Ma leggiamo una delle sentenze...
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lunedì 20 luglio 2020
Rocca di Papa, via i tralicci televisivi abusivi
Il TAR del Lazio, con una serie di sentenze speculari pubblicate la settimana scorsa, ha rigettato tutti i ricorsi presentati contro i provvedimenti del Comune di Rocca di Papa per rimuovere una serie di tralicci abusivi sul Monte Cavo. La Sezione Seconda Quater della giustizia amministrativa sposta pertanto il consolidato orientamento del Consiglio di Stato, in base al quale in un ordinamento costituzionale ove non militano valori “tiranni” l’uno sull'altro, l’interesse all’esercizio del pubblico servizio non si sottrae al dovuto coordinamento con l’altrettanto vitale interesse all'armonico sviluppo del territorio, e alla preservazione di ambiente e paesaggio. Nel ricondurre a legalità l’assetto edilizio, urbanistico e ambientale, perciò, non vi è una incostituzionale compressione della libertà di iniziativa economica, ma piuttosto la necessaria premessa affinché essa sia esercitata in forma compatibile con l’utilità sociale (art. 41 Cost.). Quindi, la circostanza che l’amministrazione non abbia rinvenuto un sito alternativo dal quale irradiare il segnale potrà rilevare ad altri fini, ma non certo elidere l’abusività delle opere.
martedì 5 maggio 2020
Tivoli, scempio di platani

E' inconcepibile che nel 2020 si intervenga sulle alberature stradali in modo così devastante, eppure i volontari del Gre Lazio di Tivoli ci hanno segnalato che i maestosi platani di Villaggio Adriano sono stati appena pericolosamente deturpati.
Ci troviamo esattamente sulla S.P. 51/ab Maremmana Inferiore II che termina a Ponte Lucano: una strada a doppia carreggiata separata da una fascia verde che in alcuni tratti arriva quasi a due metri, pregevolmente alberata con maestosi platani. Una condizione urbanistica ideale, pertanto.
Ed invece decine e decine di platani sono stati potati con un taglio del tutto irrazionale, indefinibile, eseguito tra l'altro in uno momento totalmente sbagliato giacché siamo in piena ripresa vegetativa e nonostante tali alberi abbiano a disposizione lo spazio sufficiente per svilupparsi: sebbene i tagli non arrivino alle biforcazioni, potremmo sicuramente definirla una capitozzatura, una tecnica sbagliata di potatura che numerosi studi scientifici hanno confermato aumentare nel medio e lungo periodo la pericolosità degli alberi, indebolendoli (a causa del maggior rischio di malattie e ad attacchi di parassiti) e rendendoli irrimediabilmente più brutti a causa della distruzione per sempre del loro valore ornamentale.
Purtroppo in Italia la capitozzatura (che in Francia è pesantemente sanzionata) viene spesso eseguita in maniera indiscriminata perché, rispetto a una potatura corretta e mirata, è un intervento facilmente eseguibile, più economico e più veloce. Inoltre non richiede particolari capacità o competenze da parte degli operatori che quindi la preferiscono rispetto ad altri interventi (quali diradamento, taglio di ritorno, rimonda del secco…).
Ma che succede all'albero capitozzato? Dopo il taglio drastico delle branche principali, che come in questo caso ha totalmente eliminato la chioma (ed il rinascente apparato fogliare indispensabile per il nutrimento delle piante con la fotosintesi), l’albero avrà troppo poca energia rispetto a quella di cui necessita e reagirà a questa situazione emettendo rapidamente nuovi rami che, sviluppandosi molto in fretta, andranno a sopperire alla carenza di energia provando a ricreare la chioma persa. Ma quelle che verranno prodotte sono particolari tipi di gemme, chiamate avventizie (che si sviluppano solo in situazioni di stress) e da cui si origineranno velocemente moltissimi rami attaccati all’albero in modo precario e formati da legno debole: l'obiettivo della piante sottoposte a stress è infatti il nutrirsi il prima possibile e non creare una struttura solida, e per questi motivi i rami saranno soggetti a facili rotture in occasione di forti piogge o vento che risulteranno particolarmente pericolose dal momento che le chiome di questi platani si estendono su due carreggiate con intenso traffico veicolare.
Inoltre funghi, alburno e durame potranno entrare nei platani provocando una grossa regressione (tra l'altro sui tagli in esame sembrerebbe non essere nemmeno stato messo l’apposito mastice cicatrizzante) e formando delle cavità che renderanno molto meno sicura l'intera struttura. In aggiunta a tutte queste problematiche potrebbero aversi anche danni irreversibili alla corteccia causati dalle scottature dei tessuti esposte ai raggi solari. Infine le radici morenti determineranno una grossa perdita di sali e acqua ed è per questo che ogni albero capitozzato vivrà molto meno di un albero potato nella maniera corretta.
Ma, allora, cosa è successo a Tivoli? La competenza sulla Maremmana Inferiore, sulla quale si innesta anche il casello autostradale Tivoli sulla A16 e che quindi viene normalmente percorsa anche da migliaia di turisti che si recano ai "super protetti" siti Unesco di Villa Adriana e Villa d'Este nonché al bene FAI di Villa Gregoriana, è del Dipartimento VII- Viabilità e infrastrutture viarie della Città metropolitana di Roma Capitale, l'ente territoriale di area vasta sorto 2015 sul territorio corrispondente a quello della precedente provincia di Roma (che ha sostituito) ed il cui sindaco metropolitano è Virginia Raggi (dal 22 giugno 2016). Più precisamente la gestione della Maremmana Inferiore (che attraversa il territorio dei Comuni di Tivoli, Roma, Gallicano nel Lazio e Zagarolo) è affidata all'Ufficio di direzione "Viabilità zona SUD" - Sezione territoriale 5.
L'8 luglio scorso è scaduta la gara "Lavori di manutenzione ordinaria su strade Provinciali Viabilità Sud – Sezioni 5^ e 6^ - Anno 2019 - CIA VS 181031" per una base di 563 mila euro, successivamente aggiudicata il 19 novembre ad una ditta di Colleferro con un ribasso del 25,652%. Nel computo metrico e in tutti i documenti della gara, tuttavia, relativamente agli interventi sulle alberature è inequivocabilmente previsto che ogni potatura di contenimento avrebbe comunque dovuto essere effettuata sempre secondo il criterio della potatura a tutta cima e del taglio di ritorno: ma cosa significa?
Il termine "tutta cima" sta ad indicare che in nessun ramo potato avrebbe dovuto essere interrotta la "dominanza apicale" esercitata dalla gemma terminale, in quanto dovendo accorciare una branca o un ramo non andava fatta una spuntatura o una speronatura, ma andava asportata la porzione apicale del ramo fino all'inserzione di uno di ordine immediatamente inferiore a quello che tagliato e che a sua volta avrebbe assunto la funzione di cima.
Questa tecnica viene praticata proprio perché se con il taglio viene interrotta la funzione di cima attorno o in prossimità della superficie di taglio, a causa del richiamo di abbondante linfa, si originano da gemme dormienti numerosi rami vigorosi male ancorati e in concorrenza tra loro ed inoltre sempre per la causa citata, la parte inferiore del ramo risulterà indebolita. Pertanto, pur laddove dovesse essere necessario "svettare" la cima per alleggerirla da un'eventuale abbondante vegetazione che potrebbe provocare un incurvamento del ramo con possibilità di rottura, va sempre rispettata l'integrità delle branche principali mantenendo una armonica successione dei vari diametri e quindi, nel complesso, la funzionalità fisiologica e l'aspetto estetico-ornamentale dell'albero.
