Horizontal Popup Menù with Images
consigli e idee dalla rete news dalle Istituzioni aree protette energie in circolo
Visualizzazione post con etichetta pesticidi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pesticidi. Mostra tutti i post

venerdì 10 luglio 2020

Tevere: individuata la causa della nuova moria di pesci, tocca trovare il colpevole

In relazione alla nuova moria di pesci che si è verificata nel fiume Tevere a Roma il 5 luglio scorso, l’ARPA Lazio è subito intervenuta per un primo campionamento nei pressi di Ponte Vittorio Emanuele già nel pomeriggio di domenica 5 luglio ed è poi tornata sul posto lunedì 6 luglio per un sopralluogo più approfondito assieme al personale della ASL RM1 e alla Polizia di Roma Capitale; nel corso del sopralluogo è stato prelevato un secondo campione all'altezza di Ponte Umberto. 

Le analisi chimiche e microbiologiche sono effettuate dai laboratori di Roma dell’Agenzia. Nelle tabelle seguenti sono riportati i risultati parziali delle analisi relative a entrambi i campioni.



Per quanto concerne il campione prelevato il 5 luglio (quindi quello temporalmente più prossimo all’evento), i risultati analitici parziali, relativi principalmente ai parametri chimici di base e microbiologici, hanno evidenziato una concentrazione notevolmente elevata dei nutrienti dell’azoto (principalmente ammoniaca) e del fosforo (principalmente ortofosfato). Notevole è anche la presenza di materiale in sospensione, del COD e dell’indicatore microbiologico di contaminazione fecale Escherichia coli. Tali valori sono nettamente più elevati di quelli generalmente riscontrati durante il monitoraggio delle acque superficiali condotto nel 2019 presso le stazioni del fiume Tevere F4.06 (Ripetta) e F4.62 (Marina di Roma). Viceversa, i valori analitici parziali riscontrati nel campione prelevato il 6 luglio sono notevolmente più bassi rispetto a quelli riscontrati il giorno precedente e sono più in linea con quelli generalmente riscontrati durante le attività di monitoraggio. 

I dati fin qui analizzati danno conto di un notevole carico organico – secondo ARPA potenzialmente legato alle forti precipitazioni verosimilmente intervenute il 4 luglio 2020 – che ha interessato il Tevere, con l’innesco di possibili fenomeni di anossia. Questo fenomeno è anche suggerito dalla relativamente bassa percentuale di ossigeno disciolto, rilevata il 6 luglio nella stazione F4.62 (Marina di Roma, ricadente nella parte finale del corso del fiume) durante le ordinarie attività di monitoraggio. ARPA Lazio precisa che tali considerazioni qui riportate sono solo ipotetiche e che valutazioni più complete saranno possibili solo alla conclusione delle attività analitiche ancora in corso.

A nostra avviso, tuttavia, il carico organico può solo parzialmente giustificare quanto accaduto ed andrebbe invece indagata la notevole presenza di ammoniaca, ortofosfati e COD, indirizzandola soprattutto verso gli scarichi (sia di impianti che non). 

Il COD ad esempio, indica la domanda chimica di ossigeno e valuta il grado di inquinamento mediante l'ossidazione chimica (anzichè biologica) dei composti presenti nelle acque con una soluzione di bicromato di potassio: poichè si tratta di un'analisi chimica, questo test misura anche le sostanze non biodegradabili che non sono determinate con altri tipi di analisi. 

L'ammoniaca, invece, può essere un composto dell'azoto, mentre gli ortofosfati indicano la presenza di fosforo, individuato convertendo mediante idrolisi acida i polifosfati e i fosfati precipitati, poi determinati con metodo colorimetrico. Fosforo ed azoto si definiscono "nutrienti" perché indispensabili alla crescita sia di molti organismi unicellulari, sia di vegetali pluricellulari: affinché si abbia anossia in un corpo d'acqua a enorme ricambio come è il Tevere, la quantità riversata deve necessariamente essere stata considerevole. 

giovedì 11 giugno 2020

Tevere, ancora ignota la causa della moria di pesci

Lo scorso 1 giugno, a seguito delle segnalazioni della Polizia di Stato e dalla Polizia di Roma Capitale per la presenza di molte carcasse di pesci, il personale dell’ARPA Lazio è intervenuto assieme al personale della ASL RM1 ed ha effettuato un campionamento di acque superficiali nei pressi di ponte Vittorio Emanuele sul fiume Tevere.

Nel corso del sopralluogo è stata riscontrata la presenza nel punto di campionamento di circa una settantina di carcasse tutte di taglia medio grande, dai 40 ai 130 cm circa e comprendenti le famiglie dei Ciprinidi, Mugilidi e Siluridi.

Le specie presenti riconosciute sono state in ordine di abbondanza:
  • Barbus barbus – Barbo europeo
  • Liza sp. – Presumibilmente Cefalo calamita
  • Squalius squalus – Cavedano
  • Silurus glanis - Siluro
  • Bramis brama – Abramide comune
  • Cyprinus carpio – Carpa
  • Carassius sp. – Carassio
Al momento del sopralluogo e del campionamento nell'alveo del Tevere erano presenti numerosi esemplari vivi di piccole dimensioni e le misure dei principali parametri chimico-fisici rilevabili in campo con sonda multiparametrica hanno mostrato una situazione normale.


