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venerdì 2 ottobre 2020

Il Sant'Andrea rileva la correlazione tra COVID-19 e inquinamento

La pandemia COVID-19 / SARS-CoV-2 ha colpito i sistemi sanitari, sociali ed economici di tutto il mondo e rappresenta una sfida aperta per gli scienziati, che devono far fronte all'elevata variabilità interindividuale dell'epidemia, e per i responsabili politici, che dal canto loro devono fare i conti con la responsabilità di comprendere i fattori ambientali che influenzano la sua gravità nelle diverse aree geografiche. 

L'inquinamento atmosferico è stato segnalato come una variabile che contribuisce alla diffusione differenziale della SARS-CoV-2, ma i meccanismi biologici alla base del fenomeno sono ancora sconosciuti. Gli scienziati dell'ospedale Sant'Andrea di Roma hanno studiato mediante analisi di correlazione i dati sulla qualità dell'aria ed i dati epidemiologici relativi al COVID-19 di 110 province italiane, per valutare l'associazione tra le concentrazioni di particolato (PM)2.5 e l'incidenza, il tasso di mortalità e il rischio di mortalità del caso di COVID-19 nel periodo 20 febbraio-31 Marzo 2020. 

L'analisi bioinformatica della sequenza di DNA che codifica per l'enzima 2 di conversione dell'angiotensina (ACE-2) del recettore cellulare SARS-CoV-2 è stata eseguita per identificare i motivi di consenso per i fattori di trascrizione che mediano la risposta cellulare all'esposizione degli inquinanti. 

Sono state evidenziate correlazioni positive tra i livelli di PM2,5 e l'incidenza (r = 0,67, p <0,0001), il tasso di mortalità (r = 0,65, p <0,0001) e il tasso di letalità (r = 0,7, p <0,0001) del COVID-19. L'analisi bioinformatica del gene ACE-2 ha identificato nove presunti motivi di consenso per il recettore degli idrocarburi arilici (AHR). I risultati del Sant'Andrea, pertanto, confermano il presunto legame tra l'inquinamento atmosferico e il tasso e l'esito dell'infezione da SARS-CoV-2 e supportano l'ipotesi che la sovraespressione di ACE-2 indotta dall'inquinamento sulle vie aeree umane possa favorire l'infettività di SARS-CoV-2.

 Scarica l'articolo scientifico cliccando qui

venerdì 11 settembre 2020

La peste è arrivata

E' da mesi che tutte le autorità europee monitorano la situazione, ed anche noi Gruppi Ricerca Ecologica abbiamo esaminato il fenomeno e denunciato il pericolo che la peste potrebbe comportare a livello globale. Per fortuna non parliamo (ancora) della peste bubbonica, focolai della quale sono stati registrati poche settimane fa in Mongolia [1] e in Cina [2]  e per i quali i sospetti questa volta sono stati fatti ricadere sulle marmotte (ci risiamo, dopo i pipistrelli o i pangolini). Parliamo della peste suina africana (PSA o ASF, dall'inglese african swine fever), una malattia incurabile che colpisce le specie animali appartenenti alla famiglia dei suidi (suini domestico e specie selvatiche, come i cinghiali): il tasso di letalità è del 100% e pertanto può causare gravi ripercussioni socio-economiche nei Paesi interessati. 

In Italia la sua presenza è endemica in Sardegna sin dal 1978, con andamenti epidemiologici oscillanti ma tendenzialmente in netto calo [3], e da anni è attivo un Piano di Sorveglianza Nazionale e di Eradicazione. Negli ultimi anni si è diffusa dall'Asia anche in Europa, causando, tra il 2016 e il giugno 2020, la perdita di 1,3 milioni di suini [4] [5] e pochi giorni fa ne è stata segnalato l'arrivo in Germania, (precisamente in un cinghiale nel Brandeburgo  [6], avvalorando la fantasiosa tesi che il maggiore rischio di diffusione è legato proprio al movimento della fauna selvatica, tesi scientificamente dimostrata come infondata [7], mentre l'attuale epidemiologia riconosce proprio nell'uomo il principale responsabile sia della trasmissione a lunga distanza che dell'introduzione del virus negli allevamenti di suini domestici [8] ) scatenando il panico tra gli allevatori [9].

 

Attualmente, contro la PSA non esiste alcuna cura efficace o vaccino [10] e quindi la prevenzione si basa interamente sulla biosicurezza ovvero la prevenzione del contatto tra il virus e l'ospite suscettibile [11]. Il virus (unico rappresentante della famiglia Asfarviridae) è in grado di diffondersi attraverso il contatto diretto tra animali infetti (ma anche i portatori clinicamente sani possono essere una fonte di nuove infezioni acute [12], la trasmissione indiretta può avvenire a seguito di ingestione di carne e prodotti derivati provenienti da animali infetti, rifiuti alimentari, scarti di cucina, frattaglie di cinghiali infetti o tramite il contatto con oggetti contaminati dal virus come attrezzature, veicoli e abbigliamento [13]. Tuttavia si sta indagando anche su potenziali vettori del virus quali ad esempio mosche [14] o zecche [15], e sulla sua persistenza nell'ambiente [16], elementi fondamentali per prevenire l'ulteriore diffusione della malattia e per comprendere la nuova epidemiologia.

I principali sintomi della peste suina africana sono i seguenti [17]:

  • febbre (40,5 - 42 ° C);
  • leucopenia e trombocitopenia a esordio precoce (48-72 ore);
  • arrossamento della pelle (nei suini bianchi) intorno a orecchie, coda, arti distali, addome e torace;
  • anoressia, cianosi e incoordinazione (si manifesta entro 24-48 ore prima della morte);
  • aumento della frequenza cardiaca e della frequenza respiratoria;
  • vomito e diarrea (a volte contenente sangue);
  • la morte di solito si verifica entro 6-13 giorni dall'infezione, tuttavia, può verificarsi anche dopo 20 giorni;
  • può provocare aborti alle scrofe;
  • il tasso di mortalità dei suini domestici è del 100%.

Ad ogni modo il riconoscimento e la diagnosi della peste suina africana possono essere difficili. Clinicamente, infatti, la malattia sembra identica alla peste suina classica e sembra molto simile a erisipela, salmonellosi, pasturellosi setticemica e altre malattie setticemiche.

Non essendo stato mai segnalato alcun contagio umano, l'opinione scientifica diffusa è che la PSA non sia una patologia zoonosica [5], ovvero una malattia infettiva che possa essere trasmessa dagli animali (escluso l'uomo) all'uomo (o viceversa), direttamente (contatto con la pelle, peli, uova, sangue o secrezioni) o indirettamente (tramite altri organismi vettori o ingestione di alimenti infetti). Pertanto il consumo di carne di animali infetti è vietato non a causa della minaccia di infezione per l'uomo, ma a causa della minaccia che il pericoloso virus possa diffondersi oltre l'area dell'infezione attraverso carne, sangue o organi interni [18]. Tuttavia, significative lacune conoscitive evidenziano l'urgente necessità di ricerca per indagare le dinamiche della trasmissione indiretta attraverso l'ambiente, le dosi infettive minime per l'ingestione di mangimi contaminati, la probabilità di contatti efficaci tra cinghiali infetti e suini domestici, il potenziale per gli animali guariti di diventare portatori e serbatoio per la trasmissione, la potenziale persistenza del virus all'interno delle popolazioni di cinghiali e l'influenza del comportamento umano per la diffusione della peste suina africana [19]

E' bene precisare che sono state scoperte nuove sequenze virali nel siero umano e nelle acque reflue che sono chiaramente correlate alla famiglia degli asfarvirus sebbene altamente divergenti dal virus della peste suina africana: il rilevamento di queste sequenze suggerisce comunque che potrebbe esistere una maggiore diversità genetica tra gli asfarvirus di quanto si pensasse in precedenza e aumenta la possibilità che si verifichi un'infezione umana da parte degli asfarvirus [20].

