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giovedì 12 agosto 2021

Regione Lazio: l’opaca gestione delle concessioni idroelettriche

Il Lazio non fa nulla per contribuire a far uscire l’Italia da una procedura di infrazione comminata dall’Unione Europea per una norma che doveva essere emanata già da ottobre 2020: «In questi giorni la Regione Lazio ha tentato far approvare dalla Commissione Ambiente una proposta di legge urgente – ha affermato Tullio Carbonetti, Presidente dei Gruppi Ricerca Ecologica Lazio - che le avrebbe consente di acquisire tutti i manufatti mobili ed immobili con relative pertinenze degli impianti di produzione di energia idro-elettrica, al fine di poter dare in concessione con maggiore trasparenza le grandi concessioni idriche. Tuttavia, la Commissione Ambiente si è dichiarata incompetente in materia ed ha rinviato la norma alla Commissione Infrastrutture del medesimo Consiglio per un nuovo esame». «L’Unione europea – continua Carbonetti - ha prescritto in varie direttive e leggi, non ultima la “Direttiva habitat”, che gli Stati membri devono avere per l’acqua la massima cura ed attenzione, ma in Italia, e specialmente nel Lazio, alcuni la ritengono solamente un elemento chimico-fisico da sfruttare per i più svariati scopi, principalmente potabile ed idroelettrico, mentre per altri deve essere declinata come ambiente acquatico da cristallizzare. Va invece sottolineato che alcune regioni, come Lombardia e Veneto, hanno legiferato da tempo in materia di tutela del “patrimonio acquatico” e con risultati apprezzabili. Invece, nella Regione Lazio il tema dell’acqua non è stato né discusso né tantomeno legiferato».

La storica associazione ambientalista invita pertanto a porsi alcune domande, anche perché tra gennaio e marzo 2021 nel Lazio si sono verificate ben due inondazioni che hanno visto la città di Atina e la valle del Liri da una parte e la valle reatina dall’altra andare praticamente sott’acqua, con danni, paura e rabbia tra la popolazione: «In primis occorre ricordare – sostiene Carlo De Falco, Presidente nazionale dei GRE - che la concessione idrica prevede obbligatoriamente che venga redatto il cosiddetto disciplinare di concessione, in cui sono disposti gli obblighi che sottendono la concessione a pena di revoca da parte della Regione. Perciò, non si può in alcun modo parlare di eventi imprevedibili, dal momento che siamo di fronte ad anni di incuria da parte sia di chi gestisce le concessioni che della stessa Regione Lazio, in quanto principale responsabile dell’attività di polizia idraulica e di controllo delle concessioni e dei loro manufatti attraverso gli uffici del Genio Civile».

Ma chi conosce queste regole del gioco, o meglio, chi le dovrebbe conoscere, oltre al concedente (Regione) ed al concessionario (società / consorzi di bonifica)? «Anzitutto, i comuni nei cui territori sono stati costruiti i manufatti o, comunque, i cosiddetti enti rivieraschi visto che in caso di eventi calamitosi devono essere messi in condizione di tutelare i cittadini, le imprese ecc. – afferma l’avv. Antonio Cruciani, consulente dei GRE per le concessioni idroelettriche - in secondo luogo, gli attuali Enti di Area Vasta o Province che hanno competenza sui bacini idrografici minori, ma hanno anche compiti di controllo, seppur in maniera ridotta sui concessionari di grandi derivazioni idriche, ed ai quali è destinato un canone di concessione dovuto dal concessionario, ed hanno competenza esclusiva sulla fauna ittica e sul relativo habitat. Ma questi comuni e province conoscono fino in fondo i propri diritti ed i doveri che gli sono stati assegnati dalle leggi»?

Ad esempio, è recente la notizia che la società concessionaria per lo sfruttamento idroelettrico dei laghi del Salto e del Turano, da cui è arrivata l’acqua che ha sommerso parte del territorio reatino tra gennaio e febbraio del 2021, ha ceduto la propria concessione ad Enel: alcuni hanno visto la vendita che, si badi bene, deve essere perfezionata e quindi non è di fatto conclusa, come un’occasione per far partire un vero dialogo tra territorio e società per contemperarne gli interessi, altri come l’ennesima ingiustizia perché nessuno pagherà i danni per quanto accaduto.

Al momento la situazione è la seguente: «La Regione Lazio sta cercando in tutta fretta di far passare una norma in materia di idroelettrico che non tutela in alcun modo l’ambiente inteso come ecosistema acquatico, né il territorio in cui insistono queste concessioni – continua Cruciani - Va anche sottolineato che la norma in approvazione non menziona i manufatti che producono energia elettrica utilizzando i salti delle condotte dell’acqua potabile e lo fanno in barba alla Direttiva comunitaria sul libero mercato dell’energia. Si aggiunga che non esiste alcun richiamo ai poteri di controllo e verifica della corretta conduzione di opere e manufatti di proprietà della regione che verranno dati alle società che faranno affari con l’uso dell’acqua. Inoltre, va detto che i tempi di realizzazione di questo subentro della regione sono in alcuni casi talmente stretti che già da domani mattina gli uffici dovrebbero attivarsi per verificare, controllare, inventariare il tutto, tacendo stranamente sul fatto che altri uffici della medesima regione avrebbero dovuto controllare nel corso degli anni il corretto rispetto del disciplinare. Ci sembra che, volutamente o per sciatteria amministrativa, alla Regione Lazio la mano destra non sappia cosa faccia la mano sinistra».