Si è avuta notizia di un evento meteorico intenso che avrebbe interessato la zona di Roma Nord e, pertanto, come prima ipotesi del fenomeno si è ipotizzato che le acque piovane avessero potuto dilavare il materiale particolato, ricco di sostanza organica degradabile, accumulato nel letto di fossi e sulle superfici e convogliato in tempi piuttosto rapidi la massa degradabile nel fiume, che, subendo una rapida degradazione, avrebbe potuto consumare l’ossigeno disciolto nelle acque. In queste condizioni le morie di pesci possono avvenire sia per “anossia” che per l’ostruzione meccanica delle branchie dovuta alla presenza di sostanze colloidali provenienti dal repentino dilavamento dei terreni circostanti: un evento acuto e di breve durata i cui effetti potevano essere rapidamente rientrati.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi chimiche di base eseguite sul campione prelevato il 1° giugno e su quello prelevato successivamente l’8 giugno:


L’area di campionamento ricade all'interno della rete di monitoraggio delle acque superficiali che ARPA Lazio esegue ai sensi del D. Lgs. 152/06, che prevede nel tratto urbano del fiume Tevere due punti di campionamento e nello specifico l’F4.06 Ripetta (circa 1 Km a monte del punto campionato) e l’F4.62 Marina di Roma (circa 25 Km a valle del punto campionato). Pertanto, per una valutazione più significativa dei dati rilevati nei campionamenti effettuati è stato ritenuto utile effettuare un confronto con la serie di risultati ottenuti nel 2019 presso le stazioni anzidette: da tale confronto è emerso un modesto innalzamento dei principali indicatori microbiologici di contaminazione fecale e un lieve aumento di Fosforo Totale e Ortofosfato mentre per gli altri parametri di base non si evidenziano alterazioni significative.

Inoltre, sui campioni prelevati a seguito dell’evento, sono stati eseguiti, oltre alle analisi di base, esami approfonditi sulla possibile presenza residua di altre sostanze.

Per quanto riguarda la presenza di sostanze potenzialmente tossiche per la fauna ittica, le analisi hanno evidenziato la presenza di Cipermetrina, in concentrazioni maggiori (0.014 μg/l) rispetto a dati medi dei monitoraggi periodici che l’Agenzia svolge sul fiume Tevere, nonché la presenza di un altro fitofarmaco: il Clothianidin.

La CIPERMETRINA è un insetticida universale usata da alcuni Comuni per la profilassi antizanzara nelle caditoie stradali, ma anche nelle irrorazioni mediante atomizzazione, nonché contro numerosi insetti infestanti le coltivazioni. Ma la Cipermetrina è tossica per i pesci: in test di laboratorio LC50 96-h (concentrazione letale per il 50% degli organismi esposti dopo 96 h di esposizione) è generalmente nell'intervallo di 0,7-350 μg/l. La tossicità acuta su Trota iridea (LC50) è in media 0, 82 mg/l (dati ISPRA – Quaderni 10/2015).


L’altro fitofarmaco riscontrato a seguito del campionamento del 1° giugno è il CLOTHIANIDIN (0.67 μg/l). Appartiene al un gruppo dei neo-nicotinoidi, il cui utilizzo comprende la concia delle sementi di mais, del cotone, della colza, della bietola e del girasole, trattamenti fogliari di molti fruttiferi e di piante ornamentali e trattamenti granulari al terreno. Il prodotto è altamente tossico per le api. Pertanto ne è stato definitivamente vietato l’uso dalla fine del 2018.

Il Clothianidin non è facilmente biodegradabile. Può permanere legato ai sedimenti e quindi può essere considerato persistente nei sistemi acquatici, ove comunque mostrerebbe scarso potenziale di accumulo negli organismi; ha una tossicità verso i pesci più bassa della Cipermetrina (LC50 96h > 100 mg/L).

La concentrazione rilevata nel campionamento del 1° giugno, risultata pari a 0.67 μg/l, può essere confrontata con la seguente tabella (fonte Regulation (EU) No 528/2012 concerning the making available on the market and use of biocidal products):



La presenza di tali sostanze non consente di escludere cause tossiche dovute a fenomeni temporanei e localizzati di contaminazione. Per questo motivo Arpa Lazio ha avviato un approfondimento in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, al fine di incrociare i dati analitici riscontrati nelle acque con quelli che sono in corso di determinazione sugli esemplari delle carcasse dei pesci campionate nel fiume.

L’Agenzia ha inoltre effettuato ulteriori campionamenti delle acque fluviali al fine di seguire l’evoluzione del fenomeno. I dati fin qui analizzati tuttavia non forniscono ancora indicazioni chiare sulle possibili cause della moria di pesci rilevata e valutazioni più complete si potranno effettuare solo alla conclusione delle analisi ancora in corso, che prevedono i seguenti parametri: 
  • BOD5
  • Metalli
  • IPA
  • Solventi
  • Pesticidi
Vi terremo aggiornati!

domenica 10 maggio 2020

Revocato l'epoxiconazolo, prorogata l'alfa-cipermetrina

Dal Ministero della Salute una notizia buona ed una cattiva.

