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martedì 21 aprile 2020

Via Francigena, i dati da cui ripartire dopo la pandemia

Una fotografia sull'andamento della Via Francigena nel 2019 attraverso l’analisi a campione di 2.000 credenziali AEVF (cui aderiscono i GRE Lazio): si tratta di stime, non esaustive, ma utili per stimolare riflessioni sulle potenzialità della Via Francigena che, insieme al sistema degli itinerari culturali e cammini, rappresenta un esempio ideale per il turismo post-pandemia.

E’ stata fatta l’analisi su un campione di 2.000 credenziali AEVF distribuite nel 2019 nel tratto Canterbury-Roma. Si tratta di un campione che ci fornisce alcune stime ed indicazioni: dati utili per capire in quale direzione sta andando il cammino, avere inoltre indicazioni sul profilo, motivazioni del viaggio e bisogni dei pellegrini. Ma anche per fare alcune considerazioni finali.

IN EVIDENZA
  • La Via Francigena diventa sempre più internazionale: le persone provengono da oltre 60 Paesi! In Europa, oltre l’Italia, i grandi frequentatori del cammino sono francesi, tedeschi e svizzeri;
  • Dall’America incrementano Sati Uniti e Canada. In Asia emergono Cina, Corea del Sud, Giappone;
  • A piedi l’80%, in bicicletta il 19,7%, a cavallo lo 0,3%;
  • La scelta dell’accoglienza si conferma al 50% presso ostelli, l’altro 50% presso strutture che offrono maggiori servizi;
  • I luoghi preferiti per la partenza: Passo del Gran San Bernardo, Lucca , Siena, Fidenza e Pavia
  • in Italia. Canterbury in Inghilterra, km zero del cammino. Losanna in Svizzera;
  • La Via Francigena abbraccia un pubblico tra 16 e 80 anni. Cresce la fascia 25-34 anni;
  • Il profilo del pellegrino: istruito, appassionato di cultura e natura, curioso, alla ricerca di esperienzialità, amante del buon cibo lungo il cammino;
  • Aumentano il numero di servizi ed imprese che sostengono la Via Francigena;
  • La Via Francigena favorisce lo sviluppo dell’economia dei territori;
  • La stima dei camminatori 2019 è di 50.000, suddivisi sul percorso europeo;
  • Sul sito www.viefrancigene.org oltre 4 milioni di pagine visitate e registrati 620.000 utenti.

CREDENZIALI. Sono aumentati i punti di distribuzione delle credenziali AEVF, grazie anche alla collaborazione di molti uffici del turismo e associazioni locali. Si è passati da 52 a 74 unità lungo tutto il tratto europeo. Tra i nuovi punti di distribuzione si segnalano, tra gli altri, Canterbury, in Inghilterra, Parigi, in Francia, Orsières, in Svizzera, Aosta, Milano, Viterbo in Italia. Per il tratto sud le new entry sono Monte Sant’Angelo e Barletta. I punti di distribuzione delle credenziali rappresentano un luogo molto significativo perché sono di fatto il primo punto di contatto dei pellegrini con il mondo della Francigena.

IL PROFILO DI CHI VIAGGIA. Il mezzo di trasporto? A piedi per l’80%, in bicicletta per il
19,7% e a cavallo per lo 0,3%.
L’età media dei partecipanti è così suddivisa: 8% tra 18-24; 21% tra 25-34, 18% tra 35-44, 19% tra 45-54, 22% tra 55-64, 10%> 65 . I giovani sotto i 17 anni il 2%. La percentuale di uomini e donne registrata è stata rispettivamente di 52% e 48%. 
I mesi di partenza preferiti sono stati, nell'ordine, agosto (19%) e settembre (16%), aprile (12%) e ottobre (12%). I mesi invernali, da dicembre a febbraio, hanno raccolto oltre il 10% di camminatori.
La nazionalità di riferimento rilevata dalla credenziali AEVF è stata in prevalenza italiana (70%) a conferma di tre fattori: una tendenza in crescita nella Penisola di un turismo fatto di esperienzialità, outdoor e di cammini; la poca conoscenza della Via Francigena al di fuori dell’Italia; in alcuni Paesi, come Germania e Paesi Bassi, i tour operator e associazioni distribuiscono una loro propria credenziale. 
Per quanto riguarda le nazionalità più presenti sulla Via Francigena, in Europa si segnalano, in ordine decrescente: Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Inghilterra, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio. Dall’America sono in prevalenza gli Stati Uniti e Canada i Paesi di riferimento per la parte nord, Brasile e Argentina per la parte sud. Dall’Asia, è rilevante l’incremento di pellegrini dalla Cina, Corea del Sud e Giappone. L’Australia si conferma un continente “amico” della Via Francigena con un flusso costante di pellegrini verso tutto il tratto europeo del cammino. In totale si contano oltre 60 Paesi rappresentati sul cammino, tra i quali Singapore,
Nuova Zelanda, Taiwan. Si evidenzia un enorme spazio di crescita che, con un’adeguata azione
promozionale, può arrivare a decuplicare i numeri attuali della Via Francigena.

LA PARTENZA, UNA META, TANTE METE. Interessanti i dati relativi ai diversi punti di partenza della Via Francigena in Italia. In ordine sono: il Passo del Colle del Gran San Bernardo 17%, Lucca 15%, Siena, Fidenza e Pavia 6%. Seguono poi Siena, Acquapendente, Viterbo. 
Sono comunque molteplici i luoghi scelti per la partenza in ognuno dei quattro Paesi e sono tutti ben collegati con i mezzi di trasporto che consentono di raggiungere facilmente una località. In Inghilterra, il punto simbolico è Canterbury, km zero del percorso. In Svizzera, si conferma Losanna come luogo più gettonato per iniziare il cammino.
Per quanto riguarda la meta finale del viaggio, la città di Roma e la Basilica di San Pietro in Vaticano sono stati il punto di arrivo per il 48% dei viandanti. 
Le altre mete intermedie sono in primis quelle toscane, come Monteriggioni, Siena, Lucca, Pontremoli, oppure Ivrea in Piemonte o Viterbo nel Lazio. 
In prospettiva dello sviluppo della Via Francigena nel sud, si potranno sedimentare altre mete come Monte Sant’Angelo, Bari, Brindisi, Santa Maria di Leuca in Puglia.