«Appare ancora più anomalo che il dirigente degli uffici che seguono l’iter per la concessione idrica sia lo stesso che gestisce gli uffici del Genio Civile, nelle cui funzioni dovrebbe controllare proprio il rispetto queste concessioni – incalza De Falco - I concessionari, dal canto loro, devono mantenere in perfetta efficienza le opere per la produzione elettrica, e qui riteniamo lecito porsi altre domande: se un concessionario per vent’anni non ha mai fatto manutenzione straordinaria, non ha mai tolto sedimenti dai fiumi interessati o non ha mai sfangato una diga e ora compie investimenti per milioni di euro, quando le dighe transiteranno alla Regione Lazio la restante parte dei soldi non ammortizzati verranno pagati dalla Regione come previsto dalla norma in approvazione? Ma non erano opere che comunque andavano fatte e controllate dal Genio Civile? Ad esempio, se si dovesse verificare che un concessionario non faccia tutto quanto prescritto e nessuno controlli, e successivamente ci si accorge che vanno spesi soldi per ristrutturare quelle dighe, i lavori saranno finanziati dal famoso Piano Nazionale con fondi pubblici? E chi subentra nelle concessioni, peraltro soggetto quotato in borsa, dovrebbe essere messo al corrente di queste situazioni»?

Ha concluso Carbonetti: «Abbiamo fondati motivi di ritenere che solo alcuni Comuni conoscano il loro diritto di essere ascoltati quando si tratta di concessioni idriche, ma, e di questo siamo sicuri, nessun Comune o Provincia sa che i soldi spesi per fermare frane, smottamenti, rifare strade, ponti ecc., in molti casi non dovevano uscire dai propri bilanci, ma dalle società che hanno la concessione idrica, che si guardano bene dal mitigare gli effetti meteorici sui manufatti, le strade, i ponti intervenendo direttamente a proprie spese come previsto dai disciplinari di concessione».

Sull’argomento, i GRE hanno già inviato una lettera a tutti i presidenti di Provincia per informarli della situazione, nonché chiesto un’audizione alla Commissione Ambiente della regione Lazio sulla materia e la trattazione del tema in seno alla prossima riunione dell’Osservatorio Permanente per gli Utilizzi Idrici presso l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appenino Centrale, rendendosi disponibili per approfondimenti nei confronti qualsiasi Istituzione.

lunedì 21 settembre 2020

Crisi idrica: la situazione dopo l'estate 2020

L'Osservatorio permanente sugli usi idrici, riunitosi lunedì 21 settembre ed a cui hanno partecipato attivamente i Gruppi Ricerca Ecologica, ha fatto il punto sulla crisi idrica in corso nel Distretto dell'Appennino Centrale.

Le precipitazioni degli ultimi tre mesi (giu-lug-ago) lungo la dorsale carbonatica ed in particolare sulle sorgenti principale hanno infatti reso l'estate 2020 più piovosa della media degli ultimi anni, mentre permane un deficit pluviometrico significativo su un orizzonte temporale di riferimento più ampio (9, 12 e 24 mesi) in termini

di recupero della disponibilità idrica (eccezion fatta, forse, per gli invasi più piccoli che hanno maggiore resilienza): dal punto di vista degli andamenti storici, tutte le sorgenti presentano una diminuzione costante delle portata, a dimostrazione che le precipitazioni estive non hanno grosso impatto sulle risorse idriche sotterranee, ed addirittura per le sorgenti con portata inferiore rispetto a quella media i deficit percentuali appaiono dello stesso ordine di grandezza dei deficit stimati negli anni più siccitosi.

La situazione, ad esempio, è particolarmente grave in Abruzzo, dove nel sub-ambito marsicano tutte le sorgenti hanno quasi totalmente esaurito la risorsa idrica disponibile rendendo necessarie turnazioni idriche per gli acquedotti serviti (come il Liri Verrecchie che serve anche 9 Comuni della Regione Lazio nella zona del Salto Cicolano) e chiusure notturne necessarie ad incrementare il livello per il minimo indispensabile dei serbatoi e partitori. Addirittura molte utenze servite sono state approvvigionate con autocisterne mobili in modo giornaliero: l'unico aspetto favorevole è che adesso i centri abitati in questione si sono svuotati della popolazione fluttuante, che questa estate è stata al massimo delle presenze rispetto agli anni passati anche a causa delle scelte fatte per limitare i rischi dell'epidemia da Covid-19.

 

Nel Lazio, dove il servizio idrico integrato è organizzato in 5 ambiti territoriali ottimali, non si riscontrano variazioni rispetto a luglio 2020 relativamente alla disponibilità delle fonti e problematiche gestionali.

Le situazioni di crisi delle disponibilità idriche presenti al momento in alcuni Comuni dell'ATO1-Viterbo sono prevalentemente dovute a problematiche strutturali del sistema di approvigionamenti idrico (captazioni ed adduzione), nonché al perdurare della presenza di arsenico e fluoro in molte fonti destinate ad uso potabile che tende ad aggravarsi in condizioni di monore disponibilità della risorsa e conseguente maggiore stress della stessa per il soddisfacimento dei fabbisogni idrici.

 

Anche nell'ATO2 – Lazio centrale Roma si conferma una condizione di significativo deficit relativamente alle cumulate pluviometriche del corrente anno idrologico (gennaio – agosto 2020), in particolare nella zona della dorsale appenninica e la bassa valle del Tevere, e conseguentemente delle relative portate minime dalle fonti di approvvigionamento con particolare riguardo all'area a sud di Roma alimentata dagli acquedotti Simbrivio e Doganella aggravata dalla ridotta possibilità di utilizzare fonti locali (circa 150 pozzi) a causa di problematiche di tipo qualitativo, con il rischio di scarsità idrica per il prossimo autunno e per l'anno idrologico 2021. Per far fronte a tale situazione, il 24 luglio scorso la Regione ha dichiarato lo stato di calamità naturale autorizzando un maggior prelievo dalle sorgenti del Pertuso (ulteriori 190 l/s in più ai 360 l/s autorizzati nel 2010); inoltre il gestore ha avviato l'abbassamento delle pressioni nelle ore notturne a garanzia di 22 Comuni nonché l'installazione di limitatori di portata nelle zone rurali in 13 Comuni.

