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venerdì 27 marzo 2020

I Gre aderiscono alla campagna social #ricicloincasa

I Gruppi Ricerca Ecologica feriscono alla campagna social del Ministero dell’Ambiente #ricicloincasa rivolta a tutti i cittadini italiani. In questo periodo in cui #iorestoacasa è un imperativo, bisognerebbe approfittare del tempo a disposizione per adottare comportamenti green nel proprio appartamento, come ha già ricordato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in occasione della giornata del riciclo. Chi vuole, quindi, può partecipare alla campagna pubblicando sul proprio profilo Facebook o Twitter una foto che lo ritragga mentre fa una corretta raccolta differenziata o dopo aver creato un oggetto riutilizzando gli scarti o durante la concimazione delle piante con il fondo del caffè e così via.

Spazio alla creatività, insomma, all’“artista” che c’è in ognuno di noi, all’arte di saper riutilizzare quello che apparentemente potrebbe essere subito buttato via, un po’ come facevano le nostre nonne. E’ importante mettere l’hashtag #ricicloincasa, così che il Ministero possa condividerlo.

Restiamo uniti e vicini, seppur a distanza, in questo periodo difficile per il nostro Paese – afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Con questa nuova campagna social del ministero vogliamo unire idealmente l’Italia, da nord a sud, e darle l’occasione di mostrare il bello che c’è in lei, che c’è nei cittadini italiani. Il tempo che stiamo vivendo nelle nostre case, chi in famiglia, chi da solo, potrebbe essere ben speso adottando comportamenti amici dell’ambiente, a partire da una corretta e intelligente gestione dei rifiuti. Io #ricicloincasa. E voi?”.

mercoledì 30 ottobre 2019

Zone marine: le nostre proposte per la nuova perimetrazione

Alcune delle zone speciali di conservazione (Z.S.C.) marine del Lazio hanno una perimetrazione di forma poco lineare ed estremamente frastagliata. A causa di ciò è pratcamente l’impossibile definirne con esattezza i perimetri, e di conseguenza non è possibile effettuare una sorveglianza efficiente all’interno della rete Natura 2000 a mare.

La Regione Lazio ha finalmente preso atto, anche durante incontri svolti con gli stakeholders e le Autorità competenti alla sorveglianza, della necessità di rivedere le perimetrazioni di 16 delle 19 Z.S.C. presenti nel suo spazio marittimo (sono quindi escluse il SIC IT6000010 Secche di Tor Paterno che rappresenta il nucleo centrale dell’omonima AMP, il SIC IT6000018 Fondali circostanti l’Isola di Ventotene ed il SIC IT6000019 Fondali circostanti l’Isola di Santo Stefano).

A nostro avviso le proposte di riperimetrazione tendenzialmente vanno nella direzione auspicata, tuttavia riteniamo di dover richiedere alla Regione uno sforzo maggiore proprio per rendere più efficienti i controlli e pertanto perseguire gli obiettivi e le priorità di conservazione definiti per ciascun habitat e specie: l’intento principale con cui la Regione si mosse nel 1995, infatti, era proteggere le praterie di Posidonia oceanica (habitat prioritario 1120) presenti nei tratti di mare costieri del Lazio, sia continentale che insulare.

Ma oltre alle praterie di Posidonia oceanica, nelle zone in questione, sono stati rilevati anche altri habitat di interesse comunitario precedentemente non individuati e che la revisione dei perimetri attuali consentirà di proteggere:
  • “Banchi di sabbia a debole copertura permanente di acqua marina” (habitat 1110);
  • “Scogliere” (habitat 1170); 
  • “Grotte marine sommerse o semisommerse” (habitat 8330).
Le proposte dei Gruppi Ricerca Ecologica alla Regione Lazio vanno ovviamente nella direzione di un'ancora maggior tutela degli habitat. 

