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venerdì 18 settembre 2020

Tivoli e le capitozzature: siamo tornati sul luogo del delitto

Lo scorso 5 maggio scorso denunciammo l'ennesimo scempio di platani capitozzati, questa volta effettuato a Tivoli sulla S.P. 51/ab Maremmana Inferiore II che termina a Ponte Lucano: decine e decine di platani furono potati con un taglio del tutto irrazionale, indefinibile, eseguito tra l'altro in uno momento totalmente sbagliato giacché si era in piena ripresa vegetativa e nonostante tali alberi abbiano a disposizione lo spazio sufficiente per svilupparsi. 
Ovviamente, come spesso accade in questa triste Italia, nessuno se ne è fregato: non la Città Metropolitana di Roma Capitale (a cui, avendo appaltato i lavori, avevamo chiesto spiegazioni urgenti), non il Comune di Tivoli (sul cui territorio comunque insistono le piante), non le Autorità competenti (nemmeno quelle preposte a prevenire i reati ambientali).

Ma noi siamo tornati sul luogo del delitto, dove abbiamo riscontrato che si è verificato esattamente quanto avevamo previsto (non siamo indovini, sono semplici basi di dendrologia, la scienza che si occupa dello studio delle piante che producono legno): dopo il taglio drastico delle branche principali, che come in questo caso avevano visto totalmente eliminata la chioma, gli alberi, avendo troppo poca energia rispetto a quella di cui necessitavano, hanno reagito emettendo rapidamente nuovi rami che, sviluppandosi molto in fretta, hanno sopperito la carenza di energia provando a ricreare la chioma persa. 

Ma quelle che sono state prodotte sono particolari tipi di gemme, chiamate avventizie (che si sviluppano solo in situazioni di stress) e da cui si sono originati velocemente moltissimi rami attaccati al tronco dei platani in modo precario e formati da legno debole: l'obiettivo della piante sottoposte a stress è infatti il nutrirsi il prima possibile e non creare una struttura solida, e per questi motivi i rami saranno soggetti a facili rotture in occasione di forti piogge o vento che risulteranno particolarmente pericolose dal momento che le chiome di questi platani si estendono su due carreggiate con intenso traffico veicolare.

Per il momento ribadiamo che l'intervento operato a Tivoli ha deturpato e compromesso questi giganti della flora arborea caratterizzati da un notevole sviluppo in altezza e da una chioma folta ed estesa. Ma non finisce qua, perchè al primo violento temporale invernale andremo a verificare quanto solidi sono i rami prodotti dai platani capitozzati: e là, sempre sperando che nessuno si faccia male, emergeranno tutte le responsabilità di chi ha fatto e di chi non ha controllato.


Restate con noi!

domenica 30 agosto 2020

Dall'alba al tramonto [Cammino dei Briganti] - Ep. 4


Quarto giorno sul Cammino dei Briganti e questa volta Luca lascia Cartore incamminandosi verso una meta indefinita, finché tengono le gambe.

Nella prima parte di questa tappa ha la compagnia di nuovi Briganti con cui camminerò insieme fino a Casale le Crete, successivamente proseguirà da solo fino al colle che sovrasta San Donato, di fianco ai ruderi di un castello, dove un fantastico tramonto farà da protagonista mentre monto il suo accampamento per la notte.

Su questo Cammino Luca documenta la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.


SABATO PROSSIMO, ALLE ORE 13:00, USCIRÀ L'ULTIMO DEI CINQUE EPISODI CHE RACCONTERANNO L'INTERA ESPERIENZA SUL CAMMINO DEI BRIGANTI.

lunedì 24 agosto 2020

Droni vietati in area protetta ma i controlli sono pochi

Riprendere la natura attraverso le immagini ne svela la magia. Tuttavia l'utilizzo dei droni per riprendere gli animali ne provoca sicuramente la fuga durante le loro attività di sosta, alimentazione, riproduzione: pur non essendo inquinante, infatti, è comunque fonte di rumore e un potenziale disturbo che suscita sempre e comunque un “fastidio” a prescindere. E quantomeno è un fattore di forte stress, che può finanche allontanare gli animali da aree sicure, rischiando di morire in zone dove l’attività venatoria, spesso illecita, è la prassi. 

E' principalmente per questo che il sorvolo del territorio delle aree protette da parte di velivoli, di qualsiasi genere, è proibito ai sensi della Legge quadro nazionale sulle aree protette 394/91 e delle altre normative da essa derivanti (leggi regionali e/o provinciali e regolamenti degli enti che gestiscono le aree protette, ai sensi dell'art.11, comma 3h della medesima Legge quadro). Le uniche eccezioni possono essere situazioni di studio, emergenza e controllo: ma il sorvolo per tali ragioni deve essere preventivamente autorizzato dall'Ente Gestore dell'area protetta.

La maggioranza delle Aree Naturali Protette sono interdette al volo di aeromobili al di sotto dei 1500 piedi (circa 500 metri) dal livello del suolo (eccetto ai mezzi di soccorso e di emergenza, e quelli autorizzati dall’Ente Parco per attività specifiche, coerenti con il fine istituzionale dell’Ente stesso): sulle riserve naturali, sui SIC (Siti d’Importanza Comunitaria), sulle ZPS (Zone a Protezione Speciale) è pertanto categoricamente vietato il sorvolo a bassa quota (ma su questo argomento e relativamente al territorio del Lazio i GRE stanno preparando uno specifico studio che a breve verrà pubblicato).

