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giovedì 12 agosto 2021

Regione Lazio: l’opaca gestione delle concessioni idroelettriche

Il Lazio non fa nulla per contribuire a far uscire l’Italia da una procedura di infrazione comminata dall’Unione Europea per una norma che doveva essere emanata già da ottobre 2020: «In questi giorni la Regione Lazio ha tentato far approvare dalla Commissione Ambiente una proposta di legge urgente – ha affermato Tullio Carbonetti, Presidente dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio - che le avrebbe consente di acquisire tutti i manufatti mobili ed immobili con relative pertinenze degli impianti di produzione di energia idro-elettrica, al fine di poter dare in concessione con maggiore trasparenza le grandi concessioni idriche. Tuttavia, la Commissione Ambiente si è dichiarata incompetente in materia ed ha rinviato la norma alla Commissione Infrastrutture del medesimo Consiglio per un nuovo esame». «L’Unione europea – continua Carbonetti - ha prescritto in varie direttive e leggi, non ultima la “Direttiva habitat”, che gli Stati membri devono avere per l’acqua la massima cura ed attenzione, ma in Italia, e specialmente nel Lazio, alcuni la ritengono solamente un elemento chimico-fisico da sfruttare per i più svariati scopi, principalmente potabile ed idroelettrico, mentre per altri deve essere declinata come ambiente acquatico da cristallizzare. Va invece sottolineato che alcune regioni, come Lombardia e Veneto, hanno legiferato da tempo in materia di tutela del “patrimonio acquatico” e con risultati apprezzabili. Invece, nella Regione Lazio il tema dell’acqua non è stato né discusso né tantomeno legiferato».

La storica associazione ambientalista invita pertanto a porsi alcune domande, anche perché tra gennaio e marzo 2021 nel Lazio si sono verificate ben due inondazioni che hanno visto la città di Atina e la valle del Liri da una parte e la valle reatina dall’altra andare praticamente sott’acqua, con danni, paura e rabbia tra la popolazione: «In primis occorre ricordare – sostiene Carlo De Falco, Presidente nazionale dei GRE - che la concessione idrica prevede obbligatoriamente che venga redatto il cosiddetto disciplinare di concessione, in cui sono disposti gli obblighi che sottendono la concessione a pena di revoca da parte della Regione. Perciò, non si può in alcun modo parlare di eventi imprevedibili, dal momento che siamo di fronte ad anni di incuria da parte sia di chi gestisce le concessioni che della stessa Regione Lazio, in quanto principale responsabile dell’attività di polizia idraulica e di controllo delle concessioni e dei loro manufatti attraverso gli uffici del Genio Civile».

Ma chi conosce queste regole del gioco, o meglio, chi le dovrebbe conoscere, oltre al concedente (Regione) ed al concessionario (società / consorzi di bonifica)? «Anzitutto, i comuni nei cui territori sono stati costruiti i manufatti o, comunque, i cosiddetti enti rivieraschi visto che in caso di eventi calamitosi devono essere messi in condizione di tutelare i cittadini, le imprese ecc. – afferma l’avv. Antonio Cruciani, consulente dei GRE per le concessioni idroelettriche - in secondo luogo, gli attuali Enti di Area Vasta o Province che hanno competenza sui bacini idrografici minori, ma hanno anche compiti di controllo, seppur in maniera ridotta sui concessionari di grandi derivazioni idriche, ed ai quali è destinato un canone di concessione dovuto dal concessionario, ed hanno competenza esclusiva sulla fauna ittica e sul relativo habitat. Ma questi comuni e province conoscono fino in fondo i propri diritti ed i doveri che gli sono stati assegnati dalle leggi»?

Ad esempio, è recente la notizia che la società concessionaria per lo sfruttamento idroelettrico dei laghi del Salto e del Turano, da cui è arrivata l’acqua che ha sommerso parte del territorio reatino tra gennaio e febbraio del 2021, ha ceduto la propria concessione ad Enel: alcuni hanno visto la vendita che, si badi bene, deve essere perfezionata e quindi non è di fatto conclusa, come un’occasione per far partire un vero dialogo tra territorio e società per contemperarne gli interessi, altri come l’ennesima ingiustizia perché nessuno pagherà i danni per quanto accaduto.

