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domenica 20 settembre 2020

Trekking alla scoperta delle cascate di Rioscuro (Cineto Romano)

Era da tempo che volevamo tornare e farvi conoscere le cascate naturali di Rioscuro, a Cineto Romano: diversi salti in una verdeggiante gola scavata dall'omonimo torrente (dal 2018 area protetta tra i Monumenti Naturali del Lazio) caratterizzato da diversa portata a seconda delle stagioni (ed infatti diciamo che non lo abbiamo trovato proprio in piena) e posti ad un'altitudine di circa 570 metri s.l.m. .

Il sentiero, da poco riaperto ed inserito nella rete del Sentiero Coleman e del Cammino Naturale dei Parchi, parte dalla piazza principale del bel centro storico di Cineto Romano (consigliamo il parcheggio gratuito in Via delle Robinie alle spalle della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista): dopo un primo tratto pavimentato si arriva in un fontanile dove è possibile prendere dell'acqua. Si sale un pochino e si arriva alla piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie, che pare sia stata edificata da San Francesco. Da qui si continua su un pezzo di strada bianca, fino ad arrivare alle indicazioni per le cascate dalle quali ci si addentra attraverso boschi e pozze d'acqua cristallina in uno scenario di rilevante interesse naturalistico e paesaggistico.

Quello che più ci interessava, come Gruppi Ricerca Ecologica, era la scoperta dell'ambiente umido, caratterizzato da formazioni di travertino e dalla presenza del gambero di fiume (Austropotamibius pallipes), indicatore della integrità dell'ecosistema e della Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata). 

Al termine del percorso ci ha "atteso" la cascata grande, che muove con l’incessante forza dell’acqua una fresca brezza. 


Lunghezza: 4,70 km
Dislivello: 249 m
Profilo itinerario: anello
Difficoltà: medio-facile (diversi tratti in ripida discesa/salita, sentieri esposti, qualche guado)

Attrezzatura obbligatoria: abbigliamento adatto alla stagione (pantaloni lunghi), scarponi da trekking, zaino (no borse a tracolla!), pranzo a sacco, acqua minimo 2 litri (dopo il fontanile non ci sono approvvigionamenti dell'acqua lungo il percorso).
Equipaggiamento consigliato: bastoncini da trekking, cappellino con visiera, snack, calzini di ricambio, scarpe da scoglio (no infradito), asciugamano, occhiali da sole, crema solare, macchina fotografica.


Note: le cascate non sono balneabili. Durante la stagione estiva, famiglie con bimbi piccoli possono percorrerla ma non è possibile portare passeggini. L'escursione non è adatta alle persone che soffrono di vertigini o a mobilità ridotta!




venerdì 18 settembre 2020

Tivoli e le capitozzature: siamo tornati sul luogo del delitto

Lo scorso 5 maggio scorso denunciammo l'ennesimo scempio di platani capitozzati, questa volta effettuato a Tivoli sulla S.P. 51/ab Maremmana Inferiore II che termina a Ponte Lucano: decine e decine di platani furono potati con un taglio del tutto irrazionale, indefinibile, eseguito tra l'altro in uno momento totalmente sbagliato giacché si era in piena ripresa vegetativa e nonostante tali alberi abbiano a disposizione lo spazio sufficiente per svilupparsi. 
Ovviamente, come spesso accade in questa triste Italia, nessuno se ne è fregato: non la Città Metropolitana di Roma Capitale (a cui, avendo appaltato i lavori, avevamo chiesto spiegazioni urgenti), non il Comune di Tivoli (sul cui territorio comunque insistono le piante), non le Autorità competenti (nemmeno quelle preposte a prevenire i reati ambientali).

Ma noi siamo tornati sul luogo del delitto, dove abbiamo riscontrato che si è verificato esattamente quanto avevamo previsto (non siamo indovini, sono semplici basi di dendrologia, la scienza che si occupa dello studio delle piante che producono legno): dopo il taglio drastico delle branche principali, che come in questo caso avevano visto totalmente eliminata la chioma, gli alberi, avendo troppo poca energia rispetto a quella di cui necessitavano, hanno reagito emettendo rapidamente nuovi rami che, sviluppandosi molto in fretta, hanno sopperito la carenza di energia provando a ricreare la chioma persa. 

Ma quelle che sono state prodotte sono particolari tipi di gemme, chiamate avventizie (che si sviluppano solo in situazioni di stress) e da cui si sono originati velocemente moltissimi rami attaccati al tronco dei platani in modo precario e formati da legno debole: l'obiettivo della piante sottoposte a stress è infatti il nutrirsi il prima possibile e non creare una struttura solida, e per questi motivi i rami saranno soggetti a facili rotture in occasione di forti piogge o vento che risulteranno particolarmente pericolose dal momento che le chiome di questi platani si estendono su due carreggiate con intenso traffico veicolare.

Per il momento ribadiamo che l'intervento operato a Tivoli ha deturpato e compromesso questi giganti della flora arborea caratterizzati da un notevole sviluppo in altezza e da una chioma folta ed estesa. Ma non finisce qua, perchè al primo violento temporale invernale andremo a verificare quanto solidi sono i rami prodotti dai platani capitozzati: e là, sempre sperando che nessuno si faccia male, emergeranno tutte le responsabilità di chi ha fatto e di chi non ha controllato.


Restate con noi!

sabato 5 settembre 2020

L'ultima camminata [Cammino dei Briganti] - Ep. 5

Ultimo giorno sul Cammino dei Briganti e dopo aver passato una notte fredda sul colle di San Donato, Luca si è alzato all'alba, ha preparato velocemente lo zaino e si è rimesso in cammino raggiungendo Sante Marie in un paio d'ore, concludendo così questa fantastica esperienza.

Su questo Cammino Luca De Felice ha documentato la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.

E noi vogliamo ringraziarlo con questo particolare "alla prossima":

“La Via prosegue senza fine lungi dall'uscio dal quale parte. Ora la Via è fuggita avanti, devo inseguirla a ogni costo rincorrendola con piedi stanchi sin all'incrocio con una più larga dove si uniscono piste e sentieri. E poi dove andrò? Nessuno lo sa.”

J.R.R. TOLKIEN


Guarda l'ultima tappa del Cammino dei Briganti

Rivedi le tappe precedenti

domenica 30 agosto 2020

Dall'alba al tramonto [Cammino dei Briganti] - Ep. 4


Quarto giorno sul Cammino dei Briganti e questa volta Luca lascia Cartore incamminandosi verso una meta indefinita, finché tengono le gambe.

