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martedì 21 aprile 2020

Via Francigena, i dati da cui ripartire dopo la pandemia

Una fotografia sull'andamento della Via Francigena nel 2019 attraverso l’analisi a campione di 2.000 credenziali AEVF (cui aderiscono i GRE Lazio): si tratta di stime, non esaustive, ma utili per stimolare riflessioni sulle potenzialità della Via Francigena che, insieme al sistema degli itinerari culturali e cammini, rappresenta un esempio ideale per il turismo post-pandemia.

E’ stata fatta l’analisi su un campione di 2.000 credenziali AEVF distribuite nel 2019 nel tratto Canterbury-Roma. Si tratta di un campione che ci fornisce alcune stime ed indicazioni: dati utili per capire in quale direzione sta andando il cammino, avere inoltre indicazioni sul profilo, motivazioni del viaggio e bisogni dei pellegrini. Ma anche per fare alcune considerazioni finali.

IN EVIDENZA
  • La Via Francigena diventa sempre più internazionale: le persone provengono da oltre 60 Paesi! In Europa, oltre l’Italia, i grandi frequentatori del cammino sono francesi, tedeschi e svizzeri;
  • Dall’America incrementano Sati Uniti e Canada. In Asia emergono Cina, Corea del Sud, Giappone;
  • A piedi l’80%, in bicicletta il 19,7%, a cavallo lo 0,3%;
  • La scelta dell’accoglienza si conferma al 50% presso ostelli, l’altro 50% presso strutture che offrono maggiori servizi;
  • I luoghi preferiti per la partenza: Passo del Gran San Bernardo, Lucca , Siena, Fidenza e Pavia
  • in Italia. Canterbury in Inghilterra, km zero del cammino. Losanna in Svizzera;
  • La Via Francigena abbraccia un pubblico tra 16 e 80 anni. Cresce la fascia 25-34 anni;
  • Il profilo del pellegrino: istruito, appassionato di cultura e natura, curioso, alla ricerca di esperienzialità, amante del buon cibo lungo il cammino;
  • Aumentano il numero di servizi ed imprese che sostengono la Via Francigena;
  • La Via Francigena favorisce lo sviluppo dell’economia dei territori;
  • La stima dei camminatori 2019 è di 50.000, suddivisi sul percorso europeo;
  • Sul sito www.viefrancigene.org oltre 4 milioni di pagine visitate e registrati 620.000 utenti.

CREDENZIALI. Sono aumentati i punti di distribuzione delle credenziali AEVF, grazie anche alla collaborazione di molti uffici del turismo e associazioni locali. Si è passati da 52 a 74 unità lungo tutto il tratto europeo. Tra i nuovi punti di distribuzione si segnalano, tra gli altri, Canterbury, in Inghilterra, Parigi, in Francia, Orsières, in Svizzera, Aosta, Milano, Viterbo in Italia. Per il tratto sud le new entry sono Monte Sant’Angelo e Barletta. I punti di distribuzione delle credenziali rappresentano un luogo molto significativo perché sono di fatto il primo punto di contatto dei pellegrini con il mondo della Francigena.

IL PROFILO DI CHI VIAGGIA. Il mezzo di trasporto? A piedi per l’80%, in bicicletta per il
19,7% e a cavallo per lo 0,3%.
L’età media dei partecipanti è così suddivisa: 8% tra 18-24; 21% tra 25-34, 18% tra 35-44, 19% tra 45-54, 22% tra 55-64, 10%> 65 . I giovani sotto i 17 anni il 2%. La percentuale di uomini e donne registrata è stata rispettivamente di 52% e 48%. 
I mesi di partenza preferiti sono stati, nell'ordine, agosto (19%) e settembre (16%), aprile (12%) e ottobre (12%). I mesi invernali, da dicembre a febbraio, hanno raccolto oltre il 10% di camminatori.
La nazionalità di riferimento rilevata dalla credenziali AEVF è stata in prevalenza italiana (70%) a conferma di tre fattori: una tendenza in crescita nella Penisola di un turismo fatto di esperienzialità, outdoor e di cammini; la poca conoscenza della Via Francigena al di fuori dell’Italia; in alcuni Paesi, come Germania e Paesi Bassi, i tour operator e associazioni distribuiscono una loro propria credenziale. 
Per quanto riguarda le nazionalità più presenti sulla Via Francigena, in Europa si segnalano, in ordine decrescente: Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Inghilterra, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio. Dall’America sono in prevalenza gli Stati Uniti e Canada i Paesi di riferimento per la parte nord, Brasile e Argentina per la parte sud. Dall’Asia, è rilevante l’incremento di pellegrini dalla Cina, Corea del Sud e Giappone. L’Australia si conferma un continente “amico” della Via Francigena con un flusso costante di pellegrini verso tutto il tratto europeo del cammino. In totale si contano oltre 60 Paesi rappresentati sul cammino, tra i quali Singapore,
Nuova Zelanda, Taiwan. Si evidenzia un enorme spazio di crescita che, con un’adeguata azione
promozionale, può arrivare a decuplicare i numeri attuali della Via Francigena.