A seguito della scadenza (30 aprile 2020) del periodo di approvazione comunitaria ai sensi del regolamento (UE) 844/2012, i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva epoxiconazole (un fungicida ad ampio spettro introdotto dalla BASF nel 1993, impiegato ad esempio per il controllo della septoriosi e della ruggine ma riconosciuto come disgregatore endocrino e pertanto rappresentante un rischio per la salute umana e l'ambiente) sono stati revocati e la sostanza attiva epoxiconazole è stata iscritta nell'allegato I della direttiva 91/414/CEE del Consiglio relativa all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari.

Le autorizzazioni dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva epoxiconazole (tutti della Basf Italia Spa: OPUS, OPERA, RETENGO PLUS, OPERA NEW, ADEXAR e OSIRIS) sono state pertanto revocate. La commercializzazione, da parte dei titolari delle autorizzazioni dei prodotti fitosanitari dei quantitativi regolarmente prodotti fino al momento della revoca della sostanza attiva epoxiconazole nonché la vendita, da parte dei rivendiori e/o distributori autorizzati dei prodotti fitosanitari revocati, è consentita fino al 30 ottobre 2020.

L’utilizzo dei prodotti fitosanitari a base della sostanza attiva epoxiconazole è consentito fino al 30 ottobre 2021. L’elenco dei prodotti fitosanitari revocati viene allegato al presente comunicato. I titolari delle autorizzazioni di prodotti fitosanitari revocati, contenenti la sostanza attiva in questione, sono tenuti ad adottare ogni iniziativa volta ad informare i rivenditori e gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari medesimi dell’avvenuta revoca e del rispetto dei tempi fissati per lo smaltimento delle relative scorte.

E' stata invece rinnovata l'approvazione della sostanza attiva alpha-cypermethrin come sostanza candidata alla sostituzione (ai sensi del regolamento di esecuzione UE 2019/1690 della Commissione e del regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo all'immissione
sul mercato dei prodotti fitosanitari e che modifica l’allegato del regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 della Commissione) fino al 31 ottobre 2026 alle condizioni riportate nell’allegato I e II del reg. (EU) 2019/1690.

L'alfa cipermetrina è un insetticida piretroide ad ampio spettro altamente attivo, efficace per contatto e ingestione: ampiamente usato nelle colture agricole, nella silvicoltura, nonché nella salute pubblica e degli animali (nomi commerciali comuni sono: FASTAC, CONCORD, FENDONA, RENEGADE), è considerato un grave inquinante dell'acqua. È moderatamente persistente nel suolo ed è noto che persiste anche nell'acqua. È altamente tossico per i mammiferi (soprattutto per i gatti) e riconosciuto come irritante. È relativamente atossico per gli uccelli ma è altamente tossico per la maggior parte degli organismi acquatici e delle api mellifere (nonchè di tutti gli altri prònubi). L'alfa-cipermetrina è inoltre moderatamente tossica per i lombrichi. 

Nell'uomo, in riferimento al quale è classificata come possibile sostanza cancerogena, può causare irritazione alla pelle e agli occhi. I sintomi dell'esposizione cutanea comprendono intorpidimento, formicolio, prurito, sensazione di bruciore, perdita del controllo della vescica, incoordinazione, convulsioni e possibile morte. Come tutti i piretroidi, può influenzare negativamente il sistema nervoso centrale e può causare reazioni allergiche cutanee nell'uomo. Un'esposizione eccessiva può causare nausea, mal di testa, debolezza muscolare, salivazione, respiro corto e convulsioni.


sabato 2 maggio 2020

Acque di balneazione, i limiti dei controlli effettuati dall'ARPA Lazio

In attesa che partano i campionamenti pre-stagionali per il monitoraggio 2020 delle acque di balneazione (attività sospesa anche nel Lazio a seguito di una comunicazione del Ministero della Salute che ha subordinato l'inizio di tali attività all'evolversi della pandemia e alle disposizioni del governo riguardanti le attività ludiche e sportive da svolgere all'aperto), il report 2019 dell'ARPA fa il punto sulla situazione nel Lazio ma fa anche sorgere numerose perplessità sulla completezza degli indicatori che la normativa comunitaria richiede di misurare affinché venga valutata la qualità delle acque ai fini della loro balneabilità.

Le attività di sopralluogo, campionamento ed analisi ai fini del monitoraggio della balneazione vengono condotte ai sensi del Decreto legislativo 116/2008, del Decreto Attuativo Interministeriale del 30 marzo 2010 modificato dal Decreto del Ministero della Salute del 19 aprile 2018 e - nel nostro territorio per il 2019 - del Decreto del Presidente della Regione Lazio del 29 aprile 2019 n. T00105. Ma a monte di tutte queste norme c'è la Direttiva 2006/7/CE, la quale stabilisce disposizioni in materia di:
  • monitoraggio e classificazione della qualità delle acque di balneazione;
  • gestione della qualità delle acque di balneazione;
  • informazione al pubblico in merito alla qualità delle acque di balneazione.