Nell'ATO3 – Rieti non si sono registrate significative alterazioni delle fonti di approvvigionamento di maggiore rilevanza. Quelle a carattere superficiale non perenne, invece, hanno registrato significativi decrementi creando criticità in piccole frazioni mitigate con autobotti sostitutive e distribuzione oraria programmata. Analoghe misure sono state adottate nei comuni del Salto Cicolano (tra cui Borgorose, Collalto, Collegiove, Fiamignano, Nespolo, Pescorocchiano e Petrella Salto) serviti dal sistema acquedottistico Liri – Verrecchie di cui dicevamo prima.

I dati pluviometrici registrato nell'ATO4 – Lazio meridionale Latina, invece, sono in linea con quelli dell'anno precedente e al momento le sorgenti garantiscono il fabbisogno idrico. In caso di deficit della disponibilità si interverrà con risorse già disponibili, ed in particolare:

  • nella zona del Sud Pontino, mediante l'utilizzo del “Campo pozzi 25 Ponti in Comune di Formia” e della “Sorgente Fonte del Duca” per una portata complessiva di circa 125 l/s, oltre al “Collegamento rete di Minturno con rete Acquacampania Cellole”, in fase di ultimazione, con una portata di 160 l/s;

  • nella zona dei Monti Lepini, mediante l'utilizzo dei pozzi Volaga e dei pozzi in Comune di Amaseno per una portata complessiva di circa 95 l/s.

Disponibilità idrica decrescente anche nell'ATO5 – Lazio meridionale Frosinone, seppur non si sono registrati particolari disservizi e le turnazioni rispecchiano quelle attuato nel medesimo periodo del 2019 (dovute prevalentemente a problematiche strutturali). Anche a causa degli effetti dell'epidemia da Covid-19, allo stato si riscontrano fenomeni di bassa pressione nelle reti di distribuzione, soprattutto per le utenze poste più in alto. Misure migliorative per la gestione delle risorse idriche riguarderanno interventi sia strutturali (distrettualizzazione delle reti acquedottistiche, potenziamento impiantistico dei siti strategici, installazione di organi di manovra motorizzata ed in telecontrollo) che non (bilanciamento idraulico, verifica dei volumi d'acqua erogati, sostituzione massiva dei contatori).



venerdì 10 luglio 2020

Tevere: individuata la causa della nuova moria di pesci, tocca trovare il colpevole

In relazione alla nuova moria di pesci che si è verificata nel fiume Tevere a Roma il 5 luglio scorso, l’ARPA Lazio è subito intervenuta per un primo campionamento nei pressi di Ponte Vittorio Emanuele già nel pomeriggio di domenica 5 luglio ed è poi tornata sul posto lunedì 6 luglio per un sopralluogo più approfondito assieme al personale della ASL RM1 e alla Polizia di Roma Capitale; nel corso del sopralluogo è stato prelevato un secondo campione all'altezza di Ponte Umberto. 

Le analisi chimiche e microbiologiche sono effettuate dai laboratori di Roma dell’Agenzia. Nelle tabelle seguenti sono riportati i risultati parziali delle analisi relative a entrambi i campioni.



Per quanto concerne il campione prelevato il 5 luglio (quindi quello temporalmente più prossimo all’evento), i risultati analitici parziali, relativi principalmente ai parametri chimici di base e microbiologici, hanno evidenziato una concentrazione notevolmente elevata dei nutrienti dell’azoto (principalmente ammoniaca) e del fosforo (principalmente ortofosfato). Notevole è anche la presenza di materiale in sospensione, del COD e dell’indicatore microbiologico di contaminazione fecale Escherichia coli. Tali valori sono nettamente più elevati di quelli generalmente riscontrati durante il monitoraggio delle acque superficiali condotto nel 2019 presso le stazioni del fiume Tevere F4.06 (Ripetta) e F4.62 (Marina di Roma). Viceversa, i valori analitici parziali riscontrati nel campione prelevato il 6 luglio sono notevolmente più bassi rispetto a quelli riscontrati il giorno precedente e sono più in linea con quelli generalmente riscontrati durante le attività di monitoraggio. 

I dati fin qui analizzati danno conto di un notevole carico organico – secondo ARPA potenzialmente legato alle forti precipitazioni verosimilmente intervenute il 4 luglio 2020 – che ha interessato il Tevere, con l’innesco di possibili fenomeni di anossia. Questo fenomeno è anche suggerito dalla relativamente bassa percentuale di ossigeno disciolto, rilevata il 6 luglio nella stazione F4.62 (Marina di Roma, ricadente nella parte finale del corso del fiume) durante le ordinarie attività di monitoraggio. ARPA Lazio precisa che tali considerazioni qui riportate sono solo ipotetiche e che valutazioni più complete saranno possibili solo alla conclusione delle attività analitiche ancora in corso.

A nostra avviso, tuttavia, il carico organico può solo parzialmente giustificare quanto accaduto ed andrebbe invece indagata la notevole presenza di ammoniaca, ortofosfati e COD, indirizzandola soprattutto verso gli scarichi (sia di impianti che non). 

