Horizontal Popup Menù with Images
consigli e idee dalla rete news dalle Istituzioni aree protette energie in circolo
Visualizzazione post con etichetta fiumi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fiumi. Mostra tutti i post

lunedì 27 settembre 2021

GRE: bird watching nella riserva Tevere - Farfa

Splenda giornata di birdwatching dei GRE Lazio nella Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa, la prima area naturale protetta istituita dalla Regione Lazio nel lontano 1979 a seguito della realizzazione da parte dell’ENEL negli anni ’50 di uno sbarramento che creò una vasta area di terreni inondati, citata per la sua rilevanza internazionale nella Convenzione di Ramsar per la protezione delle aree umide.

I numerosi volontari che hanno partecipato hanno potuto osservare, in questo tratto in cui il fiume Tevere scorre lentamente formando ampie anse e meandri al punto da essere stato soprannominato il “regno dell’acqua”, la ricca presenza d'uccelli di cui pullula l’habitat lacustre.

Oltre agli anatidi come il germano reale, l'alzavola, il fischione e la moretta, nella riserva è possibile osservare lo svasso maggiore, la folaga, il martin pescatore e rapaci come il falco di palude e il falco pescatore.

Il canneto, costituito prevalentemente dalla cannuccia e dalla tifa, è talvolta impreziosito dalla gialla fioritura dell'iris di palude mentre, sui terreni argillosi, troviamo la bardana e l'equiseto tra le radici di salici bianchi e rossi. È questo il regno di moltissimi uccelli come il cannareccione, la cannaiola, il porciglione, la gallinella d'acqua e la nutria, mammifero alloctono d'origine americana naturalizzatosi da alcuni decenni in molte zone umide italiane.

L’ultimo tratto di bosco ripariale dell'intero basso corso del Tevere ospita la garzetta, l'airone bianco maggiore e l'airone cenerino.

La riserva è distante poco più di 30 minuti da Roma, ed il mezzo migliore per raggiungerla è l’auto. Da Roma si possono usare alternativamente la Strada Provinciale Tiberina fino al km 28,100, dove si trova la località Meana (frazione di Nazzano), oppure l’autostrada A1 in direzione Firenze, uscita Fiano Romano, seguendo poi le indicazioni per Nazzano e Torrita Tiberina. Da Rieti, invece, bisognerà percorrere la via Salaria in direzione Roma, uscendo sulla Strada Statale 313 in località Passo Corese. In treno, la stazione più vicina è quella di Poggio Mirteto Scalo.


 

giovedì 12 agosto 2021

Regione Lazio: l’opaca gestione delle concessioni idroelettriche

Il Lazio non fa nulla per contribuire a far uscire l’Italia da una procedura di infrazione comminata dall’Unione Europea per una norma che doveva essere emanata già da ottobre 2020: «In questi giorni la Regione Lazio ha tentato far approvare dalla Commissione Ambiente una proposta di legge urgente – ha affermato Tullio Carbonetti, Presidente dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio - che le avrebbe consente di acquisire tutti i manufatti mobili ed immobili con relative pertinenze degli impianti di produzione di energia idro-elettrica, al fine di poter dare in concessione con maggiore trasparenza le grandi concessioni idriche. Tuttavia, la Commissione Ambiente si è dichiarata incompetente in materia ed ha rinviato la norma alla Commissione Infrastrutture del medesimo Consiglio per un nuovo esame». «L’Unione europea – continua Carbonetti - ha prescritto in varie direttive e leggi, non ultima la “Direttiva habitat”, che gli Stati membri devono avere per l’acqua la massima cura ed attenzione, ma in Italia, e specialmente nel Lazio, alcuni la ritengono solamente un elemento chimico-fisico da sfruttare per i più svariati scopi, principalmente potabile ed idroelettrico, mentre per altri deve essere declinata come ambiente acquatico da cristallizzare. Va invece sottolineato che alcune regioni, come Lombardia e Veneto, hanno legiferato da tempo in materia di tutela del “patrimonio acquatico” e con risultati apprezzabili. Invece, nella Regione Lazio il tema dell’acqua non è stato né discusso né tantomeno legiferato».

La storica associazione ambientalista invita pertanto a porsi alcune domande, anche perché tra gennaio e marzo 2021 nel Lazio si sono verificate ben due inondazioni che hanno visto la città di Atina e la valle del Liri da una parte e la valle reatina dall’altra andare praticamente sott’acqua, con danni, paura e rabbia tra la popolazione: «In primis occorre ricordare – sostiene Carlo De Falco, Presidente nazionale dei GRE - che la concessione idrica prevede obbligatoriamente che venga redatto il cosiddetto disciplinare di concessione, in cui sono disposti gli obblighi che sottendono la concessione a pena di revoca da parte della Regione. Perciò, non si può in alcun modo parlare di eventi imprevedibili, dal momento che siamo di fronte ad anni di incuria da parte sia di chi gestisce le concessioni che della stessa Regione Lazio, in quanto principale responsabile dell’attività di polizia idraulica e di controllo delle concessioni e dei loro manufatti attraverso gli uffici del Genio Civile».