Oltre agli aeromodelli a scopo ludico, anche l’utilizzo dei velivoli radiocomandati, cioè con pilotaggio remoto come i droni, è soggetto, per ragioni di sicurezza e privacy sociale, ma soprattutto protezione animale, ad espressa autorizzazione che può essere concessa esclusivamente per motivi scientifici o di monitoraggio ambientale.

Anche un pilota di APR  (aeromobile a pilotaggio remoto usato con rilevanza economica) certificato ENAC, quindi, per far alzare il drone in un’area soggetta a protezione faunistica deve relazionarsi con il Parco e, se autorizzato all’Ente, evitare in assoluto il sorvolo di assembramenti di persone (oltre ovviamente rispettare quanto altro sancito da ENAC), ad esempio nel corso di una escursione guidata.

L’utilizzo senza autorizzazioni di detti velivoli comporta la denuncia del responsabile nonché il sequestro penale del velivolo, oltre al pagamento di una pesante sanzione amministrativa. Allo stesso modo anche la diffusione di riprese aeree sulle piattaforme social e video, riconducibili in modo evidente al territorio dell'Area Protetta sorvolata, potranno essere oggetto di controllo e verifica di legittimità e di responsabilità.

Più difficile però garantire il rispetto della suddetta normativa: il personale di sorveglianza degli Enti Gestore (ove presente e in numero adeguato) ed i Carabinieri (soprattutto del CITES) non possono infatti materialmente garantire un controllo capillare del territorio per reprimere attività illegali che durano appena qualche minuto. Come fare, allora? Indubbiamente, trattandosi di contenuti illeciti, una leva su cui agire maggiormente dovrebbe essere la responsabilità di social network e provider: la stragrande maggioranza dei video realizzati utilizzando riprese aeree di droni è infatti destinata alla diffusione e divulgazione tramite social, pertanto la tutela ambientale operata dalla Regione Lazio e dagli Enti Gestore dovrebbe perseguire tali illeciti anche tramite il social media monitoring.

sabato 8 agosto 2020

Biomasse a via Prenestina, continua il braccio di ferro

La seconda riunione della Conferenza dei Servizi  relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale del progetto di “impianto per riciclo di biomasse” in Roma alla Via Prenestina 1280, svoltasi in modalità telematica lo scorso 16 luglio, ha confermato il braccio di ferro tra il Proponente Azienda Agricola Salone a.r.l. e le varie istituzioni che hanno individuato molteplici criticità anche alla luce delle integrazioni presentate successivamente alla prima riunione del 14 maggio scorso.

Il Comune di Roma Capitale, ad esempio, ha rilevato che: “In merito al procedimento di V.I.A. si evidenzia che in data 14.04.2020 la Regione Lazio ha pubblicato le ulteriori integrazioni relative al procedimento in oggetto, presentate dal proponente oltre la scadenza dei termini concessi (rif. D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. art 27-bis co.5). Si ricorda che ai sensi del co. 8 dell’art. 27-bis del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. “Tutti i termini del procedimento si considerano perentori ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 2, commi da 9 a 9-quater, e 2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241”. Pertanto tali integrazioni non erano accoglibili poiché presentate successivamente alla scadenza dei termini di ricevimento delle integrazioni (la prima seduta della Conferenza dei Servizi decisoria è stata indetta con protocollo R.U.U. 0147212 del 19/02/2020). La Regione ha confermato che dal punto di vista giuridico, di fatto, come Autorità Competente non avrebbe dovuto accoglierle potendo rendete direttamente improcedibile l’istanza, ma ai fini delle attività dei lavori della conferenza sono comunque state ritenute utili ad approfondire l’assetto impiantistico proposto, oltre che ad evidenziare le eventuali problematiche ambientali potenziali ed oggettive connesse, che non risulterebbero essere superabili dagli accorgimenti tecnici e/o da soluzioni tecnologiche possibili.

Su proposta del rappresentante del SUAP - Attività produttive agricole del Comune di Roma Capitale, tutti gli Enti coinvolti nella Conferenza di servizi hanno ritenuto necessario di dover coinvolgere la Commissione Agraria comunale, avendo già negli atti del Comune di Roma Capitale tutta la documentazione progettuale dell’impianto, ai fini dell’espressione del parere tecnico specifico di competenza sul progetto nel nuovo assetto impiantistico e di attività in relazione all'Autorizzazione Unica rilasciata dal Comune per il P.A.M.A. del 2018. 

Inoltre la Regione, dal punto di vista della valutazione di impatto ambientale, in riferimento agli approfondimenti tecnici di competenza urbanistica derivanti dai pareri sia del Comune di Roma Capitale che dell’Area regionale Urbanistica Copianificazione Programmazione Negoziata Roma Capitale e Città Metropolitana, evidenzia che il progetto, come proposto dalla Società, prevede che verranno lavorati anche “materiali organici” che rientrano nell’ambito legislativo della categoria “rifiuti” (diversamente dall’uso esclusivo delle sole “biomasse”, di cui all’ambito di applicazione dell’art. 185 co. 1 del D.lgs. 152/06 e sm.i., previsto per l’Autorizzazione unica acquisita nel 2018 dalla Società), trattandosi in effetti di un “impianto di trattamento e gestione di rifiuti”: la realizzazione di tale tipologia d’impianto richiederebbe, nel caso, una “variante urbanistica” (da zona agricola, “Agro romano” ai sensi dell’art.75, a zona di “reti tecnologiche”, in particolare “infrastrutture tecnologiche” di cui all’art.106 delle NTA del PRG). Inoltre, rileva infatti una forte criticità della componente ambientale del “suolo e territorio”, come consumo di suolo e sottrazione del territorio, e che nel caso di “variante” urbanistica sarebbe necessario includere in conferenza anche l’Area Valutazione Ambientale Strategica, competente per la VAS, come indicato nelle modalità di cui al §6.7.3 della D.G.R.n.132 del 27/02/2018, “al fine di contribuire ad assicurare che la valutazione della sostenibilità dell’intervento comprenda anche gli effetti sull’ambiente derivanti dalle modifiche al piano”.

Sebbene il proponente , anche richiamando i pareri legali presentati nonché l’istanza di autotutela da ultimo presentata nei confronti del parere di Roma Capitale (dei quali si è data parziale lettura), abbia rappresentato che non è stata presentata una richiesta specifica di “variante urbanistica” in quanto l’impianto era già approvato all’interno del P.A.M.A. ed inoltre è già autorizzato a ritirare anche matrici vegetali dall’esterno (non autoprodotte) per circa 1/3 della potenzialità autorizzata, pari a 75.000 ton/anno; successivamente è stata presentata istanza P.A.U.R. per poter ritirare rifiuti organici prevalentemente riconducibili alla tipologia di vegetali derivanti da colture agricole (rifiuti ortofrutticoli e industrie alimentari e conserviere) e, accogliendo le osservazioni dei partecipanti alla CDS, sono stati eliminati i rifiuti non riconducibili direttamente a vegetali, il rappresentante del SUAP ha ricordato che il precedente progetto di P.A.M.A. era stato rilasciato nel 2018 correttamente e coerentemente alle norme del PRG ma la natura gestionale attualmente non è più la stessa del P.A.M.A. precedente: nel nuovo assetto impiantistico e progetto, in esame, vengono introdotte nuove matrici, rilevando altresì che l’aspetto di produzione di energia è più importante della produzione di compost con l’attività multi imprenditoriale e pertanto l’assetto dell’impianto va rivalutato con nuovo elenco dei codici CER. 

La CDS è stata pertanto rinviata alla terza riunione, che si terrà sempre in modalità telematica il prossimo 1 settembre ed a cui i Gruppi Ricerca Ecologica saranno presenti.


sabato 11 luglio 2020

Parlo Lineare Roma Est, chiediamo subito la Cabina di regia

Parco Lineare di Roma Est, parte il confronto permanente con l’Amministrazione Comunale progettazione e realizzazione del Parco Lineare Roma Est. Lo abbiamo deciso nell'incontro di ieri, insieme ai tantissimi Comitati di Quartiere ed alle altre associazioni ambientaliste che, sotto il coordinamento di Andrea Nataloni, Cinzia Paolino e Roberto Pallottini
Dario Musolino, Andrea Nataloni e Roberto Pallottini  
, da anni lavorano per realizzare un'opera che valorizzerebbe il patrimonio archeologico ed ambientale di tutto il quadrante Est e costituirebbe un'importante strumento di sviluppo del territorio.

Questo confronto dovrebbe avere come primo atto il riconoscimento, da parte della PA, della necessità di un progetto unico e una strategia per la sua attuazione. Quando parliamo di progetto unico evidentemente pensiamo ad un progetto di fattibilità preliminare, non certo ad un progetto definitivo. Vogliamo che la PA lo elabori con la nostra partecipazione, a partire dalla sua stesura preliminare, ma poi se necessario ripensandolo in maniera dinamica durante la sua attuazione, in base anche agli effetti dei primi interventi e in base ad un confronto permanente con i cittadini e i soggetti sociali ed economici interessati.

Dobbiamo ragionare su due aspetti: come immaginiamo si debba procedere per realizzare il parco, quali azioni “politiche” per promuoverne la realizzazione.

Il parco dovrà essere realizzato partendo da un'opera lineare: un percorso ciclopedonale che attraversi tutti i territori . Da cui partire per poi procedere ad interventi spazianti dalla riforestazione dei terreni liberi, abbandonati o soggetti ad usi impropri, agli interventi di riqualificazione e rigenerazione che mettano insieme aree libere e quartieri limitrofi, realizzando parchi, aree archeologiche, orti e agricoltura sociale, zone 30, isole ambientali, rete di percorsi ciclopedonali di connessione locale ecc., interventi puntuali con i servizi di base (sociali, per i ciclisti, culturali, per sostare, mangiare, giocare, fare sport, ecc.). 