Sebbene i platani - gli alberi ombrosi per eccellenza magnificati fin dall'antichità - vengano generalmente allevati secondo la forma obbligata del candelabro (e rilevando anche che nel computo metrico non sia stata prevista tale specificità), la validità della potatura a tutta cima a livello fisiologico ed estetico è stata ampiamente verificata dai tecnici del verde. L'intervento operato a Tivoli, invece, ha deturpato e compromesso questi giganti della flora arborea caratterizzati da un notevole sviluppo in altezza e da una chioma folta ed estesa. Seppur la drastica potatura possa aver ridotto tempi e costi, comunque ha generato enormi quantità di materiale da smaltire: e non vorremmo che qualcuno dovesse pensar male per il solo fatto che il legno del platano trova eccellenti impieghi per diverse utilizzazioni (come ad esempio a scopo energetico e per la produzione di contenitori ed imballaggi per frutta e verdure).
Abbiamo pertanto chiesto - come Gre Lazio - spiegazioni urgenti alla Città Metropolitana di Roma Capitale. Vi terremo aggiornati.
martedì 21 aprile 2020
Siccità in arrivo per colpa dell'inverno secco?
C'è preoccupazione per la situazione di sorgenti e bacini imbriferi dell'Italia centrale i quali, seppur non ai livelli del 2017, mostrano segni di sofferenza: ciò è, in estrema sintesi, quanto emerso della riunione di ieri in teleconferenza dell'Osservatorio permanente sugli usi idrici dell'Autorità di Distretto Appennino Centrale, a cui i Gruppi Ricerca Ecologica hanno partecipato con il loro consulente ing. Roberto Iodice.
La causa principale di tale situazione è dovuta alle scarse piogge: ad una scala di aggregazione delle precipitazioni più ampia (SPI3, ovvero l'indice standardizzato di precipitazione nei precedenti tre mesi) si sono registrate anomalie nei mesi di gennaio e febbraio, mentre il mese di marzo è risultato maggiormente nella norma. Tali anomali hanno comportato un deficit tanto sul versante tirrenico quanto su quello adriatico (e maggiormente nelle Marche).
Allargando la scala di aggregazione (SPI6) il segnale di anomalia si attenua sensibilmente, anche per l'elevata piovosità di novembre 2019, ma si evidenzia una zona di anomalia negativa lungo tutta la dorsale carbonatica appenninica. Ad una scala biannuale (SPI24) la condizione di anomalia nelle aree di ricarica delle sorgenti risulta ancora più evidente.
Anche osservando la situazione delle risorse idriche superficiali, ad un livello SPI3 si rilevano forti anomalie, ma anche nel lungo periodo (SPI24) si rilevano anomalie che potrebbero impattare finanche sulle sorgenti più resilienti.
E' altresì emerso che, in vista dell'estate, elementi elementi di previsione da tenere in considerazione sono anche una possibile minore pressione aree costiere ed una maggiore pressione aree urbane. Il fabbisogno idrico delle Regioni va infatti esaminato anche alla luce dell'emergenza COVID-19: in alcuni casi si potranno registrare aumenti di consumi, in altri minori seppur compensati con l'interruzione di attività commerciali e industriali.
Vediamo però la situazione regione per regione, riservandoci in coda l'esame della situazione laziale.
In Umbria, territorio particolarmente importante dal punto di vista delle riserve idrica, la portata minima di tutte le sorgenti è ben sotto la media di lungo periodo con tendenza al peggioramento ed addirittura per 4 sorgenti su 5 si hanno segnali di possibile severità idrica (inteso come rapporto tra fabbisogno e portata minima prevista, calcolato utilizzando il metodo SAI - Spring Anomaly Index elaborato da ISPRA-IRSA). La situazione delle piogge a gennaio e febbraio è stata infatti un -70% rispetto alla media: ciò ha comportato, ad esempio, che il lago Trasimeno sia sceso ad uno dei livelli inferiori degli ultimi anni (appena 65 cm sul livello igrometrico). Gli effetti del deficit pluviometrico sono importanti anche sul Lago di Montedoglio (un bacino artificiale in territorio toscano ma cogestito con l'Umbria, che sbarra il fiume Tevere regolandone il flusso) che registra un deficit di 20 milioni di metri cubi e da giugno tutte le sorgenti appenniniche potrebbero essere al minimo. Nè le piogge di marzo hanno comportano alcun recupero nei livelli piezometrici acquiferi.
Anche nelle Marche la situazione piovosità è inferiore alla media: il periodo siccitoso estivo si è esteso all'autunno inoltrato e l'apporto della ricarica nivale invernale è stato meno significativo. L'AATO 5 registra una severità elevata (tra l'altro la portata della sorgente Rocca di Montemonaco si è ridotta sensibilmente dopo il sisma del 2017), mentre nel resto del territorio la severità è media tendente al peggioramento. Anche nei cinque invasi, il livello della portata disponibile si avvicina ai livelli di portata minima del periodo 2016 - 2019. I gestori hanno pertanto previsto importanti interventi per migliorare le interconnessioni reti/sorgenti/impianti anche in base al fabbisogno idrico e completare l'anello dei Sibillini.
Anche in Abruzzo si registrano criticità, tra cui quella rete idrica nella Piana del Cavaliere (nella Marsica ma che serve anche 9 comuni della Regione Lazio) e la quale è in corso di potenziamento con la realizzazione di un pozzo idropotabile. Analogamente occorrerebbero nuovi pozzi anche tra Oricola e Carsoli, nonché a Capistrello. Per fortuna, quelle abruzzesi sono sorgenti molto sensibili a piogge improvvise, le quali hanno la capacità di riportare la portata a valori nella media. Preoccupante anche la situazione dell'ambito chietino (in particolare nel vastese) e ancor di più dell'ambito pescarese, dove la criticità per mancata ricarica delle sorgenti per deficit pluviometrico potrebbe portare a distribuzione alternata in caso di persistenza della situazione attuale fino all'estate prossima, con una carenza di 350 litri/secondo (10%): l'ERSI ha pertanto avviato campagne di riduzione delle pressioni, di ricerca delle perdite e di sensibilizzazione sulla popolazione per la riduzione consumi. La giunta regionale presieduta dal presidente Marco Marsilio ha comunque deliberato per risolvere le criticità tramite lo Sblocca Italia, attivando il fondo di garanzia da parte del gestore del servizio idrico integrato (Arera), mentre con la legge regionale 6 aprile 2020 si è fatto fronte fronte all'aumento di morosità dovuta alla pandemia.
E veniamo al Lazio, il tuo territorio è suddiviso in 5 ambiti territoriali ottimali, cioè quell'insieme di Comuni geograficamente vicini ed omogenei tra loro che vengono riforniti dalle stesse fonti e che quindi coincidono, salvo piccole differenze, con le 5 Province della regione. Il dato metereologico omogeneo è che si registra un aumento delle temperature massime e minime stagionali e che il range medio di temperatura tra massima e minima stagionale risulta in aumento nella maggior parte dei casi analizzati in tutte le stagioni.
L'ATO 1 Lazio Nord - Viterbo (gestore della rete di distribuzione è la Talete S.p.a.) registra un deficit pluviometrico significativo nei primi tre mesi del 2020 anche più gravoso del 2017 (anche 60% rispetto alle serie storiche) , seppure l'anno 2019 sia stato abbastanza piovoso. Le criticità afferiscono a problemi di natura strutturale risolvibili nel medio lungo periodo. Inoltre in alcune zone c'è presenza di arsenico e fluoro nelle acque di uso potabile, che tende ad aggravarsi quando le falde sono soggette a prelievi maggiori per soddisfare i fabbisogni idrici.
L'ATO 2 Lazio Centrale - Roma (gestito da ACEA S.p.a. ed includente 112 comuni per un bacino di utenza di circa 4 milioni di cittadini) registra un trend negativo nel periodo gennaio - marzo 2020, anche in questo caso superiore al 2017 (anno dell'ultima crisi idrica): sono in corso interventi strutturali per mitigare tali effetti ed interventi gestionali (bonifica reti e razionalizzazione dei consumi). Nella zona dei Colli Albani, alimentati dagli acquedotti Simbrivio e Doganella che hanno minore resilienza rispetto ai dati pluviometrici, potrebbe esserci sofferenza estiva: sono state pertanto avviate azioni mitigatorie come l'incremento temporaneo delle derivazioni dalle sorgenti Pertuso (come già fatto nel 2017) e l'utilizzo del potabilizzatore di Grottarossa (ulteriori 500 litri / sec di acqua potabile), oltre l'efficentamento rete, la gestione delle pressioni, e le ispezione di rete. Tenendo conto che lo SPI3 rileva il primo trimestre del 2020 come il periodo più secco degli ultimi 40 anni, la situazione sorgente per sorgente è la seguente:
- Simbrivio (portata minima a settembre, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): è una sorgente molto sensibile a siccità che sta attraversando una situazione non favorevole con rischio di criticità (portate intorno ai 70/80 litri sec rispetto ad una media di 150)
- Pertuso (portata minima a settembre, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): le piogge sono state al di sotto del 25° percentile, tuttavia si stima che la portata non arriverà ai limiti inferiori, e pertanto è stata richiesta alla Regione la possibilità di pompare ulteriori 150 litri / sec;
- Acqua Marcia (portata minima a luglio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): novembre è stato un mese favorevole per questa sorgente, con una situazione nella media e addirittura un piccolo surplus e quindi con una previsione di portata minima 3400l/sec
- Peschiera (portata minima a febbraio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): la situazione è buona, ma potrebbero esserci problemi nel 2021 dal momento che il deficit di precipitazioni per raggiungere le condizioni di cumulata media nel periodo è di 633mm;
- Le Capore (portata minima a luglio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): situazione meno buona del Peschiera.
Ricordiamo che le sorgenti Peschiera e Le Capore, pure essendo ubicate nel territorio dell’ATO 3, sono risorse idriche utilizzate in misura preponderante dagli utenti dell’ATO 2, Nonostante ciò, è comunque prevista su Roma una moderata criticità nel periodo estivo qualora dovesse continuare a non piovere, con necessità di ricorrere all'impianto di potabilizzazione di Grottarossa (di cui si sta progettando un ampliamento per ulteriori 3.000 l/sec e la realizzazione di un impianto dissalatore).
L'ATO 3 Lazio Centrale – Rieti (l'unica per la quale ancora non è stato individuato il Gestore Unico pur prevedendo che l’affidamento del S.I.I. avrà luogo, includente 74 Comuni della provincia di Rieti e 8 in provincia di Roma) non presenta particolari criticità eccetto problemi strutturali legati alla vetustà degli impianti.
L'ATO 4 Lazio Meridionale – Latina (Acqualatina S.p.a. ed includente 38 comuni) è suddiviso in due zone: a nord la zona dei Monti Lepini e nella parte meridionale il Sud Pontino (dove sono site le sorgenti Mazzoccolo e Capodacqua che, nonostante perdite che arrivano fino al 75%, costituiscono i due gruppi sorgivi principali della rete di approvvigionamento idrico dell’area meridionale dell’ATO 4). Tanto la stazione meteorologica Maenza quanto quella Esperia registrano un deficit pluviometrico molto significativo ma al momento non ci sono particolari criticità. Tuttavia qualora la prossima estate si manifestasse un deficit idrico analogo a quello del 2017 soprattutto nel Sud Pontino si renderebbero necessarie misure mitigatorie come la messa in esercizio dell'interconnessione con la rete di Cellole Campania (manca esclusivamente l'attraversamento del fiume Garigliano per una lunghezza di 250 metri da realizzarsi con stringitubo in quanto i lavori sono stati interrotti in una prima fase per indagini archeologiche e successivamente per le difficoltà connesse all'epidemia: l'ultimazione dei lavori, inizialmente prevista per la prima decade di aprile, è stata riprogrammata a inizio giugno) e la captazione del campo pozzi "25 Ponti" a Formia. Tuttavia tale
ultimo sito è oggetto di un forte contenzioso con la comunità locale sin dall'attivazione, nel 2017, del pozzo 1, in quanto dal monitoraggio della qualità dell'acqua prelevata si è rilevato un aumento progressivo dei valori di anioni e cationi confermati a luglio 2018 da uno studio del prof. Sappa della Facoltà di Ingegneria Civile dell'Università La Sapienza in cui veniva riportato un valore di CI/HCO3 (cloruro/bicarbonato) "leggermente affetto" indicando una potenziale intrusione salina nel caso in cui l'emungimento di acqua dovesse prolungarsi per maggiori intervalli di tempo. Ulteriori approfondimenti sull'origine dall'acqua emunta dai pozzi ha comunque escluso il cuneo salino e accertato che trattasi di acqua di falda profondo. Inoltre, oltre al problema della salinità, il pozzo 3 ha rilevando anche problemi microbiologici che potrebbero rendere l'acqua non potabile
L'ATO 5 Lazio Meridionale - Frosinone (anch'esso gestito da Acea ed includente 86 Comuni della provincia di Frosinone) vede una situazione abbastanza negativa nelle 5 sorgenti di maggiore rilevanza per l'approvigionamento idrico e se il deficit pluviometrico verrà confermato nel periodo primaverile potrebbero esserci criticità nel prossimo periodo estivo 2020. Ad oggi non ci sono particolari problematiche di disponibilità, ma solo problematiche strutturali risolvibili nel medio lungo periodo. La situazione delle tre sorgenti principali è la seguente:
- Posta Fibreno (la più importante in termini di qualità prelevate): il trend molto prossimo alla portata del 2019, ed inoltre il focus sul periodo considerato critico (ovvero quello estivo) mostra che la portata emunta per il 2020 sarà comunque migliorativa (grazie anche a regolazioni in diminuzione apportate alla fonte);
- Carpello: la previsione per l'estate è una riduzione della portata, anche in virtù dei dati registrati nel primo trimestre dell'anno corrente;
- Capo d'acqua di Castrocielo: ad esclusione del 2018 (che evidentemente ha risentito del regime pluviometrico del 2017) i successivi trend sono migliorati anno in anno e tale andamento positivo si prevede anche quest'anno.
Passando alle fonti "minori" dell'ATO 5, mentre nel campo pozzi Tufano e San Giorgio a Liri non si rilevano criticità sulle portate, le sorgenti Capofiume, Cippone - Collelungo, Madonna di Canneto registrano riduzioni di portata importanti (fino a -50%) ma sono molto soggette alle piogge primaverili. Anche Capodacqua di Veroli e Val San Pietro registrano leggeri decrementi. Si stima che 1/4 della popolazione servita (circa 130.000 abitanti, quasi totalmente dei Comuni di Alatri e Frosinone) risentirebbe di questa scarsità in mancanza delle azioni di mitigazione programmate dal gestore.
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I lavori dell'Osservatorio permanente sugli usi idrici continueranno a fine maggio, allorquando verrà presentato il censimento delle acque per distretto e per regione (prelievi e consumi). Inoltre in quell'occasione si ritornerà sul piano infrastrutturale nazionale e verrà analizzata la situazione degli utilizzi in agricoltura alla luce dello sviluppo meteorologico.
venerdì 10 aprile 2020
Il piano paesaggistico prevale sempre sui piani comunali
Il Consiglio di Stato ha ulteriormente ribadito il rapporto di primazia dei piani paesaggistici (e di controllo funzionali alla tutela degli interessi di conservazione dell’ambiente e del paesaggio) rispetto agli altri strumenti di governo del territorio.
Tale principio, declinato dalla giurisprudenza di ogni grado [1] sin dall'entrata in vigore della legge Galasso ed espresso da ultimo dall’art.145, comma 3, del d.lgs. n. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), è preordinato ad assicurare una salvaguardia del paesaggio di tipo dinamico che non tenga conto delle eventuali modifiche della pianificazione urbanistica preesistente ma che possa anche prevedere il coordinamento di interventi di miglioramento della situazione anche mediante il recupero di aree degradate ricomprese fra quelle da conservare [2] ed opera anche nei confronti delle disposizioni previste negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale delle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette, né tantomeno sono suscettibili di deroga da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico.
Pertanto i contenuti dei piani paesaggistici sono prevalenti sugli strumenti urbanistici che sono tenuti a conformarvisi: la necessità di coordinamento, tuttavia, fa sì che tale prevalenza non si traduca in una mera imposizione di vincoli e limiti che paralizzino le attività economico-sociali in virtù della tutela paesaggistica ma sia rivolta alla proposizione di progetti e attività di incentivazione e recupero dei valori ambientali, anche ai sensi della Convenzione europea del paesaggio che vede una pianificazione in grado di aggiungere utilità e prospettive di sviluppo.
Ai Comuni tocca la funzione di completare, alla luce delle caratteristiche del territorio, le previsioni conformative dettate dalla Regione, laddove siano limitate a tratteggiare per ampie linee prescrizioni ed indirizzi. Alla Regione, invece, spetta non solo il compito di tipizzare, ma anche individuare in modo puntuale ed inequivoco gli immobili o le aree da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione.
Ma leggiamo la sentenza del Consiglio di Stato.
[1] la Corte Costituzionale ha affermato, nella nota sentenza n. 367/2007, la rilevanza del valore primario e assoluto del paesaggio, in grado, per queste sue proprietà di sovrapporsi e prevalere rispetto alle pianificazioni urbanistiche ed è in siffatta più ampia prospettiva che, dunque, si colloca il principio della gerarchia degli strumenti di pianificazione dei diversi livelli territoriali, espresso dall’art.145 del d.lgs. n. 42 del 2004, che, al tempo stesso, è considerata norma interposta in riferimento all’art.117 Cost. in materia di “conservazione ambientale e paesaggistica” ed esprime un principio fondamentale in materia di “governo del territorio” è valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Tale sentenza richiama nella definizione del paesaggio quale valore “primario” alle sentenze n. 151/1986 e n. 182 e n. 183 del 2006, ed anche “assoluto”, se si tiene presente che il paesaggio indica essenzialmente l’ambiente (sentenza n. 641/1987).
[2] TAR Lazio, sez. I, sent. n. 1270/1989.
giovedì 2 aprile 2020
Roma e ambiente, 5 domande insidiose a... Dario Pulcini
Rifiuti e pulizia delle strade, mobilità ed inquinamento, aree verdi e decoro sono da sempre criticità della Capitale. A cui si sono aggiunti i grandi problemi mondiali e la presa di consapevolezza della necessità di una maggiore sostenibilità: stili di vita, consumi, produzioni, salute.
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| Dario Pulcini - Assessore all'Ambiente Municipio V di Roma Capitale |
Ma cosa sta cambiando a Roma rispetto a queste sfide vecchie e nuove, a cui si è adesso aggiunta anche l'epidemia da Covid-19? Fin dal 1978 i Gruppi Ricerca Ecologica sono spina nel fianco delle amministrazioni sulle tematiche ambientali, e da oggi avviamo un nuovo confronto a viso aperto con chi questa città la amministra o intende farlo in futuro.
Le prime 5 domande (provocatorie ma, a nostro avviso, stimolanti) le abbiamo rivolte a Dario Pulcini, dinamico Assessore all'Ambiente del Municipio V di Roma Capitale. Che ovviamente ringraziamo per la disponibilità.
D. - Il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha lanciato la sfida della campagna #ricicloincasa (a cui ha aderito anche la nostra associazione GRE LAZIO), provando a cogliere l'occasione del restare a casa per provare a cambiare atteggiamento verso i consumi e superare la logica dell'usa e getta. Ma i romani hanno notato che in questo periodo la città è particolarmente pulita e la raccolta dei rifiuti estremamente efficiente. Come è stato possibile questo cambio di rotta? E cosa ci attende sul versante rifiuti, una volta terminata l'emergenza?
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| #ricicloincasa, la campagna social lanciata dal Ministro dell'Ambiente Sergio Costa |
R. - Gli attuali provvedimenti governativi che obbligano a permanere il maggior tempo possibile in casa e la chiusura di molte attività commerciali hanno provocato una diminuzione della produzione dei rifiuti. La riflessione che deve scaturire da questo fatto, che ha come conseguenza una città più pulita, a mio parere deve essere che il problema dei rifiuti è un problema tutto umano (in natura non esistono) e che sono proprio gli esseri umani a doverlo risolvere, innanzitutto producendone il meno possibile. D'altronde nella legislazione europea e in quella italiana, che la recepisce, nel trattamento dei rifiuti il primo punto è prevenire, quindi ridurre la produzione. Poi vengono riuso, riciclo e recupero. Nel 1988 i romani producevano in media 388 kg di rifiuti pro capite annui, oggi quasi 600 kg. Oltre ai costi che implica raccogliere e smaltire tale enorme mole di rifiuti, ci sono costi ambientali e quindi sanitari che sono ben maggiori, soprattutto a medio e lungo termine. Ogni cittadino oggi può approfittare di questa situazione di emergenza per riflettere se vuole lasciare alle generazioni future un pianeta vivibile o invivibile: e questo dipende dalle scelte di consumo che si fanno.
Ha senso comprare 30 grammi di prosciutto in una confezione di 40 grammi di plastica? È così difficile mettere un cestino sul balcone o in giardino in cui conferire i rifiuti organici (che rappresentano il 30% del totale) e produrre del fertilizzante naturale? Bere l’acqua del rubinetto invece che acquistarla in bottiglia di plastica, avendo la fortuna di averla potabile, è un sacrificio così elevato?
Produrre rifiuti non è un diritto, garantire un pianeta vivibile è un obbligo etico e morale. Scelte consapevoli negli acquisti, fatte con attenzione, impegnandosi a conoscere l’impatto ambientale che hanno e gli scarti che producono, sono essenziali per garantire un pianeta vivibile, per permettere alla vita di esistere nel migliore dei modi. Oggi ci sono tante filiere virtuose: dai mercati contadini bio ai gruppi d’acquisto solidale, dai produttori diretti ai mercati rionali, in cui è possibile acquistare riducendo i rifiuti prodotti, l’inquinamento determinato dai trasporti, acquistare prodotti più freschi, coltivati con metodi a basso impatto ambientale di imprese che rispettano i diritti dei lavoratori, mantenendo la la ricchezza nel territorio. L’esempio per capire quest’ultimo fattore è semplice: io produco mele e tu produci pere; io ho bisogno di 10 euro di pere e tu di 10 euro di mele; se io acquisto le tue pere e tu le mie mele tutti e due abbiamo il prodotto che desideriamo e 10 euro in tasca. Il sostegno all'economia locale non può che essere di beneficio per tutti. La prosperità di una comunità dipende dai comportamenti delle persone che la compongono.
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| Sanificazione stradale operata da AMA |
D. ...ed anche le strade della Capitale sono state oggetto di una pulizia "particolare": quali prodotti sono stati spruzzati? In mancanza di evidenze che le superfici calpestabili siano implicate nella trasmissione del CoViD-19, come confermato da Ispra e Iss, non si rischia forse di far inutili danni alla biodiversità nonché agli animali d'affezione?
R. - Ad AMA abbiamo dato indicazioni per scegliere un prodotto per il lavaggio delle strade e la sanificazione dei cassonetti del tutto non nocivo per l’ambiente: la scelta difatti è ricaduta su Micropan, un composto enzimatico e batterico, che facilita la biodegradazione delle sostanze organiche, del tutto naturale, efficace e conforme alle normative.
D. - Non si può affermare con certezza che vi sia un legame tra corovanirus e climate change, ma potrebbe esserci un'interconnessione tra l'inquinamento e la diffusione della pandemia da Covid-19. A Roma la situazione nel quadrante est è da anni particolarmente critica, sia per i roghi tossici sia per le attività industriali: la crisi che stiamo vivendo sarà da stimolo verso scelte maggiormente sostenibili?
R. - L’iterconnessione tra la salute umana e quella dell’ambiente (di cui siamo parte integrante) è ormai accertata da tempo da tutta la comunità scientifica. Un recente report divulgato dal WWF denominato “Pandemie e distruzione degli ecosistemi” dimostra con dati scientifici che la correlazione tra la diffusione di alcune malattie infettive e l’impatto sull'ambiente delle attività umane è indubbio. I cosiddetti roghi tossici nel Municipio, grazie ai nostri numerosi interventi, sono nettamente diminuiti, sia grazie al maggior presidio da parte delle forze dell’ordine in luoghi strategici, sia rimuovendo tonnellate di rifiuti che abbiamo trovato sparsi per tutto il territorio, sia grazie ai nuovi strumenti di controllo, videocamere e fototrappole che abbiamo installato e stiamo installando. Il lavoro non è ancora concluso, ma posso dire che non ci sono più discariche abusive in aree pubbliche, ad esclusione dei rifiuti sotterrati al Parco di Centocelle, a seguito degli interventi di chiusura del 2010 dei due più grandi campi RSC d’Europa, il Casilino 700 e 900. Abbiamo provveduto alla rimozione di tutti i rifiuti in superficie nel 2018. Con ulteriori 500.000 euro fondi stanziati, grazie al lavoro congiunto con la Direzione Rifiuti del Dipartimento Tutela Ambientale, che ha sottoscritto un accordo con il Provveditorato alle Opere Pubbliche, provvederemo anche a togliere quelli interrati. Mi auguro comunque che, a distanza di 10 anni, la magistratura faccia presto luce sulle responsabilità dell’amministrazione e degli organi di governo dell’epoca al riguardo. Come è possibile che nessuno abbia visto nulla, mentre tonnellate di rifiuti venivano interrate? Come è possibile che chi ha visto non abbia denunciato? All'ultima Commissione capitolina congiunta Ambiente e Cultura sul Parco di Centocelle del 17 febbraio 2020 ho chiesto ai due politici presenti, Francesco Figliomeni di FDI, all'epoca consigliere municipale e oggi vice-presidente dell’assemblea capitolina, nonché a Alessandro Moriconi, ex assessore e consigliere municipale, cosa fecero al riguardo: nessuno dei due ha risposto.
Per ciò che concerne invece le produzioni industriali ho chiesto alle autorità competenti i controlli per verificare il rispetto della normativa. Di certo c’è bisogno di un cambiamento di mentalità e culturale, sia nel consumo da parte dei cittadini (che deve divenire uso consapevole) sia da parte delle industrie e delle imprese: per questo ho elaborato il piano d’azione municipale sull'ambiente “Comincio io”, in cui ho inserito le azioni e i comportamenti virtuosi che possiamo adottare, ad ogni livello e per ogni settore della comunità, per la sostenibilità ambientale. Credo vada fatta una riflessione comunque sull'intero sistema economico dominante: la ricerca del profitto e la crescita infinita sono paradigmi di un modello i cui sostenitori considerano fonte di benessere, ma che sono stati smentiti oggettivamente dalla realtà dei fatti che viviamo. Oggi al centro delle scelte politiche a mio parere va messa la qualità della vita e non più la crescita economica. Non può più essere il PIL l’indicatore del benessere di una nazione, di una comunità. Abbiamo tutti gli strumenti tecnologici e scientifici per costruire una società prospera, solidale, equa. Serve una rinnovata volontà determinata da una mentalità nuova, fondata sui concetti di interdipendenza e sostenibilità ambientale, solidarietà e cooperazione. Il riduzionismo e il pensiero convergente dei secoli passati e ancora oggi dominante nella mentalità dei più, è superato, ha dimostrato ampiamente tutti i suoi limiti: oggi serve un approccio sistemico e un pensiero divergente per superare le sfide della nostra epoca ed evolvere come comunità umana. Perché il paradiso qui sulla terra può già esistere, si tratta solo di divenire consapevoli delle scelte corrette da prendere per realizzarlo.
D. - Da quando è iniziata l'emergenza, il Governo ha attuato misure restrittive in tutto il paese: i livelli di smog sembrano essersi attenuati ed anche a Roma è stata evidenziata una riduzione del biossido di azoto, un inquinante legato principalmente agli scarichi degli autoveicoli. Tuttavia, come anche l'Arpa Lazio ha confermato, i valori di Pm10, di Pm2,5 e di anidride solforica (legati più al riscaldamento domestico ed alle attività industriali) non sembrano aver subito riduzioni, ed anzi in alcuni giorni sono in aumento. Quale insegnamento trae, da Amministratore, rispetto al modello di Capitale che immaginate di dover (e poter) realizzare?
R. - Entro l’anno concluderemo i lavori della ciclabile su Via Prenestina, abbiamo aperto la stazione metro C di San Giovanni collegandola quindi alla Metro A. Abbiamo acquistato centinaia di nuovi autobus salvando una società, ATAC, che tutti davano per spacciata. Stiamo insomma investendo nella mobilità sostenibile, come da programma politico. Però i cittadini devono seguirci su questa strada, se vogliamo rapidamente ridurre gli inquinanti prodotti a Roma e migliorare quindi la qualità della vita nella città. Di recente ho chiesto ai cittadini di attenersi ai 20 gradi imposti dalla legge per i riscaldamenti negli uffici, nei negozi e nelle abitazioni, proprio constatando che la diminuzione del traffico veicolare ha ridotto l’inquinamento, ma ancora non a sufficienza.
Ci sono poi anche le condizioni climatiche ovviamente che influiscono, ma la direzione deve essere verso un maggior efficientamento energetico degli edifici e quindi una riduzione dei consumi. Noi stiamo iniziando dall’efficientamento energetico delle scuole e degli edifici pubblici, con progetti a breve, medio e lungo termine proprio per tale ragione. In questi 3 anni abbiamo piantato centinaia di alberi su tutto il territorio, grazie anche ad associazioni e cittadini virtuosi e proseguiremo senza sosta, visto che in pochi decenni abbiamo ridotto il patrimonio arboreo planetario del 50%, passando da 6.000 miliardi di alberi a 3.000. Gli alberi e il verde non hanno una funzione meramente estetica, ma ecosistemica, assorbendo diversi inquinanti e purificando l’aria.
Sto lavorando molto su questo nuovo concetto del verde urbano, con progetti anche innovativi, come “Il Sogno Trasformato” a Parco G. De Chirico, i cui lavori inizieranno a breve, il più grande progetto in Europa con fondi pubblici di riqualificazione del verde ispirato ai principi della permacultura. Continueremo poi con le iniziative culturali legate all'ambiente che abbiamo istituzionalizzato, giunte al quarto anno: la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, FESTAM, il festival sull'ambiente del Municipio V, il più grande festival sull'ecologia mai realizzato a Roma.