Ma chi conosce queste regole del gioco, o meglio, chi le dovrebbe conoscere, oltre al concedente (Regione) ed al concessionario (società / consorzi di bonifica)? «Anzitutto, i comuni nei cui territori sono stati costruiti i manufatti o, comunque, i cosiddetti enti rivieraschi visto che in caso di eventi calamitosi devono essere messi in condizione di tutelare i cittadini, le imprese ecc. – afferma l’avv. Antonio Cruciani, consulente dei GRE per le concessioni idroelettriche - in secondo luogo, gli attuali Enti di Area Vasta o Province che hanno competenza sui bacini idrografici minori, ma hanno anche compiti di controllo, seppur in maniera ridotta sui concessionari di grandi derivazioni idriche, ed ai quali è destinato un canone di concessione dovuto dal concessionario, ed hanno competenza esclusiva sulla fauna ittica e sul relativo habitat. Ma questi comuni e province conoscono fino in fondo i propri diritti ed i doveri che gli sono stati assegnati dalle leggi»?

Ad esempio, è recente la notizia che la società concessionaria per lo sfruttamento idroelettrico dei laghi del Salto e del Turano, da cui è arrivata l’acqua che ha sommerso parte del territorio reatino tra gennaio e febbraio del 2021, ha ceduto la propria concessione ad Enel: alcuni hanno visto la vendita che, si badi bene, deve essere perfezionata e quindi non è di fatto conclusa, come un’occasione per far partire un vero dialogo tra territorio e società per contemperarne gli interessi, altri come l’ennesima ingiustizia perché nessuno pagherà i danni per quanto accaduto.

Al momento la situazione è la seguente: «La Regione Lazio sta cercando in tutta fretta di far passare una norma in materia di idroelettrico che non tutela in alcun modo l’ambiente inteso come ecosistema acquatico, né il territorio in cui insistono queste concessioni – continua Cruciani - Va anche sottolineato che la norma in approvazione non menziona i manufatti che producono energia elettrica utilizzando i salti delle condotte dell’acqua potabile e lo fanno in barba alla Direttiva comunitaria sul libero mercato dell’energia. Si aggiunga che non esiste alcun richiamo ai poteri di controllo e verifica della corretta conduzione di opere e manufatti di proprietà della regione che verranno dati alle società che faranno affari con l’uso dell’acqua. Inoltre, va detto che i tempi di realizzazione di questo subentro della regione sono in alcuni casi talmente stretti che già da domani mattina gli uffici dovrebbero attivarsi per verificare, controllare, inventariare il tutto, tacendo stranamente sul fatto che altri uffici della medesima regione avrebbero dovuto controllare nel corso degli anni il corretto rispetto del disciplinare. Ci sembra che, volutamente o per sciatteria amministrativa, alla Regione Lazio la mano destra non sappia cosa faccia la mano sinistra».

«Appare ancora più anomalo che il dirigente degli uffici che seguono l’iter per la concessione idrica sia lo stesso che gestisce gli uffici del Genio Civile, nelle cui funzioni dovrebbe controllare proprio il rispetto queste concessioni – incalza De Falco - I concessionari, dal canto loro, devono mantenere in perfetta efficienza le opere per la produzione elettrica, e qui riteniamo lecito porsi altre domande: se un concessionario per vent’anni non ha mai fatto manutenzione straordinaria, non ha mai tolto sedimenti dai fiumi interessati o non ha mai sfangato una diga e ora compie investimenti per milioni di euro, quando le dighe transiteranno alla Regione Lazio la restante parte dei soldi non ammortizzati verranno pagati dalla Regione come previsto dalla norma in approvazione? Ma non erano opere che comunque andavano fatte e controllate dal Genio Civile? Ad esempio, se si dovesse verificare che un concessionario non faccia tutto quanto prescritto e nessuno controlli, e successivamente ci si accorge che vanno spesi soldi per ristrutturare quelle dighe, i lavori saranno finanziati dal famoso Piano Nazionale con fondi pubblici? E chi subentra nelle concessioni, peraltro soggetto quotato in borsa, dovrebbe essere messo al corrente di queste situazioni»?

Ha concluso Carbonetti: «Abbiamo fondati motivi di ritenere che solo alcuni Comuni conoscano il loro diritto di essere ascoltati quando si tratta di concessioni idriche, ma, e di questo siamo sicuri, nessun Comune o Provincia sa che i soldi spesi per fermare frane, smottamenti, rifare strade, ponti ecc., in molti casi non dovevano uscire dai propri bilanci, ma dalle società che hanno la concessione idrica, che si guardano bene dal mitigare gli effetti meteorici sui manufatti, le strade, i ponti intervenendo direttamente a proprie spese come previsto dai disciplinari di concessione».

Sull’argomento, i GRE hanno già inviato una lettera a tutti i presidenti di Provincia per informarli della situazione, nonché chiesto un’audizione alla Commissione Ambiente della regione Lazio sulla materia e la trattazione del tema in seno alla prossima riunione dell’Osservatorio Permanente per gli Utilizzi Idrici presso l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appenino Centrale, rendendosi disponibili per approfondimenti nei confronti qualsiasi Istituzione.

giovedì 15 luglio 2021

Utilizzo idrico, richiesto incontro ai Presidenti delle provincie


I GRE LAZIO, fortemente preoccupati per l'utilizzo (potenzialmente improprio) delle risorse idriche sul territorio regionale da parte dei concessionari, hanno chiesto un incontro alla Sindaca della Città Metropolitana di Roma Capitale ed ai Presidenti delle Provincie di Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina.