Il progetto complessivo potrà articolarsi specifici progetti territoriali più ridotti che comprendano un tratto della ciclabile lineare, servizi di base, parchi e territorio urbanizzato rigenerato: il Comitato promotore ne ha già identificati 6, sia prima che dopo il GRA, elaborando un progetto urbano unitario per ciascuna area che riconnetta frammenti locali di città e pezzi di territorio frammentati dai lavori della TAV, dall'abbandono e dall'uso improprio. Queste aree andranno a loro volta connesse con l’esterno, con le reti di connessione del territorio metropolitano verso l’asse tiburtino (da Colli Aniene verso Tivoli..) e l’asse Casilino (Pantano, dove arriva la linea C e da dove prosegue con la Francigena sud), ma poi anche incrociarsi con il futuro GRAB e con la Palmiro Togliatti.

Per realizzare un progetto di questo genere occorre un gruppo “tecnico” di lavoro che sia interdipartimentale e funzioni da Cabina di regia tra i molteplici interventi da realizzare (riforestazione, progetti urbani, opere pubbliche, sviluppo locale, valorizzazione delle risorse archeologiche, sociali, culturali ecc.) che inevitabilmente coinvolgono una molteplicità di attori istituzionali (assessorato urbanistica, mobilità, lavori pubblici, soprintendenza, sviluppo economico, sociale, cultura ecc.).

A fianco di questa Cabina di regia dovrà poi essere sempre attiva la rappresentanza dei cittadini, che fungerà da raccordo con e i cittadini anche durante la messa in cantiere del progetto. Ma il primo obiettivo è costituire urgentemente la cabina di regia che sviluppi il programma operativo: e è questo che verrà chiesto alla sindaca Raggi.

GRE LAZIO

giovedì 11 giugno 2020

Norme sulle discariche, le iniziative promosse dal Coordinamento

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente, a cui aderiscono i Gruppi Ricerca Ecologica e con capofila l'associazione Raggio Verde ha, dopo soli pochi giorni dalla sua costituzione, provveduto a sensibilizzare i parlamentari, i presidenti di Regione, il Ministero dell'Ambiente e la Presidenza del Consiglio sulla pericolosità della modifica dei criteri costruttivi delle discariche, contenuta nell'allegato 1 dello schema di decreto n. 168 che dovrebbe modificare il decreto legislativo 36/2003 sulle discariche.

La modifica, che si vorrebbe introdurre, stabilisce l'equivalenza tra barriera geologica naturale e barriera di confinamento artificiale, con ciò violando quanto previsto dalla direttiva 1999/31, non innovata sul punto dalla direttiva 2018/850, che prevede che una barriera geologica naturale impermeabile debba essere sempre presente, quando si costruisce una discarica.

Tale presenza, secondo la decisione della Commissione UE 2018/1147, è imprescindibile al fine di rispettare le migliori tecniche disponibili. La direttiva 1999/31 prevede infatti all'allegato I punto 3 la necessità della presenza della barriera geologica naturale, che può essere completata artificialmente e rinforzata ma MAI sostituita con una barriera di confinamento artificiale.

Anche la Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo, nel resoconto di missione a Valladora (Piemonte) in data 11 aprile 2019, ha raccomandato (punto 3) di non autorizzare discariche in zone prive di barriera geologica naturale.

L'iter di modifica è tutt'altro che concluso e si confida nell'accoglimento della richiesta del Coordinamento Nazionale per l'Ambiente.

Se dovesse passare tale modifica, infatti, verrà violata la direttiva comunitaria 1999/31, il che, oltre a determinare l'avvio di una procedura d'infrazione, avrà pesanti conseguenze sulle condizioni delle acque di falda, sulla catena alimentare e sulla salute dei cittadini.

L'attuale compagine governativa si renderebbe dunque responsabile di futuri scempi ambientali, con tutte le ricadute sulla salute dei cittadini e sull'ambiente.

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente osserverà l'iter legislativo riportando ai cittadini l'esito dei suoi sforzi.

lunedì 11 maggio 2020

Protezione ambientale, partito il corso NEKO2020

I Gruppi Ricerca Ecologica, in qualità di associazione nazionale di protezione ambientale, hanno tra le proprie finalità l'organizzazione della vigilanza.

A causa del lockdown, tuttavia, l'attività di preparazione alla vigilanza rischiava di subire uno stop sine die. 

Tuttavia, la determinazione dei promotori del settore ha indotto, per la prima volta, l'organizzazione di un corso interamente in modalità FAD: la risposta degli iscritti al GRE è stata entusiastica, tant'è che dopo un solo giorno è stato raggiunto il numero di volontari previsto per questo percorso di conoscenza al termine del quale potranno attivamente operare al servizio dell'ambiente nelle rispettive Provincie.

Il tutto ovviamente dopo la nomina del Prefetto ove svolgono le loro funzioni, che dopo aver verificato l'idoneità giuridica dei volontari, gli conferirà la qualifica di Pubblici Ufficiali.