LE MOTIVAZIONI. Quali sono le motivazioni dei pellegrini? Si confermano quelle spirituali, legate alla ricerca e a un contesto immateriale che ben si coniuga con l’esperienza del cammino. La motivazione spirituale, per la maggior parte, viene abbinata a quella del turismo culturale. Tra le principali motivazioni espresse ci sono quelle della condivisione. A seguire quelle legate al turismo, natura e sport, religione.

OSTELLI: Sono stati analizzati a campione i dati sui pernottamenti raccolti in alcuni ostelli italiani per comprendere l’andamento in queste strutture sulla base del confronto con l’anno precedente: Ivrea e Vercelli 1204 (+5%), Senna Lodigiana 600 (+20%), Fidenza 880 (+6%), Cassio, Aulla e Gambassi Terme 5000 (+25%). Va sottolineato che ormai dappertutto esistono più tipi di strutture che ospitano pellegrini e viandanti. Un primo gruppo è composto da quelle religiose / ostelli / case accoglienza; il secondo gruppo da B&B / Hotel. Mediamente si considera che il 50% di pellegrini predilige il primo gruppo, l’altra metà il secondo.

DURATA CAMMINO E BUDGET. Qual è la durata media del viaggio? I giorni che vengono trascorsi sul cammino sono in media 7. Molte persone ritornano successivamente sul cammino ogni anno, riprendendo dal punto dove avevano interrotto. In questo caso viene riutilizzata la stessa credenziale degli anni precedenti. La stima dei pellegrini, viandanti e camminatori del 2019 lungo tutto l’asse Canterbury-Roma, è di 50.000. La spesa media di chi viaggia a piedi à stata di 50€/giorno, mentre di 60€/giorno per chi ha viaggiato in bicicletta. L’indotto economico che ne è possibile stimare intorno alla Via Francigena è di circa 20 milioni di euro .

LE RISPOSTE A CHI CAMMINA - UNO STAFF A DISPOSIZIONE DEL PELLEGRINO. Nel 2019 sono state distribuite 19.100 credenziali AEVF (nel 2018 sono state distribuite 16.900) grazie alla collaborazione con numerose associazioni locali. Al lavoro di coordinamento, monitoraggio e distribuzione credenziali, si aggiunge un’attività importante di back office dello staff AEVF per dare risposte ai pellegrini fornendo loro informazioni, materiali, indicazioni utili sul percorso nelle varie lingue. Lo scorso anno sono pervenute presso la segreteria 505 richieste alle quali si sommano ulteriori 460 richieste specifiche presso l’indirizzo email dedicato per il “percorso” in merito a risposte sul tracciato; infine, oltre 250 richieste sono arrivate dalla pagina Facebook dell’Associazione.

lunedì 8 luglio 2019

L'Agenzia europea per i prodotti chimici vieta il DBNPA in alimenti e mangimi

Il comitato sui biocidi (BPC) dell'ECHA (l'Agenzia europa per i prodotti chimici, presieduta dal tedesco Erik van de Plassche), riunitosi ad Helsinki il 25 al 26 giugno 2019, ha adottato un parere in cui si conclude sostenendo che l'utilizzo della sostanza attiva DBNPA (nome chimico: 2,2-dibromo-3-nitrilopropionamide) non debba essere approvato per i prodotti di tipo (area di alimenti e mangimi).

L'opinione del comitato è che questo principio attivo abbia proprietà di interferenza endocrina e, pertanto, soddisfi i criteri di esclusione. Quindi l'utilizzo del DBNPA non può essere approvato per i prodotti di tipo 4, a meno che ricorrano le condizioni per l'applicazione di una delle seguenti deroghe previste nel Regolamento sui biocidi:

  • il rischio di esposizione per l'ambiente, per la salute umana e quella animale venga dimostrato essere trascurabile; o
  • esiste la prova che il principio attivo sia essenziale per prevenire o controllare un grave pericolo per l'ambiente, la salute umana o animale; o
  • venga dimostrato che la mancata approvazione abbia un impatto negativo sulla società rispetto ai rischi derivanti dall'uso della sostanza.
La possibilità o meno di applicare una deroga ai criteri di esclusione non rientra comunque nelle competenze del BPC.

Il BPC ha inoltre adottato pareri positivi a sostegno dell'autorizzazione da parte dell'Unione per:

  • due domande concernenti una famiglia di biocidi a base di acido ottanoico e acido ottanoico e acido decanoico nei prootti di tipo 4 (area di alimenti e mangimi);  
  • una domanda concernente una famiglia di biocidi basata su permetrina e S-metoprene nei prodotti di tipo 18 (insetticidi, acaricidi e prodotti per il controllo di altri artropodi).
Insieme agli Stati membri dell'UE, la Commissione adotterà la decisione finale in merito all'approvazione delle sostanze attive e all'autorizzazione da parte dell'Unione per i pesticidi.

I pareri saranno disponibili sul sito Internet dell'ECHA prossimamente. Il prossimo incontro si terrà nell'ottobre 2019.

giovedì 18 aprile 2019

I Cammini della Spiritualità: attraverso la via Francigena

I Gruppi Ricerca Ecologica Lazio, in collaborazione con la Veio Sport Academy e con il patrocinio dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, sono lieti di presentare il programma delle escursioni per il 2019: 4 tappe attraverso i luoghi ed i paesaggi della Via Francigena.

Il turismo ecosostenibile e lo slow tourism sono notevolmente in crescita negli ultimi anni e la Via Francigena rappresenta un’icona turistica e spirituale; Roma una meta per i pellegrini in arrivo dall’Inghilterra, Francia o nord Italia e punto di partenza per i pellegrini in rotta verso la Terra Santa.

Le nostre escursioni, oltre ad essere portatrici di benessere psicofisico ed occasione per il monitoraggio e lo studio degli ecosistemi, contribuiscono a riscoprire quel sentimento comunitario e di condivisione con chi marcia al nostro fianco, sul nostro cammino, di valori e sensazioni che ci legano l'un l'altro indissolubilmente.