Di seguito il testo della lettera notificata.

 

Ill.ssimo Presidente,

con la presente, siamo a chiederLe un incontro al fine di poterLa informare sugli aspetti legati al tema dell’utilizzo idrico, sia nella declinazione di elemento fisico, sia come ecosistema acquatico.

Ciò alla luce della stratificazione normativa vigente, frutto sia dell’accoglimento delle direttive comunitarie, sia delle norme espresse dal legislatore nazionale e regionale.

Allo stato attuale, sul territorio da Lei amministrato, sono presenti utilizzatori del bene acqua (concessionari), che svolgono il proprio ruolo in virtù della concessione idrica rilasciata sia dalla Sua amministrazione, che dalla Regione Lazio (grandi derivazioni). Anche a valle della riforma della Provincia quale Ente di Area Vasta sono rimaste in capo all’amministrazione provinciale compiti di vigilanza e controllo su tale ambito, tali compiti hanno una importante ripercussione sul controllo del territorio e sul bilancio dell’Ente provincia, come anche sui bilanci dei comuni interessati da tali concessioni (cd. Enti rivieraschi).

Si tratta, nel dettaglio, del dovere di verifica e controllo riguardo all’assolvimento di tutti gli obblighi previsti sia dalla concessione, che dal disciplinare di concessione.

In capo al concessionario sussiste, infatti, il rispetto degli obblighi contenuti nell’atto di concessione, mentre in capo alle amministrazioni, tanto su quella concedente (es. regionale), sia sull’amministrazione nel cui territorio insiste la concessione ricade l’obbligo della verifica di tale assolvimento.

In capo alla Sua Amministrazione, pertanto, sussistono obblighi di controllo e verifica sia del rispetto delle norme civili, penali e amministrative, ma anche di verifica del pagamento delle somme da introitare quale canone addizionale della concessione o del canone ambientale annuale. Inoltre, tale controllo deve esercitarsi anche sull’effettivo svolgimento dei lavori, volti a prevenire e/o risanare danni a strade, terreni ecc. di competenza provinciale o comunale causati da eventi meteorici.

Tali obblighi, posti in capo ai concessionari svolgono il duplice effetto sia di contenere il rischio idrogeologico, sia di fare in modo che dai bilanci degli enti interessati vengano liberate importanti somme di denaro pubblico da impiegare nelle altre attività istituzionali.

Tutto ciò include il potere da parte del Presidente dell’Ente di Area Vasta di imporre all’Ente che ha rilasciato la concessione di sospenderla o revocarla.

Pertanto, stante l’importanza e la complessità della materia sin qui descritta e in considerazione di una nuova proposta di legge depositata presso la Regione Lazio, Le chiediamo un incontro volto ad approfondirne gli aspetti, a cui parteciperanno i nostri esperti in nelle materie idriche ed ambientali.

Certi di un positivo riscontro, ed in attesa di definire la data  dell’incontro, porgiamo distinti saluti.

domenica 20 settembre 2020

Trekking alla scoperta delle cascate di Rioscuro (Cineto Romano)

Era da tempo che volevamo tornare e farvi conoscere le cascate naturali di Rioscuro, a Cineto Romano: diversi salti in una verdeggiante gola scavata dall'omonimo torrente (dal 2018 area protetta tra i Monumenti Naturali del Lazio) caratterizzato da diversa portata a seconda delle stagioni (ed infatti diciamo che non lo abbiamo trovato proprio in piena) e posti ad un'altitudine di circa 570 metri s.l.m. .

Il sentiero, da poco riaperto ed inserito nella rete del Sentiero Coleman e del Cammino Naturale dei Parchi, parte dalla piazza principale del bel centro storico di Cineto Romano (consigliamo il parcheggio gratuito in Via delle Robinie alle spalle della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista): dopo un primo tratto pavimentato si arriva in un fontanile dove è possibile prendere dell'acqua. Si sale un pochino e si arriva alla piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie, che pare sia stata edificata da San Francesco. Da qui si continua su un pezzo di strada bianca, fino ad arrivare alle indicazioni per le cascate dalle quali ci si addentra attraverso boschi e pozze d'acqua cristallina in uno scenario di rilevante interesse naturalistico e paesaggistico.

Quello che più ci interessava, come Gruppi Ricerca Ecologica, era la scoperta dell'ambiente umido, caratterizzato da formazioni di travertino e dalla presenza del gambero di fiume (Austropotamibius pallipes), indicatore della integrità dell'ecosistema e della Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata). 

Al termine del percorso ci ha "atteso" la cascata grande, che muove con l’incessante forza dell’acqua una fresca brezza. 