LA PARTENZA, UNA META, TANTE METE. Interessanti i dati relativi ai diversi punti di partenza della Via Francigena in Italia. In ordine sono: il Passo del Colle del Gran San Bernardo 17%, Lucca 15%, Siena, Fidenza e Pavia 6%. Seguono poi Siena, Acquapendente, Viterbo. 
Sono comunque molteplici i luoghi scelti per la partenza in ognuno dei quattro Paesi e sono tutti ben collegati con i mezzi di trasporto che consentono di raggiungere facilmente una località. In Inghilterra, il punto simbolico è Canterbury, km zero del percorso. In Svizzera, si conferma Losanna come luogo più gettonato per iniziare il cammino.
Per quanto riguarda la meta finale del viaggio, la città di Roma e la Basilica di San Pietro in Vaticano sono stati il punto di arrivo per il 48% dei viandanti. 
Le altre mete intermedie sono in primis quelle toscane, come Monteriggioni, Siena, Lucca, Pontremoli, oppure Ivrea in Piemonte o Viterbo nel Lazio. 
In prospettiva dello sviluppo della Via Francigena nel sud, si potranno sedimentare altre mete come Monte Sant’Angelo, Bari, Brindisi, Santa Maria di Leuca in Puglia.

LE MOTIVAZIONI. Quali sono le motivazioni dei pellegrini? Si confermano quelle spirituali, legate alla ricerca e a un contesto immateriale che ben si coniuga con l’esperienza del cammino. La motivazione spirituale, per la maggior parte, viene abbinata a quella del turismo culturale. Tra le principali motivazioni espresse ci sono quelle della condivisione. A seguire quelle legate al turismo, natura e sport, religione.

OSTELLI: Sono stati analizzati a campione i dati sui pernottamenti raccolti in alcuni ostelli italiani per comprendere l’andamento in queste strutture sulla base del confronto con l’anno precedente: Ivrea e Vercelli 1204 (+5%), Senna Lodigiana 600 (+20%), Fidenza 880 (+6%), Cassio, Aulla e Gambassi Terme 5000 (+25%). Va sottolineato che ormai dappertutto esistono più tipi di strutture che ospitano pellegrini e viandanti. Un primo gruppo è composto da quelle religiose / ostelli / case accoglienza; il secondo gruppo da B&B / Hotel. Mediamente si considera che il 50% di pellegrini predilige il primo gruppo, l’altra metà il secondo.

DURATA CAMMINO E BUDGET. Qual è la durata media del viaggio? I giorni che vengono trascorsi sul cammino sono in media 7. Molte persone ritornano successivamente sul cammino ogni anno, riprendendo dal punto dove avevano interrotto. In questo caso viene riutilizzata la stessa credenziale degli anni precedenti. La stima dei pellegrini, viandanti e camminatori del 2019 lungo tutto l’asse Canterbury-Roma, è di 50.000. La spesa media di chi viaggia a piedi à stata di 50€/giorno, mentre di 60€/giorno per chi ha viaggiato in bicicletta. L’indotto economico che ne è possibile stimare intorno alla Via Francigena è di circa 20 milioni di euro .

LE RISPOSTE A CHI CAMMINA - UNO STAFF A DISPOSIZIONE DEL PELLEGRINO. Nel 2019 sono state distribuite 19.100 credenziali AEVF (nel 2018 sono state distribuite 16.900) grazie alla collaborazione con numerose associazioni locali. Al lavoro di coordinamento, monitoraggio e distribuzione credenziali, si aggiunge un’attività importante di back office dello staff AEVF per dare risposte ai pellegrini fornendo loro informazioni, materiali, indicazioni utili sul percorso nelle varie lingue. Lo scorso anno sono pervenute presso la segreteria 505 richieste alle quali si sommano ulteriori 460 richieste specifiche presso l’indirizzo email dedicato per il “percorso” in merito a risposte sul tracciato; infine, oltre 250 richieste sono arrivate dalla pagina Facebook dell’Associazione.

domenica 15 marzo 2020

I rifiuti al tempo dell'epidemia

Come ovvio che fosse, la lotta all'epidemia non comporta una riduzione dei rifiuti prodotti: anzi questi sono differenti per tipologia e localizzazione rispetto a quanto i gestori avevano previsto nei piani organizzativi del servizio di raccolta dei RSU, che adesso necessitano di adeguamenti.