"Voltato l'angolo forse ancor si trova
Un ignoto portale o una strada nuova;
Spesso ho tirato oltre, ma chissà,
Finalmente il giorno giungerà,
E sarò condotto dalla fortuna,
A Est del Sole, a Ovest della Luna."
(J.R.R. Tolkien)

lunedì 5 novembre 2018

13 novembre, seconde Olimpiadi della Differenziata


giovedì 4 gennaio 2018

Bene i bio-shopper ma si lasci libertà sul pagamento

Il Decreto legge Mezzogiorno (entrato in vigore con la legge di conversione del 3 agosto 2017, n.123) ha sanato una falla normativa in base alla quale gli esercenti aggiravano l’art. 11, comma 2-bis, del D.L. 24 giugno 2014, n. 91 (c.d. “Decreto competitività”), convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, il quale stabiliva che le sanzioni per la commercializzazione dei sacchetti per l’asporto delle merci (“shoppers”) non conformi alle norme di cui al Decreto legge n. 2/2012 (entrato in vigore con la legge di conversione 24 marzo 2012, n. 28) erano direttamente applicabili dalla data di entrata in vigore della norma, ossia dal 21 agosto 2014. 

Sono quindi confermati tutti i criteri di fondo della legge 28/2012 relativa alle sporte della spesa monouso: rimangono commercializzabili i soli shopper monouso biodegradabili e compostabili (ovvero quelli “mollicci” al tatto e ottenuti da amido di mais, di patata o poliestere) certificati Uni EN 13432 o quelli riutilizzabili con percentuali minime di plastica riciclata e spessori ricompresi tra 60 e 200 micron a seconda delle maniglie e degli usi (il contenuto di materia prima rinnovabile di almeno il 40%, che dovrà diventare il 50% a partire dal 1 gennaio 2020 e il 60% dal 1 gennaio 2021) determinato in base allo standard Uni Cen/Ts. Inoltre specifica che gli shopper per uso non alimentare sono solo quelli forniti negli esercizi che commercializzano esclusivamente merci e prodotti diversi dai generi alimentari. Non cambiano le sanzioni vigenti, con multe da 2.500 a 100.000 euro se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di borse di plastica oppure un se il valore delle buste fuori legge è superiore al 10% del fatturato del trasgressore.

Via dunque ai sacchetti senza marchio o con i marchi oggi fuorilegge in Italia, ovvero quelli in polietilene, polietilene a bassa densità e polietilene ad alta densità. Vietati anche i finti sacchetti ecologici (oxodegradabili in polietilene) che in realtà non sono biodegradabili e non sono compostabili anche se riportano scritte e diciture che richiamano all'ecologia e all'ambiente: sono fatti di polietilene (PE) addizionato di sostanze che alla luce frantumano in tanti pezzetti il sacchetto. Non possono essere utilizzati nemmeno i sacchetti di plastica riciclata, riconoscibili dal marchio “Plastica Seconda Vita”, che, grazie alla loro robustezza, si riutilizzano più volte e sono ottenuti da plastica proveniente dalla raccolta differenziata.

La conformità dei sacchetti può essere dimostrata in due modi:

  • con la dicitura di conformità della norma EN 13432:2002 e cercare sul sacchetto la frase “Prodotto biodegradabile conforme alle normative comunitarie EN 13432” che di solito viene riportata lateralmente o nella zona frontale;
  • recando uno dei marchi che attestano la certificazione della biodegradabilità, accompagnati da codice seguito da un numero (Sxxx o 7wxx) riferito a ogni azienda produttrice che deve assicurare anche la tracciabilità.

Mentre in passato il divieto non riguardava i sacchetti per imbustare frutta e verdura in polietilene utilizzati nei reparti ortofrutta dei vari negozi e market, non essendo ritenuti “da asporto” ma a “protezione” dell’alimento, a partire dal 1 gennaio 2018, che siano con o senza manici, anche i sacchi leggeri e ultraleggeri (ossia con spessore della singola parete inferiore a 15 micron) utilizzati per il trasporto di merci e prodotti, a fini di igiene o come imballaggio primario in gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria, devono essere biodegradabili e compostabili. Stop, quindi, anche alla pratica illegale in base alla quale i commercianti rendevano disponibili sacchetti con la scritti "sacchetti a uso interno" per aggirare la normativa.
Alcuni dei marchi che attestano la certificazione di biodegradabilità

Ciò impatterà sicuramente in maniera positiva sull'ambiente, contribuendo soprattutto a ridurre i rifiuti di plastica che finiscono nelle acque interne e nei mari (per un'idea dell'immissione di buste di plastica da Tevere al Tirreno clicca qui). Riteniamo comunque che bisogni porre rimedio anche al problema delle etichette del prezzo che non essendo biodegradabili dovrebbero essere staccate dalle buste bio prima di essere utilizzare come sacchetto per il rifiuto organico domestico, dal momento che la legge non ha obbligato gli esercenti a utilizzare etichette compostabili. A tal proposito, in alcune catene di discount, frutta e verdura vengono pesate in cassa ed il prezzo viene stampato direttamente sullo scontrino senza generare una nuova etichetta.

Quello che lascia ci lascia perplessi è che le nuove buste non potranno essere distribuite gratuitamente e il prezzo di vendita dovrà risultare dallo scontrino o dalla fattura di acquisto delle merci: ovviamente non si parla del sacchetto preso in cassa per trasportare i prodotti acquistati, ma dei sacchetti considerati “leggerissimi”, quelli sotto i 15 micron di spessore, cioè quelli che servono per impacchettare la verdura sfusa e non per portare a casa la spesa, stabilendo non solo che devono essere biodegradabili e compostabili, ma anche che devono essere a pagamento. Perché non lasciare libera la scelta di farli pagare o meno al consumatore, precludendo la possibilità di avviare iniziative promozionali ambientali tra i vari esercenti? Perché obbligare i clienti a sobbarcarsi un costo che, per quanto minimo, è pur sempre fastidioso e rischia di orientarli verso prodotti pre-imballati, come quelli in vaschette di polistirolo?

In molti paesi europei si utilizzano sacchetti riutilizzabili in rete cellulosa
in alternativa a quelli monouso 
Inoltre, il provvedimento - così come è - sembra porre un macigno su ogni buona pratica di riuso dei contenitori riutilizzabili, come quelli realizzati in juta, tessuto, polietilene, polipropilene, tessuto non tessuto, cotone, rete, carta. Se è vero che è in atto una discussione sul rischio sanitario connesso riutilizzo delle buste, potenzialmente esposte a contaminazione batterica di coliformi della famiglia delle Enterobacteriaceae e nel 12% addirittura con tracce di Escherichia coli (a tal proposito, si veda questo studio dell'Università di Loma Linda, in California), in altri paesi sono stati introdotte valide alternative. In Svizzera, nelle Fiandre e in altre zone del nord Europa, ad esempio, vengono utilizzate sacchetti a rete realizzati in cellulosa certificata FSC, riutilizzabili e lavabili in lavatrice a 30°C: è anche possibile riporre diverse varietà di frutta e verdura nella stessa multi-bag incollando tutte le etichette dei prezzi all'esterno della rete.