Nella prima parte di questa tappa ha la compagnia di nuovi Briganti con cui camminerò insieme fino a Casale le Crete, successivamente proseguirà da solo fino al colle che sovrasta San Donato, di fianco ai ruderi di un castello, dove un fantastico tramonto farà da protagonista mentre monto il suo accampamento per la notte.

Su questo Cammino Luca documenta la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.


SABATO PROSSIMO, ALLE ORE 13:00, USCIRÀ L'ULTIMO DEI CINQUE EPISODI CHE RACCONTERANNO L'INTERA ESPERIENZA SUL CAMMINO DEI BRIGANTI.

lunedì 24 agosto 2020

Americo e il Lago della Duchessa [Cammino dei Briganti] - Ep. 3


In questo terzo giorno sul Cammino dei Briganti Luca lascia la tenda montata a Cartore, da Fabio, nell'area campeggio "La sosta del Brigante" per dirigersi ad esplorare il Lago della Duchessa con il meraviglioso scenario naturalistico che lo circonda. Leggero e veloce; in poco tempo ha raggiunto il Lago e conosciuto il pastore Americo, con cui ci ha scambiato due chiacchiere.

L'itinerario sale per la Val di Fua, supera il lago, e riscende per la Val di Teve fino a tornare a Cartore.

Su questo Cammino, Luca sta documentando la sua esperienza come missionario dell'Associazione Ambientalista Gruppi Ricerca Ecologica , monitorando gli ecosistemi delle nostre terre e osservando come la natura esiste e resiste, interagendo con l'ambiente circostante.

OGNI SABATO, ALLE ORE 13:00, USCIRÀ UN NUOVO EPISODIO PER UN TOTALE DI 5 EPISODI, CHE RACCONTERANNO L'INTERA ESPERIENZA SUL CAMMINO DEI BRIGANTI.

mercoledì 8 luglio 2020

Il DL Semplificazioni cancellerà la biodiversità in Italia

Il Governo lo ha presentato come un provvedimento green, ma in uno dei 48 articoli del nuovo Decreto Semplificazioni si potrebbe nascondere il definitivo colpo di spugna contro la tutela dell'ambiente e della biodiversità. A farci accapponare la pelle è l'articolo 47, recante «Piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano»: leggendo tra le righe, infatti, la vegetazione ripariale dei fiumi (che, caratterizzata da piante idrofile, riveste importante significato nella selvicoltura, nell'ecologia, nella gestione ambientale e nell'ingegneria civile a causa del suo ruolo nella conservazione del suolo, della biodiversità e dell'influenza che ha sugli ecosistemi acquatici) ed il sottobosco potrebbero scomparire del tutto (ma «salvo intese» con le Regioni).

Rrivolgiamo il nostro appello al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare affinchè il provvedimento venga modificato in quanto in palese contrasto gli articoli 3, 11 e da 191 a 193 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nonchè con la direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (Direttiva Habitat), nonchè con la direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque – DQA), nonchè  con la Strategia Nazionale per la Biodiversità.


Decreto Semplificazioni, Articolo 47

(Piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano, interventi infrastrutturali irrigui e bacini di raccolta delle acque).

1. Al fine del miglioramento della funzionalità delle aree forestali ubicate nelle aree montane ed interne, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa della Conferenza permanente tra lo Stato le Regioni e le Province autonome, elabora entro 180 giorni un programma straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano, in coerenza con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dall’ONU per il 2030 e del Green new deal europeo. Il programma straordinario è composto da due sezioni, la Sezione A e la Sezione B; la Sezione A contiene un elenco ed una descrizione di interventi selvicolturali intensivi ed estensivi, di prevenzione selvicolturale degli incendi boschivi, di ripristino e restauro di superfici forestali degradate o frammentate, secondo quanto previsto dall’articolo 7 del Decreto legislativo 3 aprile 2018 n 34 “Testo unico delle foreste e delle filiere forestali” da attuare da parte di imprese agricole e forestali su iniziativa del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e delle Regioni e province autonome. La Sezione B del programma è destinato al sostegno della realizzazione di piani forestali di area vasta di cui all’articolo 6 del Decreto legislativo 34 del 2018, nell’ambito di quadri programmatici regionali almeno decennali, che consentano di individuare le vocazioni delle aree forestali e organizzare gli interventi migliorativi e manutentivi nel tempo.

2. Nell’ambito del Parco progetti degli interventi irrigui del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministro, con proprio decreto, approva un Piano straordinario di interventi prioritariamente esecutivi, di manutenzione, anche ordinaria, dei canali irrigui primari e secondari, di adeguamento funzionale delle opere di difesa idraulica, di interventi di consolidamento delle sponde dei canali o il ripristino dei bordi danneggiati dalle frane, di opere per la laminazione delle piene e regimazione del reticolo idraulico irriguo e individua gli Enti attuatori.

3. Il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di cui al comma 4, è adottato previa intesa espressa ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e dispone il riparto delle risorse necessarie alla realizzazione degli interventi individuati, da attribuire alle Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi.

4. I fondi assegnati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per la realizzazione di opere infrastrutturali irrigue e di bonifica idraulica sulla base di una pianificazione nazionale, ad Enti irrigui con personalità di diritto pubblico o che svolgono attività di pubblico interesse, riconosciuti con le modalità di cui all’articolo 863 del codice civile, non possono essere sottoposte ad esecuzione forzata da parte dei terzi creditori di tali Enti nei limiti degli importi gravati dal vincolo di destinazione alle singole infrastrutture pubbliche. A tal fine l'organo amministrativo degli Enti di cui al primo periodo, con deliberazione adottata per ogni semestre, quantifica preventivamente le somme oggetto del vincolo. È nullo ogni pignoramento eseguito in violazione del vincolo di destinazione e la nullità è rilevabile anche d'ufficio dal giudice. La impignorabilità di cui al presente comma viene e meno e non è opponibile ai creditori procedenti qualora, dopo la adozione da parte dell'organo amministrativo della deliberazione semestrale di preventiva quantificazione delle somme oggetto del vincolo, siano operati pagamenti o emessi mandati per titoli di spesa diversi da quelli vincolati, senza seguire l'ordine cronologico delle fatture così come pervenute per il pagamento o, se non è prescritta fattura, delle deliberazioni di impegno da parte dell'Ente stesso.