Mentre nella gestione dei rifiuti ospedalieri si stanno riscontrando diverse criticità non solo logistiche ma anche amministrative (quali la necessità effettuare le annotazioni sui registri aziendali delle movimentazioni dei rifiuti, le dichiarazioni MUD e PRTR, il pagamento dei diritti dell’Albo Gestori Ambientali), i cittadini che restano nelle proprie abitazioni devono continuare a fare normalmente la raccolta differenziata. Che, anzi, può essere anche un'occasione di educazione ambientale in cui coinvolgere i più piccoli.

Gli unici esentati sono i soggetti risultato positivo al coronavirus: come indicato dall'Istituto superiore di sanità, "in quarantena obbligatoria non va fatta la raccolta differenziata, ma l'immondizia va chiusa con due o tre sacchetti resistenti (uno dentro l'altro) all'interno del contenitore utilizzato per la raccolta indifferenziata, se possibile a pedale, facendo attenzione che gli animali domestici non accedano nel locale in cui sono presenti i sacchetti", mentre "se non si è positivi la raccolta differenziata può continuare come sempre, usando però l'accortezza, se si è raffreddati, di smaltire i fazzoletti di carta nella raccolta indifferenziata", raccomanda l'Iss.

In compenso, le esigenze igieniche e sanitarie stanno rendendo le città mediamente più pulite: le Amministrazioni stanno compiendo massicce opere di pulizia e sanificazione (in merito alle quali tuttavia abbiamo forti preoccupazioni sia ambientali che di efficacia, di cui tratteremo in uno specifico approfondimento) e - anche grazie all'azzeramento del traffico stradale - la raccolta dei rifiuti è più regolare nonostante nei grandi centri urbani come Roma ci sono giunte molte segnalazioni di rovistamento e spargimento rifiuti da parte di nomadi.

A Roma, ad esempio, i Centri di Raccolta Ama riservati ai rifiuti ingombranti, elettrici, elettronici e “particolari” fino al prossimo 3 aprile rimarranno aperti esclusivamente di mattina (dalle 7 alle 12, mentre solo la domenica fino alle 13) e con accessi scaglionati per consentire il mantenimento delle adeguate distanze di sicurezza, mentre resta comunque attivo il servizio di ritiro a domicilio dei materiali ingombranti “Riciclacasa” (anche se esclusivamente al piano stradale). A Civitavecchia la società CSP ha chiuso l'ecocentro comunale ed ha sospeso il servizio di raccolta di materiali ingombranti. A Fiumicino  è disposta la chiusura di tutti i cimiteri comunali e dei centri raccolta comunali, nonchè la sospensione di tutte le isole ecologiche itineranti. A Tivoli, l’incontro informativo sulla nuova raccolta dei rifiuti con i bidoni intelligenti a Villa Adriana è stata rinviata a data da destinarsi. Ad Anzio, la società Camassambiente sta operando una massiccia igienizzazione di mezzi e cassonetti. A Velletri  il centro di raccolta (isola ecologica) di via Troncavia 4 resta chiuso fino a nuova comunicazione. A Pomezia, Nettuno, Ardea Guidonia non si segnalano variazioni particolari.

A Rieti, l'Amministrazione ha chiesto al gestore ASM di intensificare la sanificazione dei mezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti nonchè degli autobus cittadini. 

Anche a Latina l’Azienda per i Beni Comuni di Latina ha già intensificato le attività di pulizia e di sanificazione dei mezzi utilizzati quotidianamente sui diversi servizi e degli spazi adibiti a spogliatoi e docce. A Terracina sono sospese fino al 3 aprile, invece, l’apertura dell’Infopoint di Piazza Mazzini; il conferimento presso le isole ecologiche di Via Morelle a Terracina e Via Pantani da Basso a Borgo Hermada; il servizio delle isole ecologiche itineranti. Mentre è incrementato fino al 3 aprile il servizio di ritiro a domicilio degli ingombranti, fino ad un massimo di 40 ritiri giornalieri. Ad Aprilia il Comune ha deciso di chiudere da questo pomeriggio l’Ecocentro comunale di via Portogallo e l’Ecosportello. Sospesi anche il servizio di raccolta degli sfalci d’erba del sabato in via Bulgaria e quello di raccolta domiciliare degli ingombranti. Garantito, invece, il servizio di raccolta dei rifiuti porta a porta, che rientra tra i servizi essenziali.