Riteniamo pertanto che si debba porre mano al più presto alla correzione di tali aspetti, al fine di:
  • eliminare l'obbligo di pagamento in capo ai clienti dei sacchetti biodegradabili e compostabili;
  • rendere obbligatorio per gli esercenti l'utilizzo di etichette compostabili;
  • rendere possibile l'utilizzo di sacchetti a rete riutilizzabili e lavabili, realizzati in cellulosa certificata FSC.





giovedì 14 dicembre 2017

Nota sull'inquinamento da pesticidi in Italia


Apri e scarica il documento

L’utilizzo di pesticidi, sostenuto dai media in maniera aggressiva, rappresenta una preoccupazione globale: si stima che a causa dell’avvelenamento acuto da pesticidi, almeno 200.000 persone perdano la vita ogni anno. La stragrande maggioranza di questi decessi avviene nei paesi in via di sviluppo, dove le norme sanitarie, di sicurezza e ambientali sono meno incisive e applicate con minor rigore, ma nonostante ciò il tasso di impiego di questi prodotti è in forte aumento.

Un tempo era opinione comune che l'agricoltura industriale intensiva, fortemente dipendente dalla chimica, fosse indispensabile per sfamare la popolazione mondiale in crescita, nonché – oggigiorno - in conseguenza degli impatti negativi del cambiamen to climatico e della scarsità globale dei terreni agricoli. Si riteneva che l’industria dei pesticidi potesse risolvere il problema alimentare accrescendo a dismisura le produzioni agricole: oggi sappiamo che non solo l'aumento della produzione alimentare non è riuscito ad eliminare la fame nel mondo, ma addirittura ciò è avvenuto a scapito della salute umana e dell'ambiente. Affidarsi ai pericolosi pesticidi ha rappresentato, infatti, una soluzione di breve periodo che oggi pregiudica i diritti al cibo e alla salute per le generazioni attuali e per quelle future.

Per altro gran parte della produzione agricola non viene più utilizzata per sfamare la popolazione ma per nutrire miliardi di animali da allevamento. Questo tipo di economia si accompagna inevitabilmente al degrado degli habitat, alla deforestazione, alle emissioni di gas serra, all’inquinamento delle acque e, a causa di fenomeni di bioaccumulazione) all’intossicazione cronica dei consumatori finali, compreso l’uomo.

A marzo 2017, un rapporto delle Nazioni Unite (ONU) ha assestato un duro colpo all’uso dei pesticidi, dichiarando un “falso mito” il mantra ripetuto dalle aziende agro-chimiche che l’uso dei pesticidi sia necessario per garantire la produttività delle colture e dunque perseguire l’obiettivo di sviluppo sostenibile di azzerare il numero di persone denutrite. L’ONU sostiene piuttosto che il problema della denutrizione sia causato da ineguaglianze e dunque sia fondamentalmente un problema di distribuzione, non di quantità.

Gli antiparassitari, di contro, provocano una serie di danni enormi. Le colture trattate inquinano l'ecosistema circostante e lontano, con conseguenze ecologiche imprevedibili. Inoltre, la riduzione generale delle popolazioni di parassiti sconvolge il complesso equilibrio tra predatori e prede nella catena alimentare, destabilizzando l'ecosistema. I pesticidi annientano la biodiversità e contribuiscono
alla fissazione dell'azoto, che può abbattere i rendimenti delle colture.
Mentre la ricerca scientifica ha confermato gli effetti negativi degli antiparassitari, dimostrando definitivamente il collegamento tra l'esposizione e le malattie o i danni all'ecosistema, si assiste alla negazione sistematica, alimentata dall’industria dei pesticidi e dall'agroindustria, delle reali dimensioni del fenomeno.

L'agricoltura italiana si è progressivamente adattata alle caratteristiche geomorfologiche ed ambientali della penisola, ma allo stesso tempo anche alle crescenti pressioni del mercato internazionale in termini di concorrenza sia per il prezzo che per la qualità dei prodotti e delle merci ricercate dalle nazioni importatrici. Sebbene il settore primario continui a produrre enormi vantaggi in termini di efficienza, al contempo criticità come le crisi idriche, le calamità naturali, il crollo dei prezzi ai produttori, il ruolo egemone della distribuzione e l’aumento dei prezzi al dettaglio rappresentano un freno ad un’innovazione che è in primis una riscoperta della tradizione e il rispetto del territorio.

La relazione affronta le tendenze attuali nell'uso e nei metodi di applicazione dei pesticidi e l'impatto dei pesticidi e dei loro residui sulla salute delle comunità e sull'ambiente. Lo scopo dello studio è quello di generare una sintesi per i decisori politici nonché di mettere a disposizione di tutti coloro i quali cercano informazioni sull’attuale tematica dell’impiego dei pesticidi in Italia un dettagliato prospetto dei prodotti utilizzati.

Il lavoro, coordinato dai Gruppi Ricerca Ecologica Lazio, da PAN Italia, dall'ISDE - Medici per l'Ambiente e da European Consumers, è sempre curato da Massimiliano Bianco, Ricercatore dell'ISPRA, e rispetto alle precedenti pubblicazioni è stato arricchito anche con contributi di studiosi dell'Università Politecnica delle Marche e dell'Università degli Studi di Parma. Oltre all'analisi nazionale, inoltre, sono presenti analisi regionali relative al Lazio, all'Emilia-Romagna, alla Toscana ed alla Provincia Autonoma di Trento.

giovedì 26 ottobre 2017

5 novembre, ecopasseggiata GRE nelle Valli del Sorbo

La Valle del Cremera nella Zona del Sorbo, tra il comune di Formello e quello di Campagnano Romano, è una delle località più suggestive dell’area protetta del Parco di Veio. 

A pochi chilometri dal territorio urbano di Roma, in quello che un tempo era il cratere del Sorbo, si sviluppa una vallata che ospita ampi pascoli, circondata da boschi misti di querce ed incisa dal fiume Cremera, un affluente di destra del Tevere, nel quale confluisce all’altezza del quartiere di Prima Porta,.