Lunghezza: 4,70 km
Dislivello: 249 m
Profilo itinerario: anello
Difficoltà: medio-facile (diversi tratti in ripida discesa/salita, sentieri esposti, qualche guado)

Attrezzatura obbligatoria: abbigliamento adatto alla stagione (pantaloni lunghi), scarponi da trekking, zaino (no borse a tracolla!), pranzo a sacco, acqua minimo 2 litri (dopo il fontanile non ci sono approvvigionamenti dell'acqua lungo il percorso).
Equipaggiamento consigliato: bastoncini da trekking, cappellino con visiera, snack, calzini di ricambio, scarpe da scoglio (no infradito), asciugamano, occhiali da sole, crema solare, macchina fotografica.


Note: le cascate non sono balneabili. Durante la stagione estiva, famiglie con bimbi piccoli possono percorrerla ma non è possibile portare passeggini. L'escursione non è adatta alle persone che soffrono di vertigini o a mobilità ridotta!




venerdì 10 luglio 2020

Tevere: individuata la causa della nuova moria di pesci, tocca trovare il colpevole

In relazione alla nuova moria di pesci che si è verificata nel fiume Tevere a Roma il 5 luglio scorso, l’ARPA Lazio è subito intervenuta per un primo campionamento nei pressi di Ponte Vittorio Emanuele già nel pomeriggio di domenica 5 luglio ed è poi tornata sul posto lunedì 6 luglio per un sopralluogo più approfondito assieme al personale della ASL RM1 e alla Polizia di Roma Capitale; nel corso del sopralluogo è stato prelevato un secondo campione all'altezza di Ponte Umberto. 

Le analisi chimiche e microbiologiche sono effettuate dai laboratori di Roma dell’Agenzia. Nelle tabelle seguenti sono riportati i risultati parziali delle analisi relative a entrambi i campioni.



Per quanto concerne il campione prelevato il 5 luglio (quindi quello temporalmente più prossimo all’evento), i risultati analitici parziali, relativi principalmente ai parametri chimici di base e microbiologici, hanno evidenziato una concentrazione notevolmente elevata dei nutrienti dell’azoto (principalmente ammoniaca) e del fosforo (principalmente ortofosfato). Notevole è anche la presenza di materiale in sospensione, del COD e dell’indicatore microbiologico di contaminazione fecale Escherichia coli. Tali valori sono nettamente più elevati di quelli generalmente riscontrati durante il monitoraggio delle acque superficiali condotto nel 2019 presso le stazioni del fiume Tevere F4.06 (Ripetta) e F4.62 (Marina di Roma). Viceversa, i valori analitici parziali riscontrati nel campione prelevato il 6 luglio sono notevolmente più bassi rispetto a quelli riscontrati il giorno precedente e sono più in linea con quelli generalmente riscontrati durante le attività di monitoraggio. 

I dati fin qui analizzati danno conto di un notevole carico organico – secondo ARPA potenzialmente legato alle forti precipitazioni verosimilmente intervenute il 4 luglio 2020 – che ha interessato il Tevere, con l’innesco di possibili fenomeni di anossia. Questo fenomeno è anche suggerito dalla relativamente bassa percentuale di ossigeno disciolto, rilevata il 6 luglio nella stazione F4.62 (Marina di Roma, ricadente nella parte finale del corso del fiume) durante le ordinarie attività di monitoraggio. ARPA Lazio precisa che tali considerazioni qui riportate sono solo ipotetiche e che valutazioni più complete saranno possibili solo alla conclusione delle attività analitiche ancora in corso.

A nostra avviso, tuttavia, il carico organico può solo parzialmente giustificare quanto accaduto ed andrebbe invece indagata la notevole presenza di ammoniaca, ortofosfati e COD, indirizzandola soprattutto verso gli scarichi (sia di impianti che non). 

Il COD ad esempio, indica la domanda chimica di ossigeno e valuta il grado di inquinamento mediante l'ossidazione chimica (anzichè biologica) dei composti presenti nelle acque con una soluzione di bicromato di potassio: poichè si tratta di un'analisi chimica, questo test misura anche le sostanze non biodegradabili che non sono determinate con altri tipi di analisi. 

L'ammoniaca, invece, può essere un composto dell'azoto, mentre gli ortofosfati indicano la presenza di fosforo, individuato convertendo mediante idrolisi acida i polifosfati e i fosfati precipitati, poi determinati con metodo colorimetrico. Fosforo ed azoto si definiscono "nutrienti" perché indispensabili alla crescita sia di molti organismi unicellulari, sia di vegetali pluricellulari: affinché si abbia anossia in un corpo d'acqua a enorme ricambio come è il Tevere, la quantità riversata deve necessariamente essere stata considerevole. 

mercoledì 8 luglio 2020

Il DL Semplificazioni cancellerà la biodiversità in Italia

Il Governo lo ha presentato come un provvedimento green, ma in uno dei 48 articoli del nuovo Decreto Semplificazioni si potrebbe nascondere il definitivo colpo di spugna contro la tutela dell'ambiente e della biodiversità. A farci accapponare la pelle è l'articolo 47, recante «Piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano»: leggendo tra le righe, infatti, la vegetazione ripariale dei fiumi (che, caratterizzata da piante idrofile, riveste importante significato nella selvicoltura, nell'ecologia, nella gestione ambientale e nell'ingegneria civile a causa del suo ruolo nella conservazione del suolo, della biodiversità e dell'influenza che ha sugli ecosistemi acquatici) ed il sottobosco potrebbero scomparire del tutto (ma «salvo intese» con le Regioni).