Tale direttiva, recepita dall'Italia con il D.lgs n.116 del 30 maggio 2008, avrebbe dovuto essere finalizzata al raggiungimento, sulla base di standard comuni a tutti i Paesi, di una buona qualità delle acque di balneazione ed un livello di protezione elevato nella Comunità. Si applica a qualsiasi parte di acque superficiali nella quale l'autorità competente prevede che un congruo numero di persone pratichi la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione, né emesso un avviso che sconsiglia permanentemente la balneazione. I controlli devono avvenire almeno ogni 4 settimane durante la stagione balneare, secondo un calendario prestabilito, per un numero minimo di 4 campioni all'anno per punto di prelievo.

Ai fini di sorvegliare e valutare la qualità delle acque di balneazione nonché della loro classificazione, mentre la precedente Direttiva 76/160/CEE dell'8 dicembre 1975 individuava ben 19 parametri di analisi (ma anche una maggiore frequenza di campionamento), la Direttiva 2006/7/CE fissa solo due parametri di analisi ritenuti più specifici come indicatori di contaminazione fecale: l'enterococchi intestinali e l'escherischia coli. Possono inoltre essere presi in considerazione altri parametri, come la presenza di cianobatteri o di microalghe.

Ma quali erano i 19 parametri di valutazione della qualità delle acque marine di balneazione previsti in precedenza? La Direttiva 76/160/CEE prevedeva parametri di analisi microbiologici, fisico - chimici nonché la ricerca di altre sostanze ritenute fonti di inquinamento:

Microbiologici:
  • Coliformi totali 
  • Coliformi fecali 
  • Streptococchi 
  • Salmonelle 
  • Enterovirus PFU / 10 l  

Fisico-chimici:
  • pH
  • Colorazione 
  • Oli minerali 
  • Sostanze tensioattive che reagiscono al blu di metilene 
  • Fenoli ( indici fenoli ) mg/l C2H2OH 
  • Trasparenza m  
  •  Ossigeno % disciolto saturazione O2 
  • Residui bituminosi e materiale galleggiante come legno, plastica, bottiglie, recipienti di vetro, plastica, gomma o di qualsiasi altra materia 
  • Ammoniaca mg/l NH2 
  • Azoto Kjeldahl mg/l N 

Altre sostanze considerate come indici di inquinamento:
  • Antiparassitari mg/l ( paration , HCH , dieldrina ) 
  • Metalli pesanti quali: Arsenico mg/l AS, Cadmio CD, Cromo IV Cr VI, Piombo Pb, Mercurio Hg
  • Cianuri mg/l CN
  • Nitrati e fosfati mg/l NO2 PO2 

Eppure quanta ipocrisia c'era nelle premesse della Direttiva 2006/7/CE: "(14) ... la qualità complessiva delle acque di balneazione è migliorata sensibilmente da quando è entrata in vigore la direttiva 76/160/CEE. Detta direttiva rispecchia, tuttavia, lo stato delle conoscenze e delle esperienze dei primi anni settanta. Da allora le modalità d'uso delle acque sono cambiate, così come sono evolute le conoscenze scientifiche e tecniche. Detta direttiva dovrebbe pertanto essere abrogata". Ma anche laddove si dice: "2. La presente direttiva è finalizzata a preservare, proteggere e migliorare la qualità dell'ambiente e a proteggere la salute umana integrando la direttiva 2000/60/CE" (mentre, invece, la Direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque persegue il raggiungimento del migliore stato ecologico e chimico possibile).

Mentre quindi in passato l'esame delle acque di balneazione era sicuramente più completo, attualmente oltre ai due parametri microbiologici (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) la normativa ne prevede altri, quali la proliferazione di cianobatteri, macro-alghe, fitoplancton, e la presenza di residui bituminosi, vetro, plastica, gomma o altri rifiuti, che non vengono considerati ai fini della classificazione, ma sono tenuti in considerazione in quanto, qualora giungano a rappresentare un rischio per la salute, fanno scattare misure di gestione atte a prevenirne l'esposizione, inclusa un´adeguata informazione ai cittadini.

A nostro avviso, limitare la valutazione della qualità delle acque di balneazione ai risultati di solo due parametri microbiologici e conseguentemente basare solo su di essi la classificazione delle acque (le categorie di qualità sono: scarsa, sufficiente, buona o eccellente) espone i bagnanti e la loro salute a potenziali rischi dovute all'esposizione con gli inquinanti non ricercati, falsa la percezione della qualità reale delle acque ed influisce negativamente sull'adozione di misure di mitigazione dell'inquinamento da parte degli amministratori.

L'Escherichia coli e gli Enterococchi intestinali sono comunque due indicatori di contaminazione fecale di provata rilevanza sanitaria: in genere non causano direttamente disturbi (specificamente di tipo gastro-intestinale), ma sono buoni indicatori della presenza di patogeni (virus, protozoi, batteri) nelle acque. Si tende a ricercare i batteri indicatori anziché i singoli agenti patogeni potenzialmente presenti nell'ambiente a causa del rilevante numero di quest´ultimi, la loro diversa natura e metodi di ricerca più impegnativi che renderebbero molto più lunga e laboriosa la diagnosi di laboratorio. Il loro ritrovamento segnala la presenza di inquinamento fecale di provenienza da reflui umani (scarichi fognari) o da allevamenti di animali riversati direttamente nei fiumi, nei laghi o nelle falde acquifere, o dalle acque di dilavamento del territorio in occasione delle piogge.