5. Al fine di portare a termine le opere di realizzazione di bacini di accumulo prevalentemente ad uso irriguo, non concluse per carenza di fondi, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali previa intesa espressa ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, individua le opere il cui completamento è ammissibile a finanziamento ed il piano di riparto delle risorse necessarie.

6. Al tal fine, le Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi, verificano che l’interruzione non sia avvenuta per colpevole comportamento dell’Ente attuatore, che su di esso non gravino procedure esecutive che possano pregiudicare la realizzazione dell’investimento distogliendo le risorse dall’investimento cui sono destinare e che la parte già realizzata dell’opera non sia ammalorata al punto da non consentire la messa a regime dell’intervento quando anche completato.

7. Agli oneri derivanti dal presente articolo pari a 100 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante riprogrammazione di una quota parte dei Fondi per lo sviluppo e la coesione per il ciclo di programmazione 2014-2020 del Piano Operativo Agricoltura 2014-2020 attraverso apposita Delibera CIPE e per gli oneri relativi agli anni 2021-2027, oggetto di successiva quantificazione, si fa fronte con le dotazioni messe a disposizione del Fondo sviluppo e coesione per il ciclo di programmazione post 2020.

mercoledì 20 maggio 2020

Boschi in area protetta, chi effettua i tagli è sempre responsabile

Non conoscere la normativa statale e regionale in materia di taglio di piante d’alto fusto in area vincolata boschiva, ed il fatto che l'impresa incaricata dell'opera si fosse affidata a un terzo che avrebbe provveduto alla materiale compilazione del modulo, non può escludere la responsabilità per un reato contravvenzionale. 
Infatti, quest’ultimo è punito anche a titolo di colpa e, pertanto, l'impresa avrebbe dovuto compiere tutte le verifiche necessarie per accertare la correttezza e la rispondenza al reale delle indicazioni contenute della dichiarazione e, quale esercente professionale di attività di taglio boschivo, avrebbe dovuto conoscere la relativa normativa. 
Nelle fattispecie contravvenzionali, invero, la buona fede può acquistare giuridica rilevanza solo a condizione che si traduca in mancanza di coscienza dell’illiceità del fatto e derivi da un elemento positivo estraneo all'agente, consistente in una circostanza che induca alla convinzione della liceità del comportamento tenuto, la prova della sussistenza del quale deve essere fornita dall'imputato, unitamente alla dimostrazione di avere compiuto tutto quanto poteva per osservare la norma violata.
Ma leggiamo per intero la sentenza...

martedì 19 maggio 2020

Strategia nazionale forestale, le prime criticità

A seguito del proficuo confronto avvenuto in videocall nella giornata di ieri con la responsabile della Direzione generale dell'economia montana e delle foreste del Mipaaf, la dott.ssa Alessandra Stefani, sono già emerse alcune criticità in vista della consultazione pubblica per la predisposizione della Strategia Forestale Nazionale per il settore forestale e le sue filiere (SFN), prevista all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2018, n.34.

La proposta di SFN, prima di intraprendere il processo istituzionale di approvazione, infatti deve essere  presentata a consultazione pubblica on line per 40 giorni. Il documento sottoposto a questo primo processo di consultazione, è frutto del lavoro tecnico svolto da parte di un gruppo di lavoro interistituzionale e interdisciplinare nominato dal Mipaaf e coordinato dalla Direzione generale dell'economia montana e delle foreste, composto da rappresentanti delle amministrazioni nazionali e regionali competenti, della società civile, del mondo della ricerca e della conoscenza.

L'intento del documento, secondo quanto dichiarato dalla dott.ssa Stefani, è la ricerca di equilibrio tra gli stakeholders che si relazionano nell'ambito del patrimonio forestale, che ha raggiunto una superficie di un terzo del territorio nazionale il 28% del quale è già sottoposto a tutela a diverso titolo: tuttavia, tra questi stakeholders non sono state incluse nè le associazioni di protezione ambientale nè le professioni tecniche, di fatti privando il lavoro di una prospettava indispensabile per evitare squilibri. 

Inoltre è emerso quello che è il vero anello debole della strategia forestale, ovvero l'inventario forestale che al momento non va oltre il 15% della superficie assestata, in quanto soprattutto le Regioni e l'Istat non lo alimenterebbero con i dati di propria competenza. La mancanza di una base di dati affidabile, pertanto, mina l'affidabilità della pianificazione.

Premesso che la SNF non si applica alla gestione forestale nelle aree protette, perplessità sono inoltre emerse in merito alla gerarchia dei vari strumenti di pianificazione: come si colloca, infatti, la SNF rispetto ai piani di assetto delle autorità di bacino? E rispetto ai piani paesistici delle Regioni o dei piani di assetto dei parchi e delle misure di salvaguardia?

Ulteriori criticità sono inoltre rappresentate dal rapporto tra SNF e, ad esempio, i fondi europei utilizzati per la pioppicoltura, che ha portato gravi danni perché impiantata in aree naturali boscate, in zone umide, zone umide, ZPS.

...e non siamo ancora entrati nel merito del documento. 

venerdì 15 maggio 2020

Strategia Nazionale Forestale, i Gre incontrano il Mipaaf

La Strategia Forestale Nazionale per il settore forestale e le sue filiere (SFN), prevista all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2018 n.34, è la visione di futuro e di sviluppo elaborata dal Mipaaf e che si propone di essere incentrata sulla gestione forestale sostenibile quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese e garantire la conservazione, valorizzazione e gestione sostenibile del patrimonio forestale nazionale e lo sviluppo socioeconomico delle Aree interne e montane, del settore e delle sue filiere produttive, ambientali e socio-culturali.

La proposta di SFN, prima di intraprendere il processo istituzionale di approvazione previsto all'articolo 6 comma 1 del decreto legislativo 3 aprile 2018 n.34, viene presentata a consultazione pubblica on line per 40 giorni.

Il documento sottoposto a questo primo processo di consultazione, è stato elaborato da un gruppo di lavoro interistituzionale e interdisciplinare nominato dal Mipaaf e coordinato dalla Direzione generale dell'economia montana e delle foreste, composto da rappresentanti delle amministrazioni nazionali e regionali competenti, della società civile, del mondo della ricerca e della conoscenza.

In tale prospettiva, lunedì prossimo, grazie ad un'iniziativa del WWF Italia, la Dott.sa Alessandra Stefani, Direttore Generale Foreste del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, illustrerà tramite videocall alle associazioni ambientaliste (tra cui anche i Gruppi Ricerca Ecologica) il testo,  ora sottoposto ad osservazioni,  e quindi a fornire eventuali chiarimenti.