Al momento, comunque, il virus della PSA è "solo" un agente virale con un impatto significativo a causa dei suoi effetti devastanti sulle popolazioni di suini domestici durante le epidemie, ma che potrebbe andare ben oltre le perdite economiche e la destabilizzazione dell'industria della carne suina, compresi gli effetti a valle sulla salute umana: una minaccia notevole, infatti, è la potenziale carenza di eparina, un farmaco anticoagulante utilizzato per prevenire la formazione di coaguli di sangue, e pertanto rappresentante il principale intervento farmaceutico per la prevenzione degli attacchi di cuore durante gli interventi chirurgici e per l'uso nei pazienti in dialisi. Ma recentemente è stata avviata la sperimentazione dell'eparina  [21] nella versione non frazionata (altresì detta a basso peso molecolare) anche nel trattamento del Covid-19 (toh!) proprio per gli effetti che l'anticoagulante avrebbe avere sui trombi e per impedire il legame con le proteine spike ossia quelle proteine che il virus usa per legarsi ai recettori ACE2 delle cellule che prende di mira e quindi per infettare il corpo [22]: l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha finanche pubblicato anche una scheda tecnica sull'utilizzo dell'eparina a basso peso molecolare nel trattamento dei pazienti con Covid-19 [23].

Il principio attivo contenuto nell'eparina viene estratto dall'intestino di maiale: in qualità di più grande produttore mondiale di carne suina, la Cina fornisce quasi l'80% dell'offerta globale degli ingredienti farmaceutici attivi necessari per produrre eparina. Ma l'epidemia di PSA ha portato a perdite significative di popolazioni di suini in Cina (si stima tra 150 e 200 milioni di suini) a causa della PSA in Cina [24] e pertanto si sono creati tutti i presupposti per una carenza globale di eparina che sta già allarmando diverse organizzazioni (come il produttore Fresenius Kabi in Germania e la Food and Drug Administration - FDA statunitense [25]). Esistono potenziali alternative ai suini, ma i prodotti a base di bovini sono stati interrotti già da tempo negli Stati Uniti per timori sulla malattia da prioni (degli "agenti infettivi non convenzionali" di natura proteica) e i prodotti a base di pecora e capra non sono mai stati testati sugli esseri umani. Se i focolai di PSA portassero a una carenza prolungata di eparina, gli ospedali e i sistemi sanitari potrebbero essere costretti a modificare le loro pratiche di routine.

Ad ogni modo anche la PSA ci insegna che insieme alla crescente globalizzazione, l'introduzione di malattie umane e animali rappresenterà una minaccia continua per la salute pubblica e del bestiame, il commercio di animali e dei loro prodotti e la sicurezza alimentare [26].

GRE LAZIO 

domenica 24 maggio 2020

Promuovere il turismo lento e l'accoglienza lungo la Francigena

Nella giornata europea dei Parchi, 
dai GRE LAZIO un appello agli enti gestore delle aree protette attraversate dalla via Francigena:

Alla c.a. 
  • Comune di Acquapendente in qualità di Ente gestore della Riserva Naturale di Monte Rufeno e del Monumento Naturale Bosco del Sasseto
  • Comune di Capranica in qualità di gestore del Monumento Naturale Valloni della via Francigena
  • Ente Monti Cimini - Riserva Naturale Lago di Vico
  • Parco Naturale Regionale dell'Antichissima Città di Sutri
  • Parco Naturale Regionale di Bracciano – Martignano
  • Ente di gestione del Parco naturale regionale Valle del Treja
  • Ente regionale Parco di Veio
  • Ente regionale RomaNatura
  • Parco regionale dell’Appia Antica
  • Ente Parco dei Castelli Romani
  • Comuni di Artena e Cori in qualità di gestori del
  • Monumento naturale del Lago di Giulianello
  • Fondazione Torrecchia Vecchia
  • Compagnia dei Lepini
  • Ente Parco naturale regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi
  • Ente Parco naturale dei Monti Aurunci
  • Ente Parco regionale Riviera di Ulisse
  • Regione Lazio - Direzione Capitale Naturale, Parchi e Aree Protette
  • Provincia di Viterbo
  • Città metropolitana di Roma Capitale
  • Provincia di Latina
  • Cammino Naturale dei Parchi
  • Associazione Europea delle Vie Francigene - AEVF

Roma, 24.05.2020

Oggetto: appello per favorire il “turismo lento” e l’accoglienza lungo la Via Francigena regolarizzando il bivacco nelle aree protette

Spett.le Ente Gestore,
ad oggi la normativa nazionale per poter piantare una tenda e passare la notte sotto le stelle è estremamente confusa e, in base al D. Lgs. 31/3/1998 n. 112, sono le Regioni a potersene occupare direttamente o delegando la regolamentazione ai Comuni e ai Parchi.
Sebbene in molti regolamenti sia esplicitamente vietato il campeggio, non è ben chiaro se in questo divieto sia compreso anche il bivacco.
Ma cosa distingue il bivacco dal campeggio? Il bivacco prevede di piantare una tenda/riparo esclusivamente dal tramonto all’alba: questo perché un riparo costituisce, il più delle volte, un fattore fondamentale per la sopravvivenza.
Una ricerca effettuata da smokymountains.com su centinaia di sopravvissuti in seguito allo loro scomparsa tra le montagne e i boschi del Nord America, evidenzia che nel 10% dei casi la principale fonte di calore e di aiuto per garantirne sopravvivenza in attesa dei soccorsi sia stata un riparo notturno. Seppur il 10% possa sembrare una piccola percentuale, in valore assoluto si coglie l’importanza del fenomeno.
QUESTO È IL MOMENTO PER REGOLARIZZARE IL BIVACCO
Ancor più in questo eccezionale momento storico in cui viene chiesto di limitare il contatto con un impatto significativo che ricadrà su molte strutture ricettive (immaginate le camerate di ostelli e rifugi), una soluzione per gli amanti della natura, dei trekking e dei cammini, potrebbe essere proprio quella di vivere la loro esperienza pernottando in tenda.
Ci potrebbe esser obiettato che a lungo termine questo potrebbe causare un maggior danno per le strutture già presenti. Noi non crediamo che ciò sia possibile: i pellegrini, i camminatori e gli escursionisti legati alla vita di ostelli e rifugi sono comunque tantissimi e rendere possibile anche il bivacco potrebbe attirare nuovi viaggiatori addirittura incrementando le opportunità per le strutture ricettive di offrire servizi come colazioni, pranzi, cene o la tradizionale birra a fine escursione prima di crogiolarsi in tenda. Esattamente come già accade nei Paesi Scandinavi o in Scozia.
Proprio per questo la concessione del bivacco in particolare nelle aree protette attraversate dalla via Francigena potrebbe consentire alle strutture di diversificare le proprie attività colmando la minore ricettività erogabile a causa del distanziamento sociale con un maggior volume di lavoro nella ristorazione.
I GRE per un rilancio del “turismo lento” e dell’accoglienza!

Gruppi Ricerca Ecologica Lazio

sabato 2 maggio 2020

Acque di balneazione, i limiti dei controlli effettuati dall'ARPA Lazio

In attesa che partano i campionamenti pre-stagionali per il monitoraggio 2020 delle acque di balneazione (attività sospesa anche nel Lazio a seguito di una comunicazione del Ministero della Salute che ha subordinato l'inizio di tali attività all'evolversi della pandemia e alle disposizioni del governo riguardanti le attività ludiche e sportive da svolgere all'aperto), il report 2019 dell'ARPA fa il punto sulla situazione nel Lazio ma fa anche sorgere numerose perplessità sulla completezza degli indicatori che la normativa comunitaria richiede di misurare affinché venga valutata la qualità delle acque ai fini della loro balneabilità.

Le attività di sopralluogo, campionamento ed analisi ai fini del monitoraggio della balneazione vengono condotte ai sensi del Decreto legislativo 116/2008, del Decreto Attuativo Interministeriale del 30 marzo 2010 modificato dal Decreto del Ministero della Salute del 19 aprile 2018 e - nel nostro territorio per il 2019 - del Decreto del Presidente della Regione Lazio del 29 aprile 2019 n. T00105. Ma a monte di tutte queste norme c'è la Direttiva 2006/7/CE, la quale stabilisce disposizioni in materia di:
  • monitoraggio e classificazione della qualità delle acque di balneazione;
  • gestione della qualità delle acque di balneazione;
  • informazione al pubblico in merito alla qualità delle acque di balneazione.