Le Valli del Sorbo sono riconosciute come Sito di Importanza Comunitaria – (IT6030011 – Valle Del Cremera – Zona del Sorbo) per la presenza dei caratteristici valloni tufacei della campagna romana, solcati da torrenti discretamente conservati e che ospitano una fauna interessante.

Lungo i versanti collinari ed in corrispondenza delle forre, l’area è caratterizzata da una vegetazione tipica degli ambienti freschi ed umidi. Il bosco misto è dominato dal cerro (Quercus cerris), cui si associano altre specie quali la Roverella (Quercus pubescens), l’Acero campestre (Acer campestre), l’Acero minore (A. monspessulanum), il Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e l’Orniello (Fraxiunus ornus). In corrispondenza dei terreni pianeggianti, dove è diffuso il pascolo bovino ed equino, il prato è dominato da piante annuali, che alternano la loro presenza in funzione delle condizioni climatiche.

Le Valli del Sorbo
Fra le specie faunistiche interessanti va ricordato il serpente cervone (Elaphe quatuorlineata), specie che si incontra luoghi ombreggiati lungo i bordi dei boschi, nelle brughiere e nei pendii rocciosi, e che ama gli ambienti caldi e piuttosto umidi e la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata). Nelle acque del Cremera abita il ghiozzo etrusco (Padogobius nigricans), un piccolo pesce un tempo comune e abbondante nei corsi d’acqua dell’Italia Centrale e ora in progressiva diminuzione a causa dell’inquinamento e del degrado ambientale al pari del vairone occidentale (Leuciscus souffia) anch’esso presente nel SIC. Tra gli uccelli si possono avvistare l’averla piccola (Lanius collirio) e il nibbio bruno (Milvus migrans). Una delle specie segnalate nel SIC è la Melanargia arge, una farfalla tipica dell’Italia Meridionale, particolarmente minacciata ed in via di diminuzione per cause naturali e ad opera dell’uomo e purtroppo non più rinvenuta nel Parco negli ultimi anni.

La Mola a Formello
L'escursione organizzata dai Gruppi Ricerca Ecologica è lunga circa 7km ed inizia lungo il corso del Crèmera fino alle cascate della Mola di Formello, un mulino da grano ad acqua, edificato approfittando della cascata del fiume stesso, quando gli Orsini acquistarono il feudo di Formello (fine XIII sec.), al fine dare un nuovo impulso alle notevoli risorse agricole e naturali del territorio di Formello e Cesano.

La Mola è rimasta in funzione fino al 1950 circa; attualmente è ridotta a rudere, dopo aver macinato grano per sei secoli; adiacente alla mola è presente un antico ponte in blocchetti di tufo ad un'unica arcata, probabilmente realizzato nello stesso periodo del mulino ad acqua, che scavalca il fiume Crèmera sottostante con una luce di 8 metri ad un'altezza di 18 metri, permettendo così il raggiungimento della mola e la possibilità di percorrere un'antica via che consentiva il collegamento alla Cassia.

Oltrepassato il Cremera, il nostro percorso proseguirà inizialmente a ritroso lungo il Cremera, per poi dirigersi in salita verso un rupe sulla cui sommità si trova il Santuario della Madonna del Sorbo, un suggestivo monumento che fu prima fortilizio medievale (le prime notizie risalgono al 996 quando viene menzionato come " castellum ", forse sorto a seguito delle invasioni saracene del X sec.) e poi nel 1427, grazie al cardinale Giordano Orsini, appartenente alla famiglia nobile divenuta signora di queste terre, monastero dei Frati Carmelitani che lo trasformarono in un Santuario di Pellegrinaggio dedicato alla Madonna. Al 1682 risalgono due altari su progetto di Carlo Fontana. Di pregio è la tavola della Madonna con il bambino (XI-XIII sec.), oggi conservata nel Museo Parrocchiale di Campagnano.
Il Santuario della Madonna del Sorbo

Il culto mariano, fu probabilmente rinvigorito attraverso la leggenda che narra di un guardiano privo di una mano che usava pascolare i maiali nella Valle del Sorbo. Un giorno, cercando una delle scrofe che si era allontanata, la ritrovò in atto di preghiera presso un albero di sorbo, dove era nascosta un’icona raffigurante la Madonna con il Bambino. La Vergine gli apparve, chidendogli di avvisare i formellesi della sua apparizione. Di fronte all'incredulità delle popolazioni locali, la Madonna compì un miravolo, facendo ricrescere la mano al giovane, e gli disse: "vai e convinci i tuoi paesani a costruire un santuario su questo colle. Chi verrà qui in processione avrà la mia grazia. Se non ti credono mostra loro la tua mano". Ed i formellesi costruirono un Santuario che custodisse l’albero del sorbo e l’icona che aveva parlato al giovane porcaio e che diventasse un luogo di pellegrinaggio.

Per questa eco-passeggiata di difficoltà "turistica" consigliamo un minimo di dotazione da portare con sè:
  • occhiali da sole
  • cappello
  • pile o felpa
  • poncho o giacca anti-pioggia e vento
  • crema solare
  • maglietta di rcambio
  • 1,5 litri di acqua
  • scarpe adatte all'escursionismo o da trial running

martedì 1 agosto 2017

Roghi, le nostre proposte in Commissione di inchiesta

Che i roghi tossici configurino un atto criminale operato in contesti di elevato degrado sociale spesso in connessione alle attività della criminalità organizzata è fatto noto e notorio. Tuttavia l’aggravante del danno ambientale impone l’adozione urgente di provvedimenti atti a dotare il Lazio e in particolare Roma Capitale degli strumenti (sia operativi che normativi) atti a fronteggiare adeguatamente una significativa criticità per la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini.