Parallelamente, in vista del lancio dell'annunciata consultazione pubblica europea su di una decisa azione legislativa per limitare la deforestazione, generata dai consumi dei cittadini dell’UE, che dovrebbe concretizzarsi il prossimo anno, a livello europeo si va organizzando un’alleanza tra forze accomunate dallo stesso interesse per un'intensa partecipazione dei cittadini. Tale mobilitazione, a cui partecipano anche i GRE, si va sviluppando anche a livello di organizzazioni dei paesi membri dell’UE.

lunedì 11 maggio 2020

Protezione ambientale, partito il corso NEKO2020

I Gruppi Ricerca Ecologica, in qualità di associazione nazionale di protezione ambientale, hanno tra le proprie finalità l'organizzazione della vigilanza.

A causa del lockdown, tuttavia, l'attività di preparazione alla vigilanza rischiava di subire uno stop sine die. 

Tuttavia, la determinazione dei promotori del settore ha indotto, per la prima volta, l'organizzazione di un corso interamente in modalità FAD: la risposta degli iscritti al GRE è stata entusiastica, tant'è che dopo un solo giorno è stato raggiunto il numero di volontari previsto per questo percorso di conoscenza al termine del quale potranno attivamente operare al servizio dell'ambiente nelle rispettive Provincie.

Il tutto ovviamente dopo la nomina del Prefetto ove svolgono le loro funzioni, che dopo aver verificato l'idoneità giuridica dei volontari, gli conferirà la qualifica di Pubblici Ufficiali.

Se sei interessato ad aderire ai Gruppi Ricerca Ecologica e partecipare alle prossime edizioni del corso, scrivici e ti terremo aggiornato.

sabato 9 maggio 2020

Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile: scopriamola con Guido Zappavigna

Una magnifica area protetta di quasi tremila ettari nella piana reatina, tra i Comuni di Rieti, Cantalice, Colli sul Velino, Contigliano, Poggio Bustone e Rivodutri: questo è la Riserva naturale regionale dei laghi Lungo e Ripasottile, interessante i residui di un grande lago che anticamente ricopriva gran parte della Piana Reatina, il Lago Velino, bonificato dagli antichi romani aprendo un varco nelle montagne che circondano la pianura e consentendo il deflusso delle acque lacustri con la creazione della cascata delle Marmore. 

L'elevata valenza naturalistica di questo territorio ne fa una delle aree umide più interessanti della regione, "abitata" dalla poiana comune, dalla cornacchia grigia, dal colombaccio, dal germano reale, dal martin pescatore, dalla gallinella d'acqua, dall'airone cinerino, dal tuffetto, dalla folaga. Ma anche da rapaci come il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e lodolaio o lodolaio euroasiatico (Falco subbuteo). E recentemente i guardiaparco hanno finanche avvistato ben 6 esemplari di cicogna bianca europea (Ciconia ciconia) [1].

E siamo orgogliosi che a farci conoscere la Riserva sia direttamente il Commissario dell'ente di gestione, Guido Zappavigna, che a nome dei Gruppi Ricerca Ecologica ringraziamo per la disponibilità.



D. (GRE) - Commissario, da circa 10 anni è alla guida della Riserva Naturale Regionale dei Laghi Lungo e Ripasottile. Qual'è il suo rapporto con il territorio compreso del perimetro di questa magnifica area protetta collocata nella piana reatina?

R. (Zappavigna) - "Oggi posso dire buono e, in alcuni casi, di grande collaborazione. Non è stato facile all'inizio del mio mandato far capire l’importanza dell’interazione tra Istituzioni e singoli, ma soprattutto che il rispetto di alcuni vincoli, a volte percepito come un limite di libertà, in realtà tutela anche i beni e il patrimonio individuale oltre a quello collettivo".

D. - Quali sono le principali azioni di conservazione e valorizzazione che ha svolto in questi anni e in quali condizioni ambientali si trova oggi la Riserva?

Giornata mondiale dell'acqua
R. - "Il mantenimento e potenziamento della stazione ornitologica che studia e raccoglie dati preziosi sulla presenza, sulla nidificazione e sui movimenti migratori dell’avifauna mediante le attività di inanellamento. Abbiamo intrapreso azioni mirate per gestire il problema legato alla presenza di cinghiali all'interno del territorio della Riserva naturale per contenere i danni provocati e con un protocollo operativo per gli abbattimenti selettivi dei cinghiali.
Inoltre per rendere sempre più fruibile l’ambiente e il territorio della riserva abbiamo implementato l'attività di pesca sportiva no kill con le tecniche Mosca e spinning nel tratto del Canale di Santa Susanna che va da Ponte Ristorante La Trota fino al Ponte La Spera e da Ponte La Spera fino a Ponte Promontoro, e, per garantire le esigenze ambientali, abbiamo calmierato il numero degli accessi alle 35 unità giornaliere servendoci dell'app gratuita "HOOKING" che consente anche di consultare il Regolamento e i tratti disponibili: agevolare l’accesso a questa disciplina di pesca sportiva, che ripeto è assolutamente compatibile con l’ambiente e che conserva l’equilibrio di auto-mantenimento delle specie ittiche, significa offrire la piena fruibilità alla pratica in un contesto di assoluto pregio floro-faunistico e fornire un indotto economico alle attività del territorio.
E’ poi costante il nostro impegno nelle attività di educazione ambientale, rivolte alle scuole e alle famiglie. Molti appuntamenti sono ripetuti negli anni in concomitanza con giornate istituite a livello mondiale, e penso ad esempio alla Giornata mondiale dell’Acqua, alla Festa dell’Albero, alla Festa della smielatura o alla stagionalità come per l’Equinozio di primavera in cui si celebra la stagione della rinascita, oppure ancora per la vendemmia così come è vissuta sulle colline della Riserva o alla migrazione autunnale durante la quale i visitatori possono ammirare splendidi falchi pecchiaioli e lodolai. Tutte queste attività, volte a far vivere l’ambiente nel rispetto della natura e dei sui cicli, sono realizzate dal personale dipendente dell’ente di gestione dell’area protetta in collaborazione con strutture, agriturismi e aziende agricole che insistono nella Riserva, questo sempre nella logica di rafforzare il legame tra l’Ente e il territorio.  Molti percorsi educativi prevedono anche laboratori didattici in modo da rendere concreta la teoria di ciò che viene spiegato ai visitatori, le potenzialità della natura, tecniche e conoscenze tramandate nei secoli, patrimonio della cultura contadina della zona, come per il guado e la tintura naturale o per le erbe aromatiche e officinali.
Giornata mondiale dell'acqua
Abbiamo, inoltre, prodotto molte pubblicazioni, anche in collaborazione con l’Università della Tuscia e la Carta Turistica della Riserva Naturale dei laghi Lungo e Ripasottile, in formato digitale sul nostro sito, con indicazioni e riferimenti turistici, culturali e ambientali".