Il COD ad esempio, indica la domanda chimica di ossigeno e valuta il grado di inquinamento mediante l'ossidazione chimica (anzichè biologica) dei composti presenti nelle acque con una soluzione di bicromato di potassio: poichè si tratta di un'analisi chimica, questo test misura anche le sostanze non biodegradabili che non sono determinate con altri tipi di analisi. 

L'ammoniaca, invece, può essere un composto dell'azoto, mentre gli ortofosfati indicano la presenza di fosforo, individuato convertendo mediante idrolisi acida i polifosfati e i fosfati precipitati, poi determinati con metodo colorimetrico. Fosforo ed azoto si definiscono "nutrienti" perché indispensabili alla crescita sia di molti organismi unicellulari, sia di vegetali pluricellulari: affinché si abbia anossia in un corpo d'acqua a enorme ricambio come è il Tevere, la quantità riversata deve necessariamente essere stata considerevole. 

martedì 21 aprile 2020

Siccità in arrivo per colpa dell'inverno secco?

C'è preoccupazione per la situazione di sorgenti e bacini imbriferi dell'Italia centrale i quali, seppur non ai livelli del 2017, mostrano segni di sofferenza: ciò è, in estrema sintesi, quanto emerso della riunione di ieri in teleconferenza dell'Osservatorio permanente sugli usi idrici dell'Autorità di Distretto Appennino Centrale, a cui i Gruppi Ricerca Ecologica hanno partecipato con il loro consulente ing. Roberto Iodice.

La causa principale di tale situazione è dovuta alle scarse piogge: ad una scala di aggregazione delle precipitazioni più ampia (SPI3, ovvero l'indice standardizzato di precipitazione nei precedenti tre mesi) si sono registrate anomalie nei mesi di gennaio e febbraio, mentre il mese di marzo è risultato maggiormente nella norma. Tali anomali hanno comportato un deficit tanto sul versante tirrenico quanto su quello adriatico (e maggiormente nelle Marche).

Allargando la scala di aggregazione (SPI6) il segnale di anomalia si attenua sensibilmente, anche per l'elevata piovosità di novembre 2019, ma si evidenzia una zona di anomalia negativa lungo tutta la dorsale carbonatica appenninica. Ad una scala biannuale (SPI24) la condizione di anomalia nelle aree di ricarica delle sorgenti risulta ancora più evidente.
Anche osservando la situazione delle risorse idriche superficiali, ad un livello SPI3 si rilevano forti anomalie, ma anche nel lungo periodo (SPI24) si rilevano anomalie che potrebbero impattare finanche sulle sorgenti più resilienti.

E' altresì emerso che, in vista dell'estate, elementi elementi di previsione da tenere in considerazione sono anche una possibile minore pressione aree costiere ed una maggiore pressione aree urbane. Il fabbisogno idrico delle Regioni va infatti esaminato anche alla luce dell'emergenza COVID-19: in alcuni casi si potranno registrare aumenti di consumi, in altri minori seppur compensati con l'interruzione di attività commerciali e industriali.

Vediamo però la situazione regione per regione, riservandoci in coda l'esame della situazione laziale.

In Umbria, territorio particolarmente importante dal punto di vista delle riserve idrica, la portata minima di tutte le sorgenti è ben sotto la media di lungo periodo con tendenza al peggioramento ed addirittura per 4 sorgenti su 5 si hanno segnali di possibile severità idrica (inteso come rapporto tra fabbisogno e portata minima prevista, calcolato utilizzando il metodo SAI - Spring Anomaly Index elaborato da ISPRA-IRSA). La situazione delle piogge a gennaio e febbraio è stata infatti un -70% rispetto alla media: ciò ha comportato, ad esempio, che il lago Trasimeno sia sceso ad uno dei livelli inferiori degli ultimi anni (appena 65 cm sul livello igrometrico). Gli effetti del deficit pluviometrico sono importanti anche sul Lago di Montedoglio (un bacino artificiale in territorio toscano ma cogestito con l'Umbria, che sbarra il fiume Tevere regolandone il flusso) che registra un deficit di 20 milioni di metri cubi e da giugno tutte le sorgenti appenniniche potrebbero essere al minimo. Nè le piogge di marzo hanno comportano alcun recupero nei livelli piezometrici acquiferi. 

Anche nelle Marche la situazione piovosità è inferiore alla media: il periodo siccitoso estivo si è esteso all'autunno inoltrato e l'apporto della ricarica nivale invernale è stato meno significativo. L'AATO 5 registra una severità elevata (tra l'altro la portata della sorgente Rocca di Montemonaco si è ridotta sensibilmente dopo il sisma del 2017), mentre nel resto del territorio la severità è media tendente al peggioramento. Anche nei cinque invasi, il livello della portata disponibile si avvicina ai livelli di portata minima del periodo 2016 - 2019. I gestori hanno pertanto previsto importanti interventi per migliorare le interconnessioni reti/sorgenti/impianti anche in base al fabbisogno idrico e completare l'anello dei Sibillini.

Anche in Abruzzo si registrano criticità, tra cui quella rete idrica nella Piana del Cavaliere (nella Marsica ma che serve anche 9 comuni della Regione Lazio) e la quale è in corso di potenziamento con la realizzazione di un pozzo idropotabile. Analogamente occorrerebbero nuovi pozzi anche tra Oricola e Carsoli, nonché a Capistrello. Per fortuna, quelle abruzzesi sono sorgenti molto sensibili a  piogge improvvise, le quali hanno la capacità di riportare la portata a valori nella media. Preoccupante anche la situazione dell'ambito chietino (in particolare nel vastese) e ancor di più dell'ambito pescarese, dove la criticità per mancata ricarica delle sorgenti per deficit pluviometrico potrebbe portare a distribuzione alternata in caso di persistenza della situazione attuale fino all'estate prossima, con una carenza di 350 litri/secondo (10%): l'ERSI ha pertanto avviato campagne di riduzione delle pressioni, di ricerca delle perdite e di sensibilizzazione sulla popolazione per la riduzione consumi. La giunta regionale presieduta dal presidente Marco Marsilio ha comunque deliberato per risolvere le criticità tramite lo Sblocca Italia, attivando il fondo di garanzia da parte del gestore del servizio idrico integrato (Arera), mentre con la legge regionale 6 aprile 2020 si è fatto fronte fronte all'aumento di morosità dovuta alla pandemia.