Tale direttiva, recepita dall'Italia con il D.lgs n.116 del 30 maggio 2008, avrebbe dovuto essere finalizzata al raggiungimento, sulla base di standard comuni a tutti i Paesi, di una buona qualità delle acque di balneazione ed un livello di protezione elevato nella Comunità. Si applica a qualsiasi parte di acque superficiali nella quale l'autorità competente prevede che un congruo numero di persone pratichi la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione, né emesso un avviso che sconsiglia permanentemente la balneazione. I controlli devono avvenire almeno ogni 4 settimane durante la stagione balneare, secondo un calendario prestabilito, per un numero minimo di 4 campioni all'anno per punto di prelievo.

Ai fini di sorvegliare e valutare la qualità delle acque di balneazione nonché della loro classificazione, mentre la precedente Direttiva 76/160/CEE dell'8 dicembre 1975 individuava ben 19 parametri di analisi (ma anche una maggiore frequenza di campionamento), la Direttiva 2006/7/CE fissa solo due parametri di analisi ritenuti più specifici come indicatori di contaminazione fecale: l'enterococchi intestinali e l'escherischia coli. Possono inoltre essere presi in considerazione altri parametri, come la presenza di cianobatteri o di microalghe.

Ma quali erano i 19 parametri di valutazione della qualità delle acque marine di balneazione previsti in precedenza? La Direttiva 76/160/CEE prevedeva parametri di analisi microbiologici, fisico - chimici nonché la ricerca di altre sostanze ritenute fonti di inquinamento:

Microbiologici:
  • Coliformi totali 
  • Coliformi fecali 
  • Streptococchi 
  • Salmonelle 
  • Enterovirus PFU / 10 l  

Fisico-chimici:
  • pH
  • Colorazione 
  • Oli minerali 
  • Sostanze tensioattive che reagiscono al blu di metilene 
  • Fenoli ( indici fenoli ) mg/l C2H2OH 
  • Trasparenza m  
  •  Ossigeno % disciolto saturazione O2 
  • Residui bituminosi e materiale galleggiante come legno, plastica, bottiglie, recipienti di vetro, plastica, gomma o di qualsiasi altra materia 
  • Ammoniaca mg/l NH2 
  • Azoto Kjeldahl mg/l N 

Altre sostanze considerate come indici di inquinamento:
  • Antiparassitari mg/l ( paration , HCH , dieldrina ) 
  • Metalli pesanti quali: Arsenico mg/l AS, Cadmio CD, Cromo IV Cr VI, Piombo Pb, Mercurio Hg
  • Cianuri mg/l CN
  • Nitrati e fosfati mg/l NO2 PO2 

Eppure quanta ipocrisia c'era nelle premesse della Direttiva 2006/7/CE: "(14) ... la qualità complessiva delle acque di balneazione è migliorata sensibilmente da quando è entrata in vigore la direttiva 76/160/CEE. Detta direttiva rispecchia, tuttavia, lo stato delle conoscenze e delle esperienze dei primi anni settanta. Da allora le modalità d'uso delle acque sono cambiate, così come sono evolute le conoscenze scientifiche e tecniche. Detta direttiva dovrebbe pertanto essere abrogata". Ma anche laddove si dice: "2. La presente direttiva è finalizzata a preservare, proteggere e migliorare la qualità dell'ambiente e a proteggere la salute umana integrando la direttiva 2000/60/CE" (mentre, invece, la Direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque persegue il raggiungimento del migliore stato ecologico e chimico possibile).

Mentre quindi in passato l'esame delle acque di balneazione era sicuramente più completo, attualmente oltre ai due parametri microbiologici (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) la normativa ne prevede altri, quali la proliferazione di cianobatteri, macro-alghe, fitoplancton, e la presenza di residui bituminosi, vetro, plastica, gomma o altri rifiuti, che non vengono considerati ai fini della classificazione, ma sono tenuti in considerazione in quanto, qualora giungano a rappresentare un rischio per la salute, fanno scattare misure di gestione atte a prevenirne l'esposizione, inclusa un´adeguata informazione ai cittadini.

A nostro avviso, limitare la valutazione della qualità delle acque di balneazione ai risultati di solo due parametri microbiologici e conseguentemente basare solo su di essi la classificazione delle acque (le categorie di qualità sono: scarsa, sufficiente, buona o eccellente) espone i bagnanti e la loro salute a potenziali rischi dovute all'esposizione con gli inquinanti non ricercati, falsa la percezione della qualità reale delle acque ed influisce negativamente sull'adozione di misure di mitigazione dell'inquinamento da parte degli amministratori.

L'Escherichia coli e gli Enterococchi intestinali sono comunque due indicatori di contaminazione fecale di provata rilevanza sanitaria: in genere non causano direttamente disturbi (specificamente di tipo gastro-intestinale), ma sono buoni indicatori della presenza di patogeni (virus, protozoi, batteri) nelle acque. Si tende a ricercare i batteri indicatori anziché i singoli agenti patogeni potenzialmente presenti nell'ambiente a causa del rilevante numero di quest´ultimi, la loro diversa natura e metodi di ricerca più impegnativi che renderebbero molto più lunga e laboriosa la diagnosi di laboratorio. Il loro ritrovamento segnala la presenza di inquinamento fecale di provenienza da reflui umani (scarichi fognari) o da allevamenti di animali riversati direttamente nei fiumi, nei laghi o nelle falde acquifere, o dalle acque di dilavamento del territorio in occasione delle piogge.

Nel Lazio, dal punto di vista microbiologico lo stato di qualità delle aree di balneazione per la stagione 2019 non ha mostrato criticità eccetto alcuni superamenti riconducibili principalmente ad eventi di inquinamento di breve durata (Relazione annuale 2019 dell'ARPA). 

La fioritura di alghe potenzialmente tossiche (ed in particolare di Ostreopsis cf. ovata, dovuta alla presenza in acqua di azoto e fosforo apportati al mare dai fiumi, al ristagno di acqua, o alla mancanza di correnti, o per la costruzioni di pennelli a difesa della costa, o all'aumento di temperatura già da 22-23 °C) è invece stata rilevata, come negli anni precedenti, in tutte le stazioni monitorate lungo la costa laziale, con concentrazioni elevate a Civitavecchia, Santa Marinella e Formia: l'intossicazione di tale alga genera "sindrome influenzali", con irritazione aspecifica sulle mucose respiratorie e congiuntivali e conseguente irritazione congiuntivale, rinorrea (raffreddore), difficoltà respiratorie (tosse, respiro sibilante, broncospasmo con moderata dispnea) e febbre. 

La proliferazione di cianobatteri potenzialmente produttori di tossine è particolarmente elevata e dominante nel lago di Vico (P.. rubescens; L. redekei; Aphanizomenon sp.) e nel lago Albano (P. rubescens; Aphanizomenon sp.; Anabaena sp.), confermata anche dalla presenza periodica di schiume e addensati algali rilevabile anche visivamente, al punto che è stato necessario vietare la balneazione: anche i cianobatteri sono dovuti alla forte presenza nei bacini di azoto e fosforo causati dallo sversamento di detergenti e pesticidi. L'esposizione - in primis per via orale, ma anche cutanea o inalatoria - alle tossine che possono generare (raggruppabili a seconda degli effetti che producono in: epatotossine, citotossine, neurotossine e tossine irratitive) è particolarmente pericolosa per l'uomo e potrebbe dar luogo ad effetti acuti.



sabato 25 aprile 2020

Disinfettanti, l'ECHA dà il via libera alla produzione in deroga

Per aumentare la produzione e la fornitura di disinfettanti sul mercato europeo a seguito della forte richiesta per far fronte all'epidemia da COVID-19, l'ECHA (l’Agenzia europea delle sostanze chimiche, un'agenzia dell'Unione europea con sede a Helsinki) ha espresso il proprio via libera all'applicazione di deroghe ai normali requisiti di autorizzazione per i biocidi.