A tal proposito, i Gruppi Ricerca Ecologica del Lazio ritengono che un efficace controllo del territorio ed un efficiente contenimento dei roghi tossici non possa prescindere, parallelamente alla prevenzione operabile attraverso costanti azioni di controllo da parte delle forze dell’ordine nei contesti sociali maggiormente interessati al fenomeno, da interventi tesi direttamente a spezzare la filiera dell’illegalità, e cioè:

  1. bonificare le innumerevoli discariche e microdiscariche abusive presenti sul territorio di Roma Capitale sia su suoli pubblici che in aree private (che, oltre ad essere di per sé una piaga inquinante e pericolosa, rappresentano un’agevole fonte di approvvigionamento di materiali da incendiare per recuperarne parti commercialmente preziose), nonché operare interventi immediati di pulizia straordinaria e smaltimento dei rifiuti interni e in prossimità dei campi rom (in attesa del superamento degli stessi), prevenendo il reiterarsi degli illeciti;
  2. avviare una rete di stazioni di monitoraggio ambientale con sensori ottici multispettrali per effettuare un´analisi in tempo reale e rendere immediato l’intervento delle autorità competenti ad ogni avvio di rogo (così da rendere possibile l’applicazione di quanto disposto dall'articolo 256-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 recante norme in materia ambientale, cd. Codice ambientale), analogamente a quanto avviene in montagna per la prevenzione degli incendi: ciò consentirà – tra l’altro -  il monitoraggio automatico delle zone di interesse, l’identificazione automatica dei fumi nonché delle coordinate dei focolai. Intervenendo tempestivamente per reprimere l’atto illecito, oltre a prevenire l’inquinamento, renderà estremamente “svantaggioso” il compimento dell’atto criminale;
  3. estendere integralmente alla Regione Lazio tutti gli ambiti operativi del SISTRI, il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti nato su iniziativa del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per permettere l'informatizzazione della tracciabilità dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani della Regione Campania, e di cui l’Arma dei Carabinieri gestisce i processi ed i flussi di informazioni in esso contenuti: si tratta di comuni, imprese di trasporto e gli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani ubicati nel territorio della regione Lazio, di cui al comma 4 dell’articolo 188-ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ed i centri di raccolta comunali o intercomunali localizzati nel territorio della regione Lazio. Inoltre prevedere l’obbligatorietà dell’iscrizione al SISTRI per tutte le categorie di soggetti per i quali l’iscrizione al momento è volontaria, ovvero:


  • enti e imprese fino a dieci dipendenti produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi;
  • enti e imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi da attività agricole ed agroindustriali che, indipendentemente dal numero di dipendenti, siano imprenditori agricoli ai sensi dell’art. 2135 del codice civile e conferiscano i propri rifiuti nell'ambito di circuiti organizzati di raccolta;
  • enti e imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi da attività di pesca professionale e acquacoltura che indipendentemente dal numero di dipendenti, siano iscritti alla sezione speciale «imprese agricole» del registro delle imprese e conferiscano i propri rifiuti nell'ambito di circuiti organizzati di raccolta;
  • enti e imprese produttori iniziali di rifiuti non pericolosi;
  • trasportatori professionali di rifiuti speciali non pericolosi;
  • trasportatori in conto proprio di rifiuti speciali non pericolosi;
  • trasportatori in conto proprio di rifiuti speciali pericolosi non iscritti in categoria 5 e comunque non obbligati come produttori (con meno di dieci dipendenti);
  • trasportatori di rifiuti urbani;
  • gestori di rifiuti non pericolosi;
  • nuovi produttori di rifiuti non pericolosi derivanti da attività di trattamento di rifiuti non pericolosi (si intendono per tali gli enti o le imprese che sottopongono i rifiuti non pericolosi ad attività di trattamento ed ottengono nuovi rifiuti non pericolosi diversi da quelli trattati, per natura o composizione).

Restiamo a disposizione per un approfondimento di quanto sopra anche in sede di specifica audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie.

sabato 13 maggio 2017

Disastro di Pomezia: i GRE pongono 10 interrogativi alle autorità


Pomezia - stabilimento EcoX
dal satellite si vede chiaramente che
l'impianto era stracolmo di rifiuti (fonte Google Maps)
dott. G. Galletti – Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 
dott.ssa B. Lorenzin – Ministro della Salute 
dott. N. Zingaretti – Presidente Regione Lazio 
dott. R. Cantone - Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione 
dott.ssa P. Basilone - Prefetto di Roma 
dott. F. Prete - Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Velletri 
prof. B. De Bernardinis – Presidente ISPRA 
dr. M. Lupo - Direttore generale ARPA Lazio 
Dr. N. Mostarda – Direttore generale ASL Roma H 
Comado Carabinieri Tutela per l'Ambiente 


Lettera aperta alle Autorità:
10 interrogativi sul disastro ambientale di Pomezia

1)    L’impianto e l’attività svolta erano in regola con le autorizzazioni?
Premesso che la Eco X S.r.l. non risulta tra i soggetti per i quali sia stata rilasciata autorizzazione integrata ambientale (conosciuta anche con l’acronimo AIA, o in inglese IPPC) di cui al D.lgs. n. 59/2005, le attività effettivamente condotte all’interno del perimetro aziendale venivano svolte in modo regolare, in particolare rispetto al D.lgs. 152/06 e alla L.R. 27/98 come modificata con successiva Deliberazione di Giunta 5 agosto 2014 n. 548? Ed era in possesso del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) di cui agli artt. 17 e 28 del D.lgs. 81 del 9 aprile 2008 e s.m.i., di cui la valutazione del rischio incendio è parte integrante? Chi ha effettuato i controlli periodici?

2)    Cosa ha scatenato l’incendio la mattina del 5 maggio?
Negli ultimi due anni sono andate a fuoco oltre cento tra discariche e aziende per il trattamento dei rifiuti. Nel sito sulla Pontina Vecchia, dove già 10 anni fa ci sarebbe stato un incendio, avrebbero dovuto esserci esclusivamente materiali speciali in attesa di smaltimento, ed in particolare imballaggi: quindi carta, lavorati del legno, plastiche, metalli. Forse anche cemento, secondo quanto dichiarato alla stampa dall’amministratore della ditta. E parrebbe anche rifiuti ospedalieri. Era effettivamente così o nel sito erano stoccati anche rifiuti tossici o pericolosi? Inoltre, quali sono state le dinamiche dell’incendio? Diversi testimoni hanno parlato di un boato e di fiamme sprigionatesi dall’esterno, probabilmente dalle enormi quantità di materiali stoccati ripetutamente denunciate alle autorità competenti dai cittadini e dal Comitato di quartiere Cinque Poderi, ma senza apparenti risultati: sono stati effettuati controlli, a seguito di quelle reiterate segnalazioni?