A Viterbo, l'azienda Viterbo Ambiente ha chiuso all'utenza i Centri di Raccolta Comunale di Viterbo – Grotte Santo Stefano – Via Lucca e Montefiascone – Strada Calandrelli snc, come anche sospesa è la distribuzione di sacchi per la raccolta delle frazioni “Imballaggi in plastica/metallo” e “Organico - rifiuto biodegradabile proveniente da mense e cucine” presso i locali della sede di Viterbo Ambiente in Viterbo – Strada Poggino 63 e presso le frazioni (primo venerdì del mese).

A Frosinone, la Saf non ha comunicato variazioni al servizio.

Ma che fine faranno i rifiuti raccolti, dal momento che la perenne emergenza della Regione Lazio è ben lontana da una soluzione? Dopo la chiusura dell'accordo con la Regione Toscana per accogliere 13.500 tonnellate di indifferenziata capitolina, che si aggiungono alle 90.000 tonnellate che complessivamente verranno inviate sempre da Ama nelle Marche e in Abruzzo, attualmente i rifiuti indifferenziati regionali vengono indirizzati ai tre impianti di Viterbo, Pomezia e Castel Forte, ma in teoria potrebbero andare (in deroga) a quelli di Frosinone e Civitavecchia che hanno ottenuto la deroga rispetto alle autorizzazioni originarie. Alcuni di questi però hanno solo la possibilità di effettuare il trattamento meccanico del rifiuto e non quello biologico. Critica resta invece la gestione dell'organico, per la gestione del quale al momento non c'è soluzione. 

giovedì 12 dicembre 2019

Tarquinia, la Regione Lazio blocchi l'inceneritore in area protetta


Il progetto di realizzazione a Tarquinia di un “impianto di recupero energetico”, presentato dalla A2A Ambiente S.p.A. di Brescia e dal costo di 400 milioni di euro, è una vera follia perché l’area di Pian D’Organo – Pian dei Cipressi ricade interamente in una zona identificata come Important Bird Areas, e specificamente la IBA 210 - Lago di Bracciano e Monti della Tolfa: è per questo che i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio hanno presentato alla Regione Lazio le proprie osservazioni ostative al prosieguo dell’iter amministrativo in corso per il rilascio dell’autorizzazione  per l’impianto, che da progetto avrà una potenza termica di combustione di 200 MWt al massimo carico termico continuo, due canne di espulsione fumi alte 70 metri e sarà alimentato annualmente con 481.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi.

Secondo i GRE LAZIO, «nell’ambito della Rete Natura 2000, le Important Bird Areas (IBA, le aree importanti per gli uccelli) vengono ad assumere un ruolo chiave per una reale salvaguardia della biodiversità, essendo coinvolte nell’istituzione delle ZPS. La “Direttiva Uccelli - Conservazione di tutte le specie di uccelli selvatici” (Direttiva 79/409/CEE, recepita in Italia fin dal 1992) nonché la “Direttiva Habitat - Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche” (Direttiva 92/43/8CEE recepita dall'Italia nel 1997) fissano i criteri di tutela del territorio e salvaguardia dell’ambiente e delle specie. La Commissione Europea negli anni '80, poiché la Direttiva "Uccelli" non fornisce criteri omogenei per l'individuazione delle ZPS, ha commissionato all'International Council for Bird Preservation un'analisi dei siti importanti per la tutela delle specie di uccelli in tutti gli Stati dell'Unione. Secondo la Corte di Giustizia dell’Ue (sentenze nelle cause C-3/96, C-374/98, C-240/00 e C-378/01), “l’elenco delle zone di grande interesse per la conservazione degli uccelli selvatici, più comunemente conosciute come IBA, è il riferimento scientifico per l’identificazione e la designazione delle Zone di Protezione Speciale. In Italia l'inventario europeo IBA (Important Bird Areas) è stato curato dalla LIPU a seguito dell’incarico affidato all’associazione dal Ministero dell’Ambiente mediante specifica convenzione stipulata in data 12 dicembre 2000. Tuttavia la Regione Lazio non ha ancora provveduto ad ampliare la perimetrazione della ZPS IT6030005 “Comprensorio Tolfetano Cerite Manziate” (né di diverse altre) così da includervi interamente il perimetro della IBA210 - Lago di Bracciano e Monti della Tolfa».

