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lunedì 11 maggio 2020

Protezione ambientale, partito il corso NEKO2020

I Gruppi Ricerca Ecologica, in qualità di associazione nazionale di protezione ambientale, hanno tra le proprie finalità l'organizzazione della vigilanza.

A causa del lockdown, tuttavia, l'attività di preparazione alla vigilanza rischiava di subire uno stop sine die. 

Tuttavia, la determinazione dei promotori del settore ha indotto, per la prima volta, l'organizzazione di un corso interamente in modalità FAD: la risposta degli iscritti al GRE è stata entusiastica, tant'è che dopo un solo giorno è stato raggiunto il numero di volontari previsto per questo percorso di conoscenza al termine del quale potranno attivamente operare al servizio dell'ambiente nelle rispettive Provincie.

Il tutto ovviamente dopo la nomina del Prefetto ove svolgono le loro funzioni, che dopo aver verificato l'idoneità giuridica dei volontari, gli conferirà la qualifica di Pubblici Ufficiali.

Se sei interessato ad aderire ai Gruppi Ricerca Ecologica e partecipare alle prossime edizioni del corso, scrivici e ti terremo aggiornato.

giovedì 9 aprile 2020

Pesticidi per uso non professionale, il MinSalute ne prolunga ancora la libera vendita

Ancora un colpo di spugna da parte del Governo rispetto alla tutela della salute e della biodiversità: il Ministero della Salute ha pubblicato sul proprio sito l'attesa nota informativa che salva quasi 500 registrazioni di agrofarmaci per hobbisti e piccoli agricoltori (un mercato che in Italia si stima abbia un valore di oltre 50 milioni di euro), una delle maggiori zone d'ombra proprio perché sottratta al controllo ed al possesso del certificato di abilitazione all'acquisto e all'utilizzo dei prodotti fitosanitari (il cosiddetto «patentino», che in futuro sarà finalmente indispensabile per acquistare ed usare  tanto i pesticidi quanto i prodotti ammessi in agricoltura biologica).

L'esigenza del "patentino per tutti" nasceva proprio dalla presa d'atto che l'utilizzatore non professionale non è sottoposto ad obbligo di formazione e non è comunemente in possesso di un'adeguata conoscenza dei potenziali effetti dannosi per la salute e per l’ambiente connessi all'uso di tali prodotti, non avendo neppure le necessarie competenze per una corretta applicazione di particolari misure di protezione dell’uomo e dell’ambiente che esulino dalle consuete pratiche di igiene e pulizia.

Tali prodotti sono immediatamente identificabili attraverso l’acronimo PFnPO, se destinati solo a colture ornamentali (ad esempio piante ornamentali in appartamento, balcone e giardino domestico e per il diserbo di specifiche aree all'interno del giardino domestico), e PFnPE, se destinati anche a colture edibili (ad esempio quelle destinate al consumo alimentare come pianta intera o in parti di essa, e per il diserbo di specifiche aree all'interno della superficie coltivata), posto in etichetta di seguito alla denominazione commerciale del prodotto e attraverso la frase posta di seguito al n. di registrazione: “Prodotto fitosanitario destinato agli utilizzatori non professionali con validità fino al (…)”.

Ma per effetto della Legge n.157 del 19 dicembre 2019, art.55-ter, la durata delle "Misure transitorie" previste dal DMn 33/2018, relativo ai prodotti fitosanitari per uso non professionale è stata prolungata di ulteriori 18 mesi (portando quindi l'utilizzabilità da 24 mesi a 42 mesi). 

Il termine del 2 maggio 2020 che figura nelle etichette dei prodotti consentiti, in via transitoria, per uso non professionale (PFnPO oppure PFnPE) è pertanto da intendersi automaticamente prorogato fino al 2 novembre 2021: salva dunque anche la vendita, dal momento che il Ministero ha chiarito che la presenza in commercio di tali prodotti anche successivamente al prossimo 2 maggio di prodotti che recano in etichetta il termine di validità, non costituirà dunque un illecito, fermo restando che l’etichetta sul prodotto in commercio dovrà essere conforme a quella pubblicata nella banca dati del Ministero della salute e consultabili immettendo il criterio di ricerca “Prodotti PFnPO” oppure “Prodotti PFnPE".

Le imprese devono provvedere all'aggiornamento dell’etichetta con inserimento della nuova data di validità, 2 novembre 2021, nell'ambito di eventuali successive procedure di modifica tecnica o amministrativa del prodotto che rendano necessaria la revisione dell’etichetta e la sua sostituzione.

mercoledì 9 ottobre 2019

Ecco il pesticida trovato nelle scuole di Sabaudia (LT)

Mai avremmo voluto leggere la notizia di un interferente endocrino che causa effetti neurotossici sull'uomo all'interno di una scuola, ed invece, a seguito dei malori di docenti ed alunni nel primo giorno di lezione ed alla tempestiva segnalazione della dirigente scolastica l'11 settembre scorso, l'ARPA Lazio ha accertato che a contaminare ben 11 plessi  degli istituti «Cencelli» e «Giulio Cesare» nel Comune di Sabaudia, in provincia di Latina, è stato il potente insetticida clorpirifos metile (clicca qua per i dettagli commerciali).

L'EPA, l'Agenzia statunitense per la protezione ambientale, dal 2000 ha vietato l'utilizzo domestico di tale pesticida, purtroppo ancora ampiamente utilizzato in agricoltura (soprattutto per trattare barbabietole, frumento, cotone, arachidi, verdure, meli, viti), ma anche nei sui campi da golf e come antiparassitario su alcuni animali, tra cui tacchini, pecore e cani. Un recente studio della medesima agenzia americana, denuncerebbe che il clorpirifos metile causerebbe ritardo mentale nei bambini esposti di età tra i 2 e i 3 anni, disturbi pervasivi dello sviluppo e deficit d’attenzione nei bambini più grandi e ridotto livello di intelligenza nei bambini in età scolare che sono stati esposti nel grembo materno.

Sembra che ormai si vada verso il divieto globale di tale prodotto: il 9 agosto 2018 la Corte di appello di San Francisco ha ordinato all'EPA di mettere al bando il clorpirifos, mentre in Europa (dove già l'8 marzo del 2013 l'europarlamentare Sergio Silvestris aveva presentato un'interrogazione , cui a maggio dello stesso anno seguì un divieto da parte della Regione Puglia) il 2 agosto scorso l'EFSA (l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare) ha formalmente affermato che il clorpirifos non possiede i requisiti per il rinnovo dell'autorizzazione e sembrerebbe finanche che la Commissione stia preparando un regolamento per vietare sia il clorpirifos che il clorpirifos metile, le cui autorizzazioni scadranno il 31 gennaio 2020.
Intanto, a Sabaudia, mentre la Procura della Repubblica sta indagando su come possa essere accaduto ciò a seguito dell'esposto del Sindaco Giada Gervasi, il CTU, sentito il dirigente Asl competente, ha suggerito di trattare pareti e pavimenti con una soluzione e successiva tinteggiatura anche dei soffitti trattando i pavimenti sempre con la medesima soluzione. Per banchi e suppellettili, il consiglio è stato invece di lavare con soluzione di bicarbonato di sodio, asciugare, poi ulteriore lavaggio per strofinio con alcool denaturato

A testimonianza dell'assoluta gravità di quanto accaduto a Sabaudia, pubblichiamo quanto scritto sul clorpirifos da Roberta Tassinari e Sabrina Tait, entrambe dell'Istituto Superiore di Sanità - Reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria, Dipartimento di Salute Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare.

L’INSETTICIDA CLORPIRIFOS UN NUOVO INTERFERENTE ENDOCRINO
 
Tra i pesticidi utilizzati in agricoltura e per usi non agricoli (disinfestazioni, giardinaggio) i più diffusi sono gli insetticidi organofosforici, di cui il Clorpirifos (CPF) è un importante rappresentante. Del CPF sono noti gli effetti neurotossici tanto che la U.S. Environmental Protection Agency ne ha bandito l’uso domestico. Il CPF infatti, come tutti i pesticidi organofosforici, è un inibitore dell’acetilcolinesterasi, enzima che controlla i livelli del neurotrasmettitore acetilcolina nel sistema nervoso centrale e periferico. L’esposizione cronica agli organofosforici può portare a perdita di memoria, depressione ed insonnia. Gli effetti del CPF sono particolarmente rilevanti quando ad essere esposti sono gruppi di popolazione maggiormente vulnerabili come le donne in gravidanza, e di conseguenza il feto ed i bambini; studi sperimentali mostrano come, in queste fasi, il CPF può interferire in maniera permanente con lo sviluppo neurocomportamentale (Veronesi et al, 2008).
Diversi pesticidi hanno la capacità di agire come Interferenti Endocrini (IE) (Mantovani et al 2008), ma non era ancora chiaro se una classe importante come gli organofosforici avesse la capacità di alterare i meccanismi di regolazione ormonale. Studi condotti all’interno del nostro reparto dimostrano che l’esposizione in gravidanza e/o neonatale nel topo provoca:
  1. ipotiroidismo nelle madri esposte, con riduzione dei livelli degli ormoni tiroidei e danni visibili a livello del tessuto. Nella prole è evidente un’alterazione del tessuto tiroideo e dei livelli ormonali in modo simile a quanto osservato nelle madri, sia in epoca perinatale sia a piena maturità sessuale (De Angelis et al, 2009);
  2. effetti permanenti relativi alla produzione di ossitocina e vasopressina, due regolatori neuroendocrini sintetizzati nell’ipotalamo. In particolare, l’ossitocina risulta aumentata mentre i livelli di vasopressina diminuiscono (Tait et al, 2009).
Tali alterazioni si osservano a dosi di CPF al di sotto della soglia di tossicità per il sistema nervoso. Le evidenze da noi riscontrate riguardano principalmente animali in età adulta, ma esposti solo nelle prime fasi della vita, e soprattutto in gravidanza: si tratta quindi di un’alterata programmazione, persistente, dell’organismo; inoltre, i maschi appaiono essere più suscettibili per entrambi gli effetti. È importante sottolineare che l’alterazione a livello tiroideo sia nelle madri sia nella prole, può implicare una disregolazione nei processi di crescita e sviluppo con probabili ricadute anche su altri sistemi, compreso quello riproduttivo, che sinora non risulta un bersaglio importante per l’azione del CPF.

Inoltre, l’alterazione dei livelli dei neurotrasmettitori ipotalamiche suggerisce un effetto sui meccanismi di regolazione ed in particolare sul dialogo fra ipotalamo e altre componenti del sistema endocrino, a partire dall’ipofisi.

I nostri risultati dimostrano, per la prima volta, che il pesticida organofosforico CPF è un IE, con meccanismi inediti ed inattesi ed effetti a lungo termine sulla regolazione neuro-endocrina e tiroidea.

Altri pesticidi organofosforici potrebbero condividere lo stesso meccanismo, con ricadute per la tutela della sicurezza alimentare, da almeno due punti di vista:

- è importante tenere conto delle recenti acquisizioni scientifiche nella definizione dei limiti massimi di residui per i pesticidi negli alimenti, tutelando sempre di più il feto e il bambino, che possono essere maggiormente suscettibili;
- occorre valutare attraverso appropriati modelli sperimentali gli effetti congiunti dovuti alla presenza contemporanea negli alimenti di più pesticidi con lo stesso meccanismo.
Riferimenti bibliografici
  • De Angelis S, Tassinari R, Maranghi F, Eusepi A, Di Virgilio A, Chiarotti F, Ricceri L, Venerosi Pesciolini A, Gilardi E, Moracci G, Calamandrei G, Olivieri A, Mantovani A. (2009) Developmental exposure to chlorpyrifos induces alterations in thyroid and thyroid hormone levels without other toxicity signs in cd1 mice. Toxicol Sci. 108(2):311-9.
  • Mantovani A, Maranghi F, La Rocca C, Tiboni GM, Clementi M. (2008) The role of toxicology to characterize biomarkers for agrochemicals with potential endocrine activities. Reprod Toxicol. 26(1):1-7.
  • Tait S, Ricceri L, Venerosi A, Maranghi F, Mantovani A, Calamandrei G. Long-term effects on hypothalamic neuropeptides after developmental exposure to chlorpyrifos in mice. Environ Health Perspect. 2009 Jan;117(1):112-6.
  • Venerosi A, Cutuli D, Colonnello V, Cardona D, Ricceri L, Calamandrei G. Neonatal exposure to chlorpyrifos affects maternal responses and maternal aggression of female mice in adulthood. Neurotoxicol Teratol. 2008 Nov-Dec;30(6):468-74.

venerdì 19 aprile 2019

Appello a FederDistribuzione: #MENOPLASTICAPERILPIANETA


I Gruppi Ricerca Ecologica, storica organizzazione di protezione ambientale attiva dal 1978 e riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha lanciato un appello tramite social direttamente a Federdistribuzione, l’organismo espressione della Distribuzione Moderna Organizzata composto da cinque associazioni nazionali che rappresentano un universo articolato di imprese e di multicanalità differenziate per dimensioni, forme distributive e merceologie trattate: ADA (Associazione Distributori Associati), ADIS (Associazione Distribuzione Ingrosso a Self-Service), AIRAI (Associazione Imprese Retailer Alimentare), ANCIDIS (Associazione Nazionale Commercio Imprenditoriale al Dettaglio e Imprese Specializzate Non Food), Federdistribuzione Franchising (Associazione con imprese operanti nel comparto alimentare e non alimentare che operano nel franchising in qualità di “Franchisor”).

Scopo dell’appello è agire direttamente sulla filiera tramite un’azione di moral suasion affinché si sposino comportamenti virtuosi tendenti ad una riduzione degli imballaggi inquinanti: «La riduzione della plastica non può che passare da una minore offerta sul mercato – affermano i Gruppi Ricerca Ecologica - abbiamo promosso questo appello a Federdistribuzione affinché come associazione di imprese si faccia promotrice di azioni concrete, dal momento che una grande quantità dei milioni di tonnellate di plastica disperse ogni anno nell’ambiente e nel mare è rappresentata dagli imballaggi di prodotti in vendita nella Grande Distribuzione». 

«Pur comprendendo che la funzione del packaging non è più solo quella di custodire fisicamente i prodotti dalle impurità e dagli agenti esterni per tutto il tragitto dal luogo di produzione al luogo di consumo – continuano i GRE, che sin dal 1986 hanno sollecitato interventi volti a fermare l’invasione immanente della plastica, inviando decine di migliaia di cartoline contenenti un appello in tal senso all’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga -  riteniamo che l’industria ed il commercio non possano più prescindere da una corretta valutazione anche dell’impatto ambientale delle loro scelte, anche in termini di marketing. Già da diversi mesi i nostri analisti hanno evidenziato come la GDO inviti eccessivamente all’acquisto di prodotti non-sostenibili: a febbraio, ad esempio, i volanti offerte dei due maggiori operatori della grande distribuzione di Milano proponevano nel settore cura della persona e pulizia della casa ben 54 prodotti in contenitori e flaconi in plastica, a fronte di una sola proposta eco.  L’invito che rivolgiamo a tutti è di condividere l’appello e pubblicargli per dare il massimo risalto affinché anche la distribuzione faccia la sua parte in questa battaglia per salvare il Pianeta».

Quattro gli interventi fondamentali che i Gruppi Ricerca Ecologica chiedono di attuare a Federdistribuzione:

  1. una decisa svolta nell’offerta di prodotti ecocompatibili già in commercio;
  2. in assenza di interventi da parte dei maggiori marchi di produttori, un’iniziativa della GDO nell’offrire come privaty label soluzioni in imballaggi a basso impatto ambientale (ricariche, per ogni tipologia di prodotto);
  3. l’adozione, nei punti vendita, di reparti di prodotti alla spina;
  4. una sostanziale riduzione degli imballaggi in plastica.

La campagna è nazionale ed è collegata al lancio dell’hashtag #menoplasticaperilpianeta. Su Instagram l’appello è stato già sottoscritto dalle seguenti pagine di associazioni e profili impegnati nella divulgazione di temi ambientali:

@gruppiricercaecologica
@greenfreewomen
@curalaterra
@cittadini_sostenibili
@laminifactory
@studentisostenibili
@vivere_senza_rifiuti
@plasticaqquataranto
@greenbassi_
@the_greatcanyon
@cleancoastsardinia
@pensare.green
@zerowasteapulia
@retezerowaste
@filippoorso
@pianeta_idee_ambiente
@ripuliamocatania
@save_the_plnet_
@earth.it_
@biobeautifulblog
@grelazio

giovedì 18 aprile 2019

I Cammini della Spiritualità: attraverso la via Francigena

I Gruppi Ricerca Ecologica Lazio, in collaborazione con la Veio Sport Academy e con il patrocinio dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, sono lieti di presentare il programma delle escursioni per il 2019: 4 tappe attraverso i luoghi ed i paesaggi della Via Francigena.

Il turismo ecosostenibile e lo slow tourism sono notevolmente in crescita negli ultimi anni e la Via Francigena rappresenta un’icona turistica e spirituale; Roma una meta per i pellegrini in arrivo dall’Inghilterra, Francia o nord Italia e punto di partenza per i pellegrini in rotta verso la Terra Santa.

Le nostre escursioni, oltre ad essere portatrici di benessere psicofisico ed occasione per il monitoraggio e lo studio degli ecosistemi, contribuiscono a riscoprire quel sentimento comunitario e di condivisione con chi marcia al nostro fianco, sul nostro cammino, di valori e sensazioni che ci legano l'un l'altro indissolubilmente.




"Voltato l'angolo forse ancor si trova
Un ignoto portale o una strada nuova;
Spesso ho tirato oltre, ma chissà,
Finalmente il giorno giungerà,
E sarò condotto dalla fortuna,
A Est del Sole, a Ovest della Luna."
(J.R.R. Tolkien)

mercoledì 6 febbraio 2019

La Cervelletta al primo posto tra i luoghi del cuore FAI nel Lazio

Roma - Il Casale della Cervelletta
Oggi si è chiusa la 9ª edizione de I Luoghi del Cuore, il censimento delle "bellezze" italiane giunto ormai alla sua quindicesima edizione e che quest'anno ha raggiunto il recordo di più di 2 milioni di voti raccolti. I 37.200 luoghi oggetto di segnalazione, che hanno coinvolto addirittura l'80,6% dei comuni italiani, costituisce una preziosa mappatura spontanea di luoghi tanto diversi tra loro quanto amati, fatta di paesaggi e di palazzi storici, di chiese e di fiumi, di castelli e di borghi, di ville e di botteghe storiche, di giardini e di sentieri, che rende “visibile” il sentimento profondo che lega le persone ai territori dove vivono o dove hanno vissuto esperienze importanti della loro vita.

Il luogo più votato in assoluto è l'area naturale di Monte Pisano, in Toscana (114.670 voti), seguito dal Fiume Oreto di Palermo (83.138 voti) e dell'Antico Stabilimento Termale di Porretta Terme in provincia di Bologna (75.740 voti).

Ma ad inorgoglirci è il risultato della classifica regionale del Lazio, in cui il Parco e Casale della Cervelletta è stato il Luogo più votato: 14.065 voti, ed un lusinghiero 27° posto nella classifica generale.

Arroccato su una rupe tufacea a controllo delle antiche vie Collatina e Prenestina e della Valle dell'Aniene, il complesso fortificato della Cervelletta emerge con la sua alta torre medievale circondata da massicci corpi di fabbrica. Da sempre le associazioni del territorio ed i Comitati di Quartiere (a cui da qualche anno si sono formalmente uniti anche i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio) si battono per la riqualificazione di questo luogo ormai praticamente lasciata all'abbandono più totale.


Secondi alcuni studiosi, il toponimo sarebbe la corruzione del termine cervaretto (da cui Cervarettae quindi Cervelletta), derivante dalla presenza nel territorio di riserve di cervi. Altri invece ipotizzano una derivazione dal latino acervus (cumulo) per la presenza delle vicine cave romane (Tor Cervara), dove si creavano imponenti cumuli dagli scarti di lavorazione ed estrazione del tufo. La tenuta della Cervelletta era un vasto fondo medievale di proprietà ecclesiastica, che fu prima del monastero di S. Tommaso in Formis (bolla di Innocenzo III del 1202) con la denominazione di Casale sancti loci, poi della Basilica Lateranense ed in seguito della Basilica di S. Lorenzo fuori le mura.

Nel XVI secolo il fondo venne rilevato dalla famiglia Sforza che lo tenne sino al 1628, quando venne acquistato dal Cardinale Scipione Borghese; a questa famiglia si deve la trasformazione del casale in elegante residenza di campagna e lo sviluppo della sua parte produttiva. Proprio nel corso del XVII secolo, nelle piante del Catasto Alessandrino, la tenuta compare con il nome con cui è oggi nota di Casale della Cervelletta. Nel 1835 il fondo passಠalla famiglia Salviati, che realizzo' la bonifica del territorio colpito dalla malaria.

Il complesso della Cervelletta oggi si presenta come una struttura composita, frutto di stratificazioni secolari ed insieme delle trasformazioni funzionali che ha subito: da sistema fortificato a centro direzionale di una vasta tenuta agricola ed ancora a dimora signorile. La struttura è costituita da un corpo centrale voluto dai Borghese, il cui stemma di famiglia campeggiava sino al 1950 sulla finestra centrale del piano superiore; l'accesso al casale avviene attraverso un elegante portale che immette in un portico, il quale a sua volta conduce agli ambienti residenziali e, attraverso un cortile interno, agli spazi di servizio con le stalle ed i fienili. Nel piano nobile è un salone con camino, sul quale è dipinto lo stemma della famiglia Salviati; degna di nota è anche l'ampia loggia coperta, caratterizzata da due grandi aperture ad arco. La torre medievale (XII sec.), coronata da merlatura guelfa, è di notevole altezza (circa 30 metri) e presenta resti di feritoie e di mensole di sostegno dei ballatoi, ad indicare l'originaria funzione giurisdizionale e di vedetta. Una cappella dedicata all'Assunta sorgeva invece dove oggi si trova la Chiesa di S. Maria Immacolata, eretta nel 1911 su disegno del Marchese Carlo Lepri.

Oggi, dall'altura su cui si erge il complesso, è possibile percepire il suo isolamento e l'assedio progressivo degli edifici e dell'urbanizzazione che minacciano e modificano progressivamente il paesaggio antico, di cui il casale rappresenta uno degli ultimi e precari testimoni: è per questo che da anni vengono rivolti appelli alle Istituzioni affinchè intervengano per non veder perso per sempre questo patrimonio.

Ma vediamo tutti i "Luoghi del Cuore" del Lazio giunti almeno nei primi trecento della classifica generale:

Fonte: FAI - I Luoghi del Cuore
           Il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare

martedì 29 gennaio 2019

La Via Francigena nella TENTATIVE LIST nazionale Unesco


Il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’ UNESCO ha espresso parere positivo all’iscrizione nella Lista propositiva nazionale della candidatura della “Via Francigena in Italia”. La conferma è arrivata martedì 24 gennaio in sede di riunione del Consiglio Direttivo. 

Un passo importante per l'Itinerario Culturale del Consiglio d'Europa nell'iter di candidatura alla lista del Patrimonio Mondiale. La prima fase della candidatura prevede, infatti, la richiesta di iscrizione nella Tentative List nazionale, con la quale lo Stato evidenzia al Centro del Patrimonio Mondiale, World Heritage Center-WHC, i motivi dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Il percorso della candidatura UNESCO della Via Francigena, iniziato nel 2010 e poi sospeso l'anno successivo, dal 2017 è entrato in una nuova fase operativa che vede coinvolto il MIBAC, le Regioni italiane e l'Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF)

La fase dell’analisi preliminare del tratto italiano, presentata nella primavera 2018 grazie al lavoro congiunto delle sette Regioni (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Lazio, con la Regione Toscana capofila) con MIBAC e Associazione Europea delle Vie Francigene, si conclude dunque positivamente con l’inserimento nella tentative list

E’ iniziata nel frattempo la seconda fase per la definizione dello studio di fattibilità europeo della candidatura che coinvolge Inghilterra, Francia, Svizzera, Italia. All’interno di questo studio sarà sviluppata una strategia di candidatura della Via Francigena comprendente una proposta generale dell’intero itinerario, in cui sarà sottolineato come, le sue distinte sezioni, potranno essere individualmente ed in tempi diversi, candidate nella Lista del Patrimonio Mondiale, lasciando comunque indiscusso il valore universale della Via. 

“L'itinerario europeo merita di veder riconosciuta la sua straordinaria particolarità ed importanza sia sotto il profilo culturale che naturale. - commenta l'Associazione Europea delle Vie Francigene, incaricata dalle Regione Toscana di svolgere un ruolo di supporto tecnico ed istituzionale al progetto di candidatura UNESCO - La Via Francigena rappresenta una grande opportunità di crescita e sviluppo per i territori, ma anche di tutte le comunità locali che dovranno essere coinvolte in questo progetto. Si tratta di un bene complesso, patrimonio dell'umanità, da tutelare e valorizzare all’interno della rete UNESCO, la quale andrebbe ad aggiungersi a quella del Consiglio d’Europa che ha certificato la Via Francigena dal 1994”.

Comunicato stampa dell'Associazione Europea delle Vie Francigene – rete del Consiglio d’Europa
I GRE Lazio sono Amici della Via Francigena