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giovedì 26 settembre 2019

Crisi lago di Bracciano, la Commissione Europea se ne lava le mani

Dopo oltre due anni dalla presentazione della nostra segnalazione, la Direzione Generale dell'Ambiente della Commissione Europea ha assunto una ponziopilatesta decisione: non decidere!

Secondo la nostra organizzazione, l'Ordinanza del 28 luglio 2017 della Direzione regionale risorse idriche, difesa del suolo e rifiuti della Regione Lazio, emendativa e sospensiva dell’ordinanza del 20 luglio 2017 (Reg. Uff.U.0375916) ad oggetto “R.D. n. 726 del 01.12.1895 (regime e polizia dei laghi pubblici)” e concernente la regolamentazione del livello idrometrico del Lago di Bracciano violava sia la DIRETTIVA n. 92/43/CEE DEL CONSIGLIO EUROPEO del 21 maggio 1992 concernente la Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, detta Direttiva "Habitat", sia la DIRETTIVA n.2009/147/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici, detta Direttiva “Uccelli”.

Il lago di Bracciano (SIC IT6030010, coperto al 35% dall'habitat 3150 e al 30% dall'habitat 3140, nonché ZPS IT6030085) era da mesi oggetto di una crisi idrica (tutt'ora in atto) in parte causata dall’approvvigionamento di acque per la città di Roma: il 23 luglio 2017 il livello idrometrico del lago segnava ben -164 cm rispetto alla soglia di sfioramento all’incile, la quale contraddistingue la linea di confine con il fiume Arrone, unico emissario drenante del lago: le rive si erano allungate per decine di metri, la flora ripariale a vegetazione macrofitica sommersa non esisteva praticamente più e la riproduzione delle tre famiglie di Ciprinidi che caratterizzano l'ittiofauna meritevole di protezione ai sensi della Direttiva Habitat (la rovella - Rutilus rubilio, il varione - Leuciscus souffia, ed il barbo italico - Barbus plebejus) era ormai a serio rischio, con enormi ricadute sulla biodiversità. 

Considerato che un ulteriore e progressivo abbassamento del livello idrometrico del lago di Bracciano, stante l’assenza di continua rigenerazione, avrebbe potuto determinare l’abbassamento delle capacità auto depurative, con progressivo deperimento della qualità delle acque del lago e conseguente danno irreversibile all’ecosistema lacustre, il 20 luglio 2017 la Regione Lazio aveva ordinato alla Acea ATO 2 S.p.a. (soggetto che opera la captazione di cui al DM n. 1170/1990) di azzerare ogni prelievo della risorsa idrica dal bacino del Lago di Bracciano, onde consentire il ripristino del livello naturale delle acque del lago e della loro qualità. Tuttavia il 28 luglio 2017 la Regione Lazio, con una nuova ordinanza, emendò e sospese il proprio provvedimento del 20 luglio 2017 senza che vi fosse stata né vi fosse in prospettiva alcuna modifica dei presupposti della stessa (né riduzione dell'evaporazione, né riduzione degli emungimenti abusivi, né riduzione della siccità), autorizzando il proseguo della captazione, seppur in misura ridotta, ma mettendo al rischio di danni irreparabili l'intero ecosistema lacustre protetto.

A seguito di tale nostra denuncia del 9 agosto 2017, protocollata con numero CHAP(2017)02539 - Italia, la Commissione ha ritenuto di non dover avviare un procedimento d’infrazione. Ciò però non in funzione del preannunciato esame secondo il pertinente diritto dell’Unione, ma - sostanzialmente - perchè "in considerazione dell'elevato numero di denunce ricevute ogni anno dalla Commissione in generale, e dalla DG Ambiente in particolare, la Commissione ha adottato un appoccio strategico (sic!), al fine di garantire che ogni procedura d'infrazione abbia il più ampio impatto possibile su obiettivi importanti di politica dell'UE, e che la risoluzione influenzi positivamente altri casi di cattiva applicazione del diritto dell'Unione. La Commissione ha pertanto deciso di avviare procedure di infrazione per singoli casi solo se sussistono elementi sufficienti per pensare i) che la pratica sia generale, ii) che la legislazione nazionale abbia un problema di conformità con il diritto dell'UE, o iii) che l'inosservanza del diritto dell'UE sia sistematica".
 