D. - Ok, questi sono gli aspetti positivi della sua esperienza. Ma quali sono le criticità ancora presenti e quali risposte avete in mente?
R. - "Le maggiori criticità risiedono, come detto prima, in una questione di mentalità. Alcuni temono di perdere posizioni erroneamente acquisite negli anni a discapito della salvaguardia dell’ambiente. E nelle lungaggini burocratiche che impediscono di realizzare in tempi brevi tante iniziative per la valorizzazione della Riserva e lo sviluppo economico del territorio".

D. - Non di rado la protezione degli ecosistemi naturali e l'economia del territorio entrano in conflitto: come ha affrontato questo problema?

R. - "Un territorio sano è un territorio dall'economia forte. Per realizzare ciò non è necessario calpestare l’ambiente, né racchiudere l’ambiente in una teca, ma tutt'altro: valorizzare le risorse naturali per incentivare ed incrementare il circuito di visitatori e fruitori delle bellezze della Riserva è la chiave per lo sviluppo economico legato al turismo ambientale. E quindi mettere a sistema i fattori di attrazione ed i servizi di accoglienza porta giovamento a tutti".

D. - Benissimo, un'ultima domanda: ma perché i cittadini dovrebbero venire a visitare la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile e che tipo di esperienza potrebbero fare?

da sx: Gloria Pasquali, Carlo De Falco, Arianna Pezzotti,
Claudio Valentini, Guido Zappavigna
R. - "Ambiente, sport e cultura. Tre ambiti legati tra loro che nella Riserva possono essere vissuti ed approfonditi dai cittadini. Oltre alle iniziative di educazione ambientale di cui ho parlato prima, presso i nostri Centri Visite organizziamo appuntamenti serali di osservazione della Luna e gli animali lunatici come i gufi, civette e lupi. I visitatori possono approcciare al birdwatching anche di rapaci notturni oppure ad attività di monitoraggio del Lupo mediante la tecnica del wolf-howling. All'interno del territorio della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile si trova una delle più famose e suggestive località di volo libero del centro Italia dove si svolgono i campionati italiani di parapendio. I visitatori poi possono praticare Nordic Walking, magari sui sentieri degli aironi, degli svassi e dei cormorani o la pesca sportiva. Spessissimo le nostre proposte ambientali si declinano in iniziative culturali con mostre pittoriche, concorsi fotografici e tanto altro. Infine, la Riserva rientra nella Valle Santa, stiamo per questo valorizzando dei percorsi e sentieri per passe
ggiare sulle orme di Francesco".


...e adesso viaggia virtualmente alla scoperta della meravigliosa Riserva Naturale dei laghi Lungo e Ripasottile con la visione di questi quattro video:

1 - 2 - 3 - 4

venerdì 27 marzo 2020

Autocertificazione, i costi ambientali

Meme dalla rete
Sono ben quattro i moduli usciti finora per la cosiddetta autocertificazione di transito, ovvero quella necessario per uscire di casa in caso di legittima necessità nel periodo dell’emergenza coronavirus.
  • 11 marzo - esce il primo modulo, in cui veniva chiesto di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio come da DPCM concernenti lo spostamento delle persone fisiche all'interno di tutto il territorio nazionale, nonché delle sanzioni previste in caso di inottemperanza, cui seguivano le motivazioni dello spostamento, e la parte propriamente dichiarativa che fungeva da contenuto della giustificazione.
  • 17 marzo - il modulo viene aggiornato: in aggiunta a quanto previsto nella dichiarazione del 15 marzo, viene chiesto anche di dichiarare di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus (cosa, che ovviamente, nessun cittadino non avesse fatto il tampone poteva sapere). Inoltre compaiono le sanzioni previste per l’inottemperanza delle predette misure, configurando il reato contravvenzionale di cui all’art. 650 c.p.
  • 23 marzo - esce il terzo modulo, in cui bisogna indicare, oltre all'inizio dello spostamento e la sua destinazione, anche una motivazione rientrante nel novero delle situazioni di necessità scissa tra la “assoluta urgenza” e la “situazione di necessità” differendo l’una per trasferimenti in comune diverso, l’altra per spostamenti all’interno dello stesso comune, con il richiamo dei due DPCM rispettivamente del 22 marzo e dell’8 marzo 2020.
  • 26 marzo - il Ministero dell'Interno dirama il quarto modulo, quello in vigore, editabile online direttamente da questo link (ma poi va stampato e portato con sé).
Gli italiani si chiedono se questi continui aggiornamenti fossero davvero necessari, e soprattutto cosa si rischia a non stare al passo con questi continui aggiornamenti burocratici, per giunta in una condizione in cui la disponibilità di una stampante non è del tutto scontata (#iorestoacasa). Ed anche la rete si è scatenata sbizzarrendosi in ilarità e battute, al punto che è dovuto intervenire addirittura il capo della Polizia, Franco Gabrielli, per chiarire che gli aggiornamenti sono necessari perchè cambiano le disposizioni.

Ci siamo però posti il problema da un'altro punto di vista: la gente sta chiusa in casa... il Governo pretende un'autocertificazione cambiandone il modello 4 volte in due settimane... qual'è l'impatto ambientale di tale adempimento burocratico (per quanto possa essere importante in un momento così globalmente drammatico per l'intera razza umana)?