Le aziende che adesso desiderano accedere rapidamente al mercato con i loro disinfettanti che contengono una sostanza attiva già approvata  (come ipoclorito di sodio, perossido di idrogeno e acido peracetico [1] ) possono richiedere l'autorizzazione all'autorità nazionale competente facendo affidamento sull'articolo 55, paragrafo 1, del regolamento sui biocidi (BPR [2] ). Questa disposizione consente alle autorità nazionali di concedere deroghe limitate nel tempo ai requisiti standard di autorizzazione del prodotto in situazioni in cui vi sia una minaccia per la salute pubblica (previsti dall'articolo 19 del BPR e in particolare l'obbligo di equivalenza tecnica di cui all'articolo 19, paragrafo 1, lettera c) [3]: una decisione strettamente legata alla contingenza, ma che proprio per la sua innata rischiosità (ci sono anche prodotti candidati alla sostituzione, come l'ossido di etilene) e per le generali pressioni che giungono dall'industria (ad esempio, la DBI, la federazione delle industrie tedesche, ha già chiesto deroghe sulla normativa relativa ai PFOA [4] ) riteniamo come associazione di dover monitorare con attenzione, dal momento che diversi paesi dell'Unione hanno già concesso tali autorizzazioni alle aziende che hanno la capacità di produrre disinfettanti.

L'ECHA ha infatti raccomandato alcuni requisiti produttivi per due principi attivi approvati per l'utilizzo come disinfettanti, l'1-propanolo e il 2-propanolo [5] (base per la produzione del comune alcool di colore rosa presente nelle case di tanti italiani), riferite al grado delle impurità presenti e al loro impatto con particolare riguardo al benzene: tali raccomandazioni consentiranno alle autorità nazionali di verificare rapidamente la qualità delle domande in arrivo prima di decidere una deroga.

Inoltre, per facilitare il lavoro delle autorità e delle aziende alla ricerca di informazioni, l'ECHA sta mettendo a disposizione tre elenchi con informazioni su:
  • sostanze attive biocide approvate o in fase di revisione per il loro uso nei prodotti disinfettanti;
  • prodotti disinfettanti autorizzati ai sensi del regolamento sui biocidi (BPR);
  • prodotti disinfettanti autorizzati dai regimi nazionali in Spagna, Paesi Bassi e Svizzera.

La Commissione europea ha inoltre preparato un documento sulle misure che le autorità nazionali potrebbero utilizzare (o che hanno già utilizzato) per consentire la vendita di prodotti disinfettanti e contribuire a ridurre la diffusione del nuovo coronavirus [6].

Una nuova pagina web dedicata al COVID-19 raccoglie informazioni sulle azioni di supporto dell'Agenzia durante la pandemia e verrà aggiornata man mano che verranno siglati nuovi accordi [7].


[5] BDI - Federation of German Industries, Lettera all'ECHA (25 marzo 2020)
[7] ECHA, Covid-19 Updates

giovedì 23 aprile 2020

5 domande insidiose a... Francesco Figliomeni

Francesco Figliomeni
Vice Presidente
dell'Assemblea Capitolina
A poco più di un anno dalla fine del mandato della Sindaca Raggi, torna il nostro appuntamento con gli amministratori di Roma Capitale.

Questa volta, le 5 domande insidiose sull'ambiente le rivolgiamo all'avvocato Francesco Figliomeni (Fratelli d'Italia), vicepresidente dell'Assemblea capitolina e componente della commissione Politiche sociali. Ma in passato l'avvocato Figliomeni ha già rivestito nel VII Municipio della Capitale la carica di Presidente della Commissione Trasparenza per poi ricoprire nel 2012, il ruolo di Assessore alle Politiche Sociali e del Lavoro del Comune di Civitavecchia. 

Sidernese di origini, da oltre trenta anni vive a Roma dove, grazie al suo impegno politico e sociale, ha imparato a conoscere le mille difficoltà che vive questa metropoli e i cittadini che popolano i diversi quartieri della Città Eterna. Perché come ci tiene a sottolineare: “Non puoi occuparti di una città ferita e oltraggiata come Roma se non vivi da vicino, e in maniera viscerale, le sue complesse dinamiche quotidiane”.

martedì 21 aprile 2020

Via Francigena, i dati da cui ripartire dopo la pandemia

Una fotografia sull'andamento della Via Francigena nel 2019 attraverso l’analisi a campione di 2.000 credenziali AEVF (cui aderiscono i GRE Lazio): si tratta di stime, non esaustive, ma utili per stimolare riflessioni sulle potenzialità della Via Francigena che, insieme al sistema degli itinerari culturali e cammini, rappresenta un esempio ideale per il turismo post-pandemia.

E’ stata fatta l’analisi su un campione di 2.000 credenziali AEVF distribuite nel 2019 nel tratto Canterbury-Roma. Si tratta di un campione che ci fornisce alcune stime ed indicazioni: dati utili per capire in quale direzione sta andando il cammino, avere inoltre indicazioni sul profilo, motivazioni del viaggio e bisogni dei pellegrini. Ma anche per fare alcune considerazioni finali.

IN EVIDENZA
  • La Via Francigena diventa sempre più internazionale: le persone provengono da oltre 60 Paesi! In Europa, oltre l’Italia, i grandi frequentatori del cammino sono francesi, tedeschi e svizzeri;
  • Dall’America incrementano Sati Uniti e Canada. In Asia emergono Cina, Corea del Sud, Giappone;
  • A piedi l’80%, in bicicletta il 19,7%, a cavallo lo 0,3%;
  • La scelta dell’accoglienza si conferma al 50% presso ostelli, l’altro 50% presso strutture che offrono maggiori servizi;
  • I luoghi preferiti per la partenza: Passo del Gran San Bernardo, Lucca , Siena, Fidenza e Pavia
  • in Italia. Canterbury in Inghilterra, km zero del cammino. Losanna in Svizzera;
  • La Via Francigena abbraccia un pubblico tra 16 e 80 anni. Cresce la fascia 25-34 anni;
  • Il profilo del pellegrino: istruito, appassionato di cultura e natura, curioso, alla ricerca di esperienzialità, amante del buon cibo lungo il cammino;
  • Aumentano il numero di servizi ed imprese che sostengono la Via Francigena;
  • La Via Francigena favorisce lo sviluppo dell’economia dei territori;
  • La stima dei camminatori 2019 è di 50.000, suddivisi sul percorso europeo;
  • Sul sito www.viefrancigene.org oltre 4 milioni di pagine visitate e registrati 620.000 utenti.

CREDENZIALI. Sono aumentati i punti di distribuzione delle credenziali AEVF, grazie anche alla collaborazione di molti uffici del turismo e associazioni locali. Si è passati da 52 a 74 unità lungo tutto il tratto europeo. Tra i nuovi punti di distribuzione si segnalano, tra gli altri, Canterbury, in Inghilterra, Parigi, in Francia, Orsières, in Svizzera, Aosta, Milano, Viterbo in Italia. Per il tratto sud le new entry sono Monte Sant’Angelo e Barletta. I punti di distribuzione delle credenziali rappresentano un luogo molto significativo perché sono di fatto il primo punto di contatto dei pellegrini con il mondo della Francigena.

IL PROFILO DI CHI VIAGGIA. Il mezzo di trasporto? A piedi per l’80%, in bicicletta per il
19,7% e a cavallo per lo 0,3%.
L’età media dei partecipanti è così suddivisa: 8% tra 18-24; 21% tra 25-34, 18% tra 35-44, 19% tra 45-54, 22% tra 55-64, 10%> 65 . I giovani sotto i 17 anni il 2%. La percentuale di uomini e donne registrata è stata rispettivamente di 52% e 48%. 
I mesi di partenza preferiti sono stati, nell'ordine, agosto (19%) e settembre (16%), aprile (12%) e ottobre (12%). I mesi invernali, da dicembre a febbraio, hanno raccolto oltre il 10% di camminatori.
La nazionalità di riferimento rilevata dalla credenziali AEVF è stata in prevalenza italiana (70%) a conferma di tre fattori: una tendenza in crescita nella Penisola di un turismo fatto di esperienzialità, outdoor e di cammini; la poca conoscenza della Via Francigena al di fuori dell’Italia; in alcuni Paesi, come Germania e Paesi Bassi, i tour operator e associazioni distribuiscono una loro propria credenziale. 
Per quanto riguarda le nazionalità più presenti sulla Via Francigena, in Europa si segnalano, in ordine decrescente: Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Inghilterra, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio. Dall’America sono in prevalenza gli Stati Uniti e Canada i Paesi di riferimento per la parte nord, Brasile e Argentina per la parte sud. Dall’Asia, è rilevante l’incremento di pellegrini dalla Cina, Corea del Sud e Giappone. L’Australia si conferma un continente “amico” della Via Francigena con un flusso costante di pellegrini verso tutto il tratto europeo del cammino. In totale si contano oltre 60 Paesi rappresentati sul cammino, tra i quali Singapore,
Nuova Zelanda, Taiwan. Si evidenzia un enorme spazio di crescita che, con un’adeguata azione
promozionale, può arrivare a decuplicare i numeri attuali della Via Francigena.

LA PARTENZA, UNA META, TANTE METE. Interessanti i dati relativi ai diversi punti di partenza della Via Francigena in Italia. In ordine sono: il Passo del Colle del Gran San Bernardo 17%, Lucca 15%, Siena, Fidenza e Pavia 6%. Seguono poi Siena, Acquapendente, Viterbo. 
Sono comunque molteplici i luoghi scelti per la partenza in ognuno dei quattro Paesi e sono tutti ben collegati con i mezzi di trasporto che consentono di raggiungere facilmente una località. In Inghilterra, il punto simbolico è Canterbury, km zero del percorso. In Svizzera, si conferma Losanna come luogo più gettonato per iniziare il cammino.
Per quanto riguarda la meta finale del viaggio, la città di Roma e la Basilica di San Pietro in Vaticano sono stati il punto di arrivo per il 48% dei viandanti. 
Le altre mete intermedie sono in primis quelle toscane, come Monteriggioni, Siena, Lucca, Pontremoli, oppure Ivrea in Piemonte o Viterbo nel Lazio. 
In prospettiva dello sviluppo della Via Francigena nel sud, si potranno sedimentare altre mete come Monte Sant’Angelo, Bari, Brindisi, Santa Maria di Leuca in Puglia.

LE MOTIVAZIONI. Quali sono le motivazioni dei pellegrini? Si confermano quelle spirituali, legate alla ricerca e a un contesto immateriale che ben si coniuga con l’esperienza del cammino. La motivazione spirituale, per la maggior parte, viene abbinata a quella del turismo culturale. Tra le principali motivazioni espresse ci sono quelle della condivisione. A seguire quelle legate al turismo, natura e sport, religione.

OSTELLI: Sono stati analizzati a campione i dati sui pernottamenti raccolti in alcuni ostelli italiani per comprendere l’andamento in queste strutture sulla base del confronto con l’anno precedente: Ivrea e Vercelli 1204 (+5%), Senna Lodigiana 600 (+20%), Fidenza 880 (+6%), Cassio, Aulla e Gambassi Terme 5000 (+25%). Va sottolineato che ormai dappertutto esistono più tipi di strutture che ospitano pellegrini e viandanti. Un primo gruppo è composto da quelle religiose / ostelli / case accoglienza; il secondo gruppo da B&B / Hotel. Mediamente si considera che il 50% di pellegrini predilige il primo gruppo, l’altra metà il secondo.

DURATA CAMMINO E BUDGET. Qual è la durata media del viaggio? I giorni che vengono trascorsi sul cammino sono in media 7. Molte persone ritornano successivamente sul cammino ogni anno, riprendendo dal punto dove avevano interrotto. In questo caso viene riutilizzata la stessa credenziale degli anni precedenti. La stima dei pellegrini, viandanti e camminatori del 2019 lungo tutto l’asse Canterbury-Roma, è di 50.000. La spesa media di chi viaggia a piedi à stata di 50€/giorno, mentre di 60€/giorno per chi ha viaggiato in bicicletta. L’indotto economico che ne è possibile stimare intorno alla Via Francigena è di circa 20 milioni di euro .

LE RISPOSTE A CHI CAMMINA - UNO STAFF A DISPOSIZIONE DEL PELLEGRINO. Nel 2019 sono state distribuite 19.100 credenziali AEVF (nel 2018 sono state distribuite 16.900) grazie alla collaborazione con numerose associazioni locali. Al lavoro di coordinamento, monitoraggio e distribuzione credenziali, si aggiunge un’attività importante di back office dello staff AEVF per dare risposte ai pellegrini fornendo loro informazioni, materiali, indicazioni utili sul percorso nelle varie lingue. Lo scorso anno sono pervenute presso la segreteria 505 richieste alle quali si sommano ulteriori 460 richieste specifiche presso l’indirizzo email dedicato per il “percorso” in merito a risposte sul tracciato; infine, oltre 250 richieste sono arrivate dalla pagina Facebook dell’Associazione.

sabato 18 aprile 2020

ARPA, i dati dell'inquinamento dell'aria a marzo

L'ARPA Lazio ha realizzato una prima analisi dei dati raccolti dalla rete di monitoraggio della qualità dell'aria nel mese di marzo 2020 per valutare l'effetto sull'inquinamento determinato dalla sospensione di tutte le attività socio-economiche, produttive e culturali in conseguenza dei provvedimenti da parte del Governo e delle Regioni per l'emergenza sanitaria COVID-19 con il fine di limitare la trasmissione dell’infezione tra gli individui, e hanno conseguentemente diminuito gli spostamenti sul territorio incidendo sul traffico veicolare determinandone una notevole riduzione. Gli effetti dei provvedimenti del lockdown e i profondi cambiamenti dello stile di vita delle persone hanno certamente influito sulla qualità dell’aria della regione Lazio. L’analisi dovrà essere necessariamente approfondita alla luce di ulteriori dati e informazioni, delle analisi di laboratorio che saranno effettuate sui campioni di particolato e della definizione degli scenari di emissione.

E’ necessario evidenziare che la concentrazione degli inquinanti in atmosfera è determinata da una serie di elementi tra i quali le emissioni dirette dovute alle diverse sorgenti (trasporto, riscaldamento civile, industria, agricoltura, …), la trasformazione chimico-fisica delle sostanze presenti in aria e la meteorologia. L’influenza di questi fattori è ancora più marcata quando si analizzano gli inquinanti che presentano anche una natura secondaria.

Analisi semplificate e basate sul confronto di periodi temporali diversi sia per quanto riguarda le emissioni che le caratteristiche meteorologiche, possono portare a conclusioni poco solide e talvolta in contrasto con la “comune convinzione” che alla riduzione delle emissioni debba corrispondere una drastica diminuzione delle concentrazioni delle sostanze inquinanti.

L’analisi dei dati della rete di monitoraggio della qualità dell’aria dell’ARPA Lazio durante il mese di marzo 2020 mostra un andamento di diminuzione degli inquinanti che è frutto dei diversi fattori descritti (riduzione delle emissioni, meteorologia, reazioni chimico-fisiche degli inquinanti in aria).

La quantificazione del peso di un fattore rispetto all’altro, alla luce delle attuali conoscenze, non può essere definito ed è comunque variabile a seconda dell’inquinante e dell’arco temporale dell’analisi (la distribuzione percentuale dei pesi può essere diversa da un giorno all’altro).

Tenendo conto di quanto sopra esposto l’analisi dei dati evidenzia che il lockdown ha determinato una significativa riduzione delle emissioni legate al settore dei trasporti, che risulta chiaramente dalla diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico (monossido di azoto, benzene e in parte biossido di azoto).

Confrontando i dati misurati con le medie del mese di marzo degli ultimi 4 anni (2016-2019) emerge che la riduzione del biossido di azoto misurata nelle stazioni urbane da traffico varia da un minimo del 20% a un massimo pari al 73%. Si riporta di seguito l’andamento orario di NO2 della stazione di Tiburtina (Roma) dal 1 al 31 marzo degli ultimi cinque anni, e per rendere più chiare le differenze sono riportate come area (colore verde) delimitata dai valori minimo e massimo per gli anni 2016- 2019 e in rosso (linea continua) i valori monitorati per l’anno in corso. 


Analizzando la distribuzione delle medie orarie degli ossidi di azoto della stazione di monitoraggio del comune di Roma “Fermi” che nel corso degli ultimi anni, ha mostrato i valori più elevati sia in termini di media annuale che di medie orarie, si ha un netto spostamento verso concentrazioni più basse in corrispondenza della diminuzione delle attività antropiche.

Nella figura è riportata la distribuzione del logaritmo delle medie orarie di NOX rilevate presso la stazione di misura nei mesi di gennaio, febbraio e marzo tra il 2009 ed il 2019 e quella dello stesso periodo del 2020. 


Nelle 8 stazioni urbane da traffico della rete regionale di monitoraggio si ha nel mese di marzo un’evidente riduzione del benzene rispetto agli anni 2016-2019 in tutte le stazioni ad eccezione di quelle zona Litoranea.


Per quanto riguarda il particolato (PM10), confrontando le concentrazioni giornaliere con quelle caratteristiche del periodo misurate negli anni precedenti e osservando l’andamento delle stesse nel mese di marzo 2020, non sembra emergere la stessa drastica diminuzione osservata invece per gli inquinanti gassosi. Si riportano, a titolo di esempio, gli andamenti giornalieri del PM10 del quinquennio 2016-2020 nella stazione di Fermi (Roma). Si può notare un andamento legato alla stagionalità del periodo e si notano i due picchi dovuti al fenomeno delle polveri naturali che ha interessato l’Italia a fine marzo.


Da una prima analisi dei dati del comune di Roma, prendendo in considerazione in particolare le stazioni da traffico, sembra tuttavia emergere un avvicinamento delle concentrazioni rilevate nell’area urbana con quelle rilevate in aree rurali più prossime all’urbe. 
Per approfondire ulteriormente gli effetti delle limitazioni sulle concentrazioni delle polveri nell’aria urbana di Roma è stata effettuata una diversa analisi considerando le peculiarità sito-specifiche di alcune. Sono stati analizzati dati di due stazioni di monitoraggio del territorio del comune di Roma: la stazione di monitoraggio da traffico di Fermi, e la stazione di tipo rurale di Castel di Guido, situata in un’area scarsamente antropizzata. 
Nel mese di marzo la stazione Fermi ha messo in evidenza, rispetto allo stesso periodo dei quattro anni precedenti, una concentrazione media più bassa, la stazione di Guido ha evidenziato una concentrazione media più alta.



Nel corso del 2020 la differenza percentuale tra le due stazioni, in particolare a partire dalla seconda metà di marzo, si è ridotta notevolmente, ad indicare una minore differenza tra una stazione le cui concentrazioni di PM10 sono fortemente condizionate dalle emissioni locali ed un’altra che non presenta sorgenti locali significative, più legata al fondo regionale. 

La dipendenza del particolato dalle variabili meteorologiche, la sua natura di inquinante primario e secondario, i fenomeni di trasporto e risollevamento dello stesso rendono sicuramente necessari ulteriori approfondimenti. Il prolungarsi del periodo del lockdown e lo spegnimento degli impianti di riscaldamento (15 aprile) potranno sicuramente contribuire a uno studio più dettagliato del fenomeno e ad una stima migliore del contributo delle diverse attività antropiche alla concentrazione delle polveri in aria. La particolare situazione generata dall’emergenza COVID-19 rappresenta un evento mai verificato in precedenza, che permetterà - al termine di questo periodo - di approfondire lo studio della qualità dell’aria e potrà fornire utili elementi per la valutazione dei provvedimenti a breve e medio termine che vengono adottati dalle diverse Autorità per la riduzione dell’inquinamento.


giovedì 2 aprile 2020

Roma e ambiente, 5 domande insidiose a... Dario Pulcini

Rifiuti e pulizia delle strade, mobilità ed inquinamento, aree verdi e decoro sono da sempre criticità della Capitale. A cui si sono aggiunti i grandi problemi mondiali e la presa di consapevolezza della necessità di una maggiore sostenibilità: stili di vita, consumi, produzioni, salute.  
Dario Pulcini - Assessore all'Ambiente
Municipio V di Roma Capitale

Ma cosa sta cambiando a Roma rispetto a queste sfide vecchie e nuove, a cui si è adesso aggiunta anche l'epidemia da Covid-19? Fin dal 1978 i Gruppi Ricerca Ecologica sono spina nel fianco delle amministrazioni sulle tematiche ambientali, e da oggi avviamo un nuovo confronto a viso aperto con chi questa città la amministra o intende farlo in futuro. 

Le prime 5 domande (provocatorie ma, a nostro avviso, stimolanti) le abbiamo rivolte a Dario Pulcini, dinamico Assessore all'Ambiente del Municipio V di Roma Capitale. Che ovviamente ringraziamo per la disponibilità.



D. - Il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha lanciato la sfida della campagna #ricicloincasa (a cui ha aderito anche la nostra associazione GRE LAZIO), provando a cogliere l'occasione del restare a casa per provare a cambiare atteggiamento verso i consumi e superare la logica dell'usa e getta. Ma i romani hanno notato che in questo periodo la città è particolarmente pulita e la raccolta dei rifiuti estremamente efficiente. Come è stato possibile questo cambio di rotta? E cosa ci attende sul versante rifiuti, una volta terminata l'emergenza?

#ricicloincasa, la campagna social lanciata
dal Ministro dell'Ambiente Sergio Costa
R. - Gli attuali provvedimenti governativi che obbligano a permanere il maggior tempo possibile in casa e la chiusura di molte attività commerciali hanno provocato una diminuzione della produzione dei rifiuti. La riflessione che deve scaturire da questo fatto, che ha come conseguenza una città più pulita, a mio parere deve essere che il problema dei rifiuti è un problema tutto umano (in natura non esistono) e che sono proprio gli esseri umani a doverlo risolvere, innanzitutto producendone il meno possibile. D'altronde nella legislazione europea e in quella italiana, che la recepisce, nel trattamento dei rifiuti il primo punto è prevenire, quindi ridurre la produzione. Poi vengono riuso, riciclo e recupero. Nel 1988 i romani producevano in media 388 kg di rifiuti pro capite annui, oggi quasi 600 kg. Oltre ai costi che implica raccogliere e smaltire tale enorme mole di rifiuti, ci sono costi ambientali e quindi sanitari che sono ben maggiori, soprattutto a medio e lungo termine. Ogni cittadino oggi può approfittare di questa situazione di emergenza per riflettere se vuole lasciare alle generazioni future un pianeta vivibile o invivibile: e questo dipende dalle scelte di consumo che si fanno. 

Ha senso comprare 30 grammi di prosciutto in una confezione di 40 grammi di plastica?  È così difficile mettere un cestino sul balcone o in giardino in cui conferire i rifiuti organici (che rappresentano il 30% del totale) e produrre del fertilizzante naturale? Bere l’acqua del rubinetto invece che acquistarla in bottiglia di plastica, avendo la fortuna di averla potabile, è un sacrificio così elevato? 

Produrre rifiuti non è un diritto, garantire un pianeta vivibile è un obbligo etico e morale. Scelte consapevoli negli acquisti, fatte con attenzione, impegnandosi a conoscere l’impatto ambientale che hanno e gli scarti che producono, sono essenziali per garantire un pianeta vivibile, per permettere alla vita di esistere nel migliore dei modi. Oggi ci sono tante filiere virtuose: dai mercati contadini bio ai gruppi d’acquisto solidale, dai produttori diretti ai mercati rionali, in cui è possibile acquistare riducendo i rifiuti prodotti, l’inquinamento determinato dai trasporti, acquistare prodotti più freschi, coltivati con metodi a basso impatto ambientale di imprese che rispettano i diritti dei lavoratori, mantenendo la la ricchezza nel territorio. L’esempio per capire quest’ultimo fattore è semplice: io produco mele e tu produci pere; io ho bisogno di 10 euro di pere e tu di 10 euro di mele; se io acquisto le tue pere e tu le mie mele tutti e due abbiamo il prodotto che desideriamo e 10 euro in tasca. Il sostegno all'economia locale non può che essere di beneficio per tutti. La prosperità di una comunità dipende dai comportamenti delle persone che la compongono.

Sanificazione stradale operata da AMA
D. ...ed anche le strade della Capitale sono state oggetto di una pulizia "particolare": quali prodotti sono stati spruzzati? In mancanza di evidenze che le superfici calpestabili siano implicate nella trasmissione del CoViD-19, come confermato da Ispra e Iss, non si rischia forse di far inutili danni alla biodiversità nonché agli animali d'affezione?

R. - Ad AMA abbiamo dato indicazioni per scegliere un prodotto per il lavaggio delle strade e la sanificazione dei cassonetti del tutto non nocivo per l’ambiente: la scelta difatti è ricaduta su Micropan, un composto enzimatico e batterico, che facilita la biodegradazione delle sostanze organiche, del tutto naturale, efficace e conforme alle normative.

D. - Non si può affermare con certezza che vi sia un legame tra corovanirus e climate change, ma potrebbe esserci un'interconnessione tra l'inquinamento e la diffusione della pandemia da Covid-19. A Roma la situazione nel quadrante est è da anni particolarmente critica, sia per i roghi tossici sia per le attività industriali: la crisi che stiamo vivendo sarà da stimolo verso scelte maggiormente sostenibili?

R. - L’iterconnessione tra la salute umana e quella dell’ambiente (di cui siamo parte integrante) è ormai accertata da tempo da tutta la comunità scientifica. Un recente report divulgato dal WWF denominato “Pandemie e distruzione degli ecosistemi” dimostra con dati scientifici che la correlazione tra la diffusione di alcune malattie infettive e l’impatto sull'ambiente delle attività umane è indubbio. I cosiddetti roghi tossici nel Municipio, grazie ai nostri numerosi interventi, sono nettamente diminuiti, sia grazie al maggior presidio da parte delle forze dell’ordine in luoghi strategici, sia rimuovendo tonnellate di rifiuti che abbiamo trovato sparsi per tutto il territorio, sia grazie ai nuovi strumenti di controllo, videocamere e fototrappole che abbiamo installato e stiamo installando. Il lavoro non è ancora concluso, ma posso dire che non ci sono più discariche abusive in aree pubbliche, ad esclusione dei rifiuti sotterrati al Parco di Centocelle, a seguito degli interventi di chiusura del 2010 dei due più grandi campi RSC d’Europa, il Casilino 700 e 900. Abbiamo provveduto alla rimozione di tutti i rifiuti in superficie nel 2018. Con ulteriori 500.000 euro fondi stanziati, grazie al lavoro congiunto con la Direzione Rifiuti del Dipartimento Tutela Ambientale, che ha sottoscritto un accordo con il Provveditorato alle Opere Pubbliche, provvederemo anche a togliere quelli interrati. Mi auguro comunque che, a distanza di 10 anni, la magistratura faccia presto luce sulle responsabilità dell’amministrazione e degli organi di governo dell’epoca al riguardo. Come è possibile che nessuno abbia visto nulla, mentre tonnellate di rifiuti venivano interrate? Come è possibile che chi ha visto non abbia denunciato? All'ultima Commissione capitolina congiunta Ambiente e Cultura sul Parco di Centocelle del 17 febbraio 2020 ho chiesto ai due politici presenti, Francesco Figliomeni di FDI, all'epoca consigliere municipale e oggi vice-presidente dell’assemblea capitolina, nonché a Alessandro Moriconi, ex assessore e consigliere municipale, cosa fecero al riguardo: nessuno dei due ha risposto. 

Per ciò che concerne invece le produzioni industriali ho chiesto alle autorità competenti i controlli per verificare il rispetto della normativa. Di certo c’è bisogno di un cambiamento di mentalità e culturale, sia nel consumo da parte dei cittadini (che deve divenire uso consapevole) sia da parte delle industrie e delle imprese: per questo ho elaborato il piano d’azione municipale sull'ambiente “Comincio io”, in cui ho inserito le azioni e i comportamenti virtuosi che possiamo adottare, ad ogni livello e per ogni settore della comunità, per la sostenibilità ambientale. Credo vada fatta una riflessione comunque sull'intero sistema economico dominante: la ricerca del profitto e la crescita infinita sono paradigmi di un modello i cui sostenitori considerano fonte di benessere, ma che sono stati smentiti oggettivamente dalla realtà dei fatti che viviamo. Oggi al centro delle scelte politiche a mio parere va messa la qualità della vita e non più la crescita economica. Non può più essere il PIL l’indicatore del benessere di una nazione, di una comunità. Abbiamo tutti gli strumenti tecnologici e scientifici per costruire una società prospera, solidale, equa. Serve una rinnovata volontà determinata da una mentalità nuova, fondata sui concetti di interdipendenza e sostenibilità ambientale, solidarietà e cooperazione. Il riduzionismo e il pensiero convergente dei secoli passati e ancora oggi dominante nella mentalità dei più, è superato, ha dimostrato ampiamente tutti i suoi limiti: oggi serve un approccio sistemico e un pensiero divergente per superare le sfide della nostra epoca ed evolvere come comunità umana. Perché il paradiso qui sulla terra può già esistere, si tratta solo di divenire consapevoli delle scelte corrette da prendere per realizzarlo.

D. - Da quando è iniziata l'emergenza, il Governo ha attuato misure restrittive in tutto il paese: i livelli di smog sembrano essersi attenuati ed anche a Roma è stata evidenziata una riduzione del biossido di azoto, un inquinante legato principalmente agli scarichi degli autoveicoli. Tuttavia, come anche l'Arpa Lazio ha confermato, i valori di Pm10, di Pm2,5 e di anidride solforica (legati più al riscaldamento domestico ed alle attività industriali) non sembrano aver subito riduzioni, ed anzi in alcuni giorni sono in aumento. Quale insegnamento trae, da Amministratore, rispetto al modello di Capitale che immaginate di dover (e poter) realizzare?

R. - Entro l’anno concluderemo i lavori della ciclabile su Via Prenestina, abbiamo aperto la stazione metro C di San Giovanni collegandola quindi alla Metro A. Abbiamo acquistato centinaia di nuovi autobus salvando una società, ATAC, che tutti davano per spacciata. Stiamo insomma investendo nella mobilità sostenibile, come da programma politico. Però i cittadini devono seguirci su questa strada, se vogliamo rapidamente ridurre gli inquinanti prodotti a Roma e migliorare quindi la qualità della vita nella città. Di recente ho chiesto ai cittadini di attenersi ai 20 gradi imposti dalla legge per i riscaldamenti negli uffici, nei negozi e nelle abitazioni, proprio constatando che la diminuzione del traffico veicolare ha ridotto l’inquinamento, ma ancora non a sufficienza. 

Ci sono poi anche le condizioni climatiche ovviamente che influiscono, ma la direzione deve essere verso un maggior efficientamento energetico degli edifici e quindi una riduzione dei consumi. Noi stiamo iniziando dall’efficientamento energetico delle scuole e degli edifici pubblici, con progetti a breve, medio e lungo termine proprio per tale ragione. In questi 3 anni abbiamo piantato centinaia di alberi su tutto il territorio, grazie anche ad associazioni e cittadini virtuosi e proseguiremo senza sosta, visto che in pochi decenni abbiamo ridotto il patrimonio arboreo planetario del 50%, passando da 6.000 miliardi di alberi a 3.000. Gli alberi e il verde non hanno una funzione meramente estetica, ma ecosistemica, assorbendo diversi inquinanti e purificando l’aria. 

Sto lavorando molto su questo nuovo concetto del verde urbano, con progetti anche innovativi, come “Il Sogno Trasformato” a Parco G. De Chirico, i cui lavori inizieranno a breve, il più grande progetto in Europa con fondi pubblici di riqualificazione del verde ispirato ai principi della permacultura. Continueremo poi con le iniziative culturali legate all'ambiente che abbiamo istituzionalizzato, giunte al quarto anno: la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, FESTAM, il festival sull'ambiente del Municipio V, il più grande festival sull'ecologia mai realizzato a Roma.

D. - Manca poco più di un anno alla fine della sindacatura di Virginia Raggi: a suo avviso, da un punto di vista ambientale quali sono i principali risultati raggiunti (sia a livello di Campidoglio che municipali) e quali i rammarichi per quanto non si è riuscito a fare?