Certo, non ci aspettavamo un istantaneo avvio di un procedimento d’infrazione, in base al quale la Commissione avrebbe dovuto trasmettere allo Stato membro in questione una lettera di “costituzione in mora” in cui intimare alle autorità del paese interessato di presentare osservazioni entro un termine stabilito, ma almeno raccogliere complementi d’informazione che aiutassero a determinare gli elementi di fatto e di diritto del caso.  Nemmeno i documenti che abbiamo dichiarato di avere (e che veniva chiesto di non allegare nella fase iniziale), hanno richiesto: Interrogazione con richiesta di risposta scritta P-003714-17 alla Commissione presentata da Dario Tamburrano (EFDD) e Laura Agea (EFDD); l'interrogazione a risposta scritta 4-15499 presentato dall'on. Emiliano Minnucci (PD) l'8 febbraio 2017; una relazione scientifica del ricercatore dell'ISPRA Pietro Massimiliano Bianco.

Ed invece, dopo due anni di inerzia, la Commissione rimanda tutto ai giudici nazionali. Che dire: abbiamo quattro settimane di tempo per provare ad evitare l'archiviazione producendo nuovi elementi che possano indurre un riesame della pratica... e, poichè il 23 settembre 2019 il rilevamento della quota idrometrica del Lago di Bracciano segnava ancora -143cm, foss'anche solo per dare un pò da fare a questi euroburocrati, noi ci proveremo!

martedì 24 settembre 2019

Via Francigena finalista del premio "Destination of sustainable cultural tourism Awards 2019"


L'Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF) è finalista del premio “Destination of Sustainable Cultural Tourism Awards 2019" (premio per la destinazione di turismo culturale sostenibile 2019) nella categoria "Prodotti turistici tematici transnazionali, compresi gli itinerari culturali”.

La Via Francigena (di cui i GRE LAZIO fanno parte) promuove lo sviluppo di un cammino etico e sostenibile, sostiene la cooperazione e lo sviluppo economico delle comunità locali e, infine, può essere considerata come uno splendido esempio di destinazione che abbraccia gli obiettivi del turismo sostenibile e responsabile.

"Destination of Sustainable Cultural Tourism Awards 2019" (premio per la destinazione di turismo culturale sostenibile 2019) è assegnato dall'European Cultural Tourism Network - Rete europea del turismo culturale (ECTN).

L’ECTN è l’unico network pan-Europeo per lo sviluppo e la promozione del Turismo Culturale che agisce attraverso una rete di 19 Paesi e 6 Paesi-membri associate.

Il Premio vuole rinforzare la visibilità delle destinazioni legate al turismo culturale e offrire una piattaforma per scambiare esperienze e buone pratiche, nonchè promuovere reti tra destinazioni eccellenti. Il Premio, realizzato in partnership con Europa Nostra e la European Travel Commission, è lanciato dal 2014 dall’ECTN intorno ad un tema annuale che riguarda le destinazioni stesse, le comunità locali, le associazioni, le imprese, i cittadini ed i turisti.

I vincitori saranno annunciati il 24-26 ottobre 2019 a Granada (Spagna) all’interno della XII Conferenza internazionale sul Turismo Culturale in Europa.

Grazie all'Italia, l'UE restringe l'uso di DMF


Il CCR (Comitato per la valutazione dei rischi) dell'ECHA (l'Agenzia europea per i prodotti chimici) ha espresso il proprio parere favorevole alla proposta presentata dall'Italia di restrizione della sostanza N, N-dimetilformammide (DMF), utilizzata sia da sola che in miscele in concentrazione pari o superiore allo 0,3%. Il motivo principale per cui l'Italia ha agito a livello dell'Unione è ottenere la protezione della salute umana dagli effetti avversi della DMF a causa delle sue proprietà reprotossiche (Categoria 1B). Sulla base delle informazioni presentate nel fascicolo di registrazione e ottenute attraverso la consultazione delle parti interessate, vi sono prove evidenti che la DMF è potenzialmente utilizzata in tutti gli Stati membri dell'UE. 