Nel Lazio, dal punto di vista microbiologico lo stato di qualità delle aree di balneazione per la stagione 2019 non ha mostrato criticità eccetto alcuni superamenti riconducibili principalmente ad eventi di inquinamento di breve durata (Relazione annuale 2019 dell'ARPA). 

La fioritura di alghe potenzialmente tossiche (ed in particolare di Ostreopsis cf. ovata, dovuta alla presenza in acqua di azoto e fosforo apportati al mare dai fiumi, al ristagno di acqua, o alla mancanza di correnti, o per la costruzioni di pennelli a difesa della costa, o all'aumento di temperatura già da 22-23 °C) è invece stata rilevata, come negli anni precedenti, in tutte le stazioni monitorate lungo la costa laziale, con concentrazioni elevate a Civitavecchia, Santa Marinella e Formia: l'intossicazione di tale alga genera "sindrome influenzali", con irritazione aspecifica sulle mucose respiratorie e congiuntivali e conseguente irritazione congiuntivale, rinorrea (raffreddore), difficoltà respiratorie (tosse, respiro sibilante, broncospasmo con moderata dispnea) e febbre. 

La proliferazione di cianobatteri potenzialmente produttori di tossine è particolarmente elevata e dominante nel lago di Vico (P.. rubescens; L. redekei; Aphanizomenon sp.) e nel lago Albano (P. rubescens; Aphanizomenon sp.; Anabaena sp.), confermata anche dalla presenza periodica di schiume e addensati algali rilevabile anche visivamente, al punto che è stato necessario vietare la balneazione: anche i cianobatteri sono dovuti alla forte presenza nei bacini di azoto e fosforo causati dallo sversamento di detergenti e pesticidi. L'esposizione - in primis per via orale, ma anche cutanea o inalatoria - alle tossine che possono generare (raggruppabili a seconda degli effetti che producono in: epatotossine, citotossine, neurotossine e tossine irratitive) è particolarmente pericolosa per l'uomo e potrebbe dar luogo ad effetti acuti.



domenica 12 aprile 2020

Residui di pesticidi negli alimenti, lo studio dell'EFSA

L'EFSA ha pubblicato il suo annuale rapporto sui residui di pesticidi rilevati negli alimenti nell'Unione Europea. Il rapporto si basa sui dati dei controlli ufficiali effettuati dagli Stati membri dell'UE, dall'Islanda e dalla Norvegia ciascuno nei propri Paesi, e include risultanze sia del campionamento mirato che di quello casuale.

Nel 2018 sono stati analizzati complessivamente 91.015 campioni, il 95,5% dei quali rientrava nei livelli ammessi dalla legge. Per il sottoinsieme di 11.679 campioni analizzati nell'ambito del programma di controllo coordinato dall'UE (raccolta casuale), il 98,6% dei campioni rientrava nei limiti di legge.


Il rapporto dà uno spaccato della presenza dei residui di pesticidi negli alimenti nell'UE e degli eventuali rischi per la salute dei consumatori. Fornisce anche ai gestori del rischio informazioni importanti su cui basare le decisioni in ordine alle misure di controllo future.

La sezione sui dati raccolti in modo casuale è particolarmente utile in quanto considera lo stesso paniere di prodotti a rotazione triennale, il che significa che è possibile individuare tendenze al rialzo o al ribasso per beni specifici.

Ad esempio tra il 2015 e il 2018 la percentuale di campioni con sforamenti nei residui è aumentata nelle banane (dallo 0,5% all'1,7%), nei peperoni dolci (dall'1,2% al 2,4%), nelle melanzane (dallo 0,6% all'1,6%) e nell'uva da tavola (dall'1,8% al 2,6%). Nel 2018, invece, rispetto al 2015 gli sforamenti sono diminuiti per i broccoli (dal 3,7% al 2%), l'olio vergine di oliva (dallo 0,9% allo 0,6%) e le uova di gallina (dallo 0,2% allo 0,1%).


Quest'anno l'EFSA ha trasformato le risultanze del programma coordinato in grafici e diagrammi consultabili, la cui visualizzazione rende i dati più accessibili ai non specialisti.

I programmi nazionali di controllo sono concepiti in base al rischio e sono mirati ai prodotti con presenza probabile di residui di pesticidi o nei quali negli anni precedenti sono state individuate violazioni alle norme. Questi programmi forniscono informazioni importanti ai gestori del rischio ma, a differenza dei dati del programma coordinato dall'UE, non forniscono un quadro statisticamente rappresentativo dei livelli di residui che ci si aspetterebbe di trovare negli alimenti in vendita sugli scaffali dei negozi di tutta Europa.


