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consigli e idee dalla rete news dalle Istituzioni aree protette energie in circolo

venerdì 29 maggio 2020

Biomasse a via Prenestina: tutti contro!


Lunedì 25 maggio si è svolta in forma simultanea e in modalità sincrona, la Conferenza di Servizi convocata dalla Regione Lazio per discutere del Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi dell’art. 27 bis, parte II del D.lgs.152/06 e s.m.i. e D.M.52/2015 relativo al progetto di “impianto per riciclo di biomasse” che la Società proponente – la Soc. Azienda Agricola Salone a.r.l. - intenderebbe realizzare a Roma in Via Prenestina 1280 (Km 13,00).
Più precisamente quello che si vuole realizzare è un impianto di riciclo di 75.000 tonnellate all'anno di biomasse per la produzione di energia elettrica da immettere nella rete nazionale e ammendante compostato di qualità da commercializzare e/o impiegare per la fertilizzazione dei terreni agricoli e del verde annesso al sito.
Alla riunione, coordinata dall'ing. Flaminia Tosini e dell'Arch. Paola Giorgioli dell'Area Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio ed a cui i GRE LAZIO sono intervenuti come auditori insieme al Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona ed al Comitato Raccolta Fondi (CRF) per la Tutela della Salute e dell’Ambiente del VI Municipio di Roma, era ovviamente presente la Società proponente, incredibilmente assistita anche dall'ex assessora capitolina all'Ambiente Paola Muraro che il 12 dicembre 2016 consegnò alla sindaca Virginia Raggi le proprie dimissione in quanto aveva ricevuto un avviso di garanzia e risultava indagata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dal pm Alberto Galanti per presunti reati ambientali legati al periodo in cui era consulente in Ama, l’azienda municipalizzata per l’ambiente.
Sul proponente, che usufruendo di una proroga ha fornito le integrazioni ed i chiarimenti richiesti, è però piombato subito un macigno: l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale che con una nota inviata pochi minuti prima della Conferenza di Servizi ha rilevato che “l’attività di progetto sembrerebbe rientrare nelle attività vietate che comportano pericolo per la risorsa idrica, come indicato al co.4 dell’art.94 del D.lgs.152/2006” ed ha pertanto richiesto ulteriore specifica documentazione tecnica integrativa.
Un parere negativo, quest'ultimo, che pone anche pesanti interrogativi sui pareri di altri 3 Enti: in primis sul parere inviato il 17 marzo da parte dell’Area Vigilanza e Bacini Idrografici della Direzione Regionale Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa Del Suolo (con cui comunicava che “in considerazione che l’area medesima risulta esterna alle aree soggette ai vincoli idraulici imposti dal vigente P.A.I. – Piano di Assetto idrogeologico ed a distanza dal fiume Aniene superiore ai limiti prescritti dal R.D. n.523 del 25.07.1904, questa Direzione Regionale non è tenuta e/o competente al rilascio di pareri in merito.” e pertanto non sarebbe stata coinvolta nel prosieguo dei lavori della conferenza di servizi); poi su quello inviato il 20 marzo dall’Area Tutela del Territorio – Servizio Geologico e Sismico Regionale della Direzione Regionale Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa del Suolo (con cui comunicava la non attinenza del progetto in esame alle tipologie in carico all’Area); ed infine sul parere inviato il 9 aprile dalla Direzione Operazioni Investimenti e Ingegneria della Manutenzione dell’ACEA ATO2 S.p.A. con cui “rilascia parere favorevole vincolato al recepimento delle suddette prescrizioni in fase di redazione del progetto esecutivo, che dovrà essere preventivamente inviato a questa Società per il rilascio del parere definitivo”.
Ancora assente, invece, l'ARPA Lazio sebbene il 23 marzo avesse rappresentato che “al fine di esprimere il parere di competenza (PAUR-AIA), è richiesto che sia prodotta documentazione tecnica che riscontri, in modo univoco ed esaustivo, le criticità evidenziate e che la medesima risulti complessivamente revisionata allo scopo di renderla coerente con le specificazioni fornite nella valutazione”.
L'architetto Maria Luisa Mutschlechner del MIBACT ha sottolineato che le precedenti autorizzazioni erano riferite ad un progetto diverso da questo attualmente proposto in quanto non prevedevano interventi nel suolo e/o sottosuolo, vista la rilevanza delle preesistenze archeologiche del sito, tra cui i resti dell’Acquedotto Vergine, nonché la norma di tutela del "paesaggio agrario di rilevante valore", che prevede una normativa stringente che non sembra possa essere rispettata adeguatamente dal progetto proposto in esame: il contesto presenta il sistema dei Casali e la Tenuta del Cavaliere, che sono sistemi di paesaggio che dovrebbero essere tutelati sia dal punto di vista paesaggistico che dal punto di vista dell’agricoltura storica tradizionale. Gravissimo invece quanto dichiarato dalla Dr.ssa Cristina D’Agostini, per la parte archeologica di competenza, in quanto parrebbe non essere stata ancora coinvolta nel sopralluogo dovuto per l’avvio delle indagini conoscitive preventive nel sito: il Proponente ha però smentito che i lavori sarebbero già iniziati.
La Città Metropolitana di Roma, rappresentata dalla dr.ssa. Maria Zagari, ha preannunciato ulteriori integrazioni in relazione alle emissioni in atmosfera nonchè chiarimenti per il riutilizzo delle acque dal punto di vista industriale (nonché sul trattamento delle acque di prima e seconda pioggia) dal momento che l’area di intervento ricade nella fascia di attenzione dell’acquedotto Vergine, secondo la perimetrazione approvata con DG.R.n. 537/2012 “Individuazione delle aree di salvaguardia degli impianti di captazione dei Colli Albani: Acqua Vergine, Torre Angela, Finocchio, Pantano Borghese. Attuazione della DGR 5817 del 14/12/1999” e sembrerebbe esserci uno scarico idrico sul suolo di competenza della Regione Lazio.
Il Comune di Roma Capitale, Dipartimento di Tutela Ambientale, ha invece trasmesso un parere con esito negativo in quanto il parere della Sovrintendenza Capitolina, di fatto, non è superabile. Analogamente il dott. Massimiliano Cafaro per il SUAP - Attività produttive agricole del Comune di Roma, ha evidenziato che sebbene il progetto dal punto di vista architettonico sia uguale al precedente rilasciato, invece dal punto di vista amministrativo è diverso in quanto la produzione di compost non è prevista né nella NTA del PRG né da parte della norma paesaggistica regionale e che soltanto nel caso della variante urbanistica per gli impianti dei rifiuti potrebbe essere possibile l’attuazione (compresi impianti di compostaggio): a tal proposito ha inoltre suggerito che l’azienda Salone verifichi la possibilità o meno di avvalersi delle attività nella multi imprenditorialità sancita all’art.57 bis della L.R.38/1999.
Il Responsabile Unico per la Regione Lazio, il dott. Fabio Genchi, ha rilevato la mancanza di alcuni pareri regionali per poter esprimere il parere unico regionale ed in particolare: Area V.A.S. dell’Urbanistica regionale, Area Qualità Ambientale, Area Bonifica Siti inquinati, Area Rifiuti, ARPA Lazio e ASL Roma 2 - Dipartimento di Prevenzione (competenza regionale): SIAN, SPRESAL, SISP, Servizi Veterinari, Dipartimento di Epidemiologia del Serv. Sanitario Regionale. Ha inoltre chiesto di chiarire se l’attività di vendita del compostato e la produzione dell’energia siano svolte direttamente dall’azienda agricola o da altro soggetto/gestore. Ai fini della conservazione dei requisiti del produttore agricolo, a livello normativo, ha rilevato la necessità di chiarire l’attività prevalente dell’attuale attività agricola, oppure se l’azienda stessa ha intenzione in futuro di vendere compostato o produrre energia (art.2 bis della L.R.14/2006).
Il Municipio VI delle Torri del Comune di Roma, rappresentato dalla Presidente Katia Ziantoni e dall’Assessore all’Urbanistica Sergio Nicastro, ha rilevato che sussistono le criticità già evidenziate all’interno delle osservazioni presentate, risultando sostanziale che l’impianto autorizzato non è ancora stato realizzato ad oggi, ed il nuovo progetto cambia totalmente i codici CER già autorizzati e cambia la natura progettuale del progetto autorizzato originariamente; per quanto ai codici CER, oltre gli sfalci verdi vengono aggiunti diverse tipologie di fanghi, ed altri CER: il nuovo impianto ha natura industriale, è un impianto di biogas. L’Assessore all’Urbanistica ha altresì ribadito la forzatura della normativa urbanistica vigente del nuovo impianto di natura industriale all’interno di una zona in cui sussistono nuclei abitati ed edifici sensibili, come l’istituto Agrario Sereni, zone edificate e densamente popolate, oltre che la criticità della zona di captazione dell’acqua ad uso potabile.