Sebbene esista un limite indicativo di esposizione professionale stabilito a livello UE (con conseguenti limiti di esposizione a livello nazionale), è superiore al livello DNEL per inalazione calcolato in base alle disposizioni del REACH e non esiste un livello di esposizione stabilito per l'esposizione attraverso pelle ai sensi della legislazione sulla SSL. 

Le stime dell'esposizione presentate nel fascicolo di restrizione indicano che in alcuni contesti industriali l'esposizione professionale può comportare un rischio inaccettabile. Il DMF è un solvente organico aprotico e polare medio, con un numero limitato di alternative tecnicamente fattibili; per la maggior parte degli usi non sono disponibili alternative adeguate e meno pericolose. 

Poiché è possibile identificare un livello senza effetti per DMF, è possibile identificare livelli di esposizione sicuri. Pertanto, il presentatore del fascicolo ha concluso che per raggiungere un livello uniforme e adeguato di protezione dei lavoratori in tutti i settori e in tutti gli Stati membri è necessaria una restrizione basata sull'uso dei valori DNEL per inalazione ed esposizione cutanea.
Il CCR ha inoltre adottato 15 pareri sulla classificazione e l'armonizzazione delle etichettature, inclusi i pareri su 12 sostanze attive utilizzate nei biocidi e / o prodotti fitosanitari e tre sostanze chimiche industriali. Il CCR ha approvato anche cinque proposte di parere relativi a domande di autorizzazione per l'uso di triossido di cromo, pece di catrame di carbone, etossilati di alte temperature e ottilfenolo. 

Il SEAC (Comitato per l'analisi socioeconomica), invece, ha adottato il proprio parere definitivo in merito all'utilizzo di granuli e pacciamanti come materiale di riempimento in campi in erba sintetica o in forma libera nei campi da gioco. La proposta di restrizione era stata presentata dai Paesi Bassi per quei materiali di rimpimento in cui il totale degli idrocarburi policiclici aromatici (PAH) presenti dovesse risultare superiore a 20 mg /kg.

Il SEAC, infine, ha approvato 18 proposte di parere sull'utilizzo delle seguenti sostanze: cromo (VI), pece di catrame di carbone, alte temperature e ottil- e nonilfenoli etossilati. Inoltre, RAC e SEAC hanno discusso questioni chiave relative a 27 domande di autorizzazionericevute dall'ECHA nel maggio 2019.

giovedì 12 settembre 2019

Rieti, benissimo il Sindaco Cicchetti a far ripartire il Contratto di Fiume Velino


Grazie alla ferrea volontà del Sindaco Cicchetti e dell’Assessore Sinibaldi, il processo di definizione del Contratto di Fiume Velino riparte aggregando tutti i soggetti istituzionali coinvolti un progetto che la nostra associazione porta avanti ormai da anni.



Questo percorso di negoziazione partecipata è stato avviato dalla delibera di Giunta  n. 787 del 18/11/2014, con cui la Regione Lazio ha ufficialmente aderito alla Carta Nazionale dei Contratti di Fiume, una grande opportunità di riqualificazione del territorio del bacino idrografico del Velino, con interventi multisettoriali finalizzati a ridurre l’inquinamento, migliorare la qualità dell’ambiente e rilanciare lo sviluppo sostenibile indispensabile per le comunità locali adesso sarà necessario avviare velocemente un tavolo tecnico operativo che dovrà portare in tempi rapidi alla formalizzazione di un protocollo d’intesa tra i tanti soggetti istituzionali interessati e all’avvio del processo di partecipazione che dovrà coinvolgere le varie realtà insistenti sul territorio.



Il bacino del Velino, che da anni viene depredato, deve tornare ad essere centrale e unificatore nella vita dei comuni che attraversa e ciò sarà possibile esclusivamente ripristinando e proteggendo gli ecosistemi acquatici, con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità, e i corridoi ecologici, nonché tenendo conto dell’adattamento ai cambiamenti climatici. La cooperazione sulla governance partecipativa degli ecosistemi fluviali ormai si basa sullo strumento del Contratto di fiume che costituisce un metodo di lavoro per la gestione negoziata e partecipata delle risorse idriche alla scala di bacino idrografico, con una modalità di gestione del corso d'acqua a cui si aderisce volontariamente.