D. - Manca poco più di un anno alla fine della sindacatura di Virginia Raggi: a suo avviso, da un punto di vista ambientale quali sono i principali risultati raggiunti (sia a livello di Campidoglio che municipali) e quali i rammarichi per quanto non si è riuscito a fare?
R. - Abbiamo trovato una città in macerie: la frase che ripeto più spesso ai cittadini, ai miei collaboratori e colleghi è “ancora non abbiamo trovato una sola cosa fatta bene nel Municipio”. Perché questa è la realtà. Abbiamo utilizzato buona parte del nostro tempo a risolvere i danni creati nel passato, di una città che non sembra proprio essere stata governata o che comunque è stata governata da una politica che non ha messo al centro la qualità della vita dei cittadini, ma interessi personali o privati e azioni determinate dall'unico obiettivo di accaparrarsi voti. Noi non abbiamo agito così. Abbiamo sistemato il bilancio, approvato per tempo e in ordine, liberando così risorse importanti per gli interventi strutturali sul territorio. Il bilancio municipale, per fare un esempio concreto, è passato da 1 milione di euro di investimenti nel 2016, quindi prima del nostro arrivo, ai 10 milioni del 2020, con un aumento costante anno dopo anno. Solo per il settore ambientale siamo passati da zero euro ad oltre un milione di questo anno. I fondi per la manutenzione ordinaria del verde municipale, che è principalmente verde scolastico, sono passati dai 50.000 euro del 2016 al 620.000 euro di questo anno, con un aumento costante. Abbiamo potenziato l’ufficio del verde municipale, da due dipendenti a sei. Sto facendo effettuare le verifiche di stabilità di tutte le alberature, perché non erano mai state fatte prima, per garantire la sicurezza e la pubblica incolumità.
Non c’era programmazione, pianificazione e su questo ho lavorato. Ora abbiamo una programmazione accurata per il verde, sia per la manutenzione ordinaria che straordinaria. Su quest’ultima partiranno a breve i lavori della gara da 400.000 euro dei fondi 2019, su diverse aree del territorio stabilite con direttiva di giunta e già ho pianificato le aree per la straordinaria del 2020, da 600.000 euro su cui stiamo confrontandoci con la maggioranza. Abbiamo rifinanziato i lavori per il secondo stralcio del Parco di Centocelle, per un importo di 2.400.00 euro, stiamo progettando il polo espositivo mussale, perché possa diventare finalmente un parco archeologico a tutti gli effetti. Non abbiamo rinnovato le licenze alle attività di auto demolizione presenti, prive dei requisiti oggettivi e soggettivi, grazie all'ottimo lavoro svolto congiuntamente con la Direzione Rifiuti del Dipartimento Tutela Ambientale. Partiranno questo anno i lavori di restauro delle rilevanze archeologiche di Villa Gordiani, per un importo di 1.200.000 euro. Abbiamo già abbattuto immobili abusivi anche contenenti amianto nella villa e proseguiremo anche questo anno, per darle il lustro e la dignità che merita.
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| Parco Caduti di Marcinelle dopo la manutenzione |
La riqualificazione del verde, dei parchi, dei giardini, è un nostro obiettivo fondamentale. Abbiamo portato l’illuminazione al Parco Delle Energie e al Parco Biavati e stiamo lavorando per illuminarne altri, sempre con impianti a basso consumo. Partiranno a breve i lavori a Parco De Chirico del progetto “Il Sogno Trasformato”, partiremo con gli orti urbani in questo primo stralcio di lavori, per un importo di 250.000 euro stanziato nel 2019. Abbiamo già finanziato il secondo stralcio di lavori per altri 250.000 euro. Sul fronte rifiuti abbiamo pianificato l’avvio del nuovo modello di raccolta porta a porta tecnologico (primi in Europa tra le capitali) su diverse zone e quartieri, ci auguriamo di poter iniziare questo anno, essendo slittato rispetto alla programmazione che avevamo stabilito. Abbiamo attivato il nuovo modello di raccolta porta a porta per le utenze non domestiche, passando da 1.000 servite a 6.000. Abbiamo inserito anche le strade private aperte al pubblico transito nelle vie in cui devono essere eseguiti i servizi di pulizia da parte di AMA, inspiegabilmente escluse nel contratto 2016-18 che abbiamo ereditato. Consideriamo che il 40% delle strade del Municipio V sono strade private aperte al pubblico transito che non ricevevano alcun servizio di pulizia.
Abbiamo acquisito al patrimonio comunale Parco Prampolini e Parco Casale Rosso, aumentando il verde pubblico: era da oltre dieci anni che i cittadini attendevano l’acquisizione. Abbiamo recuperato l’area verde di Via Anagni, in cui volevano fare l’ennesimo parcheggio interrato, ma erano 13 anni che, con la ditta fallita, non si era fatto nulla. Stiamo realizzando una nuova area verde. Sono intervenuto con l’Ufficio Aree Ludiche del Dipartimento Ambiente per riqualificare, mettere in sicurezza e programmare interventi per tutte le 35 aree ludiche presenti, che erano in condizioni indecorose. Ne stiamo per creare 8 nuove, ne abbiamo già realizzata una nuova con anche il campo sportivo, in collaborazione con il CONI, a Tor Tre Teste. Abbiamo messo a dimora centinaia di alberi e di nuove essenze, nei parchi, nei giardini, nelle aiuole, nelle scuole, anche in collaborazione con cittadini e associazioni. Abbiamo sistemato la maggior parte delle panchine dei parchi e delle strade, centinaia, insieme ai cittadini, agli attivisti del M5S e al Servizio Giardini: abbiamo lavorato anche personalmente insieme ad alcuni consiglieri, Monia Maria Medaglia Vice-presidente della Commissione Cultura, Scuola e Sport, Alessandro Stirpe Presidente della Commissione Cultura, Scuola e Sport, per sistemare le panchine. E proseguiremo anche questo anno, per finire di sistemarle tutte. Abbiamo acquistato 270 nuove panchine in cemento che metteremo nelle aree verdi e sui marciapiedi a breve, 46 bici elettriche che stiamo dando in gestione ad enti del no profit, con regolare bando, per promuovere il territorio attraverso tour culturali, naturalistici, archeologici, enogastronomici tramite la mobilità sostenibile. Abbiamo acquistato come Municipio 170 stalli per le bici nuovi che posizioneremo a breve, oltre a quelli che abbiamo già installato con il Dipartimento. Stiamo per installare i primi apiari pubblici d’Italia a Parco De Chirico, grazie ad un lavoro complesso che abbiamo portato avanti con la Commissione Cultura e con la Commissione Ambiente municipali. E non ci fermeremo solo a quel parco. Grazie al lavoro congiunto con il Presidente Alessandro Stirpe e la vice Monia Maria Medaglia della Commissione Cultura e l’Assessore alle Politiche Culturali Maria Teresa Brunetti abbiamo istituzionalizzato la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile (SEMS), la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, con decine di iniziative e laboratori in tutto il territorio, coinvolgendo imprese, associazioni, scuole e cittadini, questo anno entrambe alla quarta edizione. Abbiamo realizzato il primo festival sull'ambiente del Municipio, FESTAM, il più grande festival sull'ambiente mai realizzato a Roma, con film, presentazioni di libri, concerti, piantumazioni partecipate, progetti di riuso e riciclo, laboratori e molto altro. Questo anno sarà alla sua quarta edizione. Con la Vice Presidente della Commissione Scuola Monia Maria Medaglia abbiamo effettuato sopralluoghi in tutte le 46 scuole comunali, nidi e infanzia, per rilevare le criticità e gli interventi necessari, sia per le aree esterne e a verde, che per gli interni. Grazie a questo lavoro stiamo per installare nuovi giochi nelle scuole che abbiamo già acquistato, con l’utilizzo di colata in gomma anti-trauma, molto più facile da mantenere e che garantisce maggior sicurezza e durata rispetto ad altre soluzioni. Abbiamo già acquistato e installeremo diversi nuovi gazebo nelle scuole e abbiamo già piantato diversi nuovi alberi da frutto, per far sì che le aree esterne diventino sicure e idonee ad attività ecopedagogiche, in collaborazione con le POSES e le educatrici. Sempre nelle scuole stiamo per riqualificare diverse aree verdi con 200.000 euro di fondi per la manutenzione straordinaria 2020, insieme al Centro di Educazione Ambientale del Municipio, inserendo anche nella progettazione anche i giovani del Servizio Civile. Stiamo per realizzare il primo Centro di Cultura e Educazione Ecologica e Ambientale di Roma (CREA), dentro Villa Gordiani, recuperando degli immobili abusivi con coperture in amianto, che stiamo per rimuovere a breve.