Revisione del perimetro del S.I.C IT6000001
Il SIC IT6000001 “Fondali tra le foci dei fiumi Chiarone e Fiora” si trova a cavallo tra Regione Lazio e la Regione Toscana e presenta anche piccole porzioni di habitat 1170 (Coralligeno) . Ai fini di una riduzione della pressione sull'habitat si propone l’estensione del sito fino alla linea di costa. In linea con quanto suggerito dall'ISPRA e recepito da altre Regioni (come Toscana e Liguria) si ritiene infatti che le seguenti attività possano configurare pressioni potenzialmente significativi sulle praterie: ripascimenti delle spiagge, opere rigide di difesa della costa e porti, dragaggi, riempimenti costieri, barriere di ripopolamento ittivo, posa di condotte e cavi sottomarini, scarichi di acque reflue, impanti di maricoltura, attrezzi da pesca, ancoraggi e ormeggi. 

Revisione del perimetro delle Z.S.C IT6000002 - IT6000003
A sud della foce del Fiume Fiora, a ridosso tra i Comuni di Montalto di Castro e Tarquinia, troviamo prima il SIC IT6000002 “Fondali antistanti Punta Morelle” e successivamente il SIC IT6000003 “Fondali tra le foci del Torrente Arrone e del Fiume Marta”: oltre che dalla Posidonia oceanica, entrambi i siti sono presenti l’habitat 1110 (Associazione a Cymodocea nodosa) e - nella parte più profonda - l’habitat 1170 (Coralligeno). Per gli stessi motivi esposti in relazione alla Revisione del perimetro del S.I.C IT6000001, ai fini di una riduzione della pressione sull'habitat si propone l’estensione del sito fino alla linea di costa.

Revisione del perimetro della Z.S.C IT6000004
Nel SIC IT6000004 “Fondali tra Marina di Tarquinia e Punta delle Quaglie” sono presenti l’habitat 1110 (Associazione a Cymodocea nodosa),il 1120 (P. oceanica in poi), e l’habitat 1170 (Coralligeno). Per gli stessi motivi esposti in relazione alla Revisione del perimetro del S.I.C IT6000001, ai fini di una riduzione della pressione sull'habitat si propone l’estensione del sito fino alla linea di costa.

Revisione del perimetro della Z.S.C IT6000005
Nessuna osservazione, se non di considerare la possibilità di estenderne il perimetro del SIC IT6000005 “Fondali tra Punta S. Agostino e Punta Mattonara” fino a quello  della Z.S.C IT6000004, anche in virtù della segnalata presenza di due specie protette dalla Direttiva Habitat: la Pinna nobilis (allegato IV) e il Corallium rubrum (allegato V). Si tenga inoltre presente che il Giudizio di balneabilità di ARPA Lazio relativamente al punto di campionamento 28 - 1400 m. sx Torre Valdaliga, è stato NON IDONEO per inquinamento finchè non si è decise di interdirvi la balneazione per motivi diversi.

Revisione del perimetro della Z.S.C IT6000006
Nessuna osservazione, relativamente alla proposta di riperimetrazione del SIC IT6000006 Fondali tra Punta del Pecoraro e Capo Linaro

Revisione del perimetro della Z.S.C IT6000007
Relativamente alla riperimetrazione del SIC IT6000007 “Fondali antistanti Santa Marinella” si propone un'estensione verso sud al confine con il SIC IT6000006, così da rendere più continua la linea di conservazione, nonchè, di estendere il confine all'altezza del Castello di Pyrgi fino all’adiacente SIC IT6000008 Secche di Macchiatonda: ciò anche in virtù della segnalata presenza di due specie protette dalla Direttiva Habitat: la Pinna nobilis (allegato IV) e il Corallium rubrum (allegato V).

Revisione del perimetro della Z.S.C. IT6000008
Come poc'anzi detto, si propone di unire il confine del SIC IT6000008 Secche di Macchiatonda con quello del SIC IT6000007 “Fondali antistanti Santa Marinella”. Inoltre, per gli stessi motivi esposti in relazione alla Revisione del perimetro del S.I.C IT6000001, ai fini di una riduzione della pressione sull'habitat si propone l’estensione del sito fino alla linea di costa.