In Italia le famiglie sono circa 26 milioni. Supponendo che un terzo di queste famiglie si sia premunito - nel tempo - di tre copie di ciascuna delle quattro autocertificazioni, significa che sono stati stampati circa 104 milioni di moduli.
Considerato che in una risma di carta ci sono 500 fogli, significa che sono state utilizzate 208.000 risme di carta. Uno studio basato su stime del WWF e pubblicato sulla rivista Focus nel 2009, da un pino di diametro medio e alto 15 metri si ricava un metro cubo di legno, che secondo i calcoli si traduce in 159 risme di carta. Per stampare le autocertificazioni, quindi, gli italiani hanno dovuto "sacrificare" 1.308 alberi: poiché ogni albero di grandi dimensioni occupa uno spazio di circa 50 mq, la superficie di bosco consumata per la stampa delle autocertificazioni è pari a circa 6 ettari e mezzo - ovvero circa 10 campi da calcio, per utilizzare una dimensione comunemente nota.





martedì 21 gennaio 2020

Monterano, solidarietà al Guardiaparco travolto e ferito

Domenica 19 gennaio un Guardiaparco della Riserva Naturale Monterano (che con i suoi 900 ettari in uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Romana costituisce un particolare connubio tra aspetti geologici, floristici, faunistici e presenze storiche), intervenuto con i colleghi per bloccare alcune moto da cross che circolavano furiostrada nell'area protetta (contravvenendo sia la legge regionale sulle aree naturali protette n. 29 del 1997 sia al divieto di circolazione sulla strada vicinale comunale il cui transito è riservato ai soli autorizzati), è stato intenzionalemente investito e travolto da uno dei motociclisti.

Il Guardiaparco ha riportato diversi traumi ed è al momento ricoverato in ospedale per le cure del caso: i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio gli esprimono la piena solidarietà e gli augurano una celere e piena guarigione.

Fortunatamente gli altri Guardiaparco sono riusciti ad impedire la fuga dell'aggressore, che, grazie alla collaborazione dei Carabinieri del Comando Stazione di Manziana, è stato prontamente arrestato e processato per direttissima presso il Tribunale di Civitavecchia.

I GRE ringraziano tutti i Guardiaparco del Lazio che con il proprio per prezioso lavoro contribuiscono ogni giorno alla conservazione, alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio naturale.

venerdì 17 gennaio 2020

Biomasse legnose, la pericolosità per la salute

Una ricerca pubblicata sul Lancet, estesa a livello mondiale negli ambienti urbani e rurali, ha stimato in circa 4,2 milioni ogni anno le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico, principalmente a causa del PM2,5. Secondo gli autori, la maggior parte delle morti premature avvengono in Asia (soprattutto in India e Cina) e sono dovute all’inquinamento causato dalla combustione di residui fossili (carbone); tuttavia, vi sono importanti emissioni dannose anche negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto a causa del traffico veicolare, della produzione energetica e industriale e delle attività agricole.
 
A settembre 2019, il dott. Ugo Corrieri, Coordinatore di ISDE-Medici per l'Ambiente per il Centro Italia, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Epidemiologia e Prevenzione lo studio "Le biomasse legnose non sono vere energie rinnovabili e il loro uso causa gravi effetti sulla salute": basandosi essenzialmente su dati ufficiali forniti dall’Agenzia ambientale europea (EEA), dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dal Gestore servizi energetici (GSE, società integralmente controllata dal Ministero italiano dell’economia), lo studio ha inteso mostrare come in Italia sia grande l’impatto sulla salute della popolazione dovuto alle emissioni di PM2,5 da parte della combustione di tutte le biomasse legnose, e come una parte non trascurabile di questo impatto sia dovuta alle centrali a biomasse incentivate con denaro pubblico per la produzione di energia elettrica. Si analizzano, inoltre, altri problemi che le biomasse causano all’ambiente e alla salute umana.

Ringraziamo il dott. Ugo Corrieri per averci inviato il seguente prezioso stralcio del suo studio (che ci sentiamo di condividere in toto), autorizzandoci alla divulgazione dello stesso:


1) le Biomasse sono gravemente climalteranti: per ogni kW ora di elettricità prodotta con biomasse legnose viene emessa 1,5 volte la CO2 emessa col carbone e 3 volte la CO2 emessa con gas naturale. Tale CO2 viene emessa in pochi secondi bruciando un albero di 100 anni e occorreranno altri 100 anni perché un nuovo albero (sempre che venga piantato!), crescendo, la assorba. E noi questo tempo non lo abbiamo: proseguendo con questo aumento, tra 100 anni le emissioni di CO2 avranno reso impossibile la vita umana sulla terra. Soprattutto, secondo il rapporto dell’8.10.2018, redatto a Incheon (Corea del Sud) dall’Intergovernmental Panel for Climate Change, IPCC (Gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), frutto di due anni di lavoro di 91 ricercatori di 44 paesi che hanno esaminato 6.000 studi e valutato 42.000 dichiarazioni di colleghi e governi, il riscaldamento globale supererà la soglia di +1,5 gradi nel 2030. Quindi sono disponibili solo pochi anni per invertire la tendenza e per diminuire significativamente le quantità di CO2 emesse in atmosfera non dobbiamo più bruciare combustibili fossili, e in primo luogo le biomasse legnose, che ne emettono più degli altri!
Oltre alle emissioni dirette della combustione, vi sono ulteriori importanti emissioni dovute al taglio e trasporto a distanza delle biomasse.
Infine, gli accordi internazionali prevedono che la biomassa importata per la combustione non venga conteggiata nel bilancio delle emissioni del paese importatore e ciò aggrava notevolmente il bilancio effettivo della CO2 emessa dalle nostre centrali.