«L’area in esame è comunque già contigua alla Zona di Protezione Speciale, da cui dista meno di 200 metri – continuano i GRE: assolve all’obiettivo di ridurre il disturbo dovuto alle attività antropiche e costituisce elemento utile alla definizione della rete ecologica territoriale. Per questi motivi l’area IBA 210 è già segnalata ai fini della tutela e dell’eliminazione della lacuna di conservazione nell’ambito delle Unità Territoriali Ambientali n.3 Monti della Tolfa e n.4 Monti Sabatini e Tuscia meridionale dai PTPG della Provincia di Roma e di Viterbo. La realizzazione dell’impianto e soprattutto il suo esercizio in attività avrebbero un elevato impatto ambientale sull’elevata sensibilità ecologica dell’area (habitat di rapaci come nibbio reale, nibbio bruno, biancone, falco pecchiaiolo e pellegrino, ma anche di succiacapre, occhione, ghiandaia marina e passeriformi degli ambienti aperti quali calandra, calandrella, tottavilla, calandro, averla piccola, averla cenerina), comprometterebbe qualunque tutela della rete ecologica territoriale e configurerebbe violazione delle finalità di tutela previste nella Direttiva Uccelli».

L’incompatibilità urbanistica emerge anche dagli atti amministrativi, come già evidenziato dal Sindaco di Tarquinia con la propria nota del 16 agosto 2019: la delibera n. 31 del 10 aprile 2008 “Approvazione Piano Quadro di indirizzo e coordinamento zona DI in loc. Pian D’Organo — Pian dei Cipressi” esclude categoricamente insediamenti come cementifici, inceneritori, industrie chimiche, depositi inquinanti, discariche e comunque tutti quelli previsti dal D.M. che individua le attività nocive ed inquinanti.

Ma ci sono anche altri motivi tali da indurre un rigetto categorico della proposta: «la Regione Lazio non può ignorare che sull’area interessata hanno gravato per anni diversi stressor, tra cui i più impattanti sono stati sicuramente la centrale Torrevaldaliga Nord (la dodicesima più inquinante d’Europa), il Centro tecnico logistico interforze N.B.C. per lo smaltimento di armi chimiche, il Porto di Civitavecchia con il relativo traffico sia navale che terrestre ed il cementificio. Eppure nel progetto della A2A manca una caratterizzazione della qualità dell’aria presente all’interno dell’area d’intervento, e l’analisi di impatto ambientale si basa solo marginalmente sulla citazione di alcuni dati macro. Negli ultimi trent’anni, invece, è stata ampiamente evidenziata tramite svariati studi epidemiologici una mortalità e un rischio di cancro al fegato, mesotelioma e malattie respiratorie superiore alla media per gli abitanti di Tarquinia, Civitavecchia e dintorni, al punto che si possa addirittura parlare di vera e propria emergenza sanitaria, come rivelano i dati del Registro Tumori Lazio istituito con legge regionale n°7 del 12 giugno 2015 e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale».

lunedì 11 novembre 2019

Ferrovia Roma Nord, manifestazione il 16/11 contro la chiusura

La linea ferroviaria Roma Nord, che percorrendo 102 km in parallelo alla via Flaminia congiunge piazzale Flaminio a Viterbo passando per Civita Castellana e utilizzata nei giorni feriali da oltre 21.000 utenti, rischia di morire. I comitati dei pendolari lo denunciano da anni, ma i ritardi della Regione Lazio nell'adeguare ed ammodernare l'importante tratta extraurbana rischiano di portarla alla chiusura.

Per questi motivi i comitati hanno convocato una grande manifestazione per il prossimo sabato 16 novembre a piazzale Flaminio, a cui i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio aderiscono e saranno presenti, invitando tutti i cittadini a fare altrettanto seppur non direttamente fruitori di questa linea ferroviaria.
Seppur si partisse oggi, i lavori durerebbero 4 - 5 anni (tra raddoppio di binario, segnalamento ferroviario, acquisto nuovi treni): decisamente troppo per resistere alle nuove prescrizioni dell'Autorità nazionale per la sicurezza ferroviaria in vigore da 1 luglio 2019. L'ANSF, infatti, pretende in primis (giustamente, diciamo noi) che i treni abbiano un apparato frenante idoneo, ma non solo. La dotazione di sicurezza dei treni della Roma Nord è infatti decisamente datata, ed addirittura sulla tratta extraurbana (quella tra Montebello e Viterbo) è basata su una superata tecnologia degli anni'50. Per questo ATAC è stata costretta dall'ANSF ad emanare una direttiva interna che dà le seguenti indicazioni per la parte extraurbana:
  1. la velocità massima della linea consentita è 50 km/h, salvo eventuali limitazioni più restrittive di velocità notificate secondo le modalità regolamentari in vigore;
  2. su tutti gli attraversamenti è imposta la battuta d’arresto, pertanto tutti i treni prima di impegnare gli stessi devono arrestarsi e l’agente di condotta (macchinista-capotreno) può riprendere la marcia dopo essersi accertato del relativo stato di libertà e dell’assenza dei transiti sugli stessi;
  3. su tutti i deviatoi di linea non comandati da ACEI è imposta la battuta d’arresto, pertanto tutti i treni prima di impegnare tali enti devono arrestarsi e l’agente di condotta può riprendere la marcia dopo essersi accertato del corretto posizionamento degli stessi.
Rallentamenti, ritardi  e soprressioni sono pertanto inevitabili, danneggiando pesantamente le comunità che più si servono di questo mezzo di trasporto pubblico fondamentale per penetrare a Roma da nord e alle quali adesso si paventa addirittura lo spettro di una chiusura della linea. E la conseguenza più immediata ai disagi non potrà che essere un impressionante aumento del traffico veicolare (e conseguentemente dello smog) sulla Flaminia, la Cassia e la Tiberina.