E veniamo al Lazio, il tuo territorio è suddiviso in 5 ambiti territoriali ottimali, cioè quell'insieme di Comuni geograficamente vicini ed omogenei tra loro che vengono riforniti dalle stesse fonti e che quindi coincidono, salvo piccole differenze, con le 5 Province della regione. Il dato metereologico omogeneo è che si registra un aumento delle temperature massime e minime stagionali e che il range medio di temperatura tra massima e minima stagionale risulta in aumento nella maggior parte dei casi analizzati in tutte le stagioni.

L'ATO 1 Lazio Nord - Viterbo (gestore della rete di distribuzione è la Talete S.p.a.) registra un deficit pluviometrico significativo nei primi tre mesi del 2020 anche più gravoso del 2017 (anche 60% rispetto alle serie storiche) , seppure l'anno 2019 sia stato abbastanza piovoso. Le criticità afferiscono a problemi di natura strutturale risolvibili nel medio lungo periodo. Inoltre in alcune zone c'è presenza di arsenico e fluoro nelle acque di uso potabile, che tende ad aggravarsi quando le falde sono soggette a prelievi maggiori per soddisfare i fabbisogni idrici.

L'ATO 2 Lazio Centrale -  Roma (gestito da ACEA S.p.a. ed includente 112 comuni per un bacino di utenza di circa 4 milioni di cittadini) registra un trend negativo nel periodo gennaio - marzo 2020, anche in questo caso superiore al 2017 (anno dell'ultima crisi idrica): sono in corso interventi strutturali per mitigare tali effetti ed interventi gestionali (bonifica reti e razionalizzazione dei consumi). Nella zona dei Colli Albani, alimentati dagli acquedotti Simbrivio e Doganella che hanno minore resilienza rispetto ai dati pluviometrici, potrebbe esserci sofferenza estiva: sono state pertanto avviate azioni mitigatorie come l'incremento temporaneo delle derivazioni dalle sorgenti Pertuso (come già fatto nel 2017) e l'utilizzo del potabilizzatore di Grottarossa (ulteriori 500 litri / sec di acqua potabile), oltre l'efficentamento rete, la gestione delle pressioni, e le ispezione di rete. Tenendo conto che lo SPI3 rileva il primo trimestre del 2020 come il periodo più secco degli ultimi 40 anni, la situazione sorgente per sorgente è la seguente:

  • Simbrivio (portata minima a settembre, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): è una sorgente molto sensibile a siccità che sta attraversando una situazione non favorevole con rischio di criticità (portate intorno ai 70/80 litri sec rispetto ad una media di 150)
  • Pertuso (portata minima a settembre, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): le piogge sono state al di sotto del 25° percentile, tuttavia si stima che la portata non arriverà ai limiti inferiori, e pertanto è stata richiesta alla Regione la possibilità di pompare ulteriori 150 litri / sec;
  • Acqua Marcia (portata minima a luglio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): novembre è stato un mese favorevole per questa sorgente, con una situazione nella media e addirittura un piccolo surplus e quindi con una previsione di portata minima 3400l/sec
  • Peschiera (portata minima a febbraio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): la situazione è buona, ma potrebbero esserci problemi nel 2021 dal momento che il deficit di precipitazioni per raggiungere le condizioni di cumulata media nel periodo è di 633mm;
  • Le Capore (portata minima a luglio, determinata dalle piogge dei 10 mesi precedenti): situazione meno buona del Peschiera. 

Ricordiamo che le sorgenti Peschiera e Le Capore, pure essendo ubicate nel territorio dell’ATO 3, sono risorse idriche utilizzate in misura preponderante dagli utenti dell’ATO 2, Nonostante ciò, è comunque prevista su Roma una moderata criticità nel periodo estivo qualora dovesse continuare a non piovere, con necessità di ricorrere all'impianto di potabilizzazione di Grottarossa (di cui si sta progettando un ampliamento per ulteriori 3.000 l/sec e la realizzazione di un impianto dissalatore).

L'ATO 3 Lazio Centrale – Rieti (l'unica per la quale ancora non è stato individuato il Gestore Unico pur prevedendo che l’affidamento del S.I.I. avrà luogo, includente 74 Comuni della provincia di Rieti e 8 in provincia di Roma) non presenta particolari criticità eccetto problemi strutturali legati alla vetustà degli impianti.