3)    La polizza rumena sull’impianto vale come carta straccia?
Come è stato possibile che nel 2014 la Regione Lazio, nonostante l’IVASS avesse posto il divieto alla compagnia rumena City Insurance S.A. di assunzione di nuovi affari in Italia sin dal 2 luglio 2012 (provvedimento n. 2988), con una “presa d’atto” dell’affitto del ramo d'azienda inerente il magazzino di Pomezia alla Eco Servizi per l'Ambiente Srl (Determinazione n. G14725 del 17 ottobre 2014 a firma del direttore Manuela Manetti) abbia autorizzato la Eco X S.r.l. anche alla sostituzione della garanzia fideiussoria di € 725.000,00 con cui, dal 2010 e per 12 anni, doveva essere assicurato l'impianto, proprio con l’istituto assicurativo italiano ma con sede a Bucarest (tra l’altro attenzionato anche dal Gico della GdF)? Chi risarcirà i cittadini, le aziende e le amministrazioni pubbliche da questa polizza dai danni e per il risanamento ambientale?

4)    Perché le istituzioni preposte stanno minimizzando l’accaduto?
Gianfranco Amendola, ex Procuratore della Repubblica di Civitavecchia, dalle pagine del Corriere della Sera del 10 maggio 2017 ha lanciato un appello ad Arpa e ASL a non sottovalutare l’incidente. Perché, soprattutto nelle prime fasi dell’emergenza e soprattutto da parte di Arpa e dai massimi vertici della Regione Lazio, è sembrato che si volesse minimizzare l’accaduto e tranquillizzare i cittadini, addirittura arrivando ad ipotizzare che nella struttura non fosse presente amianto nonostante le indicazioni dell’ASL Roma 6 fossero tutt’altre, come accertato e confermato anche dalla Procura della Repubblica di Velletri? Perché, inoltre, non è stato immediatamente allertato anche l’ISPRA del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare? 

5)    Con chi intratteneva relazioni industriali la Eco X S.r.l.?
La Eco X S.r.l. di Pomezia è stata autorizzata per dieci anni dalla Regione Lazio all’esercizio di un impianto di stoccaggio e trattamento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi (Determinazione del 21.04.2010, B2232 a firma del Direttore Dipartimento del Territorio Raniero De Filippis). Ma con chi intratteneva relazioni industriali? Aveva anche partner pubblici o relazioni con aziende pubbliche? Quali i legami con le associazioni ambientali pubblicizzate sul sito istituzionale dell'azienda? E quali i rapporti con la “Caturano Autotrasporti Srl” di Maddaloni (azienda colpita da interdittiva antimafia a titolo definitivo, giusta sentenza del Consiglio di Stato n.3208 del 5 giugno 2014), i cui automezzi il 13 gennaio 2015 furono sopresi dalla Guardia di Finanza di Avezzano trasportare rifiuti della stessa Eco Servizi per l’Ambiente Srl in un capannone abbandonato ed appena riacquistato all'asta, sito nel nucleo industriale di Avezzano, in via Nobel?

6)    La gestione locale della fase di emergenza è stata idonea?
I piani di emergenza sono l’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio, incluso quindi il rischio industriale ed ambientale: sono obbligatori ai sensi della legge 100 del 12 luglio 2012. Un piano d’emergenza deve recepire il programma di previsione e prevenzione, ed è lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio. Sulla base dei dati del Dipartimento dalla Regione Lazio, tra quelli interessati dell’evento disastroso del 5/5/2017, i Comuni di Pomezia, Aprilia, Velletri, Ciampino, Marino, Artena, Grottaferrata, Roma, Nettuno, Rocca Massima, Rocca Priora, Cisterna di Latina, Norma, Sermoneta risultano tra quelli che si sono dotati di un piano di emergenza comunale: nell’occasione, sono stati tempestivamente ed idoneamente attivati?
Sebbene sia obbligatorio, inoltre, Ardea, Albano Laziale, Anzio, Cori, Lariano, Genzano, Nemi, Ariccia, Castel Gandolfo, non risulterebbero mai aver adottato il piano di emergenza comunale.

7)    Sono stati avviati controlli straordinari nelle mense scolastiche?
Molte delle mense scolastiche dei territori delle provincie di Roma e Latina servono quotidianamente pasti preparati utilizzando materie prime fresche provenienti da produttori locali. Ad esempio, il servizio di refezione scolastica del Comune di Roma Capitale (suddiviso in 11 Lotti) è stato affidato valutando positivamente le politiche di approvvigionamento dei prodotti alimentari che valorizzino l'impiego di alimenti a filiera corta, cioè di prodotti che abbiano viaggiato poco e subito pochi passaggi commerciali prima di arrivare alla cucina e alla tavola, nonché considerando le misure volte al contenimento degli impatti legati al trasporto delle merci: di conseguenza, l’8 maggio il Direttore del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici di Roma Capitale ha disposto in via precauzionale il divieto di approvvigionamento delle derrate alimentari destinate alle mense provenienti da un raggio di 50 km dall’evento, fino a nuova disposizione. Gli altri sindaci hanno adottato analoghe misure precauzionali straordinarie per la tutela della salute dell’intera platea scolastica, verificando e disponendo che i pasti serviti nelle scuole dalle ditte appaltatrici non contenessero prodotti anche solo potenzialmente contaminati dagli inquinanti?

8)    Chi ci proteggerà da diossina e amianto?
Mentre Arpa si è affrettata a misurare le concentrazioni di particolato ed idrocarburi nei luoghi esposti al disastro, il vero pericolo è rappresentato:
·      dalle diossine (sottoposte alla Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti del 2001) emesse in atmosfera dalla combustione del sito e che possono essere trasportate per grandi distanze e successivamente depositarsi, ed essere ritrovate nell’acqua, nei terreni e nei sedimenti: possono quindi depositarsi sul suolo e sulle parti arboree dei pascoli e dei seminativi rendendosi così disponibili per l’ingestione da parte degli animali da pascolo e da allevamento; possono inoltre essere trasportate dalle acque superficiali e raccolte nei sedimenti e raggiungere quindi la fauna ittica. In ogni caso penetrando nella catena alimentare: le diossine sono composti estremamente tossici per l'uomo e gli animali, sono tra i più potenti veleni conosciuti, provocano l’endometriosi, e sono classificate come sicuramente cancerogene (gruppo 1, Cancerogeni per l'uomo dalla IARC, dal 1997 la TCDD);
·      dall’amianto, incapsulato nella copertura del sito sulla Pontinia Vecchia e polverizzatosi in miliardi di fibre che hanno ormai contaminato tutto il territorio e che semineranno malattie e morte in tutto il circondario nei prossimi decenni, come già ipotizzato dall'Osservatorio Nazionale Amianto: oltre ad avere effetti fibrogeni, capaci di provocare l’insorgenza di asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici, complicazioni cardiovascolari, l’amianto ha effetti cancerogeni provocando, oltre al mesotelioma della pleura, del peritoneo, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo e del polmone, anche altre neoplasie, quali il cancro alla laringe e alle ovaie. Inoltre è stata confermata l'associazione tra esposizione ad amianto e una maggiore incidenza di cancro alla laringe, allo stomaco e al colon-retto.
Eventi quali quello in esame possono costituire una possibilità di contaminazione dei comparti suolo, aria e acqua. Quale strategia verrà posta in essere di fronte a questo disastro ambientale? Sono stati elaborati dei modelli per definire l’area a rischio anche in relazione alla ricaduta a distanza delle sostanze emesse? Quali inquinanti, anche alla luce della bibliografia riconosciuta scientificamente, si intende analizzare? È stata avviata la raccolta di campioni di prodotti agricoli, suolo, acqua?