Revisione del perimetro della Z.S.C. IT6000009 
Il SIC IT6000009 Secche di Torre Flavia, situato a nord dell’abitato di Ladispoli su fondali marini rocciosi, è caratterizzato da una ridotta presenza di Posidonia oceanica (habitat 1120), mentre più cospicua è la superficie su cui si estende il coralligeno (habitat 1170). Per gli stessi motivi esposti in relazione alla Revisione del perimetro del S.I.C IT6000001, ai fini di una riduzione della pressione sull'habitat si propone l’estensione del sito fino alla linea di costa.

Revisione del perimetro delle Z.S.C. IT6000011 e IT6000012
Il perimetro dei SIC IT6000011 Fondali tra Torre Astura e Capo Portiere e SIC IT6000012 Fondali tra Capo Portiere e Lago di Caprolace (foce) vanno rimodellati unendoli, in modo da rendere più agevole la tutela dei due posidonieti presenti in ciascun sito specifico. Inoltre, per gli stessi motivi esposti in relazione alla Revisione del perimetro del S.I.C IT6000001, ai fini di una riduzione della pressione sull'habitat si propone l’estensione del sito fino alla linea di costa. Ciò anche in funzione della segnalata presenza in questi siti di specie protette dalla Direttiva Habitat, quali Alosa fallax (allegato II) e Pinna nobilis (allegato IV).

Revisione del perimetro delle Z.S.C. IT6000013 e IT6000014
Ai fini di una riduzione della pressione sull'habitat, il perimetro dei SIC IT6000013 Fondali tra Capo Circeo e Terracina e SIC IT6000014 Fondali tra Terracina e Lago Lungo vanno rimodellati, per gli stessi motivi esposti in relazione alla Revisione del perimetro del S.I.C IT6000001, estendendoli fino alla linea di costa. Ciò anche in funzione della segnalata presenza in questo sito di Pinna nobilis (allegato IV) specie protetta dalla Direttiva Habitat.

Revisione del perimetro delle Z.S.C IT6000015 - IT6000016 - IT6000017
Nessuna osservazione, relativamente alla proposta di riperimetrazione dei SIC interessanti le isole di Palmarola, Ponza e Zannone

mercoledì 3 luglio 2019

La Top Ten dei rifiuti in spiaggia

A seguito delle attività di monitoraggio dei nostri volontari, vi presentiamo la classifica (in ordine crescente di quantità rilevate) dei rifiuti che è più frequente incontrare in spiaggia, soprattutto dopo le mareggiate. Tutte le foto sono state scattate dai Gre Lazio nel mese di giugno 2019.

 
10 - BOE
Esatto: boe. Enormi. Lunghe anche fino ad un metro, che di solito ancorate in un determinato punto allo scopo di segnalazione di zone pericolose per la navigazione (scogliere, secche, ecc.) o rotte da seguire in particolari zone (entrate di porti, ecc.), oppure destinate a realizzare un punto di ormeggio sicuro per navi e imbarcazioni in porti e rade, evitando così l'uso delle proprie ancore. E poi gavitelli, le boe di forma doppio conica molto diffuse per ormeggiare piccoli natanti a poche decine di metri dalla riva. Tutti in polietilene. E spesso ancora con pezzi di cima o catene attaccate.
 
 9 - BOTTIGLIE DI VETRO
Un materiale sempre meno utilizzato, il vetro, ma che spesso si ritrova anche in spiaggia. Nelle tipologie, per giunta, di maggior spessore, fattore che sicuramente ha contribuito a far resistere i contenitori a scuotimenti e urti. Un tempo erano un canale di comunicazione, oppure uno strumento per tracciare il percorso delle correnti (soprattutto quelle oceaniche). Tuttavia, risulterebbe abbastanza inutile cercarvi all'interno un messaggio come quello lasciato da uno degli 813 marinai dell'incrociatore Fiume dispersi a seguito della battaglia navale di Gaudo e Capo Matapan (nel Sud del Peloponneso) nel 1941 e ritrovato su una spiaggia di Cagliari nel 1952: oggigiorno si tratta quasi esclusivamente di rifiuti, magari semplicemente a testimonianza di una notte "brava".