Al momento la situazione è la seguente: «La Regione Lazio sta cercando in tutta fretta di far passare una norma in materia di idroelettrico che non tutela in alcun modo l’ambiente inteso come ecosistema acquatico, né il territorio in cui insistono queste concessioni – continua Cruciani - Va anche sottolineato che la norma in approvazione non menziona i manufatti che producono energia elettrica utilizzando i salti delle condotte dell’acqua potabile e lo fanno in barba alla Direttiva comunitaria sul libero mercato dell’energia. Si aggiunga che non esiste alcun richiamo ai poteri di controllo e verifica della corretta conduzione di opere e manufatti di proprietà della regione che verranno dati alle società che faranno affari con l’uso dell’acqua. Inoltre, va detto che i tempi di realizzazione di questo subentro della regione sono in alcuni casi talmente stretti che già da domani mattina gli uffici dovrebbero attivarsi per verificare, controllare, inventariare il tutto, tacendo stranamente sul fatto che altri uffici della medesima regione avrebbero dovuto controllare nel corso degli anni il corretto rispetto del disciplinare. Ci sembra che, volutamente o per sciatteria amministrativa, alla Regione Lazio la mano destra non sappia cosa faccia la mano sinistra».

«Appare ancora più anomalo che il dirigente degli uffici che seguono l’iter per la concessione idrica sia lo stesso che gestisce gli uffici del Genio Civile, nelle cui funzioni dovrebbe controllare proprio il rispetto queste concessioni – incalza De Falco - I concessionari, dal canto loro, devono mantenere in perfetta efficienza le opere per la produzione elettrica, e qui riteniamo lecito porsi altre domande: se un concessionario per vent’anni non ha mai fatto manutenzione straordinaria, non ha mai tolto sedimenti dai fiumi interessati o non ha mai sfangato una diga e ora compie investimenti per milioni di euro, quando le dighe transiteranno alla Regione Lazio la restante parte dei soldi non ammortizzati verranno pagati dalla Regione come previsto dalla norma in approvazione? Ma non erano opere che comunque andavano fatte e controllate dal Genio Civile? Ad esempio, se si dovesse verificare che un concessionario non faccia tutto quanto prescritto e nessuno controlli, e successivamente ci si accorge che vanno spesi soldi per ristrutturare quelle dighe, i lavori saranno finanziati dal famoso Piano Nazionale con fondi pubblici? E chi subentra nelle concessioni, peraltro soggetto quotato in borsa, dovrebbe essere messo al corrente di queste situazioni»?

Ha concluso Carbonetti: «Abbiamo fondati motivi di ritenere che solo alcuni Comuni conoscano il loro diritto di essere ascoltati quando si tratta di concessioni idriche, ma, e di questo siamo sicuri, nessun Comune o Provincia sa che i soldi spesi per fermare frane, smottamenti, rifare strade, ponti ecc., in molti casi non dovevano uscire dai propri bilanci, ma dalle società che hanno la concessione idrica, che si guardano bene dal mitigare gli effetti meteorici sui manufatti, le strade, i ponti intervenendo direttamente a proprie spese come previsto dai disciplinari di concessione».

Sull’argomento, i GRE hanno già inviato una lettera a tutti i presidenti di Provincia per informarli della situazione, nonché chiesto un’audizione alla Commissione Ambiente della regione Lazio sulla materia e la trattazione del tema in seno alla prossima riunione dell’Osservatorio Permanente per gli Utilizzi Idrici presso l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appenino Centrale, rendendosi disponibili per approfondimenti nei confronti qualsiasi Istituzione.

giovedì 15 luglio 2021

Utilizzo idrico, richiesto incontro ai Presidenti delle provincie


I GRE LAZIO, fortemente preoccupati per l'utilizzo (potenzialmente improprio) delle risorse idriche sul territorio regionale da parte dei concessionari, hanno chiesto un incontro alla Sindaca della Città Metropolitana di Roma Capitale ed ai Presidenti delle Provincie di Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina.