All'EFSA è stata chiesta una valutazione dei rischi alimentari nel contesto della propria analisi delle risultanze. Questa analisi conforta la probabilità che i prodotti alimentari analizzati nel 2018 non rappresentino un problema per la salute dei consumatori. Vengono tuttavia avanzate alcune raccomandazioni per aumentare l'efficienza dei sistemi di controllo europei, al fine di garantire come sempre un elevato livello di tutela dei consumatori.

martedì 24 marzo 2020

Fungicidi SDHI, appello al Parlamento europeo

Ci sono voluti più di due anni di intensa battaglia, in cui ci si è dovuto difendersi dalle campagne diffamatorie orchestrate dagli agrochimici, per far si che l'ANSES, l'autorità sanitaria francese, finalmente riconoscesse che gli scienziati dell'Inserm e CNRS avevano ragione sin dal loro primo allarme: i test di pericolosità necessari per autorizzare la vendita di pesticidi non sono più adatti alle modalità di azione ultra complesse di nuove sostanze e i fungicidi ad ampio spettro SDHI (di cui in Europa vengono vendute centinaia di migliaia di tonnellate, ad esempio per l'impiego in  colture come viti, grano duro, orzo, fragole, insalate e mele) sono pericolosi assassini di api e in alcuni casi presentano persino rischi per la salute umana che le agenzie sanitarie non sono ancora in grado di misurare!

Questa è una svolta particolarmente preoccupante:

>>> ottobre 2017: gli scienziati Pierre Rustin, Paule Bénit e i loro colleghi del CNRS, dell'Inserm e dell'INRA avvisarono l'agenzia sanitaria francese dei rischi indotti dall'uso massiccio di pesticidi SDHI.

Non appena specialisti in malattie mitocondriali (che colpiscono la catena respiratoria delle cellule) e ricercatori del Robert-Debré Hospital scoprirono l'esistenza di questi pesticidi utilizzati MASSIVAMENTE in campo agricolo per sbarazzarsi dei funghi, avvertirono immediatamente avvertito l'ANSES su due criticità principali:
  1. queste sostanze non risparmiano altri organismi: gli SDHI inibiscono la respirazione cellulare di tutti gli organismi viventi - i funghi che dovrebbero sradicare naturalmente, ma anche api, lombrichi ...e gli esseri umani, in cui potrebbero innescarsi alcune malattie neurologiche, miopatie e tumori.
  2. i test normativi che hanno permesso di immettere queste sostanze sul mercato - e molti altri attualmente in circolazione - presentano gravi carenze perchè non tengono conto delle modalità di azione degli SDHI (assenza di test di mitotossicità), né di un gran numero di potenziali conseguenze identificate dai ricercatori (come gli effetti sulle cellule fetali nell'utero della madre esposta, o malattie epigenetiche, interrompendo l'espressione del patrimonio genetico o riprogrammazione metabolica, ad esempio uno dei principali attori della trasformazione del tumore). Né hanno in programma di studiare l'esposizione cronica di api e altri impollinatori essenziali per la riproduzione delle piante e degli alimenti di cui ci nutriamo, nonostante l'enorme evoluzione delle conoscenze scientifiche in questo settore.

Nonostante la serietà dell'allerta e la reputazione dei ricercatori che hanno sottoposto queste argomentazioni, il silenzio dell'ANSES è durato più di 7 mesi - nessuna risposta, nessuna posizione ufficiale!

>>> 15 aprile 2018: i ricercatori sono costretti a lasciare la loro riserva scientifica e denunciare pubblicamente l'esistenza e le modalità di azione degli SDHI in un forum pubblicato sulla rivista Liberation - per costringere ANSES a reagire.

L'industria agrochimica, preoccupata per la loro attività, ha immediatamente aperto i firewall e coordinato una prima serie di attacchi contro i ricercatori e la loro reputazione attraverso la propria rete di media compiacenti e trolls su Internet.

È l'inizio di una battaglia a lungo termine, che vede contrapposti:

  • da un lato, le lobby agrochimiche che difendono i loro interessi economici e si nascondono dietro una "scienza regolatoria" che essi stessi hanno contribuito a plasmare per la commercializzazione delle proprie sostanze;
  • dall'altro, gli scienziati della ricerca pubblica francese che difendono l'obiettivo della salute pubblica e la protezione della biodiversità minacciata e che sostengono una riforma normativa urgente affinché i progressi scientifici che hanno scoperto siano presi in considerazione prima che centinaia di tonnellate di sostanze dannose per l'ambiente vengano diffuse!
  • nel mezzo, l'autorità sanitaria francese (ANSES), che decide, nonostante il buon senso, di concedere il beneficio del dubbio agli industriali e di mettere un interesse economico davanti all'interesse generale che dovrebbe comunque proteggere. .

>>> 14 giugno 2018 - Posta sotto i riflettori, l'ANSES decide di riunire un GECU (gruppo di esperti collettivi di emergenza) per analizzare l'allerta lanciata dai ricercatori, i quali vengono finalmente ricevuti presso la sede dell'ANSES per presentare i loro studi ma restano sbalorditi per l'atteggiamento sprezzante e risolutamente non scientifico dei membri del GECU: 4 tossicologi che non erano a conoscenza né dell'enzima succinato deidrogenasi (SDH) né dei suoi inibitori (SDHI), uno dei quali addirittura "esperto" direttamente collegato agli interessi dei produttori di fungicidi!