9)    Chi riparerà i danni all’ambiente e ci sarà trasparenza?
Chi monitorerà, negli anni, i danni ai delicati ecosistemi dei seguenti patrimoni naturali del Lazio e, in caso di contaminazione, l’eventuale pericolo per i fruitori nonché la bonifica (ove mai fosse possibile)?
·         Parco Regionale dei Castelli Romani
·         Riserva Naturale Regionale “Sughereta” di Pomezia
·         Riserva Naturale Statale “Tenuta di Castelporziano” di Roma (con al suo interno la ZPS IT6030084 ed i SIC IT6030027 e IT6030028)
·         Riserva Naturale Regionale “Decima Malafede” di Roma (la cui sughereta di Castel di Decima è il SIC IT6030053)
·         Riserva Naturale “Tor Caldara” di Anzio (che è anche SIC IT6030046)
·         Riserva Naturale Regionale “Villa Borghese” di Nettuno
·         Monumento Naturale "Giardino di Ninfa" di Cisterna di Latina
·         Monumento Naturale "Torrecchia Vecchia" di Cisterna di Latina
·         Monumento Naturale “Lago di Giulianello” di Cori
·         Monumento Naturale “Madonna della Neve” di Rocca Priora
·         ZPS “Monti Lepini” di Artena (IT6030043)
·         ZPS “Lago di Albano” a Castel Gandolfo (IT6030038 e SIC IT6030039)
·         SIC “Maschio dell'Artemisio” (IT6030017) tra i comuni di Lariano – Nemi – Rocca di Papa – Rocca Priora – Velletri
·         SIC “Cerquone – Doganella” (IT6030018) tra Rocca di Papa - Rocca Priora – Artena
·         SIC Litorale di Torre Astura (IT6030048) a Nettuno
·         SIC “zone umide ad ovest del Fiume Astura” (IT6030049) a Nettuno
·         SIC “Bosco di Foglino” a Nettuno (IT6030047)
·         SIC “Macchia della Spadellata e Fosso S. Anastasio” (IT6030044) ad Anzio
·         SIC “Lido dei Gigli” (IT6030045) ad Anzio
Il D.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 in attuazione della legge 190/2012 (cosiddetta legge “anticorruzione”) obbliga le Amministrazioni pubbliche a pubblicare sui loro siti istituzionali le informazioni ambientali di cui sono in possesso. Quali azioni si sono intraprese e si intendono intraprendere per informare la popolazione sui livelli di contaminazione ambientale in relazione anche alle disposizioni di maggior tutela recate dalle norme di settore, ovvero il D.lgs. 152/2006 (articolo 3), la legge 108/2001 (ratifica della Convenzione di Aarhus del 1998, testo base a livello Ue sull’accesso alle informazioni ambientali e alla giustizia ambientale) e il D.lgs. 195/2005 che in attuazione della direttiva 2003/4/Ce regolano forme e modi dell’accesso del pubblico alle informazioni ambientali?

10)    Chi ripagherà i danni all’economia tradizionale?
Gli inquinanti sprigionati dall’incendio di Pomezia possono mettere letteralmente in ginocchio il comparto agroalimentare di un territorio pari a circa un sesto dell’intera Regione Lazio. Le produzioni di eccellenze nonché addirittura gli stessi riconoscimenti di tipicità potrebbero svanire: i vini Cannellino di Frascati, il Frascati Superiore, l’Aprilia, il Cori, il Frascati, il Nettuno, il Velletri, i derivati del latte di bufala campana, il kiwi Latina, fragoline di Nemi, il pinolo del litorale Laziale, l’uva pizzutello. Oltre a migliaia di ettari di produzioni biologiche frutto degli sforzi degli imprenditori agrari. Chi ripagherà tutto ciò?
I Gruppi Ricerca Ecologica Lazio, associazione regionale dei Gruppi di Ricerca Ecologica riconosciuti dal Ministero dell'Ambiente ai sensi dell'art. 13 della L. 349/86, annunciano sin d’ora che si costituiranno parte civile nel processo penale

martedì 20 ottobre 2015

I GRE Lazio partner del Premio Internazionale SAN FRANCESCO 2015 "CulturAmbiente"


I video del convegno del 19 settembre 2015



martedì 17 marzo 2015

Mercati contadini: continua l'impegno della Regione

Va avanti l’impegno della Regione per sostenere e promuovere in tutto il Lazio la nascita e la crescita dei mercati contadini e lo sviluppo della filiera corta, cioè di attività in cui chiunque può acquistare, direttamente in azienda o in fattoria (quindi con pochi o nessun passaggio commerciale), a prezzi convenienti prodotti stagionali, freschi e provenienti dal territorio, con un’attenzione particolare per le tipicità locali.

Per trovare il mercato contadino più vicino a te clicca su questo link che ti porterà alle pagine della Regione Lazio: potrai conoscere le notizie sulle produzione di stagione e anche tutti gli appuntamenti e le tante iniziative che vengono promosse nei diversi mercati.

E' anche possibile partecipare o dare vita a un mercato contadino: può essere un'impresa semplice e molto remunerativa sia per un'azienda giovane che per una affermata. Sul sito puoi trovare tutte le informazioni e i criteri di selezione per partecipare.