lunedì 25 maggio 2020

Nuove norme sulle discariche: nasce un coordinamento nazionale

Sulla spinta dell'ennesimo attacco che si è voluto sferrare all'ambiente  con la proposta di modifica (atto di Governo n. 168) del decreto legislativo 36/2003 sulle discariche, motivata dalla presunta attuazione della direttiva discariche 2018/850, è sorto un coordinamento nazionale per l'ambiente, con capofila l'associazione Raggio Verde, a cui hanno aderito i Gre Lazio e di cui fa parte il Forum Ambientalista e numerosi comitati laziali temprati da anni di lotta contro le discariche, come il Comitato Residenti Colleferro, il Comitato Valle Galeria Libera e tutte le associazioni e i comitati che intendono portare avanti una battaglia giusta per l'ambiente.

Obiettivo del Coordinamento Nazionale per l'Ambiente è quello di sensibilizzare i parlamentari e tutte le istituzioni sulla pericolosità della modifica dei criteri costruttivi delle discariche, contenuta nell'allegato 1 dello schema di decreto, laddove si stabilisce l'equivalenza tra barriera geologica naturale e barriera di confinamento artificiale, con ciò violando quanto previsto dalla direttiva 1999/31, non innovata sul punto dalla direttiva 2018/850, che prevede che una barriera geologica naturale impermeabile debba essere sempre presente, quando si costruisce una discarica. Tale presenza, secondo la decisione della Commissione UE 2018/1147, è imprescindibile al fine di rispettare le migliori tecniche disponibili. La direttiva 1999/31 prevede infatti all'allegato I punto 3 la necessità della presenza della barriera geologica naturale, che può essere completata artificialmente e rinforzata ma MAI sostituita con una barriera di confinamento artificiale.

Anche la Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo, nel resoconto di missione a Valladora (Piemonte) in data 11.04.2019, ha raccomandato (punto 3) di non autorizzare discariche in zone prive di barriera geologica naturale.

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente e molti cittadini hanno dunque provveduto a scrivere ai parlamentari. L'iniziativa del Coordinamento Nazionale per l'Ambiente era oltremodo necessaria, atteso che, nella documentazione ufficiale allegata per l'esame dello schema, non vi era alcun riferimento a tale pericolosissima modifica!

Ci auguriamo che i Ministeri, la Conferenza Stato Regioni, le Commissioni Ambiente parlamentari provvedano ad accogliere le richieste di associazioni e cittadini.

Se dovesse passare tale modifica, infatti, verrà violata la direttiva comunitaria 1999/31, il che, oltre a determinare l'avvio di una procedura d'infrazione, avrà pesanti conseguenze sulle condizioni delle acque di falda, sulla catena alimentare e sulla salute dei cittadini.

L'attuale compagine governativa si renderebbe dunque responsabile di futuri scempi ambientali, con tutte le ricadute sulla salute e sull'ambiente.

Il Coordinamento Nazionale per l'Ambiente osserverà l'iter parlamentare riportando ai cittadini l'esito dei loro sforzi. 

domenica 24 maggio 2020

Promuovere il turismo lento e l'accoglienza lungo la Francigena

Nella giornata europea dei Parchi, 
dai GRE LAZIO un appello agli enti gestore delle aree protette attraversate dalla via Francigena:

Alla c.a. 
  • Comune di Acquapendente in qualità di Ente gestore della Riserva Naturale di Monte Rufeno e del Monumento Naturale Bosco del Sasseto
  • Comune di Capranica in qualità di gestore del Monumento Naturale Valloni della via Francigena
  • Ente Monti Cimini - Riserva Naturale Lago di Vico
  • Parco Naturale Regionale dell'Antichissima Città di Sutri
  • Parco Naturale Regionale di Bracciano – Martignano
  • Ente di gestione del Parco naturale regionale Valle del Treja
  • Ente regionale Parco di Veio
  • Ente regionale RomaNatura
  • Parco regionale dell’Appia Antica
  • Ente Parco dei Castelli Romani
  • Comuni di Artena e Cori in qualità di gestori del
  • Monumento naturale del Lago di Giulianello
  • Fondazione Torrecchia Vecchia
  • Compagnia dei Lepini
  • Ente Parco naturale regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi
  • Ente Parco naturale dei Monti Aurunci
  • Ente Parco regionale Riviera di Ulisse
  • Regione Lazio - Direzione Capitale Naturale, Parchi e Aree Protette
  • Provincia di Viterbo
  • Città metropolitana di Roma Capitale
  • Provincia di Latina
  • Cammino Naturale dei Parchi
  • Associazione Europea delle Vie Francigene - AEVF

Roma, 24.05.2020

Oggetto: appello per favorire il “turismo lento” e l’accoglienza lungo la Via Francigena regolarizzando il bivacco nelle aree protette