Se sei interessato ad aderire ai Gruppi Ricerca Ecologica e partecipare alle prossime edizioni del corso, scrivici e ti terremo aggiornato.

domenica 10 maggio 2020

Orti urbani: appello alla Sindaca Raggi per la trasparenza e la partecipazione

Horto Urbis - Parco Appia Antica
La proposta “Coltiviamo la città, un orto per quartiere”, presentata da Zappata Romana e sostenuta attivamente anche dai GRE Lazio, è risultato il secondo progetto più votato a Roma nel Bilancio Partecipativo 2019 del Comune di Roma da attuarsi nel 2020, con un budget di 550 mila euro.

Si prospetta che il progetto sia attuato, senza partecipazione dei cittadini e delle realtà territoriali, come mera opera pubblica. 

Zappata Romana auspica invece che vi sia da più parti il sostegno perché il progetto si attui attraverso la partecipazione, trasparenza, valorizzazione delle realtà territoriali, patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione, concezione degli orti come centralità locali, non solo come luoghi di autoproduzione. Ma anche che il progetto sia inserito in una visione di più ampio respiro per la città.

Condividendo pienamente, i GRE LAZIO hanno aderito al seguente appello, ed invitano chiunque lo condividesse a fare altrettanto mandando una email, come singola persona o come associazione, a zappataromana@gmail.com 


martedì 5 maggio 2020

Tivoli, scempio di platani


E' inconcepibile che nel 2020 si intervenga sulle alberature stradali in modo così devastante, eppure i volontari del Gre Lazio di Tivoli ci hanno segnalato che i maestosi platani di Villaggio Adriano sono stati appena pericolosamente deturpati.

Ci troviamo esattamente sulla S.P. 51/ab Maremmana Inferiore II che termina a Ponte Lucano: una strada a doppia carreggiata separata da una fascia verde che in alcuni tratti arriva quasi a due metri, pregevolmente alberata con maestosi platani. Una condizione urbanistica ideale, pertanto.

Ed invece decine e decine di platani sono stati potati con un taglio del tutto irrazionale, indefinibile, eseguito tra l'altro in uno momento totalmente sbagliato giacché siamo in piena ripresa vegetativa e nonostante tali alberi abbiano a disposizione lo spazio sufficiente per svilupparsi: sebbene i tagli non arrivino alle biforcazioni, potremmo sicuramente definirla una capitozzatura, una tecnica sbagliata di potatura che numerosi studi scientifici hanno confermato aumentare nel medio e lungo periodo la pericolosità degli alberi, indebolendoli (a causa del maggior rischio di malattie e ad attacchi di parassiti) e rendendoli irrimediabilmente più brutti a causa della distruzione per sempre del loro valore ornamentale.

Purtroppo in Italia la capitozzatura (che in Francia è pesantemente sanzionata) viene spesso eseguita in maniera indiscriminata perché, rispetto a una potatura corretta e mirata, è un intervento facilmente eseguibile, più economico e più veloce. Inoltre non richiede particolari capacità o competenze da parte degli operatori che quindi la preferiscono rispetto ad altri interventi (quali diradamento, taglio di ritorno, rimonda del secco…).

Ma che succede all'albero capitozzato? Dopo il taglio drastico delle branche principali, che come in questo caso ha totalmente eliminato la chioma (ed il rinascente apparato fogliare indispensabile per il nutrimento delle piante  con la fotosintesi), l’albero avrà troppo poca energia rispetto a quella di cui necessita e reagirà a questa situazione emettendo rapidamente nuovi rami che, sviluppandosi molto in fretta, andranno a sopperire alla carenza di energia provando a ricreare la chioma persa. Ma quelle che verranno prodotte sono particolari tipi di gemme, chiamate avventizie (che si sviluppano solo in situazioni di stress) e da cui si origineranno velocemente moltissimi rami attaccati all’albero in modo precario e formati da legno debole: l'obiettivo della piante sottoposte a stress è infatti il nutrirsi il prima possibile e non creare una struttura solida, e per questi motivi i rami saranno soggetti a facili rotture in occasione di forti piogge o vento che risulteranno particolarmente pericolose dal momento che le chiome di questi platani si estendono su due carreggiate con intenso traffico veicolare.

Inoltre funghi, alburno e durame potranno entrare nei platani provocando una grossa regressione (tra l'altro sui tagli in esame sembrerebbe non essere nemmeno stato messo l’apposito mastice cicatrizzante) e formando delle cavità che renderanno molto meno sicura l'intera struttura. In aggiunta a tutte queste problematiche potrebbero aversi anche danni irreversibili alla corteccia causati dalle scottature dei tessuti esposte ai raggi solari. Infine le radici morenti determineranno una grossa perdita di sali e acqua ed è per questo che ogni albero capitozzato vivrà molto meno di un albero potato nella maniera corretta.


Ma, allora, cosa è successo a Tivoli? La competenza sulla Maremmana Inferiore, sulla quale si innesta anche il casello autostradale Tivoli sulla A16 e che quindi viene normalmente percorsa anche da migliaia di turisti che si recano ai "super protetti" siti Unesco di Villa Adriana e Villa d'Este nonché al bene FAI di Villa Gregoriana, è del Dipartimento VII- Viabilità e infrastrutture viarie della Città metropolitana di Roma Capitale, l'ente territoriale di area vasta sorto 2015 sul territorio corrispondente a quello della precedente provincia di Roma (che ha sostituito) ed il cui sindaco metropolitano è Virginia Raggi (dal 22 giugno 2016). Più precisamente la gestione della Maremmana Inferiore (che attraversa il territorio dei Comuni di Tivoli, Roma, Gallicano nel Lazio e  Zagarolo) è affidata all'Ufficio di direzione "Viabilità zona SUD" - Sezione territoriale 5.