>>> 15 gennaio 2019: quindici mesi dopo, la GECU presenta il proprio rapporto: gli SDHI (i pesticidi più utilizzati in Europa!) “Non fanno parte delle famiglie chimiche analizzate (nei programmi di monitoraggio dei pesticidi in Francia ed Europa ) ... Nessun dato sul biomonitoraggio umano ... nessun dato disponibile sull'esposizione professionale in agricoltura ... In questa fase, non ci sono piani per aggiungerli al programma ... " [1]

>>> 3 giugno 2019 - i nostri amici dell'associazione POLLINIS, i ricercatori dell'Inserm e quelli del CNRS decidono di presentare ricorso al Parlamento europeo e di presentare una petizione ufficiale (n°0548/2019) per il ritiro immediato di tutte le sostanze fungicide della classe SDHI fino a quando studi indipendenti non abbiano valutato in modo trasparente i pericoli reali derivanti dall'uso di questi pesticidi [2]. La petizione è stata dichiarata ricevibile a novembre 2019: con l'aiuto di migliaia di europei verrà fatta pressione sui parlamentari affinché la adottino con urgenza, dando vita a una proposta legislativa che eliminerebbe rapidamente dal mercato europeo questi fungicidi estremamente pericolosi per le api e per gli altri impollinatori.

>>> 7 novembre 2019: un importante studio francese, che ANSES ha rifiutato di finanziare, viene reso possibile grazie alla mobilitazione e al sostegno finanziario dei membri di POLLINIS. [3]

I risultati hanno confermato le peggiori paure dei ricercatori: dopo aver esaminato 8 sostanze della famiglia SDHI, hanno dimostrato che TUTTI hanno avuto preoccupanti effetti negativi sulle cellule di api, lombrichi e umani ... ma anche peggio: 2 di questi, tra i più utilizzati, SONO ANCHE PIÙ EFFICIENTI per fermare la respirazione cellulare delle api - quindi per uccidere le api stesse! - esclusivamente per uccidere muffe e funghi sulle colture!

Questi risultati sono stati approvati dal CNRS e da 450 scienziati a livello internazionale [4] ma immediatamente sono stati attaccati dall'industria, che ha finanziato una campagna di video su Internet con il tentativo di screditare lo studio ...

>>> Nello stesso mese, la Commissione nazionale per l'etica e gli avvertimenti professionali in materia di salute pubblica e ambiente (cnDApse) ha convalidato l'allerta lanciata nel 2018 dai ricercatori, contraddicendo efficacemente ANSES.

>>> 23 gennaio 2020 - l'Assemblea nazionale e il Senato hanno deciso di approfondire l'argomento e intervistare i ricercatori e il direttore dell'ANSES. Quest'ultimo ha riconosciuto che i test di approvazione a livello europeo sono insufficienti, ma ha rifiuta di mettere in discussione la valutazione degli SDHI ... [5]

>>> 28 febbraio 2020 - Un mese dopo, il direttore dell'ANSES ha ammesso che i "test di tossicità mitocondriale" dovrebbero essere rafforzati ... [6]

... Ma tuttora queste sostanze molto diffamate sono ancora commercializzate e utilizzate nei campi!

È essenziale riformare urgentemente le procedure di registrazione che consentono a tali pesticidi tossici di essere registrati e diffusi in natura, in modo da prevedere test adattati alle modalità  d'azione specifiche per questi pesticidi!

Con il tuo aiuto, dobbiamo costringeremo i deputati europei a risolvere il problema: ti preghiamo di dedicare qualche minuto per fare pressione sui tuoi deputati facendo clic di seguito:


L'Europa rappresenta oltre un terzo del mercato globale degli SDHI, con un fatturato di quasi un miliardo di dollari nel 2018. Il mercato è così promettente che le aziende prevedono di raddoppiare questa cifra nei prossimi 5 anni . Il loro obiettivo: raggiungere un fatturato globale di 6,4 miliardi di dollari nel 2024 ...

Se i cittadini non si uniscono ora in un fronte unito e determinato per chiedere ai loro rappresentanti parlamentari un ritiro immediato di questi nuovi assassini di api nulla impedirà alle aziende di raddoppiare o addirittura triplicare le quantità di fungicidi SDHI venduti in Europa e rilasciati nei campi.

Il danno alle api domestiche e selvatiche, e a tutti gli ecosistemi, potrebbe essere catastrofico ...

... Per non parlare dell'impatto sulla salute di migliaia di persone, in particolare i bambini e quelli vulnerabili alle malattie mitocondriali. Per questi pazienti, i ricercatori descrivono l'SDHI come una "bomba a orologeria" ...

Gli SDHI sono ovunque nell'ambiente, fino all'acqua che beviamo e all'aria che respiriamo. E nei nostri piatti: il boscalid, l'SDHI più venduto, prodotto dall'agroindustriale BASF, si trova in metà dei campioni di fragole testati, 71% di insalate, 86% di muesli non biologici ... [7]  Ci sono tracce di SDHI nei capelli del 63% delle donne in gravidanza studiate e dei loro bambini dopo la nascita. In totale, circa 600 tonnellate di SDHI vengono scaricate ogni anno nei campi francesi e migliaia di tonnellate in tutta Europa.