Spett.le Ente Gestore,
ad oggi la normativa nazionale per poter piantare una tenda e passare la notte sotto le stelle è estremamente confusa e, in base al D. Lgs. 31/3/1998 n. 112, sono le Regioni a potersene occupare direttamente o delegando la regolamentazione ai Comuni e ai Parchi.
Sebbene in molti regolamenti sia esplicitamente vietato il campeggio, non è ben chiaro se in questo divieto sia compreso anche il bivacco.
Ma cosa distingue il bivacco dal campeggio? Il bivacco prevede di piantare una tenda/riparo esclusivamente dal tramonto all’alba: questo perché un riparo costituisce, il più delle volte, un fattore fondamentale per la sopravvivenza.
Una ricerca effettuata da smokymountains.com su centinaia di sopravvissuti in seguito allo loro scomparsa tra le montagne e i boschi del Nord America, evidenzia che nel 10% dei casi la principale fonte di calore e di aiuto per garantirne sopravvivenza in attesa dei soccorsi sia stata un riparo notturno. Seppur il 10% possa sembrare una piccola percentuale, in valore assoluto si coglie l’importanza del fenomeno.
QUESTO È IL MOMENTO PER REGOLARIZZARE IL BIVACCO
Ancor più in questo eccezionale momento storico in cui viene chiesto di limitare il contatto con un impatto significativo che ricadrà su molte strutture ricettive (immaginate le camerate di ostelli e rifugi), una soluzione per gli amanti della natura, dei trekking e dei cammini, potrebbe essere proprio quella di vivere la loro esperienza pernottando in tenda.
Ci potrebbe esser obiettato che a lungo termine questo potrebbe causare un maggior danno per le strutture già presenti. Noi non crediamo che ciò sia possibile: i pellegrini, i camminatori e gli escursionisti legati alla vita di ostelli e rifugi sono comunque tantissimi e rendere possibile anche il bivacco potrebbe attirare nuovi viaggiatori addirittura incrementando le opportunità per le strutture ricettive di offrire servizi come colazioni, pranzi, cene o la tradizionale birra a fine escursione prima di crogiolarsi in tenda. Esattamente come già accade nei Paesi Scandinavi o in Scozia.
Proprio per questo la concessione del bivacco in particolare nelle aree protette attraversate dalla via Francigena potrebbe consentire alle strutture di diversificare le proprie attività colmando la minore ricettività erogabile a causa del distanziamento sociale con un maggior volume di lavoro nella ristorazione.
I GRE per un rilancio del “turismo lento” e dell’accoglienza!

Gruppi Ricerca Ecologica Lazio

mercoledì 20 maggio 2020

Boschi in area protetta, chi effettua i tagli è sempre responsabile

Non conoscere la normativa statale e regionale in materia di taglio di piante d’alto fusto in area vincolata boschiva, ed il fatto che l'impresa incaricata dell'opera si fosse affidata a un terzo che avrebbe provveduto alla materiale compilazione del modulo, non può escludere la responsabilità per un reato contravvenzionale. 
Infatti, quest’ultimo è punito anche a titolo di colpa e, pertanto, l'impresa avrebbe dovuto compiere tutte le verifiche necessarie per accertare la correttezza e la rispondenza al reale delle indicazioni contenute della dichiarazione e, quale esercente professionale di attività di taglio boschivo, avrebbe dovuto conoscere la relativa normativa. 
Nelle fattispecie contravvenzionali, invero, la buona fede può acquistare giuridica rilevanza solo a condizione che si traduca in mancanza di coscienza dell’illiceità del fatto e derivi da un elemento positivo estraneo all'agente, consistente in una circostanza che induca alla convinzione della liceità del comportamento tenuto, la prova della sussistenza del quale deve essere fornita dall'imputato, unitamente alla dimostrazione di avere compiuto tutto quanto poteva per osservare la norma violata.
Ma leggiamo per intero la sentenza...

martedì 19 maggio 2020

Strategia nazionale forestale, le prime criticità

A seguito del proficuo confronto avvenuto in videocall nella giornata di ieri con la responsabile della Direzione generale dell'economia montana e delle foreste del Mipaaf, la dott.ssa Alessandra Stefani, sono già emerse alcune criticità in vista della consultazione pubblica per la predisposizione della Strategia Forestale Nazionale per il settore forestale e le sue filiere (SFN), prevista all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2018, n.34.

La proposta di SFN, prima di intraprendere il processo istituzionale di approvazione, infatti deve essere  presentata a consultazione pubblica on line per 40 giorni. Il documento sottoposto a questo primo processo di consultazione, è frutto del lavoro tecnico svolto da parte di un gruppo di lavoro interistituzionale e interdisciplinare nominato dal Mipaaf e coordinato dalla Direzione generale dell'economia montana e delle foreste, composto da rappresentanti delle amministrazioni nazionali e regionali competenti, della società civile, del mondo della ricerca e della conoscenza.

L'intento del documento, secondo quanto dichiarato dalla dott.ssa Stefani, è la ricerca di equilibrio tra gli stakeholders che si relazionano nell'ambito del patrimonio forestale, che ha raggiunto una superficie di un terzo del territorio nazionale il 28% del quale è già sottoposto a tutela a diverso titolo: tuttavia, tra questi stakeholders non sono state incluse nè le associazioni di protezione ambientale nè le professioni tecniche, di fatti privando il lavoro di una prospettava indispensabile per evitare squilibri. 

Inoltre è emerso quello che è il vero anello debole della strategia forestale, ovvero l'inventario forestale che al momento non va oltre il 15% della superficie assestata, in quanto soprattutto le Regioni e l'Istat non lo alimenterebbero con i dati di propria competenza. La mancanza di una base di dati affidabile, pertanto, mina l'affidabilità della pianificazione.

Premesso che la SNF non si applica alla gestione forestale nelle aree protette, perplessità sono inoltre emerse in merito alla gerarchia dei vari strumenti di pianificazione: come si colloca, infatti, la SNF rispetto ai piani di assetto delle autorità di bacino? E rispetto ai piani paesistici delle Regioni o dei piani di assetto dei parchi e delle misure di salvaguardia?

Ulteriori criticità sono inoltre rappresentate dal rapporto tra SNF e, ad esempio, i fondi europei utilizzati per la pioppicoltura, che ha portato gravi danni perché impiantata in aree naturali boscate, in zone umide, zone umide, ZPS.

...e non siamo ancora entrati nel merito del documento. 

Biomasse a via Prenestina, nuova Conferenza dei servizi

🔴 A V V I S O 🔴

In Regione Lazio non perdono certo tempo quando si tratta di arrecare danno ai cittadini: il 25 maggio prossimo presso gli uffici della regione è stata infatti convocata la nuova Conferenza dei servizi in merito al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale relativo al progetto di impianto per riciclo di biomasse che un privato vorrebbe realizzare a Roma in Via Prenestina 1280. 


Avremmo auspicato l'archiviazione del progetto per le gravissime lacune progettuali non sanate dai proponenti ma soprattutto perché tra i fattori escludenti la realizzabilità in quello specifico sito ci sono la vicinanza di "siti sensibili" come le scuole (nella fattispecie l'Istituto Tecnico Agrario Emilio Sereni e l'IC Maria Grazia Cutuli) e la preesistenza di nuclei abitativi consolidati (Colle Prenestino e Colle Monfortani) e casa sparse localizzate a meno di 1000 metri: tuttavia alla Regione ciò non pare essere bastato e ha dato il via ad un iter che inevitabilmente condurrà alla carta bollata.