martedì 22 maggio 2018

Lago di Vico, i medici denunciano l'elevato inquinamento

Il lago di Vico per le particolari e pregiate caratteristiche del suo ecosistema è  stato classificato come Sito d'importanza comunitaria-Sic n. IT6010024  e Zona di protezione speciale-Zps n. IT6010057.
Proprio per proteggere questo delicato ecosistema, nel 1982, veniva istituita la Riserva naturale regionale del lago di Vico (legge regionale del 28 settembre 1982 n. 47 e successiva legge regionale del 24 dicembre 2008 n. 24 ) che tra  i vari compiti avrebbe dovuto anche " preservare l'equilibrio biologico del lago e l'effettiva potabilità delle sue acque" a tutela del diritto alla salute delle popolazioni che da questo lago attingono acqua ad uso umano. 
La compromissione della qualità delle acque del lago di Vico è  invece purtroppo nota da anni ed oggetto di studi, ricerche e progetti da parte di Enti e Università (Istituto superiore di Sanità, Consiglio nazionale delle Ricerche - CNR, Università della Tuscia, Università di Roma La Sapienza e Università degli Studi Roma Tre).
Essa si caratterizza per la marcata riduzione del quantitativo di ossigeno,aumento della clorofilla e della biomassa algale ed è da attribuirsi alle massive fioriture del Cianobatterio Plankthotrix rubescens, detto comunemente alga rossa e delle altre specie cianobatteriche in particolare: Limnothrix redekei e Aphanizomenon ovalisporum, presenze ormai stabili e consistenti dell'ecosistema lacustre vicano.
Nelle acque del lago di Vico sono anche persistenti ed elevati i valori di arsenico (secondo il parametro previsto dal Decreto Legislativo 31/2001 per le acque ad uso potabile ovvero 10 microgrammi/litro), elemento questo tossico e cancerogeno certo secondo la classificazione dell'Agenzia internazionale di ricerca sul cancro - Iarc.
In  una riunione del tavolo tecnico istituito proprio sulle problematiche ambientali del lago di Vico, svoltasi presso la Provincia di Viterbo il 2 marzo 2010, riunione convocata dall'Assessorato all'Ambiente della Provincia di Viterbo sul tema specifico  "Attività di contrasto al degrado della qualità delle acque del lago di Vico", venivano presentati dati che evidenziavano nelle acque del lago anche la presenza di altre sostanze tossiche e cancerogene, che di norma dovrebbero essere estranee alle acque del lago (mercurio, idrocarburi policiclici aromatici - IPA) e sulla cui presenza e provenienza l'Isde ha più volte chiesto l'avvio di specifiche indagini.
Sempre in quella stessa riunione venivano confermati i livelli di concentrazioni rilevate nei sedimenti del lago per gli elementi : Arsenico - 647 mg/kg SS (valore soglia 20 mg/kg SS) -, Cadmio - 12 mg/kg SS (valore soglia 2 mg/kg SS) - e  Nichel - 566 mg/kg SS (valore soglia 120 mg/kg SS).
Questi elementi tossici sono tuttora presenti nei sedimenti del lago e per la loro concentrazione così elevata nei sedimenti lacustri si configurano come un ulteriore motivo di preoccupazione ambientale e sanitaria per il rischio derivante dalla loro possibile mobilizzazione e quindi rilascio nelle acque del lago e sono perciò una ulteriore e valida ragione perché si abbandoni al più presto la captazione di acque ad uso umano da questo lago.

Le cause
Il Lago di Vico
Le  cause che verosimilmente sono state e continuano ad essere all'origine del degrado di questo importante ecosistema e bacino idrico, sono state più volte indicate e  possono così essere riassunte:
  • uso ultradecennale di fertilizzanti e fitofarmaci chimici nelle vaste aree coltivate a noccioleti in prossimità del lago che ha favorito e favorisce le intense  fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens e delle altre specie di cianobatteri;
  • possibile permanenza di scarichi fognari abusivi o non a norma sulle sponde e in prossimità del lago;
  • possibile azione residua di inquinamento dovuta agli agenti contaminanti individuati nel sottosuolo del dismesso Magazzino Materiali di Difesa Nbc di Ronciglione, ubicato anch'esso in prossimità delle sponde del lago;
  • possibili attività illecite condotte all'interno e in prossimità della Riserva naturale.