Rrivolgiamo il nostro appello al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare affinchè il provvedimento venga modificato in quanto in palese contrasto gli articoli 3, 11 e da 191 a 193 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), nonchè con la direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (Direttiva Habitat), nonchè con la direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque – DQA), nonchè  con la Strategia Nazionale per la Biodiversità.


Decreto Semplificazioni, Articolo 47

(Piano straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano, interventi infrastrutturali irrigui e bacini di raccolta delle acque).

1. Al fine del miglioramento della funzionalità delle aree forestali ubicate nelle aree montane ed interne, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa della Conferenza permanente tra lo Stato le Regioni e le Province autonome, elabora entro 180 giorni un programma straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano, in coerenza con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dall’ONU per il 2030 e del Green new deal europeo. Il programma straordinario è composto da due sezioni, la Sezione A e la Sezione B; la Sezione A contiene un elenco ed una descrizione di interventi selvicolturali intensivi ed estensivi, di prevenzione selvicolturale degli incendi boschivi, di ripristino e restauro di superfici forestali degradate o frammentate, secondo quanto previsto dall’articolo 7 del Decreto legislativo 3 aprile 2018 n 34 “Testo unico delle foreste e delle filiere forestali” da attuare da parte di imprese agricole e forestali su iniziativa del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e delle Regioni e province autonome. La Sezione B del programma è destinato al sostegno della realizzazione di piani forestali di area vasta di cui all’articolo 6 del Decreto legislativo 34 del 2018, nell’ambito di quadri programmatici regionali almeno decennali, che consentano di individuare le vocazioni delle aree forestali e organizzare gli interventi migliorativi e manutentivi nel tempo.

2. Nell’ambito del Parco progetti degli interventi irrigui del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministro, con proprio decreto, approva un Piano straordinario di interventi prioritariamente esecutivi, di manutenzione, anche ordinaria, dei canali irrigui primari e secondari, di adeguamento funzionale delle opere di difesa idraulica, di interventi di consolidamento delle sponde dei canali o il ripristino dei bordi danneggiati dalle frane, di opere per la laminazione delle piene e regimazione del reticolo idraulico irriguo e individua gli Enti attuatori.

3. Il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di cui al comma 4, è adottato previa intesa espressa ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e dispone il riparto delle risorse necessarie alla realizzazione degli interventi individuati, da attribuire alle Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi.

4. I fondi assegnati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per la realizzazione di opere infrastrutturali irrigue e di bonifica idraulica sulla base di una pianificazione nazionale, ad Enti irrigui con personalità di diritto pubblico o che svolgono attività di pubblico interesse, riconosciuti con le modalità di cui all’articolo 863 del codice civile, non possono essere sottoposte ad esecuzione forzata da parte dei terzi creditori di tali Enti nei limiti degli importi gravati dal vincolo di destinazione alle singole infrastrutture pubbliche. A tal fine l'organo amministrativo degli Enti di cui al primo periodo, con deliberazione adottata per ogni semestre, quantifica preventivamente le somme oggetto del vincolo. È nullo ogni pignoramento eseguito in violazione del vincolo di destinazione e la nullità è rilevabile anche d'ufficio dal giudice. La impignorabilità di cui al presente comma viene e meno e non è opponibile ai creditori procedenti qualora, dopo la adozione da parte dell'organo amministrativo della deliberazione semestrale di preventiva quantificazione delle somme oggetto del vincolo, siano operati pagamenti o emessi mandati per titoli di spesa diversi da quelli vincolati, senza seguire l'ordine cronologico delle fatture così come pervenute per il pagamento o, se non è prescritta fattura, delle deliberazioni di impegno da parte dell'Ente stesso.

5. Al fine di portare a termine le opere di realizzazione di bacini di accumulo prevalentemente ad uso irriguo, non concluse per carenza di fondi, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali previa intesa espressa ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, individua le opere il cui completamento è ammissibile a finanziamento ed il piano di riparto delle risorse necessarie.

6. Al tal fine, le Regioni e Province autonome, responsabili della gestione e della rendicontazione dei fondi, verificano che l’interruzione non sia avvenuta per colpevole comportamento dell’Ente attuatore, che su di esso non gravino procedure esecutive che possano pregiudicare la realizzazione dell’investimento distogliendo le risorse dall’investimento cui sono destinare e che la parte già realizzata dell’opera non sia ammalorata al punto da non consentire la messa a regime dell’intervento quando anche completato.