* l'Unione dei Comitati del VI Municipi, il Comitato di Quartiere di Torre Angela, il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona, il Comitato di Quartiere Belvedere, l'Associazione di Quartiere Fontana Candida, il Comitato di Quartiere di Villaggio Breda, il Comitato di Quartiere Torrenova – Tor Vergata, il Comitato di Quartiere di Villaverde, il Comitato di Quartiere di Colle Mattia, il Comitato di Quartiere Colle Prenestino.

venerdì 15 maggio 2020

Strategia Nazionale Forestale, i Gre incontrano il Mipaaf

La Strategia Forestale Nazionale per il settore forestale e le sue filiere (SFN), prevista all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2018 n.34, è la visione di futuro e di sviluppo elaborata dal Mipaaf e che si propone di essere incentrata sulla gestione forestale sostenibile quale valore condiviso e imprescindibile per affrontare le sfide globali del nostro paese e garantire la conservazione, valorizzazione e gestione sostenibile del patrimonio forestale nazionale e lo sviluppo socioeconomico delle Aree interne e montane, del settore e delle sue filiere produttive, ambientali e socio-culturali.

La proposta di SFN, prima di intraprendere il processo istituzionale di approvazione previsto all'articolo 6 comma 1 del decreto legislativo 3 aprile 2018 n.34, viene presentata a consultazione pubblica on line per 40 giorni.

Il documento sottoposto a questo primo processo di consultazione, è stato elaborato da un gruppo di lavoro interistituzionale e interdisciplinare nominato dal Mipaaf e coordinato dalla Direzione generale dell'economia montana e delle foreste, composto da rappresentanti delle amministrazioni nazionali e regionali competenti, della società civile, del mondo della ricerca e della conoscenza.

In tale prospettiva, lunedì prossimo, grazie ad un'iniziativa del WWF Italia, la Dott.sa Alessandra Stefani, Direttore Generale Foreste del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, illustrerà tramite videocall alle associazioni ambientaliste (tra cui anche i Gruppi Ricerca Ecologica) il testo,  ora sottoposto ad osservazioni,  e quindi a fornire eventuali chiarimenti.

Parallelamente, in vista del lancio dell'annunciata consultazione pubblica europea su di una decisa azione legislativa per limitare la deforestazione, generata dai consumi dei cittadini dell’UE, che dovrebbe concretizzarsi il prossimo anno, a livello europeo si va organizzando un’alleanza tra forze accomunate dallo stesso interesse per un'intensa partecipazione dei cittadini. Tale mobilitazione, a cui partecipano anche i GRE, si va sviluppando anche a livello di organizzazioni dei paesi membri dell’UE.

lunedì 11 maggio 2020

Protezione ambientale, partito il corso NEKO2020

I Gruppi Ricerca Ecologica, in qualità di associazione nazionale di protezione ambientale, hanno tra le proprie finalità l'organizzazione della vigilanza.

A causa del lockdown, tuttavia, l'attività di preparazione alla vigilanza rischiava di subire uno stop sine die. 

Tuttavia, la determinazione dei promotori del settore ha indotto, per la prima volta, l'organizzazione di un corso interamente in modalità FAD: la risposta degli iscritti al GRE è stata entusiastica, tant'è che dopo un solo giorno è stato raggiunto il numero di volontari previsto per questo percorso di conoscenza al termine del quale potranno attivamente operare al servizio dell'ambiente nelle rispettive Provincie.

Il tutto ovviamente dopo la nomina del Prefetto ove svolgono le loro funzioni, che dopo aver verificato l'idoneità giuridica dei volontari, gli conferirà la qualifica di Pubblici Ufficiali.

Se sei interessato ad aderire ai Gruppi Ricerca Ecologica e partecipare alle prossime edizioni del corso, scrivici e ti terremo aggiornato.

domenica 10 maggio 2020

Orti urbani: appello alla Sindaca Raggi per la trasparenza e la partecipazione

Horto Urbis - Parco Appia Antica
La proposta “Coltiviamo la città, un orto per quartiere”, presentata da Zappata Romana e sostenuta attivamente anche dai GRE Lazio, è risultato il secondo progetto più votato a Roma nel Bilancio Partecipativo 2019 del Comune di Roma da attuarsi nel 2020, con un budget di 550 mila euro.

Si prospetta che il progetto sia attuato, senza partecipazione dei cittadini e delle realtà territoriali, come mera opera pubblica. 

Zappata Romana auspica invece che vi sia da più parti il sostegno perché il progetto si attui attraverso la partecipazione, trasparenza, valorizzazione delle realtà territoriali, patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione, concezione degli orti come centralità locali, non solo come luoghi di autoproduzione. Ma anche che il progetto sia inserito in una visione di più ampio respiro per la città.

Condividendo pienamente, i GRE LAZIO hanno aderito al seguente appello, ed invitano chiunque lo condividesse a fare altrettanto mandando una email, come singola persona o come associazione, a zappataromana@gmail.com 


Revocato l'epoxiconazolo, prorogata l'alfa-cipermetrina

Dal Ministero della Salute una notizia buona ed una cattiva.

A seguito della scadenza (30 aprile 2020) del periodo di approvazione comunitaria ai sensi del regolamento (UE) 844/2012, i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva epoxiconazole (un fungicida ad ampio spettro introdotto dalla BASF nel 1993, impiegato ad esempio per il controllo della septoriosi e della ruggine ma riconosciuto come disgregatore endocrino e pertanto rappresentante un rischio per la salute umana e l'ambiente) sono stati revocati e la sostanza attiva epoxiconazole è stata iscritta nell'allegato I della direttiva 91/414/CEE del Consiglio relativa all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari.

Le autorizzazioni dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva epoxiconazole (tutti della Basf Italia Spa: OPUS, OPERA, RETENGO PLUS, OPERA NEW, ADEXAR e OSIRIS) sono state pertanto revocate. La commercializzazione, da parte dei titolari delle autorizzazioni dei prodotti fitosanitari dei quantitativi regolarmente prodotti fino al momento della revoca della sostanza attiva epoxiconazole nonché la vendita, da parte dei rivendiori e/o distributori autorizzati dei prodotti fitosanitari revocati, è consentita fino al 30 ottobre 2020.

L’utilizzo dei prodotti fitosanitari a base della sostanza attiva epoxiconazole è consentito fino al 30 ottobre 2021. L’elenco dei prodotti fitosanitari revocati viene allegato al presente comunicato. I titolari delle autorizzazioni di prodotti fitosanitari revocati, contenenti la sostanza attiva in questione, sono tenuti ad adottare ogni iniziativa volta ad informare i rivenditori e gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari medesimi dell’avvenuta revoca e del rispetto dei tempi fissati per lo smaltimento delle relative scorte.

E' stata invece rinnovata l'approvazione della sostanza attiva alpha-cypermethrin come sostanza candidata alla sostituzione (ai sensi del regolamento di esecuzione UE 2019/1690 della Commissione e del regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo all'immissione
sul mercato dei prodotti fitosanitari e che modifica l’allegato del regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 della Commissione) fino al 31 ottobre 2026 alle condizioni riportate nell’allegato I e II del reg. (EU) 2019/1690.

L'alfa cipermetrina è un insetticida piretroide ad ampio spettro altamente attivo, efficace per contatto e ingestione: ampiamente usato nelle colture agricole, nella silvicoltura, nonché nella salute pubblica e degli animali (nomi commerciali comuni sono: FASTAC, CONCORD, FENDONA, RENEGADE), è considerato un grave inquinante dell'acqua. È moderatamente persistente nel suolo ed è noto che persiste anche nell'acqua. È altamente tossico per i mammiferi (soprattutto per i gatti) e riconosciuto come irritante. È relativamente atossico per gli uccelli ma è altamente tossico per la maggior parte degli organismi acquatici e delle api mellifere (nonchè di tutti gli altri prònubi). L'alfa-cipermetrina è inoltre moderatamente tossica per i lombrichi. 

Nell'uomo, in riferimento al quale è classificata come possibile sostanza cancerogena, può causare irritazione alla pelle e agli occhi. I sintomi dell'esposizione cutanea comprendono intorpidimento, formicolio, prurito, sensazione di bruciore, perdita del controllo della vescica, incoordinazione, convulsioni e possibile morte. Come tutti i piretroidi, può influenzare negativamente il sistema nervoso centrale e può causare reazioni allergiche cutanee nell'uomo. Un'esposizione eccessiva può causare nausea, mal di testa, debolezza muscolare, salivazione, respiro corto e convulsioni.


sabato 9 maggio 2020

Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile: scopriamola con Guido Zappavigna

Una magnifica area protetta di quasi tremila ettari nella piana reatina, tra i Comuni di Rieti, Cantalice, Colli sul Velino, Contigliano, Poggio Bustone e Rivodutri: questo è la Riserva naturale regionale dei laghi Lungo e Ripasottile, interessante i residui di un grande lago che anticamente ricopriva gran parte della Piana Reatina, il Lago Velino, bonificato dagli antichi romani aprendo un varco nelle montagne che circondano la pianura e consentendo il deflusso delle acque lacustri con la creazione della cascata delle Marmore. 

L'elevata valenza naturalistica di questo territorio ne fa una delle aree umide più interessanti della regione, "abitata" dalla poiana comune, dalla cornacchia grigia, dal colombaccio, dal germano reale, dal martin pescatore, dalla gallinella d'acqua, dall'airone cinerino, dal tuffetto, dalla folaga. Ma anche da rapaci come il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e lodolaio o lodolaio euroasiatico (Falco subbuteo). E recentemente i guardiaparco hanno finanche avvistato ben 6 esemplari di cicogna bianca europea (Ciconia ciconia) [1].

E siamo orgogliosi che a farci conoscere la Riserva sia direttamente il Commissario dell'ente di gestione, Guido Zappavigna, che a nome dei Gruppi Ricerca Ecologica ringraziamo per la disponibilità.



D. (GRE) - Commissario, da circa 10 anni è alla guida della Riserva Naturale Regionale dei Laghi Lungo e Ripasottile. Qual'è il suo rapporto con il territorio compreso del perimetro di questa magnifica area protetta collocata nella piana reatina?

R. (Zappavigna) - "Oggi posso dire buono e, in alcuni casi, di grande collaborazione. Non è stato facile all'inizio del mio mandato far capire l’importanza dell’interazione tra Istituzioni e singoli, ma soprattutto che il rispetto di alcuni vincoli, a volte percepito come un limite di libertà, in realtà tutela anche i beni e il patrimonio individuale oltre a quello collettivo".

D. - Quali sono le principali azioni di conservazione e valorizzazione che ha svolto in questi anni e in quali condizioni ambientali si trova oggi la Riserva?

Giornata mondiale dell'acqua
R. - "Il mantenimento e potenziamento della stazione ornitologica che studia e raccoglie dati preziosi sulla presenza, sulla nidificazione e sui movimenti migratori dell’avifauna mediante le attività di inanellamento. Abbiamo intrapreso azioni mirate per gestire il problema legato alla presenza di cinghiali all'interno del territorio della Riserva naturale per contenere i danni provocati e con un protocollo operativo per gli abbattimenti selettivi dei cinghiali.
Inoltre per rendere sempre più fruibile l’ambiente e il territorio della riserva abbiamo implementato l'attività di pesca sportiva no kill con le tecniche Mosca e spinning nel tratto del Canale di Santa Susanna che va da Ponte Ristorante La Trota fino al Ponte La Spera e da Ponte La Spera fino a Ponte Promontoro, e, per garantire le esigenze ambientali, abbiamo calmierato il numero degli accessi alle 35 unità giornaliere servendoci dell'app gratuita "HOOKING" che consente anche di consultare il Regolamento e i tratti disponibili: agevolare l’accesso a questa disciplina di pesca sportiva, che ripeto è assolutamente compatibile con l’ambiente e che conserva l’equilibrio di auto-mantenimento delle specie ittiche, significa offrire la piena fruibilità alla pratica in un contesto di assoluto pregio floro-faunistico e fornire un indotto economico alle attività del territorio.
E’ poi costante il nostro impegno nelle attività di educazione ambientale, rivolte alle scuole e alle famiglie. Molti appuntamenti sono ripetuti negli anni in concomitanza con giornate istituite a livello mondiale, e penso ad esempio alla Giornata mondiale dell’Acqua, alla Festa dell’Albero, alla Festa della smielatura o alla stagionalità come per l’Equinozio di primavera in cui si celebra la stagione della rinascita, oppure ancora per la vendemmia così come è vissuta sulle colline della Riserva o alla migrazione autunnale durante la quale i visitatori possono ammirare splendidi falchi pecchiaioli e lodolai. Tutte queste attività, volte a far vivere l’ambiente nel rispetto della natura e dei sui cicli, sono realizzate dal personale dipendente dell’ente di gestione dell’area protetta in collaborazione con strutture, agriturismi e aziende agricole che insistono nella Riserva, questo sempre nella logica di rafforzare il legame tra l’Ente e il territorio.  Molti percorsi educativi prevedono anche laboratori didattici in modo da rendere concreta la teoria di ciò che viene spiegato ai visitatori, le potenzialità della natura, tecniche e conoscenze tramandate nei secoli, patrimonio della cultura contadina della zona, come per il guado e la tintura naturale o per le erbe aromatiche e officinali.
Giornata mondiale dell'acqua
Abbiamo, inoltre, prodotto molte pubblicazioni, anche in collaborazione con l’Università della Tuscia e la Carta Turistica della Riserva Naturale dei laghi Lungo e Ripasottile, in formato digitale sul nostro sito, con indicazioni e riferimenti turistici, culturali e ambientali".

D. - Ok, questi sono gli aspetti positivi della sua esperienza. Ma quali sono le criticità ancora presenti e quali risposte avete in mente?
R. - "Le maggiori criticità risiedono, come detto prima, in una questione di mentalità. Alcuni temono di perdere posizioni erroneamente acquisite negli anni a discapito della salvaguardia dell’ambiente. E nelle lungaggini burocratiche che impediscono di realizzare in tempi brevi tante iniziative per la valorizzazione della Riserva e lo sviluppo economico del territorio".

D. - Non di rado la protezione degli ecosistemi naturali e l'economia del territorio entrano in conflitto: come ha affrontato questo problema?

R. - "Un territorio sano è un territorio dall'economia forte. Per realizzare ciò non è necessario calpestare l’ambiente, né racchiudere l’ambiente in una teca, ma tutt'altro: valorizzare le risorse naturali per incentivare ed incrementare il circuito di visitatori e fruitori delle bellezze della Riserva è la chiave per lo sviluppo economico legato al turismo ambientale. E quindi mettere a sistema i fattori di attrazione ed i servizi di accoglienza porta giovamento a tutti".

D. - Benissimo, un'ultima domanda: ma perché i cittadini dovrebbero venire a visitare la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile e che tipo di esperienza potrebbero fare?

da sx: Gloria Pasquali, Carlo De Falco, Arianna Pezzotti,
Claudio Valentini, Guido Zappavigna
R. - "Ambiente, sport e cultura. Tre ambiti legati tra loro che nella Riserva possono essere vissuti ed approfonditi dai cittadini. Oltre alle iniziative di educazione ambientale di cui ho parlato prima, presso i nostri Centri Visite organizziamo appuntamenti serali di osservazione della Luna e gli animali lunatici come i gufi, civette e lupi. I visitatori possono approcciare al birdwatching anche di rapaci notturni oppure ad attività di monitoraggio del Lupo mediante la tecnica del wolf-howling. All'interno del territorio della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile si trova una delle più famose e suggestive località di volo libero del centro Italia dove si svolgono i campionati italiani di parapendio. I visitatori poi possono praticare Nordic Walking, magari sui sentieri degli aironi, degli svassi e dei cormorani o la pesca sportiva. Spessissimo le nostre proposte ambientali si declinano in iniziative culturali con mostre pittoriche, concorsi fotografici e tanto altro. Infine, la Riserva rientra nella Valle Santa, stiamo per questo valorizzando dei percorsi e sentieri per passe
ggiare sulle orme di Francesco".


...e adesso viaggia virtualmente alla scoperta della meravigliosa Riserva Naturale dei laghi Lungo e Ripasottile con la visione di questi quattro video:

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martedì 5 maggio 2020

Tivoli, scempio di platani


E' inconcepibile che nel 2020 si intervenga sulle alberature stradali in modo così devastante, eppure i volontari del Gre Lazio di Tivoli ci hanno segnalato che i maestosi platani di Villaggio Adriano sono stati appena pericolosamente deturpati.

Ci troviamo esattamente sulla S.P. 51/ab Maremmana Inferiore II che termina a Ponte Lucano: una strada a doppia carreggiata separata da una fascia verde che in alcuni tratti arriva quasi a due metri, pregevolmente alberata con maestosi platani. Una condizione urbanistica ideale, pertanto.

Ed invece decine e decine di platani sono stati potati con un taglio del tutto irrazionale, indefinibile, eseguito tra l'altro in uno momento totalmente sbagliato giacché siamo in piena ripresa vegetativa e nonostante tali alberi abbiano a disposizione lo spazio sufficiente per svilupparsi: sebbene i tagli non arrivino alle biforcazioni, potremmo sicuramente definirla una capitozzatura, una tecnica sbagliata di potatura che numerosi studi scientifici hanno confermato aumentare nel medio e lungo periodo la pericolosità degli alberi, indebolendoli (a causa del maggior rischio di malattie e ad attacchi di parassiti) e rendendoli irrimediabilmente più brutti a causa della distruzione per sempre del loro valore ornamentale.

Purtroppo in Italia la capitozzatura (che in Francia è pesantemente sanzionata) viene spesso eseguita in maniera indiscriminata perché, rispetto a una potatura corretta e mirata, è un intervento facilmente eseguibile, più economico e più veloce. Inoltre non richiede particolari capacità o competenze da parte degli operatori che quindi la preferiscono rispetto ad altri interventi (quali diradamento, taglio di ritorno, rimonda del secco…).

Ma che succede all'albero capitozzato? Dopo il taglio drastico delle branche principali, che come in questo caso ha totalmente eliminato la chioma (ed il rinascente apparato fogliare indispensabile per il nutrimento delle piante  con la fotosintesi), l’albero avrà troppo poca energia rispetto a quella di cui necessita e reagirà a questa situazione emettendo rapidamente nuovi rami che, sviluppandosi molto in fretta, andranno a sopperire alla carenza di energia provando a ricreare la chioma persa. Ma quelle che verranno prodotte sono particolari tipi di gemme, chiamate avventizie (che si sviluppano solo in situazioni di stress) e da cui si origineranno velocemente moltissimi rami attaccati all’albero in modo precario e formati da legno debole: l'obiettivo della piante sottoposte a stress è infatti il nutrirsi il prima possibile e non creare una struttura solida, e per questi motivi i rami saranno soggetti a facili rotture in occasione di forti piogge o vento che risulteranno particolarmente pericolose dal momento che le chiome di questi platani si estendono su due carreggiate con intenso traffico veicolare.

Inoltre funghi, alburno e durame potranno entrare nei platani provocando una grossa regressione (tra l'altro sui tagli in esame sembrerebbe non essere nemmeno stato messo l’apposito mastice cicatrizzante) e formando delle cavità che renderanno molto meno sicura l'intera struttura. In aggiunta a tutte queste problematiche potrebbero aversi anche danni irreversibili alla corteccia causati dalle scottature dei tessuti esposte ai raggi solari. Infine le radici morenti determineranno una grossa perdita di sali e acqua ed è per questo che ogni albero capitozzato vivrà molto meno di un albero potato nella maniera corretta.


Ma, allora, cosa è successo a Tivoli? La competenza sulla Maremmana Inferiore, sulla quale si innesta anche il casello autostradale Tivoli sulla A16 e che quindi viene normalmente percorsa anche da migliaia di turisti che si recano ai "super protetti" siti Unesco di Villa Adriana e Villa d'Este nonché al bene FAI di Villa Gregoriana, è del Dipartimento VII- Viabilità e infrastrutture viarie della Città metropolitana di Roma Capitale, l'ente territoriale di area vasta sorto 2015 sul territorio corrispondente a quello della precedente provincia di Roma (che ha sostituito) ed il cui sindaco metropolitano è Virginia Raggi (dal 22 giugno 2016). Più precisamente la gestione della Maremmana Inferiore (che attraversa il territorio dei Comuni di Tivoli, Roma, Gallicano nel Lazio e  Zagarolo) è affidata all'Ufficio di direzione "Viabilità zona SUD" - Sezione territoriale 5.