8 - SECCHI
In spiaggia è possibile trovare con una certa frequenza secchi rotti: spesso sono del tipo utilizzato per le vernici, ma è molto probabile che il loro impiego sia legato in qualche modo alla pesca o comunque al trasporto di oggetti in barca. Il formato tipico è quello rotondo da 30 litri di colore bianco, ma a ben cercare se ne trovano di altri colori e misure. Evidentemente però non è infrequente che marinai distratti li lascino cascare il acqua, e il mare "gentilmente" ce li rende: rotti, quindi non pensate di poterli riutilizzare.

7 - CASSETTE DI PLASTICA
Le classiche cassette utilizzate per ortofrutta: robuste, sovrapponibili, sia forate che non. Le peggiori intemperie e il più cocente sole sembra che non possano nulla contro questi oggetti. Ed infatti sembrano quasi nuove o comunque in uno stato di conservazione così buono da poterne ipotizzare un recupero e riutilizzo. Lecito supporre che anche questi prodotti siano stati in qualche modo utilizzati da chi lavora in mare, sebbene il numero dei ritrovamenti inizia ad essere davero significativo.

6 -  GALLEGGIANTI DI FORTUNA
Taniche e fusti legati con corde sapientemente intrecciate, spesso  utilizzati per segnalare e ritrovare reti lasciate in mare. E proprio la forza del mare spesso li "libera", lasciandoli navigare fin sulle spiagge. E' un ritrovamento frequentissimo soprattutto nelle zone di pesca o comunque con elevata presenza diportistica. 


5 - CONTENITORI IN PLASTICA PERLIQUIDI 
Non ci riferiamo alle classiche bottiglie per acqua potabile, bensì agli innumerevoli contenitori di ogni forma, materiale, misura che ad esempio riempiono gli armadietti del bagno: quelli per detersivi o comunque sostanze chimiche, ad esempio utilizzare per la detersione. Talvolta anche molto pericolose: ne abbiamo infatti trovata finanche una contente cloruro, un composto chimico binario formato dalla combinazione del cloro con un altro elemento, utilizzato come disinfettante di basso costo e anche come agente sbiancante. Ma che può nuocere gravemente alla salute e risulta altamente tosssico e nocivo per l'ambiente acquatico, e che pertanto non andrebbe disperso nemmeno in quantità minime.

4 - CASSETTE DI POLISTIROLO
Sono contenitori ad uso alimentare spesso utilizzati nel settore ittico per l'imballaggio del pesce. Esistono di diverse tipologie: con fondo bucato, casse chiuse o forate, casse “pedanabili”, casse con buchi laterali o chiuse, casse per alici, casse per anguille, salmone. Sono molto utilizzate perchè idonee al contatto alimentare, isotermiche, talvolta pallettizzabili, talvolta con fondi assorbenti o atti alla tenuta di liquidi. Sono in polistirene, il cosiddetto polistirolo espanso. Sebbene riciclabili al 100%, non sono assolutamente biodegradabili e non di rado si frammentano in parti più piccole che potenzialmente possono anche essere ingerite da animali.


3 - SCARPE 
Vi sembra assurdo? Eppure in spiaggia si trovano scarpe di ogni tipo e numero. Ovviamente però è estreamente improbabile che ci siano tanto la destra quanto la sinistra, quindi non pensate di poter svecchiare le vostre calzature gratuitamente. Ma come ci sono finite? Nei modi più disparati: cascate in acqua dalle navi o siano state abbandonate in spiaggia, hanno tempi di degradamento lunghissimi perchè rilevante è la quantità di plastiche utilizzate per fabbricarle. A meno che non le si riccolga per destinarle ad altri utilizzi tramite il riuso creativo, tecniche del fai-da-te e un po’ di immaginazione.
2 - RIFIUTI DELLA MITILICOLTURA
Nei mari italiani una fonte importante di inquinamento è conseguenza della mitilicoltura: le Longline sono una sorta di filare, composte dall’installazione di funi di sostegno ancorate al fondo con dei pesi, e mantenute in verticale da una serie di galleggianti, a una profondità di 2-3 metri rispetto al pelo dell’acqua. Le cozze vengono allevate all’interno di reti tubolari in polipropilene chiamate “calze”, rette da corde lunghe tra i 2 e i 5 metri. Ma spesso queste calze vengono disperse in mare in grandi quantità, rappresentando un pericolo per i pesci e una degradazione degli ecosistemi. E poi, alla prima mareggiata, il mare ce ne ritira in faccia una certa quantità spiaggiandole.
 