7. Agli oneri derivanti dal presente articolo pari a 100 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante riprogrammazione di una quota parte dei Fondi per lo sviluppo e la coesione per il ciclo di programmazione 2014-2020 del Piano Operativo Agricoltura 2014-2020 attraverso apposita Delibera CIPE e per gli oneri relativi agli anni 2021-2027, oggetto di successiva quantificazione, si fa fronte con le dotazioni messe a disposizione del Fondo sviluppo e coesione per il ciclo di programmazione post 2020.

sabato 9 maggio 2020

Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile: scopriamola con Guido Zappavigna

Una magnifica area protetta di quasi tremila ettari nella piana reatina, tra i Comuni di Rieti, Cantalice, Colli sul Velino, Contigliano, Poggio Bustone e Rivodutri: questo è la Riserva naturale regionale dei laghi Lungo e Ripasottile, interessante i residui di un grande lago che anticamente ricopriva gran parte della Piana Reatina, il Lago Velino, bonificato dagli antichi romani aprendo un varco nelle montagne che circondano la pianura e consentendo il deflusso delle acque lacustri con la creazione della cascata delle Marmore. 

L'elevata valenza naturalistica di questo territorio ne fa una delle aree umide più interessanti della regione, "abitata" dalla poiana comune, dalla cornacchia grigia, dal colombaccio, dal germano reale, dal martin pescatore, dalla gallinella d'acqua, dall'airone cinerino, dal tuffetto, dalla folaga. Ma anche da rapaci come il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e lodolaio o lodolaio euroasiatico (Falco subbuteo). E recentemente i guardiaparco hanno finanche avvistato ben 6 esemplari di cicogna bianca europea (Ciconia ciconia) [1].

E siamo orgogliosi che a farci conoscere la Riserva sia direttamente il Commissario dell'ente di gestione, Guido Zappavigna, che a nome dei Gruppi Ricerca Ecologica ringraziamo per la disponibilità.



D. (GRE) - Commissario, da circa 10 anni è alla guida della Riserva Naturale Regionale dei Laghi Lungo e Ripasottile. Qual'è il suo rapporto con il territorio compreso del perimetro di questa magnifica area protetta collocata nella piana reatina?

R. (Zappavigna) - "Oggi posso dire buono e, in alcuni casi, di grande collaborazione. Non è stato facile all'inizio del mio mandato far capire l’importanza dell’interazione tra Istituzioni e singoli, ma soprattutto che il rispetto di alcuni vincoli, a volte percepito come un limite di libertà, in realtà tutela anche i beni e il patrimonio individuale oltre a quello collettivo".

D. - Quali sono le principali azioni di conservazione e valorizzazione che ha svolto in questi anni e in quali condizioni ambientali si trova oggi la Riserva?

Giornata mondiale dell'acqua
R. - "Il mantenimento e potenziamento della stazione ornitologica che studia e raccoglie dati preziosi sulla presenza, sulla nidificazione e sui movimenti migratori dell’avifauna mediante le attività di inanellamento. Abbiamo intrapreso azioni mirate per gestire il problema legato alla presenza di cinghiali all'interno del territorio della Riserva naturale per contenere i danni provocati e con un protocollo operativo per gli abbattimenti selettivi dei cinghiali.
Inoltre per rendere sempre più fruibile l’ambiente e il territorio della riserva abbiamo implementato l'attività di pesca sportiva no kill con le tecniche Mosca e spinning nel tratto del Canale di Santa Susanna che va da Ponte Ristorante La Trota fino al Ponte La Spera e da Ponte La Spera fino a Ponte Promontoro, e, per garantire le esigenze ambientali, abbiamo calmierato il numero degli accessi alle 35 unità giornaliere servendoci dell'app gratuita "HOOKING" che consente anche di consultare il Regolamento e i tratti disponibili: agevolare l’accesso a questa disciplina di pesca sportiva, che ripeto è assolutamente compatibile con l’ambiente e che conserva l’equilibrio di auto-mantenimento delle specie ittiche, significa offrire la piena fruibilità alla pratica in un contesto di assoluto pregio floro-faunistico e fornire un indotto economico alle attività del territorio.
E’ poi costante il nostro impegno nelle attività di educazione ambientale, rivolte alle scuole e alle famiglie. Molti appuntamenti sono ripetuti negli anni in concomitanza con giornate istituite a livello mondiale, e penso ad esempio alla Giornata mondiale dell’Acqua, alla Festa dell’Albero, alla Festa della smielatura o alla stagionalità come per l’Equinozio di primavera in cui si celebra la stagione della rinascita, oppure ancora per la vendemmia così come è vissuta sulle colline della Riserva o alla migrazione autunnale durante la quale i visitatori possono ammirare splendidi falchi pecchiaioli e lodolai. Tutte queste attività, volte a far vivere l’ambiente nel rispetto della natura e dei sui cicli, sono realizzate dal personale dipendente dell’ente di gestione dell’area protetta in collaborazione con strutture, agriturismi e aziende agricole che insistono nella Riserva, questo sempre nella logica di rafforzare il legame tra l’Ente e il territorio.  Molti percorsi educativi prevedono anche laboratori didattici in modo da rendere concreta la teoria di ciò che viene spiegato ai visitatori, le potenzialità della natura, tecniche e conoscenze tramandate nei secoli, patrimonio della cultura contadina della zona, come per il guado e la tintura naturale o per le erbe aromatiche e officinali.
Giornata mondiale dell'acqua
Abbiamo, inoltre, prodotto molte pubblicazioni, anche in collaborazione con l’Università della Tuscia e la Carta Turistica della Riserva Naturale dei laghi Lungo e Ripasottile, in formato digitale sul nostro sito, con indicazioni e riferimenti turistici, culturali e ambientali".