L'8 luglio scorso è scaduta la gara "Lavori di manutenzione ordinaria su strade Provinciali Viabilità Sud – Sezioni 5^ e 6^ - Anno 2019 - CIA VS 181031" per una base di 563 mila euro, successivamente aggiudicata il 19 novembre ad una ditta di Colleferro con un ribasso del 25,652%. Nel computo metrico e in tutti i documenti della gara, tuttavia, relativamente agli interventi sulle alberature è inequivocabilmente previsto che ogni potatura di contenimento avrebbe comunque dovuto essere effettuata sempre secondo il criterio della potatura a tutta cima e del taglio di ritorno: ma cosa significa?

Il termine "tutta cima" sta ad indicare che in nessun ramo potato avrebbe dovuto essere interrotta la "dominanza apicale" esercitata dalla gemma terminale, in quanto dovendo accorciare una branca o un ramo non andava fatta una spuntatura o una speronatura, ma andava asportata la porzione apicale del ramo fino all'inserzione di uno di ordine immediatamente inferiore a quello che tagliato e che a sua volta avrebbe assunto la funzione di cima. 

Questa tecnica viene praticata proprio perché se con il taglio viene interrotta la funzione di cima attorno o in prossimità della superficie di taglio, a causa del richiamo di abbondante linfa, si originano da gemme dormienti numerosi rami vigorosi male ancorati e in concorrenza tra loro ed inoltre sempre per la causa citata, la parte inferiore del ramo risulterà indebolita. Pertanto, pur laddove dovesse essere necessario "svettare" la cima per alleggerirla da un'eventuale abbondante vegetazione che potrebbe provocare un incurvamento del ramo con possibilità di rottura, va sempre rispettata l'integrità delle branche principali mantenendo una armonica successione dei vari diametri e quindi, nel complesso, la funzionalità fisiologica e l'aspetto estetico-ornamentale dell'albero.

Sebbene i platani - gli alberi ombrosi per eccellenza magnificati fin dall'antichità - vengano generalmente allevati secondo la forma obbligata del candelabro (e rilevando anche che nel computo metrico non sia stata prevista tale specificità), la validità della potatura a tutta cima a livello fisiologico ed estetico è stata ampiamente verificata dai tecnici del verde. L'intervento operato a Tivoli, invece, ha deturpato e compromesso questi giganti della flora arborea caratterizzati da un notevole sviluppo in altezza e da una chioma folta ed estesa. Seppur la drastica potatura possa aver ridotto tempi e costi, comunque ha generato enormi quantità di materiale da smaltire: e non vorremmo che qualcuno dovesse pensar male per il solo fatto che il legno del platano trova eccellenti impieghi per diverse utilizzazioni (come ad esempio a scopo energetico e per la produzione di contenitori ed imballaggi per frutta e verdure). 

Abbiamo pertanto chiesto - come Gre Lazio - spiegazioni urgenti alla Città Metropolitana di Roma Capitale. Vi terremo aggiornati.



sabato 2 maggio 2020

Acque di balneazione, i limiti dei controlli effettuati dall'ARPA Lazio

In attesa che partano i campionamenti pre-stagionali per il monitoraggio 2020 delle acque di balneazione (attività sospesa anche nel Lazio a seguito di una comunicazione del Ministero della Salute che ha subordinato l'inizio di tali attività all'evolversi della pandemia e alle disposizioni del governo riguardanti le attività ludiche e sportive da svolgere all'aperto), il report 2019 dell'ARPA fa il punto sulla situazione nel Lazio ma fa anche sorgere numerose perplessità sulla completezza degli indicatori che la normativa comunitaria richiede di misurare affinché venga valutata la qualità delle acque ai fini della loro balneabilità.

Le attività di sopralluogo, campionamento ed analisi ai fini del monitoraggio della balneazione vengono condotte ai sensi del Decreto legislativo 116/2008, del Decreto Attuativo Interministeriale del 30 marzo 2010 modificato dal Decreto del Ministero della Salute del 19 aprile 2018 e - nel nostro territorio per il 2019 - del Decreto del Presidente della Regione Lazio del 29 aprile 2019 n. T00105. Ma a monte di tutte queste norme c'è la Direttiva 2006/7/CE, la quale stabilisce disposizioni in materia di:
  • monitoraggio e classificazione della qualità delle acque di balneazione;
  • gestione della qualità delle acque di balneazione;
  • informazione al pubblico in merito alla qualità delle acque di balneazione.

Tale direttiva, recepita dall'Italia con il D.lgs n.116 del 30 maggio 2008, avrebbe dovuto essere finalizzata al raggiungimento, sulla base di standard comuni a tutti i Paesi, di una buona qualità delle acque di balneazione ed un livello di protezione elevato nella Comunità. Si applica a qualsiasi parte di acque superficiali nella quale l'autorità competente prevede che un congruo numero di persone pratichi la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione, né emesso un avviso che sconsiglia permanentemente la balneazione. I controlli devono avvenire almeno ogni 4 settimane durante la stagione balneare, secondo un calendario prestabilito, per un numero minimo di 4 campioni all'anno per punto di prelievo.

Ai fini di sorvegliare e valutare la qualità delle acque di balneazione nonché della loro classificazione, mentre la precedente Direttiva 76/160/CEE dell'8 dicembre 1975 individuava ben 19 parametri di analisi (ma anche una maggiore frequenza di campionamento), la Direttiva 2006/7/CE fissa solo due parametri di analisi ritenuti più specifici come indicatori di contaminazione fecale: l'enterococchi intestinali e l'escherischia coli. Possono inoltre essere presi in considerazione altri parametri, come la presenza di cianobatteri o di microalghe.

Ma quali erano i 19 parametri di valutazione della qualità delle acque marine di balneazione previsti in precedenza? La Direttiva 76/160/CEE prevedeva parametri di analisi microbiologici, fisico - chimici nonché la ricerca di altre sostanze ritenute fonti di inquinamento:

Microbiologici:
  • Coliformi totali 
  • Coliformi fecali 
  • Streptococchi 
  • Salmonelle 
  • Enterovirus PFU / 10 l  

Fisico-chimici:
  • pH
  • Colorazione 
  • Oli minerali 
  • Sostanze tensioattive che reagiscono al blu di metilene 
  • Fenoli ( indici fenoli ) mg/l C2H2OH 
  • Trasparenza m  
  •  Ossigeno % disciolto saturazione O2 
  • Residui bituminosi e materiale galleggiante come legno, plastica, bottiglie, recipienti di vetro, plastica, gomma o di qualsiasi altra materia 
  • Ammoniaca mg/l NH2 
  • Azoto Kjeldahl mg/l N 

Altre sostanze considerate come indici di inquinamento:
  • Antiparassitari mg/l ( paration , HCH , dieldrina ) 
  • Metalli pesanti quali: Arsenico mg/l AS, Cadmio CD, Cromo IV Cr VI, Piombo Pb, Mercurio Hg
  • Cianuri mg/l CN
  • Nitrati e fosfati mg/l NO2 PO2 

Eppure quanta ipocrisia c'era nelle premesse della Direttiva 2006/7/CE: "(14) ... la qualità complessiva delle acque di balneazione è migliorata sensibilmente da quando è entrata in vigore la direttiva 76/160/CEE. Detta direttiva rispecchia, tuttavia, lo stato delle conoscenze e delle esperienze dei primi anni settanta. Da allora le modalità d'uso delle acque sono cambiate, così come sono evolute le conoscenze scientifiche e tecniche. Detta direttiva dovrebbe pertanto essere abrogata". Ma anche laddove si dice: "2. La presente direttiva è finalizzata a preservare, proteggere e migliorare la qualità dell'ambiente e a proteggere la salute umana integrando la direttiva 2000/60/CE" (mentre, invece, la Direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque persegue il raggiungimento del migliore stato ecologico e chimico possibile).