2) soprattutto, le biomasse uccidono circa 20.000 italiani ogni anno. Il calcolo è semplice e preciso: l’Agenzia Ambientale Europea-EEA (Air Quality in Europe, Report 2018) attribuisce all’Italia (dati riferiti al 2015) 60600 morti precoci ogni anno per il PM2,5 atmosferico. Secondo ISPRA, circa la metà del PM2,5 è secondario e circa la metà è primario emissivo e sempre secondo ISPRA oltre il 68% del PM2,5 primario emissivo è emesso dalla combustione di tutte le biomasse solide (dalle stufe alle centrali). Le biomasse, quindi, causano con certezza circa 20.000 morti precoci ogni anno. Ci sono poi malattie e morti in più, difficili da stimare come numero, dovute alle emissioni di diossina e furani, mercurio, arsenico, IPA ecc. che vengono emessi bruciando legno. Una parte di queste morti precoci sono dovute alle emissioni di PM2,5 delle centrali a biomasse direttamente incentivate con denaro pubblico dal GSE (causando come minimo circa 1500 morti/anno), ma di fatto tutta la combustione del legno viene incentivata in vari modi (IVA agevolata ecc.) e ciò è assolutamente inammissibile. I dati sono costanti: ad esempio, l’Air Quality in Europe, Report 2019, da poco uscito, certifica una lieve diminuzione, cioè 58600 morti precoci/anno in Italia per PM2,5 (dati riferiti al 2016), ma ISPRA, che è avanti un anno rispetto all’EEA, nel suo “Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera 1990-2017, Informative Inventory Report 2019”, anch’esso da poco uscito, certifica che nel 2017 vi è stato un aumento del PM2,5 emissivo in atmosfera, totalmente dovuto alle emissioni delle biomasse, che sono incrementate del 9,4% ripeto al 2016, e di conseguenza si può prevedere che le morti precoci stimate per il PM2,5, nel prossimo Report EEA che sarà riferito al 2017, nuovamente per l’Italia aumenteranno.
Non è ammissibile che per le pressioni delle “lobby del legno”, cioè di AIEL (le industrie che producono plettes, caldaie, centrali a Biomasse ecc.) e degli Agronomi che traggono lauti guadagni dai progetti di taglio degli alberi, lo Stato Italiano debba incentivare la combustione del legno che uccide, dati alla mano, ogni anno oltre 20.000 suoi cittadini: quando ad esempio l’uso del gas naturale, che produce 2.000 volte meno pm2,5, produrrebbe 2.000 volte meno morti precoci, cioè 10 (dieci) morti/anno anziché ventimila!
Ed è parimenti inammissibile che la Società pubblica partecipata “Ricerca Sistema Energetico, RSE S.p.A.”, in data 25/11/2019 su un dossier concernente “Energia delle Biomasse legnose” possa impunemente sostenere tesi opposte alle concordi evidenze scientifiche affermando a) che le emissioni di CO2 delle biomasse siano “del tutto equivalenti al fotovoltaico (clamoroso falso, come vedasi sopra); b) che le emissioni di particolato siano drasticamente ridotte dai filtri a maniche (è vero l’opposto: ISPRA, nell’Italian Emission Inventory 1990-2017: Informative Inventory Report 2019 riferito alle emissioni 2017, da poco pubblicato, mostra come nel settore M2, composto al 99% dalla combustione di tutte le biomasse legnose, le emissioni di PM2,5 siano aumentate di quasi il 10% rispetto al 2016 e direttamente, sempre ISPRA ha comunicato come il fattore di emissione attuale delle biomasse legnose sia 388 g di PM2,5 per ogni Gj di energia prodotto (312g/Gj le centrali a biomasse), a conferma del fatto, anch’esso scientificamente verificato, che le dimensioni delle polveri sottili emesse dal legno siano dell’ordine della nanoparticelle (diametro dell’elica del DNA), che nessun filtro è in grado di trattenere. Non è possibile che interessi economici debbano portare ad affermazioni false da parte di società partecipate dallo Stato, tacendo inammissibili rischi per la vita delle persone!

3) Senza incentivi, produrre energie da biomasse può essere antieconomico e l’energia utilizzata può addirittura superare l’energia prodotta! Lo dimostrano vari studi che riporto nel mio articolo allegato.

4) Le biomasse comportano rischi di incendi e di infiltrazioni mafiose. Secondo il Procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo e il Capo della Protezione civile regionale calabrese Carlo Tansi (Avvenire.it del 9.8.2017), dietro gli incendi nel Parco della Sila ci sono aziende forestali, che riforniscono di legname le centrali elettriche a biomasse: gli alberi bruciati mantengono un 70% di potere calorico e vengono cippati e bruciati nelle centrali, mentre senza incendi, essendo in un Parco nazionale, nessuno avrebbe potuto toccarli.

5) Le biomasse sono responsabili del taglio generalizzato degli alberi. Stanno causando la distruzione delle nostre foreste e delle alberature delle nostre città. Il consumo italiano di biomasse forestali vergini, secondo GSE (2017), tra elettrico e termico è circa 52 Mton/anno mentre secondo ENEA (2017) disporremo “solo” di 26 Mton/anno di biomasse vergini: la metà! Per mantenere accese le centrali stiamo deforestando e tagliando alberi dappertutto con le più varie motivazioni, ovviamente surrettizie…

6) Cominciamo ad avere anche evidenze scientifiche dirette di danni alla salute: danni respiratori, neurotossici e aumento del rischio cancerogeno sono mostrati nei lavoratori e negli abitanti vicino alle centrali a biomasse da vari studi scientifici, che riporto nel mio articolo allegato.

giovedì 16 gennaio 2020

In ricordo di Christopher Tolkien, il 3° figlio di J.R.R. venuto a mancare stanotte

Con dolore abbiamo appresa della dipartita di Christopher Tolkien, figlio dell’autore del Signore degli Anelli nonché esecutore letterario di tutte le opere del padre (morto nel 1973): grazie a lui, ad esempio, è stata conosciuta la Storia della Terra-di-mezzo (i cui 12 volumi alla base del Signore degli Anelli e del Silmarillion sono stati pubblicati tra il 1983 e il 1996), il Silmarillion (questo pubblicato nel 1977), i Racconti Incompiuti (1980), I Figli di Hùrin (2007) e Beren e Lùthien (2017).

Novantacinquenne, Christopher si è spento in un ospedale a Draguignan, nel sud della Francia, dove da tempo si era riservatamente trasferito con la moglie ed i due figli dopo aver insegnato lingua inglese al New College di Oxford dal 1964 al 1975: era l'ultimo membro vivente degli Inklings, un gruppo di discussione letteraria riunitosi durante il periodo tra gli anni trenta e cinquanta presso l'Università di Oxford per la riconquista dell’epica nella modernità e la cui eredità è stata (in parte) raccolta dalla Mythopoeic Society (finalizzata allo studio e discussione della letteratura fantastica, specialmente nelle opere di Tolkien, Lewis e Charles Williams, i tre membri più famosi degli Inkilings).

Ma è grazie a Cris se abbiamo potuto godere della Natura Vivente tanto amata dal padre (“La natura deve essere rispettata perché è di tutti e se la distruggiamo, staremo tutti peggio”), della sacralità per ogni albero (alla domanda "Da che parte stai?", Barbalbero risponde laconicamente: "Non sto dalla parte di nessuno, perché nessuno sta dalla mia parte, non so se mi capite. Nessuno si dà pena per i boschi quanto me, neanche gli Elfi oggigiorno"), dello spirito (in via di scomparsa) della campagna, dell'amore per la natura in generale e per la flora in particolare nonché del maltrattamento sociale ed umano come conseguenza del maltrattamento ecologico.

