato che, nel provvedimento impugnato, non si dice nulla in relazione alla portata del Fosso: la questione non è di poco conto se si considera che, nel rilasciare una autorizzazione di tal specie, vanno tenute presenti le diverse situazioni meteorologiche e climatiche, fra cui quella attuale, che si protrae da molti mesi, connotata dalla perdurante carenza di precipitazioni e da conseguente siccità che rende gli invasi, perfino i più grandi, quasi totalmente prosciugati. L’autorizzazione allo scarico dei liquidi residui, a prescindere dalla loro natura di reflui o di veri e propri rifiuti, in un Fosso il cui rischio di essere prosciugato per gran parte dell’anno è assai concreto, risulta quanto mai perplessa e azzardata, considerato che non risultano effettuati approfondimenti o indagini istruttorie sul punto, essendosi limitata la Regione a prendere atto di quanto dichiarato da Idea 4.

Alessio de Guttry - Presidente del
Comitato No Discarica
D’altra parte, sulla natura di rifiuto delle "acque reflue" la Regione si è limitata a dare atto che "il tavolo concorda sul fatto che nel caso in cui percolato sia conferito all'impianto di trattamento tramite condotta, questa debba connotarsi quale impianto di trattamento di reflui": si tratta, con tutta evidenza, di una affermazione che si riferisce a dati astratti e ipotetici ma che non ne garantisce la certa applicabilità al caso concreto dell’impianto di Idea 4.

Eppure ARPA Lazio (con nota del 30 giugno 2015 prot. 53090, quindi successiva alla chiusura del procedimento di assoggettabilità a V.I.A.) aveva chiesto integrazioni alla relazione tecnica, rappresentando la necessità di prevedere, nella richiesta, anche l'autorizzazione D15, preliminare a quella D9, nonché di integrare la relazione proprio in merito alla gestione dei rifiuti, indicando la qualità attesa del percolato in ingresso e verifiche in fase di esercizio, le verifiche qualitative successive al trattamento, la dimostrazione dell'efficacia del processo applicato, la predisposizione di un sistema di misurazione del percolato prodotto, trattato e smaltito. A seguito delle integrazioni fornite, ARPA Lazio, nella nota del 22 agosto 2015, ha evidenziato che "la società, in qualità di produttore di tale rifiuto, ha in ogni caso il dovere di classificarlo come previsto dalla vigente norma in materia di rifiuti, anche in relazione al fatto che si tratta di un codice specchio".

Osserva il Collegio che l’Agenzia preposta alla protezione dell’ambiente ha evidenziato criticità che avrebbero dovuto trovare una soluzione tranquillizzante nel testo del provvedimento; soluzione che, viceversa, manca e la cui mancanza risulta ancora più preoccupante se si considerano alcune circostanze, ben note alla Regione: infatti, alla data di adozione dell’impugnato provvedimento (31 marzo 2016) nella discarica, alla quale andrebbe asservito l'impianto, venivano conferiti oltre un centinaio di codici CER. A quelli inizialmente autorizzati seguivano i codici 170506 e 191304, tacitamente autorizzati con determinazione n. G04580 del 10 aprile 2014, con cui la Regione prendeva atto dell’intervenuta formazione del silenzio - assenso alla modifica non sostanziale per l'accesso in discarica dei suddetti due nuovi codici CER, nonchè altre 21 tipologie di codici CER, autorizzate in data 22 luglio 2015, con determinazione n. G09137. Tale ultima determinazione veniva, infatti, annullata solo successivamente, con sentenze della Sez. I Ter, n. 5274 e n. 5275, entrambe del 5 maggio 2016. 

Gli avvocati Vittorina Teofilatto, Alessandro Di Matteo e
Daniela Terracciano
Dunque, a fronte di un così elevato numero di rifiuti in ingresso nella discarica, la Regione con l'ultimo provvedimento ha autorizzato lo scarico, nell’esiguo Fosso di Monte Pizio, dei reflui risultanti dal trattamento del percolato prodotto da rifiuti la cui natura inerte non risultava affatto certa, senza che sia stato previsto un adeguato e puntuale controllo da parte di un soggetto terzo sulla composizione e sulla natura dei rifiuti conferiti.

Il Tar, traendo le somme, ha rilevato che la decisione di non sottoporre a V.I.A. la variante sostanziale per cui è causa e, soprattutto, di non considerare nella loro complessiva portata le diverse istanze presentate a scaglioni da Idea 4 S.r.l., sia il frutto di un patente difetto di istruttoria da parte della Regione, che non poteva ignorare come, nel coevo procedimento che doveva poi esitare nella determinazione G12156 del 20 ottobre 2016 riguardante l’immissione di nuovi codici CER dopo un primo annullamento giurisdizionale, ARPA Lazio fin dalla nota prot. 53916 del 2 luglio 2015, avesse richiamato l’attenzione “sulla necessità di documentare l’effettiva natura inerte dei rifiuti ammessi in discarica, con particolare riferimento a quelli il cui codice CER, definito nell’allegato D alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. e riportato nel capitolo 3 del Protocollo inviato dalla Società, non dà garanzia a priori sull’effettiva natura inerte del rifiuto stesso”.

In quella nota l’ARPA evidenziava, altresì, che “a fronte dell’ampio numero di tipologie di rifiuti che la società chiede di poter gestire, si vuole richiamare l’attenzione sul fatto che debba essere prevista una approfondita verifica per i rifiuti che potrebbero per effettive caratteristiche chimico/fisiche non essere “inerti” secondo la definizione di legge richiamata (come ad esempio i fanghi prodotti dal trattamento di effluenti industriali e delle acque reflue urbane, il compost fuori specifica, i rifiuti il cui codice CER può identificare una vasta gamma di tipologie quale il 191212, ecc. ecc.)”.

Gli atti dei procedimenti relativi ai rifiuti da conferire in discarica sono necessariamente collegati e, anzi, propedeutici a quello per cui è causa, riguardante la variante per l’impianto di trattamento del percolato al servizio della discarica. In tali procedimenti è risultata dubbia la natura “inerte” di alcuni codici CER conferiti in discarica, come evidenziato dall’ARPA, e, viepiù, risulta dubbio perfino se la discarica in questione sia realmente una discarica per soli inerti o se tratti, a ben vedere, anche rifiuti di diversa natura.

Non va dimenticato, in proposito, che nella sentenza n. 5274/16 il T.A.R., dopo aver prescritto il riavvio del procedimento per l’autorizzazione all'introduzione di ulteriori codici CER, nel suggerire alcuni accorgimenti che avrebbero potuto rendere più coerente e completa l’azione amministrativa, osservava: “Qualora poi, per effetto di una rinnovata e più approfondita ed aggiornata istruttoria, la Regione dovesse avvedersi di un eventuale intento di parte orientato a far modificare in modo sostanziale l’assenso alla discarica di cui già dispone (da discarica per inerti a discarica di rifiuti di natura diversa), la stessa avrà altresì modo di valutare se ed in quale misura le circostanze di fatto ed ambientali siano in grado di prendere in considerazione un tale più ampio intento di Idea4, alla luce peraltro degli interessi altresì coinvolti delle altre parti privati e di quelli di più generale e pubblica natura”.

La Regione, quindi, era perfettamente edotta della eventualità che l’obiettivo realmente perseguito da Idea 4 S.r.l., nell'inoltrare richieste diverse scaglionate nel tempo di pochi giorni, potesse essere perfino quello di far modificare in modo sostanziale l’assenso alla discarica di cui dispone, non foss’altro perché tale eventualità era stata evidenziata in una pronuncia giurisdizionale.

Idea 4 S.r.l. era quindi stata autorizzata a realizzare un impianto di trattamento del percolato, rifiuto definito col codice CER 190703 (percolato di discarica, non contenente sostanze pericolose), che risulta prodotto dalla discarica di Magliano Romano in quantità piuttosto elevate (6 tonnellate/h per 8 ore al giorno per un totale di 48 t/giorno e 13.722,76 tonnellate di rifiuto annuo), nonostante il gestore avesse dichiarato che i rifiuti inerti gestiti nella discarica non producevano percolato e che, ai sensi dell'art. 2 lett. e) della direttiva 1999/31, "la tendenza dei rifiuti inerti a dar luogo a percolati e la percentuale inquinante globale del rifiuti nonché l’ecotossicità dei percolati devono essere trascurabili e, in particolare, non danneggiare la qualità delle acque superficiali e sotterranee".