L'ATO 4 Lazio Meridionale – Latina (Acqualatina S.p.a. ed includente 38 comuni) è suddiviso in due zone: a nord la zona dei Monti Lepini e nella parte meridionale il Sud Pontino (dove sono site le sorgenti Mazzoccolo e Capodacqua che, nonostante perdite che arrivano fino al 75%, costituiscono i due gruppi sorgivi principali della rete di approvvigionamento idrico dell’area meridionale dell’ATO 4). Tanto la stazione meteorologica Maenza quanto quella Esperia registrano un deficit pluviometrico molto significativo ma al momento non ci sono particolari criticità. Tuttavia qualora la prossima estate si manifestasse un deficit idrico analogo a quello del 2017 soprattutto nel Sud Pontino si renderebbero necessarie misure mitigatorie come la messa in esercizio dell'interconnessione con la rete di Cellole Campania (manca esclusivamente l'attraversamento del fiume Garigliano per una lunghezza di 250 metri da realizzarsi con stringitubo in quanto i lavori sono stati interrotti in una prima fase per indagini archeologiche e successivamente per le difficoltà connesse all'epidemia: l'ultimazione dei lavori, inizialmente prevista per la prima decade di aprile, è stata riprogrammata a inizio giugno) e la captazione del campo pozzi "25 Ponti" a Formia. Tuttavia tale

ultimo sito è oggetto di un forte contenzioso con la comunità locale sin dall'attivazione, nel 2017, del pozzo 1, in quanto dal monitoraggio della qualità dell'acqua prelevata si è rilevato un aumento progressivo dei valori di anioni e cationi confermati a luglio 2018 da uno studio del prof. Sappa della Facoltà di Ingegneria Civile dell'Università La Sapienza in cui veniva riportato un valore di CI/HCO3 (cloruro/bicarbonato) "leggermente affetto" indicando una potenziale intrusione salina nel caso in cui l'emungimento di acqua dovesse prolungarsi per maggiori intervalli di tempo. Ulteriori approfondimenti sull'origine dall'acqua emunta dai pozzi ha comunque escluso il cuneo salino e accertato che trattasi di acqua di falda profondo. Inoltre, oltre al problema della salinità, il pozzo 3 ha rilevando anche problemi microbiologici che potrebbero rendere l'acqua non potabile


L'ATO 5 Lazio Meridionale - Frosinone (anch'esso gestito da Acea ed includente 86 Comuni della provincia di Frosinone) vede una situazione abbastanza negativa nelle 5 sorgenti di maggiore rilevanza per l'approvigionamento idrico e se il deficit pluviometrico verrà confermato nel periodo primaverile potrebbero esserci criticità nel prossimo periodo estivo 2020. Ad oggi non ci sono particolari problematiche di disponibilità, ma solo problematiche strutturali risolvibili nel medio lungo periodo. La situazione delle tre sorgenti principali è la seguente:
  • Posta Fibreno (la più importante in termini di qualità prelevate): il trend molto prossimo alla portata del 2019, ed inoltre il focus sul periodo considerato critico (ovvero quello estivo) mostra che la portata emunta per il 2020 sarà comunque migliorativa (grazie anche a regolazioni in diminuzione apportate alla fonte);
  • Carpello: la previsione per l'estate è una riduzione della portata, anche in virtù dei dati registrati nel primo trimestre dell'anno corrente;
  • Capo d'acqua di Castrocielo: ad esclusione del 2018 (che evidentemente ha risentito del regime pluviometrico del 2017) i successivi trend sono migliorati anno in anno e tale andamento positivo si prevede anche quest'anno.

Passando alle fonti "minori" dell'ATO 5, mentre nel campo pozzi Tufano e San Giorgio a Liri non si rilevano criticità sulle portate, le sorgenti Capofiume, Cippone - Collelungo, Madonna di Canneto registrano riduzioni di portata importanti (fino a -50%) ma sono molto soggette alle piogge primaverili. Anche Capodacqua di Veroli e Val San Pietro registrano leggeri decrementi. Si stima che 1/4 della popolazione servita (circa 130.000 abitanti, quasi totalmente dei Comuni di Alatri e Frosinone) risentirebbe di questa scarsità in mancanza delle azioni di mitigazione programmate dal gestore.

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I lavori dell'Osservatorio permanente sugli usi idrici continueranno a fine maggio, allorquando verrà presentato il censimento delle acque per distretto e per regione (prelievi e consumi). Inoltre in quell'occasione si ritornerà sul piano infrastrutturale nazionale e verrà analizzata la situazione degli utilizzi in agricoltura alla luce dello sviluppo meteorologico.

mercoledì 30 ottobre 2019

Impianto a biomasse a via Prenestina: perchè diciamo NO!

Una follia! Non intendiamo usare mezzi termini rispetto alla proposta di allocazione di un impianto a biomasse a via Prenestina, tra i quartieri Colle Prenestino e Colle Monfortani ed immediatamente a ridosso dell'Istituto Tecnico Agrario Statale Emilio Sereni, presentata in Regione Lazio da un imprenditore privato.

Ieri abbiamo inviato all'Area Valutazione di Impatto Ambientale le osservazioni che abbiamo predisposto in qualità di associazione di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente e presentate insieme ai Comitati di Quartiere rappresentanti un territorio di oltre 250.000 romani: l'Unione dei Comitati del VI Municipi, il Comitato di Quartiere di Torre Angela, il Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona, il Comitato di Quartiere Belvedere, l'Associazione di Quartiere Fontana Candida, il Comitato di Quartiere di Villaggio Breda, ilComitato di Quartiere Torrenova – Tor Vergata, il Comitato di Quartiere di Villaverde, il Comitato di Quartiere di Colle Mattia, il Comitato di Quartiere Colle Prenestino.