Gli scienziati avvertono: "È pazzesco usare i pesticidi SDHI in modo massiccio. Li abbiamo testati in laboratorio, uccidono l'enzima di lombrichi, api e anche umani, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per l'ambiente e la salute ", avverte il professor Pierre Rustin, direttore presso il CNRS e Inserm, specialista in istiopatologia e terapia delle malattie mitocondriali presso l'ospedale Robert-Debré.

Cerchiamo di fermare il massacro prima che sia troppo tardi: chiedete ai vostri deputati il ​ritiro immediato dei fungicidi assassini delle api e la rivalutazione di questi pesticidi con test appropriati.

mercoledì 20 novembre 2019

MinSalute: ancora una proroga per deltametrina ed altri veleni

Prendiamo atto che cambiano i Governi, cambiano i ministri, ma l'atteggiamento nei confronti dei pesticidi è sempre lo stesso.

Il Ministero della Salute ha infatti recepito la proroga dei prodotti contenenti le sostanze attive indicate nel regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 della Commissione, ovvero le sostanze attive approvate o considerate approvate ai sensi del regolamento (CE) n.1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, con l’indicazione del periodo di approvazione per ciascuna di esse.

Con il regolamento (UE) n. 2019/1589, il periodo di approvazione delle sostanze attive deltametrina, beta-ciflutrin, flufenacet, fostiazato, clorotoluron, cipermetrina, daminozide, tiofanato metile, MCPA, MCPB, indoxacarb, prosulfocarb, fludioxonil e clomazone è stato prorogato al 31 ottobre 2020.

Lo stesso regolamento prevede la proroga al 30 novembre 2020 del periodo di approvazione per la sostanza attiva tritosulfuron ed al 31 dicembre 2020 quello delle seguenti sostanze attive: amidosulfuron, nicosulfuron, clofentezina, dicamba, difenoconazolo, diflubenzurone, lenacil, icloram, piriprossifen, bifenox, diflufenican, fenoxaprop-P, fenpropidin e triflusulfuron.




* ISPRA - Monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque, 2017
** Banca dati della Commissione Europea



Sostanza attiva
Nuova data di scadenza
Uso autorizzabile
Classificazione di pericolo*
Interferente  endocrino
Priorità acque*
Pericolosità
amidosulfuron
31/12/2020
erbicida
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

SI
5
beta-ciflutrin
31/10/2020
insetticida




bifenox
31/12/2020
erbicida
NC

NO
0
cipermetrina
31/10/2020
insetticida
Tossicità acuta 4
Tossicità specifica per organi bersaglio 3
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1
Irritazione cutanea 2
Skin Sens. 1
Categoria 2
NO
MAX
clofentezina
31/12/2020
acaricida

Categoria 3b


clomazone
31/10/2020
erbicida
NC

SI
0
clorotoluron
31/10/2020
erbicida
Carcinogeno 2
Tossicità per la riproduzione 2
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

SI
4,8
daminozide
31/10/2020
regolatore di crescita nelle colture non commestibili
NC

SI
0
Deltametrina
31/10/2020
insetticida
Tossicità acuta 3
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1
Categoria 1
NO
MAX
dicamba
31/12/2020
erbicida
Tossicità acuta 4
Dannosità oculare 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 3

SI
1
difenoconazolo
31/12/2020
fungicida
NC
Categoria 3b
SI
0
diflubenzurone
31/12/2020
insetticida
NC

SI
0
diflufenican
31/12/2020
erbicida
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 3

NO
1
fenoxaprop-P
31/12/2020
erbicida
Tossicità specifica per organi bersaglio 2
Sensibilizzazione cutanea 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

NO
4,2
fenpropidin
31/12/2020
fungicida
NC

SI
0
Fludioxonil
31/10/2020
fungicida
NC

SI
0
flufenacet
31/10/2020
erbicida
Tossicità acuta 4
Tossicità specifica per organi bersaglio 2
Sensibilizzazione cutanea 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

SI
6,2
fostiazato
31/10/2020
insetticida o nematocida
Tossicità acuta 3 – 4
Sensibilizzazione cutanea 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

SI
3
Indoxacarb
31/10/2020
insetticida
NC

NO
0
lenacil
31/12/2020
erbicida
NC

SI
0
MCPA
31/10/2020
erbicida
Tossicità acuta 4
Irritazione cutanea 2
Dannosità ocualre 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

SI
3
MCPB
31/10/2020
erbicida
NC



nicosulfuron
31/12/2020
erbicida
NC

SI
0
picloram
31/12/2020
erbicida
NC
Categoria 1
SI
MAX
piriprossifen
31/12/2020
insetticida
NC



Prosulfocarb
31/10/2020
erbicida
NC



tiofanato metile
31/10/2020
fungicida
Mutageno 2
Tossicità acuta 4
Sensibilizzazione cutanea 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

SI
4,8
triflusulfuron
31/12/2020
erbicida
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

SI
0
tritosulfuron
30/11/2020
erbicida
Sensibilizzazione cutanea 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, acuto 1
Pericoloso per l’ambiente acquatico, cronico 1

SI
4