L'8 luglio scorso è scaduta la gara "Lavori di manutenzione ordinaria su strade Provinciali Viabilità Sud – Sezioni 5^ e 6^ - Anno 2019 - CIA VS 181031" per una base di 563 mila euro, successivamente aggiudicata il 19 novembre ad una ditta di Colleferro con un ribasso del 25,652%. Nel computo metrico e in tutti i documenti della gara, tuttavia, relativamente agli interventi sulle alberature è inequivocabilmente previsto che ogni potatura di contenimento avrebbe comunque dovuto essere effettuata sempre secondo il criterio della potatura a tutta cima e del taglio di ritorno: ma cosa significa?

Il termine "tutta cima" sta ad indicare che in nessun ramo potato avrebbe dovuto essere interrotta la "dominanza apicale" esercitata dalla gemma terminale, in quanto dovendo accorciare una branca o un ramo non andava fatta una spuntatura o una speronatura, ma andava asportata la porzione apicale del ramo fino all'inserzione di uno di ordine immediatamente inferiore a quello che tagliato e che a sua volta avrebbe assunto la funzione di cima. 

Questa tecnica viene praticata proprio perché se con il taglio viene interrotta la funzione di cima attorno o in prossimità della superficie di taglio, a causa del richiamo di abbondante linfa, si originano da gemme dormienti numerosi rami vigorosi male ancorati e in concorrenza tra loro ed inoltre sempre per la causa citata, la parte inferiore del ramo risulterà indebolita. Pertanto, pur laddove dovesse essere necessario "svettare" la cima per alleggerirla da un'eventuale abbondante vegetazione che potrebbe provocare un incurvamento del ramo con possibilità di rottura, va sempre rispettata l'integrità delle branche principali mantenendo una armonica successione dei vari diametri e quindi, nel complesso, la funzionalità fisiologica e l'aspetto estetico-ornamentale dell'albero.

Sebbene i platani - gli alberi ombrosi per eccellenza magnificati fin dall'antichità - vengano generalmente allevati secondo la forma obbligata del candelabro (e rilevando anche che nel computo metrico non sia stata prevista tale specificità), la validità della potatura a tutta cima a livello fisiologico ed estetico è stata ampiamente verificata dai tecnici del verde. L'intervento operato a Tivoli, invece, ha deturpato e compromesso questi giganti della flora arborea caratterizzati da un notevole sviluppo in altezza e da una chioma folta ed estesa. Seppur la drastica potatura possa aver ridotto tempi e costi, comunque ha generato enormi quantità di materiale da smaltire: e non vorremmo che qualcuno dovesse pensar male per il solo fatto che il legno del platano trova eccellenti impieghi per diverse utilizzazioni (come ad esempio a scopo energetico e per la produzione di contenitori ed imballaggi per frutta e verdure). 

Abbiamo pertanto chiesto - come Gre Lazio - spiegazioni urgenti alla Città Metropolitana di Roma Capitale. Vi terremo aggiornati.



martedì 21 aprile 2020

Via Francigena, i dati da cui ripartire dopo la pandemia

Una fotografia sull'andamento della Via Francigena nel 2019 attraverso l’analisi a campione di 2.000 credenziali AEVF (cui aderiscono i GRE Lazio): si tratta di stime, non esaustive, ma utili per stimolare riflessioni sulle potenzialità della Via Francigena che, insieme al sistema degli itinerari culturali e cammini, rappresenta un esempio ideale per il turismo post-pandemia.

E’ stata fatta l’analisi su un campione di 2.000 credenziali AEVF distribuite nel 2019 nel tratto Canterbury-Roma. Si tratta di un campione che ci fornisce alcune stime ed indicazioni: dati utili per capire in quale direzione sta andando il cammino, avere inoltre indicazioni sul profilo, motivazioni del viaggio e bisogni dei pellegrini. Ma anche per fare alcune considerazioni finali.

IN EVIDENZA
  • La Via Francigena diventa sempre più internazionale: le persone provengono da oltre 60 Paesi! In Europa, oltre l’Italia, i grandi frequentatori del cammino sono francesi, tedeschi e svizzeri;
  • Dall’America incrementano Sati Uniti e Canada. In Asia emergono Cina, Corea del Sud, Giappone;
  • A piedi l’80%, in bicicletta il 19,7%, a cavallo lo 0,3%;
  • La scelta dell’accoglienza si conferma al 50% presso ostelli, l’altro 50% presso strutture che offrono maggiori servizi;
  • I luoghi preferiti per la partenza: Passo del Gran San Bernardo, Lucca , Siena, Fidenza e Pavia
  • in Italia. Canterbury in Inghilterra, km zero del cammino. Losanna in Svizzera;
  • La Via Francigena abbraccia un pubblico tra 16 e 80 anni. Cresce la fascia 25-34 anni;
  • Il profilo del pellegrino: istruito, appassionato di cultura e natura, curioso, alla ricerca di esperienzialità, amante del buon cibo lungo il cammino;
  • Aumentano il numero di servizi ed imprese che sostengono la Via Francigena;
  • La Via Francigena favorisce lo sviluppo dell’economia dei territori;
  • La stima dei camminatori 2019 è di 50.000, suddivisi sul percorso europeo;
  • Sul sito www.viefrancigene.org oltre 4 milioni di pagine visitate e registrati 620.000 utenti.