D. - Ok, questi sono gli aspetti positivi della sua esperienza. Ma quali sono le criticità ancora presenti e quali risposte avete in mente?
R. - "Le maggiori criticità risiedono, come detto prima, in una questione di mentalità. Alcuni temono di perdere posizioni erroneamente acquisite negli anni a discapito della salvaguardia dell’ambiente. E nelle lungaggini burocratiche che impediscono di realizzare in tempi brevi tante iniziative per la valorizzazione della Riserva e lo sviluppo economico del territorio".

D. - Non di rado la protezione degli ecosistemi naturali e l'economia del territorio entrano in conflitto: come ha affrontato questo problema?

R. - "Un territorio sano è un territorio dall'economia forte. Per realizzare ciò non è necessario calpestare l’ambiente, né racchiudere l’ambiente in una teca, ma tutt'altro: valorizzare le risorse naturali per incentivare ed incrementare il circuito di visitatori e fruitori delle bellezze della Riserva è la chiave per lo sviluppo economico legato al turismo ambientale. E quindi mettere a sistema i fattori di attrazione ed i servizi di accoglienza porta giovamento a tutti".

D. - Benissimo, un'ultima domanda: ma perché i cittadini dovrebbero venire a visitare la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile e che tipo di esperienza potrebbero fare?

da sx: Gloria Pasquali, Carlo De Falco, Arianna Pezzotti,
Claudio Valentini, Guido Zappavigna
R. - "Ambiente, sport e cultura. Tre ambiti legati tra loro che nella Riserva possono essere vissuti ed approfonditi dai cittadini. Oltre alle iniziative di educazione ambientale di cui ho parlato prima, presso i nostri Centri Visite organizziamo appuntamenti serali di osservazione della Luna e gli animali lunatici come i gufi, civette e lupi. I visitatori possono approcciare al birdwatching anche di rapaci notturni oppure ad attività di monitoraggio del Lupo mediante la tecnica del wolf-howling. All'interno del territorio della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile si trova una delle più famose e suggestive località di volo libero del centro Italia dove si svolgono i campionati italiani di parapendio. I visitatori poi possono praticare Nordic Walking, magari sui sentieri degli aironi, degli svassi e dei cormorani o la pesca sportiva. Spessissimo le nostre proposte ambientali si declinano in iniziative culturali con mostre pittoriche, concorsi fotografici e tanto altro. Infine, la Riserva rientra nella Valle Santa, stiamo per questo valorizzando dei percorsi e sentieri per passe
ggiare sulle orme di Francesco".


...e adesso viaggia virtualmente alla scoperta della meravigliosa Riserva Naturale dei laghi Lungo e Ripasottile con la visione di questi quattro video:

1 - 2 - 3 - 4

mercoledì 3 luglio 2019

La Top Ten dei rifiuti in spiaggia

A seguito delle attività di monitoraggio dei nostri volontari, vi presentiamo la classifica (in ordine crescente di quantità rilevate) dei rifiuti che è più frequente incontrare in spiaggia, soprattutto dopo le mareggiate. Tutte le foto sono state scattate dai Gre Lazio nel mese di giugno 2019.

 
10 - BOE
Esatto: boe. Enormi. Lunghe anche fino ad un metro, che di solito ancorate in un determinato punto allo scopo di segnalazione di zone pericolose per la navigazione (scogliere, secche, ecc.) o rotte da seguire in particolari zone (entrate di porti, ecc.), oppure destinate a realizzare un punto di ormeggio sicuro per navi e imbarcazioni in porti e rade, evitando così l'uso delle proprie ancore. E poi gavitelli, le boe di forma doppio conica molto diffuse per ormeggiare piccoli natanti a poche decine di metri dalla riva. Tutti in polietilene. E spesso ancora con pezzi di cima o catene attaccate.
 
 9 - BOTTIGLIE DI VETRO
Un materiale sempre meno utilizzato, il vetro, ma che spesso si ritrova anche in spiaggia. Nelle tipologie, per giunta, di maggior spessore, fattore che sicuramente ha contribuito a far resistere i contenitori a scuotimenti e urti. Un tempo erano un canale di comunicazione, oppure uno strumento per tracciare il percorso delle correnti (soprattutto quelle oceaniche). Tuttavia, risulterebbe abbastanza inutile cercarvi all'interno un messaggio come quello lasciato da uno degli 813 marinai dell'incrociatore Fiume dispersi a seguito della battaglia navale di Gaudo e Capo Matapan (nel Sud del Peloponneso) nel 1941 e ritrovato su una spiaggia di Cagliari nel 1952: oggigiorno si tratta quasi esclusivamente di rifiuti, magari semplicemente a testimonianza di una notte "brava".