Frigoriferi, è acora ecomafie a Roma

Non volevamo crederci quando i nostri volontari ci hanno mostrato le foto: Roma è di nuovo invasa da elettrodomestici abbandonati ed in particolare frigoriferi dismessi. Nonostante gli sforzi dell'Amministrazione Capitolina ed in particolare all'incessante opera di prevenzione e repressione della Polizia di Roma Capitale, gli eco-criminali si sono velocemente liberati di quanto evidentemente accumulato in diversi mesi.

E così in numerose zone di Roma è improvvisamente tornato il degrado. Già a marzo scorso avevamo denunciato il fenomeno, a cui oggettivamente Roma Capitale e Ama diedero pronta risposta, ma a questo punto dobbiamo necessariamente iniziare a pensare, se non proprio al complotto contro agli sforzi ambientali del Campidoglio, almeno alla presenza di un sistema criminale organizzato.

Senza voler aggiungere altro, Sportello dei Diritti: " Cassazione Conferma. Frigoriferi e Lavatrici sono Rifiuti Speciali e Pericolosi, Multa da € 3.000 ad un Cittadino"
ricordiamo che l'abbandono alla rinfusa degli apparecchi provenienti dalla cosiddetta "filiera del grigio" (carcasse di frigoriferi e lavatrici, sportelli di congelatori, fili elettrici e chi più ne ha più ne metta) viene considerato abbandono di rifiuti speciali e pericolosi, elencati nell'allegato D alla parte quarta del D.lgs 152/06.
Ed elevato è anche il rischio per l’ambiente in quanto frigoriferi particolarmente vecchi possono ancora contenere freon, un fluido refrigerante ritenuto estremamente dannoso per l’ozono ed il cui utilizzo sarebbe stato vietato dal protocollo di Montreal (firmato il 16 settembre 1987, entrato in vigore il 1º gennaio 1989 e sottoposto alle revisioni del 1990 a Londra, 1992 a Copenaghen, 1995 a Vienna, 1997 a Montréal e 1999 a Pechino).

Ecco le foto che abbiamo scattato (nella fattispecie a via Emilio Longoni, nel quadrante Est, nelle immediate prossimità dell'INPS Casilino Prenestino e del Rome American Hospital):






lunedì 9 settembre 2019

Monte Stallonara, i dati Arpa sull'incendio

In relazione all’incendio che si è verificato il 20/08/2019 in località Monte Stallonara a Roma, l’ARPA Lazio, in risposta alle diverse segnalazioni di fumi provenienti dal terreno e a seguito di una specifica richiesta di intervento ricevuta dalla Polizia di Roma Capitale Gr. XI “Marconi”, ha installato in via di Monte Stallonara 140H, a circa 300m dall’area interessata, un campionatore per polveri sottili PM10 (Fig.1). 

Fig.1 - area oggetto di monitoraggio
Si tratta dello strumento necessario per verificare la concentrazione di PM10 secondo quanto previsto dal d.lgs. n.155/2010 e per valutare l’eventuale presenza in aria di specifiche sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA), PCB e diossine. Il campionatore è stato avviato il 30/08/2019 alle ore 13 circa.

Vengono di seguito riportate le concentrazioni di particolato PM10 rilevate.
Tutte le concentrazioni trovate sono risultate ampiamente inferiori al limite giornaliero di 50 μg/m3 previsto dalla normativa (d.lgs. n.155/2010). Dopo la determinazione della concentrazione del PM10 i filtri relativi alle giornate del 30 e 31 agosto e quello del 01 settembre sono stati analizzati al fine di determinare la concentrazione media in aria di IPA, PCB e diossine.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi.

Per quanto riguarda le diossine, non esiste un riferimento normativo in aria ambiente, tuttavia le concentrazioni in tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimate pari a circa 0,1 pg/m3 anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiori sono indicazioni per fonti di emissione localizzate (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000). I valori relativi al primo campione sono superiori al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano.
 
Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del primo campione è inferiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.
 
Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3  e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13
dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).
 
I campionamenti sono ancora in corso e i risultati verranno comunicati non appena disponibili.