In questa sede vi sintetizziamo le ragioni della nostra ferma opposizione, rimandando alla corposa relazione presentata per tutti gli approfondimenti:


  1. in base alla vigente Disciplina regionale della Gestione dei Rifiuti del Lazio (Deliberazione del Consiglio Regionale 18 gennaio 2012, n. 14), ma anche in base alle modifiche allo stesso in corso di approvazione, il progetto in esame non appare coerente con le previsioni del Piano e con l’analisi dei fabbisogni.
  2. non è presente alcuno studio in merito alla compatibilità dell’impianto in questione sia con l’edificato esistente residenziale e non residenziale, sia con le trasformazioni in corso di programmazione all’interno dell’area vasta, sia con la vocazione alla produzione di prodotti a D.O. delle aree agricole in esame;
  3. non è presente alcun approfondimento in merito vulnerabilità sismica dell’impianto in relazione a quanto previsto per l’UAS di riferimento, ed anzi erroneamente riferendo le considerazioni finali ad una classificazione sismica differente da quella del sito in cui si vorrebbe realizzare l’impianto.
  4. i codici CER richiesti rendono urbanisticamente l’impianto non compatibile con il paesaggio e il tessuto agricolo circostante.
  5. non è presente alcuno studio attendibile delle previsioni di aumento del traffico né la definizione di uno scenario di esercizio dell’attività del nuovo impianto che evidenzi gli effetti che si avranno sulla rete stradale, sul rumore, sulle emissioni atmosferiche, e conseguentemente l’individuazione di possibili azioni di mitigazione.
  6. trattandosi di nuovo impianto ed essendo dichiarata la previsione della realizzazione di una strada interna al fondo (il cui tracciato viene per giunta ben evidenziato nella tavola “I03- Viabilità.pdf” presentata il 27 agosto 2019 ad integrazione dell’istanza originale), si ritiene indispensabile acquisire l’autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza Belle Arti e Paesaggio.
  7. non è presente alcuna valutazione in merito ai singoli CER per i quali è stata richiesta l’autorizzazione, né rispetto alle possibili interazioni dei rifiuti conferibili e posto che prima di concedere alcuna autorizzazione occorre conoscere con la massima precisione la composizione, la capacità di produrre colaticcio, il comportamento a lungo termine e le caratteristiche generali dei rifiuti da trattare, valutandone l’ammissibilità anche in funzione delle specifiche caratteristiche;
  8. la valutazione di rischio risulta carente rispetto alle caratteristiche chimico - fisiche e merceologiche dei rifiuti da ammettere al trattamento, in particolare a: idoneità del sito; caratteristiche, possibili effetti sulle emissioni dell’impianto in termini di produzione di percolato; idoneità dei presidi ambientali dell’impianto; idoneità delle modalità gestionali dell’impianto.
  9. lo studio dell’impatto ambientale non è stato effettuato riferendosi ai dati della centralina metereologica più prossima e pertanto i dati utilizzati risultano totalmente non riconducibili al sito oggetto del progetto.
  10. l’impatto ambientale complessivo dell’impianto proposto non è assolutamente sostenibile in un territorio già devastato dall’inquinamento e la cui popolazione presenta la più elevata incidenza di patologie tumorali dell’intera Regione Lazio.

Adesso la palla è nelle mani della Regione Lazio, che potrà archiviare il progetto o avviare l'iter convocando la Conferenza dei Servizi, a cui abbiamo già chiesto di essere presenti.

Vi terremo aggiornati!


giovedì 26 settembre 2019

Crisi lago di Bracciano, la Commissione Europea se ne lava le mani

Dopo oltre due anni dalla presentazione della nostra segnalazione, la Direzione Generale dell'Ambiente della Commissione Europea ha assunto una ponziopilatesta decisione: non decidere!

Secondo la nostra organizzazione, l'Ordinanza del 28 luglio 2017 della Direzione regionale risorse idriche, difesa del suolo e rifiuti della Regione Lazio, emendativa e sospensiva dell’ordinanza del 20 luglio 2017 (Reg. Uff.U.0375916) ad oggetto “R.D. n. 726 del 01.12.1895 (regime e polizia dei laghi pubblici)” e concernente la regolamentazione del livello idrometrico del Lago di Bracciano violava sia la DIRETTIVA n. 92/43/CEE DEL CONSIGLIO EUROPEO del 21 maggio 1992 concernente la Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, detta Direttiva "Habitat", sia la DIRETTIVA n.2009/147/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici, detta Direttiva “Uccelli”.

Il lago di Bracciano (SIC IT6030010, coperto al 35% dall'habitat 3150 e al 30% dall'habitat 3140, nonché ZPS IT6030085) era da mesi oggetto di una crisi idrica (tutt'ora in atto) in parte causata dall’approvvigionamento di acque per la città di Roma: il 23 luglio 2017 il livello idrometrico del lago segnava ben -164 cm rispetto alla soglia di sfioramento all’incile, la quale contraddistingue la linea di confine con il fiume Arrone, unico emissario drenante del lago: le rive si erano allungate per decine di metri, la flora ripariale a vegetazione macrofitica sommersa non esisteva praticamente più e la riproduzione delle tre famiglie di Ciprinidi che caratterizzano l'ittiofauna meritevole di protezione ai sensi della Direttiva Habitat (la rovella - Rutilus rubilio, il varione - Leuciscus souffia, ed il barbo italico - Barbus plebejus) era ormai a serio rischio, con enormi ricadute sulla biodiversità. 

Considerato che un ulteriore e progressivo abbassamento del livello idrometrico del lago di Bracciano, stante l’assenza di continua rigenerazione, avrebbe potuto determinare l’abbassamento delle capacità auto depurative, con progressivo deperimento della qualità delle acque del lago e conseguente danno irreversibile all’ecosistema lacustre, il 20 luglio 2017 la Regione Lazio aveva ordinato alla Acea ATO 2 S.p.a. (soggetto che opera la captazione di cui al DM n. 1170/1990) di azzerare ogni prelievo della risorsa idrica dal bacino del Lago di Bracciano, onde consentire il ripristino del livello naturale delle acque del lago e della loro qualità. Tuttavia il 28 luglio 2017 la Regione Lazio, con una nuova ordinanza, emendò e sospese il proprio provvedimento del 20 luglio 2017 senza che vi fosse stata né vi fosse in prospettiva alcuna modifica dei presupposti della stessa (né riduzione dell'evaporazione, né riduzione degli emungimenti abusivi, né riduzione della siccità), autorizzando il proseguo della captazione, seppur in misura ridotta, ma mettendo al rischio di danni irreparabili l'intero ecosistema lacustre protetto.