Mentre quindi in passato l'esame delle acque di balneazione era sicuramente più completo, attualmente oltre ai due parametri microbiologici (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) la normativa ne prevede altri, quali la proliferazione di cianobatteri, macro-alghe, fitoplancton, e la presenza di residui bituminosi, vetro, plastica, gomma o altri rifiuti, che non vengono considerati ai fini della classificazione, ma sono tenuti in considerazione in quanto, qualora giungano a rappresentare un rischio per la salute, fanno scattare misure di gestione atte a prevenirne l'esposizione, inclusa un´adeguata informazione ai cittadini.

A nostro avviso, limitare la valutazione della qualità delle acque di balneazione ai risultati di solo due parametri microbiologici e conseguentemente basare solo su di essi la classificazione delle acque (le categorie di qualità sono: scarsa, sufficiente, buona o eccellente) espone i bagnanti e la loro salute a potenziali rischi dovute all'esposizione con gli inquinanti non ricercati, falsa la percezione della qualità reale delle acque ed influisce negativamente sull'adozione di misure di mitigazione dell'inquinamento da parte degli amministratori.

L'Escherichia coli e gli Enterococchi intestinali sono comunque due indicatori di contaminazione fecale di provata rilevanza sanitaria: in genere non causano direttamente disturbi (specificamente di tipo gastro-intestinale), ma sono buoni indicatori della presenza di patogeni (virus, protozoi, batteri) nelle acque. Si tende a ricercare i batteri indicatori anziché i singoli agenti patogeni potenzialmente presenti nell'ambiente a causa del rilevante numero di quest´ultimi, la loro diversa natura e metodi di ricerca più impegnativi che renderebbero molto più lunga e laboriosa la diagnosi di laboratorio. Il loro ritrovamento segnala la presenza di inquinamento fecale di provenienza da reflui umani (scarichi fognari) o da allevamenti di animali riversati direttamente nei fiumi, nei laghi o nelle falde acquifere, o dalle acque di dilavamento del territorio in occasione delle piogge.

Nel Lazio, dal punto di vista microbiologico lo stato di qualità delle aree di balneazione per la stagione 2019 non ha mostrato criticità eccetto alcuni superamenti riconducibili principalmente ad eventi di inquinamento di breve durata (Relazione annuale 2019 dell'ARPA). 

La fioritura di alghe potenzialmente tossiche (ed in particolare di Ostreopsis cf. ovata, dovuta alla presenza in acqua di azoto e fosforo apportati al mare dai fiumi, al ristagno di acqua, o alla mancanza di correnti, o per la costruzioni di pennelli a difesa della costa, o all'aumento di temperatura già da 22-23 °C) è invece stata rilevata, come negli anni precedenti, in tutte le stazioni monitorate lungo la costa laziale, con concentrazioni elevate a Civitavecchia, Santa Marinella e Formia: l'intossicazione di tale alga genera "sindrome influenzali", con irritazione aspecifica sulle mucose respiratorie e congiuntivali e conseguente irritazione congiuntivale, rinorrea (raffreddore), difficoltà respiratorie (tosse, respiro sibilante, broncospasmo con moderata dispnea) e febbre. 

La proliferazione di cianobatteri potenzialmente produttori di tossine è particolarmente elevata e dominante nel lago di Vico (P.. rubescens; L. redekei; Aphanizomenon sp.) e nel lago Albano (P. rubescens; Aphanizomenon sp.; Anabaena sp.), confermata anche dalla presenza periodica di schiume e addensati algali rilevabile anche visivamente, al punto che è stato necessario vietare la balneazione: anche i cianobatteri sono dovuti alla forte presenza nei bacini di azoto e fosforo causati dallo sversamento di detergenti e pesticidi. L'esposizione - in primis per via orale, ma anche cutanea o inalatoria - alle tossine che possono generare (raggruppabili a seconda degli effetti che producono in: epatotossine, citotossine, neurotossine e tossine irratitive) è particolarmente pericolosa per l'uomo e potrebbe dar luogo ad effetti acuti.



venerdì 1 maggio 2020

Pesca della spigola, il Tribunale UE difende le restrizioni

Il Tribunale dell'Unione europea ha approvato le restrizioni imposte dalla normativa europea alla pesca sportiva della spigola, dopo aver respinto il ricorso presentato dall'associazione International Forum for Sustainable Underwater Activities (IFSUA). 

Questa organizzazione senza fini di lucro aveva chiesto l'annullamento delle disposizioni sulla pesca del branzino previste nel regolamento UE del 2018 per aver ritenuto che si applicherebbe anche ai diversi tipi di pesca sportiva che non fanno parte della politica comune della pesca, mentre un divieto totale della pesca di questa specie dovrebbe essere diretto solo alla pesca subacquea. Secondo l'IFSUA, inoltre, le restrizioni metterebbero a repentaglio la sopravvivenza dell'attività, dello sport e dell'industria del settore. 

Il regolamento, in particolare, disciplina la pesca sportiva in due specifiche aree: la prima, in cui è consentita solo la cattura ed il rilascio immediato, comprende le parti centrale e meridionale del Mare del Nord, il Mare d'Irlanda, la Manica, il Mare Celtico e l'Irlanda sud-occidentale. La seconda zona, in cui ciascun pescatore sportivo può pescare fino al massimo di tre spigole al giorno, comprende due zone di pesca nel Golfo di Biscaglia. 

Secondo il Tribunale dell'Unione Europea, l'UE è competente a regolamentare la pesca sportiva della spigola allorquando le norme si riferiscono alla conservazione delle risorse marine: ed in questo caso il regolamento ha cercato proprio di ridurre la mortalità dei branzini per garantire la sostenibilità dello "stock". Un'altra tesi sostenuta dalla IFSUA sarebbe che il regolamento avrebbe violato il principio di uguaglianza, ma la giustizia europea ha affermato che la differenza di trattamento tra la pesca commerciale e la pesca sportiva è legata alla loro rispettiva natura e "risponde agli obiettivi perseguiti nel quadro di politica comune sulla pesca".

Ma leggiamo tutta la sentenza...