Di seguito il testo della lettera notificata.

 

Ill.ssimo Presidente,

con la presente, siamo a chiederLe un incontro al fine di poterLa informare sugli aspetti legati al tema dell’utilizzo idrico, sia nella declinazione di elemento fisico, sia come ecosistema acquatico.

Ciò alla luce della stratificazione normativa vigente, frutto sia dell’accoglimento delle direttive comunitarie, sia delle norme espresse dal legislatore nazionale e regionale.

Allo stato attuale, sul territorio da Lei amministrato, sono presenti utilizzatori del bene acqua (concessionari), che svolgono il proprio ruolo in virtù della concessione idrica rilasciata sia dalla Sua amministrazione, che dalla Regione Lazio (grandi derivazioni). Anche a valle della riforma della Provincia quale Ente di Area Vasta sono rimaste in capo all’amministrazione provinciale compiti di vigilanza e controllo su tale ambito, tali compiti hanno una importante ripercussione sul controllo del territorio e sul bilancio dell’Ente provincia, come anche sui bilanci dei comuni interessati da tali concessioni (cd. Enti rivieraschi).

Si tratta, nel dettaglio, del dovere di verifica e controllo riguardo all’assolvimento di tutti gli obblighi previsti sia dalla concessione, che dal disciplinare di concessione.

In capo al concessionario sussiste, infatti, il rispetto degli obblighi contenuti nell’atto di concessione, mentre in capo alle amministrazioni, tanto su quella concedente (es. regionale), sia sull’amministrazione nel cui territorio insiste la concessione ricade l’obbligo della verifica di tale assolvimento.

In capo alla Sua Amministrazione, pertanto, sussistono obblighi di controllo e verifica sia del rispetto delle norme civili, penali e amministrative, ma anche di verifica del pagamento delle somme da introitare quale canone addizionale della concessione o del canone ambientale annuale. Inoltre, tale controllo deve esercitarsi anche sull’effettivo svolgimento dei lavori, volti a prevenire e/o risanare danni a strade, terreni ecc. di competenza provinciale o comunale causati da eventi meteorici.

Tali obblighi, posti in capo ai concessionari svolgono il duplice effetto sia di contenere il rischio idrogeologico, sia di fare in modo che dai bilanci degli enti interessati vengano liberate importanti somme di denaro pubblico da impiegare nelle altre attività istituzionali.

Tutto ciò include il potere da parte del Presidente dell’Ente di Area Vasta di imporre all’Ente che ha rilasciato la concessione di sospenderla o revocarla.

Pertanto, stante l’importanza e la complessità della materia sin qui descritta e in considerazione di una nuova proposta di legge depositata presso la Regione Lazio, Le chiediamo un incontro volto ad approfondirne gli aspetti, a cui parteciperanno i nostri esperti in nelle materie idriche ed ambientali.

Certi di un positivo riscontro, ed in attesa di definire la data  dell’incontro, porgiamo distinti saluti.

giovedì 12 settembre 2019

Rieti, benissimo il Sindaco Cicchetti a far ripartire il Contratto di Fiume Velino


Grazie alla ferrea volontà del Sindaco Cicchetti e dell’Assessore Sinibaldi, il processo di definizione del Contratto di Fiume Velino riparte aggregando tutti i soggetti istituzionali coinvolti un progetto che la nostra associazione porta avanti ormai da anni.