8 - SECCHI
In spiaggia è possibile trovare con una certa frequenza secchi rotti: spesso sono del tipo utilizzato per le vernici, ma è molto probabile che il loro impiego sia legato in qualche modo alla pesca o comunque al trasporto di oggetti in barca. Il formato tipico è quello rotondo da 30 litri di colore bianco, ma a ben cercare se ne trovano di altri colori e misure. Evidentemente però non è infrequente che marinai distratti li lascino cascare il acqua, e il mare "gentilmente" ce li rende: rotti, quindi non pensate di poterli riutilizzare.

7 - CASSETTE DI PLASTICA
Le classiche cassette utilizzate per ortofrutta: robuste, sovrapponibili, sia forate che non. Le peggiori intemperie e il più cocente sole sembra che non possano nulla contro questi oggetti. Ed infatti sembrano quasi nuove o comunque in uno stato di conservazione così buono da poterne ipotizzare un recupero e riutilizzo. Lecito supporre che anche questi prodotti siano stati in qualche modo utilizzati da chi lavora in mare, sebbene il numero dei ritrovamenti inizia ad essere davero significativo.

6 -  GALLEGGIANTI DI FORTUNA
Taniche e fusti legati con corde sapientemente intrecciate, spesso  utilizzati per segnalare e ritrovare reti lasciate in mare. E proprio la forza del mare spesso li "libera", lasciandoli navigare fin sulle spiagge. E' un ritrovamento frequentissimo soprattutto nelle zone di pesca o comunque con elevata presenza diportistica. 


5 - CONTENITORI IN PLASTICA PERLIQUIDI 
Non ci riferiamo alle classiche bottiglie per acqua potabile, bensì agli innumerevoli contenitori di ogni forma, materiale, misura che ad esempio riempiono gli armadietti del bagno: quelli per detersivi o comunque sostanze chimiche, ad esempio utilizzare per la detersione. Talvolta anche molto pericolose: ne abbiamo infatti trovata finanche una contente cloruro, un composto chimico binario formato dalla combinazione del cloro con un altro elemento, utilizzato come disinfettante di basso costo e anche come agente sbiancante. Ma che può nuocere gravemente alla salute e risulta altamente tosssico e nocivo per l'ambiente acquatico, e che pertanto non andrebbe disperso nemmeno in quantità minime.

4 - CASSETTE DI POLISTIROLO
Sono contenitori ad uso alimentare spesso utilizzati nel settore ittico per l'imballaggio del pesce. Esistono di diverse tipologie: con fondo bucato, casse chiuse o forate, casse “pedanabili”, casse con buchi laterali o chiuse, casse per alici, casse per anguille, salmone. Sono molto utilizzate perchè idonee al contatto alimentare, isotermiche, talvolta pallettizzabili, talvolta con fondi assorbenti o atti alla tenuta di liquidi. Sono in polistirene, il cosiddetto polistirolo espanso. Sebbene riciclabili al 100%, non sono assolutamente biodegradabili e non di rado si frammentano in parti più piccole che potenzialmente possono anche essere ingerite da animali.


3 - SCARPE 
Vi sembra assurdo? Eppure in spiaggia si trovano scarpe di ogni tipo e numero. Ovviamente però è estreamente improbabile che ci siano tanto la destra quanto la sinistra, quindi non pensate di poter svecchiare le vostre calzature gratuitamente. Ma come ci sono finite? Nei modi più disparati: cascate in acqua dalle navi o siano state abbandonate in spiaggia, hanno tempi di degradamento lunghissimi perchè rilevante è la quantità di plastiche utilizzate per fabbricarle. A meno che non le si riccolga per destinarle ad altri utilizzi tramite il riuso creativo, tecniche del fai-da-te e un po’ di immaginazione.
2 - RIFIUTI DELLA MITILICOLTURA
Nei mari italiani una fonte importante di inquinamento è conseguenza della mitilicoltura: le Longline sono una sorta di filare, composte dall’installazione di funi di sostegno ancorate al fondo con dei pesi, e mantenute in verticale da una serie di galleggianti, a una profondità di 2-3 metri rispetto al pelo dell’acqua. Le cozze vengono allevate all’interno di reti tubolari in polipropilene chiamate “calze”, rette da corde lunghe tra i 2 e i 5 metri. Ma spesso queste calze vengono disperse in mare in grandi quantità, rappresentando un pericolo per i pesci e una degradazione degli ecosistemi. E poi, alla prima mareggiata, il mare ce ne ritira in faccia una certa quantità spiaggiandole.
 
1 - PLASTICHE MONOUSO
Bottiglie. Da 2 litri, da 1,5 litri, da 0,5 litri. Di ogni marca, forma, modello, colore. Con o senza relativi tappi. E poi bicchieri di plastica, tanti bicchieri di plastica. Eppure basterebbe riportarseli dietro o non lasciarli cadere dalle barche. Per fortuna dal 2021 non si potranno più utilizzare nell’Unione europea alcuni prodotti in plastica monouso come piatti, posate e cannucce. Ma nel frattempo in tanti enti locali stanno aderendo alla campagna #PlasticFreeChallenge lanciata dal Ministro dell'Ambiente Sergio Costa. Sebbene il problema resta (e non è marginale) per i paesi extra-UE e soprattutto quelli meno sviluppati.