Nessun rammarico quindi, il nostro lavoro di 4 anni è stato nettamente superiore sia nella quantità che nella qualità a quello di tutti i nostri predecessori degli ultimi 30 anni messi insieme. E tutto con gare regolari, senza affidamenti diretti o somme urgenze, lavorando anche personalmente con spirito di servizio nei confronti della cittadinanza. Roma e il nostro Municipio stanno inesorabilmente arrivando ad una normalità che non c’era prima. C’è ancora da fare, ma quello che ci hanno chiesto i cittadini, ossia la manutenzione ordinaria e dove necessario straordinaria, la stiamo portando avanti, per ciò che concerne gli spazi verdi e per il settore ambientale, su tutto il territorio, dialogando costantemente con la comunità, con costanza e perseveranza.
venerdì 14 febbraio 2020
Il Monte d'Argento sarà Monumento Naturale
Il Monte d'Argento, ricadente nel territorio del Comune di Minturno in provincia di Latina, diventerà area protetta: lo ha comunicato il Direttore della Direzione Regionale Capitale Naturale, Parchi e Aree Protette del Lazio, rendendo noto che è stato avviato il procedimento per l'istituzione del Momunento Naturale.
A partire dallo scorso 12 febbraio gli interessati possono prendere visione della proposta di Decreto di istituzione con allegata cartografia di perimetrazione e avranno diritto di presentare, entro il termine di trenta giorni consecutivi dalla data di pubblicazione, memorie scritte e/o documenti utili alla predisposizione del provvedimento finale.
La proposta di istituzione del Monumento Naturale "Monte d'Argento" è stata avanzata dal Presidente della Regione Zingaretti il 15 gennaio scorso, e giunge al termine di un iter avviato dal Comune di Minturno durato quasi un anno.
L'area che verrà tutelata ha un'estensione di circa 5 ettari e mezzo, ma nonostante la limitata estensione vi si rinvegno le valenze vegetazionali riconducibili a quelle tipiche della macchia mediterranea (tra le cui specie arboree / arbustive si evidenziano: Quercus ilex, Quercus pubescens, Pistacia terebinthus, Myrtus communis, Rrhamnus alaternus, Rubus ulmifolius, Spartium junceum, Phillyrea agustifolia) nonchè una comunità ornitiva ricca di numerose specie dell'avifauna ed in particolare passeriformi, ma anche piccoli e medi rapaci diurni (tra cui Sylvia atricapilla, Sylvia melanocephala, Cyanistese caeruleus, Turdus merul, Sylvia undata, Serinus serinus, Chloris chloris, Prunella modularis, Cisticola juncidis, Troglodutes troglodutes, Falco tinnunculus, Falco peregrinus, Buteo buteo).
Inoltre, all'interno dell'area che diventerà Munumento Naturale è presente un geosito di rilevanza regionale (denominato "Testimonianze di oscillazioni eustatiche sul Monte d'Argento") nonchè i resti medioevali dell'antico Castrum Argenti ed una torre di avvistamento costiera, detta Torre d'Arienzo, nell'ambito del programma di fortificazione e difesa della costa voluto dai vicerè di Napoli.
La gestione del Monumento Naturale "Monte d'Argento" verrà affidata all'Ente Regionale Riviera di Ulisse, che dovrà altresì promuovere e realizzare interventi educativi e di valorizzazione del sito al fine di favorire la percezione dei valori del paesaggio naturale e culturale conservato e della geodiversità attraverso la fruizione del sistema costituito dagli eleementi del paesaggio rurale, naturale, storico e geologico da parte della cittadinanza, assicurando che gli interventi di valorizzazione vengano progettati ed eseguiti tenendo conto delle risorse ambientali presenti.
mercoledì 12 febbraio 2020
Erosione costiera, la Regione non è sulla strada giusta
La XII Commissione consiliare permanente della Regione Lazio si è riunita in pubblica audizione, il 10 febbraio scorso, sul tema dell'erosione costiare.
In quella sede i nostri rappresentanti hanno avuto modo di evidenziare le criticità, non tanto del fenomeno che sono purtroppo ormai cronache da decenni, ma dell'approccio.
In quella sede i nostri rappresentanti hanno avuto modo di evidenziare le criticità, non tanto del fenomeno che sono purtroppo ormai cronache da decenni, ma dell'approccio.
L’erosione costiera, infatti, deriva
dall’alterazione dei sedimenti per cause naturali o antropiche. Tali cause possono essenzialmente essere le seguenti:
- un ridotto apporto dei sedimenti al mare da parte dei fiumi (sbarramenti fluviali, regimazioni idrauliche, estrazioni di materiali alluvionali)
- l'irrigidimento dei litorali (urbanizzazione della costa, opere portuali e di difesa)
- la scomparsa delle difese naturali costiere (sistemi dunali costieri: ambienti di grande interesse naturalistico ed ecologico specialmente in presenza della macchia mediterranea)
- fenomenio di subsidenza naturale o indotta da estrazioni di fluidi dal sottosuolo (come ad esempio succede in Emilia Romagna).
Soprattutto in occasione di mareggiate,
emerge la maggiore vulnerabilità degli arenili dovuta, nel Lazio, principalmente alle prime tre cause.
Si pensi, ad esempio, che la l'apporto di sedime da parte del Fiume Tevere è circa 1/10 di quanto avveniva un secolo fa, e ciò in conseguenza della realizzazione dei muraglioni (eseguiti in seguito alla piena alta 17 metri che inondò Roma il 28 dicembre 1870) nonchè della diga di Castel Giubileo realizzata nel 1951: tra l'altro l'apporto odierno non è tanto costituito tanto da sabbia quanto da limo, che poco contribuisce al contenimento dell'erosione piuttosto creando problemi di batimetria alla foci.
Parimenti, il litorale laziale è ormai fortemente urbanizzato e cementificato. Attualmente i GRE LAZIO stanno operando una mappatura delle opere rigide di difesa costiera realizzate, ma se si guarda ad esempio al numero di porti, ecco schematizzata la situazione:
Porti medio –
grandi
|
Porti medio -
piccoli
|
Totale
|
|
2012[1]
|
1
|
22
|
23
|
2018[2]
|
1
|
37
|
38
|
Ogni porto significa moli in cemento che modificano le correnti e pertanto impattano anche sui sedimenti. Anche le dune costiere sono ormai ridotte a pochi tratti da proteggere (ad esempio, Palidoro, Passoscuro, Sabaudia, Capocotta, Montalto di Castro), nè è possibile pensare di poter effettuare inutili ripascimenti utilizzando le spiagge in accrescimento site all'interno delle aree protette (come invece qualcuno aveva ipotizzato di fare dopo la realizzazione del molo alla foce del Tevere).