Il rischio sanitario
Gli acquedotti dei Comuni di Caprarola e Ronciglione sono riforniti in misura preponderante da acque captate dal lago di Vico e ormai da anni si susseguono ordinanze di non potabilità che attestano il potenziale  rischio per la salute dei cittadini che possono essere esposti, e ormai da lungo periodo, a microrganismi potenzialmente tossici e a diverse sostanze tossiche e cancerogene presenti nelle acque captate dal bacino lacustre attraverso principalmente il loro uso per bevande, preparazioni alimentari, per fini igienico-sanitari e attraverso il consumo di fauna ittica proveniente dal lago e prodotti vegetali irrigati sempre con acque lacustri.
I cianobatteri sono  infatti microrganismi capaci di produrre una serie di cianotossine patogene, al momento ne sono state descritte solo una parte, oltre 90 varianti tra cui la  microcistina LR classificata come cancerogena di classe 2 b secondo l'Agenzia internazionale di ricerca sul cancro - I.a.r.c. e tossica per gli esseri umani, per la flora e la fauna con cui viene in contatto.
Questa cianotossina non è termolabile e quindi non è eliminabile attraverso i processi di bollitura dell'acqua e cottura degli alimenti.

Inefficacie potabilizzazione delle acque captate dal lago e destinate a consumo umano
Per  tutto l'anno 2017 come, quasi costantemente  negli anni precedenti,è stata erogata acqua non potabile dagli acquedotti di  Caprarola e Ronciglione come  certificato dai  giudizi sulla qualità delle acque, emessi dal Dipartimento di Prevenzione-Servizio Igiene, Alimenti, Nutrizione, Acque Pubbliche della Asl di Viterbo.
Dall'esito di diversi esami  per l'anno 2017 si rileva infatti  presenza nelle acque erogate di milioni di cellule/litro di Fitoplancton e Cianoficee in particolare del cianobatterio Panktothrix rubescen, detto comunemente Alga Rossa. Si evidenziano inoltre frequenti superamenti dei valori di parametro per Arsenico, Fluoro, Nickel e Boro e, in diverse circostanze, si riscontra anche la presenza di batteri Coliformi e di colonie di Enterococchi,  né risultano rappresentare  una valida soluzione, sempre per alcune gravi criticità riscontrate nella loro gestione, le cosiddette "casette dell'acqua" posizionate a Ronciglione e Caprarola.

Alcuni interventi necessari ed urgenti
Indichiamo alcuni interventi necessari ed urgenti per avviare il risanamento dell'ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone e in particolare dei bambini:
  • cessazione della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;
  • avvio in tempi rapidi  di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell'uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti e netta riduzione dell'utilizzo di fertilizzanti;
  • costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;
  • bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;
  • intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all'interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;
  • immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;
  • costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;
  • biomonitoraggio per  contaminazione da sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e in particolare per le piante di nocciolo coltivate in prossimità del lago;
  • informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l'ospedale di Ronciglione;
  • inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;
  • screening  gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto "effetto cocktail" determinato dall'esposizione contemporanea a  più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.


Associazione medici per l'ambiente-Isde 
(International Society of Doctors for the Environment) di Viterbo

Lunedì 21 maggio 2108,  presso la  Prefettura  di Viterbo, si è svolto  un incontro sulle problematiche ambientali e sanitarie derivanti dal degrado della qualità delle acque e dell'ecosistema del lago di Vico.
Al termine dell'incontro la dottoressa Antonella Litta referente dell'Associazione medici per l'ambiente- Isde (International society of doctors for the environment) ha consegnato al dottor Giovanni Bruno prefetto di Viterbo tale documento di sintesi relativo al degrado e inquinamento dell'ecosistema del lago di Vico, al rischio sanitario per le popolazioni di Caprarola e Ronciglione e agli interventi per la tutela della salute e la salvaguardia ambientale e ulteriore documentazione.

sabato 10 febbraio 2018

GRE: "lago di Bolsena, inquinamento allarmante"

La cittadina di Marta e l'Isola Martana (foto di Marco Volpi)
La crisi delle acque interne del Lazio non sta risparmiando nemmeno il più grande lago vulcanico d'Europa, quello di Bolsena, che fin'ora sembrava essere indenne. Mentre per altri bacini, in primis quello di Bracciano, il problema è però connesso all'eccessivo emungimento d'acqua, per il Bolsena sono gli inquinanti, e soprattutto gli scarichi fognari. Eppure il lago di Bolsena, assieme alle sue due isole Bisentina e Martana, è una Zona di Protezione Speciale (ZPS IT6010055, oltre a diversi siti di interesse comunitario) e pertanto destinatario di misure di conservazione specifiche e ad hoc come per ogni sito  Natura 2000.