J.R.R. amava profondamente Cristopher ed a lui ha affidato il testimone. In una delle tante Lettere che gli ha indirizzato, scrisse: «In realtà io sono uno hobbit (in tutto tranne che nella statura). Amo i giardini, gli alberi e le fattorie non meccanizzate; fumo la pipa e apprezzo il buon cibo semplice (non surgelato), ma detesto la cucina francese; mi piacciono, e oso persino indossarli anche in questi giorni cupi, i panciotti ornati. Vado matto per i funghi (raccolti nei campi); ho un senso dell’umorismo molto semplice (che anche i miei critici più entusiasti trovano noioso); vado a letto tardi e mi alzo tardi (quando mi è possibile). Non viaggio molto».

Addio, Cristopher!

Non marcerò per strade spente e piatte
per formule precise, frasi fatte
nel mondo immutabile ove chi fa
con l'arte di creare
nul parte ha.
Non chinerò il capo al Dominio di Ferro,
interrando il mio piccolo scettro d'oro.
                     Mitopoeia - da Albero e Foglia


giovedì 12 dicembre 2019

Tarquinia, la Regione Lazio blocchi l'inceneritore in area protetta


Il progetto di realizzazione a Tarquinia di un “impianto di recupero energetico”, presentato dalla A2A Ambiente S.p.A. di Brescia e dal costo di 400 milioni di euro, è una vera follia perché l’area di Pian D’Organo – Pian dei Cipressi ricade interamente in una zona identificata come Important Bird Areas, e specificamente la IBA 210 - Lago di Bracciano e Monti della Tolfa: è per questo che i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio hanno presentato alla Regione Lazio le proprie osservazioni ostative al prosieguo dell’iter amministrativo in corso per il rilascio dell’autorizzazione  per l’impianto, che da progetto avrà una potenza termica di combustione di 200 MWt al massimo carico termico continuo, due canne di espulsione fumi alte 70 metri e sarà alimentato annualmente con 481.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi.

Secondo i GRE LAZIO, «nell’ambito della Rete Natura 2000, le Important Bird Areas (IBA, le aree importanti per gli uccelli) vengono ad assumere un ruolo chiave per una reale salvaguardia della biodiversità, essendo coinvolte nell’istituzione delle ZPS. La “Direttiva Uccelli - Conservazione di tutte le specie di uccelli selvatici” (Direttiva 79/409/CEE, recepita in Italia fin dal 1992) nonché la “Direttiva Habitat - Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche” (Direttiva 92/43/8CEE recepita dall'Italia nel 1997) fissano i criteri di tutela del territorio e salvaguardia dell’ambiente e delle specie. La Commissione Europea negli anni '80, poiché la Direttiva "Uccelli" non fornisce criteri omogenei per l'individuazione delle ZPS, ha commissionato all'International Council for Bird Preservation un'analisi dei siti importanti per la tutela delle specie di uccelli in tutti gli Stati dell'Unione. Secondo la Corte di Giustizia dell’Ue (sentenze nelle cause C-3/96, C-374/98, C-240/00 e C-378/01), “l’elenco delle zone di grande interesse per la conservazione degli uccelli selvatici, più comunemente conosciute come IBA, è il riferimento scientifico per l’identificazione e la designazione delle Zone di Protezione Speciale. In Italia l'inventario europeo IBA (Important Bird Areas) è stato curato dalla LIPU a seguito dell’incarico affidato all’associazione dal Ministero dell’Ambiente mediante specifica convenzione stipulata in data 12 dicembre 2000. Tuttavia la Regione Lazio non ha ancora provveduto ad ampliare la perimetrazione della ZPS IT6030005 “Comprensorio Tolfetano Cerite Manziate” (né di diverse altre) così da includervi interamente il perimetro della IBA210 - Lago di Bracciano e Monti della Tolfa».

«L’area in esame è comunque già contigua alla Zona di Protezione Speciale, da cui dista meno di 200 metri – continuano i GRE: assolve all’obiettivo di ridurre il disturbo dovuto alle attività antropiche e costituisce elemento utile alla definizione della rete ecologica territoriale. Per questi motivi l’area IBA 210 è già segnalata ai fini della tutela e dell’eliminazione della lacuna di conservazione nell’ambito delle Unità Territoriali Ambientali n.3 Monti della Tolfa e n.4 Monti Sabatini e Tuscia meridionale dai PTPG della Provincia di Roma e di Viterbo. La realizzazione dell’impianto e soprattutto il suo esercizio in attività avrebbero un elevato impatto ambientale sull’elevata sensibilità ecologica dell’area (habitat di rapaci come nibbio reale, nibbio bruno, biancone, falco pecchiaiolo e pellegrino, ma anche di succiacapre, occhione, ghiandaia marina e passeriformi degli ambienti aperti quali calandra, calandrella, tottavilla, calandro, averla piccola, averla cenerina), comprometterebbe qualunque tutela della rete ecologica territoriale e configurerebbe violazione delle finalità di tutela previste nella Direttiva Uccelli».

L’incompatibilità urbanistica emerge anche dagli atti amministrativi, come già evidenziato dal Sindaco di Tarquinia con la propria nota del 16 agosto 2019: la delibera n. 31 del 10 aprile 2008 “Approvazione Piano Quadro di indirizzo e coordinamento zona DI in loc. Pian D’Organo — Pian dei Cipressi” esclude categoricamente insediamenti come cementifici, inceneritori, industrie chimiche, depositi inquinanti, discariche e comunque tutti quelli previsti dal D.M. che individua le attività nocive ed inquinanti.

Ma ci sono anche altri motivi tali da indurre un rigetto categorico della proposta: «la Regione Lazio non può ignorare che sull’area interessata hanno gravato per anni diversi stressor, tra cui i più impattanti sono stati sicuramente la centrale Torrevaldaliga Nord (la dodicesima più inquinante d’Europa), il Centro tecnico logistico interforze N.B.C. per lo smaltimento di armi chimiche, il Porto di Civitavecchia con il relativo traffico sia navale che terrestre ed il cementificio. Eppure nel progetto della A2A manca una caratterizzazione della qualità dell’aria presente all’interno dell’area d’intervento, e l’analisi di impatto ambientale si basa solo marginalmente sulla citazione di alcuni dati macro. Negli ultimi trent’anni, invece, è stata ampiamente evidenziata tramite svariati studi epidemiologici una mortalità e un rischio di cancro al fegato, mesotelioma e malattie respiratorie superiore alla media per gli abitanti di Tarquinia, Civitavecchia e dintorni, al punto che si possa addirittura parlare di vera e propria emergenza sanitaria, come rivelano i dati del Registro Tumori Lazio istituito con legge regionale n°7 del 12 giugno 2015 e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale».