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domenica 30 agosto 2020

Disastro di Aprilia: valori rientrati, ma i danni? E i veri responsabili?

Il livello degli inquinanti a seguito del gravissimo incendio doloso che il 9 agosto scorso ha coinvolto l’impianto LOAS sito nella zona industriale Aprilia (in provincia di Latina) e di proprietà di un'azienda già pochi anni fa attenziata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per gravissimi reati ambientali e smaltimento illegale di rifiuti, sta pian piano rientrando nella normalità. L’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Il monitoraggio è stato avviato nelle prime ore del 10 agosto e sospeso il 19 agosto. In data 26 agosto il campionatore è stato nuovamente posizionato, su richiesta della ASL, per una nuova misura dei valori di diossina. I risultati delle analisi, riportati nella seguente tabella, mostrano un progressivo ritorno alla normalità:

Valutazioni generali sui risultati di ARPA Lazio: 

Diossine: non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3 , anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate. I valori dei campioni dal 10 agosto al 14-15 agosto sono superiori al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano. I valori dei campioni dal 15-16 al 17-18 agosto sono ancora superiori al valore di riferimento, sebbene di poco. Il valore del campione del 18-19 agosto è vicino al valore di riferimento. Il valore del campione del 26-27 agosto è inferiore al limite. 

IPA: il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. I valori dei primi quattro campioni sono superiori al valore limite annuale previsto dalla normativa. I valori dei campioni dal 14-15 al 18-19 agosto sono inferiori al limite. 

PCB: a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio alla Eco X di Pomezia nei giorni 05-06 maggio 2017 (394 pg/m3 ) e quelli rilevati durante l’incendio del TMB Salario a Roma nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3 ).

Va precisato che i Vigili del Fuoco di Latina hanno comunicato che “(…) nel pomeriggio del 13/08/2020, nell'arco temporale compreso fra le ore 13.45 e le ore 18.30 circa sono stati effettuati dei lanci d'acqua, mediante l'impiego di un nostro elicottero. Conseguentemente, oltre a quella di abbassare la temperatura dell'incendio, non risulta possibile escludere la concomitante produzione di vapore acqueo oltre all'incremento in sospensione di particelle di materiale combusto.” La presenza sul filtro di elevate quantità di interferenti derivanti da questo specifico intervento dei Vigili del Fuoco ha determinato difficoltà analitiche che non hanno permesso di effettuare una quantificazione completa ed efficace degli inquinanti oggetto di analisi.

L’Agenzia sulla base delle informazioni disponibili e di alcune ipotesi ha realizzato una mappa per evidenziare le aree di probabile massima ricaduta di una generica sostanza inquinante emessa durante l’incendio del 9 agosto 2020 dell’impianto LOAS.

Aree di probabile impatto

Occorre tuttavia evidenziare che l’esecuzione di un modello di dispersione degli inquinanti in atmosfera (attività ad elevata complessità e che necessita di un significativo impegno di risorse e di informazioni inerenti all’evento) assume significatività e utilità nei casi in cui l’incendio interessi una significativa quantità di materiale ed abbia una durata prolungata nel tempo (in generale maggiore di 24 ore). In tali condizioni (lunga durata temporale e significativa quantità di materiale combusto), infatti la quantità di materiale disperso in atmosfera è tale per cui può essere utile verificare l’eventuale ricaduta al suolo di inquinanti e l’estensione delle aree che hanno avuto probabilità di essere coinvolte.

Il caso in esame, non presenta tutte le caratteristiche sopra richiamate, la simulazione e la mappa, che presentano quindi limiti di significatività, sono state comunque realizzate per fornire elementi a supporto delle attività di approfondimento degli effetti dell’incendio da parte dei vari enti.  

Tuttavia si è trattato di una vera e propria bomba ecologica in un territorio martoriato da incuria e malaffare e dalla già compromessa situazione ambientale: i picchi di emissioni di Tetracloro- dibenzo - diossina (Tcdd), associata a idrocarburi policiclici aromatici, hanno di fatto e di gran lunga superato l’incendio doloso della EcoX di Pomezia del 2017.

Ma a noi GRUPPI RICERCA ECOLOGICA non bastano più le indagini giudiziarie postume, anche perchè nessuna sentenza di condanna potrà mai ristorare il territorio, l'ambiente, la salute della gente dai danni causati da questi disastri. Chiediamo quindi una vera prevenzione: ad esempio le azioni previste nel Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC) che di fatto è parte integrante dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, erano idonee? Sono state realizzate e verificate o ci si è limitati a formali adempimenti burocratici?  E questo PMC è stato successivamente valutato con l’autorità competente,  che avrebbe dovuto acquisire il parere di ARPA (art. 11 c. 3 D. Lgs 59/2005) con lo scopo di chiarire quali sono gli aspetti ambientali che necessitano di monitoraggio e controllo da parte del gestore dell’impianto?

Sono aspetti che a breve verranno trattati in un apposito approfondimento, perchè nel Lazio si ha la percezione di un'inaccettabile accondiscendenza da parte di istituzioni che qualora accertata sarebbe a tutti gli effetti "complicità morale".

CONTINUATE A SEGUIRCI!!!

giovedì 13 febbraio 2020

Incendio Gemafar Colleferro: i primi dati ARPA sull'inquinamento

In relazione all’incendio che si è verificato sabato 1 febbraio 2020 e che ha coinvolto l’azienda Gemafar di Colleferro, l’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi:


Per quanto riguarda le diossine, non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate.

A causo di un guasto allo strumento, il valore delle diossine relativamente al campione non è ancora disponibile.

Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili, il benzo(a)pirene è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite, pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del campione è superiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.

Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo e di confronto, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).

venerdì 17 gennaio 2020

Biomasse legnose, la pericolosità per la salute

Una ricerca pubblicata sul Lancet, estesa a livello mondiale negli ambienti urbani e rurali, ha stimato in circa 4,2 milioni ogni anno le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico, principalmente a causa del PM2,5. Secondo gli autori, la maggior parte delle morti premature avvengono in Asia (soprattutto in India e Cina) e sono dovute all’inquinamento causato dalla combustione di residui fossili (carbone); tuttavia, vi sono importanti emissioni dannose anche negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto a causa del traffico veicolare, della produzione energetica e industriale e delle attività agricole.
 
A settembre 2019, il dott. Ugo Corrieri, Coordinatore di ISDE-Medici per l'Ambiente per il Centro Italia, ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Epidemiologia e Prevenzione lo studio "Le biomasse legnose non sono vere energie rinnovabili e il loro uso causa gravi effetti sulla salute": basandosi essenzialmente su dati ufficiali forniti dall’Agenzia ambientale europea (EEA), dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dal Gestore servizi energetici (GSE, società integralmente controllata dal Ministero italiano dell’economia), lo studio ha inteso mostrare come in Italia sia grande l’impatto sulla salute della popolazione dovuto alle emissioni di PM2,5 da parte della combustione di tutte le biomasse legnose, e come una parte non trascurabile di questo impatto sia dovuta alle centrali a biomasse incentivate con denaro pubblico per la produzione di energia elettrica. Si analizzano, inoltre, altri problemi che le biomasse causano all’ambiente e alla salute umana.

Ringraziamo il dott. Ugo Corrieri per averci inviato il seguente prezioso stralcio del suo studio (che ci sentiamo di condividere in toto), autorizzandoci alla divulgazione dello stesso:


1) le Biomasse sono gravemente climalteranti: per ogni kW ora di elettricità prodotta con biomasse legnose viene emessa 1,5 volte la CO2 emessa col carbone e 3 volte la CO2 emessa con gas naturale. Tale CO2 viene emessa in pochi secondi bruciando un albero di 100 anni e occorreranno altri 100 anni perché un nuovo albero (sempre che venga piantato!), crescendo, la assorba. E noi questo tempo non lo abbiamo: proseguendo con questo aumento, tra 100 anni le emissioni di CO2 avranno reso impossibile la vita umana sulla terra. Soprattutto, secondo il rapporto dell’8.10.2018, redatto a Incheon (Corea del Sud) dall’Intergovernmental Panel for Climate Change, IPCC (Gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), frutto di due anni di lavoro di 91 ricercatori di 44 paesi che hanno esaminato 6.000 studi e valutato 42.000 dichiarazioni di colleghi e governi, il riscaldamento globale supererà la soglia di +1,5 gradi nel 2030. Quindi sono disponibili solo pochi anni per invertire la tendenza e per diminuire significativamente le quantità di CO2 emesse in atmosfera non dobbiamo più bruciare combustibili fossili, e in primo luogo le biomasse legnose, che ne emettono più degli altri!
Oltre alle emissioni dirette della combustione, vi sono ulteriori importanti emissioni dovute al taglio e trasporto a distanza delle biomasse.
Infine, gli accordi internazionali prevedono che la biomassa importata per la combustione non venga conteggiata nel bilancio delle emissioni del paese importatore e ciò aggrava notevolmente il bilancio effettivo della CO2 emessa dalle nostre centrali.

2) soprattutto, le biomasse uccidono circa 20.000 italiani ogni anno. Il calcolo è semplice e preciso: l’Agenzia Ambientale Europea-EEA (Air Quality in Europe, Report 2018) attribuisce all’Italia (dati riferiti al 2015) 60600 morti precoci ogni anno per il PM2,5 atmosferico. Secondo ISPRA, circa la metà del PM2,5 è secondario e circa la metà è primario emissivo e sempre secondo ISPRA oltre il 68% del PM2,5 primario emissivo è emesso dalla combustione di tutte le biomasse solide (dalle stufe alle centrali). Le biomasse, quindi, causano con certezza circa 20.000 morti precoci ogni anno. Ci sono poi malattie e morti in più, difficili da stimare come numero, dovute alle emissioni di diossina e furani, mercurio, arsenico, IPA ecc. che vengono emessi bruciando legno. Una parte di queste morti precoci sono dovute alle emissioni di PM2,5 delle centrali a biomasse direttamente incentivate con denaro pubblico dal GSE (causando come minimo circa 1500 morti/anno), ma di fatto tutta la combustione del legno viene incentivata in vari modi (IVA agevolata ecc.) e ciò è assolutamente inammissibile. I dati sono costanti: ad esempio, l’Air Quality in Europe, Report 2019, da poco uscito, certifica una lieve diminuzione, cioè 58600 morti precoci/anno in Italia per PM2,5 (dati riferiti al 2016), ma ISPRA, che è avanti un anno rispetto all’EEA, nel suo “Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera 1990-2017, Informative Inventory Report 2019”, anch’esso da poco uscito, certifica che nel 2017 vi è stato un aumento del PM2,5 emissivo in atmosfera, totalmente dovuto alle emissioni delle biomasse, che sono incrementate del 9,4% ripeto al 2016, e di conseguenza si può prevedere che le morti precoci stimate per il PM2,5, nel prossimo Report EEA che sarà riferito al 2017, nuovamente per l’Italia aumenteranno.
Non è ammissibile che per le pressioni delle “lobby del legno”, cioè di AIEL (le industrie che producono plettes, caldaie, centrali a Biomasse ecc.) e degli Agronomi che traggono lauti guadagni dai progetti di taglio degli alberi, lo Stato Italiano debba incentivare la combustione del legno che uccide, dati alla mano, ogni anno oltre 20.000 suoi cittadini: quando ad esempio l’uso del gas naturale, che produce 2.000 volte meno pm2,5, produrrebbe 2.000 volte meno morti precoci, cioè 10 (dieci) morti/anno anziché ventimila!
Ed è parimenti inammissibile che la Società pubblica partecipata “Ricerca Sistema Energetico, RSE S.p.A.”, in data 25/11/2019 su un dossier concernente “Energia delle Biomasse legnose” possa impunemente sostenere tesi opposte alle concordi evidenze scientifiche affermando a) che le emissioni di CO2 delle biomasse siano “del tutto equivalenti al fotovoltaico (clamoroso falso, come vedasi sopra); b) che le emissioni di particolato siano drasticamente ridotte dai filtri a maniche (è vero l’opposto: ISPRA, nell’Italian Emission Inventory 1990-2017: Informative Inventory Report 2019 riferito alle emissioni 2017, da poco pubblicato, mostra come nel settore M2, composto al 99% dalla combustione di tutte le biomasse legnose, le emissioni di PM2,5 siano aumentate di quasi il 10% rispetto al 2016 e direttamente, sempre ISPRA ha comunicato come il fattore di emissione attuale delle biomasse legnose sia 388 g di PM2,5 per ogni Gj di energia prodotto (312g/Gj le centrali a biomasse), a conferma del fatto, anch’esso scientificamente verificato, che le dimensioni delle polveri sottili emesse dal legno siano dell’ordine della nanoparticelle (diametro dell’elica del DNA), che nessun filtro è in grado di trattenere. Non è possibile che interessi economici debbano portare ad affermazioni false da parte di società partecipate dallo Stato, tacendo inammissibili rischi per la vita delle persone!

3) Senza incentivi, produrre energie da biomasse può essere antieconomico e l’energia utilizzata può addirittura superare l’energia prodotta! Lo dimostrano vari studi che riporto nel mio articolo allegato.

4) Le biomasse comportano rischi di incendi e di infiltrazioni mafiose. Secondo il Procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo e il Capo della Protezione civile regionale calabrese Carlo Tansi (Avvenire.it del 9.8.2017), dietro gli incendi nel Parco della Sila ci sono aziende forestali, che riforniscono di legname le centrali elettriche a biomasse: gli alberi bruciati mantengono un 70% di potere calorico e vengono cippati e bruciati nelle centrali, mentre senza incendi, essendo in un Parco nazionale, nessuno avrebbe potuto toccarli.

5) Le biomasse sono responsabili del taglio generalizzato degli alberi. Stanno causando la distruzione delle nostre foreste e delle alberature delle nostre città. Il consumo italiano di biomasse forestali vergini, secondo GSE (2017), tra elettrico e termico è circa 52 Mton/anno mentre secondo ENEA (2017) disporremo “solo” di 26 Mton/anno di biomasse vergini: la metà! Per mantenere accese le centrali stiamo deforestando e tagliando alberi dappertutto con le più varie motivazioni, ovviamente surrettizie…

6) Cominciamo ad avere anche evidenze scientifiche dirette di danni alla salute: danni respiratori, neurotossici e aumento del rischio cancerogeno sono mostrati nei lavoratori e negli abitanti vicino alle centrali a biomasse da vari studi scientifici, che riporto nel mio articolo allegato.

mercoledì 6 novembre 2019

Incendio zona ASI Frosinone, i dati ARPA

In relazione all’incendio che si è verificato il 2 novembre e che ha coinvolto un capannone industriale nella zona ASI di Frosinone, l’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi.



Per quanto riguarda le diossine non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate.

Il valore del primo campione è inferiore al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano.

Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del primo campione è inferiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.

Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).

lunedì 9 settembre 2019

Monte Stallonara, i dati Arpa sull'incendio

In relazione all’incendio che si è verificato il 20/08/2019 in località Monte Stallonara a Roma, l’ARPA Lazio, in risposta alle diverse segnalazioni di fumi provenienti dal terreno e a seguito di una specifica richiesta di intervento ricevuta dalla Polizia di Roma Capitale Gr. XI “Marconi”, ha installato in via di Monte Stallonara 140H, a circa 300m dall’area interessata, un campionatore per polveri sottili PM10 (Fig.1). 

Fig.1 - area oggetto di monitoraggio
Si tratta dello strumento necessario per verificare la concentrazione di PM10 secondo quanto previsto dal d.lgs. n.155/2010 e per valutare l’eventuale presenza in aria di specifiche sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA), PCB e diossine. Il campionatore è stato avviato il 30/08/2019 alle ore 13 circa.

Vengono di seguito riportate le concentrazioni di particolato PM10 rilevate.
Tutte le concentrazioni trovate sono risultate ampiamente inferiori al limite giornaliero di 50 μg/m3 previsto dalla normativa (d.lgs. n.155/2010). Dopo la determinazione della concentrazione del PM10 i filtri relativi alle giornate del 30 e 31 agosto e quello del 01 settembre sono stati analizzati al fine di determinare la concentrazione media in aria di IPA, PCB e diossine.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi.

Per quanto riguarda le diossine, non esiste un riferimento normativo in aria ambiente, tuttavia le concentrazioni in tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimate pari a circa 0,1 pg/m3 anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiori sono indicazioni per fonti di emissione localizzate (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000). I valori relativi al primo campione sono superiori al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano.
 
Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del primo campione è inferiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.
 
Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3  e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13
dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).
 
I campionamenti sono ancora in corso e i risultati verranno comunicati non appena disponibili.

lunedì 22 luglio 2019

Incendio via Appia Nuova: i primi dati ARPA Lazio

In relazione all’incendio che si è verificato il 16 luglio a via Appia nuova all’altezza del civico 819 e che ha coinvolto un autodemolitore, l’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine. 
Giovedì 18 luglio il personale tecnico dell’ARPA Lazio ha rimosso il campionatore e ha raccolto i campioni che sono stati inviati al laboratorio per le necessarie analisi.
Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi.

Per quanto riguarda le diossine non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate.
Il valore del primo campione (16-17 luglio) è superiore al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano.
Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del I campione è superiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.
Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).

domenica 21 luglio 2019

Incredibile: il Comune di Sacrofano invita ad appiccare fuochi!

Una svista incredibile, quella dell'amministrazione comunale di Sacrofano, in provincia di Roma e territorio sede del Parco di Veio, che sbaglia la locandina per la prevenzione degli incendi e FA OBBLIGO (anziché divieto) di accendere fuochi sull'intero territorio comunale, bruciare stoppie, usare fuochi d'artificio e assumere tutta una serie di comportamenti sbagliati soprattutto nel periodo estivo. 

Noi Gruppi Ricerca Ecologica siamo sconcertati: non sappiamo se è stato un errore del tipografo (ma, in questo Comune, le bozze non le corregge nessuno?), una scarsa conoscenza della lingua italiana o una deliberata scelta (ma questa eventualità è inverosimile, in quanto l'ordinanza 28/2019 parrebbe corretta); ma resta il fatto che la campagna di comunicazione ufficiale del Comune di Sacrofano invita ad assumere atteggiamenti folli rispetto alla salvaguardia dell'ambiente, e teoricamente potrebbe anche generare un vulnus per impugnare l'eventuale sanzionamento di comportamenti scorretti potendo diventare la ciambella di salvataggio per i piromani. Inoltre tale superficialità ha comportato comunque uno spreco di risorse pubbliche

Oltre ad avvisare dell'errore tutte le autorità territoriali preposte in quanto potrebbe addirittura esserci una maggiore rischiosità, ci rivolgiamo al Ministro dell'Ambiente Sergio Costa, al Presidente dell'Area Metropolitana di Roma Capitale ed al Prefetto di Roma per verificare quanto accaduto a Sacrofano e vigilare affinché per il futuro non arrivino più messaggi istituzionali sconsiderati. Inoltre auspichiamo che l'amministrazione di Sacrofano si ravveda ad horas e informi correttamente i propri cittadini.

martedì 16 luglio 2019

Incendio di via del Cappellaccio a Roma: i primi dati ARPA Lazio

In relazione all’incendio che si è verificato l’11 luglio a via del Cappellaccio e che ha coinvolto alcuni capannoni industriali, l’ARPA Lazio ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.

Lunedì 15 luglio il personale tecnico dell’ARPA Lazio ha rimosso il campionatore e ha raccolto i campioni che sono stati inviati al laboratorio per le necessarie analisi.
Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi.



Per quanto riguarda le diossine non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate.

Il valore del primo campione (12 luglio) è superiore al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano.

Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del primo campione è inferiore al valore limite annuale previsto dalla normativa.

Per quanto riguarda i PCB, a titolo informativo, si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2018 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).


venerdì 10 maggio 2019

Discariche rifiuti, la mappa dei Gre va su La7 e TV 2000

Dopo il Messaggero (tornato sull'argomento anche il 27 ed il 28 aprile), Il Fatto Quotidiano, La Stampa, Il Secolo d'Italia, Tabloid, Prima Press, Eco dalle Città, Next Quotidiano, Abitare a Roma, Nel Paese LegaCoop Sociali ed il Corriere Nazionale, anche le emittenti radiofoniche e televisive nazionali stanno dando ampio visibilità alla mappatura dei siti di sversamento rifiuti a Roma Est effettuata dai Gruppi Ricerca Ecologica.

Radio Roma Capitale (emittente in onda il 9 gennaio del 2012 e nata con l'obiettivo di approfondire le tematiche legate al territorio e alle istituzioni di Roma) si è interessata alla mappatura operata dai Gre Lazio in due occasioni, sempre nell'ambito della trasmissione radiofonica "Ma che parlate a fà" con Paolo Cento: la prima tramite un'intervista diretta fatta al Presidente regionale il 22 marzo 2018, la seconda indirettamente in occasione dell'intervista fatta il 29 aprile 2018 a Gabriella Masella (dal minuto 3:30), Presidente del Comitato di Quartiere Colli Aniene con cui i Gre Lazio hanno un'intensa collaborazione da diversi anni proprio sul tema dei rifiuti abbandonati nella periferie e del degrado più in generale.

La trasmissione Coffee Break di La7 con il servizio di Lavinia Bruno (lo spazio mattutino di approfondimento di temi di politica ed attualità condotto da Andrea Pancani) nonché il telegiornale di TV2000 (l'emittente televisiva italiana a diffusione nazionale controllata dalla Conferenza Episcopale Italiana) grazie al servizio di Barbara Masulli hanno dato ampio risalto all'iniziativa dei Gruppi Ricerca Ecologica, che al momento rappresenta la più completa mappatura dei siti inquinati dei Municipi III, IV, V, VI e VII: oltre 120 bombe ambientali, dallo sversamento di calcinacci all’abbandono di elettrodomestici, dallo smaltimento abusivo di amianto all’abbandono di fusti di vernici, fino ad arrivare a vere e proprie discariche abusive


martedì 7 maggio 2019

Rogo via Collatina Vecchia, i primi dati ARPA sull'inquinamento

Incendio tra via Collatina V. e via del Flauto (foto di Roberto Torre)
In relazione all’incendio che si è verificato nella notte tra il 25 e il 26 aprile nell’area lungo via Collatina vecchia trasformata in discarica abusiva, l’ARPA Lazio è arrivata sul posto ad incendio non ancora completamente spento e, nella mattina di venerdì 26 aprile, ha installato a breve distanza dall’area interessata un campionatore ad alto volume, strumento necessario per verificare l’eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e diossine.
 
Lunedì 29 aprile il personale tecnico dell’ARPA Lazio ha rimosso il campionatore e ha raccolto i campioni che sono stati inviati al laboratorio per le necessarie analisi.
 
Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi.


Per quanto riguarda le diossine non esiste un riferimento normativo in aria ambiente. Concentrazioni di tossicità equivalente (TEQ) in ambiente urbano di diossine e furani sono stimati (dati World Health Organization WHO nel documento Guidelines for Europe 2000) pari a circa 0,1 pg/m3, anche se è elevata la variabilità da zona a zona, mentre concentrazioni in aria di 0,3 pg/m3 o superiore sono indicazioni per fonti di emissione localizzate.
 
Il valore del primo campione (26-27 aprile) è certamente influenzato dalle operazioni di spegnimento che inevitabilmente determinano un abbassamento dei fumi. Il valore delle diossine del secondo e terzo campione (27/28 e 28/29 aprile) sono di un ordine di grandezza inferiore al valore di riferimento individuato dall’OMS per l’ambiente urbano.
 
Tra gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) normalmente rilevabili il benzo(a)pirene, è l’unico composto per il quale il d.lgs. n.155/2010 prevede un valore limite pari a 1 ng/m3 come concentrazione media annua. Il valore del primo campione è superiore al valore limite annuale previsto dalla normativa. Il valore del secondo e terzo campione è ampiamente inferiore al valore di riferimento.
 
Per quanto riguarda i PCB a titolo informativo si segnalano i valori dei PCB misurati in prossimità dell’incendio Eco X (Via Pontina Vecchia, Pomezia) nei giorni 05-06 maggio 2017 pari a 394 pg/m3 e quelli rilevati presso l’impianto durante l’incendio del TMB (via Salaria, Roma) nei giorni 11-13 dicembre 2019 (1019, 250, 524, 434, 562 pg/m3).

Comunicato di Arpa Lazio del 6 maggio 2019

lunedì 25 marzo 2019

Rocca Cencia e Salone, due simboli di un approccio da cambiare

Rocca Cencia, fuoco e fiamme dal Tmb di AMA
In una sola serata altri due roghi di vaste proporzioni hanno avvelenato l’aria del già provato quadrante Est: prima l’impianto Tmb di Rocca Cencia, poi il campo rom di via di Salone. In entrambi i casi si sospetta che gli incendi siano stati di origine dolosa. 

Il che avvalora quanto i Gruppi Ricerca Ecologica sostengono da tempo, ovvero che l’approccio alla gestione dei rifiuti ed alle problematiche ambientali vada immediatamente cambiato: «i due episodi rappresentano, infatti, due facce della stessa medaglia – sostengono i Gre Lazio - da un lato quella di un’Amministrazione che tra continui insuccessi si affanna a tentare di trovare una soluzione alle decine di tonnellate che ogni giorno i romani producono ma rifugge dall’unica scelta che possa condurre a qualche successo, ovvero la raccolta differenziata spinta; dall’altra quella dello smaltimento illegale di rifiuti urbani, speciali, pericolosi e tossici, accumulati su un’area di almeno 19 ettari, ovvero 190.000mq, nell’indifferenza più totale delle istituzioni nonostante la mappatura da noi effettuata ed inviata a tutti i livelli e liberamente consultabile da chiunque al seguente link: https://bit.ly/2F41J2Z

«Sono infatti 125 i siti di sversamento da noi censiti - affermano i GRE – tra cui ben 16 discariche abusive, inclusa quella a ridosso del campo rom di via di Salone: ma perché le Istituzioni si ostinano a non voler ripristinare le minime condizioni di salvaguardia della salute e tutela dell’ambiente? Perché si acconsente a far accumulare illegalmente montagne di rifiuti? Quali interessi ci sono? La situazione nel quadrante Est di Roma Capitale non è più sostenibile, ed anche i dati epidemiologici del servizio regionale confermano l’incidenza di patologie gravi e mortali in misura ben superiore alla media della Regione Lazio: adesso chiediamo che ARPA monitori attentamente gli inquinanti diffusi nell’aria da questi due incendi, come fatto nel caso del Tmb Salario o della Eco-X di Pomezia».

I GRE non fanno sconti anche su Rocca Cencia: «quell’impianto è sbagliato e non avrebbe mai dovuto sorgere, rappresentando esclusivamente il sogno visionario di chi forse aveva interesse esclusivamente a far ‘circolare’ i rifiuti in giro per l’Italia a peso d’oro pagato dai romani e dall’Amministrazione Capitolina. Da anni siamo vicini ai comitati di quartiere che denunciano le irregolarità, le emissioni, i misteri di uno stabilimento che tra l’altro è più impenetrabile di una caserma nonostante sia funzionale ad un servizio pubblico così sensibile come la gestione dei rifiuti solidi urbani. Ed adesso siamo vivamente preoccupati perché uno stop di Rocca Cencia potrebbe o far ripiombare la città del caos delle mancate raccolte o riportare sulla scena soluzioni che speravamo fossero state abbandonate da tempo, ovvero il conferimento in discarica».

mercoledì 27 febbraio 2019

ARPA, il report su 4 anni di incendi nel Lazio

La ECO-X di Pomezia, andata a fuoco il 5 maggio 2017
La Terra dei Fuochi è un'espressione che riconduce ad alcuni territori campani martoriati dalle ecomafie con sversamenti di rifiuti tossici e speciali. Tuttavia, in molti ritengono che la situazione di molte zone del Lazio sia assimilabile a quella della Campania, e vorrebbero un'estensione dell'espressione nonchè soprattutto delle misure straordinarie adottate per porvi rimedio anche alla nostra regione. 

Spesso, tuttavia, le fonti di inquinamento principali sono rappresentate da vasti incendi in siti industriali che sprigionano nell'atmosfera sostanze nocive e tossiche. Il monitoraggio ambientale a seguito di un incendio è un’attività che, ovviamente, a causa della tipologia di evento, non può essere programmata. Considerata la varietà di sostanze che possono essere bruciate e le specificità territoriali delle diverse matrici ambientali che possono essere interessate, non è possibile definire a priori un protocollo standard di monitoraggio. Il soggetto deputato ad intervenire in tutti questi casi è l'ARPA Lazio, che dovrà progettare la campagna di misura in base all’evento, ai materiali e alle sostanze interessate dall’incendio, al luogo e alle relative caratteristiche e sensibilità ambientali.

L'ARPA ha appena pubblicato un report con lo scopo di illustrare le attività di monitoraggio ambientale effettuate a seguito dei principali incendi che si sono verificati nella Regione Lazio nel periodo gennaio 2014 - giugno 2017 e che hanno visto l’intervento dell’Agenzia.
Nel report sono riportate informazioni riguardanti le emissioni e trasformazioni chimiche nell’ambiente, le attività analitiche da svolgere durante un incendio, le normative e i valori di riferimento da applicare, la descrizione di cosa è stato fatto per ogni singolo evento, uno studio cumulativo degli eventi, un confronto con i limiti di legge e un approccio all’interazione aria-terreno.

L'elenco degli eventi è drammatico, e riporta alla mente veri e propri disastri ambientali che hanno interessato il nostro territorio:

Anno 2014

  • Impianto di Trattamento Meccanico Biologico “Ecologia Viterbo"- Viterbo
  • Discarica “Lazio Ambiente S.p.A” in località Colle Fagiolara - Colleferro (Rm)
  • Deposito della società “N.I.ECO.”- Roma
  • Impianto di lavorazione compost stoccato “Kyklos” - Aprilia (Lt)
Anno 2015

  • Terminal 3 dell'Aeroporto "Leonardo da Vinci" - Fiumicino (Rm)
  • TMB Salaria della Società “AMA” - Roma
  • Autodemolizioni “Fratelli Colagiacomo" - Segni (Fr)
  • Centro Commerciale Eschilo, ad Axa - Roma

Anno 2016

  • Capannone industriale "Tecnowood" in zona Collatina - Roma
  • Ospedale S. Camillo - Roma
  • Impianto di Trattamento Meccanico Biologico “Pontina Ambiente” - Albano Laziale (Rm)
  • Impianto di lavorazione dell'acciaio dell'azienda “Ori Martin” - Ceprano (Fr)
  • Impianto di trattamento e stoccaggio rifiuti “CITE”- Onano (Vt)
  • Impianto recupero rifiuti plastici “Ternipolimeri" - Cittaducale (Ri)
Anno 2017

  • Discarica abusiva (ex fungaia) di Centocelle- Roma
  • Capannone industriale “Videocon” in disuso - Anagni(Fr)
  • Rotoballe - Anagni (Fr)
  • Impianto di trattamento e stoccaggio rifiuti “ECO-X”- Pomezia (Rm)
  • Impianto di gassificazione Malagrotta - Roma
  • Discarica abusiva di Tor Cervara - Roma
  • Autodemolizioni “Petrini” - Roma
  • Impianto di Trattamento Meccanico Biologico “Ecologia Viterbo" - Viterbo
  • Impianto di trattamento rifiuti “C.S.A.”- Castelforte (Lt)
  • Deposito cassonetti AMA all'altezza di Tor dè Cenci - Roma
  • Impianto rifiuti “Tecnoservizi s.r.l.” - Monterotondo (Rm)
La raccolta e l’analisi dei risultati delle misure effettuate è finalizzata a fornire una base di dati (sono riportati anche incendi in cui ARPA Lazio non ha effettuato campionamenti, ma “solo” supporto ambientale) utile a supportare la valutazione ambientale delle attività di monitoraggio che dovessero essere svolte a seguito di incendi. Indubbiamente, inoltre, il report mostra anche quali sono stati i disastri peggiori: er quanto riguarda le diossine e i furani nel particolato atmosferico, in alcuni casi, quali ad esempio Pomezia, Onano e Segni, si sono rilevate concentrazioni che superano il valore guida dell’OMS, e nei primi due casi (Pomezia e Onano) superano il valore soglia di background urbano (area di colore giallo). I tre incendi hanno avuto in comune un’ampia area bruciata e notevoli quantità di materiale combusto.