1 - PLASTICHE MONOUSO
Bottiglie. Da 2 litri, da 1,5 litri, da 0,5 litri. Di ogni marca, forma, modello, colore. Con o senza relativi tappi. E poi bicchieri di plastica, tanti bicchieri di plastica. Eppure basterebbe riportarseli dietro o non lasciarli cadere dalle barche. Per fortuna dal 2021 non si potranno più utilizzare nell’Unione europea alcuni prodotti in plastica monouso come piatti, posate e cannucce. Ma nel frattempo in tanti enti locali stanno aderendo alla campagna #PlasticFreeChallenge lanciata dal Ministro dell'Ambiente Sergio Costa. Sebbene il problema resta (e non è marginale) per i paesi extra-UE e soprattutto quelli meno sviluppati.

giovedì 20 giugno 2019

I Comuni del Lazio aderiscano al Plastic Free Challenge


Rifiuti plastici nella darsena di Fiumicino
Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha lanciato una “challenge” perché si cominci a liberare le istituzioni dalla troppa plastica: la Plastic Free Challenge (#PFC) vuole coinvolgere persone, società ed istituzioni così da eliminare la plastica usa e getta, grave fonte di inquinamento.
I “Gruppi Ricerca Ecologica”, cogliendo tale appello, hanno invitato tutti i comuni laziali ad aderire formalmente  tramite l’approvazione di uno schema di Delibera, il quale preveda anche delle azioni concrete sul territorio:
  • vietare su tutto il territorio comunale la vendita e l’utilizzo dei seguenti prodotti monouso nelle tipologie di plastica non compostabili e non biodegradabili: piatti, posate, cannucce, bastoncini cotonati (cotton fioc), mescolatori per bevande, aste per palloncini, sacchetti di plastica oxo-degradabile, box e contenitori per alimenti in polistirolo espanso;
  • adeguare i contratti di fornitura delle macchine automatiche erogatrici, per eliminare la distribuzione di bottigliette d’acqua naturale;
  • favorire la raccolta differenziata di imballaggi di plastica monouso, in particolare di quelli collegati al consumo di cibi e bevande, in tutti gli edifici comunali;
  • estendere progressivamente tale gestione ecosostenibile agli spazi comunali assegnati a soggetti terzi e agli eventi che si terranno in città.

L’Europa produce all’incirca 25 milioni di tonnellate di plastica, materiale responsabile dell’85% dell’inquinamento del ecosistema marino e terrestre: il materiale plastico, trasportato soprattutto dai corsi d'acqua, arriva a rappresentare la gran parte dei rifiuti presenti sui litorali marini delle coste (marine litter), così da essere oltre che un fattore inquinante, anche un elemento disincentivante per le attività produttive quali il turismo e la pesca.


Per questi motivi il Parlamento e il Consiglio dell'Unione Europea si sono posti come obiettivo per l’intera Unione quello di eliminare progressivamente la produzione di oggetti in plastica monouso, anche in ragione dell’esigenza avvertita su scala mondiale di diminuire in generale l’uso della plastica. Inoltre la Commissione Europea ha emanato una serie di disposizioni normative volte a raggiungere gli obiettivi di cui sopra, anche provvedendo a varare un piano strategico di contrasto all’uso indiscriminato della plastica, annunciando la volontà di introdurre dei sistemi sanzionatori per i Paesi comunitari che non rispetteranno gli obiettivi previsti (come quello di rendere riciclabili gli imballaggi in plastica entro l’anno 2030), e, il 16 gennaio 2018, la "Strategia europea per la plastica" al fine di rendere riciclabili tutti gli imballaggi di plastica nell'UE entro il 2030.