Questo percorso di negoziazione partecipata è stato avviato dalla delibera di Giunta  n. 787 del 18/11/2014, con cui la Regione Lazio ha ufficialmente aderito alla Carta Nazionale dei Contratti di Fiume, una grande opportunità di riqualificazione del territorio del bacino idrografico del Velino, con interventi multisettoriali finalizzati a ridurre l’inquinamento, migliorare la qualità dell’ambiente e rilanciare lo sviluppo sostenibile indispensabile per le comunità locali adesso sarà necessario avviare velocemente un tavolo tecnico operativo che dovrà portare in tempi rapidi alla formalizzazione di un protocollo d’intesa tra i tanti soggetti istituzionali interessati e all’avvio del processo di partecipazione che dovrà coinvolgere le varie realtà insistenti sul territorio.



Il bacino del Velino, che da anni viene depredato, deve tornare ad essere centrale e unificatore nella vita dei comuni che attraversa e ciò sarà possibile esclusivamente ripristinando e proteggendo gli ecosistemi acquatici, con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità, e i corridoi ecologici, nonché tenendo conto dell’adattamento ai cambiamenti climatici. La cooperazione sulla governance partecipativa degli ecosistemi fluviali ormai si basa sullo strumento del Contratto di fiume che costituisce un metodo di lavoro per la gestione negoziata e partecipata delle risorse idriche alla scala di bacino idrografico, con una modalità di gestione del corso d'acqua a cui si aderisce volontariamente.

mercoledì 13 marzo 2019

La montagna del Peschiera torna pubblica

Roberto Ermini

"Dopo 16 anni di durissima battaglia la vicenda relativa alla vendita della montagna che sovrasta le sorgenti del Peschiera, effettuata dell’amministrazione Falcone nel 2003, è arrivata al suo epilogo. Con sentenza n°22 del 11 marzo 2019, il Commissariato per gli Usi Civici per lazio, Umbria e Toscana ha dichiarato nullo l’atto di compravendita tra Acea e Comune di Cittaducale firmato dall’allora sindaco Falcone per 270.000 euro": questa la dichiarazione a caldo di Roberto Ermini, già sindaco di Cittaducale e pricipale animatore del comitato locale per tutelare il territorio rispetto ad Acea.

A seguito di questa storica sentenza, i 32 ettari che costituiscono il bene saranno reintegrati nel patrimonio del Comune di Cittaducale e questo sarà il primo passo per la salvaguardia anche delle sorgenti più importanti d'Europa rispetto alle quali Acea ha presentato in Regione Lazio una richiesta di raddoppio della captazione, non tenendo conto del rispetto del minimo deflusso vitale essenziale sia per il Peschiera stesso che per il Velino, progetto contro il quale anche i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio si sono schierati.

Il P.Q.M. della sentenza n.22/2019
Il risultato è stato ovviamente accolto con grande soddisfazione personale dai cittadini civitesi, e in particolare da Roberto Ermini che nel 2003 aveva avviato questa battaglia di salvaguardia del territorio con pochi altri amici.

Le ragioni della sentenza risiedono sul vincolo di uso civico come bene demaniale posto dalla Regione Lazio sulla particella oggetto di vendita ad Acea: in base a ciò, per espressa previsione di legge la montagna del Peschiera è assoggettata ad un regime di inalienabilità assoluta, inusucapibilità ed inespropriabilità. 

Nè il regime di  incommerciabilità assoluta di detto bene risulta superabile con un provvedimento di sdemanializzazione esplicito o tacito da parte del Comune di Cittaducale in quanto non sarebbe giustificabile la perdita oggettiva del bene dei suoi connotati pubblicistici o comunque la cessazione dell’effettiva destinazione del bene all’uso pubblico, oltre la sussistenza di validi elementi idonei ad evidenziare la volontà dell’ente titolare di rinunziare al loro ripristino.

Il primo effetto della sentenza è stato il rinvio, su proposta dello stesso Ermini che è anche capogruppo dell'opposizione in Consiglio comunale, della stipula della convenzione con ACEA per regolare i rapporti con il Comune di Cittaducale nei prossimi 30 anni. Una vera batosta per la multiutility del Comune di Roma, le cui contromosse siamo in attesa di verificare.