Eppure per anni si è provato a contenere gli effetti dell'erosione ricorrendo ai tradizionali interventi di ingegneria marittima, distinguibili in funzione del loro
impatto sull’ambiente in:
1) interventi di forte impatto ambientale (che
possono apportare una stabilizzazione del litorale protetto ma provocano lo
spostamento dell’azione erosiva sui litorali adiacenti, oltre al forte impatto
visivo sul territorio, al favorire l’eutrofizzazione e alla maggiore
pericolosità della balneazione):
- barriere e pennelli frangiflutti a protezione della costa;
- costruzione di moli di diffrazione del moto ondoso;
2) interventi di medio impatto ambientale (effetti
localizzati e di breve durata):
- ripascimento dei tratti costieri in erosione attraverso distribuzione di sedimenti prelevati altrove;
- scarico di inerti granulometricamente compatibili lungo le aste fluviali di alimentazione a mare;
3) interventi di debole impatto ambientale:
- costruzione di moli frangiflutti sommersi;
- ripristino di vegetazione tipica lungo la linea di battigia agente come “trappola” per i sedimenti.
A causa della limitata
conoscenza dei processi di trasporto sedimentario costiero, tuttavia, gli
interventi tradizionali attuati per combattere l’erosione hanno avuto effetti inutili se non addirittura
controproducenti[3]. Ad un certo punto, nel
Lazio, abbandonati gli interventi a forte impatto ambientale, si è
ritenuto preferibile far ricorso a ripascimenti: nonostante il significativo
volume di ripascimento effettuato a intervalli temporali dal 2011, stimato in
6,8 milioni di metri cubi, il problema dell’erosione costiera continua ad interessare ancora
il 24,3% dei 308,8 km di coste. Ed inoltre i tratti a potenziale rischio di erosione sono
il 12,7% della costa laziale, con una media nazionale del 9,9%.
Variazione della linea di costa del Lazio
Superfici
(kmq)
|
Tratti
costieri (km e %)
|
Bilancio
delle superfici (kmq)
|
|||
arretramento
|
avanzamento
|
arretramento
|
avanzamento
|
||
Da 1960 al 1994
|
2,5
|
4,2
|
73,6
(23,8%)
|
109,3
(35,4%)
|
1,7
|
Dal 1994 al 2012
|
0,9
|
1,7
|
74,9
(24,3%)
|
101,4
(32,8%)
|
0,8
|
Dal 1960 al
2012
|
2,4
|
4,9
|
77,3
|
131,4
|
2,5
|
In alcuni tratti la situazione è drammatica: nella zona di Punta Borghese a Nettuno, ad esempio, ci sono tratti dove la spiaggia è totalmente scomparsa e la stessa retrostante falesia è interessata a fenomeni franosi dovuti all'erosione generata dal moto ondoso che stanno compromettendo la via Ardeatina, mentre nel poligono militare è a rischio la stessa polveriera a mara. Come anche, lungo tutto il tratto di costa tra Capo d'Anzio e Tor Caldara. O a Fiumicinno ed Ostia, dove però gli operatori balneari e gli amministratori locali continuano a intravedere la soluzione nella realizzazione delle soffolte, strutture modulari in cemento armato posate e accostate sul fondale marino parallelamente al litorale e a distanza di almeno cento metri da esso allo scopo di dissipare l’energia del moto ondoso, favorire lo scorrimento della sabbia verso la riva e contrastarne il ritorno, in modo da limitare l'erosione delle coste: una soluzione costosa ed effimera, tuttavia, dal momento che l'effetto dissipativo è pressochè nullo quando ci sono le grandi mareggiate che le scavalcano senza alcuna difficoltà, con l'aggravante che l'interruzione del naturale scambio tra il mare e la costa può provocare un grave fenomeno di ristagno dell’acqua e relativo rischio di diffusione di alghe tossiche.
La soluzione innovativa che si sta sperimentando, al momento con risultati soddisfacenti, è il drenaggio delle spiagge con il sistema brevettato danese BMS (beach dewatering system)[4]. In Italia il primo BMS è stato realizzato nel 2000, su commissione della Regione Lazio, ad Ostia, litorale interessato da fenomeni di forte erosione (ca. 5m/anno) dovuta a passati interventi antropici (opere di difesa costiere ovvero pennelli ortogonali, e sistemazione dell’alveo del fiume Tevere con conseguente deficit di trasporto solido). Prima di eseguire i lavori sono state fatte indagini per approfondire le caratteristiche fisiche del luogo. La sperimentazione è stato un vero successo, confermato dall’avanzamento medio della spiaggia emersa di circa 10 m in meno di un anno.
In alcune virtuose realtà locali, invece, si sta implementando un approccio integrato che contempli sia le esigenze degli operatori che la tutela dell'ambiente: oltre a Sabaudia e Terracina, a Ladispoli, ad esempio, per annullare il rischio di infiltrazione di acqua marina nella palude di Torre Flavia si sta intervenedo ricorrendo alla realizzazione di un sabbiodotto indispensabile per il ripascimento morbido che, seppur comporta costi di intervento annuali e non straordinari, consentirebbe un intervento programmato e sostenibile effuato con le tradizionali sabbie ferrose provenienti dai bacini del Sanguinara e del Vaccina e non condivisibili per il ripascimento di altre spiagge.
La Regione, tuttavia, sembrerebbe voler ripartire dal Piano Coste, la cui progettazione dovrebbe essere affidata al prof. Leopoldo Franco della facoltà di Ingegneria per le Tecnologie del Mare dell'Università Roma Tre: da quanto dichiarato dal consulente dell'assessorato, l'arch. Sergio Celestino, il piano dovrebbe procedere all'attualizzazione della linea di costa e la sua scomposizione in unità fisiografiche, necessarie per comprendere i nessi di causa ed effetto degli interventi. Tuttavia non si può non registrare un approccio inspiegabilmente orientato verso l'adozione di soluzioni tradizionali e superate, presumibilmente non adeguatamente attento anche alle istante ambientali per la tutela delle quali sarebbe auspicabile un coinvolgemento dell'ISPRA.
Per questi motivi, pertanto, i Gruppi Ricerca Ecologica hanno fornito alla XII Commissione ed all'Assessorato competente le seguenti indicazioni:
- piena applicazione delle Linee Guida Nazionali per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici elaborate nel 2016 dal MATTM con Regioni e Ispra, in particolare studiando e monitorando le forzanti che contribuiscono al fenomeno dell’erosione costiera nel Lazio e migliorando la resilienza costiera per promuovere la sostenibilità
- sperimentazione in siti a forte erosione del BMS e di altri sistemi innovativi (attenuatori d’onda, barriere in geosacchi), anche coinvolgendo – ove presenti – gli operatori balneari;
- salvaguardia dei litorali liberi da strutture e opere di difesa e conservazione ambienti dunali costieri del Lazio riducendo ulteriormente la pressione antropica;
- estensione ZPS marine per ridurre la pressione sull'habitat marino (i GRE hanno proposto osservazioni in tal senso in occasione della revisione delle perimetrazioni di 16 Z.S.C. marine di cui all’avviso della Direzione Ambiente della Regione Lazio pubblicato il 29/10/2019);
- laddove interventi a forte impatto ambientale non hanno sortito risultati (barriere, pennelli), bisogna valutarne la bonifica ripristinando il flusso di sedimenti che alimenterebbe le spiagge e riducendo al minimo il loro impatto ambientale.
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