A seguito di tale nostra denuncia del 9 agosto 2017, protocollata con numero CHAP(2017)02539 - Italia, la Commissione ha ritenuto di non dover avviare un procedimento d’infrazione. Ciò però non in funzione del preannunciato esame secondo il pertinente diritto dell’Unione, ma - sostanzialmente - perchè "in considerazione dell'elevato numero di denunce ricevute ogni anno dalla Commissione in generale, e dalla DG Ambiente in particolare, la Commissione ha adottato un appoccio strategico (sic!), al fine di garantire che ogni procedura d'infrazione abbia il più ampio impatto possibile su obiettivi importanti di politica dell'UE, e che la risoluzione influenzi positivamente altri casi di cattiva applicazione del diritto dell'Unione. La Commissione ha pertanto deciso di avviare procedure di infrazione per singoli casi solo se sussistono elementi sufficienti per pensare i) che la pratica sia generale, ii) che la legislazione nazionale abbia un problema di conformità con il diritto dell'UE, o iii) che l'inosservanza del diritto dell'UE sia sistematica".
 
Certo, non ci aspettavamo un istantaneo avvio di un procedimento d’infrazione, in base al quale la Commissione avrebbe dovuto trasmettere allo Stato membro in questione una lettera di “costituzione in mora” in cui intimare alle autorità del paese interessato di presentare osservazioni entro un termine stabilito, ma almeno raccogliere complementi d’informazione che aiutassero a determinare gli elementi di fatto e di diritto del caso.  Nemmeno i documenti che abbiamo dichiarato di avere (e che veniva chiesto di non allegare nella fase iniziale), hanno richiesto: Interrogazione con richiesta di risposta scritta P-003714-17 alla Commissione presentata da Dario Tamburrano (EFDD) e Laura Agea (EFDD); l'interrogazione a risposta scritta 4-15499 presentato dall'on. Emiliano Minnucci (PD) l'8 febbraio 2017; una relazione scientifica del ricercatore dell'ISPRA Pietro Massimiliano Bianco.

Ed invece, dopo due anni di inerzia, la Commissione rimanda tutto ai giudici nazionali. Che dire: abbiamo quattro settimane di tempo per provare ad evitare l'archiviazione producendo nuovi elementi che possano indurre un riesame della pratica... e, poichè il 23 settembre 2019 il rilevamento della quota idrometrica del Lago di Bracciano segnava ancora -143cm, foss'anche solo per dare un pò da fare a questi euroburocrati, noi ci proveremo!

mercoledì 13 marzo 2019

La montagna del Peschiera torna pubblica

Roberto Ermini

"Dopo 16 anni di durissima battaglia la vicenda relativa alla vendita della montagna che sovrasta le sorgenti del Peschiera, effettuata dell’amministrazione Falcone nel 2003, è arrivata al suo epilogo. Con sentenza n°22 del 11 marzo 2019, il Commissariato per gli Usi Civici per lazio, Umbria e Toscana ha dichiarato nullo l’atto di compravendita tra Acea e Comune di Cittaducale firmato dall’allora sindaco Falcone per 270.000 euro": questa la dichiarazione a caldo di Roberto Ermini, già sindaco di Cittaducale e pricipale animatore del comitato locale per tutelare il territorio rispetto ad Acea.

A seguito di questa storica sentenza, i 32 ettari che costituiscono il bene saranno reintegrati nel patrimonio del Comune di Cittaducale e questo sarà il primo passo per la salvaguardia anche delle sorgenti più importanti d'Europa rispetto alle quali Acea ha presentato in Regione Lazio una richiesta di raddoppio della captazione, non tenendo conto del rispetto del minimo deflusso vitale essenziale sia per il Peschiera stesso che per il Velino, progetto contro il quale anche i Gruppi Ricerca Ecologica Lazio si sono schierati.

Il P.Q.M. della sentenza n.22/2019
Il risultato è stato ovviamente accolto con grande soddisfazione personale dai cittadini civitesi, e in particolare da Roberto Ermini che nel 2003 aveva avviato questa battaglia di salvaguardia del territorio con pochi altri amici.

Le ragioni della sentenza risiedono sul vincolo di uso civico come bene demaniale posto dalla Regione Lazio sulla particella oggetto di vendita ad Acea: in base a ciò, per espressa previsione di legge la montagna del Peschiera è assoggettata ad un regime di inalienabilità assoluta, inusucapibilità ed inespropriabilità. 

Nè il regime di  incommerciabilità assoluta di detto bene risulta superabile con un provvedimento di sdemanializzazione esplicito o tacito da parte del Comune di Cittaducale in quanto non sarebbe giustificabile la perdita oggettiva del bene dei suoi connotati pubblicistici o comunque la cessazione dell’effettiva destinazione del bene all’uso pubblico, oltre la sussistenza di validi elementi idonei ad evidenziare la volontà dell’ente titolare di rinunziare al loro ripristino.

Il primo effetto della sentenza è stato il rinvio, su proposta dello stesso Ermini che è anche capogruppo dell'opposizione in Consiglio comunale, della stipula della convenzione con ACEA per regolare i rapporti con il Comune di Cittaducale nei prossimi 30 anni. Una vera batosta per la multiutility del Comune di Roma, le cui contromosse siamo in attesa di verificare.