Ma la produzione di 48 tonnellate di percolato, come da progetto approvato, non può essere considerata un quantitativo trascurabile per una discarica che, per definizione, è per inerti e nella quale, ai sensi dell'art. 7 D.Lgs. 36/2003, non possono essere ammessi rifiuti non inerti: il Collegio ha pertanto ribadito che vada accertato, al di là di ogni dubbio, la natura inerte di tutti i codici CER immessi prima di qualunque autorizzazione al trattamento chimico fisico del percolato prodotto in discarica, atteso che dalla natura dei primi e dai controlli sugli stessi, deriva l’accertamento della natura di refluo piuttosto che di rifiuto liquido di ciò che esita dal trattamento del secondo.

Adesso la Regione dovrà riavviare ex novo il procedimento, tenendo conto di tutte le indicazioni fornite nella sentenza, possibilmente convogliando in un unico procedimento le diverse e pressoché coeve istanze presentate dalla società Idea 4 relativamente al complessivo impianto di Monte della Grandine, ovvero comunque collazionando in ciascun procedimento le risultanze degli atti acquisiti negli altri, in modo da pervenire all'adozione di provvedimenti il più possibile completi, che tengano conto di tutti i complessi profili di rischio ambientale, nel rispetto del principio di precauzione.

venerdì 25 agosto 2017

Discarica di Magliano: vittoria dei GRE al TAR del Lazio

Il TAR dichiara la nullità della determina regionale di ampliamento dei rifiuti conferibili nella discarica di inerti di Magliano Romano


Con soddisfazione, quale associazione ambientalista, Vi comunichiamo che il Tar del Lazio, con sentenza n. 9428 del 24.08.2017, si è pronunciato favorevolmente sul giudizio di ottemperanza proposto dal Comitato No discarica di Magliano Romano e dal GRE Lazio, rappresentati dagli avvocati Vittorina Teofilatto, Daniela Terracciano, Alessandro Di Matteo, dichiarando nulla la determinazione con cui la Regione Lazio, dopo la sentenza n.5274/2016, aveva emesso nuovamente la determinazione di ampliamento dei codici CER dei rifiuti conferibili nella discarica di Magliano Romano.

La sentenza ha accolto il ricorso, rilevando che la Regione Lazio non aveva consentito la partecipazione procedimentale delle associazioni come invece richiesto dal TAR nella sentenza n.5274/2016 ed aveva incluso un allegato tecnico alla determinazione senza però ottemperare il tenore della sentenza, che aveva fatto presente come, sulla base della nota tecnica dell'ARPA, dovesse essere approfondito se i rifiuti fossero inerti per effettive caratteristiche chimico/fisiche. 

Onore al merito all'associazione Raggio Verde, al Comitato No discarica di Magliano Romano e al Gre Lazio che stanno perseguendo in maniera costante e proficua un'importante azione di tutela del territorio e della salute dei cittadini. 

Gre Lazio
Comitato No discarica Magliano Romano
Raggio Verde


martedì 11 luglio 2017

Il Lazio in fiamme, colpite pure le aree GRE


La campagna di Magliano R. in fiamme
Oggi pomeriggio l'ennesimo vasto incendio sprigionatosi probabilmente per una cicca di sigarette che ha avuto gioco facile tra le stoppie a causa della siccità che ormai stringe in una morsa infuocata l'Italia centromeridionale e del forte forte vento, ha parzialmente danneggiato una vasta area in territorio di Magliano Romano dove i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio stanno per avviare un importantissimo progetto - pilota per la biodiversità e la conservazione in campo del germoplasma.

La campagna di Magliano R.
in fiamme
Allertati da alcuni residenti, i volontari dei GRE hanno iniziato a convergere verso Magliano dai comuni limitrofi, trovando per fortuna i Vigili del Fuoco - prontamente allertati dall'Amministrazione comunale di Magliano Romano, i guardiaparco del vicino Parco di Veio e i Gruppi di Protezione Civile di Sacrofano nonché di Calcata già intenti alle operazioni di contenimento delle fiamme attraverso la realizzazione di corridoi di spegnimento: a loro vanno tutti i nostri ringraziamenti.

I volontari GRE si sono invece concentrati nel mettere in sicurezza, per quanto possibile, le strutture lignee. Un grido di gioia si è però levato all'arrivo dei Canadair che hanno scaricato sui roghi ingenti quantità d'acqua.

Sebbene in tarda serata alcuni focolai si sono rinvigoriti, si può ragionevolmente ritenere che la tempestività dell'intervento ha consentito di proteggere sia le strutture di maggiore interesse naturalistico, sia l'abitato di Magliano Romano. Purtroppo non altrettanto possono dire diversi agricoltori, i cui campi sono stati letteralmente ridotti in cenere.

Vigili del Fuoco all'opera
per le operazioni di spegnimento

Scene purtroppo di ordinario disastro, in questi giorni.
Ma come mai tanti incendi, si chiede la popolazione? 
Premesso che in Italia l'autocombustione delle stoppie è tecnicamente impossibile perché non si raggiungono mai temperature tali da far innescare automaticamente un incendio (ad eccezione del raro fenomeno dei fulmini estivi, e purché però questi si abbattano su vegetazione particolarmente infiammabile, come le pinete), sul banco degli imputati non possono che finire le attività umane.

Ancora fiamme

Non solo piromani, tuttavia, ma anche errori umani, come quello del contadino che si lascia sfuggire un fuoco mentre brucia le stoppie credendo di purificare il terreno con il fuoco ed invece lo impoverisce soltanto (pratica, lo ricordiamo, vietata severamente dal Codice dell'Ambiente), o episodi accidentali, come una cicca di sigaretta incautamente e distrattamente lanciata dal finestrino dell'auto in corsa.
Un momento di respiro 
O i bracconieri che danno fuoco alla macchia per far uscire i cinghiali, i daini, le volpi. O il pastore, che incendia la vegetazione per garantire l’erbetta fresca agli armenti appena ricrescerà. Gli speculatori, che siano edilizi (sperando in un cambio di destinazione d'uso dei suoli) o economici (il business dell'antincendio o del rimboscamento).

Volontari GRE Lazio all'opera
per creare corridoi antincendio
Quanti nemici, l'ambiente! Ben 72 gli incendi sprigionatisi solo oggi su tutto il territorio regionale, come afferma in una nota la Protezione civile della Regione Lazio, segnalando che sono stati 36 gli interventi a Roma e provincia, 22 a Latina, 7 a Frosinone, 4 a Rieti e 3 a Viterbo. E poi ci sono i volontari, come quelli dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio, che a centinaia scendono in campo tentando di proteggere il territorio.

A tutti voi, va il nostro GRAZIE!










domenica 25 giugno 2017

Magliano Romano, intimidazione delinquenziale. #NonUnPassoIndietro

La porta del presidio divelta stanotte
Questa notte il Presidio dell'Associazione Ecologica Monti Sabatini  - No Discarica di Magliano è stato oggetto di un vile atto intimidatorio ad opera di ignoti, ai quali però evidentemente dà fastidio non poco la presa di posizione intransigente ed inequivocabile di chi da anni si oppone all'ampliamento della discarica di Magliano Romano, e in particolare dei Comitati di cittadini, dell'Amministrazione Comunale, dei Gruppi Ricerca Ecologica e altre organizzazioni a cui sta a cuore questa battaglia.

La porta del presidio, sita sulla via Flaminia nei pressi della stazione ferroviaria di Magliano Romano, è stata barbaramente divelta, e tutte le suppellettili presenti sono state ribaltate e distrutte: divani, sedie, tavoli.

Eppure, tutti sanno che i presidi sono esclusivamente un ricovero per i cittadini che dimostrano a favore del territorio, all'interno dei quali probabilmente non è presente nemmeno un computer: siamo certi, quindi, che si sia trattato di una bieca intimidazione, nel merito della quale stanno già indagante i Carabinieri di Bracciano e di Castelnuovo di Porto.

A tutti i membri dell'associazione va la piena solidarietà dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio, e l'invito a proseguire con sempre maggior determinazione e senza alcun segno di cedimento la battaglia per veder tutelato il proprio splendido territorio, ultimo esempio della campagna romana nonché vera e proprio paradiso per la biodiversità.

#Bracciano
#CastelnuovoDiPorto
#Discarica
#MaglianoRomano
#SabatiniNoDiscarica
#NonUnPassoIndietro

domenica 15 gennaio 2017

Grande successo per il 1^ modulo del Corso di Olivicoltura

da Civiltà Agraria Sacrofano· 

La sede del Parco di Veio a Sacrofano
Grazie a Tutti!
Un sentito ringraziamento a tutti coloro che sono intervenuti ieri al primo primo Modulo del corso di olivicoltura, tenutosi al Parco di Veio, e organizzato assieme ad APS Territorio, Coop Sociale La Gramigna e GRE Lazio.
Siamo felici di aver riscontrato un grande interesse verso questa iniziativa a cui teniamo molto e su cui stiamo lavorando da tanto tempo. Vi esortiamo a rimanere in contatto con noi, perché siamo solo all’inizio di un lungo viaggio da fare insieme!
Un momento del corso
Infine un ringraziamento speciale va ai tecnici docenti di OP Latium, che con serietà e simpatia sono riusciti a farci passare un pomeriggio utile e piacevole.
La natura come fondamento, l’eccellenza come fine, la bellezza come orizzonte.
A presto!

sabato 3 settembre 2016

Magliano Romano - il Tar sospende nuovamente l'ampliamento della discarica

Il Tar del Lazio con ordinanza n. 04895 del 31 agosto 2016 ha accolto la richiesta di sospensiva presentata dall'associazione ambientalista GRUPPI DI RICERCA ECOLOGICA del Lazio insieme a 78 cittadini, al Comitato NO DISCARICA MAGLIANO ROMANO, ed all'associazione VAS Aps Onlus, in collaborazione con l'Associazione Raggio Verde e patrocinati dagli Avvocati V. Teofilatto, D. Terracciano e A. Di Matteo, per la realizzazione di un impianto di trattamento chimico fisico del percolato a servizio della discarica di inerti di Magliano Romano. Analoga azione è stata altresì promossa parallelamente dall'Amministrazione comunale di Magliano Romano.

Nell'ordinanza si legge che la vicenda dedotta in giudizio “evidenzia profili di criticità sia con riguardo alla determinazione di non assoggettabilità a VIA della proposta di modifica dell’impianto […], sia con riferimento allo scarico delle acque trattate nel fosso di Monte Pizio, sia infine alle genericità delle prescrizioni imposte che, prima facie [..] non appaiono sufficienti a garantire l’effettività dei controlli, […] ravvisando pertanto un pregiudizio imminente e irreparabile per l’ambiente e per i cittadini”.

La sospensiva arriva ad appena quattro mesi di distanza dalla sentenza con la quale il Tar Lazio aveva annullato un’ulteriore autorizzazione concessa dalla Regione Lazio, che avrebbe consentito l’ingresso in discarica di ulteriori rifiuti di dubbia natura inerte. La decisione del Tar mette in luce ancora una volta l’atteggiamento superficiale tenuto della Regione Lazio nel concedere alcune autorizzazioni di indubbio impatto negativo sulla salute dei cittadini e sulla salvaguardia dell’ambiente.

I GRE auspicano pertanto un radicale cambio di atteggiamento da parte della Regione Lazio, la quale, nel rispetto dei principi di buon andamento e di leale collaborazione, dovrebbe dimostrare maggiore sensibilità ed attenzione nei confronti delle Amministrazioni locali, dei cittadini, dei comitati, delle imprese agricole del territorio, e dalle associazioni ambientaliste, rimasti purtroppo sino ad oggi tristemente inascoltati.  

Un plauso va a tutti coloro che con il loro tempo, la loro costanza ed il loro quotidiano impegno hanno permesso di raggiungere questo nuovo importante risultato, dimostrando ancora una volta la ferma volontà di voler tutelare il territorio e la salute dei cittadini. Non chi comincia, ma quel che persevera!