Questa ZPS, sita nella parte settentrionale della provincia di Viterbo, ricade all'interno della Regione Biogeografica Mediterranea, ha un'altezza media di 305 m s.l.,. e si contraddistingue per la presenza di ittiofauna diversificata e abbondante e per una ricca avifauna svernante: in particolare è importante per la nidificazione del nibbio bruno (Milvus migrans) e del gabbiano reale (Larus cachinnas michaelis), per quest'ultimo si tratta dell'unica stazione non costiera nell'Italia peninsulare.

I due SIC che la ZPS include sono quello del "Lago di Bolsena" (SIC IT6010007), importante naturalisticamente per la presenza di habitat di interesse comunitaria legato agli specchi lacustri (quali formazioni vegetali a prevalenza di alghe del genere Chara e vegetazione sommersa fisionomicamente caratterizzata da specie del genere Potamogeton), e quello delle "Isole Bisentina e Martana" (SIC IT60100041), importanti per la presenza degli habitat "Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia" (9340) e "Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea" (6620*), nonché per la nidificazione del nibbio bruna e del gabbiano reale.
Panoramica del Lago di Bolsena (foto di Marco Volpi)
Nonostante però sia l’unica ZPS del Lazio  afferente alla tipologia delle “Zone umide” non protetta come Parco o Riserva naturale (ai  sensi della LN 394/91), proprio per la virtuosità della gestione associata da parte delle Amministrazioni locali, come segnalato dall'Osservatorio Ambientale del Lago di Bolsena, infatti, la COBALB (Comunità Bacino del Lago di Bolsena S.p.A.) non riesce più a raccogliere i reflui di tutti i comuni del bacino lacustre e ad avviarli alla corretta depurazione.

Tutte le stazioni di sollevamento sono in uno stato tecnico insoddisfacente. I quadri elettrici e di comando sono obsoleti e insufficienti, il sistema di teleallarme fuori servizio, le tubazioni malridotte, le pompe spesso in uno stato precario, presenti nelle stazioni in numero minimo o addirittura assenti. Ciò comporta sversamenti frequenti di acque fognarie nel Lago da molte stazioni. 

In dettaglio, l'Osservatorio denuncia che:
  • sono completamente fuori servizio le stazioni: SS 20 a Marta, “ Le Fontane” e “S.P. I Felceti” a Valentano e quella di “San Lorenzo Lago”;
  • le altre stazioni, soprattutto la SS 9 (Grancaro), lavorano con funzionalità ridotta;
  • il depuratore situato sul fiume Marta è completamente fuori servizio da circa un anno;
  • il depuratore di Valentano è fermo almeno dal 2013.
Di conseguenza, una grande parte delle acque reflue raccolte nei comuni di Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo e Bolsena finisce nel Lago nei pressi della stazione SS 9. Il resto, assieme ai reflui di Montefiascone, Marta e Capodimonte, viene sversato nel fiume Marta nei pressi della stazione SS 20. Le acque reflue del comune di Valentano finiscono addirittura interamente in vari fossi, senza depurazione.

Eppure il collettore circumlacuale aveva fatto considerare (forse con eccessiva enfasi) il Bolsena addirittura il lago più pulito d'Europa: forse un'enfasi eccessiva, dal momento che appena l'anno scorso un gruppo di scienziati della Bauhaus-Università di Weimar (Germania), specialisti ed esperti internazionali nella gestione delle acque urbane, hanno soggiornato per una settimana sul Lago di Bolsena, rilevando e denunciando il degrado delle acque del Lago: in particolare, l'aumento significativo della concentrazione di fosforo comporta un elevato rischio di eutrofizzazione.

Le fonti d’apporto di fosforo più importanti sono:
  • le immissioni di acque reflue causate dal malfunzionamento del sistema di raccolta
  • l’erosione dei suoli nelle aree agricole
  • i traboccamenti nelle condotte di acque miste dopo eventi di forti precipitazioni.
Ma queste fonti sono anche quelle con il maggiore potenziale di miglioramento: riparando l'infrastruttura fognaria esistente, realizzando fasce tampone vegetali per ridurre l’apporto di fosforo dovuto all'erosione dei terreni agricoli, e modificando la gestione delle acque, la qualità del Lago potrebbe rapidamente migliorare.