CREDENZIALI. Sono aumentati i punti di distribuzione delle credenziali AEVF, grazie anche alla collaborazione di molti uffici del turismo e associazioni locali. Si è passati da 52 a 74 unità lungo tutto il tratto europeo. Tra i nuovi punti di distribuzione si segnalano, tra gli altri, Canterbury, in Inghilterra, Parigi, in Francia, Orsières, in Svizzera, Aosta, Milano, Viterbo in Italia. Per il tratto sud le new entry sono Monte Sant’Angelo e Barletta. I punti di distribuzione delle credenziali rappresentano un luogo molto significativo perché sono di fatto il primo punto di contatto dei pellegrini con il mondo della Francigena.

IL PROFILO DI CHI VIAGGIA. Il mezzo di trasporto? A piedi per l’80%, in bicicletta per il
19,7% e a cavallo per lo 0,3%.
L’età media dei partecipanti è così suddivisa: 8% tra 18-24; 21% tra 25-34, 18% tra 35-44, 19% tra 45-54, 22% tra 55-64, 10%> 65 . I giovani sotto i 17 anni il 2%. La percentuale di uomini e donne registrata è stata rispettivamente di 52% e 48%. 
I mesi di partenza preferiti sono stati, nell'ordine, agosto (19%) e settembre (16%), aprile (12%) e ottobre (12%). I mesi invernali, da dicembre a febbraio, hanno raccolto oltre il 10% di camminatori.
La nazionalità di riferimento rilevata dalla credenziali AEVF è stata in prevalenza italiana (70%) a conferma di tre fattori: una tendenza in crescita nella Penisola di un turismo fatto di esperienzialità, outdoor e di cammini; la poca conoscenza della Via Francigena al di fuori dell’Italia; in alcuni Paesi, come Germania e Paesi Bassi, i tour operator e associazioni distribuiscono una loro propria credenziale. 
Per quanto riguarda le nazionalità più presenti sulla Via Francigena, in Europa si segnalano, in ordine decrescente: Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Inghilterra, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio. Dall’America sono in prevalenza gli Stati Uniti e Canada i Paesi di riferimento per la parte nord, Brasile e Argentina per la parte sud. Dall’Asia, è rilevante l’incremento di pellegrini dalla Cina, Corea del Sud e Giappone. L’Australia si conferma un continente “amico” della Via Francigena con un flusso costante di pellegrini verso tutto il tratto europeo del cammino. In totale si contano oltre 60 Paesi rappresentati sul cammino, tra i quali Singapore,
Nuova Zelanda, Taiwan. Si evidenzia un enorme spazio di crescita che, con un’adeguata azione
promozionale, può arrivare a decuplicare i numeri attuali della Via Francigena.

LA PARTENZA, UNA META, TANTE METE. Interessanti i dati relativi ai diversi punti di partenza della Via Francigena in Italia. In ordine sono: il Passo del Colle del Gran San Bernardo 17%, Lucca 15%, Siena, Fidenza e Pavia 6%. Seguono poi Siena, Acquapendente, Viterbo. 
Sono comunque molteplici i luoghi scelti per la partenza in ognuno dei quattro Paesi e sono tutti ben collegati con i mezzi di trasporto che consentono di raggiungere facilmente una località. In Inghilterra, il punto simbolico è Canterbury, km zero del percorso. In Svizzera, si conferma Losanna come luogo più gettonato per iniziare il cammino.
Per quanto riguarda la meta finale del viaggio, la città di Roma e la Basilica di San Pietro in Vaticano sono stati il punto di arrivo per il 48% dei viandanti. 
Le altre mete intermedie sono in primis quelle toscane, come Monteriggioni, Siena, Lucca, Pontremoli, oppure Ivrea in Piemonte o Viterbo nel Lazio. 
In prospettiva dello sviluppo della Via Francigena nel sud, si potranno sedimentare altre mete come Monte Sant’Angelo, Bari, Brindisi, Santa Maria di Leuca in Puglia.

LE MOTIVAZIONI. Quali sono le motivazioni dei pellegrini? Si confermano quelle spirituali, legate alla ricerca e a un contesto immateriale che ben si coniuga con l’esperienza del cammino. La motivazione spirituale, per la maggior parte, viene abbinata a quella del turismo culturale. Tra le principali motivazioni espresse ci sono quelle della condivisione. A seguire quelle legate al turismo, natura e sport, religione.