R. - Abbiamo trovato una città in macerie: la frase che ripeto più spesso ai cittadini, ai miei collaboratori e colleghi è “ancora non abbiamo trovato una sola cosa fatta bene nel Municipio”. Perché questa è la realtà. Abbiamo utilizzato buona parte del nostro tempo a risolvere i danni creati nel passato, di una città che non sembra proprio essere stata governata o che comunque è stata governata da una politica che non ha messo al centro la qualità della vita dei cittadini, ma interessi personali o privati e azioni determinate dall'unico obiettivo di accaparrarsi voti. Noi non abbiamo agito così. Abbiamo sistemato il bilancio, approvato per tempo e in ordine, liberando così risorse importanti per gli interventi strutturali sul territorio. Il bilancio municipale, per fare un esempio concreto, è passato da 1 milione di euro di investimenti nel 2016, quindi prima del nostro arrivo, ai 10 milioni del 2020, con un aumento costante anno dopo anno. Solo per il settore ambientale siamo passati da zero euro ad oltre un milione di questo anno. I fondi per la manutenzione ordinaria del verde municipale, che è principalmente verde scolastico, sono passati dai 50.000 euro del 2016 al 620.000 euro di questo anno, con un aumento costante. Abbiamo potenziato l’ufficio del verde municipale, da due dipendenti a sei. Sto facendo effettuare le verifiche di stabilità di tutte le alberature, perché non erano mai state fatte prima, per garantire la sicurezza e la pubblica incolumità.
Parco Caduti di Marcinelle dopo la manutenzione
Non c’era programmazione, pianificazione e su questo ho lavorato. Ora abbiamo una programmazione accurata per il verde, sia per la manutenzione ordinaria che straordinaria. Su quest’ultima partiranno a breve i lavori della gara da 400.000 euro dei fondi 2019, su diverse aree del territorio stabilite con direttiva di giunta e già ho pianificato le aree per la straordinaria del 2020, da 600.000 euro su cui stiamo confrontandoci con la maggioranza. Abbiamo rifinanziato i lavori per il secondo stralcio del Parco di Centocelle, per un importo di 2.400.00 euro, stiamo progettando il polo espositivo mussale, perché possa diventare finalmente un parco archeologico a tutti gli effetti. Non abbiamo rinnovato le licenze alle attività di auto demolizione presenti, prive dei requisiti oggettivi e soggettivi, grazie all'ottimo lavoro svolto congiuntamente con la Direzione Rifiuti del Dipartimento Tutela Ambientale. Partiranno questo anno i lavori di restauro delle rilevanze archeologiche di Villa Gordiani, per un importo di 1.200.000 euro. Abbiamo già abbattuto immobili abusivi anche contenenti amianto nella villa e proseguiremo anche questo anno, per darle il lustro e la dignità che merita. 

La riqualificazione del verde, dei parchi, dei giardini, è un nostro obiettivo fondamentale. Abbiamo portato l’illuminazione al Parco Delle Energie e al Parco Biavati e stiamo lavorando per illuminarne altri, sempre con impianti a basso consumo. Partiranno a breve i lavori a Parco De Chirico del progetto “Il Sogno Trasformato”, partiremo con gli orti urbani in questo primo stralcio di lavori, per un importo di 250.000 euro stanziato nel 2019. Abbiamo già finanziato il secondo stralcio di lavori per altri 250.000 euro. Sul fronte rifiuti abbiamo pianificato l’avvio del nuovo modello di raccolta porta a porta tecnologico (primi in Europa tra le capitali) su diverse zone e quartieri, ci auguriamo di poter iniziare questo anno, essendo slittato rispetto alla programmazione che avevamo stabilito. Abbiamo attivato il nuovo modello di raccolta porta a porta per le utenze non domestiche, passando da 1.000 servite a 6.000. Abbiamo inserito anche le strade private aperte al pubblico transito nelle vie in cui devono essere eseguiti i servizi di pulizia da parte di AMA, inspiegabilmente escluse nel contratto 2016-18 che abbiamo ereditato. Consideriamo che il 40% delle strade del Municipio V sono strade private aperte al pubblico transito che non ricevevano alcun servizio di pulizia. 

Abbiamo acquisito al patrimonio comunale Parco Prampolini e Parco Casale Rosso, aumentando il verde pubblico: era da oltre dieci anni che i cittadini attendevano l’acquisizione. Abbiamo recuperato l’area verde di Via Anagni, in cui volevano fare l’ennesimo parcheggio interrato, ma erano 13 anni che, con la ditta fallita, non si era fatto nulla. Stiamo realizzando una nuova area verde. Sono intervenuto con l’Ufficio Aree Ludiche del Dipartimento Ambiente per riqualificare, mettere in sicurezza e programmare interventi per tutte le 35 aree ludiche presenti, che erano in condizioni indecorose. Ne stiamo per creare 8 nuove, ne abbiamo già realizzata una nuova con anche il campo sportivo, in collaborazione con il CONI, a Tor Tre Teste. Abbiamo messo a dimora centinaia di alberi e di nuove essenze, nei parchi, nei giardini, nelle aiuole, nelle scuole, anche in collaborazione con cittadini e associazioni. Abbiamo sistemato la maggior parte delle panchine dei parchi e delle strade, centinaia, insieme ai cittadini, agli attivisti del M5S e al Servizio Giardini: abbiamo lavorato anche personalmente insieme ad alcuni consiglieri, Monia Maria Medaglia Vice-presidente della Commissione Cultura, Scuola e Sport, Alessandro Stirpe Presidente della Commissione Cultura, Scuola e Sport, per sistemare le panchine. E proseguiremo anche questo anno, per finire di sistemarle tutte. Abbiamo acquistato 270 nuove panchine in cemento che metteremo nelle aree verdi e sui marciapiedi a breve, 46 bici elettriche che stiamo dando in gestione ad enti del no profit, con regolare bando, per promuovere il territorio attraverso tour culturali, naturalistici, archeologici, enogastronomici tramite la mobilità sostenibile. Abbiamo acquistato come Municipio 170 stalli per le bici nuovi che posizioneremo a breve, oltre a quelli che abbiamo già installato con il Dipartimento. Stiamo per installare i primi apiari pubblici d’Italia a Parco De Chirico, grazie ad un lavoro complesso che abbiamo portato avanti con la Commissione Cultura e con la Commissione Ambiente municipali. E non ci fermeremo solo a quel parco. Grazie al lavoro congiunto con il Presidente Alessandro Stirpe e la vice Monia Maria Medaglia della Commissione Cultura e l’Assessore alle Politiche Culturali Maria Teresa Brunetti abbiamo istituzionalizzato la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile (SEMS), la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, con decine di iniziative e laboratori in tutto il territorio, coinvolgendo imprese, associazioni, scuole e cittadini, questo anno entrambe alla quarta edizione. Abbiamo realizzato il primo festival sull'ambiente del Municipio, FESTAM, il più grande festival sull'ambiente mai realizzato a Roma, con film, presentazioni di libri, concerti, piantumazioni partecipate, progetti di riuso e riciclo, laboratori e molto altro. Questo anno sarà alla sua quarta edizione. Con la Vice Presidente della Commissione Scuola Monia Maria Medaglia abbiamo effettuato sopralluoghi in tutte le 46 scuole comunali, nidi e infanzia, per rilevare le criticità e gli interventi necessari, sia per le aree esterne e a verde, che per gli interni. Grazie a questo lavoro stiamo per installare nuovi giochi nelle scuole che abbiamo già acquistato, con l’utilizzo di colata in gomma anti-trauma, molto più facile da mantenere e che garantisce maggior sicurezza e durata rispetto ad altre soluzioni. Abbiamo già acquistato e installeremo diversi nuovi gazebo nelle scuole e abbiamo già piantato diversi nuovi alberi da frutto, per far sì che le aree esterne diventino sicure e idonee ad attività ecopedagogiche, in collaborazione con le POSES e le educatrici. Sempre nelle scuole stiamo per riqualificare diverse aree verdi con 200.000 euro di fondi per la manutenzione straordinaria 2020, insieme al Centro di Educazione Ambientale del Municipio, inserendo anche nella progettazione anche i giovani del Servizio Civile. Stiamo per realizzare il primo Centro di Cultura e Educazione Ecologica e Ambientale di Roma (CREA), dentro Villa Gordiani, recuperando degli immobili abusivi con coperture in amianto, che stiamo per rimuovere a breve.

Nessun rammarico quindi, il nostro lavoro di 4 anni è stato nettamente superiore sia nella quantità che nella qualità a quello di tutti i nostri predecessori degli ultimi 30 anni messi insieme. E tutto con gare regolari, senza affidamenti diretti o somme urgenze, lavorando anche personalmente con spirito di servizio nei confronti della cittadinanza. Roma e il nostro Municipio stanno inesorabilmente arrivando ad una normalità che non c’era prima. C’è ancora da fare, ma quello che ci hanno chiesto i cittadini, ossia la manutenzione ordinaria e dove necessario straordinaria, la stiamo portando avanti, per ciò che concerne gli spazi verdi e per il settore ambientale, su tutto il territorio, dialogando costantemente con la comunità, con costanza e perseveranza.