OSTELLI: Sono stati analizzati a campione i dati sui pernottamenti raccolti in alcuni ostelli italiani per comprendere l’andamento in queste strutture sulla base del confronto con l’anno precedente: Ivrea e Vercelli 1204 (+5%), Senna Lodigiana 600 (+20%), Fidenza 880 (+6%), Cassio, Aulla e Gambassi Terme 5000 (+25%). Va sottolineato che ormai dappertutto esistono più tipi di strutture che ospitano pellegrini e viandanti. Un primo gruppo è composto da quelle religiose / ostelli / case accoglienza; il secondo gruppo da B&B / Hotel. Mediamente si considera che il 50% di pellegrini predilige il primo gruppo, l’altra metà il secondo.

DURATA CAMMINO E BUDGET. Qual è la durata media del viaggio? I giorni che vengono trascorsi sul cammino sono in media 7. Molte persone ritornano successivamente sul cammino ogni anno, riprendendo dal punto dove avevano interrotto. In questo caso viene riutilizzata la stessa credenziale degli anni precedenti. La stima dei pellegrini, viandanti e camminatori del 2019 lungo tutto l’asse Canterbury-Roma, è di 50.000. La spesa media di chi viaggia a piedi à stata di 50€/giorno, mentre di 60€/giorno per chi ha viaggiato in bicicletta. L’indotto economico che ne è possibile stimare intorno alla Via Francigena è di circa 20 milioni di euro .

LE RISPOSTE A CHI CAMMINA - UNO STAFF A DISPOSIZIONE DEL PELLEGRINO. Nel 2019 sono state distribuite 19.100 credenziali AEVF (nel 2018 sono state distribuite 16.900) grazie alla collaborazione con numerose associazioni locali. Al lavoro di coordinamento, monitoraggio e distribuzione credenziali, si aggiunge un’attività importante di back office dello staff AEVF per dare risposte ai pellegrini fornendo loro informazioni, materiali, indicazioni utili sul percorso nelle varie lingue. Lo scorso anno sono pervenute presso la segreteria 505 richieste alle quali si sommano ulteriori 460 richieste specifiche presso l’indirizzo email dedicato per il “percorso” in merito a risposte sul tracciato; infine, oltre 250 richieste sono arrivate dalla pagina Facebook dell’Associazione.

venerdì 10 aprile 2020

Il piano paesaggistico prevale sempre sui piani comunali

Il Consiglio di Stato ha ulteriormente ribadito il rapporto di primazia dei piani paesaggistici (e di controllo funzionali alla tutela degli interessi di conservazione dell’ambiente e del paesaggio) rispetto agli altri strumenti di governo del territorio.
Tale principio, declinato dalla giurisprudenza di ogni grado [1] sin dall'entrata in vigore della legge Galasso ed espresso da ultimo dall’art.145, comma 3, del d.lgs. n. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), è preordinato ad assicurare una salvaguardia del paesaggio di tipo dinamico che non tenga conto delle eventuali modifiche della pianificazione urbanistica preesistente ma che possa anche prevedere il coordinamento di interventi di miglioramento della situazione anche mediante il recupero di aree degradate ricomprese fra quelle da conservare [2] ed opera anche nei confronti delle disposizioni previste negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale delle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette, né tantomeno sono suscettibili di deroga da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico. 
Pertanto i contenuti dei piani paesaggistici sono prevalenti sugli strumenti urbanistici che sono tenuti a conformarvisi: la necessità di coordinamento, tuttavia, fa sì che tale prevalenza non si traduca in una mera imposizione di vincoli e limiti che paralizzino le attività economico-sociali in virtù della tutela paesaggistica ma sia rivolta alla proposizione di progetti e attività di incentivazione e recupero dei valori ambientali, anche ai sensi della Convenzione europea del paesaggio che vede una pianificazione in grado di aggiungere utilità e prospettive di sviluppo.
Ai Comuni tocca la funzione di completare, alla luce delle caratteristiche del territorio, le previsioni conformative dettate dalla Regione, laddove siano limitate a tratteggiare per ampie linee prescrizioni ed indirizzi. Alla Regione, invece, spetta non solo il compito di tipizzare, ma anche individuare in modo puntuale ed inequivoco gli immobili o le aree da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione.
Ma leggiamo la sentenza del Consiglio di Stato.

[1] la Corte Costituzionale ha affermato, nella nota sentenza n. 367/2007, la rilevanza del valore primario e assoluto del paesaggio, in grado, per queste sue proprietà di sovrapporsi e prevalere rispetto alle pianificazioni urbanistiche ed è in siffatta più ampia prospettiva che, dunque, si colloca il principio della gerarchia degli strumenti di pianificazione dei diversi livelli territoriali, espresso dall’art.145 del d.lgs. n. 42 del 2004, che, al tempo stesso, è considerata norma interposta in riferimento all’art.117 Cost. in materia di “conservazione ambientale e paesaggistica” ed esprime un principio fondamentale in materia di “governo del territorio” è valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Tale sentenza richiama nella definizione del paesaggio quale valore “primario” alle sentenze n. 151/1986 e n. 182 e n. 183 del 2006, ed anche “assoluto”, se si tiene presente che il paesaggio indica essenzialmente l’ambiente (sentenza n. 641/1987).

[2] TAR Lazio, sez. I, sent. n. 1270/1989.